Se il caso bulgaro si sgonfia, come dimostra il dissequestro, per San Marino si aprono nuovi scenari di speranza. Ma anche la necessità di lavare in casa un bel po’ di panni sporchi
di Angela Venturini.
Qualcuno aveva acceso un fuoco che è deflagrato in un incendio incontenibile sulla testa della Repubblica di San Marino. Poi è arrivata una bella secchiata di acqua. Anzi due.
La prima è stata gettata dalla cosiddetta sentenza Brunelli, che ha ridimensionato il castello accusatorio. L’ordinanza emessa dal giudice di appello aveva stabilito infatti che gli atti legati al presunto “piano parallelo” non integravano i gravi reati di attentato alla libertà perpetua dello Stato e minaccia alle autorità.
Il provvedimento aveva disposto anche l’immediata scarcerazione dei coniugi Andrea Del Vecchio e Marina Manduchi e l’annullamento dell’ordine di arresto per il magnate bulgaro Assen Christov.
Nonostante l’ordinanza di Brunelli avesse smontato le accuse più gravi, nove dei dieci indagati, inclusi Del Vecchio, Manduchi e Christov, il 17 giugno sono stati rinviati a giudizio per i reati di corruzione privata, riciclaggio, amministrazione infedele e attentato contro la libertà dei poteri pubblici. Ed è qui che viene stralciata dal filone principale la parte dell’indagine riguardante il riciclaggio internazionale (legata al blocco e congelamento di circa 15 milioni di euro). Significa che per questa specifica accusa non c’era ancora una decisione definitiva, in attesa dei riscontri completi alle rogatorie internazionali inviate a Germania, Bulgaria e Romania per verificare l’origine dei fondi.
Il 2 luglio, parte dei soldi viene dissequestrata. Secondo fonti faetanesi, gli 8 milioni sbloccati sono stati messi immediatamente sul conto della San Marino Group Spa (associata a Starcom Holding). Subito, il giorno dopo, Christov avrebbe prelevato un milione.
E come sempre è accaduto in questa intricata vicenda, gli interrogativi sono molto più numerosi delle certezze. Infatti, tra quelli che sanno tutto è emersa subito la seguente spiegazione: i soldi sono stati dissequestrati perché i documenti richiesti non sono arrivati e quindi il tribunale li ha sbloccati perché non poteva tenerli fermi ad libitum. Ma chi ci crede? Può un tribunale prendere un provvedimento di questo genere se non ci sono le prove che dimostrano il reato? È vero che la legge può avere mille interpretazioni e sfumature, ma la cifra è tale che richiede la massima cautela prima di ogni decisione.
E allora perché solo 8 milioni e non tutti e 15? La spiegazione, in mancanza di fonti certe, può essere solo nel fatto che ci sono in piedi anche le denunce fatte da BSM e da Ente Cassa Faetano per danno reputazionale, con relativa richiesta di risarcimento. Ora, ammesso che sia definitivamente caduta l’ipotesi di riciclaggio internazionale, rimangono però le accuse di corruzione, per le quali il fascicolo è ancora aperto. In pratica, il tribunale dovrà stabilire se c’è stata corruzione, quali danni eventualmente abbia provocato al processo di vendita della banca e chi, materialmente, dovrà risarcirla.
Ma c’è anche la commissione di inchiesta parlamentare, creata apposta per indagare le responsabilità politiche di quello che è successo. Soprattutto per chiarire chi avesse invitato a San Marino e poi favorito un gruppo straniero in odore di riciclaggio. Adesso che le cose cominciano a prendere un’altra piega, vedremo come agirà la commissione.
Sta di fatto che l’incendio è diventato un focherello, che probabilmente può essere spento nei tempi e nei modi dovuti. Tuttavia, a questo punto si è legittimati a ragionare su altre ipotesi: prima di tutto, il ridimensionamento dell’arbitrato internazionale, che è una pericolosa spada di Damocle sulla testa di tutto il Paese. Secondo: il recupero dei rapporti con la Bulgaria, che già il mese scorso aveva mandato il suo ambasciatore a presentare le Lettere Credenziali ai Reggenti. E se i rapporti si recuperano, c’è caso che cada il dissenso sulla domanda di associazione alla UE, anche sulla scorta di un appoggio internazionale che a questo punto dovrebbe essere unanime.
E comunque, mentre San Marino andrà a festeggiare augurabilmente in tempi brevi, allo stesso tempo dovrà provvedere a lavare in casa un bel po’ di panni sporchi. Infatti, un conto è non avere simpatia per una persona, per un gruppo, per un progetto che si porta avanti, magari cercando di fermarlo con progetti alternativi; altro è manipolare i fatti per dimostrare che “gli altri” sono tutti delinquenti, o meglio ancora finanziatori del terrorismo islamico. Sono affermazioni che fanno presa, ma in tribunale ci vogliono sempre le prove.


