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Torraccia, più pista non significa più sicurezza. Il Comitato Civico replica all’Aeroclub 

Il primo pensiero, dopo l’incidente del 25 agosto a Torraccia, è per le persone. Per i due piloti, innanzitutto, che fortunatamente sono rimasti illesi e per chi, quel giorno, si trovava nelle vicinanze dell’aviosuperficie: un episodio del genere avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.

Per questo il Comitato, subito dopo l’accaduto, aveva scelto di non commentare. Niente ipotesi, niente giudizi: prima le indagini ufficiali, poi le valutazioni.

A seguito di alcune dichiarazioni, riportate anche dalla stampa, secondo cui le condizioni meteorologiche del 25 agosto sarebbero state “ottimali e prive di criticità tecniche o operative” e che” un ampliamento della pista avrebbe offerto un margine di sicurezza maggiore e avrebbe potuto evitare l’impatto riteniamo necessarie alcune considerazioni.

Il giorno dell’incidente era in vigore in Emilia Romagna un’allerta meteorologica gialla, con previsione di forti raffiche; non sappiamo quale ruolo abbia avuto il vento, ma le prime dichiarazioni dei piloti hanno indicato proprio una possibile folata durante l’atterraggio. A Torraccia il vento non è un elemento nuovo: nelle relazioni ufficiali su precedenti incidenti è stato evidenziato anche il vento di coda come fattore rilevante.

E non può essere ignorato che sul P2008 coinvolto il 25 agosto volassero un istruttore e un pilota già brevettato. Se la decisione di volare e atterrare spetta ai piloti, proprio per questo è importante capire quali condizioni siano state valutate e quali margini di sicurezza fossero ritenuti sufficienti.

Poi c’è la pista. Il Tecnam P2008 ha una distanza di atterraggio di circa 382 metri in condizioni standard, contro i circa 650 metri disponibili a Torraccia. Le condizioni reali possono naturalmente modificare questi valori, ma questo dato rende difficile sostenere che quel velivolo avesse bisogno di una pista più lunga o che più metri avrebbero necessariamente evitato l’incidente.

A questo punto la domanda è inevitabile: se 650 metri non bastano, quanti ne servono per poter definire una pista “sicura”? 700? 900? Un chilometro? La sicurezza non può essere una questione di metri.

Anche perché una pista più lunga e asfaltata non significa soltanto maggiore spazio per gli aeromobili che già utilizzano Torraccia. Potrebbe significare più traffico e l’accesso a una gamma più ampia di velivoli, compresi aeromobili più grandi e pesanti. E più aeromobili, più movimenti e maggiori dimensioni significano anche un diverso profilo di rischio per chi vola e per chi vive intorno all’aviosuperficie.

Negli ultimi vent’anni a Torraccia si sono verificati diversi incidenti, di cui quattro accertati ufficialmente. Alcuni hanno visto il vento tra gli elementi rilevanti. È quindi legittimo chiedersi se la priorità non debba essere una valutazione complessiva della sicurezza, prima di qualsiasi intervento infrastrutturale.

Procedure, formazione, manutenzione, gestione delle emergenze, criteri operativi e compatibilità degli aeromobili con l’aviosuperficie: sono questi i temi che noi cittadini chiediamo di affrontare da anni.

Prima le cause, poi le soluzioni. Perché la sicurezza non si misura con il metro, ma con la capacità di prevenire gli incidenti. 

Comitato Civico Torraccia