San Marino. GEN.SM: “Troppe banche per un Titano”
Di recente ho avuto modo di parlare con un dirigente che, in passato, ha ricoperto un ruolo di vertice in una delle principali banche di San Marino ancora attive. Molto candidamente gli ho chiesto un parere professionale su un pensiero che mi accompagna da anni: San Marino dovrebbe fare un’operazione per unificare le sue banche. In privato mi ha confermato che sarebbe una strada assolutamente percorribile: “Una grande banca come gruppo statale e una banca privata sarebbero sufficienti per San Marino.” Ormai anche i muri sanno che San Marino ha un problema con le sue banche.
Con l’Accordo di Associazione firmato il 19 ottobre, qualcuno sostiene che potranno operare fuori territorio e risolvere parte dei problemi. Altri sono più cauti: l’accesso al mercato unico sarà graduale, per comparti, e potrà richiedere fino a quindici anni. E le porte, quando si aprono, si aprono in entrambe le direzioni. Da consulente posso offrire solo una prospettiva aziendale. In un mercato piccolo come il nostro ci sono troppe banche, forse reduci di un passato fin troppo roseo: nel 2008 la raccolta valeva 14,5 miliardi, oggi 7,3 (la metà). Quando un mercato si restringe, di solito l’industria si consolida attraverso fusioni e acquisizioni. Una banca ha costi fissi altissimi, dalla governance alla compliance ai sistemi informatici, e a San Marino li paghiamo quattro volte, per poco più di trentamila abitanti.
A dire il vero, un consolidamento c’è già stato: le banche erano dodici, oggi sono quattro. Ma ci siamo arrivati nel modo peggiore, tra liquidazioni e salvataggi spesso pagati dai contribuenti. I conti oggi sono migliori. I crediti deteriorati sono scesi dal 61% del 2019 a meno del 15%. Ma il patrimonio dell’intero sistema vale 361 milioni e il Fondo Monetario Internazionale segnala ancora capitale ristretto e redditività debole in alcune banche. Per questo la creazione di un Sistema Bancario Sammarinese (SBS) mi sembra una strada percorribile, forse quasi ovvia: un grande polo pubblico affiancato da una banca privata.
Lo Stato controlla già Cassa di Risparmio, e anche il PSD ha scritto che ragionare su operazioni di consolidamento con risorse pubbliche e private non deve essere un tabù. Gli intoppi non mancano. Il primo è umano: alcuni, come sempre, preferirebbero far affondare la barca piuttosto che affidare i remi a qualcun altro. Poi ci sono quelli tecnici: bilanci da ripulire prima di unirli, azionisti da mettere d’accordo, posti di lavoro da tutelare e una governance da tenere lontana dalla politica.
San Marino ha già ridotto le sue banche, quasi sempre nel modo più deleterio. Oggi ha conti più in ordine, un accordo europeo firmato e qualche anno di tempo davanti. Forse è il momento di scegliere, invece di subire. E se l’operazione andasse in porto, varrebbe la pena chiedersi anche se serva ancora una Banca Centrale così com’è. Non per abolirla, visto che l’Europa verificherà proprio la solidità della nostra vigilanza, ma per renderla più snella e meno costosa.
Nicholas Perpiglia – Presidente GEN SM


