Attualità

Don Mangiarotti: “E se l’educazione sessuale e affettiva fosse questa?”

Accade in Italia, come ricorda sul suo sito il Ministero: «Consenso informato, via libera definitivo del Senato. Valditara: “Tuteliamo i bambini, ridiamo voce ai genitori. Obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia in tutti i gradi di scuola”». Conquista di civiltà, per chi è appassionato alla educazione e al ruolo della famiglia, attacco ai diritti dei minori per gli avversari. [https://www.mim.gov.it/web/guest/-/consenso-informato-via-libera-definitivo-del-senato-valditara-tuteliamo-i-bambini-ridiamo-voce-ai-genitori-obbligatoria-l-educazione-al-rispetto-alle-]

Anche in Repubblica voci discordi si sono sollevate. Ricordo però che anche in San Marino (nel 2022 e nel 2026) ben due Istanze d’Arengo hanno proposto il tema, dando ragioni per questa scelta. Mi è sempre sembrato che, in occasione dei pronunciamenti internazionali (a cui San Marino convintamente proclama di aderire) si trovino queste affermazioni (riportate dalle due Istanze) che hanno valore di impegno sottoscritto: «L’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani così recita: “[…] L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli. Il Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali al suo art. 2 così stabilisce: “Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche“.

Se, come con insistenza a volte si afferma, dobbiamo imparare da quanto accade altrove, in quella Europa di cui l’Italia fa parte, allora possiamo affermare che il diritto alla educazione sessuale e affettiva va certo riconosciuto, ma nella modalità richiamata, nel senso di non sovrapporsi né sostituire il diritto primario della famiglia (che è la radice del diritto stesso dei figli).

A questo proposito ho letto con attenzione quanto un caro amico scrive sull’argomento, chiedendosi con arguzia: «e se l’educazione sessuale e affettiva fosse questa?». Perché è evidente che questa impostazione da lui suggerita «deve» avere lo spazio riconosciuto ad ogni altra impostazione educativa, e quindi deve implicare una scelta consapevole della famiglia.

Così scrive Antonello Iapicca: «Chiedo a quanti si oppongono al consenso dei genitori per l’educazione sessuale e affettiva a scuola – in nome di una presunta identità con le altre materie e del ruolo educativo della scuola – se la penserebbero allo stesso modo nel caso che il programma prevedesse questi fondamenti:

1. La persona è unità di anima e corpo: il corpo non è materia neutra, ma parte della dignità e della vocazione della persona. 

2. La sessualità riguarda il nucleo intimo della persona e diventa pienamente umana solo come dono totale di sé. 

3. Maschio e femmina sono dati originari, non ruoli fluidi o costruzioni culturali. 

4. Separare identità personale e corpo sessuato percepito significa ferire la verità dell’uomo, che in questo non si determina da sé. 

5. Il matrimonio è l’alleanza stabile, fedele, pubblica e indissolubile tra uomo e donna. 

6. La donazione sessuale è vera solo dentro una donazione personale totale, definitiva e fedele. 

7. Fuori dal matrimonio, il gesto sessuale perde il suo contesto proprio e non esprime tutta la verità della persona. È dannoso, perché degrada la persona a corpo in balia di istinti e passioni. L’uso dell’altro per soddisfarli è fonte di violenza e mancanza di rispetto per la sua dignità. 

8. La fecondità appartiene alla natura dell’amore coniugale: l’amore degli sposi non si chiude in se stesso, ma tende alla vita. Quando questo non accade, la sessualità è ridotta a strumento di piacere personale, rendendo la persona oggetto da usare e spesso abusare. 

9. Nell’atto coniugale, significato unitivo e procreativo sono inseparabili. 

10. La contraccezione artificiale è illecita perché separa intenzionalmente unione e apertura alla vita. 

11. La paternità responsabile non è rifiuto della vita, ma discernimento serio, dominio di sé e rispetto dell’ordine morale. 

12. Gli atti omosessuali non realizzano la complementarità uomo-donna né l’apertura generativa propria dell’atto coniugale; feriscono quindi la dignità della persona e sono disordinati e non autentici, come ogni atto sessuale tra persone di sesso diverso senza orientamento procreativo. 

13. Ogni persona, anche con tendenze omosessuali, conserva piena dignità e va accolta con rispetto, delicatezza e verità. 

14. La castità non è repressione, ma integrazione del desiderio nella verità del corpo, dell’amore e della vocazione. È fondamentale nel percorso formativo di giovani e adolescenti, antidoto alla violenza e alla mercificazione della persona. Non può esserci vero consenso all’unione sessuale in ragazzi che non hanno maturità per discernere liberamente: non possono votare, ma possono distruggersi con rapporti occasionali, frutto di passioni momentanee? 

15. La libertà sessuale non è autodeterminazione assoluta, ma capacità di donarsi secondo il bene e la verità della persona. 

16. Difendere matrimonio, differenza sessuale e apertura alla vita significa difendere l’uomo, la donna, il figlio e la famiglia. 

17. L’aborto è un omicidio. 

18. L’utero in affitto è un crimine che riduce la donna a incubatrice e rende la persona orfano di madre per un capriccio spacciato da diritto. 

Immagino che invocherebbero ed esigerebbero il consenso per tale educazione. Poiché l’educazione che si vorrebbe impartire a tutti i giovani è l’esatto contrario, chiediamo che almeno i nostri figli siano esentati da una tale imposizione ideologica. La realtà mostra che l’ideologia sessantottina e post-sessantottina, unita alla decadenza morale radicale e liberale diffusa nelle giovani generazioni, genera violenza e degenerazione.»

In un contesto democratico, come noi auspichiamo, sono argomentazioni ineccepibili. Ne vogliamo parlare, o fare oggetto di un serio – e non ideologico – confronto?

don Gabriele Mangiarotti