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San Marino. Celebrati i 150 anni della Statua della Libertà: la storia, l’iconografia e perfino le musiche suonate al momento della sua inaugurazione

di Angela Venturini.

Una donna guerriera, con tanto di armatura sul petto, il vessillo piantato su uno spuntone di roccia, la mano sinistra tesa in avanti nel gesto di accoglienza e tutela, in testa una corona turrita simbolo di sovranità. La statua un tempo chiamata della “Repubblica”, scolpita in marmo di Carrara e posata su un masso di pietra lavorato dagli scalpellini sammarinesi, era arrivata sul Pianello, lungo le ripide strade che portavano in Città, strettamente legata su un carro trainato dai buoi. Con i suoi due metri e mezzo di altezza, probabilmente, era sembrata gigantesca ai cittadini dell’epoca, che la seguirono incuriositi e che poi parteciparono alla grande festa di inaugurazione, che si concluse addirittura con fuochi d’artificio. Era il 30 settembre del 1876, esattamente 150 anni fa.

Celebrare questa data è stata precisa volontà della Reggenza Alice Mina e Vladimiro Selva, con un evento patrocinato dalle Segreterie di Stato Interni, Cultura, Territorio; la collaborazione della Segreteria Istituzionale, gli Istituti Culturali e l’Istituto Musicale.

Momento clou della cerimonia che si è svolta sabato 12 settembre, al volgere del tramonto, sul Pianello, sono state due lectiones magistrales svolte rispettivamente dalla professoressa Valentina Rossi e suor Maria Gloria Riva.

Perché fu scolpita e perché fu donata a San Marino è stato l’affascinante tema svolto da Valentina Rossi. Siamo nei primi decenni di vita della neonata Repubblica Italiana e per San Marino è l’occasione di stringere relazioni sempre più strette con il nuovo vicino di casa, grazie ad una fitta rete diplomatica. Era anche il periodo in cui la nuova borghesia italiana e straniera, arricchita dalle imprese e dai commerci, cercava il prestigio sociale acquistando titoli nobiliari. Una risorsa che divenne importante per San Marino, grazie alla quale riuscì a costruire il nuovo Palazzo Pubblico. Non si sa bene per quale motivo Ottilia Heyroth Wagener, nobildonna tedesca, due volte vedova, ricchissima, venne in contatto con San Marino. È ben documentato, invece, il fatto che ella commissionò allo scultore Stefano Galletti una statua da donare alla Repubblica di San Marino. Motivo per il quale ella venne insignita del titolo di contessa di Rancidello e poi con quello ancora più prestigioso di duchessa di Acquaviva. Il suo ritratto compare in un medaglione posto nella parte retrostante della base del monumento.

La “Statua della Repubblica” poi divenuta della “Libertà” per una questione di cortesia verso l’Italia, è un po’ l’emblema della “belle époque” sammarinese, ha ricordato Valentina Rossi. Era il periodo dell’ammodernamento e delle nuove infrastrutture (le strade, i lampioni); nonché dell’arrivo di gran personaggi che venivano sul Titano per rifugiarsi e intorno a loro fiorivano nuovi movimenti culturali.

La disanima iconografica dell’opera scultorea è stato invece compito di una grande esperta d’arte, qual è suor Gloria Riva. La quale ha condotto la sua dissertazione attraverso i quattro punti fondamentali suggeriti dal lessico che soggiace alla parola “Libertà”. Non solo, ma anche analizzandola dal punto di vista simbolico di una prospettiva rovesciata: non una libertà legata al territorio, ma intesa come valore e impegno che si estende quasi come un dominio. Bellissimo il paragone con l’opera di Auguste Rodin: “Les Bourgeois de Calais” che ritrae i sei cittadini che offrirono la loro vita al re d’Inghilterra per liberare la loro città assediata.

Al termine delle due dissertazioni, la cerimonia in onore dei 150 anni della Statua della Libertà si è conclusa nell’atrio del Palazzo, dove è stata inaugurata la mostra temporanea “Pacifica e Fiera” a cura degli Istituti Culturali. Un’esposizione che raccoglie tutti i francobolli, le cartoline, le monete e le medaglie aventi ad oggetto l’iconica scultura. Quest’anno si è aggiunta una nuova moneta celebrativa, presentata insieme alla mostra, emessa da Poste San Marino in 750 esemplari per celebrare lo storico anniversario: prodotta in oro e dal valore nominale di 20 euro.

Il tutto nella cornice musicale dell’inno e delle musiche suonate un secolo e mezzo fa, in occasione dell’inaugurazione, magistralmente interpretate da alcuni docenti dell’Istituto Musicale Sammarinese.