L’alfabetizzazione sanitaria? Uno dei problemi irrisolti
Parlano sul tema i docenti Alberto Franci e Pietro Renzi, entrambi professori all’Università di San Marino e prima alla Carlo Bo
Uno dei temi spesso assenti nel dibattito politico riguardante la sanità pubblica è quello relativo alla alfabetizzazione sanitaria della popolazione. In parole povere, quanto la gente comune ne sa di salute e sanità. Argomento che ha ripercussioni sia a livello nazionale, che locale. Intervengono sul tema i docenti Alberto Franci e Pietro Renzi, entrambi professori a San Marino e prima alla Carlo Bo: “Attualmente il nostro Servizio Sanitario Nazionale, Regionale e Locale risulta afflitto da varie patologie, tra cui gli accessi impropri ai pronto soccorso, un notevole invecchiamento della popolazione, un aumento della speranza di vita ma con speranze di passarla in buona salute che anche nei nostri territori sta scendendo notevolmente”, spiega Franci.
È quindi importante conoscere l’alfabetizzazione sanitaria della popolazione, perché “se è bassa si verificano inevitabilmente varie conseguenze: un uso improprio dei servizi ospedalieri, troppe riammissioni ospedaliere evitabili, un impennamento dei costi del SSN, una minore conoscenza delle malattie, particolarmente presente nei pazienti cronici che porta anche a peggior esito della malattia e maggiori complicazioni”, spiegano i due docenti.
Sul tema dell’alfabetizzazione sanitaria, l’Università di Urbino, assieme a quella di San Marino, ha sviluppato numerose ricerche: “In particolare – prosegue Franci – un’attenta osservazione della dinamica demografica di Urbino e dell’entroterra riguarda la consistenza della popolazione anziana, con indici di invecchiamento e vecchiaia che in alcuni paesi del nostro entroterra risultano quadrupli, se non quintupli di quelli della costa. Nell’assistenza delle persone anziane, con la tendenza a far rimanere l’anziano nel proprio contesto abitativo, un ruolo importante l’assume la figura del caregiver (famigliare o badante). Per tale motivo, l’essenza della ricerca attuale è quella di volgere lo sguardo su queste figure professionali essenziali per i malati cronici. Se il caregiver ha una buona alfabetizzazione sanitaria, ciò influirà positivamente sull’assistito. La ricerca ha dimostrato che, se il caregiver ha una buona alfabetizzazione sanitaria, la qualità di vita residua dell’anziano migliora, i trattamenti terapeutici vengono seguiti di più, con più efficacia nel rapporto medico di famiglie/caregiver/paziente; infine, malattie o complicazioni vengono individuate più precocemente”.
Insomma, questo è l’auspicio dei due docenti: “I risultati di queste ricerche abbiano ricadute sui nostri territori, con politiche volte ad abbattere la solitudine e l’isolamento sociale degli anziani, in modo da seguire il motto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: Living longer, living better”.
Tratto da ilrestodelcarlino.it
Foto d’archivio: Alberto Franci e Pietro Renzi


