San Marino. Il PSD presenta un’interrogazione su Banca Centrale: l’autonomia non può diventare autoreferenzialità
Il PSD ha presentato un’interrogazione sulla trasparenza delle retribuzioni e sull’equilibrio interno di Banca Centrale. L’Accordo di associazione con l’Unione Europea apre una fase nuova anche per il sistema bancario e finanziario. San Marino dovrà compiere un salto di qualità. Serviranno regole più avanzate. Serviranno istituzioni credibili. E serviranno professionalità capaci di confrontarsi con il mercato europeo. Chi ricopre incarichi di grande responsabilità può essere pagato bene. Da qui la questione del limite dei 100.000 euro alle retribuzioni del settore pubblico, voluto dai cittadini con un referendum e applicato dalla legge espressamente anche a Banca Centrale. Se esistono esclusioni o deroghe, devono risultare con chiarezza. Se invece quel limite non consente più di reclutare alcune professionalità indispensabili, bisogna dirlo apertamente e assumersi la responsabilità politica di modificarlo. La soluzione peggiore sarebbe conservare una regola per tranquillizzare l’opinione pubblica e, nello stesso tempo, trovare il modo di superarla nella pratica. Sarebbe un’ipocrisia istituzionale: il rigore proclamato per tutti e la flessibilità riservata a pochi.
Il PSD non intende alimentare una guerra contro chi guadagna molto. La questione non è l’invidia sociale. È la responsabilità pubblica. Più una retribuzione è elevata, più devono essere chiari i criteri con cui viene determinata. E più forte deve essere il legame tra compenso, responsabilità e risultati. Dopo dieci anni è legittimo chiedersi se quel limite abbia ancora senso in ogni situazione. Può darsi che, per alcune funzioni altamente specialistiche, renda difficile competere sul mercato e trovare le professionalità migliori. È una discussione che la politica deve avere il coraggio di affrontare. Senza demagogia. Ma anche senza ipocrisie. A prescindere dalla scelta che si farà, un principio deve restare fermo: la trasparenza. Questo vale per ogni istituzione pubblica. Vale ancora di più per Banca Centrale.
L’autonomia di Banca Centrale è una garanzia per il Paese. Non è uno scudo dietro il quale sottrarre le proprie decisioni al controllo pubblico. L’autonomia tutela le funzioni di vigilanza. Non può trasformarsi in autoreferenzialità nella gestione del potere, degli incarichi e delle retribuzioni. L’interrogazione pone anche una domanda sull’equilibrio interno dell’Istituto. In Banca Centrale la Direzione gestisce quotidianamente la struttura. Il Consiglio Direttivo assume le decisioni di amministrazione. Il Collegio Sindacale verifica la correttezza della gestione. Sono ruoli diversi, ma tutti essenziali.
Dai dati di bilancio emerge una forte distanza tra il peso economico della Direzione e quello riconosciuto ai componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio Sindacale. È giusto capire se questo rapporto sia equilibrato e coerente con le responsabilità affidate a ciascuno. Vogliamo una Banca Centrale più forte, più europea e proprio per questo più trasparente. Un’Istituzione capace di attrarre professionalità di valore, ma anche di spiegare con chiarezza come vengono assunte le decisioni e utilizzate le risorse. Banca Centrale pretende dagli istituti vigilati trasparenza, correttezza e rispetto rigoroso delle regole. È giusto. È altrettanto giusto che gli stessi principi valgano anche al suo interno.
Ecco il testo dell’interrogazione
L’Accordo di associazione con l’Unione europea apre per San Marino una fase nuova. Il sistema bancario e finanziario può e deve tornare a essere un motore di sviluppo, capace di attrarre investimenti, accompagnare le imprese e creare nuove opportunità professionali. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessaria una Banca Centrale autorevole, competente e in grado di confrontarsi alla pari con istituzioni, mercati e operatori europei. Una simile trasformazione richiederà professionalità altamente qualificate. Competenze specialistiche in materia bancaria, finanziaria, assicurativa, antiriciclaggio, gestione dei rischi e applicazione della normativa europea sono difficili da reperire e hanno un costo elevato sul mercato del lavoro. Se San Marino vuole costruire un settore finanziario credibile e competitivo, deve quindi interrogarsi anche sulla propria capacità di attrarre le figure migliori. Su questo obiettivo pesa, tuttavia, una contraddizione che occorre affrontare apertamente. Nel referendum del 15 maggio 2016, 10.093 cittadini, pari al 63,63 per cento dei voti validi, si espressero a favore dell’introduzione di un tetto massimo di 100.000 euro annui per le retribuzioni del settore pubblico. Quella scelta esprimeva una comprensibile domanda di equità, sobrietà e contenimento degli stipendi più elevati. In attuazione della volontà referendaria, la Legge 23 agosto 2016 n. 113 ha stabilito un limite di 100.000 euro lordi annui per il personale dipendente dello Stato e degli enti pubblici, richiamando espressamente anche la Banca Centrale della Repubblica di San Marino e le sue posizioni apicali. La legge precisa inoltre che nel calcolo devono essere comprese anche le indennità e le consulenze. I dati contenuti nel Bilancio d’esercizio 2025 di Banca Centrale sollevano tuttavia interrogativi sulla concreta applicazione di tale limite. La tabella 27.1, relativa al numero dei dipendenti per categoria e al costo del personale, indica la presenza di due dirigenti, ai quali è riferito un costo complessivo pari a 383.975 euro nel 2025, in aumento rispetto ai 363.088 euro del 2024. Il dato rappresenta il costo complessivamente sostenuto da Banca Centrale e può pertanto comprendere, oltre alle retribuzioni lorde, anche contributi e altri oneri a carico del datore di lavoro. Il Bilancio non consente però di conoscere la ripartizione dell’importo tra i due dirigenti, né di distinguere la retribuzione dalle altre componenti del costo. Sulla base delle informazioni pubblicate non è quindi possibile verificare quale sia il trattamento economico effettivamente riconosciuto a ciascun dirigente e come esso si concili con il tetto di 100.000 euro lordi annui stabilito dalla legge. Se il limite risultasse superato senza una precisa disposizione derogatoria, ci troveremmo davanti a un problema di rispetto della legge e della volontà espressa dai cittadini. Se, al contrario, si ritenesse che per determinate funzioni sia necessario riconoscere retribuzioni superiori per reperire professionalità adeguate, emergerebbe un secondo problema: quello di una normativa formalmente vigente ma sostanzialmente non più compatibile con le esigenze che il Paese si trova ad affrontare. In entrambi i casi, è necessario fare chiarezza e assumere una decisione coerente. Un limite stabilito dalla legge deve essere rispettato; se non è più adeguato alle esigenze del Paese, spetta al Consiglio Grande e Generale modificarlo apertamente, introducendo eventuali deroghe espresse, motivate, proporzionate e sottoposte a controllo. Non si può invece lasciare formalmente in vigore una regola e consentire che venga superata attraverso qualificazioni contrattuali, indennità, bonus, consulenze o altre voci economiche.
Anche il confronto con Banca d’Italia aiuta a inquadrare la questione, purché venga utilizzato correttamente. Nel 2025 i dodici Capi Dipartimento di Banca d’Italia hanno percepito retribuzioni lorde comprese tra 211.433 e 249.397 euro, con una media di 231.770 euro, comprensiva delle componenti variabili ma non di alcune ulteriori indennità indicate separatamente. Il confronto, preso isolatamente, dice poco. Banca d’Italia opera all’interno dell’Eurosistema, dispone di una struttura e di responsabilità enormemente superiori e vigila su un mercato incomparabile con quello sammarinese. Il sistema della Repubblica conta oggi quattro banche e un numero limitato di società di gestione, imprese finanziarie, assicurative e operatori dei servizi di pagamento. Sarebbe quindi improprio giustificare automaticamente le retribuzioni di Banca Centrale prendendo a riferimento incarichi apicali di una delle maggiori autorità monetarie europee. Al tempo stesso, San Marino non può valutare le professionalità di cui avrà bisogno soltanto sulla base delle dimensioni attuali del proprio sistema. L’Accordo di associazione, l’integrazione nel mercato europeo e l’ambizione di rilanciare il settore finanziario aumenteranno la complessità delle regole, delle relazioni e delle responsabilità affidate a Banca Centrale.
La questione, dunque, non può essere risolta né affermando semplicemente che ogni stipendio superiore ai 100.000 euro sia eccessivo, né sostenendo che qualsiasi cifra sia giustificata dalla necessità di reperire competenze. Occorrono trasparenza, confronti omogenei, criteri verificabili e una chiara assunzione di responsabilità politica. Esiste, infine, un ulteriore elemento che merita attenzione: l’equilibrio interno della governance di Banca Centrale.
Nel Bilancio 2025 risultano: ● 133.136 euro complessivi per gli amministratori; ● 34.639 euro complessivi per i sindaci.
Il Consiglio Direttivo è composto da sei membri e il Collegio Sindacale da tre. Pur non conoscendo la distribuzione individuale dei compensi, il dato aggregato mostra un peso economico della Direzione nettamente superiore a quello degli organi cui spettano l’amministrazione e il controllo. Una differenza è fisiologica: i Dirigenti svolgono quotidianamente le proprie funzioni, mentre Consiglio Direttivo e Collegio Sindacale esercitano ruoli differenti. La significativa distanza tra i relativi compensi rappresenta tuttavia un elemento da considerare nel più generale equilibrio tra gestione, amministrazione e controllo.
Alla luce di quanto esposto, i sottoscritti Consiglieri interrogano il Congresso di Stato per conoscere:
1. Quale sia l’interpretazione ufficiale del Congresso di Stato in merito all’applicabilità alla Banca Centrale della Repubblica di San Marino della Legge 23 agosto 2016 n. 113 e del tetto retributivo di 100.000 euro lordi annui.
2. Se il limite si applichi: ● al Direttore Generale; ● al Vice Direttore; ● agli altri dirigenti; ● agli Ispettori del Coordinamento della Vigilanza; ● ai dipendenti; ● ai collaboratori e consulenti di Banca Centrale.
3. Qualora una o più di tali figure siano ritenute escluse dal limite, quale sia la precisa disposizione normativa, contrattuale o interpretativa sulla quale si fonda tale esclusione.
4. Quali componenti concorrano a determinare il costo complessivo di 383.975 euro riferito nel Bilancio 2025 ai due dirigenti e quale quota di tale importo sia riconducibile, per ciascuno di essi, alle voci rilevanti ai fini dell’applicazione del tetto di 100.000 euro previsto dalla Legge n. 113/2016.
5. Quale sia stato, per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, il trattamento economico complessivo riconosciuto separatamente: ● al Direttore Generale; ● al Vice Direttore; ● a ciascun altro dirigente; ● agli Ispettori interni ed esterni del Coordinamento della Vigilanza.
6. Per ciascuna delle suddette posizioni, come sia composto il trattamento economico complessivo, indicando distintamente: ● retribuzione fissa; ● indennità di funzione; ● compensi per ulteriori incarichi; ● premi di risultato o di produzione; ● bonus e componenti variabili; ● somme una tantum; ● benefit; ● rimborsi forfettari; ● contribuzioni previdenziali o assicurative aggiuntive; ● premi di permanenza; ● compensi o indennità previsti in caso di rinnovo o cessazione del rapporto; ● ogni altra voce, comunque denominata, corrisposta direttamente o indirettamente da Banca Centrale.
7. Se negli ultimi tre anni siano stati riconosciuti aumenti, adeguamenti, premi, nuove indennità o ulteriori componenti economiche alle figure apicali, indicandone l’importo, la percentuale, la motivazione e l’organo che li ha deliberati.
8. Se siano attualmente previsti, proposti, programmati o in corso di valutazione ulteriori aumenti del trattamento economico delle figure apicali e, in caso affermativo: ● per quali posizioni; ● in quale misura; ● con quale motivazione; ● con quale costo complessivo; ● sulla base di quale previsione normativa o contrattuale; ● da parte di quale organo.
9. Quale sia il compenso riconosciuto individualmente nel 2025: ● al Presidente e a ciascun componente del Consiglio Direttivo; ● al Presidente e a ciascun componente del Collegio Sindacale; ● a ciascun componente del Coordinamento della Vigilanza.
10. Quali siano gli organi competenti a determinare il trattamento economico del Direttore Generale, del Vice Direttore e degli altri dirigenti e quali siano, nell’attuale assetto di Banca Centrale, i meccanismi previsti per garantire la verifica della legittimità, della congruità e della proporzionalità dei relativi trattamenti economici.
11. Se, alla luce dell’attuale assetto organizzativo ed economico di Banca Centrale, il Congresso di Stato ritenga adeguatamente garantito l’equilibrio tra le funzioni di gestione, amministrazione e controllo e se ritenga che i diversi organi dispongano degli strumenti necessari per esercitare pienamente le rispettive responsabilità.
12. Se siano stati effettuati confronti con le retribuzioni riconosciute da altre banche centrali e autorità di vigilanza europee, tenendo conto non soltanto degli importi, ma anche: ● delle dimensioni delle strutture; ● del numero dei dipendenti; ● dell’ampiezza delle funzioni esercitate; ● delle masse finanziarie amministrate; ● delle responsabilità attribuite; ● dei risultati conseguiti.
13. Se il Congresso di Stato ritenga ancora adeguata la disciplina introdotta dalla Legge n. 113/2016 oppure se ritenga necessario proporne una revisione che, nel rispetto della volontà di equità espressa dai cittadini, preveda per funzioni eccezionalmente specialistiche: ● deroghe espresse e non implicite; ● criteri oggettivi e verificabili; ● obblighi di pubblicità; ● limiti proporzionati alle responsabilità; ● valutazioni comparative rispetto al mercato; ● controlli preventivi e successivi; ● il divieto di aggirare i limiti attraverso indennità, consulenze, bonus o altre componenti accessorie.
14. Se, prima dell’eventuale riconoscimento di nuovi aumenti alle figure apicali, il Congresso di Stato ritenga necessario verificare la piena conformità alla legge dei trattamenti attualmente corrisposti e riferirne al Consiglio Grande e Generale.
Si richiede che alla risposta siano allegati: ● gli atti che disciplinano il trattamento economico delle figure apicali; ● le deliberazioni relative agli aumenti riconosciuti negli ultimi tre anni; ● le tabelle retributive vigenti; ● gli eventuali pareri sull’applicazione della Legge n. 113/2016; ● gli eventuali studi comparativi utilizzati per determinare le retribuzioni. Si richiede risposta scritta


