I Capifamiglia ospiti del Club San Marino di Troy, Michigan
Ieri sera, 12 settembre, in occasione del 50° anniversario della struttura del Club San Marino di Troy, Michigan, un nostro rappresentante ha avuto l’opportunità di partecipare a una serata che, oltre alla celebrazione di una storia lunga mezzo secolo, si è trasformata in un momento di autentico confronto sulle vicende che riguardano il nostro Paese.
I CapiFamiglia non erano stati invitati ufficialmente.
Eppure abbiamo scelto di esserci lo stesso, sostenendo personalmente le spese del viaggio e della partecipazione, proprio perché ritenevamo importante portare anche ai sammarinesi di Detroit il nostro pensiero, il lavoro che stiamo facendo e le nostre preoccupazioni sul futuro della Repubblica.
Ma forse proprio per questo, la serata ha assunto un significato ancora più particolare.
Tra una conversazione e l’altra, inevitabilmente, il discorso è arrivato a San Marino, al suo futuro e soprattutto all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e alle conseguenze di questo percorso.
E quello che abbiamo ascoltato ha colpito.
A migliaia di chilometri dalla Repubblica, abbiamo ritrovato le stesse preoccupazioni e le stesse perplessità che raccogliamo quotidianamente a San Marino.
Anzi, abbiamo percepito qualcosa di ancora più profondo.
Un attaccamento a San Marino quasi viscerale, una consapevolezza molto forte di ciò che significa essere sammarinesi e, soprattutto, una preoccupazione pressoché unanime per ciò che potrebbe accadere alla nostra sovranità.
Non è stato un confronto costruito.
Non c’erano comizi, comunicati o slogan.
C’erano persone che vivono dall’altra parte dell’oceano, ma che continuano a sentirsi profondamente legate alla propria Repubblica.
E proprio da loro è arrivato un messaggio molto chiaro.
La sovranità di San Marino non è qualcosa di lontano o astratto. È qualcosa che appartiene alla loro identità.
E l’idea che il nostro Paese possa intraprendere un percorso capace di limitarne progressivamente l’autonomia viene vissuta con grande preoccupazione.
Quello che ci ha colpito maggiormente è stata la sostanziale convergenza delle opinioni.
Persone che vivono, lavorano e hanno costruito la propria vita negli Stati Uniti, ma che quando si parla di San Marino tornano a sentirsi parte di quella piccola Repubblica dalla quale le loro famiglie sono partite.
E quasi all’unanimità ci hanno espresso contrarietà e preoccupazione per questo percorso, auspicando che venga salvaguardata la sovranità della nostra Repubblica.
È un sentimento che dovrebbe far riflettere.
Perché San Marino non finisce ai suoi confini.
San Marino vive anche nelle comunità sparse nel mondo, in quelle persone che magari hanno lasciato la Repubblica decenni fa, ma che continuano a custodirne memoria, identità e appartenenza.
E ieri sera, a Troy, abbiamo avuto una conferma.
La distanza geografica può essere enorme. Quella da San Marino, invece, può essere praticamente inesistente.
Per questo vogliamo ringraziare il Club San Marino di Troy per aver celebrato cinquant’anni di storia e di legame con la nostra Repubblica.
E soprattutto ringraziare tutte le persone con cui abbiamo avuto modo di parlare.
Perché, anche senza un invito ufficiale ai CapiFamiglia, quella serata ci ha regalato qualcosa di molto più importante.
Un confronto sincero con moltissimi.
E la sensazione che, quando si parla di difendere San Marino, la voce di chi lo ama possa arrivare molto più lontano dei confini della Repubblica.


