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Attiva-Mente su sport e disabilità a San Marino: una riforma importante, ora il diritto deve diventare realtà

Nella prossima sessione del Consiglio Grande e Generale approderà in prima lettura il progetto di legge di riforma della disciplina dell’attività sportiva, un intervento ampio che ridisegna diversi aspetti dell’organizzazione dello sport sammarinese e che, per quanto riguarda la disabilità, contiene novità importanti che riteniamo giusto riconoscere. Non si tratta per noi di un tema scoperto oggi.

Quasi vent’anni fa Attiva-Mente contribuì a fondare e dare vita al Comitato Paralimpico Sammarinese e, da allora, abbiamo continuato a chiedere che lo sport delle persone con disabilità ottenesse un riconoscimento pieno, stabile e strutturale all’interno del sistema sammarinese. Pur non essendo stati coinvolti nell’elaborazione della riforma, vogliamo quindi essere sportivi anche nel giudizio ed esprimere soddisfazione per le scelte introdotte in questo ambito. Sarebbe poco serio non riconoscere quando finalmente qualcosa si muove nella direzione auspicata. Il progetto dedica un articolo specifico al diritto allo sport delle persone con disabilità, richiama espressamente la Convenzione ONU, trasforma il CONS in Comitato Olimpico e Paralimpico Nazionale Sammarinese e introduce una rappresentanza dell’attività paralimpica all’interno del Comitato Esecutivo.

Sono passaggi significativi, non soltanto dal punto di vista simbolico, perché collocano più chiaramente lo sport delle persone con disabilità all’interno della politica sportiva generale del Paese. Ma proprio quando un diritto trova un riconoscimento più chiaro sulla carta si apre la parte forse più difficile: capire cosa quel riconoscimento produrrà nella vita delle persone. Il vero banco di prova non sarà soltanto il funzionamento delle nuove strutture o la crescita del movimento paralimpico, ma la capacità del sistema di ampliare concretamente le possibilità di partecipazione, passando da una situazione ancora troppo spesso escludente a una reale e piena inclusione sportiva. Ed è qui che assume interesse, a titolo di esempio, quanto sta accadendo in questi giorni a pochi chilometri dai nostri confini.

Nel territorio riminese sono ripresi gli sportelli informativi attraverso i quali le persone con disabilità possono conoscere le opportunità sportive disponibili, ricevere orientamento ed entrare in contatto con società e tecnici; nello stesso territorio sono state inoltre previste misure di sostegno economico per l’acquisto di ausili e protesi destinati allo sport amatoriale e non solo. Non pensiamo che San Marino debba semplicemente copiare ciò che viene fatto altrove, ma esperienze di questo tipo aiutano a comprendere quanto sia ampio il significato concreto del diritto allo sport. Nel nostro Paese, un sistema di questo tipo rivolto a tutti, non esiste e non è mai esistito. Pensiamo a una persona che, in seguito a un incidente o a una malattia, acquisisca una disabilità significativa e debba ricostruire molti aspetti della propria quotidianità: chi le parla delle possibilità sportive esistenti? Chi le permette di conoscere discipline che magari non ha mai immaginato di poter praticare? Chi la mette in relazione con tecnici, società e federazioni? Lo stesso interrogativo riguarda bambini, adolescenti e adulti con disabilità dalla nascita o dall’infanzia che, per ragioni diverse, potrebbero non aver mai incontrato un’occasione concreta.

Non sono questioni marginali. Riguardano anche il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato e, più in generale, l’idea stessa che aspirazioni, interessi, relazioni, tempo libero e passioni siano componenti della qualità della vita, non aspetti accessori da prendere in considerazione soltanto dopo aver pensato a tutto il resto. Per questo informazione e orientamento dovrebbero entrare stabilmente nei percorsi di accompagnamento delle persone. Se per praticare uno sport bisogna prima scoprire autonomamente che quella opportunità esiste, trovare chi la propone, capire a chi rivolgersi e costruirsi da soli tutti i passaggi necessari, è inevitabile che alcuni partano molto più avanti di altri. Le relazioni personali, il sostegno familiare, la capacità di muoversi tra uffici ed enti o semplicemente la fortuna di incontrare qualcuno non possono determinare chi avrà accesso a un’esperienza sportiva e chi resterà fuori. Lo stesso vale per gli strumenti necessari a praticarla.

Recentemente abbiamo promosso una nuova Istanza d’Arengo per chiedere l’istituzione di un Fondo pubblico destinato agli ausili sportivi e alle attrezzature adattate: carrozzine sportive, handbike, protesi specifiche e altri strumenti necessari non soltanto all’attività agonistica, ma anche a quella scolastica, ricreativa e amatoriale. Il costo di un ausilio non può rappresentare la barriera che separa una persona da una possibilità. Informazione e strumenti sono due facce della stessa questione: non basta far conoscere un’attività se poi mancano i mezzi per praticarla, così come non serve mettere a disposizione un sostegno economico se le persone non vengono accompagnate a conoscere ciò che potrebbero fare. La Convenzione ONU riconosce all’articolo 30 il diritto delle persone con disabilità a partecipare, su base di uguaglianza con gli altri, alle attività ricreative, al tempo libero e allo sport. Quel principio acquista però significato soltanto se il sistema riesce a funzionare per persone molto diverse tra loro, con disabilità, necessità e livelli di sostegno differenti. Ci auguriamo quindi che questa nuova dimensione “paralimpica”, riconosciuta anche nella struttura del CONS, non rimanga soltanto una definizione istituzionale, ma diventi la premessa per costruire maggiori opportunità, accessibilità e libertà di scelta per tutti. Una comunità inclusiva non dovrebbe limitarsi ad applaudire chi, nonostante gli ostacoli, riesce comunque ad arrivare. Dovrebbe interrogarsi anche su chi non è mai partito e sul perché non lo abbia fatto. Se questa riforma riuscirà ad avvicinare allo sport anche persone che fino a oggi non hanno avuto informazioni, strumenti o occasioni per praticarlo, allora il cambiamento sarà andato ben oltre una nuova denominazione o una diversa organizzazione istituzionale. Avremo trasformato un riconoscimento atteso da anni in un diritto concretamente esercitabile da ogni persona con disabilità.

Attiva-Mente