Andy Warhol a Ferrara cinquant’anni dopo
«L’impressione è di essere di fronte a un affresco [sic] ravennate rappresentante figure isocefale, tutte, s’intende, frontali. Iterate al punto da perdere la propria identità e di essere riconoscibili, come i gemelli, dal colore del loro vestito […] Il “Diverso” nel suo ghetto permissivo di New York può trionfare a patto di non uscire da un comportamento che lo renda riconoscibile e tollerabile».
Pier Paolo Pasolini, 1976
(…) di fatto le presentazioni più recenti dei suoi lavori possono apparire come riletture che sfiorano la reinterpretazione. A mio avviso, però, non stiamo in alcun modo alterando il significato delle opere; al contrario, ci stiamo avvicinando a ciò che Warhol intendeva, osservando le modelle come lui stesso potrebbe averle osservate o, quantomeno, come credeva di osservarle, o meglio ancora come voleva che noi credessimo che lui le vedesse: eccellenti soggetti per nuovi ritratti, nulla più. Se vogliamo dare credito alle sue stesse parole, «sento che meno una cosa ha da dire, più è perfetta», un’accettazione superficiale delle opere è possibile e possiamo guardare a Ladies and Gentlemen nello stesso modo in cui Makos descriveva le fotografie di Altered Images, vale a dire a una collaborazione tra chi posa e chi scatta l’immagine.
Ma Warhol ammette anche che «fa parte della mia immagine non dire tutto». Tenendo conto di questo, insieme ai suoi autoritratti e alla costruzione – artificiale e proiettata – della sua immagine pubblica, tutto comincia ad apparire come una sorta di facciata, posta a protezione di qualcuno che si trova a suo agio nel nascondersi dietro immagini perfette, belle e superficiali. In precedenza ho accennato all’idea che tutti ricevono il “trattamento Marilyn”, ma forse è ancora più semplice di così: tutti ricevono il “trattamento Campbell”, ridotti ai componenti più riconoscibili e seducenti, quelli che il pubblico coglie immediatamente come familiari. Ma, nonostante la sua intenzione di spogliare le immagini di contenuto, non possiamo fare a meno di reintrodurre questo contenuto. La mancanza di commento da parte dell’artista lascia spazio agli altri per vedere ciò che desiderano vedere.
Warhol stende un velo di silenzio su tutto questo. Ha detto ben poco al riguardo e, malgrado il suo invito a soffermarci unicamente sulla superficie delle sue opere, Ladies and Gentlemen possiede una profondità innegabile che continua a esercitare su di noi un forte potere di fascinazione. E ormai non è più nelle sue mani. Qualunque fosse il suo pensiero in tal senso, siamo noi adesso che continuiamo a reinterpretare la serie attribuendole nuovi significati che riflettono il momento attuale della nostra società. (…)
Amber Morgan, Ladies and gentlemen Storia di un’esposizione in continua evoluzione
(dal catalogo della mostra)


