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Legge sul sostegno alle attività sportive: via libera dalla Commissione. Si discute anche del caso “mammografie” (Report della seduta di martedì 16 giugno 2026)

Commissione Consiliare Permanente Igiene e Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura

Martedì 16 giugno 2026, mattina

La IV Commissione Consiliare Permanente torna a riunirsi nella mattinata di martedì 16 giugno 2026. 

Riparte, dall’articolo numero 6, l’esame del Progetto di legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva” (poi approvato a conclusione della seduta). Il dibattito sull’articolo 6 si concentra soprattutto sulla scelta della maggioranza di ampliare il meccanismo delle donazioni e delle agevolazioni fiscali, inizialmente pensato per sostenere eventi e infrastrutture sportive, estendendolo all’intero patrimonio immobiliare pubblico dell’Eccellentissima Camera. L’opposizione esprime forti perplessità, temendo che il nuovo impianto possa alterare le priorità degli investimenti pubblici e generare possibili distorsioni, mentre maggioranza e Governo difendono la norma sostenendo che rappresenti un’opportunità per attrarre risorse private a beneficio della collettività. Emanuele Santi (Rete) sostiene che il provvedimento abbia ormai cambiato completamente natura rispetto all’impostazione originaria. A suo giudizio il rischio è che non sia più lo Stato a stabilire quali opere siano realmente prioritarie, ma che diventino strategiche quelle per cui un privato è disposto a finanziare l’intervento. Richiama inoltre il tema dei vantaggi fiscali previsti per le società, osservando che “oggi è il Governo che stabilisce quali opere fare; domani rischia di essere il privato a orientare le scelte attraverso i propri investimenti”. Sulla stessa linea interviene Matteo Casali (RF), che ritiene insufficiente il sistema dei controlli previsto dalla norma e avverte che l’estensione all’intero patrimonio immobiliare pubblico aumenta ulteriormente i rischi. Casali teme che un imprenditore interessato a una determinata opera possa di fatto influenzare la programmazione pubblica attraverso le proprie donazioni, con il pericolo che interventi più urgenti vengano accantonati. Secondo il consigliere di Repubblica Futura, “si rischia di modificare la gerarchia delle priorità pubbliche a favore di chi è disposto a mettere risorse economiche”. Dalla maggioranza arriva invece una difesa compatta dell’impianto normativo. Paolo Crescentini (PSD) respinge le critiche ricordando che molte strutture pubbliche, come le palestre scolastiche, svolgono contemporaneamente funzioni educative e sportive e che anche infrastrutture come le strade possono essere direttamente collegate all’attività sportiva. A suo avviso non c’è nulla di negativo nel fatto che soggetti privati contribuiscano economicamente a migliorare beni pubblici utilizzati dalla collettività. Aida Maria Adele Selva (PDCS) ribalta il ragionamento dell’opposizione e sostiene che sarebbe stato discriminatorio limitare gli incentivi esclusivamente al settore sportivo. La consigliera ritiene che la possibilità di coinvolgere risorse private possa aiutare numerosi comparti pubblici che necessitano di investimenti e afferma: “Dal mio punto di vista sarebbe stata una vera discriminazione incentivare esclusivamente un settore e non altri che presentano esigenze altrettanto importanti”. Anche Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) e Francesca Civerchia (PDCS) richiamano esempi concreti di solidarietà e partecipazione già presenti nella società sammarinese. Le due commissarie vedono nella legge uno strumento capace di favorire ulteriormente il contributo di cittadini e imprese a favore di progetti pubblici, sanitari e sociali. Guerrino Zanotti (Libera) invita poi a non leggere la norma esclusivamente attraverso il prisma dei possibili abusi. Pur riconoscendo l’esistenza di criticità potenziali, ritiene che una parte del dibattito sia eccessivamente pessimista e afferma di non condividere “una visione così limitata della portata e delle potenzialità di questo provvedimento”. Nelle conclusioni il Segretario di Stato Rossano Fabbri difende con decisione la filosofia della legge, definendola il vero cuore dell’intero provvedimento. Spiega che il sistema è stato costruito per essere particolarmente attrattivo per imprenditori e privati, al punto da consentire il recupero integrale dell’investimento effettuato attraverso i meccanismi fiscali previsti. Fabbri non nega il rischio di possibili distorsioni, ma sostiene che il problema debba essere affrontato con controlli efficaci e non rinunciando a strumenti innovativi. “Io credo invece in uno Stato capace di governare i processi, controllarli e indirizzarli verso l’interesse pubblico”, afferma, ribadendo che il Congresso di Stato dovrà individuare soltanto opere realmente strategiche e capaci di generare un ritorno economico per il Paese. Al termine del confronto l’articolo 6, così come emendato, viene approvato a maggioranza.

Il confronto sull’articolo 7 si concentra sul delicato equilibrio tra il concetto di donazione e quello di sponsorizzazione. Il nodo del dibattito riguarda infatti i riconoscimenti che potranno essere attribuiti ai soggetti che finanzieranno opere pubbliche. Le opposizioni temono che, dietro la formula dei riconoscimenti, possano nascondersi vantaggi economici o gestionali capaci di snaturare il principio della liberalità, mentre il Governo e la maggioranza sostengono che l’obiettivo sia semplicemente quello di consentire forme di ringraziamento istituzionale e comunicativo senza trasformare la donazione in una contropartita economica. La svolta arriva quando il Segretario di Stato Rossano Fabbri accoglie parte delle osservazioni dell’opposizione e annuncia una sospensione dei lavori per predisporre un correttivo. Al rientro in aula viene presentata una nuova formulazione dell’articolo che restringe il perimetro dei riconoscimenti. Il nuovo testo stabilisce che il Congresso di Stato potrà concedere esclusivamente “riconoscimenti di carattere istituzionale, informativo o comunicativo” e introduce un nuovo comma che precisa: “Resta escluso ogni obbligo di promozione di prodotti, servizi, marchi o attività del donatore, nonché ogni tipo di utilità economica diretta diversa dalla evidenza comunicativa della donazione effettuata”. Inoltre viene chiarito che il futuro regolamento dovrà operare entro questi limiti.  Le modifiche convincono anche le opposizioni. Matteo Casali (RF) riconosce che il testo rappresenta “un significativo miglioramento rispetto al testo originario” e propone soltanto un ulteriore coordinamento tecnico del comma 2. Emanuele Santi (Rete), dal canto suo, annuncia il ritiro dell’emendamento soppressivo presentato da Rete e Repubblica Futura, spiegando che il nuovo comma 1 bis tutela il principio che le opposizioni volevano salvaguardare: evitare che le donazioni possano trasformarsi in uno strumento per ottenere vantaggi economici indiretti. “Accogliamo positivamente la modifica e siamo pronti a sostenerla”, dichiara.

Spazio infine alle dichiarazioni di voto. A nome della maggioranza, Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) difende il provvedimento sottolineando che la legge nasce per promuovere la partecipazione di cittadini, imprese ed enti alla realizzazione di opere di interesse pubblico. Ricorda come il testo si sia evoluto dal solo settore sportivo a una visione più ampia, comprendendo altri comparti ritenuti strategici per la Repubblica, e sottolinea il ruolo centrale del Congresso di Stato nell’individuare annualmente gli ambiti di intervento. Chiaruzzi evidenzia inoltre che il confronto sviluppatosi in Commissione ha consentito di rafforzare l’attenzione sui controlli e sugli strumenti di monitoraggio, confermando il pieno sostegno della maggioranza al progetto di legge. Emanuele Santi (Rete) ripercorre invece l’evoluzione del testo, ricordando che il progetto era nato per sostenere eventi e infrastrutture sportive e che proprio su questa impostazione il suo gruppo era disponibile a confrontarsi. Secondo Santi, però, gli emendamenti della maggioranza hanno trasformato profondamente il provvedimento. “Non è più una legge per lo sport, ma una legge generale attraverso la quale lo Stato può autofinanziare qualsiasi tipo di opera tramite le donazioni dei privati”, afferma. Pur riconoscendo che sull’articolo 7 il Segretario Rossano Fabbri abbia accolto le richieste dell’opposizione eliminando il rischio di benefici economici indiretti per i donatori, Santi continua a vedere come criticità principale il fatto che un privato possa contribuire economicamente a un’opera pubblica e renderla di fatto prioritaria rispetto ad altre. Per questo annuncia l’astensione del suo gruppo, rinviando la valutazione definitiva alla seconda lettura. Anche Matteo Casali (RF) conferma un atteggiamento non pregiudiziale nei confronti della partecipazione dei privati alle opere pubbliche, ma critica il metodo seguito dalla maggioranza, che avrebbe introdotto modifiche sostanziali soltanto durante l’esame in Commissione. Casali riconosce apertamente l’atteggiamento collaborativo del Segretario Fabbri e apprezza la riformulazione dell’articolo 7, definendola un miglioramento significativo. Tuttavia condivide le preoccupazioni espresse da Santi sull’estensione della norma all’intero patrimonio immobiliare pubblico. A suo giudizio il rischio è che chi dispone delle risorse per contribuire economicamente a un’opera possa orientare indirettamente la programmazione degli investimenti pubblici. “Chi ha messo i soldi ottiene il risultato, chi non ha potuto farlo viene rimandato all’anno successivo”, osserva, citando l’esempio di parcheggi, strade e altre opere pubbliche che potrebbero beneficiare del contributo di soggetti direttamente interessati.

Al momento del voto finale il progetto viene approvato con 9 voti favorevoli e 3 astensioni.

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Il comma comunicazioni si trasforma in un ampio confronto sul tema della prevenzione oncologica e, in particolare, sul futuro dello screening mammografico a San Marino. Il dibattito nasce dopo la diffusione di notizie che ipotizzano il passaggio da uno screening annuale a uno biennale per il tumore della mammella e l’assegnazione di obiettivi di riduzione delle mammografie all’interno dell’ISS. 

Ad aprire il confronto è Miriam Farinelli (RF), che richiama il valore degli screening come strumento fondamentale della prevenzione secondaria e sottolinea come i dati raccolti a San Marino dimostrino l’efficacia del modello attuale. La consigliera evidenzia che il percorso senologico sammarinese presenta livelli di adesione superiori agli standard italiani ed europei e avverte che una riduzione della frequenza dei controlli rischierebbe di compromettere risultati costruiti nel tempo. Per Farinelli, modificare oggi questo sistema significa assumersi “la responsabilità della salute delle donne”. Toni ancora più duri arrivano da Emanuele Santi (Rete), che si dice “indignato” e “furibondo” per l’ipotesi di una riduzione degli screening e per la notizia, da lui riferita, secondo cui alla Radiologia sarebbe stato assegnato l’obiettivo di diminuire del 25% il numero delle mammografie. Santi denuncia il rischio che si stia cercando di risparmiare proprio sulla prevenzione e arriva a ipotizzare un progressivo indebolimento della sanità pubblica a favore del settore privato. “Non si può risparmiare sulla prevenzione”, afferma con forza, chiedendo la convocazione del Comitato Esecutivo dell’ISS davanti alla Commissione per chiarire gli indirizzi futuri della sanità sammarinese.

Dalla maggioranza arrivano rassicurazioni. Nessuno ha l’intendimento di penalizzare la sanità pubblica per favorire quella privata – garantisce Aida Maria Adele Selva (PDCS).  -. Non ci passa neanche per la mente. Mi permetto di ricordarlo anche perché, insieme alla collega Mariella Mularoni, quando è stato predisposto il Piano sanitario e sociosanitario, è stato fortemente voluto il rafforzamento di questi aspetti, proprio anche alla luce delle esperienze personali che abbiamo vissuto”. Selva, pur comprendendo l’allarme suscitato dalla vicenda, invita a distinguere tra le notizie circolate e le decisioni effettivamente assunte. Anche Francesca Civerchia (PDCS) difende il ruolo centrale della prevenzione, sostenendo che investire negli screening sia il modo migliore per contenere i costi sanitari futuri. Ricorda che il Comitato Esecutivo ha già precisato pubblicamente che non vi sarà alcuna riduzione dello screening mammografico e si spinge addirittura a suggerire una riflessione sull’abbassamento dell’età di accesso ai controlli per ampliare ulteriormente la platea delle donne coinvolte. “La prevenzione non può diventare terreno di risparmio”, afferma Guerrino Zanotti (Libera), sostenendo che eventuali cambiamenti debbano essere fondati esclusivamente su evidenze medico-scientifiche e non su esigenze di contenimento della spesa. Secondo Zanotti, se il dibattito fosse partito fin dall’inizio da dati scientifici e non da indiscrezioni, probabilmente avrebbe assunto toni molto diversi.

A fare chiarezza interviene il Segretario di Stato Marco Gatti, che smentisce l’esistenza di qualsiasi decisione già assunta dal Comitato Esecutivo. Gatti spiega che è in corso soltanto una riflessione tecnica sulla possibilità di affiancare o sostituire in futuro l’attuale screening con strumenti capaci di garantire gli stessi risultati riducendo l’esposizione alle radiazioni. “Ad oggi non è stata presa alcuna decisione”, precisa il Segretario, sottolineando che l’attuale modello ha prodotto risultati soddisfacenti e che eventuali modifiche potranno essere prese in considerazione soltanto dopo approfondimenti scientifici e solo se in grado di garantire lo stesso livello di tutela. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) e Giulia Muratori (Libera) invitano a evitare allarmismi, pur riconoscendo che le notizie diffuse abbiano generato comprensibile preoccupazione tra i cittadini. Entrambe ribadiscono che la prevenzione rappresenta un valore fondamentale della sanità sammarinese e sostengono l’opportunità di convocare il Comitato Esecutivo per approfondire ulteriormente la questione. 

Matteo Casali (RF) chiede chiarezza sugli obiettivi assegnati alla Radiologia e sul ruolo del Comitato Esecutivo. Ricorda che il nuovo organismo era stato presentato come elemento di forte cambiamento rispetto al passato e sostiene che oggi sia necessario capire se esistano realmente indicazioni per ridurre il numero delle mammografie. “È vero oppure no che quegli obiettivi di budget sono stati assegnati?”, domanda, chiedendo che vengano resi pubblici gli atti e chiarita la posizione della politica sulla vicenda. Andrea Ugolini (PDCS) invita a evitare allarmismi e ricorda che il Piano sanitario individua nella prevenzione il primo pilastro del sistema sanitario. Sottolinea inoltre che lo stesso Comitato Esecutivo ha promosso screening importanti come quelli per l’epatite C e il tumore del colon-retto, ribadendo che “lo screening e la prevenzione sono un investimento sulla salute dei cittadini”. Il Segretario di Stato Marco Gatti precisa che non risulta alcuna decisione assunta per ridurre lo screening mammografico e che la prevenzione rappresenta il miglior strumento per contenere la spesa sanitaria. “A me non risulta che sia stato assegnato alcun obiettivo di budget in questo senso”, afferma, spiegando che potrebbe essersi trattato di una discussione preliminare interpretata come una scelta già presa. Gatti assicura che qualsiasi eventuale modifica potrà essere valutata soltanto se garantirà gli stessi risultati ottenuti oggi in termini di prevenzione.

Alle 13.00 i lavori della Commissione terminano. 

Comma 3 – Esame in sede referente del Progetto di legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria)

Articolo 6 – Deducibilità e credito di imposta per favorire le erogazioni liberali e donazioni a sostegno degli investimenti in strutture sportive

Emendamenti modificativi proposti dal Governo

Emanuele Santi (Rete): Riprendiamo la discussione di questo progetto di legge arrivando all’articolo 6. Vorrei ribadire che questo provvedimento era nato per prevedere una serie di incentivi e misure a sostegno dell’attività sportiva e delle infrastrutture sportive, mentre oggi cambia completamente natura. Quello che prima riguardava le strutture sportive diventa qualcosa di molto più ampio, esteso a tutto il patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera. Questo cambio di impostazione solleva molti dubbi. Se la ratio originaria illustrata dal Segretario Fabbri poteva avere un senso, considerando l’importanza dell’attività sportiva e le difficoltà legate alla carenza o alla vetustà di alcuni impianti, poteva essere ragionevole consentire a privati e aziende di sostenere eventi e infrastrutture sportive, alleggerendo l’intervento diretto dello Stato attraverso meccanismi di deduzione o credito d’imposta. Qui però stiamo estendendo questi benefici potenzialmente a tutte le strutture pubbliche. A mio avviso la criticità principale è che oggi è lo Stato a individuare le opere strategiche e a decidere quali realizzare; con questo sistema, invece, rischia di diventare strategica l’opera che interessa al soggetto privato disposto a finanziarla. Si cambia quindi il paradigma. Se questo poteva essere accettabile nel caso degli impianti sportivi, diventa molto più problematico quando si parla dell’intero patrimonio pubblico. Se un privato decide di finanziare, per esempio, gli infissi di una scuola di Serravalle, quella scuola finirà inevitabilmente per diventare una priorità. Diventa difficile immaginare una politica che rifiuti un contributo di 50 o 100 mila euro dicendo che quell’intervento non verrà realizzato. Oggi è il Governo che stabilisce quali opere fare; domani rischia di essere il privato a orientare le scelte attraverso i propri investimenti. Secondo noi questa è una scelta sbagliata. C’è poi un’altra criticità nell’articolo 6, relativa alle persone giuridiche. Per le donazioni effettuate dalle società è prevista sia la piena deducibilità dell’importo sia il credito d’imposta. Da come è scritto, non sembra una misura alternativa all’altra: viene riconosciuta la deduzione dell’intero importo donato e contemporaneamente il credito d’imposta sul medesimo importo. Se ho capito correttamente, chi dona 50 mila euro ottiene la deduzione di 50 mila euro e in più un credito d’imposta di altri 50 mila euro, beneficiando quindi complessivamente di un vantaggio fiscale pari a 100 mila euro. Se questa interpretazione è corretta, siamo di fronte a un doppio beneficio che appare eccessivo e difficilmente giustificabile. È chiaro che con incentivi di questo tipo qualcuno potrebbe essere spinto a partecipare, ma si entra in un meccanismo molto contorto, nel quale si finanzia ciò che si vuole e si ottiene un ritorno fiscale addirittura superiore a quanto versato. Personalmente avevo valutato l’astensione su questo progetto di legge, ma se i passaggi fondamentali sono questi non posso sostenerlo. Se non verranno apportate modifiche, saremo costretti a votare contro. Voglio essere chiaro: non siamo contrari al finanziamento dello sport, degli eventi o delle infrastrutture. Abbiamo bisogno di eventi e di impianti adeguati. Tuttavia, quando le modalità individuate si prestano a possibili distorsioni, come riteniamo avvenga in questo caso, non possiamo sostenere il progetto di legge. 

Paolo Crescentini (PSD): Per quanto riguarda l’intervento che mi ha preceduto, è stato sostenuto che le opere diventerebbero strategiche in funzione delle donazioni effettuate dai privati ed è stato fatto l’esempio della ristrutturazione della scuola di Serravalle. Vorrei tornare su quanto ho già detto ieri. Gli immobili sono tutti di proprietà dell’Eccellentissima Camera e, per esempio, le palestre annesse agli istituti scolastici, pur essendo in parte di competenza della scuola, vengono regolarmente utilizzate anche dalle federazioni e dalle società sportive affiliate. Nel pomeriggio e nelle ore serali vediamo spesso questi spazi impiegati proprio per l’attività sportiva. Pertanto un intervento di ristrutturazione o riqualificazione di una palestra produce benefici sia per il sistema scolastico sia per il CONS e per le federazioni sportive. Per questo ritengo che un investimento privato in questa direzione non abbia nulla di sbagliato. Allo stesso modo, ho sentito più volte richiamare il tema del finanziamento di opere che apparentemente non hanno a che fare con lo sport, come l’asfaltatura delle strade. Mi chiedo però se, in presenza di eventi motoristici o ciclistici, una strada che necessita di interventi non debba essere sistemata solo perché non costituisce un impianto sportivo. Credo sarebbe un ragionamento sbagliato. In Italia vediamo spesso tratti stradali che vengono asfaltati in occasione del passaggio del Giro d’Italia. Esistono manifestazioni sportive che si svolgono proprio sulle strade e che richiedono interventi di manutenzione e messa in sicurezza. Una strada non è una palestra né un impianto sportivo, ma è comunque un’infrastruttura pubblica utilizzata da tutti e che, in alcuni casi, necessita di interventi proprio per consentire lo svolgimento di manifestazioni sportive. Per questo non vedo nulla di male se un privato decide di contribuire economicamente a queste opere. Anzi, magari ci fossero più soggetti disposti a investire risorse proprie per finanziare interventi che, direttamente o indirettamente, favoriscono anche l’attività sportiva. Dal nostro punto di vista questo articolo, così come gli altri della legge, è pienamente condivisibile.  

Matteo Casali (RF): Se questo articolo, soprattutto in combinato disposto con quello successivo, già nella formulazione originaria destava alcune perplessità, poiché il meccanismo era limitato alle strutture sportive e mancavano adeguati strumenti di controllo per evitare possibili fenomeni elusivi, devo dire che le perplessità aumentano ulteriormente con l’estensione all’intero patrimonio immobiliare dello Stato. Già nella versione iniziale la legge appariva carente sotto il profilo dei controlli e rischiava di prestarsi a quella logica che ieri abbiamo definito più vicina al DAS che alla donazione vera e propria. Se oggi si estende il sistema a tutto il patrimonio immobiliare pubblico, forse sarebbe stato più opportuno limitarsi almeno agli edifici e alle loro pertinenze, contenendo così eventuali effetti distorsivi. Questa estensione può infatti produrre conseguenze ulteriori. Una di queste riguarda la possibile alterazione delle priorità di intervento dello Stato. Riprendo l’esempio già fatto ieri: non si parlava dell’asfaltatura di una strada necessaria per una gara ciclistica, ma del caso di un imprenditore la cui attività si affaccia su una strada pubblica. Se quell’imprenditore offre 100 mila euro per il rifacimento di quella strada, con tutti i benefici fiscali previsti, è quasi fisiologico immaginare che il Congresso di Stato possa inserire quell’opera nell’elenco delle opere strategiche per poter incassare quel contributo. In questo modo si rischia di modificare la gerarchia delle priorità pubbliche a favore di chi è disposto a mettere risorse economiche. Considerando che le capacità operative e finanziarie dello Stato non sono illimitate, il rischio concreto è che chi contribuisce economicamente veda realizzata la propria opera mentre altri interventi, magari più urgenti, vengano rinviati. Questo è uno degli effetti distorsivi che potrebbero derivare dal sistema, oltre alle problematiche già evidenziate sul meccanismo delle donazioni. Il problema è che la legge continua a non prevedere adeguati strumenti di controllo e l’ampliamento indiscriminato del suo ambito di applicazione rischia di generare ulteriori criticità. Forse sarebbe stato opportuno riflettere più attentamente prima di allargare così tanto il perimetro della norma. 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Ribadisco, come ho già fatto ieri, il concetto contrario rispetto a quanto sostenuto da alcuni colleghi. Io ritengo che limitare questo strumento esclusivamente agli eventi e alle infrastrutture sportive rappresenterebbe una discriminazione nei confronti di altri settori che hanno altrettanto bisogno di sostegno. Si è detto che la capacità di intervento di chi dovrebbe realizzare determinate opere è limitata e proprio per questo vedo positivamente la possibilità di reperire risorse aggiuntive. Peraltro, come ricordava ieri anche il collega Venturini, non abbiamo mai visto così tanti benefattori pronti a intervenire spontaneamente e persino strumenti come la finanza di progetto non hanno prodotto, purtroppo, i risultati sperati. Per questo motivo ritengo che l’estensione della misura all’intero patrimonio immobiliare della Repubblica possa rappresentare un’opportunità per favorire anche altri settori dello Stato. È stato fatto l’esempio delle strade, ma le strade sono beni pubblici. Non penso e mi auguro che possa essere favorito qualcuno rispetto ad altri, proprio perché sarà il Congresso di Stato a individuare e valutare quali infrastrutture siano effettivamente strategiche e necessarie nell’interesse generale. Se partiamo dal presupposto che ogni scelta possa essere condizionata da interessi particolari, allora rischiamo di mettere in discussione qualsiasi sistema. Io credo invece che il Congresso di Stato debba essere chiamato a fare questa valutazione nell’interesse della collettività. Le possibili distorsioni esistono in qualunque legge e in qualunque settore, ma invito a guardare il quadro generale e non soltanto il comparto sportivo. Dal mio punto di vista sarebbe stata una vera discriminazione incentivare esclusivamente un settore e non altri che presentano esigenze altrettanto importanti. Molti edifici e molte infrastrutture necessitano di interventi e mi auguro che questa sinergia tra pubblico e privato possa portare benefici all’intera collettività. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Riprendo alcune considerazioni che il Segretario aveva già espresso ieri. Dal testo approvato in prima lettura e dal confronto sviluppatosi all’interno della maggioranza è emersa la volontà di ampliare la possibilità per persone fisiche e soggetti giuridici di effettuare donazioni deducibili non soltanto nel mondo sportivo ma in maniera trasversale, naturalmente previa valutazione da parte del Congresso di Stato. La bontà della norma, nata originariamente con riferimento allo sport, si è quindi evoluta verso una visione più ampia. Potrebbero infatti esserci infrastrutture e situazioni appartenenti al mondo sanitario e sociosanitario che meritano attenzione. Faccio un piccolo esempio. Ieri è stato inaugurato un centro di accoglienza all’interno del Colore del Grano e in quella circostanza erano presenti due importanti aziende sammarinesi che hanno effettuato donazioni senza alcuna detrazione o beneficio fiscale. Hanno contribuito alla realizzazione di un piccolo gruppo appartamento per persone con disabilità semplicemente per spirito di solidarietà e sensibilità sociale. Questo dimostra che esiste già una disponibilità ad aiutare progetti di interesse collettivo. L’idea di ampliare gli incentivi alle persone fisiche e giuridiche, estendendoli ai settori che il Governo individuerà, la considero quindi positiva. Non vedo soltanto le possibili ombre che sono state richiamate, anche perché esistono uffici competenti incaricati dei controlli e del monitoraggio, come avviene in tanti altri ambiti economici. Ritengo invece che questa impostazione possa favorire lo sviluppo di iniziative importanti senza togliere nulla al mondo dello sport, che continua a coinvolgere tantissimi giovani, bambini e appassionati, ma consentendo allo stesso tempo di sostenere anche altri settori di interesse pubblico altrettanto rilevanti. 

Francesca Civerchia (PDCS): Vorrei aggiungere una precisazione rispetto a quanto ricordato dalla collega Chiaruzzi. L’evento che si è svolto ieri al Colore del Grano per il progetto di autonomia abitativa è stato particolarmente significativo. Le aziende che hanno contribuito non erano due, ma sedici, e tutte hanno dimostrato una grande sensibilità. Ognuna ha offerto un contributo economico senza alcun ritorno personale, semplicemente per il desiderio di partecipare alla realizzazione di un progetto importante per la comunità. La realtà sammarinese si dimostra quindi sensibile, pronta e matura nel sostenere iniziative virtuose. Questo esempio dimostra che già oggi esistono forme spontanee di partecipazione e solidarietà, pur in assenza di uno specifico supporto legislativo. Ritengo che questa esperienza possa costituire uno spunto di riflessione utile anche per altre situazioni. Se esistesse una cornice normativa in grado di accompagnare e incentivare queste iniziative, probabilmente si favorirebbe ancora di più il contributo dei privati allo sviluppo di strutture, infrastrutture e progetti di interesse collettivo. Porto questo esempio semplicemente per evidenziare che queste esperienze esistono già e che un adeguato sostegno normativo potrebbe renderle ancora più frequenti ed efficaci. 

Guerrino Zanotti (Libera): Sinceramente non avevo intenzione di intervenire, ma sentendo alcuni interventi ritengo opportuno fare una riflessione. Per carattere e formazione anch’io tendo spesso a considerare prima i possibili aspetti negativi di una situazione piuttosto che quelli positivi. Tuttavia devo dire che l’atteggiamento che ho percepito in alcuni interventi, volto a evidenziare esclusivamente ciò che di negativo potrebbe derivare da questa legge, mi sembra una visione piuttosto limitata. Comprendo l’esigenza di mantenere un approccio critico, anche alla luce di alcune esperienze maturate negli anni, ma questo significa anche esprimere una valutazione negativa sul tessuto sociale ed economico della Repubblica di San Marino, e su questo non mi trovo d’accordo. Abbiamo ascoltato esempi concreti di comportamenti virtuosi provenienti sia dal mondo economico sia dalla società civile. Non capisco quindi perché, di fronte a una norma come questa, si debbano sottolineare soltanto le possibili distorsioni. Sarà il Congresso di Stato a individuare, attraverso apposita delibera, gli interventi strategici sul patrimonio immobiliare della Repubblica, sia esso sportivo o di carattere generale. Potranno esserci cittadini o imprese che desidereranno legare il proprio nome a interventi di interesse nazionale e io considero questa eventualità in modo positivo. Certamente potranno verificarsi delle criticità, ma interpretare questa legge come l’anticamera di scenari negativi o di situazioni particolarmente distorte mi sembra una lettura eccessivamente pessimistica. Non riesco a condividere una visione così limitata della portata e delle potenzialità di questo provvedimento. 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Credo che questo sia il cuore della normativa. Quando, nel dibattito generale, ho espresso valutazioni molto positive sulle possibilità di successo di questa legge, l’ho fatto perché ritengo che sia stata costruita una norma altamente incentivante sia per gli imprenditori sia per i privati. A differenza di altre esperienze del passato che, pur perseguendo finalità simili, non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi prefissati, qui abbiamo cercato di realizzare un meccanismo realmente attrattivo. In particolare, la parte relativa alle donazioni è stata costruita sulla base di valutazioni economiche e finanziarie che consentono all’imprenditore di recuperare integralmente quanto investito. Se sarà necessario, potremo fornire anche un approfondimento tecnico per spiegare più nel dettaglio il funzionamento del sistema. È evidente che esiste il rischio di distorsioni, ma le distorsioni fanno parte di qualsiasi sistema economico. Io non ho mai pensato che la soluzione sia chiudere o bloccare l’economia per evitare comportamenti scorretti. Ho sempre ritenuto che la risposta corretta sia rappresentata da controlli rigorosi e da strumenti efficaci per individuare e sanzionare chi utilizza in modo improprio le opportunità offerte dalle norme. In maggioranza questa proposta ha generato una discussione positiva e utile, che ha portato ad ampliare l’ambito di applicazione oltre le sole infrastrutture sportive. Considero questa scelta un fatto molto positivo, anche perché alcune strutture sportive sarebbero comunque rimaste escluse. Penso, ad esempio, a strutture legate al mondo educativo o a possibili riconversioni di immobili che oggi non hanno destinazione sportiva ma che potrebbero acquisirla in futuro. Sarà fondamentale evitare distorsioni e garantire che il Congresso di Stato individui opere realmente strategiche. Personalmente faccio fatica a immaginare un Congresso di Stato che arrivi a qualificare come strategica un’opera che non lo è soltanto per ottenere una donazione. Probabilmente il mio è un approccio ottimista, ma continuo a ritenere che la soluzione stia nei controlli e nella trasparenza. Inoltre il Parlamento avrà sempre la possibilità di verificare e contestare eventuali scelte non coerenti. Ritengo però che il Congresso di Stato dovrà valutare non solo la strategicità di un progetto, ma anche il ritorno economico che esso può generare per il Paese. Questa norma non è pensata per finanziare genericamente qualsiasi iniziativa, pur meritoria, ma per sostenere interventi che producano un effetto positivo sull’economia della Repubblica. Lo Stato restituisce nel tempo il beneficio fiscale, ma nel frattempo deve generarsi un volano economico capace di giustificare lo sforzo sostenuto. Quando ho parlato di norma rivoluzionaria, intendevo proprio questo: uno strumento che, per certi aspetti, richiama la logica di grandi programmi di investimento, ma sostenuti dall’iniziativa privata. Naturalmente dovremo continuare a perfezionare i meccanismi, anche alla luce delle osservazioni dell’opposizione, ma riteniamo che questa sia una strada da perseguire perché i potenziali benefici sono rilevanti. Se dovessimo rinunciare a ogni innovazione per il timore di possibili distorsioni, finiremmo per bloccare qualsiasi iniziativa. Io credo invece in uno Stato capace di governare i processi, controllarli e indirizzarli verso l’interesse pubblico. 

L’articolo 6, così come emendato, è messo in votazione e approvato a maggioranza

Articolo 7 – Riconoscimenti

Emendamento abrogativo presentato da RF e Rete RITIRATO

Emendamento aggiuntivo del Governo

Emendamento modificativo del Governo

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Prima della lettura dell’articolo con l’emendamento di maggioranza, desidero precisare che ho ascoltato attentamente le osservazioni di chi ha evidenziato le possibili distorsioni che potrebbero verificarsi qualora dietro una donazione si nascondesse, in realtà, una forma di sponsorizzazione. Continuerò ad ascoltare con attenzione il dibattito e sono disponibile a valutare eventuali modifiche che consentano di circoscrivere meglio la ratio dell’articolo e chiarire ulteriormente il senso della norma. Ribadisco però un principio fondamentale: una donazione resta una donazione e una sponsorizzazione resta una sponsorizzazione. Se qualcuno dovesse abusare dello strumento previsto dalla legge, dovrebbero essere i meccanismi di controllo a intervenire. Un conto è un finanziamento importante destinato alla realizzazione di un’opera pubblica, al quale venga associata una forma di riconoscimento; altro conto sarebbe una restituzione proporzionale dell’investimento effettuato, che configurerebbe invece una vera e propria sponsorizzazione. L’articolo 7, relativo ai riconoscimenti, prevede che il Congresso di Stato possa riconoscere ai donatori forme di riconoscimento di qualsiasi genere e natura, con l’esclusione di somme di denaro e beni tangibili. Le procedure, le modalità di assegnazione dei riconoscimenti e la loro tipologia saranno disciplinate da un apposito regolamento del Congresso di Stato da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge. 

Matteo Casali (RF): Abbiamo presentato un emendamento abrogativo di questo articolo perché riteniamo che una donazione debba rimanere tale e non debba trasformarsi in un meccanismo assimilabile al “do ut des”, al di là dei benefici fiscali già previsti dalla legge. Inoltre, non riteniamo accettabile attribuire una delega in bianco al Congresso di Stato. Quello che durante i lavori della Commissione è stato definito un presidio di garanzia, a nostro avviso, non lo è affatto. L’esclusione di somme di denaro e beni tangibili non impedisce infatti che possano essere riconosciuti altri vantaggi significativi. Ad esempio, non esclude la possibilità di affidare la gestione della struttura realizzata grazie alla donazione. La gestione di una struttura non è un bene tangibile, ma un diritto patrimoniale o un bene immateriale. Se qualcuno finanzia la costruzione di un parcheggio e poi ottiene la gestione del parcheggio stesso, non siamo di fronte a un bene materiale. Allo stesso modo, una sponsorizzazione non è un bene tangibile, ma un servizio. Per questo riteniamo che la norma si presti a possibili distorsioni. Con questa formulazione il Congresso di Stato potrebbe mercanteggiare il riconoscimento collegato alla donazione, snaturando il concetto stesso di liberalità. Inoltre, al di là di quanto si sostiene, il Consiglio Grande e Generale non esercita alcun controllo sulle opere strategiche, perché la loro individuazione avviene unilateralmente da parte del Congresso di Stato. Si parla di controlli rigorosi, ma in questa legge non ne troviamo nemmeno uno. Non chiediamo l’impossibile: ci saremmo accontentati dell’abrogazione dell’articolo e di una definizione chiara di cosa debba intendersi per donazione ai sensi della legge. Sarebbe già stato un argine importante. Invece ci troviamo di fronte a una delega molto ampia che rischia di trasformare la donazione in qualcosa di completamente diverso. Per questo motivo siamo fortemente contrari all’articolo e abbiamo presentato un emendamento soppressivo. 

Emanuele Santi (Rete): Come opposizione, sul testo originario abbiamo presentato un solo emendamento ed è proprio quello abrogativo di questo articolo. Se parliamo di riconoscimenti, posso anche comprendere che a chi contribuisce alla realizzazione di una piscina o di un impianto si possa intitolare la struttura. Fin lì ci si può arrivare. Il problema nasce quando si scrive che i riconoscimenti possono essere di qualsiasi genere e natura, ad eccezione di somme di denaro e beni tangibili. In quel momento si apre un mondo. È una questione molto rilevante perché, se da una parte sono esclusi denaro e beni materiali, dall’altra restano possibili tutti gli altri benefici. A questo punto bisogna almeno escludere espressamente la gestione delle strutture e ogni forma di convenzionamento. Se qualcuno finanzia un’opera e poi ottiene la gestione dell’infrastruttura, il problema esiste eccome, perché queste fattispecie non rientrano tra i beni tangibili esclusi dalla norma. Non vogliamo vedere complotti ovunque, ma ci troviamo di fronte a un progetto di legge arrivato in Commissione con emendamenti elaborati fino all’ultimo momento e profondamente diverso rispetto all’impostazione iniziale. Se sulle infrastrutture sportive si poteva anche ragionare, qui siamo andati ben oltre. Se un privato ha la possibilità di contribuire con 50 o 100 mila euro a una determinata opera, è evidente che quell’opera tenderà a diventare strategica. Non prendiamoci in giro: alla fine verrà inserita tra le priorità e troverà spazio nelle leggi di bilancio. Si rischia così di passare da uno Stato che decide le proprie priorità a un sistema nel quale il privato orienta gli investimenti pubblici. Sui riconoscimenti lo ribadisco: l’intitolazione di una struttura o la scelta dei colori possono anche essere accettabili, ma bisogna escludere qualsiasi altro beneficio. Chi dona ha già importanti vantaggi fiscali e non deve ottenere ulteriori contropartite come la gestione delle infrastrutture. Se si vuole fare una legge fatta bene, bisogna scrivere chiaramente questi limiti. Altrimenti i dubbi restano, anche perché questa legge è nata in un modo e sta arrivando a conclusione in una forma completamente diversa. E più la analizziamo, più emergono possibili criticità. Per questo servono paletti precisi. 

Guerrino Zanotti (Libera): Non ho mai criticato l’approccio prudente delle opposizioni. Ho semplicemente detto che personalmente non condivido lo stesso livello di preoccupazione. Tuttavia ritengo corretto chiedere al Segretario di chiarire i dubbi emersi e, se necessario, intervenire sull’articolo 7 per specificarne meglio il contenuto. Mi viene però da fare una riflessione. Anche l’affidamento della gestione di un servizio pubblico è soggetto a regole, procedure, gare e bandi che servono a individuare i soggetti legittimati a svolgere determinate attività. Non credo che questa legge possa consentire di bypassare tutte le norme già previste dall’ordinamento sammarinese. Negli ultimi anni si è lavorato molto proprio per garantire trasparenza e certezza nell’affidamento di beni e servizi pubblici ai privati. Per questo faccio fatica a pensare che una norma sulle donazioni e sui crediti d’imposta possa automaticamente superare tutte le regole esistenti in materia di gestione dei servizi pubblici. Credo sia opportuno tenere conto anche di questo aspetto nella valutazione complessiva del provvedimento. 

Miriam Farinelli (RF): Anch’io sono una persona che tende a vedere prima gli aspetti positivi che quelli negativi. Tuttavia, dopo aver ascoltato gli interventi dei commissari Santi e Casali, prima di esprimere una valutazione definitiva preferisco attendere la proposta del Segretario Fabbri e capire quali correttivi intenda eventualmente introdurre. Solo dopo potrò esprimere un giudizio compiuto sulla questione.  

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Anticipo che chiederò una sospensione dei lavori per verificare la possibilità di circoscrivere meglio la ratio dell’articolo attraverso alcune specificazioni. Quando il legislatore detta principi e criteri ai quali la normativa secondaria deve attenersi, è difficile parlare di una vera e propria delega in bianco, anche se comprendo il senso dell’obiezione. Cercheremo comunque di definire meglio i limiti della norma. Per quanto riguarda la gestione delle strutture, ritengo che non possa mai costituire una contropartita prevista da questo articolo. Ciò non esclude che possano eventualmente esistere rapporti contrattuali separati, disciplinati dalle norme vigenti e dalle procedure previste dall’ordinamento, ma non potranno essere considerati una forma di riconoscimento collegata alla donazione. Chi finanzia un’opera ha già il proprio ritorno attraverso il recupero fiscale previsto dalla legge. Quando il legislatore parla di riconoscimenti, pensa a qualcosa di diverso: targhe commemorative, intitolazioni, menzioni negli atti ufficiali o nelle comunicazioni istituzionali, come avviene comunemente in molte realtà internazionali e in numerose strutture sportive finanziate da soggetti privati. È a questo genere di riconoscimenti che si fa riferimento. Siamo perfettamente consapevoli che il recupero integrale dell’investimento in undici anni rappresenta già un beneficio molto importante e, dal nostro punto di vista, sufficiente. Per questo valuteremo come chiarire ulteriormente il testo per evitare ogni dubbio interpretativo. Naturalmente deve prevalere il buon senso: non si può pensare di intitolare un’opera da un milione di euro a chi contribuisce con una cifra marginale. D’altra parte non possiamo ignorare che norme di questo tipo offrono allo Stato uno strumento aggiuntivo per sviluppare forme di collaborazione con il settore privato e sostenere investimenti che altrimenti graverebbero interamente sul bilancio pubblico. Verificheremo quindi la possibilità di introdurre ulteriori precisazioni, ma continuo a ritenere che la filosofia della norma sia corretta e che un regolamento non possa mai derogare ai principi stabiliti dalla legge, essendo una fonte subordinata rispetto alla normativa primaria. Per questo motivo chiedo una sospensione dei lavori per valutare un possibile emendamento che chiarisca ulteriormente i limiti entro cui il Congresso di Stato potrà muoversi nell’adozione del regolamento. 

I lavori vengono momentaneamente sospesi.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Ringrazio le forze di opposizione per aver riconosciuto lo sforzo compiuto nel tentativo di rendere l’articolo più conforme all’esigenza di circoscrivere i riconoscimenti previsti dalla norma. Per quanto riguarda le osservazioni dei commissari Casali e Santi, ritengo che sotto il profilo giuridico il comma 2 fosse già coerente con il nuovo impianto dell’articolo, poiché il regolamento avrebbe comunque dovuto muoversi entro i limiti fissati dalla legge. Tuttavia comprendo l’esigenza di rendere il testo ancora più chiaro. Per questo motivo ritengo opportuno mantenere il riferimento al genere e alla natura dei riconoscimenti, perché il regolamento dovrà comunque specificare concretamente le modalità con cui tali riconoscimenti potranno essere attribuiti. Possiamo però precisare ulteriormente che ciò avverrà nei limiti di quanto previsto dal comma 1 e dal comma 1 bis. In questo modo viene chiarito espressamente che il Congresso di Stato, nell’adozione del regolamento, non potrà discostarsi dai limiti già fissati dalla legge. Dal punto di vista giuridico questo era già implicito, ma aggiungere il richiamo esplicito può certamente contribuire a eliminare ogni dubbio interpretativo. Procederemo quindi a depositare questa ulteriore modifica, così da allineare pienamente il comma 2 ai principi contenuti nei commi precedenti.  La nuova formulazione dell’articolo 7 risulta pertanto la seguente:  Comma 1: «Il Congresso di Stato può prevedere a favore dei donatori riconoscimenti di carattere istituzionale, informativo o comunicativo, ad eccezione di somme di denaro o beni tangibili».  Comma 1 bis: «Resta escluso ogni obbligo di promozione di prodotti, servizi, marchi o attività del donatore, nonché ogni tipo di utilità economica diretta diversa dalla evidenza comunicativa della donazione effettuata».  Comma 2: «Le procedure e le modalità relative all’assegnazione dei riconoscimenti, nonché il genere e la natura dei medesimi, nei limiti di cui al comma 1 e al comma 1 bis, sono definiti tramite apposito regolamento del Congresso di Stato da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge».

Matteo Casali (RF): Ringrazio il Segretario per la disponibilità dimostrata. Ritengo che la nuova formulazione proposta rappresenti un significativo miglioramento rispetto al testo originario e che circoscriva in modo molto più efficace gli ambiti entro i quali possono essere riconosciuti questi riconoscimenti. Nella versione iniziale, infatti, la formulazione era eccessivamente ampia e indeterminata, generando dubbi e preoccupazioni. Mentre il Segretario leggeva il nuovo testo, però, ho notato un aspetto che forse merita un ulteriore intervento. Con le modifiche apportate al comma 1 e con l’introduzione del comma 1 bis, probabilmente sarebbe opportuno adeguare anche il comma 2. Attualmente esso prevede che il regolamento disciplini le procedure, le modalità di assegnazione dei riconoscimenti, nonché il genere e la natura dei medesimi. Tuttavia il genere e la natura dei riconoscimenti sono ormai già definiti dai commi precedenti. Per questo motivo quella formulazione rischia di riaprire spazi interpretativi che abbiamo appena provveduto a restringere. A mio avviso sarebbe preferibile richiamare espressamente i riconoscimenti di cui al comma 1 e al comma 1 bis, eliminando il riferimento al genere e alla natura dei medesimi. In questo modo il comma 2 risulterebbe perfettamente coerente con le modifiche appena approvate e si eviterebbero possibili incongruenze interpretative. 

Emanuele Santi (Rete): Parto dalla richiesta del Presidente e confermo che ritiriamo l’emendamento presentato congiuntamente da Rete e Repubblica Futura. Riteniamo infatti che la nuova formulazione dell’articolo 7, soprattutto con l’introduzione del comma 1 bis, rappresenti un passo importante verso una maggiore tutela del principio che volevamo salvaguardare. L’obiettivo era evitare che le donazioni potessero generare ulteriori utilità o vantaggi diversi da quelli previsti dalla legge. Abbiamo sempre detto che riconoscimenti come l’intitolazione di una struttura o una targa commemorativa possono essere condivisibili, mentre altri benefici di natura economica avrebbero creato problemi. Con il nuovo comma 1 bis si chiarisce che restano esclusi obblighi di promozione di prodotti, servizi, marchi o attività del donatore e qualsiasi altra utilità economica diretta diversa dalla semplice evidenza comunicativa della donazione effettuata. Per questo motivo accogliamo positivamente la modifica e siamo pronti a sostenerla. Condivido inoltre l’osservazione formulata dal collega Casali sul comma 2. A mio avviso si potrebbe eliminare il passaggio relativo al “genere e natura dei medesimi”, perché tali aspetti sono già stati definiti nei commi precedenti. In alternativa si potrebbe sostituire quella formulazione con un richiamo esplicito ai commi 1 e 1 bis. Le possibili soluzioni sono entrambe valide. Per il resto, questa nuova impostazione garantisce una tutela molto maggiore rispetto ai riconoscimenti di natura economica. Rimangono alcune criticità che illustreremo in dichiarazione di voto, ma certamente il testo è stato migliorato in maniera significativa. 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Ringrazio le forze di opposizione per aver riconosciuto lo sforzo compiuto nel tentativo di rendere l’articolo più conforme all’esigenza di circoscrivere i riconoscimenti previsti dalla norma. Per quanto riguarda le osservazioni dei commissari Casali e Santi, ritengo che sotto il profilo giuridico il comma 2 fosse già coerente con il nuovo impianto dell’articolo, poiché il regolamento avrebbe comunque dovuto muoversi entro i limiti fissati dalla legge. Tuttavia comprendo l’esigenza di rendere il testo ancora più chiaro. Per questo motivo ritengo opportuno mantenere il riferimento al genere e alla natura dei riconoscimenti, perché il regolamento dovrà comunque specificare concretamente le modalità con cui tali riconoscimenti potranno essere attribuiti. Possiamo però precisare ulteriormente che ciò avverrà nei limiti di quanto previsto dal comma 1 e dal comma 1 bis. In questo modo viene chiarito espressamente che il Congresso di Stato, nell’adozione del regolamento, non potrà discostarsi dai limiti già fissati dalla legge. Dal punto di vista giuridico questo era già implicito, ma aggiungere il richiamo esplicito può certamente contribuire a eliminare ogni dubbio interpretativo. Procederemo quindi a depositare questa ulteriore modifica, così da allineare pienamente il comma 2 ai principi contenuti nei commi precedenti.  Accogliendo le osservazioni formulate durante il dibattito, procediamo a modificare anche il comma 2 dell’articolo 7. La nuova formulazione prevede che: «Le procedure e le modalità relative all’assegnazione dei riconoscimenti, nonché il genere e la natura dei medesimi, nel rispetto di quanto previsto dal comma 1 e dal comma 1 bis, sono definiti tramite apposito regolamento del Congresso di Stato da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge». In questo modo viene chiarito espressamente che il regolamento dovrà attenersi ai limiti già fissati dalla legge e non potrà introdurre forme di riconoscimento diverse da quelle consentite dall’articolo. 

L’articolo 7, così come emendato, viene messo in votazione e approvato all’unanimità.

Articolo 7-bis – Disposizioni contabili: approvato a maggioranza

Articolo 8 – Entrata in vigore: approvato a maggioranza

DICHIARAZIONI DI VOTO

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Prendo la parola a nome della maggioranza per confermare la nostra piena adesione a questa norma e l’attenzione che abbiamo dedicato a un progetto di legge che promuove forme di partecipazione dei privati, persone fisiche, enti e imprese, nella realizzazione di iniziative e opere di interesse pubblico. Attraverso gli strumenti fiscali previsti si intende favorire una collaborazione positiva tra pubblico e privato, sostenendo iniziative dello Stato e riconoscendo ai soggetti privati la disponibilità e la volontà di contribuire alla realizzazione di strutture sportive e, più in generale, di opere ritenute importanti per il Paese. La norma, come ho già avuto modo di dire in precedenza, nasce con un focus sul mondo sportivo, ma nel confronto sviluppatosi all’interno della maggioranza si è progressivamente ampliata fino a comprendere anche altri settori considerati strategici per la Repubblica. In questo percorso ha trovato anche uno spazio di dialogo e confronto con l’opposizione che, pur mantenendo alcuni distinguo, ha comunque compreso lo spirito che la maggioranza intendeva portare avanti. Centrale nell’impianto della legge è il ruolo del Congresso di Stato, che annualmente individuerà gli indirizzi e gli ambiti nei quali questa forma di collaborazione potrà svilupparsi, consentendo a chi contribuisce di beneficiare dei meccanismi fiscali previsti e di ottenere il riconoscimento stabilito dalla norma. Attraverso il confronto sviluppatosi in Commissione è stato inoltre possibile approfondire ulteriormente il tema dei controlli e del monitoraggio, rafforzando l’attenzione sugli strumenti necessari a garantire la corretta applicazione della legge e la coerenza con le finalità per cui è stata pensata. Per tutte queste ragioni la maggioranza esprime una valutazione favorevole sul progetto di legge e sostiene convintamente il voto positivo sull’intero testo. 

Emanuele Santi (Rete): Devo dire innanzitutto che questo progetto di legge è arrivato in quest’aula in una forma ben precisa. Doveva dare delle disposizioni generali e comunque degli incentivi a sostegno dell’attività sportiva. Originariamente erano previste agevolazioni fiscali per le donazioni effettuate a favore degli eventi sportivi e agevolazioni sotto forma di credito d’imposta per le donazioni relative a opere e infrastrutture sportive. Questa è una premessa doverosa. Fino a qui, l’abbiamo detto, potevano esserci alcune possibili distorsioni, ma il principio di cercare di sostenere attraverso questo strumento lo sport, l’attività sportiva e soprattutto gli impianti sportivi non ci vedeva contrari. Anzi, lo vedevamo come una possibilità, un’opportunità e uno strumento che poteva dare delle risposte, a condizione che venisse applicato correttamente e che non si prestasse a distorsioni. Fino a qui il film era questo. Arriviamo in Commissione e questo progetto di legge, con gli emendamenti presentati all’ultimo minuto dalla maggioranza, che probabilmente nemmeno tutti avevano avuto modo di approfondire, viene completamente stravolto. Quella che era la finalità originaria, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di effettuare donazioni per ristrutturare impianti sportivi, diventa la possibilità di donare per qualsiasi opera appartenente all’Eccellentissima Camera. E qui cambia totalmente il paradigma. Non è più una legge per lo sport, ma una legge generale attraverso la quale lo Stato può autofinanziare qualsiasi tipo di opera tramite le donazioni dei privati. Qui nasce il primo problema, che forse è anche il più grande di tutta la legge. Perché da una parte credo che con l’articolo 7, e qui ringrazio il Segretario per la disponibilità dimostrata, siano stati eliminati tutti i dubbi relativi alla possibilità che i benefici riconosciuti ai donatori potessero estendersi oltre quanto previsto. Noi avevamo detto chiaramente no alle convenzioni, no alla gestione delle strutture e ad altri possibili vantaggi. Con l’articolo 7 così come modificato vengono eliminate queste possibili distorsioni e quindi ringraziamo il Segretario per averci ascoltato e per aver corretto questa parte della norma. Dall’altra parte, però, rimane quella che per noi è la critica più importante, cioè il cambio di paradigma della legge. Non si tratta più di una possibilità di finanziamento o di una donazione destinata alle infrastrutture sportive, ma di uno strumento che si applica a tutte le opere e a tutte le strutture appartenenti al patrimonio dell’Eccellentissima Camera. Noi abbiamo detto che questa impostazione cambia completamente il meccanismo attuale. Oggi lo Stato individua le opere strategiche e cerca le risorse per realizzarle o comunque le finanzia direttamente. Domani cosa succederà? Succederà che il privato, che ha disponibilità economiche e magari un interesse diretto, potrà decidere di finanziare non un’infrastruttura sportiva ma una strada, un parcheggio, una piazza, una casa del castello, il Casale La Fiorina o qualsiasi altra opera pubblica. Questa disponibilità finanziaria farà sì che quell’opera diventi poi strategica. Perché voglio vedere se, di fronte a un finanziamento anche solo parziale di un’opera, la politica sarà davvero in grado di dire che quell’opera non si fa. Questo è molto rischioso. Non è più lo Stato o il Governo che decide quali sono le opere da realizzare, ma di fatto è il privato che finanzia e quindi indirizza la scelta. Il collega Casali ha fatto un esempio che si può applicare a molti casi. Pensiamo a un’asfaltatura che costa 500 mila euro e interessa una strada che passa davanti alla casa di un privato. Quel privato dice: “Io ti do 100 mila euro”, mentre gli altri 400 li mette lo Stato. A quel punto lo Stato potrebbe dire che invece di spendere 500 mila euro ne deve spendere solo 400. Però è evidente che quell’intervento diventa automaticamente prioritario, magari a discapito di altre asfaltature che potrebbero essere più urgenti. Se passa questo meccanismo, le priorità non saranno più dettate da chi ha veramente bisogno di un intervento, ma da chi è disposto a pagare. Questo è il problema che noi continuiamo a evidenziare. Chi mette i soldi avrà la priorità dell’intervento. Questo è il senso della nostra critica. Se fossimo rimasti nel campo delle infrastrutture sportive, forse il ragionamento sarebbe stato diverso. Un privato che contribuisce a una pista di pattinaggio o a un impianto sportivo può anche rientrare in una logica comprensibile. Ma quando si esce dalla logica dello sport si apre il mondo di tutto il resto. E quando si parla di patrimonio pubblico si parla davvero di tutto. Per questo rimaniamo molto critici rispetto a questo cambio di paradigma. I nostri gruppi avevano valutato il progetto di legge in una certa maniera. Oggi ci troviamo di fronte a un testo completamente diverso. Per questo motivo esprimerò un voto di astensione e riporterò il testo all’interno del mio gruppo per una valutazione più approfondita. In seconda lettura esprimeremo il nostro voto sulla base del testo effettivamente uscito dalla Commissione. Per come lo vedo oggi ci sono ancora molte criticità, ma preferisco attendere il confronto interno e la seconda lettura. Magari potranno esserci ulteriori miglioramenti. Con 39 voti si può certamente intervenire ancora sul testo. Oggi però l’astensione nasce dal fatto che il progetto di legge è stato completamente modificato e non voglio arrivare a un voto contrario che potrebbe essere interpretato come una contrarietà agli eventi sportivi o alla riqualificazione delle infrastrutture sportive. Questo non è assolutamente il punto. Lo avevamo detto fin dall’inizio. Il vero problema è il cambiamento dell’ambito di applicazione della norma. Se fossimo rimasti nell’ambito sportivo saremmo stati disponibili a ragionare, perché sappiamo quanto bisogno ci sia di investire nello sport. Lo sport è un settore fondamentale per i nostri giovani, per il benessere delle persone e per tutta la comunità. Su questo siamo sempre stati molto sensibili. Tuttavia questo cambio di paradigma, introdotto all’ultimo momento, non ci è piaciuto. Voglio ribadire ancora una volta il ringraziamento al Segretario per il lavoro fatto sull’articolo 7 e per aver circoscritto i riconoscimenti a elementi come targhe, intitolazioni, denominazioni o aspetti simbolici, escludendo qualsiasi beneficio di natura economica. Per questo motivo esprimeremo un voto di astensione. Rimangono molte criticità legate a questo cambio di paradigma della legge e rimettiamo la valutazione definitiva al confronto interno del gruppo. In seconda lettura, dopo questo approfondimento, esprimeremo il nostro voto definitivo. Oggi la nostra è una sorta di non-opinione, nel senso che ci sono ancora molti aspetti che, a nostro avviso, devono essere approfonditi e verificati. 

Matteo Casali (RF): Come detto in fase di dibattito generale, noi non abbiamo nessuna preclusione nei confronti della partecipazione del privato. Anzi, siamo favorevoli tanto al concorso del privato nelle spese relative agli eventi sportivi tramite l’istituto della donazione, quanto all’ingresso del privato, in varie forme e con istituti di diversa natura, nella manutenzione o addirittura nella realizzazione di opere pubbliche. Questo in senso lato. Dispiace che su questa legge non ci sia stato un confronto preventivo. Siamo arrivati in Commissione e, d’emblée, ci siamo trovati di fronte a emendamenti presentati all’ultimo minuto. Devo però dire fin da subito che l’atteggiamento del Segretario Fabbri l’abbiamo apprezzato, perché, malgrado non ci sia stato ancora una volta un coinvolgimento preventivo delle opposizioni, il Segretario ha avuto un atteggiamento collaborativo e si è dimostrato disponibile, in più di un’occasione, a recepire le osservazioni formulate e a discuterle insieme. Fino ad arrivare alla riformulazione dell’articolo 7, che ci ha soddisfatto. Credo quindi sia giusto sottolineare questo atteggiamento positivo. Non da ultimo, il Segretario oggi è qui con noi nonostante sia in corso il Congresso di Stato. Noi abbiamo evidenziato delle criticità nella legge già nella sua formulazione originaria e condivido pienamente quanto detto dal collega Santi. È vero che ci siamo trovati di fronte a una sorta di rivoluzione copernicana determinata da pochi emendamenti. Per quanto riguarda la realizzazione e la manutenzione di quelli che inizialmente erano gli impianti sportivi, siamo passati all’intero patrimonio immobiliare dello Stato, che non comprende soltanto gli edifici ma, in quanto patrimonio immobiliare, comprende tutto ciò che è bene immobile: strade, recinzioni, terreni, guardrail e così via. Da questo punto di vista c’è stata effettivamente una rivoluzione. Tuttavia la norma si divide sostanzialmente in due grandi filoni: il primo riguarda la donazione a favore dell’evento sportivo, il secondo la donazione a favore del patrimonio immobiliare dello Stato. Per quanto riguarda il primo filone, quello delle donazioni per gli eventi sportivi, continuiamo a ritenere che non siano stati chiariti gli strumenti di controllo necessari a distinguere la sponsorizzazione dalla donazione. In questa legge non esiste un filtro rispetto al possibile abuso da parte del donatore che potrebbe far passare una sponsorizzazione per una donazione al fine di ottenere le agevolazioni previste. Ci è stato detto che non siamo ottimisti. In realtà non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, ma semplicemente realisti. Sostenere che una legge possa non prevedere alcuno strumento di controllo in nome dell’ottimismo mi sembra una narrazione un po’ forzata. Non è che se si chiede che una legge contenga un meccanismo di controllo allora si è pessimisti, altrimenti dovremmo abolire tutti i controlli previsti dall’ordinamento sammarinese. Il secondo filone riguarda invece le donazioni a favore delle strutture sportive, che poi sono diventate donazioni a favore dell’intero patrimonio immobiliare dello Stato. Ed è vero quello che ha detto il commissario Santi: come un fulmine a ciel sereno ci siamo trovati davanti a questa apertura all’intero patrimonio immobiliare pubblico. Noi non siamo aprioristicamente contrari all’intervento del privato nel pubblico e nelle opere pubbliche, ma riteniamo che una disciplina che poteva avere una sua ragione d’essere se limitata agli impianti sportivi possa, con un’apertura così indiscriminata e, lasciatemelo dire, forse poco ponderata, prestarsi a fenomeni distorsivi. Il fenomeno più evidente, che abbiamo più volte evidenziato durante l’esame dell’articolato, è quello dell’intromissione, più o meno diretta, del privato nella programmazione delle priorità delle opere pubbliche. È stato fatto l’esempio della strada, ma possiamo fare anche quello di un parcheggio. Se un bar o una pasticceria hanno interesse a che il parcheggio pubblico antistante venga rifatto o sistemato, il titolare ha un interesse diretto perché i suoi clienti utilizzano quel parcheggio. Decide quindi di contribuire economicamente, beneficia delle agevolazioni fiscali previste dalla legge e mette sul tavolo una parte delle risorse necessarie. A quel punto, se ci sono ad esempio 200 mila euro disponibili per rifare quel parcheggio, il Congresso di Stato può inserirlo nell’elenco delle opere strategiche e impegnare l’AASLP nella realizzazione dell’intervento, perché quelle risorse sono già disponibili. Nel frattempo magari un’altra opera, come una strada di accesso a un agglomerato di abitazioni, viene rinviata perché le risorse e le squadre operative vengono impiegate altrove. Chi ha messo i soldi ottiene il risultato, chi non ha potuto farlo viene rimandato all’anno successivo. È un esempio banale, ma può essere declinato in un numero enorme di situazioni e mette in evidenza il rischio di queste distorsioni. Il punto è che questo ampliamento indiscriminato andava ponderato meglio. Io proporrei addirittura un intervento normativo specifico che disciplini organicamente il ruolo del privato nelle opere pubbliche. In quel contesto si sarebbe potuto discutere e riconsiderare anche l’istituto della donazione, magari coordinandolo con una revisione del decreto n. 97 del 2011 sulla finanza di progetto. Un approccio più strutturato, più ponderato e più serio non lo avremmo certamente osteggiato. Invece ci sembra che vi sia stata un’apertura estemporanea a un meccanismo che poteva avere un senso se limitato alle strutture sportive ma che, esteso indistintamente all’intero patrimonio immobiliare dello Stato, può prestarsi a più di una distorsione. Noi ne abbiamo evidenziate soltanto alcune. Restano poi altre questioni aperte, compresa quella relativa alla sponsorizzazione degli eventi sportivi, che a nostro avviso necessita ancora di essere meglio regolamentata e controllata, così come il coinvolgimento del CONS e altri aspetti. Tuttavia i nodi principali restano questi: da un lato la necessità di distinguere meglio sponsorizzazione e donazione e di introdurre presidi contro eventuali abusi; dall’altro la necessità di affrontare in maniera più seria e organica il tema dell’intervento del privato nelle opere pubbliche. Anche noi ci asterremo sul voto finale di questo progetto di legge. Lo faremo sia per le perplessità che abbiamo evidenziato durante l’esame dell’articolato sia perché intendiamo riportare il testo all’interno dei nostri gruppi di lavoro. In particolare, l’estensione all’intero patrimonio immobiliare dello Stato rappresenta una modifica così significativa da richiedere un approfondimento interno. Per questo esprimeremo un voto di astensione. Ci tengo però a ribadire che apprezziamo l’atteggiamento tenuto dal Segretario in Commissione. Devo dire che, se non fosse intervenuta la modifica dell’articolo 7, il nostro atteggiamento nei confronti della legge, soprattutto rispetto al Titolo II, sarebbe stato molto più nettamente contrario. L’atteggiamento costruttivo che abbiamo riscontrato durante i lavori ha contribuito invece a orientare la nostra posizione verso l’astensione. Una volta riportati gli esiti della discussione nei nostri gruppi, non escludiamo nemmeno di riconsiderare la posizione del movimento in seconda lettura. Oggi, comunque, il nostro voto è di astensione. 

 Il progetto di legge viene messo in votazione e approvato con 9 favorevoli e 3 astenuti.

Relatore di maggioranza: Paolo Crescentini (PSD)

Relatore di minoranza: Matteo Casali (RF)

Comma 1 – Comunicazioni

Miriam Farinelli (RF): Comincio io questo comma comunicazioni. Prendo spunto dal Piano Sanitario 2024-2026 per affrontare il tema degli screening, perché rappresentano uno degli strumenti più efficaci della politica sanitaria moderna per la tutela della salute pubblica. Con il termine screening si indica l’insieme di esami, test e procedure effettuati su persone apparentemente sane con l’obiettivo di individuare precocemente una malattia o una condizione di rischio prima della comparsa dei sintomi. La prevenzione secondaria, di cui gli screening costituiscono il principale strumento operativo, consente di intervenire tempestivamente, migliorando le possibilità di cura, riducendo la mortalità e contenendo i costi sanitari. Uno dei settori in cui gli screening hanno prodotto i risultati più significativi è quello oncologico. I programmi organizzati per la diagnosi precoce del tumore della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto hanno dimostrato di ridurre in maniera significativa la mortalità associata a queste patologie. Dal punto di vista economico, gli screening costituiscono un investimento per il sistema sanitario. Sebbene l’organizzazione di questi programmi richieda risorse finanziarie, personale qualificato e strutture adeguate, numerosi studi dimostrano che la diagnosi precoce riduce la spesa sanitaria complessiva. Curare una malattia in fase avanzata comporta costi molto più elevati rispetto a un intervento tempestivo, senza contare le conseguenze sociali della malattia, la riduzione della presenza al lavoro e il carico assistenziale sulle famiglie. Gli screening rappresentano quindi un pilastro irrinunciabile di qualsiasi politica sanitaria moderna orientata alla prevenzione e alla sostenibilità nel lungo periodo. Essi contribuiscono a ridurre la mortalità, a migliorare la qualità della vita e a garantire una migliore gestione delle risorse sanitarie. La loro capacità di ridurre la mortalità, migliorare la qualità della vita e contenere i costi delle cure nelle fasi avanzate della malattia è ampiamente documentata. In un momento in cui i sistemi sanitari di tutto il mondo sono sottoposti a crescenti pressioni demografiche, epidemiologiche e finanziarie, rafforzare i programmi di screening significa scegliere di investire nella salute della popolazione. Detto questo, mi trovo a leggere nei giorni scorsi un articolo nato da una lettera di una paziente oncologica nel quale si ventila la riduzione dello screening per il tumore della mammella da una cadenza annuale a una biennale, quando lo studio e l’analisi dei nostri dati e dei nostri risultati dimostrano l’efficacia del modello attuale. Parlo dei nostri dati, non di quelli italiani o di altri Paesi. Parlo dei dati delle nostre donne. Gli screening per la diagnosi precoce hanno l’obiettivo di identificare la malattia in una fase iniziale, quando è più facile da curare. La loro efficacia si misura nella capacità di ridurre la mortalità della popolazione e non semplicemente nel numero delle diagnosi effettuate. Una diagnosi anticipata deve infatti permettere di salvare più vite umane e modificare il naturale decorso della malattia. Il modello attualmente in uso nel nostro Paese non è uno screening mammografico standard, ma un percorso senologico integrato e di alta specializzazione. Le percentuali di adesione sono stabilmente superiori alla media italiana e notevolmente più elevate rispetto agli standard europei. La riduzione della frequenza dello screening rischierebbe di compromettere un modello organizzativo che ha dimostrato la propria efficacia nel tempo. Cambiare oggi significa assumersi direttamente, di fronte a tutti, la responsabilità della salute delle donne e ritengo che soltanto il buon senso e la forza della nuova Segreteria di Stato possano essere in grado di porre un argine a quella che considero una deriva. 

Emanuele Santi (Rete): Devo dire che non solo condivido, ma sottoscrivo ogni singola parola pronunciata in questo momento dalla collega e dottoressa Miriam Farinelli rispetto agli screening e all’importanza della diagnosi precoce per individuare malattie che, se prese in tempo, possono essere curate. Io invece rimango allibito e stupefatto perché, se da una parte anche noi abbiamo appreso della lettera nella quale si ipotizza di portare lo screening per il tumore della mammella da una frequenza annuale a una biennale, stiamo parlando di uno dei tumori più frequenti e più aggressivi. Portare questa prevenzione da un controllo ogni anno a un controllo ogni due anni è vergognoso. Ma vi dico di più: è vergognoso che il Comitato Esecutivo dell’ISS abbia dato obiettivi finalizzati a ridurre del 25% le mammografie. Noi siamo venuti a sapere che sono stati assegnati alla Radiologia obiettivi che prevedono una riduzione del 25% delle mammografie. Questo è vergognoso. Colleghi della maggioranza, intervenite. È una cosa vergognosa. Questo Comitato Esecutivo lo avete voluto voi, quindi oggi ve ne dovete assumere la responsabilità e dovete fare qualcosa. Non si può risparmiare sulla prevenzione. Non è quello il centro di costo sul quale andare a cercare risparmi. Sono indignato, per non dire furibondo, perché se c’è un ambito sul quale tutti dovremmo essere d’accordo è proprio quello della diagnosi precoce delle malattie. Invece qui si vuole risparmiare proprio sulla diagnosi precoce, assegnando obiettivi di riduzione. Questa è la cosa vergognosa. Avete dato a un medico l’obiettivo di ridurre le mammografie del 25%. È scandaloso. Vi guardo tutti, vi guardo. Ci sono anche colleghi della maggioranza che lavorano all’ospedale e dovrebbero indignarsi. Se siete indignati, allora dovete prendere il Comitato Esecutivo e dirgli chiaramente quello che va detto, perché se c’è un settore sul quale non si possono tagliare i costi è la prevenzione dei tumori. Per questo chiedo che venga audito il Comitato Esecutivo. A luglio si insedierà il nuovo Segretario di Stato alla Sanità e noi vogliamo il Comitato Esecutivo qui, perché non più tardi di tre o quattro mesi fa sono venuti in Commissione a raccontarci cose completamente diverse. Non prendeteci in giro. Avete sostenuto che il precedente Comitato Esecutivo non andava bene, lo avete sostituito e avete nominato questo. Adesso dovete assumervene la responsabilità. Li vogliamo qui, vogliamo guardarli negli occhi, perché non si può andare avanti così. E poi vi dico un’altra cosa. Mi è stato riferito che una clinica privata avrebbe acquistato una mammografia uguale a quella presente in ospedale e che avrebbe già anche il personale pronto per lavorare. Se fosse vero, significherebbe che si sta creando un disservizio nel pubblico per spostare poi l’attività nel privato. Verificatelo. Voi avete tutti gli strumenti per farlo. Se andiamo verso una situazione in cui invece di potenziare la sanità pubblica si costruiscono servizi nel privato a discapito del pubblico, allora questo non è accettabile. Se questa è la rivoluzione che volete fare all’ISS, noi ci troverete contro. Non si può fare una cosa del genere. Informatevi, perché se queste notizie arrivano a noi arriveranno sicuramente anche a voi. C’è o non c’è una clinica che ha acquistato uno strumento di questo tipo per effettuare mammografie e che dispone già del personale necessario? Perché se c’è un piano per svuotare il pubblico e favorire il privato, questa cosa non va bene. Altro che rivoluzione dell’ISS e cure di prossimità. Non raccontiamoci favole in quest’aula. Vogliamo che il Comitato Esecutivo venga qui a dirci cosa intende fare dell’ospedale, non vogliamo slogan. È vergognoso e scandaloso quello che sta accadendo all’ospedale. Per non parlare della fuga dei medici. Da tre anni continuano ad andarsene professionisti, le liste di attesa continuano ad allungarsi. Se questa è una strategia per svuotare il pubblico e spingere i cittadini verso il privato, allora abbiate il coraggio di dirlo chiaramente. Volete fare un ospedale solo privato? Ditecelo. Almeno non ci prendiamo in giro. Se questa è la linea che la maggioranza intende portare avanti, vi state muovendo esattamente in quella direzione. Avete dato l’obiettivo di ridurre del 25% le mammografie e qualcuno verrà premiato se riuscirà a farlo. Vi rendete conto di cosa significa? Vi rendete conto di quello che sta succedendo? Io sono completamente indignato e chiedo, presidente, che venga convocata una seduta della Commissione Sanità nel mese di luglio. Naturalmente compatibilmente con le esigenze e con il periodo estivo, ma prima del prossimo Consiglio dobbiamo individuare una data. Vogliamo il Comitato Esecutivo e vogliamo anche il nuovo Segretario di Stato alla Sanità, perché vogliamo capire quali sono gli obiettivi che intende perseguire. Non servono proclami. È inutile parlare di rivoluzione dell’ISS se poi da una parte si dice di voler difendere il pubblico e dall’altra si creano tutte le condizioni per spostare i servizi nel privato. Questo è quello che sta succedendo. Sulla questione delle mammografie siete stati scandalosi e, se ne eravate a conoscenza, avreste dovuto opporvi. I risparmi si possono cercare altrove, dove esistono sprechi veri, non sulla prevenzione. Per questo, presidente, le chiedo che la Commissione assuma una decisione in merito. Non abbiamo avuto il tempo di presentare un ordine del giorno, ma credo che oggi questa Commissione debba esprimersi. Aspettiamo l’insediamento del nuovo Segretario e poi vogliamo il Comitato Esecutivo qui a spiegare quali sono gli obiettivi che intende perseguire. Altro che storie 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Allora, vorrei tranquillizzare i commissari che mi hanno preceduto. Faccio presente che purtroppo anch’io sono una paziente oncologica e lo dico pubblicamente, quindi potete immaginare quale possa essere il mio stato d’animo e quale sia il mio pensiero riguardo alla prevenzione in questo settore. Su questi temi non si possono raccontare cavolate e non si possono fare cavolate. Sappiamo che questo è un momento di transizione e che si deve insediare il nuovo Segretario di Stato, il quale sicuramente metterà in atto tutto ciò che dovrà essere fatto a tutela della salute dei cittadini. Nessuno ha l’intendimento di penalizzare la sanità pubblica per favorire quella privata. Non ci passa neanche per la mente. Mi permetto di ricordarlo anche perché, insieme alla collega Mariella Mularoni, quando è stato predisposto il Piano sanitario e sociosanitario, è stato fortemente voluto il rafforzamento di questi aspetti, proprio anche alla luce delle esperienze personali che abbiamo vissuto. Non si può assolutamente prescindere da questo. Nel Piano sanitario e sociosanitario, che ho qui davanti, a pagina 44 si parla del potenziamento dei sistemi di prevenzione e promozione della salute e questo è stato fortemente voluto, mi permetto di dire, proprio da Mariella Mularoni. A pagina 45 si parla espressamente di prevenzione primaria, che è al centro della salute pubblica sia per il suo valore sia perché, come ricordava giustamente la collega Farinelli, è fondamentale. Mi permetto di precisare che gli screening fanno parte della prevenzione primaria, perché si interviene quando la malattia ancora non c’è, proprio per cercare di prevenirla o comunque per intervenire in tempo e impedire che si sviluppi. In questo rientrano naturalmente anche gli stili di vita e tutti gli altri strumenti di prevenzione. Alla luce del Piano sanitario e sociosanitario, che è tuttora in vigore e lo sarà fino al 2026, quando dovrà essere predisposto il successivo, il tema della prevenzione primaria è al centro delle politiche sanitarie e deve continuare a rimanerci. Io non so, collega Santi, cosa ci sia di vero o meno nella vicenda della clinica privata che lei ha richiamato. Personalmente posso dire che l’attenzione su questa tematica è molto alta. Non dovrebbe nemmeno sfiorare il pensiero di nessuno l’idea di ridurre la prevenzione. Per quanto riguarda gli obiettivi assegnati, non conosco la lettera di cui si è parlato e non l’ho letta, quindi non posso entrare nel merito. Però, anche quando si parla di eliminare gli sprechi, è evidente che eventuali obiettivi devono essere indirizzati verso i settori dove esistono realmente sprechi e non certo verso ambiti essenziali come quello della prevenzione. Mi sembra inoltre che il comunicato emesso dall’ISS in seguito a questa polemica sia stato abbastanza chiarificatore. È ovvio che di fronte a notizie di questo genere l’indignazione venga spontanea, ma credo che quel comunicato abbia fornito rassicurazioni e che si provvederà affinché non venga tolto nulla di ciò che è utile per la tutela della salute. Perché, come ho già ricordato altre volte citando Schopenhauer, senza salute tutto è niente. Lo dico proprio per tranquillizzare tutti: non esiste alcun intendimento di allontanare la sanità dai cittadini o di indebolirla. Lo sento anche come un dovere nei confronti dell’amica Mariella Mularoni, che ha fortemente voluto queste impostazioni, ma soprattutto come un dovere verso i cittadini, perché tutelare la salute è un dovere e la sanità è pubblica. 

Francesca Civerchia (PDCS): Riprendendo quanto già detto dalla collega Selva, la Democrazia Cristiana ha espresso più volte l’importanza della prevenzione e ne ha fatto uno dei cardini del Piano sanitario e sociosanitario, all’interno del quale vi è una descrizione molto ampia delle attività che devono essere sviluppate all’interno dell’ISS proprio nel settore della prevenzione. La prevenzione, come sappiamo tutti molto bene e come dovrebbe sapere in primo luogo la politica, è la parte più importante anche perché è quella che permette di risparmiare. Quando si parla di contenimento dei costi, la prima cosa da fare è investire nella prevenzione e mettere in campo tutte le attività necessarie affinché gli screening siano potenziati e certamente non depotenziati. Gli obiettivi di budget assegnati ai vari reparti e alle varie unità operative dell’ospedale vengono indicati dal Comitato Esecutivo. Lo stesso Comitato Esecutivo ha però rilasciato una dichiarazione molto chiara, affermando che gli screening non saranno ridotti in alcun modo e, in particolare, che non sarà ridotto lo screening relativo al tumore della mammella. Purtroppo sappiamo tutti che il tumore al seno è una delle patologie oncologiche più frequenti nelle donne, anche in età relativamente giovane. Personalmente ritengo addirittura che si dovrebbe valutare un ampliamento dell’attività di screening, abbassando ulteriormente l’età di accesso ai controlli per rendere ancora più capillare l’attività preventiva sulle giovani donne e contrastare in modo più efficace questa patologia. Per questo ribadisco l’attenzione che la Democrazia Cristiana ha sempre avuto sul tema degli screening. Per quanto riguarda invece il ruolo dell’Esecutivo e della Segreteria di Stato, spetterà naturalmente al Segretario di Stato verificare che gli indirizzi contenuti nel Piano sanitario e sociosanitario vengano effettivamente rispettati. Sono certo che il Segretario di Stato Gatti, così come il futuro Segretario che subentrerà a Mariella Mularoni, svolgerà tutte le verifiche necessarie. Per quanto riguarda poi il tema richiamato dal commissario Santi relativo a una possibile privatizzazione della sanità, non credo assolutamente che questa maggioranza e, ancor meno, la Democrazia Cristiana, che detiene la delega alla sanità, vogliano andare in quella direzione. Al contrario, si sta lavorando per potenziare e migliorare il sistema sanitario pubblico. Naturalmente non possiamo nasconderci dietro un dito: esistono criticità che devono essere affrontate e migliorate. È giusto fare una valutazione onesta della situazione e intervenire dove necessario. Tuttavia la prevenzione rappresenta un punto fermo che non deve essere messo in discussione. Per questo motivo ritengo che il Comitato Esecutivo, che peraltro ha già rilasciato una dichiarazione pubblica, potrà certamente fornire ulteriori chiarimenti e rassicurazioni rispetto alle perplessità emerse. 

Guerrino Zanotti (Libera): Credo sia doveroso intervenire in comma comunicazioni sull’argomento che è stato sollevato. Devo essere sincero: anch’io mi sento indignato rispetto a ciò che potrebbe accadere, che ancora non è accaduto, ma che potrebbe accadere, e soprattutto rispetto alle motivazioni che in questo momento sembrano essere alla base di eventuali decisioni che potrebbero essere assunte. Parliamo della prevenzione che, come hanno ricordato anche i colleghi che mi hanno preceduto, è un elemento imprescindibile ed è stata posta come pilastro fondamentale delle politiche sanitarie. Lo troviamo nelle linee di politica sanitaria, è uno dei primi punti del Piano sanitario e sociosanitario ed è un argomento centrale. Su questo credo che tutta la maggioranza, ma direi tutto il Paese e tutte le forze politiche, si siano sempre espresse con chiarezza, riconoscendo il valore fondante della sanità pubblica, universale e gratuita e della prevenzione come suo elemento essenziale. La prevenzione è il primo intervento che si mette in campo per tutelare la salute prima ancora che si manifesti la malattia e credo sia anche la prima forma di risparmio. Se vogliamo dirla tutta, quando si arriva alla malattia conclamata è evidente che i costi aumentano. Quindi risparmiare sulla prevenzione non significa risparmiare nella gestione della sanità pubblica. La cosa che mi infastidisce è soprattutto il modo in cui questo argomento è stato introdotto. Possiamo anche convenire sul fatto che esistano molti sistemi sanitari europei ai quali si guarda per efficienza ed efficacia e che in alcuni di questi sistemi lo screening mammografico venga effettuato con cadenza biennale. Tuttavia questo non può essere assunto automaticamente come modello per la Repubblica di San Marino, dove già oggi lo screening viene effettuato annualmente e grazie al quale otteniamo risultati molto positivi in termini di prevenzione. Lo sappiamo tutti: se un tumore della mammella viene individuato al primo stadio si interviene rapidamente e molto spesso il problema viene risolto. Se invece viene individuato al secondo, terzo o quarto stadio sappiamo bene quanto diventi invasivo, quali trattamenti farmacologici richieda e quali percorsi dolorosi comporti per la donna e per la sua famiglia. Se oggi fossimo arrivati a questa discussione dopo un percorso basato fin dall’inizio su dati medico-scientifici, allora probabilmente ne staremmo parlando in termini diversi. Dopo la pubblicazione della lettera e della notizia relativa alla richiesta di riduzione del 5% degli screening mammografici, il Comitato Esecutivo ha dichiarato che verranno effettuati approfondimenti sui dati epidemiologici e sugli altri elementi necessari per arrivare a una valutazione. Bene. Se tutto questo fosse stato impostato fin dall’inizio su basi medico-scientifiche probabilmente il dibattito sarebbe stato differente. Quello che non possiamo fare è ridurre la sanità pubblica a un mero calcolo economico. È vero che la gestione dell’Istituto per la Sicurezza Sociale richiede anche capacità manageriali e una corretta amministrazione delle risorse, ma quando si parla di sanità in senso stretto bisogna distinguere. Se esistono sprechi, questi vanno individuati e corretti per rendere più efficiente il sistema e migliorare l’utilizzo delle risorse che lo Stato destina alla sanità. Tuttavia questo non può diventare un argomento per rivedere standard che il nostro Paese conosce, apprezza e considera qualificanti. E lo abbiamo visto chiaramente dalle reazioni delle donne che sono intervenute su questo tema. La prevenzione non può diventare terreno di risparmio. È il principale strumento per generare risparmi futuri. Pensare di ridurre la spesa diminuendo la prevenzione o semplicemente diradando gli interventi di screening è, a nostro avviso, la strada meno corretta. Lo evidenziamo con forza e auspichiamo di poter approfondire ulteriormente questo tema in futuro, magari insieme al Comitato Esecutivo e alla luce di evidenze medico-scientifiche che oggi, però, non erano state poste alla base di quel provvedimento che, va detto con chiarezza, non è ancora stato attuato. 

Segretario di Stato Marco Gatti: Intervengo perché si sta sviluppando un dibattito sul quale, sinceramente, non ho ben compreso quale sia il documento di riferimento. A me non risulta che il Comitato Esecutivo abbia assunto alcuna decisione operativa in merito. Quello che è accaduto è che, nell’ambito del confronto sviluppatosi all’interno del Comitato Esecutivo e successivamente anche con la Segreteria di Stato, si è discusso dei possibili rischi legati a determinate procedure, compreso questo specifico screening. È noto che tra le cause che possono contribuire allo sviluppo di un tumore vi sono fattori genetici, fattori virali, fattori chimici e anche l’esposizione alle radiazioni. Le mammografie comportano inevitabilmente un’esposizione a radiazioni e, su base scientifica, è stato evidenziato che in alcuni Paesi si sta andando verso una riduzione della frequenza di questo tipo di esami. Nel confronto che abbiamo avuto è stato detto chiaramente che noi oggi disponiamo di uno screening che produce risultati soddisfacenti. Questo screening presenta aspetti positivi e aspetti negativi. Tra questi ultimi vi è certamente l’esposizione alle radiazioni. Tuttavia è stato altrettanto chiaramente affermato che prima di modificare l’attuale sistema è necessario individuare un’alternativa in grado di garantire gli stessi risultati. Oggi la tecnologia sta avanzando rapidamente e ci si è chiesti se sia possibile sostituire o affiancare l’attuale sistema con strumenti che consentano di ottenere gli stessi risultati riducendo al contempo gli aspetti negativi legati all’esposizione alle radiazioni. Questa è la richiesta che è stata formulata. Quando verrà presentato un modello alternativo, quando verrà studiato, analizzato e valutato e quando si riterrà che possa rappresentare un’alternativa valida, allora si potrà eventualmente discutere di un cambiamento. Ad oggi non è stata presa alcuna decisione. I risultati ottenuti dallo screening attuale sono stati soddisfacenti e nessuno intende metterli in discussione. Ciò non significa però che non si debba continuare a studiare e a migliorare. Se fosse possibile mantenere gli stessi risultati riducendo l’esposizione alle radiazioni, sarebbe certamente un elemento positivo. Per questo motivo, dal punto di vista della Segreteria di Stato, è stato chiesto al Comitato Esecutivo di lavorare per studiare e valutare procedure alternative che possano affiancare o eventualmente sostituire quella attuale, garantendo però identici risultati sul piano della prevenzione. Ad oggi non esiste alcuna decisione assunta né alcuna scelta operativa già definita. Si tratta di un lavoro di approfondimento che è stato richiesto. Solo quando il Comitato Esecutivo presenterà un’eventuale proposta alternativa e soltanto se quella proposta sarà ritenuta valida, si potrà ragionare su eventuali modifiche. Oggi stiamo parlando di qualcosa che non è andato oltre una fase di valutazione. Il fatto che in altri Paesi siano state adottate procedure differenti non rappresenta, dal punto di vista della Segreteria di Stato, una ragione sufficiente per modificare automaticamente il nostro sistema di screening. Il nostro obiettivo rimane quello di garantire i risultati ottenuti fino ad oggi e, se possibile, migliorarli ulteriormente. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): La ringrazio, Segretario, per alcune precisazioni, anche se questo però non mi conforta completamente. Sono uscite delle notizie sulla stampa che hanno colpito moltissimi cittadini, fra cui anche alcuni consiglieri, perché siamo prima di tutto cittadini e poi consiglieri. Prima che intervengano privati, prima che arrivino risposte da parte del Comitato Esecutivo o da altri soggetti, serve molta cautela e molta chiarezza, perché quando si parla di salute le persone si spaventano. Soprattutto quando si tocca un tema come la prevenzione del tumore alla mammella, che è diventata una consuetudine per moltissime donne del nostro territorio. Già in passato era stata modificata l’età di accesso allo screening, spostandola dai 35 ai 40 anni, e anche allora si era creata una certa tensione. Sentire oggi una notizia di questo tipo, a pochi mesi dalla decisione, che considero molto lungimirante, di anticipare lo screening per il tumore alla prostata dai 50 ai 45 anni, può lasciare le persone perplesse, dubbiose e disorientate. Mi dispiace sentire dal commissario Santi l’espressione “svegliatevi”, perché noi non dormiamo. Magari non abbiamo fatto rumore, magari non siamo andati sui giornali, ma all’interno dei nostri gruppi consiliari ci siamo interrogati, abbiamo affrontato subito il tema e lo abbiamo evidenziato immediatamente. Non essere andati sulla stampa non significa essere silenziosi o condiscendenti. Questo mi dispiace, perché non è così. Mi fa piacere che la questione venga affrontata da tutti, perché ognuno di noi si è mosso. Purtroppo, se si frequenta l’ospedale, ci si rende conto che in moltissime famiglie c’è sempre qualcuno che si trova ad affrontare problemi di questo tipo. Per questo la prevenzione rappresenta un valore assoluto. Non importa cosa fanno gli altri Paesi. In questo il Segretario ha fatto bene a sottolinearlo. Noi non dobbiamo inseguire altri sistemi che magari, per ragioni economiche, non riescono a garantire certi standard. Per una questione di pari opportunità, tutte le donne devono avere lo stesso trattamento. Magari altrove si tratta di popolazioni molto più numerose e con maggiori difficoltà di bilancio. Noi invece le risorse dobbiamo trovarle. Se poi la tecnologia evolve e ci mette a disposizione strumenti meno invasivi che consentono di ottenere gli stessi risultati, ben venga. Però deve rimanere chiaro, qualunque sia il Comitato Esecutivo e qualunque sia il Segretario di Stato, che la prevenzione rappresenta per noi uno dei valori principali, insieme all’istruzione dei nostri ragazzi. Su questo mi impegnerò con tutte le mie forze e con tutte le mie energie. Purtroppo dobbiamo anche prendere atto che la comunicazione, ancora una volta, può creare terrorismo, alimentare paure, generare malessere e diffidenza nelle persone. Per questo serve grande attenzione a ciò che viene detto. E se qualcosa è sbagliato o non corrisponde alla realtà, deve essere corretto con fermezza e riportato nella giusta dimensione. I nostri medici e il personale della Radiologia hanno un’esperienza straordinaria. Non si sono mai stancati di accompagnare le persone nei percorsi di controllo e di verifica. Sono interlocutori di grande valore e, insieme alla scienza che continua a evolversi e a migliorare gli strumenti a disposizione, rappresentano un punto di riferimento fondamentale. 

Giulia Muratori (Libera): Mi associo alle considerazioni finali fatte dalla collega Chiaruzzi. Anche a me dispiace sentire dire “dormite”, perché condivido quanto è stato detto: noi non dormiamo. Magari non abbiamo fatto rumore sui giornali o alimentato allarmismi attorno a una questione delicata come quella delle mammografie, ma questo non significa che non siamo sensibili al tema. Anzi, essendo anche donne, credo che la sensibilità su questi argomenti sia particolarmente forte. Non esiste, come ha spiegato il Segretario, una deliberazione del Comitato Esecutivo che abbia assunto decisioni in tal senso. Sono state fornite spiegazioni dal Direttore Sanitario e si stanno svolgendo approfondimenti tecnici basati su evidenze scientifiche e sul confronto con altri Paesi. Le parole del Segretario, a mio avviso, sono rassicuranti, perché ci dicono che non ci limiteremo a copiare ciò che fanno gli altri, ma che terremo conto della nostra realtà. Siamo uno Stato con una popolazione più contenuta rispetto ad altri Paesi e questo ci consente di organizzare la prevenzione in maniera più capillare e di essere, semmai, un esempio per altri. Proprio grazie ai nostri numeri possiamo puntare a una prevenzione diffusa e molto estesa. Per questo è importante rassicurare la cittadinanza e chiarire che questa maggioranza ha lavorato molto sul tema della prevenzione. Abbiamo approvato un Piano sanitario e sociosanitario che pone una forte attenzione proprio a questi aspetti e che fra l’altro è prossimo alla scadenza, per cui a breve saremo chiamati a predisporne uno nuovo. La prevenzione va rafforzata e, in questo ambito, rientrano certamente i programmi di screening. Ma rientra anche tutto ciò che riguarda la medicina di base, che rappresenta il primo contatto tra il cittadino e il sistema sanitario. È proprio la medicina di base che può fare la differenza, perché oltre agli screening è fondamentale investire sull’educazione sanitaria della popolazione, sulla sensibilizzazione e su pratiche come l’autopalpazione. Lavorando in questa direzione si può davvero aiutare la cittadinanza ad acquisire maggiore consapevolezza e a prevenire le malattie. Di recente, in Commissione, abbiamo approvato anche un importante ordine del giorno della maggioranza che ribadisce la necessità di investire sulla prevenzione e di rafforzare la medicina territoriale, andando nella direzione delle Case della Comunità. In questo senso possiamo guardare anche alle realtà vicine, come l’Emilia-Romagna, che ha sviluppato molto questi modelli riducendo il ricorso all’ospedalizzazione e lavorando sempre più sulla prevenzione. Non credo che dietro queste riflessioni vi sia una logica di risparmio economico. Almeno, questo è ciò che emerge dalle parole del Segretario. Piuttosto, si è cercato di capire se esistano aspetti negativi e come eventualmente ridurli. È giusto valutare tutto, compresi gli effetti di una esposizione eccessiva agli esami diagnostici, cercando un equilibrio. Lo stesso vale per il tema delle liste d’attesa, rispetto al quale è stata avanzata l’accusa di voler privatizzare il sistema. Libera si associa alla posizione della maggioranza: non esiste alcuna volontà di privatizzare. Abbiamo a cuore la gratuità e l’universalità del sistema sanitario, che sono i principi fondanti dell’ISS. Sulle liste d’attesa si sta lavorando attraverso le prestazioni aggiuntive per cercare di ottenere risultati immediati. Non esiste una bacchetta magica e il problema delle liste d’attesa non riguarda soltanto San Marino. Lo vediamo ovunque. Per questo bisogna mettere in campo le soluzioni migliori per ridurle. Una risposta sta arrivando proprio grazie alle prestazioni aggiuntive, ma si sta lavorando anche sulla medicina di base e sull’appropriatezza delle prescrizioni, perché il primo filtro dell’intero sistema sanitario è proprio il medico di base. Voglio aggiungere anche una riflessione sui costi. È evidente che la spesa sanitaria sta crescendo e non soltanto a San Marino. Lo vediamo anche in Emilia-Romagna, che ha stanziato ulteriori risorse per la sanità pubblica. È un fenomeno destinato a crescere. Per questo si stanno valutando possibili soluzioni. Una di queste riguarda l’ipotesi di entrare nella rete della centrale acquisti dell’Emilia-Romagna. Se si riuscisse a raggiungere questo obiettivo, si potrebbero ridurre in modo significativo alcuni costi di approvvigionamento. Infine, condivido pienamente la richiesta di audire il Comitato Esecutivo. Considerato anche il cambio alla guida della Segreteria di Stato per la Sanità, credo sia utile e opportuno convocarlo. Da parte nostra c’è piena disponibilità e pieno favore. 

Matteo Casali (RF): Anch’io prendo spunto dalla notizia di stampa di cui tutti hanno discusso e, in particolare, dalla risposta che il Comitato Esecutivo ha fornito attraverso gli organi di informazione. Già questo pone una prima questione: qual è il documento di riferimento? Perché non stiamo parlando di un elemento secondario. La risposta è stata firmata dal direttore sanitario, dottor Bertolini, ma faccio fatica a pensare che una questione di questa portata sia stata affrontata in modo estemporaneo dal solo direttore sanitario. Evidentemente Bertolini parlava a nome dell’intero Comitato Esecutivo. Ricordiamo che il cambio del precedente Comitato Esecutivo è stato uno dei principali cavalli di battaglia di alcune forze politiche che oggi siedono al Governo. Su questo tema si è costruita una parte significativa della campagna elettorale e dell’intera impostazione politica della scorsa legislatura. Poi sono successe molte cose: il nuovo Governo, il nuovo assetto di maggioranza, l’atto organizzativo provvisorio che poi tanto provvisorio non è stato, il fatto di aver messo il carro davanti ai buoi approvando prima l’assetto organizzativo e solo dopo il Piano sanitario e gli indirizzi politici, quando secondo noi sarebbe dovuto avvenire esattamente il contrario. In quel Piano sanitario, che a nostro avviso contiene molti auspici e pochi indirizzi concreti, si parla ampiamente di prevenzione. Abbiamo poi assistito all’aumento della spesa sanitaria: dagli 82 milioni del 2022 agli 87 milioni, fino ai 97 milioni confermati nel previsionale 2026, con una richiesta che circola già sottotraccia di ulteriori 10 milioni per arrivare a quota 107. Io mi chiedo: questi soldi servono davvero oppure no? Perché delle due l’una: o sono stati chiesti senza una reale necessità oppure sono indispensabili. Anche questo sarà un tema che andrà chiarito.  Il nuovo Comitato Esecutivo, una volta insediato, ha adottato una serie di provvedimenti che noi abbiamo contestato. La prima scelta è stata un taglio lineare del 15% sui contratti di consulenza dei medici. Il primo intervento è stato quello di ridurre le risorse destinate a professionisti che coprono specialità non presenti stabilmente all’interno dell’ospedale. Poi abbiamo visto l’introduzione delle schede di valutazione del personale sanitario, una misura presentata come innovativa e mediata dalla Pubblica Amministrazione. Speriamo che produca risultati positivi. Abbiamo visto poi il tema dell’esternalizzazione di alcuni servizi. Tutto questo è frutto dell’azione del nuovo Comitato Esecutivo. All’inizio si poteva anche dire che fosse in una fase di assestamento, ma oggi non siamo più in una fase transitoria. A un anno dal superamento del modello precedente, io sinceramente non vedo questa grande rivoluzione copernicana che era stata annunciata.  Poi arriva la notizia di oggi. Secondo quanto emerso, il Comitato Esecutivo avrebbe assegnato come obiettivo di budget all’UOC di Radiologia la riduzione dei costi attraverso il passaggio dello screening mammografico da annuale a biennale. A questa impostazione i professionisti della Radiologia, che tra l’altro vedono parte della loro retribuzione collegata proprio agli obiettivi di budget, si sarebbero opposti portando dati e argomentazioni tecniche. La prima domanda che mi pongo è molto semplice: se quei professionisti non si fossero opposti, oggi quel cambiamento sarebbe già stato introdotto? Probabilmente sì. E questo ci riporta a una discussione che abbiamo fatto più volte in questa Commissione quando si diceva che alcuni principi andrebbero fissati per legge. Qualcuno rispondeva che non serviva perché tanto certe cose vengono già fatte correttamente dai dirigenti e dai professionisti. Ecco, se non ci fosse stata la lungimiranza di quei professionisti probabilmente ci saremmo accorti solo tra qualche mese che qualcosa era cambiato.  Ancora più problematica è la risposta fornita dal Comitato Esecutivo. Si parla di una decisione non ancora assunta perché, cito testualmente, è necessaria “una valutazione equilibrata tra benefici attesi, appropriatezza clinica, sicurezza, frequenza degli esami, possibili effetti indesiderati e caratteristiche della popolazione interessata”. Questa non è una risposta chiara. È una risposta fumosa. Le domande che sorgono sono inevitabili. È vero oppure no che quegli obiettivi di budget sono stati assegnati? Il Comitato Esecutivo non risponde. È vero oppure no? Se esistono documenti, perché non vengono prodotti? Perché gli obiettivi di budget non si definiscono a voce o per esercizio teorico. Ogni direzione seria li formalizza. Quindi la domanda è semplice: gli obiettivi sono stati assegnati oppure no?  Seconda questione. È vero oppure no che la relazione dei medici radiologi è stata redatta proprio in risposta a questi obiettivi? Oppure dobbiamo credere che prima si stiano facendo gli approfondimenti tecnici e soltanto dopo si deciderà se assegnare un obiettivo? Perché, da quello che emerge, la relazione sembrerebbe essere arrivata come risposta a una richiesta già formulata. Se così fosse, il percorso corretto sarebbe stato invertito: prima la decisione e poi l’analisi tecnica.  Terzo punto. Se davvero la politica aveva fissato indirizzi così chiari sulla prevenzione, era oppure no a conoscenza di questa vicenda? Perché delle due l’una: o la politica sapeva e allora oggi dice una cosa e ne fa un’altra, oppure il Comitato Esecutivo ha agito in contrasto con gli indirizzi ricevuti. Non vedo una terza possibilità.  C’è poi un aspetto ancora più inquietante. Qualcuno ha parlato di non fare terrorismo, ma quando si legge che occorre valutare sicurezza ed effetti indesiderati, mentre fino a oggi abbiamo effettuato screening annuali, il messaggio che passa qual è? Che fino a oggi abbiamo sottoposto inutilmente le donne a un rischio? Oppure che si sta creando un allarme che non esiste? Perché delle due l’una. Le donne potrebbero legittimamente chiedersi se fino a oggi siano state esposte a un rischio evitabile. Questo è il problema. Altro che evitare il terrorismo. Qui la prima cosa che dovrebbe emergere è un messaggio di serenità e sicurezza. Le donne devono sapere che possono continuare ad aderire agli screening con assoluta tranquillità. Io temo invece che si possa generare una pericolosa disaffezione verso questi percorsi. Se qualcuno lascia intendere che esistano rischi importanti legati agli esami diagnostici, il risultato potrebbe essere che alcune persone rinuncino a fare prevenzione. E questo sarebbe gravissimo.  Per questo motivo il Comitato Esecutivo dovrà fornire risposte molto chiare e assumersi eventualmente le proprie responsabilità. Dovrà spiegare se questi obiettivi sono stati realmente assegnati, dovrà produrre gli atti e chiarire in quale sequenza si sono svolti i fatti. E dovrà anche essere chiarito quale fosse il ruolo della politica: era informata oppure no? Concludevo con una riflessione che lascio a chi vorrà ascoltarla. La sanità di Bevere era una sanità nella quale qualcuno diceva di non riconoscersi. Oggi io mi chiedo se davvero qualcuno si riconosca pienamente in questa.

Andrea Ugolini (PDCS): Anch’io intervengo sul tema che ha occupato gran parte di questo comma comunicazioni. Non ripeterò quanto è già stato detto dai colleghi, ma vorrei sottolineare alcuni aspetti. La politica, attraverso il Piano sanitario e sociosanitario, ha dato indirizzi molto chiari a chi ha la responsabilità di gestire la sanità sammarinese, indicando come primo e fondamentale pilastro proprio la prevenzione. E la prevenzione parte ancora prima degli screening, attraverso l’educazione sanitaria e la promozione di corretti stili di vita.  Per questo motivo credo che qualcosa ci sfugga. Proprio il Comitato Esecutivo e il direttore sanitario Bertolini hanno fortemente voluto lo screening sull’epatite C nella popolazione sammarinese. Lo hanno fatto perché uno dei fattori che possono contribuire allo sviluppo di tumori è la presenza di virus e, grazie all’arrivo di nuovi farmaci, oggi è possibile eliminare il virus dell’epatite C e ridurre drasticamente il rischio di sviluppare patologie più gravi. Questo rappresenta un costo immediato per la sanità, perché quei farmaci hanno un costo elevato, ma è anche un investimento. Basta evitare un singolo caso di malattia grave per ottenere un beneficio enorme per il cittadino, per la sua famiglia e per l’intera collettività.  Allo stesso modo, il Comitato Esecutivo ha avviato e sostenuto lo screening per il tumore del colon-retto. Tutto questo è riportato chiaramente anche nel comunicato diffuso dall’ISS successivamente alla polemica nata sulla questione delle mammografie. Per questo motivo non credo che si debba generare allarme nella popolazione né in un senso né nell’altro. Mi pare chiaro che il Comitato Esecutivo abbia affidato ai professionisti il compito di effettuare valutazioni basate su evidenze scientifiche e sull’esperienza maturata all’interno del nostro Paese. San Marino, per la sua dimensione e per le caratteristiche della sua popolazione, rappresenta un contesto particolarmente favorevole per studi epidemiologici e valutazioni di appropriatezza. Possiamo certamente confrontarci con altri Paesi, ma dobbiamo sempre ricordare che stiamo parlando di realtà molto diverse dalla nostra.  Dobbiamo prendere il meglio dalle esperienze altrui, ma senza rinunciare alla nostra eccellenza. Non è detto che il territorio più vicino sia necessariamente il migliore punto di riferimento per ogni specifica patologia o per ogni tecnologia. Finché avremo la possibilità di garantire ai nostri cittadini la migliore prevenzione e la migliore assistenza possibile, dovremo continuare a investire in questa direzione.  Io non ho evidenza del fatto che questi obiettivi fossero già stati formalizzati. Probabilmente era stato avviato un confronto preliminare e, come ha spiegato anche il Segretario di Stato, una riflessione su come migliorare ulteriormente gli strumenti di prevenzione. Quello che mi sembra importante ribadire è che il punto di partenza rimane sempre lo stesso: lo screening e la prevenzione sono un investimento sulla salute dei cittadini e devono continuare a rappresentare una priorità assoluta del nostro sistema sanitario. Mi fermo qui.

Segretario di Stato Marco Gatti: Allora, in un’ottica di riduzione dei costi, penso che il rafforzamento della prevenzione sia la migliore strategia possibile, perché costa molto di più curare una patologia piuttosto che prevenirla. Se si riesce ad anticipare una malattia sappiamo tutti che i costi sono inferiori. Quindi anche nell’ottica del mandato che è stato dato al Comitato Esecutivo, la direzione è proprio questa: rafforzare la prevenzione. Va però rafforzato anche il contrasto agli abusi e l’utilizzo del criterio dell’appropriatezza. Oggi molti servizi hanno difficoltà a funzionare correttamente perché, purtroppo, la gratuità in alcuni casi porta anche a un utilizzo improprio delle prestazioni. Per questo un altro degli obiettivi del Comitato Esecutivo è proprio quello di introdurre sempre di più il criterio dell’appropriatezza. Credo che se una persona, pur stando benissimo, desidera sottoporsi a esami ogni mese, possa farli anche presso l’Istituto per la Sicurezza Sociale, ma deve esserci un criterio di appropriatezza. Il sistema pubblico garantisce gratuitamente quel numero di prestazioni che consente di assicurare un’adeguata prevenzione e tutela della salute. Tutto ciò che va oltre può essere erogato ugualmente, ma diventa una prestazione aggiuntiva. Credo che questo sia un obiettivo corretto, anche per evitare che i cittadini si rivolgano necessariamente alle strutture private. Se vogliamo rafforzare l’attività del nostro ospedale, forse dobbiamo anche riportare sempre più pazienti all’interno del sistema pubblico, così da seguirli e monitorarli meglio.  L’altro aspetto riguarda il funzionamento del processo decisionale. Mi dispiace che questa vicenda sia emersa attraverso notizie di stampa. Probabilmente non è stato il Comitato Esecutivo a far uscire quelle informazioni. Non so come siano finite sui giornali, ma certamente hanno creato allarmismo. Bisogna capire come funzionano gli obiettivi di budget. Normalmente il Comitato Esecutivo, o comunque il dirigente che segue una determinata materia, discute gli obiettivi direttamente con i professionisti sanitari interessati. In quella fase si tratta di un confronto, non di un obiettivo già definito. Vengono rappresentate diverse posizioni, i professionisti espongono le proprie valutazioni e successivamente il Comitato Esecutivo assume le decisioni. A me non risulta che sia stato assegnato un obiettivo di budget in questo senso. Non so se l’argomento sia stato discusso; probabilmente sì. So però che, nell’ambito di questa riflessione, la Segreteria di Stato è stata interpellata e ci è stato chiesto un parere. La risposta che abbiamo fornito è quella che ho già illustrato. Ogni attività sanitaria comporta dei rischi. Dire che il rischio non esiste non sarebbe corretto. Anche quando si asporta un neo esiste un rischio minimo di infezione che potrebbe aggravarsi. Non a caso, quando ci sottoponiamo a una prestazione sanitaria, firmiamo sempre un consenso informato nel quale ci viene spiegato che esistono possibili complicazioni. I rischi possono essere più alti o più bassi. Il compito della scienza e degli amministratori è quello di lavorare costantemente per ridurli.  Oggi esiste un rischio di un certo tipo e il nostro dovere è cercare di abbassarlo sempre di più. Anche sulle procedure che funzionano dobbiamo continuare a interrogarci e a migliorarle, perché il progresso tecnologico e la ricerca possono mettere a disposizione strumenti nuovi che consentono di ridurre ulteriormente i rischi. Questo vale anche per lo screening mammografico. Se esistono rischi, anche minimi, legati alle radiazioni, dobbiamo lavorare per portarli il più possibile vicino allo zero, mantenendo però invariati i risultati. Noi sappiamo che il percorso di screening per il tumore al seno che oggi adottiamo sta producendo risultati importanti e quindi qualsiasi eventuale evoluzione dovrà garantire gli stessi risultati, riducendo ulteriormente i possibili rischi.  Io credo che la notizia sia finita sui giornali perché una discussione interna è stata interpretata come una decisione già assunta. A me non risulta che sia stato assegnato alcun obiettivo di budget. Naturalmente approfondirò ulteriormente la questione. Se la Commissione deciderà di audire il Comitato Esecutivo, sarà il Comitato stesso a poter fornire chiarimenti ancora più precisi. Personalmente mi sembrerebbe strano che fosse stato assegnato un obiettivo di questo tipo dopo che era stato richiesto un parere alla Segreteria di Stato e dopo che la Segreteria aveva espresso una posizione nella direzione che vi ho illustrato. Per quanto ci riguarda, la prevenzione resta uno dei punti cardine della politica sanitaria, insieme all’applicazione dei criteri di appropriatezza e all’obiettivo di far funzionare sempre meglio il nostro ospedale e l’intero sistema sanitario pubblico.