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Caldo estremo e siccità, la pioggia non basta: i campi restano in emergenza idrica

L’ondata di caldo che ha interessato il Paese rischia di costare all’agricoltura italiana oltre 1,5 miliardi di euro tra perdite produttive e ore di lavoro evaporate. È la stima di Cia-Agricoltori Italiani, che lancia l’allarme sugli effetti di temperature eccezionali, scarsità d’acqua e stress termico su colture e allevamenti.

In Romagna il passaggio della perturbazione di questi giorni, fortunatamente, non ha provocato i danni registrati in altre aree d’Italia, ma le precipitazioni sono state insufficienti a invertire la tendenza. La situazione dei terreni continua infatti a essere critica sul fronte della disponibilità idrica.

“Venivamo da un inverno abbastanza nella norma, con temperature più basse, qualche fiocco di neve e senza gelate tardive – commenta il presidente di Cia Romagna, Lorenzo Falcioni –. L’estate invece ha portato il caldo estremo. La tropicalizzazione delle temperature notturne, ben oltre la media stagionale, impedisce alle piante di recuperare e le porta rapidamente in stress idrico”.

Il caldo sta mettendo sotto pressione l’intero comparto agricolo. Mais e soia richiedono sempre maggiori volumi d’acqua, l’ortofrutta è esposta a scottature e cali produttivi, mentre negli allevamenti lo stress da caldo riduce il benessere animale e provoca un calo delle produzioni, in particolare di latte e uova. “Il problema riguarda tutte le colture romagnole: ortaggi, vigneti, uliveti, cereali, frutta. Le foglie gialle degli ulivi sono il segnale evidente della sete delle piante, mentre la vite è diventata una vera cartina di tornasole degli effetti del cambiamento climatico”.

Gli effetti sono già visibili anche sul calendario agricolo. “Assistiamo a un’anticipazione generalizzata delle raccolte – prosegue Falcioni –. La vendemmia, che un tempo si svolgeva a ottobre, oggi inizia già ad agosto. Anche le trebbiature sono anticipate di almeno venti giorni. Sono cambiamenti ormai strutturali, con cui il settore agricolo è costretto a confrontarsi”.

A preoccupare maggiormente è la disponibilità di acqua. “I terreni sono già in emergenza idrica. Se normalmente in questo periodo dell’anno l’evapotraspirazione si aggira intorno ai 3-4 millimetri al giorno, oggi siamo arrivati a circa 6 millimetri: quasi il doppio di una stagione normale. Dove esiste la possibilità di irrigare si riesce a limitare i danni, ma i livelli del Canale Emiliano Romagnolo ci indicano una situazione di pre-allarme, con valori che ricordano quelli del 2022”.

Per Cia Romagna la risposta non può essere affidata soltanto agli eventi meteorologici occasionali. “La pioggia di questi giorni è stata certamente positiva, ma non sufficiente ad alleviare una siccità che si trascina da settimane – conclude Falcioni –. Occorre smettere di affrontare il problema come un’emergenza. Servono infrastrutture idriche moderne, bacini di accumulo, reti efficienti, irrigazione di precisione, ricerca e innovazione. L’acqua in agricoltura non viene consumata, ma utilizzata: è l’unica attività produttiva che la restituisce all’ambiente, contribuendo all’equilibrio dell’ecosistema. Investire sulla disponibilità della risorsa idrica significa garantire il futuro dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e dei territori”.