Cultura ed Eventi

Per una storia della DC riminese. Il nuovo libro di Paolo Zaghini

Sarebbe interessante che uno storico della Dc locale spiegasse perché il partito dello scudo crociato nelle elezioni amministrative del 1951 e del 1957 fosse il partito di maggioranza relativa, superando nettamente il PCI. La Dc era dunque il primo partito della città in una regione rossa: lo storico dovrebbe anche spiegare perché, camminando nella storia, abbia progressivamente perso questo primato diventando semplicemente il maggior partito di opposizione.

È un quesito, tra i tanti, a cui non risponde il certosino lavoro di Paolo Zaghini, La Democrazia Cristiana a Rimini (1964-1994). Il partito, i congressi, gli organismi dirigenti, la rassegna stampa, Il Ponte (2026). Stranamente il titolo parte dal 1964, quando invece le notizie raccolte si riferiscono anche all’immediato Dopoguerra. Più che una storia della Dc riminese, immaginata e coltivata per anni insieme a Ermanno Vichi, che fu l’esponente Dc più rappresentativo dell’alleanza a sinistra con Il Pds-Pd dopo il terremoto di Tangentopoli, la pubblicazione raccoglie una serie ben organizzata di prolegomeni ad una storia della Dc.

Vichi, cavallo di razza del partito, in origine seguace di Fanfani, ha sempre fatto parte della maggioranza moderata e anticomunista della DC, salvo poi svoltare decisamente a sinistra quando lo scudo crociato cominciò a crollare.  L’autore del libro, che ha avuto un ruolo di peso nella storia del Pci locale (nel farla e nel raccontarla) adotta come personale Virgilio per il suo viaggio nelle vicende democristiane l’uomo politico che evidentemente ha avvertito come più affine. Diciamo pure che è un monumento letterario a Vichi: se di tutti gli altri esponenti Dc ci sono brevi note, di lui è pubblicata una articolata biografia in ouverture del libro. Ma il progetto di una ”storia della Dc” di matrice vichiana-zaghiniana non è andato in porto per la morte di Vichi. Zaghini ha quindi riformulato il suo progetto mandando in stampa una serie di materiali che saranno molto utili a chi vorrà scrivere un vero e proprio saggio sulle vicende democristiane alla foce del Marecchia.

Il lavoro svolto da Zaghini è stato preziosissimo, altrimenti taluni dati avrebbero rischiato di finire dimenticati in chissà quali polverosi archivi. Si può solo obiettare che la raccolta dei materiali è inerente alla vita interna di partito mentre trascura le proiezioni esterne, quali ad esempio i risultati elettorali, i quali ad una prima occhiata, non nascono a caso ma da precise politiche perseguite da una parte dalla Dc, dall’altra dal suo principale competitor, ovvero il Pci.

Nel libro si osserva che la Dc è sempre stata all’opposizione e quindi non ha mai avuto un ruolo di governo fin al ribaltone del 1989 che portò a Palazzo Garampi un pentapartito di minoranza (confermato poi dagli elettori nel 1990). In realtà la Dc è stata un partito di governo anche quando era all’opposizione (ne fosse più o meno cosciente): espresse sempre la presidenza dell’Azienda di Soggiorno, un ruolo determinante per le politiche turistiche; espresse inoltre la presidenza della Cassa di Risparmio, che gestiva l’importantissima valvola del credito locale; attraverso figure lungimiranti come l’ingegner Giuseppe Gemmani pose le basi del primo insediamento universitario. Si potrebbe infine dire che fino a tutti gli anni Settanta ha praticato una politica consociativa che poco si muoveva per porre le basi di un’alternativa, politica che fu interrotta con l’irruzione di Progetto ’85 il cui motore erano gli uomini provenienti dal Movimento Popolare guidati dall’on. Nicola Sanese. Nella sua Prefazione, lo storico Piergiorgio Grassi sottolinea anche l’impegno per la Fiera (per anni in effetti il presidente fu un democristiano, Italo Lazzarini) e la battaglia per la provincia il cui primo presidente fu Ermanno Vichi.

Ribadiamo dunque che preziosi sono i materiali messi insieme da Zaghini;  il suo lavoro però – osserva sempre Grassi – «invita a nuove indagini e nuovi approfondimenti».

Valerio Lessi