Cultura ed Eventi

San Marino torna alla Biennale di Venezia: Luca Tommasi racconta il viaggio immersivo di ‘Sea of Sound

La Repubblica di San Marino si prepara a tornare protagonista alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con “Sea of Sound”, il progetto del Padiglione sammarinese curato da Luca Tommasi e affidato all’artista Mark Francis. Un percorso immersivo tra arte, suono e percezione contemporanea che punta a raccontare il dialogo tra identità, emozioni e linguaggi visivi. In questa intervista Luca Tommasi racconta la visione curatoriale dietro il progetto e il significato della partecipazione di San Marino a uno degli appuntamenti culturali più importanti al mondo. FR Istituto d’Arte Contemporanea è organizzatore del Padiglione della Repubblica di San Marino

Intervista al curatore Luca Tommasi
Il percorso curatoriale dietro “Sea of Sound”


 
Come nasce la collaborazione con Mark Francis?
Conosco Mark Francis dal 2017 anno in cui abbiamo allestito la nostra prima mostra a Milano. Dopo quella ne sono seguite altre 3 nella metropoli lombarda e una al Museo di Palazzo Collicola a Spoleto.

Quali elementi della sua ricerca artistica l’hanno resa ideale per il Padiglione di San Marino?
Il titolo della Biennale in Minor keys si sposava perfettamente con le recenti ricerche in ambito del suono che l’artista sta conducendo da alcuni anni e la Repubblica di San Marino, con la posizione prominente, figura come un piccolo ma potente diapason capace di diffondere frequenze di libertà ben oltre la propria statura geopolitica.

Quanto il progetto dialoga con il tema generale della Biennale Arte 2026?
Perfettamente. Le tonalità minori evocate dal titolo della Biennale, che vanno senz’altro lette anche in chiave metaforica, trovano piena corrispondenza con le frequenze sonore e intime che si rintracciano nell’opera dell’artista britannico.

In che modo avete costruito il percorso espositivo tra video, suono e pittura?
Il padiglione consta di due stanze. Entrando nella prima, il visitatore si immerge in una dimensione di oscurità da cui emergono due dipinti molto grandi illuminati da una luce calda e suadente. Contemporaneamente un cortometraggio di 7 minuti scorre in loop su uno schermo di 85 pollici e restituisce le immagini di frequenze che si addensano in un climax vorticoso accompagnate da un suono che ne scandisce il ritmo. Usciti dalla prima sala, si ritorna alla luce naturale con una seconda sala che propone una selezione di dipinti di grande formato allestiti con una cadenza serrata.

Quale esperienza dovrebbe vivere il visitatore entrando nel Padiglione?
Un’esperienza sinestetica, che solleciti contemporaneamente vista e udito. Lo spettatore si deve immergere in una dimensione sensoriale che lasci in lui una traccia persistente dell’esperienza vissuta anche dopo la visita.
 
Che ruolo può avere oggi la pittura astratta nel raccontare il presente?
La pittura è un mezzo come lo può essere la fotografia, il video, la scultura o l’installazione. Gode di ottima salute nonostante più volte ne sia stata vaticinata la morte. Il medium non è mai un fine ma uno strumento nelle mani dell’artista che sceglie quello più adeguato a illustrare la propria dimensione teorica.