Casa, Cuba, giudice CEDU, Accordo Ue, violenza di genere e social ai minori: il Consiglio vota gli ordini del giorno (report della seduta del 21 luglio 2026)
Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026
Martedì 21 luglio 2026
Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta di martedì 21 luglio 2026, riparte dal comma 11: votazione ordini del giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari.
Il dibattito si concentra in prima battuta sull’ordine del giorno presentato da Domani Motus Liberi sull’emergenza casa. Carlotta Andruccioli (D-ML) sostiene che l’aumento dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione, unito alla diminuzione degli alloggi disponibili, stia comprimendo il diritto all’abitare e chiede un piano straordinario per incrementare l’offerta di case, monitorare gli effetti delle residenze atipiche, rivedere i criteri per i benefici sulla prima casa e contrastare la speculazione immobiliare, sottolineando che “è una questione che non si risolve con gli slogan, ma con interventi mirati e programmati”. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci riconosce la gravità del fenomeno ma invita a leggere il caro affitti nel contesto più ampio dell’aumento del costo della vita. Rivendica quindi i risultati già ottenuti con la legge sull’emergenza casa, dalla riduzione del 50% delle residenze atipiche per pensionati all’aumento dei mutui prima casa e delle ristrutturazioni, sostenendo però che serviranno ulteriori interventi. Antonella Mularoni (RF) annuncia il voto favorevole all’ordine del giorno, ma giudica insufficiente l’azione del Governo, affermando che “la casa è un bene primario” e che “le politiche messe in campo non hanno prodotto i risultati sperati”, chiedendo anche maggiori controlli sulle residenze e nuove garanzie per chi concede immobili in affitto. Dalla maggioranza Paolo Crescentini (PSD) riconosce che il tema è molto sentito ma ritiene prematuro giudicare una legge approvata solo un anno fa, osservando che “una legge da sola non può risolvere tutti i problemi, tantomeno nell’immediato” e annunciando il voto contrario perché il Governo starebbe già lavorando su ulteriori misure. Gaetano Troina (D-ML) replica che il problema resta attuale e invita tutta l’Aula ad approvare il testo, ricordando che le residenze atipiche per sportivi continuano a incidere sul mercato e che occorre aggiornare anche la normativa sulle locazioni. Matteo Zeppa (Rete), pur riconoscendo al Segretario Ciacci il merito di “metterci la faccia”, ritiene riduttivo limitarsi a respingere l’ordine del giorno, sostenendo che il problema della casa è il risultato di più fattori, dall’inflazione alla perdita del potere d’acquisto, e che sia necessario mantenere un monitoraggio costante e riferire periodicamente al Consiglio. Al termine del confronto, nonostante il sostegno delle opposizioni, l’ordine del giorno viene respinto dalla maggioranza.
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Il secondo ordine del giorno affronta la situazione umanitaria di Cuba e l’embargo statunitense. Giuseppe Maria Morganti (Libera) presenta il testo, elaborato anche con il contributo della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, chiedendo che San Marino continui a promuovere nelle sedi internazionali iniziative diplomatiche per la cessazione dell’embargo e per favorire l’accesso della popolazione cubana a beni essenziali, medicinali e servizi fondamentali. Il Segretario di Stato Luca Beccari esprime il pieno sostegno del Governo, ricordando che “siamo sempre stati assolutamente al fianco del popolo cubano” e ribadendo che l’embargo rappresenta “una pratica che disconosciamo a livello internazionale”, ritenendo necessario ricostruire il dialogo con un Paese ormai allo stremo. Matteo Zeppa (Rete) annuncia il voto favorevole, sostenendo che San Marino debba continuare a far sentire la propria voce negli organismi internazionali e definisce l’embargo “una pratica internazionale dissennata”. Sara Conti (Repubblica Futura) esprime solidarietà al popolo cubano e condanna l’embargo, ma contesta un’impostazione che considera incompleta perché, a suo giudizio, trascura le responsabilità del regime. Sottolinea che “sarebbe intellettualmente disonesto ignorare che Cuba vive da oltre sessant’anni sotto un regime autoritario” e richiama la necessità di distinguere “fra il popolo e il regime che lo governa”, annunciando quindi l’astensione del suo gruppo. Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) spiega invece il sostegno all’ordine del giorno sottolineandone il carattere prevalentemente umanitario. Pur definendo Cuba “un’isola finita nelle mani di una dittatura”, ritiene che le restrizioni colpiscano soprattutto la popolazione e non chi detiene il potere, motivo per cui auspica che la diplomazia sammarinese continui a operare per alleviare le sofferenze del popolo cubano. Al termine del confronto, l’ordine del giorno viene approvato a maggioranza.
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Segue l’Odg di Repubblica Futura “per impegnare il Governo a ritirare il bando per la selezione del Giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per San Marino e a riemetterlo con la richiesta della cittadinanza o della residenza in Repubblica quale requisito”. Antonella Mularoni (RF) critica duramente il bando, sostenendo che rappresenti “la punta dell’iceberg” di una progressiva svalutazione delle professionalità giuridiche sammarinesi e chiede di revocarlo per pubblicarne uno nuovo riservato ai cittadini o ai residenti, ricordando che “chi meglio di un cittadino di quel Paese può conoscere il diritto nazionale?”. Il Segretario di Stato Luca Beccari replica che la procedura è disciplinata in larga parte dal Consiglio d’Europa e precisa che non si tratta di un normale concorso pubblico, ma di una selezione finalizzata a individuare una terna da sottoporre a Strasburgo. Sottolinea inoltre che l’apertura ai candidati esterni “non pregiudica a priori la possibilità per un sammarinese di essere selezionato” e ribadisce la convinzione che vi siano professionisti sammarinesi pienamente in grado di competere. Giulia Muratori (Libera) conferma che il Consiglio d’Europa attribuisce grande importanza ai requisiti dei candidati e, pur auspicando la scelta di un sammarinese, ritiene corretto mantenere una procedura che garantisca una terna di alto profilo, ricordando che il bando prevede già una preferenza per cittadini e residenti a parità di requisiti. Gaetano Troina (D-ML) si schiera invece a favore dell’ordine del giorno, sostenendo che San Marino dovrebbe “iniziare ad avere un approccio diverso nella selezione delle persone chiamate a rappresentare la Repubblica all’estero” e proponendo un primo bando riservato ai sammarinesi, da estendere eventualmente all’esterno solo in un secondo momento. Dalla maggioranza Silvia Cecchetti (PSD) osserva che “il criterio fondamentale deve essere sempre il merito, la competenza, l’imparzialità e la sensibilità necessaria per operare nella tutela dei diritti fondamentali” aggiungendo che restringere la platea dei candidati non significherebbe tutelare i sammarinesi, ma limitare le opportunità. Sulla stessa linea Gian Nicola Berti (AR), che definisce “priva di senso” una limitazione preventiva della selezione, ricordando le difficoltà di un piccolo Stato nel reperire figure con tutti i requisiti richiesti, e Manuel Ciavatta (PDCS), secondo il quale il bando “non squalifica i sammarinesi”, ma amplia semplicemente il bacino dei candidati per garantire la migliore qualità possibile della terna da presentare alla Corte di Strasburgo. L’Odg viene respinto.
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Il confronto sull’ordine del giorno di Domani–Motus Liberi dedicato al Piano strategico di sviluppo economico e allo studio di impatto dell’Accordo di Associazione con l’Unione europea ruota attorno a una questione di fondo: per D-ML serve ancora una pianificazione condivisa per accompagnare l’attuazione dell’Accordo, mentre la maggioranza sostiene che quel lavoro sia già stato svolto durante il lungo negoziato. Fabio Righi (D-ML) presenta il documento chiedendo l’elaborazione di una strategia di sviluppo di lungo periodo e di un’analisi organica degli effetti economici dell’Accordo, affermando che “questo lavoro rimane comunque necessario” e invitando l’Aula a costruire insieme un percorso condiviso, senza pregiudizi politici. Il Segretario di Stato Luca Beccari respinge però l’impostazione dell’ordine del giorno, spiegando che il Governo non può accettare “la narrazione secondo la quale tutte le persone che hanno lavorato a questo dossier… avrebbero operato in maniera cieca”, ricordando che il negoziato è stato preceduto da anni di studi e approfondimenti e ribadendo la disponibilità a confrontarsi, ma partendo dal lavoro già svolto. Gerardo Giovagnoli (PSD) definisce la proposta tardiva, osservando che il percorso verso l’Accordo è il risultato di “anni di cambiamenti” e sostenendo che oggi la priorità non sia rifare le analisi ma “applicare l’Accordo il prima possibile per garantire il maggiore sviluppo possibile al Paese”. In replica, Righi ribadisce che il tema non riguarda la scelta tra associazione e adesione, ma la definizione del modello di sviluppo successivo alla firma dell’Accordo. Sottolinea che “il compito della politica è costruire il futuro, non limitarsi a garantire una normalizzazione” e chiede di conoscere quali siano i settori sui quali il Paese intenda puntare, gli investimenti necessari e i costi dell’adeguamento della pubblica amministrazione. Michela Pelliccioni (indipendente) critica invece la posizione di Domani–Motus Liberi, ritenendo che il partito stia portando avanti “un’azione scomposta” e sostenendo che insistere su referendum e contestazioni all’Accordo rappresenti un approccio ormai isolato rispetto al percorso condiviso dalla maggior parte delle forze politiche e del sistema economico sammarinese.
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L’ordine del giorno dedicato alla carenza di personale nel settore turistico – proposto da Michela Pelliccioni (indipendente) – viene approvato all’unanimità. Pelliccioni illustra il testo condiviso da tutta l’Aula, spiegando che, oltre all’aggiornamento dei termini temporali, sono stati inseriti nel tavolo di lavoro anche l’ULPA e la Consulta dei cittadini sammarinesi all’estero. Sottolinea come la difficoltà nel reperire personale non riguardi soltanto San Marino, ma l’intero contesto europeo, evidenziando che dopo il Covid “i giovani cercano maggiori certezze, una migliore flessibilità e risposte più vicine alle proprie esigenze”. Per questo propone un piano di medio-lungo periodo che coinvolga istituzioni, scuola, università, parti sociali e categorie economiche, con l’obiettivo di ripensare l’organizzazione del lavoro e rafforzare la formazione nel comparto turistico. Il Segretario di Stato Federico Pedini Amati accoglie con favore l’iniziativa, osservando che la presenza delle firme di tutte le forze politiche dimostra come “per una volta, l’intera Aula condivide pienamente l’impostazione proposta”. Condivide la necessità di un tavolo di lavoro per migliorare orari, flessibilità e condizioni dei lavoratori del turismo e del commercio, sottolineando che il settore fatica sempre più a trovare personale proprio per le caratteristiche dell’attività.
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L’Aula esprime un voto unanime anche a favore dell’Odg di Rete che mira ad “impegnare il Congresso ad inserire – entro tre mesi dall’approvazione dello stesso – un comma all’interno dei lavori del Consiglio Grande e Generale per garantire e fornire dati aggiornati sulla base della Relazione dell’Authority per le Pari Opportunità”. Matteo Zeppa (Rete) presenta inizialmente la proposta chiedendo che il Congresso di Stato porti periodicamente all’attenzione del Consiglio dati aggiornati basati sulla relazione dell’Authority per le Pari Opportunità. Nel suo intervento denuncia il rischio di minimizzare il fenomeno, definendo “vergognoso, osceno e profondamente patriarcale” un recente articolo pubblicato online che ridimensionava il problema, e richiama i dati dell’Authority e del GREVIO, ricordando che gran parte delle violenze avviene in ambito familiare e spesso davanti ai minori. Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi esprime il parere favorevole del Governo, proponendo però di trasferire il confronto in una seduta congiunta delle Commissioni competenti per consentire un approfondimento più organico e coordinato. Giulia Muratori (Libera) sottolinea che “i numeri riportati dimostrano chiaramente che il problema a San Marino esiste e non è una menzogna”, respingendo ogni tentativo di sminuire il lavoro del GREVIO. Denise Bronzetti (AR) insiste sulla necessità di partire dai dati già raccolti e di affrontare il tema in una commissione congiunta. Francesca Civerchia (PDCS) richiama l’importanza di rafforzare la prevenzione e di non trascurare altre forme di violenza, comprese quelle ai danni delle persone con disabilità. Silvia Cecchetti (indipendente) ribadisce che San Marino ha già compiuto passi significativi sul piano normativo, ma invita a mantenere alta l’attenzione sul fenomeno. Giovanna Cecchetti (indipendente) evidenzia il valore delle indicazioni del GREVIO, ricordando che il basso numero di denunce non significa assenza di violenza e che occorre sostenere maggiormente le vittime. Enrico Carattoni (RF) osserva che la risposta non può limitarsi agli interventi legislativi, ma deve tradursi anche in misure concrete, proponendo di destinare immobili pubblici all’accoglienza delle vittime di violenza. Carlotta Andruccioli (D-ML) afferma che il fenomeno è reale e va affrontato con un approccio complessivo che unisca prevenzione, tutela delle vittime, repressione dei reati e cambiamento culturale. Al termine del dibattito Zeppa chiede una sospensione dei lavori per elaborare un testo condiviso con tutti i gruppi. Alla ripresa della seduta presenta un nuovo ordine del giorno sottoscritto dall’intera Aula, che impegna il Congresso di Stato a portare entro settembre 2026 il tema all’esame congiunto delle Commissioni competenti, fornendo dati aggiornati e sviluppando un percorso di approfondimento sulle criticità evidenziate dalla relazione dell’Authority per le Pari Opportunità. Il documento viene quindi approvato all’unanimità.
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Piena convergenza dell’Aula anche sull’Ordine del giorno della maggioranza “per impegnare il Governo ad intraprendere un percorso di approfondimento sull’utilizzo dei social network e delle piattaforme digitali da parte dei minori nella Repubblica di San Marino”. Matteo Rossi (PSD), illustrando la proposta a nome della maggioranza, sottolinea che il tema è ormai al centro del dibattito internazionale e richiama gli interventi già adottati in diversi Paesi europei. Ricorda inoltre lo studio dell’Università di San Marino sul benessere degli adolescenti e ribadisce che l’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma costruire un confronto fondato su dati scientifici e sull’educazione digitale, anche alla luce di fenomeni come cyberbullismo, disagio giovanile e utilizzo eccessivo dei dispositivi. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini esprime il pieno sostegno del Governo, ricordando che anche l’Unione europea e diversi Stati stanno valutando misure sempre più restrittive sull’accesso dei minori ai social network. Sottolinea che San Marino ha già avviato percorsi di prevenzione nelle scuole contro bullismo e cyberbullismo, ma ritiene necessario un ulteriore salto di qualità, affermando anche che, a titolo personale, adotterebbe “quanto adotterà l’Unione Europea, quantomeno in termini di coprifuoco”. Michela Pelliccioni (indipendente) invita a non limitare il dibattito alla sola età di accesso ai social, sostenendo che il vero nodo riguarda il funzionamento degli algoritmi e delle piattaforme digitali. Matteo Casali (RF) condivide l’impostazione conoscitiva dell’ordine del giorno, pur chiedendo tempi e modalità più definiti per lo svolgimento del percorso di approfondimento. Gaetano Troina (D-ML) richiama invece la responsabilità degli adulti, osservando che il problema non può essere risolto soltanto con divieti e studi, ma richiede una vasta opera di sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione, affinché siano proprio gli adulti a sviluppare per primi un utilizzo consapevole delle tecnologie. L’Odg è approvato all’unanimità.
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Respinto invece l’Odg, presentato da Repubblica Futura, che chiedeva al Governo di revocare con effetto immediato l’incarico conferito all’avv. Luciano Calamaro e di affidare il ruolo di agente del Governo al dirigente o a un funzionario dell’Avvocatura dello Stato, ritenendo che tale funzione dovesse essere ricoperta da professionalità interne, come previsto dalla normativa vigente. Enrico Carattoni (RF) sostiene che la decisione rappresenti un’ulteriore mortificazione delle professionalità sammarinesi e che contrasti con la legge del 2022, criticando inoltre il crescente ricorso a professionisti esterni in incarichi di particolare rilievo. Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi respinge integralmente l’ordine del giorno, definendolo “assolutamente irricevibile” sia nei contenuti sia nelle conclusioni. Contesta l’utilizzo del termine “fedeltà”, ribadendo che l’unica fedeltà richiesta è quella verso lo Stato, e difende la scelta del Governo come parte di una più ampia riorganizzazione dell’Avvocatura dello Stato e della rappresentanza davanti alla Corte di Strasburgo. Nel dibattito Silvia Cecchetti (PSD) sostiene che il criterio fondamentale debba essere il merito e non la cittadinanza o la residenza, ritenendo che il Governo debba poter scegliere la figura più qualificata per un incarico così delicato. Antonella Mularoni (RF) insiste invece sul presunto contrasto tra la nomina e la normativa vigente, sostenendo che, se si vuole modificare l’assetto dell’Avvocatura dello Stato, occorra prima cambiare la legge e non intervenire con una semplice delibera del Congresso di Stato. Giuseppe Maria Morganti (Libera) condivide la necessità di valorizzare prioritariamente le professionalità sammarinesi e manifesta perplessità sul ricorso sistematico a consulenti esterni, ma ritiene eccessiva la richiesta di revocare immediatamente un incarico già conferito e annuncia quindi il voto contrario del suo gruppo.
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Il Consiglio Grande e Generale ha inoltre approvato all’unanimità un ordine del giorno della maggioranza e dei consiglieri indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni dedicato alle politiche giovanili. Il documento, illustrato in Aula da Tomaso Rossini (PSD), impegna il Governo a istituire uno Sportello InForma Giovani, individuare spazi pubblici da destinare all’aggregazione dei ragazzi, favorire le iniziative promosse dai gruppi giovanili, aderire alla rete europea Eurodesk, semplificare le procedure per l’organizzazione di eventi e affidare all’Università di San Marino una ricerca scientifica sull’utilizzo di social network e smartphone da parte dei più giovani, riferendo successivamente al Consiglio sullo stato di attuazione degli interventi. Il Governo ha espresso pieno sostegno all’iniziativa, confermando la disponibilità a sviluppare ulteriormente le politiche giovanili del Paese.
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Con il comma 12, l’Aula procede alla ratifica di una serie di Decreti-Legge e Decreti-Delegati. Via libera al Decreto-Legge sulla proroga della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, con il termine di presentazione che, in via straordinaria, slitta dal 31 luglio al 31 agosto 2026 a causa dei ritardi negli aggiornamenti informatici resi necessari dalle recenti modifiche normative. Il secondo Decreto ratificato interviene invece sul settore dei carburanti, prorogando temporaneamente le misure fiscali e il sostegno previsto attraverso la San Marino Card per mantenere competitivo il prezzo dei carburanti rispetto all’Italia. Il Governo ha precisato che si tratta di un intervento transitorio, destinato a cessare alla fine del mese con la scadenza delle analoghe misure adottate dal Governo italiano. Ratificato, successivamente, il Decreto – Legge 3 luglio 2026 n.88 – Modifica degli articoli 12, 30, 31 e dell’Allegato E al Decreto Delegato 27 aprile 2012 n.44 “Codice Ambientale” e successive modifiche e proroga dei termini per gli interventi di sdoppiamento delle reti fognarie.
Alle 19.45 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno domani alle ore 9.00.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 11 – Votazione Ordini del Giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Domani – Motus Liberi per impegnare il Governo a monitorare, valutare e predisporre degli interventi normativi e misure di contrasto all’emergenza casa, riferendo semestralmente in merito al Consiglio Grande e Generale
Carlotta Andruccioli (D-ML): L’ordine del giorno nasce dalla constatazione che l’aumento dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione, unito alla riduzione dell’offerta disponibile per i residenti, sta determinando una progressiva compressione del diritto all’abitare e fenomeni di mobilità forzata verso territori limitrofi. Le politiche abitative adottate finora, pur avendo introdotto alcuni strumenti di sostegno, non hanno inciso in modo strutturale sulle dinamiche speculative del mercato immobiliare. In questo contesto si inserisce la disciplina delle cosiddette residenze atipiche che, pur perseguendo finalità di attrazione di capitali e contribuenti ad alta capacità reddituale, ha contribuito a generare effetti distorsivi sul mercato immobiliare, incentivando comportamenti attendisti e rialzi dei prezzi. Si registra infatti come una quota crescente di immobili venga sottratta al mercato ordinario della locazione o della vendita a favore della cittadinanza, in attesa di potenziali acquirenti o residenti ad elevato reddito, con conseguente riduzione dell’offerta reale. Permane pertanto la necessità di un intervento organico e coordinato volto a riequilibrare il mercato, contrastare i fenomeni speculativi e garantire priorità all’accesso alla casa per i residenti. Considerato che la tabella A allegata al Decreto Delegato 22 gennaio 2010 n. 8 e successive modifiche e integrazioni prevede il riconoscimento di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa entro determinati limiti dimensionali e condizioni soggettive; considerato che la disciplina è stata opportunamente modificata in senso migliorativo con la Legge 22 dicembre 2025 n. 158, articolo 11, introducendo una nuova formulazione della lettera A che ne consente l’accesso anche alle famiglie ricomposte; considerato che dal tenore letterale della disposizione emerge tuttavia come il beneficio fiscale non possa essere riconosciuto in alcune casistiche che oggi emergono con frequenza, ad esempio quando il soggetto richiedente abbia già beneficiato dell’aiuto statale e l’abitazione per la quale era stato richiesto il beneficio risulti ormai insufficiente all’uso abitativo, perché nel frattempo la famiglia si è ampliata e intenda acquistare una nuova casa cedendo quella precedente secondo i criteri di legge; appare pertanto necessario verificare l’effettiva adeguatezza e attualità dei criteri vigenti e la loro coerenza con l’obiettivo prioritario di garantire l’accesso alla casa ai nuclei residenti privi di un’adeguata soluzione abitativa. Risulta altresì indispensabile intervenire in maniera coordinata sulle dinamiche di mercato, anche con riferimento alle residenze atipiche, al fine di evitare che strumenti normativi e fiscali contribuiscano indirettamente a fenomeni speculativi. Tutto ciò premesso e considerato, l’ordine del giorno impegna il Congresso di Stato, d’intesa con gli uffici e le autorità competenti: a predisporre entro tempi certi un vero e potenziato piano straordinario per l’emergenza casa finalizzato ad aumentare l’offerta abitativa accessibile per i residenti; a monitorare e valutare l’impatto delle residenze atipiche sul mercato immobiliare, introducendo eventuali correttivi normativi volti a limitarne gli effetti distorsivi e speculativi; a rivedere, ampliando le casistiche emerse nel tempo con l’applicazione della norma, i criteri di accesso ai benefici fiscali per la prima casa, assicurando priorità ai soggetti effettivamente privi di un’adeguata soluzione abitativa; a introdurre misure di contrasto alla speculazione immobiliare anche attraverso strumenti fiscali realmente incentivanti per gli immobili concessi in locazione a nuclei familiari effettivamente residenti, specialmente se con figli, prevedendo meccanismi di trasparenza e monitoraggio dei prezzi; a valutare interventi normativi urgenti affinché l’accesso alla casa per i residenti costituisca un criterio prioritario rispetto a dinamiche di mercato orientate esclusivamente alla rendita; e infine a riferire semestralmente al Consiglio Grande e Generale sulle azioni intraprese e sui conseguenti sviluppi. Questo è un ordine del giorno che era già stato presentato nel Consiglio di aprile, se non ricordo male, quindi è trascorso un po’ di tempo, ma riteniamo importante mantenere alta l’attenzione su un tema reale ed estremamente sentito, quello della difficoltà di accesso alla casa per tante famiglie e, soprattutto, per i giovani e le giovani coppie. È una questione che non si risolve con gli slogan, ma con interventi mirati e programmati, cosa che riteniamo sia stata fatta solo in minima parte quando il tema è stato affrontato alcuni mesi fa. Per questo riteniamo importante che il Consiglio continui a occuparsene e condividiamo con tutti la volontà, come Consiglio Grande e Generale, di fare la nostra parte e di impegnarci affinché questa problematica possa trovare soluzione. Abbiamo riproposto anche il tema delle residenze atipiche, che riteniamo meriti un’analisi equilibrata. Come partito abbiamo sostenuto nella precedente legislatura l’introduzione di questa tipologia di residenze nel nostro ordinamento, perché riteniamo possano portare ricchezza e, in assenza di distorsioni, benefici per il Paese. Tuttavia è evidente che, qualora emergano effetti distorsivi, anche sul mercato immobiliare, sia necessario valutarne attentamente tutti gli aspetti e verificare se questa misura sia ancora opportuna o meno. Non possiamo certamente attribuire esclusivamente alle residenze atipiche l’aumento dei prezzi delle abitazioni, sarebbe una lettura riduttiva, ma ciò che chiediamo è di monitorarne gli effetti. Abbiamo inoltre chiesto di rivedere i criteri per i benefici prima casa affinché rispondano meglio alle esigenze delle famiglie, esigenze che nel tempo cambiano, e riteniamo quindi importante ed equo correggere situazioni che oggi risultano penalizzanti. Un altro aspetto riguarda l’impegno richiesto al Governo di mettere in campo una serie di interventi per aumentare l’offerta di alloggi accessibili e incentivare chi immette sul mercato immobili a canoni sostenibili, perché riteniamo che senza un incremento dell’offerta si possa incidere solo marginalmente sui prezzi. Queste sono le nostre richieste. Infine chiediamo al Governo di riferire con cadenza semestrale sugli sviluppi di questa tematica, perché il confronto non può esaurirsi con l’approvazione della legge o con la discussione di questo ordine del giorno, che naturalmente ci auguriamo venga approvato. Tutto questo deve tradursi in provvedimenti e azioni concrete capaci di dare risposte a una problematica molto sentita. In Aula è presente soltanto il Segretario Belluzzi in rappresentanza del Governo e quindi rivolgiamo a lui questa sollecitazione, pur sapendo che non è il Segretario direttamente competente in materia, perché riteniamo che questo sia un tema che merita la massima attenzione.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Il dibattito è già stato affrontato anche in una recente Commissione Consiliare Quarta dedicata all’emergenza casa. Credo che la riflessione debba essere un po’ più profonda rispetto a un’analisi basata solo ed esclusivamente su dati ed elementi oggettivi. Il primo tema, che ho già richiamato sia in Commissione sia in altre circostanze, è che il caro affitti va inserito nel più ampio contesto dell’aumento del costo della vita che ormai interessa tutta la cittadinanza. L’inflazione continua a incidere pesantemente, sono aumentati i costi dei carburanti, del carrello della spesa e, di conseguenza, anche quelli degli affitti e del comparto immobiliare. Senza dimenticare le questioni geopolitiche, che hanno determinato un forte incremento anche dei costi di costruzione. Questi aspetti non possono essere liquidati come semplici scuse o elementi estranei alla questione. Credo quindi che l’impegno del Governo debba essere molto forte, soprattutto sul tema del potere d’acquisto, delle politiche salariali e della capacità di spesa delle famiglie. Abbiamo risolto una problematica importante, quella dell’occupazione, con una significativa riduzione della disoccupazione, che oggi nel nostro territorio è ai minimi storici. La nuova sfida riguarda però il potere d’acquisto: oggi tutti lavoriamo, ma non tutti riusciamo ad arrivare alla fine del mese. Questa è purtroppo la grande novità che dobbiamo affrontare. Anche l’emergenza casa va quindi letta all’interno di questo quadro complessivo. Ho avuto modo di confrontarmi su questi temi anche nei giorni scorsi durante un convegno organizzato dal sindacato. Per quanto riguarda la legge sull’emergenza casa, abbiamo sempre detto che rappresentava un primo punto di partenza e ritengo che abbia già prodotto risultati importanti. Il primo è la riduzione del 50% delle residenze atipiche per pensionati: questo è un dato oggettivo. Nella scorsa legislatura, a mio avviso, vi è stata un’apertura eccessivamente elastica su questa tipologia di residenza e ciò ha contribuito alla crescita degli affitti, per le ragioni che abbiamo sempre evidenziato: oggi è più semplice affittare un immobile a un pensionato benestante che frequenta saltuariamente l’abitazione piuttosto che a una giovane coppia con una capacità di spesa inferiore. Abbiamo ridotto del 50% queste residenze e i dati lo dimostrano. Rimane il tema dei residenti sportivi, ma sulle residenze atipiche per pensionati siamo intervenuti in maniera significativa, prevedendo requisiti più stringenti, come la disponibilità di 120.000 euro e il deposito di 300.000 euro in banca per ottenere questo tipo di residenza. Un altro aspetto riguarda l’incremento dei mutui prima casa. C’è una maggiore propensione all’acquisto della casa da parte dei cittadini, favorita anche dal contributo in conto interessi che oggi arriva a coprire fino all’80% degli interessi del mutuo prima casa. Questo ha determinato un aumento delle richieste di mutuo e anche delle ristrutturazioni. Il bonus ristrutturazioni previsto dalla legge sull’emergenza casa, oltre agli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, ha già portato alla presentazione di quaranta pratiche che saranno presto esaminate dalla Commissione Politiche Territoriali per la definizione dei contributi. Il tema evidenziato anche dal gruppo di Domani Motus Liberi riguarda gli affitti. Su questo credo che, fermo restando quanto detto in precedenza, si debba intervenire con maggiore forza, convinzione e determinazione. Tuttavia non si può agire esclusivamente con politiche che riguardano il territorio. Abbiamo già introdotto misure attraverso la legge sulla pianificazione strategica territoriale, ampliando l’offerta nella speranza di contribuire anche alla riduzione dei canoni, ma occorre affiancare a queste ulteriori politiche che coinvolgano anche altre deleghe di Governo, non soltanto quella del territorio. Ho sempre apprezzato l’approccio mantenuto fino a oggi sia dalla maggioranza sia dall’opposizione su questa materia e mi auguro che si continui a lavorare con questo spirito.
Antonella Mularoni (RF): Intervengo a nome del gruppo di Repubblica Futura per esprimere il nostro voto favorevole a questo ordine del giorno. Segretario Ciacci, avremmo voluto che la sua legge fosse davvero risolutiva, come lei riteneva potesse essere. Purtroppo i primi risultati non sono così confortanti. È vero che avete contribuito a ridurre le residenze atipiche per pensionati, ma l’errore, a mio avviso, è stato commesso nella scorsa legislatura, quando si è fatta una scelta che considero devastante, non solo nell’immediato ma anche in prospettiva. Abbiamo infatti attratto una popolazione anziana in un Paese che già presenta un’età media elevata. Tra dieci anni queste persone matureranno tutti i benefici dei residenti ordinari e possiamo già immaginare quali saranno i costi, soprattutto sul piano sanitario. Ritengo quindi che sia stata una scelta profondamente sbagliata. Io vado anche oltre: non voto le residenze per pensionati e quindi, con me, non passerebbero. Per quanto riguarda le altre tipologie di residenza, credo che sarà necessario fare una valutazione a breve. Il canone calmierato, purtroppo, non ha funzionato. I proprietari degli immobili sono riusciti comunque ad aumentare i canoni di locazione e, nella maggior parte dei casi, rientrano nei benefici fiscali previsti. Non so quanto sarà soddisfatto il Segretario Gatti quando vedrà le dichiarazioni dei redditi di quest’anno, perché le imposte saranno molto ridotte senza che vi siano stati benefici concreti per la collettività. L’ordine del giorno presentato da Domani Motus Liberi affronta temi di fondamentale importanza. Come Paese dobbiamo preoccuparci prima di tutto dei nostri cittadini e dei nostri residenti. La casa è un bene primario. Se una persona non riesce a pagare l’affitto, a mantenere dignitosamente la propria famiglia e a garantire gli studi ai figli, significa che il Paese ha un problema. Sono convinta che lei abbia agito in buona fede, Segretario Ciacci, ma le politiche messe in campo non hanno prodotto i risultati sperati. In sede di approvazione della legge avevamo proposto modifiche alle procedure di sfratto in caso di mancato pagamento dei canoni. Le avete respinte senza prenderle in considerazione. Faccio presente che nella vicina Italia interventi di questo tipo vengono introdotti sempre più spesso, perché rappresentano un incentivo per i proprietari che oggi preferiscono non affittare i propri immobili per il timore di non riuscire a rientrarne in possesso in tempi ragionevoli qualora l’inquilino smetta di pagare. Dobbiamo quindi costruire politiche realmente incentivanti per i proprietari, ma riteniamo che questo approfondimento non sia stato fatto e i risultati oggi lo dimostrano. Basta leggere i commenti che circolano anche sui social: molti cittadini sammarinesi lamentano grandi difficoltà. Non so se abbiano completamente ragione, mi auguro di no, ma temo che almeno in parte le loro preoccupazioni siano fondate. Occorre anche verificare con maggiore attenzione il tema delle residenze. Chi ottiene la residenza a San Marino dovrebbe realmente viverci. Non è possibile che vi siano persone che risultano residenti, magari anche in quattro o cinque nello stesso immobile, senza poi abitarvi realmente. Questo altera il mercato. È evidente che il proprietario preferisca affittare a chi utilizza poco l’appartamento piuttosto che a una famiglia che ci vive stabilmente. Dobbiamo quindi mettere in campo politiche che incentivino concretamente i proprietari ad affittare ai nostri cittadini, consentendo loro di acquistare o prendere in locazione una casa senza dover affrontare sacrifici insostenibili. L’abitazione è un diritto fondamentale e il resto rischia di rimanere soltanto una dichiarazione di intenti. San Marino è un Paese piccolo e, se vogliamo, i controlli possiamo farli in maniera efficace. Qui tutti conoscono tutti: basta avere la volontà di realizzare determinate riforme. Per questi motivi sosteniamo convintamente l’ordine del giorno presentato dal gruppo Domani Motus Liberi e auspichiamo che anche la maggioranza faccia altrettanto.
Paolo Crescentini (PSD): L’ordine del giorno presentato da Domani Motus Liberi merita sicuramente attenzione perché affronta un tema importante e fortemente sentito dai cittadini sammarinesi, in particolare dai genitori che hanno figli in cerca di una casa. Tuttavia non credo che sia attraverso questo ordine del giorno che si possano risolvere i problemi. Le richieste contenute nel testo trovano già, almeno in parte, risposte nelle iniziative che il Segretario di Stato Matteo Ciacci ha illustrato. La legge sull’emergenza casa è stata approvata circa un anno fa e non è realistico pensare che nell’arco di dodici mesi possa risolvere tutte le criticità. Ritengo però significativi alcuni risultati evidenziati dal Segretario: è aumentata la richiesta di mutui per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione delle abitazioni, segno che la legge ha prodotto effetti positivi in questo ambito. Allo stesso modo è stato ridotto il numero delle residenze atipiche, che in passato avevano certamente contribuito a drogare il mercato immobiliare sammarinese. È vero che il caro affitti continua a rappresentare un problema, ma, come ricordava il Segretario, non riguarda soltanto gli affitti: è una questione più ampia, legata all’aumento del costo della vita. La disoccupazione è ai minimi storici, ma è altrettanto vero che non tutti riescono ad arrivare alla fine del mese con il proprio stipendio. Pur apprezzando quindi l’ordine del giorno, come maggioranza riteniamo che non possa essere accolto, fermo restando che Governo e maggioranza stanno già valutando ulteriori interventi per affrontare e risolvere queste problematiche. Un primo passo è stato compiuto meno di due mesi fa con la nuova legge sulla pianificazione territoriale, che potrà dare ulteriori risposte in questa direzione e che, insieme alla legge sull’emergenza casa approvata lo scorso anno, pone basi importanti per il futuro dell’edilizia abitativa nella Repubblica di San Marino. Naturalmente sappiamo di non avere la bacchetta magica: una legge da sola non può risolvere tutti i problemi, tantomeno nell’immediato. Le norme hanno bisogno di tempo affinché possano produrre risultati concreti. Per questo, pur apprezzando il contributo portato in Aula da Domani Motus Liberi, che mantiene alta l’attenzione su una problematica molto sentita e già affrontata anche in Commissione consiliare, riteniamo che l’ordine del giorno non possa essere accolto e, come maggioranza, esprimiamo voto contrario. Ciò non toglie che su questa materia vi sia la massima attenzione da parte di tutte le forze di maggioranza, con l’obiettivo di dare risposte a un settore che merita particolare attenzione. Siamo tutti genitori e chi ha figli grandi vive direttamente questa difficoltà. Fino a qualche anno fa la percepivo meno anch’io, oggi invece la sento personalmente e comprendo il disagio che coinvolge tante famiglie. Concludo quindi ribadendo il voto contrario all’ordine del giorno, ma anche la piena disponibilità del Segretario Ciacci e della maggioranza a proseguire il confronto e l’approfondimento, sia in Consiglio Grande e Generale sia nelle Commissioni consiliari, dove su questi temi si è già discusso più volte, da ultimo anche un paio di settimane fa.
Gaetano Troina (D-ML): Approfitto di questo intervento anche per rispondere sia a quanto appena detto dal collega sia all’intervento del Segretario. Il problema della casa, come veniva richiamato nelle premesse dell’ordine del giorno, è ancora oggi estremamente attuale e rappresenta una criticità concreta per molti cittadini sammarinesi. Naturalmente sosterremo questo ordine del giorno, che abbiamo sottoscritto, ma vorremmo anche invitare sinceramente tutta l’Aula a valutarne un’approvazione. Qualora vi fossero parti da modificare, siamo disponibili a confrontarci per trovare una sintesi condivisa: lo abbiamo sempre detto e continuiamo a ribadirlo. Occorre però fare alcune precisazioni. Quando nella scorsa legislatura vennero introdotte le residenze atipiche si trattava di uno strumento nuovo, mai sperimentato nel nostro Paese, e quindi non era possibile prevederne con certezza gli effetti. Oggi, invece, possiamo valutare la situazione con maggiore cognizione. Se è vero che le residenze atipiche per pensionati sono diminuite, è altrettanto vero che quelle per sportivi non sono calate e che molti proprietari di immobili, sapendo di poter affittare a soggetti con particolari caratteristiche patrimoniali, preferiscono tenere gli appartamenti sfitti nell’attesa di trovare un inquilino disposto a pagare canoni più elevati. Esistono diversi casi di questo tipo e ciò contribuisce a rallentare il mercato, perché alcuni proprietari preferiscono attendere piuttosto che affittare a famiglie che si trovano in maggiore difficoltà economica. Per quanto riguarda l’aumento dei mutui, se questo dato è corretto, rimane comunque il fatto che oggi il costo medio di un affitto è spesso paragonabile alla rata di un mutuo. Chi può permetterselo sceglie quindi di acquistare un’abitazione piuttosto che pagare un affitto senza costruire alcun patrimonio. Tuttavia questa non può essere considerata la soluzione del problema. Voglio anche chiarire che nessuno attribuisce tutta la responsabilità della questione casa al solo Segretario Ciacci. Anzi, gli riconosco il merito di essere stato il primo, in questa legislatura, a cercare concretamente di affrontare il problema. Ma questa è una responsabilità che riguarda l’intero Governo e tutta la maggioranza. Le residenze atipiche non sono una competenza esclusiva del Segretario Ciacci, così come non lo sono i mutui o altri strumenti che incidono sul mercato immobiliare. È quindi necessario che tutto il Governo si assuma la responsabilità di trovare una soluzione. Sul tema delle locazioni, ritengo che l’attuale legge, risalente agli anni Novanta, abbia svolto finora il proprio compito, ma oggi presenta evidenti limiti. Esistono situazioni che dimostrano la necessità di aggiornarla. L’ho già detto in passato e lo ribadisco: chi concede in affitto un immobile non dispone oggi di strumenti di tutela sufficientemente rapidi in caso di inadempimento dell’inquilino. Esistono casi in cui occorrono anni per rientrare in possesso dell’abitazione e recuperare quanto dovuto. Di conseguenza molti proprietari preferiscono non affittare affatto i propri immobili perché non si sentono adeguatamente tutelati dall’ordinamento. Per questo motivo la parte procedurale della normativa sulle locazioni dovrebbe essere rivista, garantendo maggiori tutele sia ai proprietari sia agli inquilini, alla luce delle esigenze attuali. Ribadisco quindi che il problema deve essere affrontato dall’intero Governo e non soltanto dal Segretario Ciacci, al quale va comunque riconosciuto il merito di aver cercato di intervenire.
Matteo Zeppa (Rete): Ritengo un po’ limitante il ragionamento appena svolto dal collega della maggioranza, Crescentini. Credo invece che il Segretario Ciacci abbia ragione quando afferma che il tema vada affrontato nel suo complesso. Devo riconoscere, e gliel’ho detto anche personalmente, che al di là delle differenze nel modo di porsi, il Segretario è uno di quelli che ci mette la faccia e prova concretamente a fare qualcosa. È vero che la questione delle residenze atipiche per pensionati nasce nella scorsa legislatura, come ricordava anche il collega di Motus Liberi. L’errore, a mio avviso, è stato quello di non prevedere un’attività costante di monitoraggio. Successivamente questa attività è stata avviata dal Segretario Ciacci e, infatti, sulla questione dei pensionati si è registrato un netto calo delle residenze grazie all’inasprimento dei requisiti di accesso. È altrettanto vero, però, che limitarsi ad attribuire il problema esclusivamente alle residenze atipiche sarebbe riduttivo. Lo stesso Segretario ha ricordato che esiste un insieme di fattori che incidono sulla situazione: l’aumento dei beni di prima necessità, il rincaro del carrello della spesa, le conseguenze di una politica internazionale che ha fatto crescere in modo indiscriminato i costi e l’inflazione. Di questi aspetti abbiamo parlato anche ieri. Purtroppo tutti i rinnovi contrattuali che si stanno definendo, sia nel settore pubblico sia in quello privato, non tengono adeguatamente conto dell’inflazione e finiscono per tradursi in aumenti salariali insufficienti. Arrivo perfino a rimpiangere il principio della scala mobile, che garantiva l’adeguamento automatico dei salari all’inflazione. Certo, quel sistema sottraeva spazio alla contrattazione tra sindacati e datori di lavoro, ma almeno assicurava una tutela del potere d’acquisto. Il problema oggi è evidente: aumentano tutti i costi e probabilmente non è responsabilità di un singolo soggetto, ma limitarsi a respingere l’ordine del giorno dicendo semplicemente che il Governo sta monitorando la situazione mi sembra riduttivo. Si tratta di questioni dinamiche, strettamente collegate tra loro, che incidono sulla vita di tutti, non soltanto dei giovani. Ci sono anche tanti anziani che si trovano in difficoltà e che spesso devono sostenere economicamente figli o nipoti. È quindi una problematica che riguarda l’intera società. Per questo motivo ritengo limitante respingere l’ordine del giorno. Nella sua parte finale, peraltro, il testo prevede anche tempi certi per il monitoraggio e per il riferimento periodico al Consiglio. La questione è particolarmente delicata perché oggi si verifica il paradosso di proprietari che, avendo investito nel mercato immobiliare, preferiscono lasciare gli immobili sfitti aspettando il momento più favorevole per venderli o affittarli a persone con maggiore capacità economica, contribuendo così all’aumento dei prezzi. Per questi motivi il collega Santi e io esprimeremo voto favorevole all’ordine del giorno.
L’Ordine del giorno è respinto a maggioranza.
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Libera/PS per dare mandato al Segretario di Stato per gli Affari Esteri per l’avvio di iniziative diplomatiche multilaterali volte alla fine dell’embargo a Cuba
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Il testo è stato rivisto anche dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri e dal Dipartimento, con un grande lavoro di integrazione e con l’inserimento di informazioni aggiuntive molto interessanti e importanti. Vado direttamente alla lettura dell’ordine del giorno, perché credo che le motivazioni che lo sottendono siano purtroppo note a tutti e riguardino la situazione di un intero popolo che vive in una condizione di estrema precarietà a causa dell’embargo imposto dagli Stati Uniti. Ordine del giorno: posizione della Repubblica di San Marino sulla situazione umanitaria della Repubblica di Cuba. Il Consiglio Grande e Generale, premesso che la Repubblica di San Marino ha costantemente sostenuto, nelle sedi multilaterali competenti, la necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America nei confronti della Repubblica di Cuba, votando annualmente a favore della risoluzione “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, presentata dalla Repubblica di Cuba all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; considerato che tale posizione si inserisce nella tradizione della politica estera della Repubblica di San Marino, fondata sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale, del multilateralismo, della soluzione pacifica delle controversie, della cooperazione fra gli Stati e della tutela universale dei diritti umani; considerato che, nel corso del 2026, la situazione economica, sociale e umanitaria della Repubblica di Cuba ha registrato un ulteriore deterioramento, con gravi ripercussioni sulle condizioni di vita della popolazione e sull’accesso ai beni essenziali, ai medicinali, ai dispositivi medici, ai generi alimentari, alle materie prime, all’energia e ai servizi pubblici fondamentali; considerato che, nel corso della seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 7 luglio 2026, convocata per la ripresa dell’esame della questione concernente la risoluzione “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, numerosi Stati membri hanno ribadito come il permanere dell’embargo economico, commerciale e finanziario e delle ulteriori misure restrittive adottate unilateralmente continui ad aggravare la situazione economica, sociale e umanitaria della popolazione cubana; considerato che, secondo quanto illustrato dal Ministro delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba nel corso del medesimo dibattito, tali misure continuano a incidere significativamente sulla capacità del Paese di garantire il regolare funzionamento del sistema sanitario, della produzione alimentare, del sistema energetico, dei trasporti, dell’approvvigionamento idrico e degli altri servizi pubblici essenziali, nonché sull’accesso ai mercati internazionali, ai finanziamenti, alle tecnologie, ai medicinali e alle materie prime; considerato che le persistenti difficoltà nell’approvvigionamento di carburante e nella produzione di energia elettrica continuano ad avere rilevanti ripercussioni sul funzionamento degli ospedali, delle scuole e delle infrastrutture essenziali, aggravando una situazione umanitaria già fortemente critica; rilevato che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Sua Eccellenza Volker Türk, ha espresso profonda preoccupazione per l’impatto umanitario dell’embargo economico, commerciale e finanziario e delle ulteriori misure restrittive adottate dagli Stati Uniti d’America nei confronti della Repubblica di Cuba, evidenziando come tali misure stiano compromettendo l’accesso della popolazione all’acqua, al cibo, ai medicinali, all’assistenza sanitaria, all’energia elettrica e ad altri servizi essenziali, mettendo in pericolo vite umane; considerato che ha inoltre richiamato i dati resi pubblici dalle autorità cubane sul peggioramento di alcuni indicatori sanitari, tra cui l’aumento della mortalità infantile, ribadendo che misure sanzionatorie suscettibili di produrre effetti ampi, indiscriminati e gravemente pregiudizievoli sulla popolazione civile risultano incompatibili con i principi fondamentali del diritto internazionale e dei diritti umani; considerato che la Repubblica di San Marino ha sempre sostenuto il dialogo, la cooperazione internazionale e il multilateralismo quali strumenti privilegiati per la prevenzione dei conflitti, la soluzione pacifica delle controversie e la promozione della pace e della sicurezza internazionale; ritenuto che il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione cubana, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, costituisca un obiettivo di interesse della comunità internazionale e richieda il rafforzamento del dialogo diplomatico e della cooperazione multilaterale, nel rispetto del diritto internazionale; il Consiglio Grande e Generale invita il Segretario di Stato per gli Affari Esteri a mantenere un costante monitoraggio dell’evoluzione della situazione umanitaria della Repubblica di Cuba; a continuare a promuovere, nelle sedi multilaterali competenti e in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite, la tradizionale posizione della Repubblica di San Marino a favore della cessazione dell’embargo economico, commerciale e finanziario e delle ulteriori misure restrittive adottate unilateralmente nei confronti della Repubblica di Cuba, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e dei diritti umani; a sostenere ogni iniziativa volta a favorire il dialogo tra le parti interessate, il ricorso agli strumenti della diplomazia e della cooperazione internazionale e la ricerca di soluzioni condivise che contribuiscano al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione cubana; a promuovere, nell’ambito delle organizzazioni internazionali di cui la Repubblica di San Marino è membro, iniziative volte a favorire l’accesso della popolazione cubana ai beni essenziali, ai medicinali, alle forniture energetiche e ai servizi indispensabili alla tutela della salute, della dignità della persona e dello sviluppo economico e sociale del Paese
Segretario di Stato Luca Beccari: Credo che i contenuti di questo ordine del giorno siano perfettamente in linea con le azioni di politica estera che San Marino ha portato avanti nel corso degli ultimi decenni. Siamo sempre stati assolutamente al fianco del popolo cubano, soprattutto nella battaglia per cercare di arrivare a una soluzione rispetto all’embargo, una pratica che disconosciamo a livello internazionale e che riteniamo abbia portato, dopo decenni, all’impoverimento di questo popolo. Al di là delle condizioni iniziali che hanno innescato questa situazione, crediamo che si debba andare oltre e ricostruire un dialogo con un popolo e con una nazione che oggi sono arrivati allo stremo e risultano privati delle risorse necessarie alla sopravvivenza. Ritengo che i contenuti che sono stati letti, peraltro concordati con la mia Segreteria, siano perfettamente condivisibili. Esprimo pertanto parere favorevole per conto del Governo.
Matteo Zeppa (Rete): Noi avevamo già espresso, nella prima stesura, un orientamento favorevole a questo ordine del giorno e abbiamo controfirmato anche l’ulteriore modifica apportata dalla maggioranza e letta dal collega Morganti. Perché dico questo? Perché la situazione di Cuba la conosciamo tutti o, quantomeno, ne siamo al corrente. Nella sua storia ha attraversato diverse dinamiche interne, a partire anche dalla crisi dei missili e dal rischio nucleare di tantissimi anni fa. Tuttavia credo che questo Governo, al di là delle casacche politiche che si indossano, dopo aver operato molto bene sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina, non possa essere cieco, e in questo caso non lo è, di fronte anche ad altre dinamiche internazionali. Mi viene in mente, citando indirettamente anche l’attuale Reggenza, l’ordine del giorno approvato in Commissione Esteri sulla condizione delle donne afghane. Ci sono quindi situazioni internazionali che devono ricordarci che noi siamo comunque un’isola felice, ma non dobbiamo dimenticare chi non lo è. La questione di Cuba è tornata recentemente agli onori della cronaca per il pesante embargo imposto dall’amministrazione Trump. È una pratica disdicevole, anche se purtroppo si è ripetuta più volte nella storia dell’umanità: mettere alla fame una popolazione sperando, con tutti i mezzi disponibili, che questa possa ribellarsi e rovesciare il regime o il Governo cubano. In sostanza, si affama un popolo per spingerlo a rivoltarsi contro chi lo governa. È una pratica internazionale dissennata e si dovrebbero utilizzare canali diversi per cercare di ottenere lo stesso obiettivo. È inoltre una condotta che sta diventando una consuetudine da parte di Trump, che interviene in ogni Stato sul quale ritiene di poter esercitare la propria influenza. È inutile nasconderlo: voleva conquistare o acquistare la Groenlandia, ha fatto in modo che in Venezuela accadesse quello che è accaduto e ha quindi un impatto devastante sulle grandi questioni diplomatiche, senza avere alcuna reale capacità di macrodiplomazia. Questo ordine del giorno si inserisce dunque nel percorso già avviato dal Governo di San Marino su altre tematiche internazionali. Credo che si debbano utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione per far sentire la nostra vicinanza e per aprire, negli organismi internazionali, una riflessione sull’attacco antidemocratico che uno Stato sta compiendo nei confronti di un altro, come è già accaduto negli anni passati sulla questione cubana. Questo deve far riflettere. C’è un bell’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano nel quale si racconta che quattro congressisti democratici statunitensi si sono recati a Cuba per verificare direttamente le condizioni dell’isola e l’hanno definita una “Gaza silenziosa”. Credo che questa espressione restituisca il senso di ciò che sta accadendo, una situazione che purtroppo, per diverse ragioni, non riceve la stessa attenzione di quanto avviene in altre parti del mondo. Ritengo quindi che San Marino debba continuare a tessere la propria azione diplomatica, come ha già fatto, e schierarsi dalla parte di chi oggi non ha più nulla per poter vivere. Di una situazione del genere qualcuno dovrà rendere conto, in primo luogo Trump e la sua amministrazione dissennata, che vuole persino costruire un resort a Gaza. Per queste ragioni il nostro voto sarà favorevole.
Sara Conti (RF): In apertura di questo breve intervento vorrei, a nome di tutto il mio gruppo, stigmatizzare la modalità con cui si è lavorato su questo ordine del giorno, perché abbiamo potuto conoscere la versione finale soltanto ascoltandone la lettura al microfono, senza avere la possibilità di visionarla. Ci siamo quindi basati anche sulle valutazioni svolte sulla versione precedentemente depositata e pubblicata sul sito del Consiglio Grande e Generale. A nostro avviso, quella versione presentava una criticità, perché proponeva una lettura parziale della realtà. È certamente innegabile che la popolazione cubana stia soffrendo terribilmente e che oggi, più che mai, si trovi in difficoltà per la carenza di medicinali, energia, generi alimentari e beni essenziali. È un dramma umano che non vogliamo e non possiamo negare. Esprimiamo la massima solidarietà al popolo cubano e siamo assolutamente favorevoli all’interruzione immediata dell’embargo. Tuttavia, colleghi, sarebbe intellettualmente disonesto ignorare che Cuba vive da oltre sessant’anni sotto un regime autoritario. Non possiamo attribuire esclusivamente all’embargo tutto ciò che sta accadendo sull’isola e la situazione in cui versa il popolo cubano, perché significherebbe assolvere un Governo dittatoriale e autoritario, attribuendo al solo embargo statunitense ogni responsabilità. Se vogliamo davvero manifestare solidarietà al popolo cubano, dobbiamo avere il coraggio di distinguere fra il popolo e il regime che lo governa. La nostra solidarietà deve andare ai cittadini cubani, non a chi da decenni impedisce loro di esprimersi liberamente, di organizzarsi politicamente, di creare imprese indipendenti e di avere una stampa libera. Per questo troviamo singolare che nell’ordine del giorno si richiami il diritto all’autodeterminazione senza ricordare che ai cittadini cubani continua a essere negato il diritto fondamentale di scegliere liberamente il proprio Governo attraverso elezioni realmente competitive. Crediamo che la libertà politica, la libertà economica e i diritti civili siano condizioni indispensabili per qualsiasi sviluppo duraturo, perché non esiste prosperità senza libertà. Lo dico riprendendo le parole di una persona cubana con cui ho avuto modo di parlare, una delle migliaia di persone fuggite dall’isola, che mi ha detto: “Credo sia arrivato il momento di deromanticizzare la rivoluzione cubana”. Per troppo tempo una parte della cultura politica occidentale ha continuato a raccontare Cuba come il simbolo di un’utopia tradita esclusivamente dalle sanzioni americane. Non è così. I risultati di questa utopia sono sotto gli occhi di tutti e l’embargo si aggiunge, pesando gravemente, a questa situazione. Per queste ragioni non possiamo sostenere l’ordine del giorno. Repubblica Futura continuerà a sostenere ogni iniziativa umanitaria a favore del popolo cubano, continuerà a favorire il dialogo internazionale e riterrà sempre auspicabile un progressivo superamento delle tensioni. Repubblica Futura condanna fortemente l’embargo americano, ma su questo ordine del giorno ha deciso di astenersi.
Gian Nicola Berti (AR): Abbiamo sottoscritto con convinzione questo ordine del giorno per ragioni ben precise, che forse è opportuno spiegare, perché qualcuno potrebbe averlo firmato per finalità politiche, mentre noi lo abbiamo sottoscritto soprattutto per finalità umanitarie. Credo che sia sotto gli occhi di tutti, ormai da quasi un secolo, che Cuba sia purtroppo un’isola finita nelle mani di una dittatura che, nata nel nome di una rivoluzione popolare, si è trasformata in un regime molto simile a un impero, nel quale un capo, Castro, ha addirittura trasmesso per discendenza il potere ai propri familiari. È qualcosa che dovrebbe far riflettere anche i più nostalgici rispetto a ciò che sta accadendo in quel Paese. Cuba è un Paese affamato, un Paese in difficoltà, nel quale la popolazione sta soffrendo profondamente. Credo quindi che sia importante l’appello della Repubblica di San Marino affinché vengano alleviate quelle restrizioni che, purtroppo, finiscono per scaricarsi sulla popolazione e non sull’élite, non su chi detiene il potere e non su chi esercita nel peggiore dei modi il proprio potere dittatoriale. Dobbiamo cercare di dare sollievo alla popolazione cubana. Forse le valutazioni espresse da Repubblica Futura coincidono in parte anche con le nostre, ma credo che proprio queste considerazioni rappresentino un’ottima ragione per mettere al centro le necessità umanitarie della popolazione dell’isola. Se in un determinato momento storico potevano trovare giustificazione diverse valutazioni legate alle politiche di influenza della Guerra fredda o ai rischi di una guerra nucleare, credo che oggi quella realtà sia completamente superata. Quel regime è ormai alle corde e si trova nelle sue fasi finali. Credo e spero che molto presto, nell’interesse di tutti i cubani, anche quest’isola possa liberarsi da quest’ultimo residuo di dittatura, appartenente a una realtà ormai passata e tramontata. Questo è il motivo per cui Alleanza Riformista ritiene importante sostenere questa missione diplomatica affidata, per certi aspetti, al nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri, affinché la voce di San Marino possa farsi sentire al fianco della popolazione cubana e a sostegno di tutti gli interventi finalizzati ad alleviare le sofferenze di quel popolo.
L’Ordine del giorno è approvato a maggioranza
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Repubblica Futura per impegnare il Governo a ritirare il bando per la selezione del Giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per San Marino e a riemetterlo con la richiesta della cittadinanza o della residenza in Repubblica quale requisito
Antonella Mularoni (RF): La collega Sara Conti, in apertura di questa sessione consiliare, ha letto l’ordine del giorno e ha spiegato le ragioni per le quali noi, come gruppo, abbiamo ritenuto necessario presentarlo. Ci auguriamo che possa essere accolto dalla maggioranza, anche perché il collega Luca Boschi, in un suo intervento, aveva espresso la volontà di approfondire la tematica e di verificare se, come maggioranza, questo ordine del giorno potesse essere accolto. Non ve lo nascondiamo: riteniamo molto grave la deriva che il Governo e la maggioranza hanno deciso di intraprendere recentemente rispetto a tutto ciò che riguarda la Corte europea dei diritti dell’uomo. In questa legislatura abbiamo iniziato, in quest’Aula, a mancare di rispetto al giudice nazionale, arrivando addirittura a definirlo l’agente dell’opposizione a Strasburgo. Lo dico per voi: pensate davvero che, a livello internazionale, sia a Strasburgo sia a Bruxelles, queste cose siano gradite o qualifichino positivamente la qualità di un Governo e di una maggioranza? Vi rispondo io: no, assolutamente no. Quando si fa parte di organismi e organizzazioni internazionali importanti bisogna avere il massimo rispetto. Il secondo elemento riguarda la delegittimazione generalizzata delle nostre istituzioni. Secondo il Governo, l’Avvocatura dello Stato non sarebbe più capace di svolgere adeguatamente le funzioni di agente del Governo. Da giugno di quest’anno avete infatti deciso che l’agente del Governo non sarà più il dirigente dell’Avvocatura dello Stato o un suo funzionario, ma un professionista italiano, credo perfettamente sconosciuto a quasi tutti noi fino a quando abbiamo letto la delibera del Congresso di Stato con cui è stato nominato. A questa persona riconosciamo ogni mese un compenso superiore a quello precedentemente corrisposto all’agente del Governo. Leggendo il suo curriculum su internet, sembra inoltre che, oltre a non aver avuto in precedenza rapporti professionali con San Marino e quindi a non conoscere il diritto sammarinese, non conosca la lingua inglese e non si sia mai occupato di diritti umani. Questo sarà oggetto di un altro ordine del giorno, ma rientra all’interno del medesimo percorso. Il terzo elemento riguarda la necessità di individuare la terna da presentare nei prossimi mesi all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. L’ultima trovata uscita dal cilindro del Governo è stata quella di non limitare la possibilità di partecipare alla selezione ai cittadini sammarinesi o ai residenti, come si è cercato di fare in passato anche per valorizzare le capacità e le risorse umane del nostro Paese. Questa dovrebbe rappresentare un’opportunità per tutto il Paese. Avremmo anche potuto comprendere la scelta di aprire il bando all’esterno qualora, dopo un primo concorso riservato, non fossero state individuate tre personalità di alto livello, in grado di non sfigurare quando la terna fosse stata presentata. In quel caso si sarebbe potuto fare un secondo bando. Invece no: già in prima battuta avete deciso che può candidarsi il cittadino di qualsiasi Paese del mondo, senza alcuna limitazione. Non crediamo affatto che gli altri Paesi facciano così. Non mi risulta che gli altri Stati candidino cittadini di qualsiasi Paese del mondo al ruolo di giudice nazionale presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Ci chiediamo davvero come possano venirvi in mente scelte di questo tipo. Le riteniamo offensive e dispregiative rispetto alle qualità dei nostri giuristi. È inoltre evidente che, se predisponete un bando nel quale stabilite che soltanto a parità di titoli prevarrà il candidato sammarinese, sarà difficile per un nostro concittadino possedere gli stessi titoli di un professore universitario o di un magistrato di una Corte di cassazione. Questo avviene semplicemente perché a San Marino la maggior parte dei giuristi svolge la professione di avvocato. Oggi qualcuno svolge anche la funzione di giudice, ma quali altre opportunità professionali possono avere qui? Questo significa forse che in passato i giuristi sammarinesi abbiano sfigurato a Strasburgo? Non credo proprio. È davvero triste riflettere sulla considerazione che il Governo dimostra di avere nei confronti delle professionalità interne. Questo bando rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di una prassi già introdotta in molti procedimenti penali, in particolare in quelli più rilevanti, nei quali avete nominato avvocati italiani anche quando non era necessario. Se esiste un settore nel quale San Marino dispone di numerose risorse umane è proprio quello degli avvocati sammarinesi, fra i quali vi sono anche professionisti molto preparati. Non si comprende quindi perché, quando si apre un procedimento di una certa rilevanza, si debba nominare un avvocato italiano. Evidentemente, secondo il Governo, gli avvocati sammarinesi non sarebbero sufficientemente bravi o qualificati. Ricordo inoltre che a San Marino dovrebbe applicarsi il diritto sammarinese, che probabilmente gli avvocati del nostro Paese conoscono meglio dei professionisti provenienti dall’esterno. Lasciamo poi perdere le parcelle stratosferiche che abbiamo visto liquidare in favore di queste persone. In ogni caso, questo bando rappresenta, a nostro avviso, la punta dell’iceberg di una considerazione inaccettabile nei confronti dei giuristi sammarinesi. Il termine per la presentazione delle candidature scade fra pochissimo. Invitiamo quindi davvero l’Aula ad approvare questo ordine del giorno, a revocare immediatamente il bando e a pubblicarne uno nuovo, limitando la possibilità di partecipazione ai giuristi sammarinesi o residenti. Qualora questo primo bando dovesse andare male e non si iscrivesse nessuno, naturalmente si potrebbe fare un secondo tentativo con modalità differenti. È però davvero avvilente vedere come facciate qualsiasi cosa per svilire le risorse umane sammarinesi. Tutti gli altri Paesi, compresi quelli di piccole dimensioni, cercano di nominare come giudice nazionale un proprio cittadino. Possono esservi eccezioni in alcuni Stati che presentano condizioni particolari e un prodotto interno lordo talmente elevato che gli avvocati locali non sono interessati a svolgere la funzione di giudice presso la Corte europea dei diritti dell’uomo perché guadagnerebbero meno rispetto alla professione svolta nel proprio Paese. A parte questi casi, tutti gli altri Stati, anche quelli più piccoli, cercano di inviare come giudice nazionale un proprio cittadino. Del resto, chi meglio di un cittadino di quel Paese può conoscere il diritto nazionale? Questa conoscenza è fondamentale, perché il giudice nazionale è deputato a conoscere il diritto del proprio Stato e, in molti casi, è l’unico a conoscerlo. Il diritto sammarinese o lo conosce il giudice nazionale sammarinese oppure difficilmente potrà conoscerlo qualcun altro. Nessun grande Paese, che si tratti della Francia o della Germania, dispone normalmente di giuristi esperti di diritto sammarinese. La vostra scelta è quindi incomprensibile e ingiustificabile. Vi chiediamo di revocare rapidamente questo bando in autotutela, anche se utilizzo un termine che non so se sia applicabile al caso specifico, e di pubblicarne immediatamente un altro, limitando ai cittadini sammarinesi o ai residenti la possibilità di iscriversi e di presentare la propria candidatura.
Segretario di Stato Luca Beccari: Il consigliere Mularoni ha fatto una disamina che esula, almeno in parte, dai contenuti di questo ordine del giorno. Qui stiamo parlando delle procedure di reclutamento del giudice nazionale presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, procedure che sono in larga parte definite non da regole nostre, ma dal Consiglio d’Europa. La scelta operata quest’anno, cioè quella di pubblicare un bando aperto anche a candidati non residenti a San Marino, non la consideriamo una decisione che pregiudichi a priori la possibilità per un sammarinese di essere selezionato nell’ambito della terna che verrà poi valutata dal Consiglio d’Europa. Tengo a fare questa precisazione perché potrebbe sembrare che si tratti di un normale concorso pubblico, come quello per un dirigente della pubblica amministrazione. In realtà i candidati presentano la loro candidatura, una commissione seleziona, tra coloro che possiedono i requisiti, una terna dei tre migliori candidati, che viene poi sottoposta ai successivi esami e alle valutazioni del Consiglio d’Europa. È quindi un processo che nasce a San Marino ma si conclude a Strasburgo. Questo elemento è importante perché non si tratta della nomina di un dirigente o di un’altra figura interna al nostro ordinamento. Anche alla luce delle esperienze passate, non sono molti i sammarinesi che presentano candidatura per questa posizione. Piuttosto che indire un bando riservato ai soli sammarinesi e, qualora non fosse possibile formare una terna, aprire successivamente una seconda fase a candidati provenienti dall’esterno, abbiamo ritenuto non preclusivo procedere fin da subito con una valutazione complessiva che possa anche costituire un utile termine di paragone per le risorse sammarinesi. La valutazione, naturalmente, non si basa semplicemente sulla parità di titoli di studio, ma deve tenere conto delle conoscenze giuridiche necessarie per svolgere quel ruolo. Francamente non credo che un presidente della Corte di Cassazione italiana o della Corte costituzionale francese venga a San Marino per partecipare al concorso come giudice nazionale presso la CEDU. Ritengo invece che la commissione dovrà effettuare una valutazione strettamente aderente sia alla conoscenza del nostro diritto, sia, soprattutto, ai principi di funzionamento della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle regole che disciplinano i relativi procedimenti. Sono convinto che vi siano sammarinesi perfettamente in grado di competere senza alcun problema. Comprendo le valutazioni di chi ritiene opportuno riservare alcune posizioni esclusivamente ai sammarinesi. Cerchiamo sempre più di farlo, ma in alcuni ambiti questo non è ancora stato possibile. Abbiamo avuto presidenti del Tribunale provenienti dall’esterno, comandanti della Gendarmeria provenienti dall’esterno e quindi non sempre siamo nelle condizioni di limitare la selezione ai soli cittadini sammarinesi. Ciò non significa che questo sarà necessariamente il caso. Potrebbe benissimo essere selezionato un candidato sammarinese che riterremo il migliore e, a parità di valutazione generale e di requisiti, avrà comunque la priorità rispetto ad eventuali concorrenti italiani. Questa è stata l’impostazione scelta dal Governo. Poi l’Aula deciderà diversamente oppure no, ma questo è il bando che abbiamo ritenuto di emanare.
Giulia Muratori (Libera): Credo che sia il consigliere Mularoni sia il Segretario di Stato per gli Affari Esteri abbiano già spiegato meglio di quanto potrei fare io le modalità di selezione della terna individuata dallo Stato e il successivo percorso che si conclude presso il Consiglio d’Europa. Personalmente faccio parte della delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e ho avuto modo di assistere a molte di queste procedure di nomina. Posso quindi confermare che a Strasburgo viene attribuito un peso molto rilevante ai curriculum, ai requisiti richiesti e al livello complessivo dei candidati. È anche accaduto che alcune selezioni non siano andate a buon fine proprio perché non venivano ritenute adeguate. Di conseguenza anche il bando e la procedura di selezione devono essere strutturati in modo tale da consentire alla terna di superare positivamente il successivo vaglio del Consiglio d’Europa. Tengo però a precisare, a nome del mio gruppo, che la nostra posizione non era quella di sostenere integralmente questo ordine del giorno. Avevamo invece espresso la necessità di approfondire la questione, prima di tutto all’interno della maggioranza e con il Segretario di Stato. Per noi di Libera resta importante dare precedenza, quando possibile, a una figura interna al Paese, perché le esperienze maturate in passato dimostrano che San Marino è perfettamente in grado di esprimere professionalità capaci di ricoprire un ruolo di questo livello. Si tratta infatti anche di un’importante opportunità per il nostro Paese, che può essere rappresentato in uno degli organismi più autorevoli d’Europa quale è il Consiglio d’Europa. È quindi naturale che il nostro gruppo auspichi la scelta di un candidato sammarinese. Il fatto che il bando preveda comunque una preferenza per il candidato sammarinese o residente in caso di parità di requisiti è un elemento che valutiamo positivamente. Tutti i giudici nazionali che hanno rappresentato San Marino presso la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno dato prestigio al nostro Paese e credo si possa affermare senza timore di smentita. Per queste ragioni non voteremo a favore di questo ordine del giorno, ma lavoreremo insieme alla maggioranza e al Governo affinché vengano favorite la partecipazione e l’emersione di candidature sammarinesi.
Gaetano Troina (D-ML): Anch’io vorrei svolgere alcune considerazioni dopo aver ascoltato sia l’illustrazione dell’ordine del giorno sia gli interventi che sono seguiti. Ritengo che il nostro Paese debba iniziare ad avere un approccio diverso nella selezione delle persone chiamate a rappresentare la Repubblica all’estero. È una cosa diversa individuare professionalità destinate a lavorare all’interno della nostra amministrazione quando non disponiamo di figure sufficientemente qualificate, e un’altra è scegliere chi deve rappresentare San Marino nelle istituzioni internazionali. Per questo non considero affatto sbagliata la proposta contenuta nell’ordine del giorno. Non vedrei nulla di negativo nell’indire inizialmente un bando riservato ai soli sammarinesi e, solo qualora non si individuassero candidati idonei o in numero sufficiente, aprire successivamente la selezione anche ad altri soggetti provenienti dall’esterno. Consentire fin dall’inizio l’accesso a chiunque rischia, di fatto, di ridurre fortemente le possibilità per i candidati sammarinesi. Aprendo la selezione a tutto il panorama internazionale è inevitabile che possano presentarsi figure di altissimo livello, magari in grado di ottenere un punteggio leggermente superiore rispetto ai nostri giuristi. Questo, però, non significa che la preparazione dei professionisti sammarinesi non sia elevata. Nel nostro Tribunale operano figure di altissimo livello e lo stesso vale per molti professionisti dell’avvocatura. Ritengo però che oggi tali professionalità non siano valorizzate adeguatamente per incarichi di questo tipo. Dobbiamo interrogarci anche sul motivo per cui sempre meno giovani, una volta terminati gli studi universitari, scelgano la libera professione forense o la carriera giudiziaria. Se ogni volta che si apre una posizione di alto livello la selezione viene estesa a tutto il mondo e i nostri giovani non hanno nemmeno la possibilità di dimostrare il proprio valore, partiamo già sconfitti. Quale prospettiva offriamo ai giovani di questo Paese? Nessuna, perché la concorrenza internazionale è inevitabilmente molto più forte. Almeno in queste circostanze dovremmo essere capaci, come piccolo Stato, di tutelare i nostri giovani e chi desidera realmente mettere le proprie competenze al servizio della Repubblica. È una questione alla quale tengo molto e so che anche la mia forza politica condivide questa impostazione. Per questo motivo voteremo convintamente a favore dell’ordine del giorno.
Silvia Cecchetti (PSD): Al di là dell’ordine del giorno, credo sia corretto considerare con rispetto le motivazioni di chi ha espresso perplessità sul bando. Le riflessioni svolte sono comprensibili. Tutti noi vorremmo vedere un cittadino sammarinese rappresentare il nostro Paese nelle più alte istituzioni internazionali. Sarebbe motivo di orgoglio per tutti e rappresenterebbe il segno di una Repubblica capace di formare professionalità di altissimo livello. Su questo credo siamo tutti d’accordo. Tuttavia questo auspicio non può trasformarsi in una regola e, soprattutto, non può diventare il criterio principale di valutazione. Il criterio fondamentale deve essere sempre il merito, la competenza, l’imparzialità e la sensibilità necessaria per operare nella tutela dei diritti fondamentali. Sono questi i valori che un giudice chiamato a sedere alla Corte di Strasburgo deve incarnare. San Marino non esprime questi valori attraverso la nazionalità di chi lo rappresenta, ma attraverso la qualità della persona che lo rappresenta, attraverso la sua capacità di portare in quella sede la sensibilità giuridica e culturale che caratterizza da sempre la storia del nostro Paese. Non credo che tutto questo dipenda semplicemente dal possesso di un passaporto. Si possono certamente aprire riflessioni sul tema, ma non credo che un’impostazione come quella proposta difenda realmente i sammarinesi più capaci. Difende piuttosto un criterio di appartenenza, mentre il principio che deve prevalere è quello del merito. Restringere oggi la platea dei candidati non significa proteggere i sammarinesi, ma rischia di chiudere una porta che invece dovremmo mantenere aperta. Il vero investimento consiste nel far crescere le competenze dei nostri giovani giuristi, offrendo loro maggiore formazione, più esperienze internazionali e maggiori opportunità di lavorare nelle istituzioni europee. Ho sentito alcuni colleghi affermare che a San Marino non esistono giuristi. Ritengo che oggi questa affermazione non sia più del tutto corretta, perché il nostro Paese ha sviluppato, anche grazie alla collaborazione con l’Università, un importante istituto giuridico nel quale si stanno formando giovani sammarinesi, indipendentemente dal fatto che scelgano la professione di avvocato o quella di magistrato. Un tempo gli studiosi del diritto erano quasi esclusivamente avvocati o magistrati; oggi la situazione è diversa. Per questo non ritengo corretto modificare questo criterio, anche alla luce delle opportunità che deriveranno dall’Accordo di associazione. Inoltre il bando non penalizza i sammarinesi, perché prevede espressamente che, a parità di valutazione, venga preferito il candidato sammarinese o residente. La tutela esiste già. La differenza è che prima viene valutato il merito e solo successivamente, in caso di parità, interviene il criterio della cittadinanza. Mi sembra un equilibrio ragionevole, capace di tutelare i sammarinesi senza rinunciare al principio del merito.
Gian Nicola Berti (AR): Ho letto con un po’ di stupore questo ordine del giorno presentato da Repubblica Futura, con il quale si intende limitare la possibilità di effettuare una ricerca più ampia per la nomina del giudice nazionale presso la Corte di Strasburgo. Obiettivamente non possiamo dimenticare che, almeno negli ultimi tre mandati, San Marino ha nominato tre giudici di cittadinanza sammarinese. Dobbiamo però tenere conto del fatto che siamo chiamati a formulare una terna composta da candidati in possesso di una serie di requisiti, dal bilinguismo agli adeguati titoli di carattere giuridico, accademico o professionale. Per una popolazione ristretta come la nostra, individuare una terna di questo tipo rappresenta un impegno piuttosto complesso. Ricordo inoltre che in passato, in alcuni casi, abbiamo presentato possibili candidati che forse non possedevano pienamente tutti i requisiti richiesti. Ho poi ascoltato l’intervento del consigliere Antonella Mularoni e ho avuto l’impressione che volesse cogliere questa occasione per alimentare nuovamente qualche polemica sui giudici di Strasburgo e sui rapporti maturati in quel contesto. Obiettivamente non lo so e non mi interessa. Abbiamo sentito l’ex giudice Antonella Mularoni magnificare e lodare se stessa, e va benissimo. Ultimamente va di moda così. Un tempo si lasciava che fossero gli altri a esprimere gli apprezzamenti, ma evidentemente i costumi sono cambiati e oggi non ci si limita più. Mi sembra però che la stessa coerenza non venga dimostrata da questa forza politica nei confronti dei giudici di casa nostra. Assistiamo sistematicamente a polemiche e critiche rivolte alla dirigenza del Tribunale, al presidente del Tribunale e ai magistrati sammarinesi, mentre si sollevano contestazioni non appena qualcuno esprime una critica nei confronti di un giudice particolarmente caro a Repubblica Futura. Credo che tutti i giudici siano esseri umani: a volte scrivono cose giuste, altre volte meno giuste e può capitare anche a loro, per la stessa natura umana, di adottare un provvedimento o di assumere una posizione non pienamente condivisibile. Del resto esistono anche i giudici d’appello, che possono correggere eventuali interpretazioni infelici dei magistrati. Credo che questo sia assolutamente normale. Va bene tutto, ma autolimitarci prevedendo la cittadinanza sammarinese come requisito necessario per diventare giudice a Strasburgo rappresenterebbe, in questo momento, una restrizione priva di senso. È evidente che saremmo tutti estremamente felici se, al termine di questa procedura, emergesse un candidato sammarinese. Esiste però una cartina di tornasole che ci fa comprendere come la scelta del Governo, e immagino anche della maggioranza, sia corretta. Da anni stiamo cercando un dirigente sammarinese per l’Avvocatura dello Stato e non riusciamo a trovarlo. Non disponiamo di una figura di questo tipo e ciò dovrebbe farci capire che esistono effettive difficoltà nell’individuare persone in grado di ricoprire determinati ruoli. Dobbiamo quindi fare di necessità virtù. L’apertura di una selezione alla quale possano concorrere sia sammarinesi sia italiani rappresenta una forma di concorrenza che punta al merito. Continuerò a fare il tifo per i sammarinesi, ma, qualora dovessimo imparare da altri o ricorrere a professionalità esterne, l’umiltà e il buon senso devono indurci a farlo.
Manuel Ciavatta (PDCS): Intervengo a nome del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, anche alla luce degli interventi che si sono susseguiti e, in particolare, della risposta fornita dal Segretario di Stato Beccari all’ordine del giorno presentato da Repubblica Futura. Il Segretario ha evidenziato innanzitutto come il bando attribuisca comunque la precedenza ai cittadini sammarinesi nella formazione della terna che verrà presentata a Strasburgo per la nomina del giudice presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Non è quindi vero che questo bando squalifichi i sammarinesi. È certamente vero che amplia la platea dei possibili candidati, ma per un ruolo così rilevante e di così alto livello è necessario garantire una qualità elevata e poter eventualmente disporre, oltre che del bacino sammarinese, anche di ulteriori professionalità. È un incarico di grande rilievo, ma non possiamo assolutamente considerare la cittadinanza un elemento qualificante rispetto a una presunta protezione del Paese nelle sentenze. Sarebbe assurdo pensare che, se uno Stato commette un errore, il giudice debba esprimersi a favore o contro di esso in base alla propria cittadinanza o al Paese di provenienza. La cittadinanza non può quindi rappresentare di per sé un elemento discriminante. Detto questo, non intendo allargarmi alle altre questioni sollevate, perché non vorrei estendere ulteriormente il dibattito. Preferisco rimanere strettamente sul contenuto dell’ordine del giorno così come presentato da Repubblica Futura, che, per quanto ci riguarda, non può essere accolto. Tutte le altre valutazioni emerse nell’introduzione del consigliere che ha presentato il testo potranno eventualmente essere affrontate in un’altra sede.
L’Ordine del giorno è respinto
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Domani-Motus Liberi per l’elaborazione di una proposta di Piano Strategico di Sviluppo Economico della Repubblica di San Marino e per la predisposizione di uno studio di impatto derivante dall’Accordo di Associazione con l’UE
Fabio Righi (D-ML): Premesso che il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato la sottoscrizione dell’Accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione Europea, aprendo una nuova fase nei rapporti tra la Repubblica e le istituzioni europee; premesso che l’Accordo rappresenta uno dei più importanti cambiamenti istituzionali, economici e normativi che il Paese si appresta ad affrontare negli ultimi decenni, destinato a incidere profondamente sul sistema economico, produttivo, amministrativo e sociale della Repubblica; premesso che un processo di tale portata richiede primariamente un effettivo e diretto coinvolgimento popolare per la sua definizione; premesso che un processo di tale portata richiede altresì una preventiva e approfondita pianificazione strategica affinché l’integrazione europea rappresenti una concreta opportunità di crescita e sviluppo e non un mero esercizio di recepimento normativo; considerato che ad oggi non risulta essere stato presentato un piano strategico di sviluppo economico che definisca quale ruolo la Repubblica di San Marino intenda assumere nel mercato europeo nei prossimi anni; considerato che non risultano disponibili valutazioni organiche sugli impatti economici dell’Accordo, sui costi di implementazione dell’acquis comunitario, sulle esigenze di adeguamento della pubblica amministrazione, sulle necessità formative delle imprese e dei lavoratori, né una programmazione delle priorità legislative e regolamentari conseguenti; considerato che l’efficacia dell’Accordo dipenderà dalla capacità della Repubblica di individuare preventivamente i comparti economici sui quali concentrare investimenti, incentivi e interventi normativi e infrastrutturali, valorizzando le peculiarità del sistema sammarinese e costruendo un modello di sviluppo competitivo e sostenibile; considerato che appare pertanto indispensabile elaborare una strategia condivisa che definisca il nuovo posizionamento economico della Repubblica nel contesto europeo, individuando obiettivi misurabili, priorità, tempi di attuazione e strumenti operativi; ritenuto che una scelta strategica di tale rilevanza debba essere definita a seguito della diretta consultazione della popolazione; ritenuto che una scelta strategica di tale rilevanza debba essere costruita attraverso il più ampio coinvolgimento istituzionale, politico e sociale possibile; ritenuto che la definizione della visione strategica della Repubblica costituisca anzitutto una responsabilità della politica e richieda un confronto preventivo tra maggioranza e opposizione, volto a individuare una linea di sviluppo condivisa di lungo periodo, capace di trascendere le singole legislature; ritenuto che, una volta definita tale impostazione strategica, essa debba essere sottoposta a un confronto strutturato con le organizzazioni economiche, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, gli enti pubblici competenti e tutti gli ulteriori soggetti portatori di interesse, al fine di integrarla, perfezionarla e tradurla in un piano operativo realmente condiviso. Impegna il Congresso di Stato: ad avviare entro 60 giorni un tavolo politico-istituzionale composto esclusivamente da rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione con il compito di elaborare una proposta di piano strategico di sviluppo economico della Repubblica di San Marino con orizzonte temporale almeno decennale, individuando la visione strategica del Paese, il suo nuovo posizionamento economico nel contesto europeo, gli obiettivi prioritari di sviluppo, i settori e le direttrici di crescita della Repubblica; ad avviare, una volta definita la proposta di piano strategico, una fase di confronto e consultazione con le organizzazioni economiche, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, gli enti pubblici competenti e tutti gli ulteriori soggetti istituzionali, economici e sociali ritenuti utili, al fine di integrare, perfezionare e consolidare il piano attraverso il contributo delle parti sociali e produttive; a predisporre, nell’ambito del piano strategico, l’individuazione delle direttrici di sviluppo economico della Repubblica, dei settori prioritari sui quali concentrare investimenti pubblici e privati, delle politiche di attrazione degli investimenti esteri, delle priorità infrastrutturali, digitali, energetiche, logistiche e amministrative, delle riforme normative necessarie a rafforzare la competitività del sistema Paese, delle politiche di formazione del capitale umano e di adeguamento della pubblica amministrazione, del cronoprogramma degli interventi, delle priorità e degli indicatori di monitoraggio; a predisporre contestualmente uno studio organico contenente la valutazione degli impatti economici derivanti dall’Accordo di associazione, la stima dei costi di implementazione dell’acquis comunitario, la pianificazione temporale del recepimento delle normative europee, la valutazione delle risorse finanziarie, organizzative e professionali necessarie e l’individuazione delle misure volte a massimizzare le opportunità economiche derivanti dall’integrazione europea e a mitigarne i possibili effetti negativi sui diversi comparti economici; a presentare il piano strategico e lo studio di impatto al Consiglio Grande e Generale affinché possano essere discussi e approvati quali documenti di indirizzo strategico della Repubblica. Eccellenze, colleghi, questo documento non poteva essere un semplice ordine del giorno di poche righe, perché il tema è complesso e merita di essere affrontato con la complessità che richiede, anche se il ragionamento di fondo è molto semplice. La doverosa premessa, che rappresenta l’unico vero distinguo della nostra forza politica, è che questo lavoro avrebbe dovuto essere svolto prima ancora della conclusione del negoziato, perché è proprio un lavoro di questo tipo che definisce il perimetro della trattativa e indica su quali aspetti negoziare. Sarebbe stato opportuno arrivare alla sottoscrizione dell’Accordo avendo già piena consapevolezza di come trasformare quella firma in opportunità concrete. Anche se le scelte sono state diverse, questo lavoro rimane comunque necessario. Chiedo quindi all’Aula e ai colleghi di mettere da parte le strumentalizzazioni e i preconcetti che spesso sono stati rivolti alle nostre posizioni e di ragionare sulla necessità di costruire un percorso che, peraltro, è già emerso chiaramente dagli interventi svolti durante il comma comunicazioni da tutte le forze della maggioranza. Tutti hanno evidenziato la necessità di un’agenda per lo sviluppo economico, della programmazione e della preparazione della pubblica amministrazione, oggi non ancora pronta ad affrontare questa fase. Occorre mettere in fila gli investimenti necessari, programmare gli stanziamenti nei bilanci futuri ed evitare interventi frammentari e privi di una visione organica. Un piccolo Paese come San Marino ha una capacità molto più limitata di assorbire errori di pianificazione strategica rispetto ad altri Stati e questi errori potrebbero risultare determinanti. Se è vero che dobbiamo essere preparati, allora dobbiamo anche avere una chiara roadmap degli interventi. Tutti i gruppi di maggioranza hanno espresso concetti molto simili a quelli che proponiamo oggi. Noi li condividiamo e li abbiamo sempre condivisi. L’unica differenza è che avremmo preferito affrontare questo lavoro prima della chiusura del negoziato. Il tema dello sviluppo economico accompagna la nostra forza politica fin dalla sua nascita, nel 2018, ed è stato centrale anche nella precedente esperienza di governo. Oggi, davanti alla scelta ormai compiuta di procedere verso la firma dell’Accordo, riteniamo questa pianificazione ancora più necessaria. Il tema del referendum rimane aperto e ne discuteremo, ma questa esigenza esiste comunque. Mettiamo questa proposta a disposizione dell’Aula. Se siamo davvero tutti convinti della necessità di programmare il futuro, non può esserci un approccio pregiudiziale o esclusivamente politico. Dobbiamo trovare una reale sinergia. L’ordine del giorno contiene numerosi spunti, siamo disponibili anche a valutarne modifiche e integrazioni, ma riteniamo che possa essere condiviso perché è perfettamente coerente con quanto è stato affermato in quest’Aula non più tardi di due giorni fa.
Segretario di Stato Luca Beccari: Cosa aggiungere rispetto a quanto detto tante volte? Il problema, anche in questo caso, riguarda la narrazione che accompagna l’ordine del giorno. Ho già detto in altre occasioni che un ordine del giorno è un atto politico: quando lo si approva non se ne condividono soltanto i contenuti, ma anche la narrazione che contiene. Se il punto fosse semplicemente sedersi attorno a un tavolo per ragionare strategicamente sul dopo Accordo, chi potrebbe essere contrario? Ciò che invece il Governo ritiene inaccettabile è la narrazione secondo la quale tutte le persone che hanno lavorato a questo dossier, tutti i Segretari di Stato e tutte le maggioranze che hanno sostenuto questo percorso avrebbero operato in maniera cieca, guidati esclusivamente da un ideale europeista, senza alcuna verifica scientifica di ciò che stavano negoziando. È come dire che abbiamo negoziato sulla base del sentimento. Questa narrazione deve finire. Finché Motus Liberi continuerà a presentarsi in quest’Aula sostenendo questa tesi, insieme ad altre semplificazioni, come quelle sentite l’altro giorno sui presunti tre punti di vantaggio dell’Accordo di associazione, continueremo a parlare di pura demagogia. Se davvero volete ottenere un risultato politico e coinvolgere la maggioranza su un tema che ritenete importante, dovete creare le condizioni affinché vi sia un interesse reciproco. La maggioranza non ha alcun interesse a sostenere questa narrazione, che serve esclusivamente alla vostra parte politica. È arrivato il momento di finirla. Se non avete letto i documenti o vi mancano alcuni passaggi, recuperateli, altrimenti diventa difficile discutere. Sembra quasi che ci consideriate persone prive di qualsiasi capacità di comprendere il lavoro svolto. Ci chiedete di approvare un ordine del giorno che lascia intendere che negli ultimi dieci anni abbiamo negoziato in maniera superficiale, senza alcuna base di analisi, quando invece vi sono stati addirittura due anni di studi preliminari, svolti prima ancora dell’avvio del negoziato dall’allora Segretario Antonella Mularoni, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, delle parti sociali e delle forze politiche, studi che hanno definito proprio il perimetro entro il quale si è scelto di procedere verso l’Accordo di associazione. Vi mancano dei pezzi e, se non li recuperate, è difficile confrontarsi. La disponibilità del Governo al dialogo c’è e immagino vi sia anche quella della maggioranza, ma invertiamo questa narrazione e smettiamola con queste semplificazioni. Se volete sedervi a un tavolo, partiamo dalla relazione già predisposta, composta da numerose pagine. Voi la ritenete insufficiente? Bene, discutiamo di quella. È comunque un punto di partenza ricco di contenuti. Ma non venite a dire che adesso bisogna fare le analisi di impatto o elaborare una strategia perché il negoziato sarebbe stato condotto senza questi elementi e senza considerare le ricadute sul Paese. Questo è inaccettabile per me ed è inaccettabile anche per chi ha avuto la responsabilità di questo dossier prima di me.
Gerardo Giovagnoli (PSD): È con grande piacere e semplicità che, a nome della maggioranza, affermo chiaramente la nostra contrarietà al dispositivo di questo ordine del giorno che, come è già stato spiegato molto bene dal Segretario di Stato, arriva con grande ritardo. Le discussioni preventive e le analisi di impatto rispetto all’Accordo di associazione sono state fatte, magari non attraverso un vero e proprio piano, ma ciò che sta accadendo oggi è il risultato di quindici o diciotto anni di cambiamenti che hanno condotto tutti verso l’Accordo di associazione. Se avessimo dovuto svolgere un’analisi di impatto sul mancato avvio di questo percorso, quella sì avrebbe prodotto risultati chiari e catastrofici. Possiamo anche rovesciare il ragionamento. I monegaschi, ad esempio, hanno svolto realmente delle analisi di impatto, che ricordo di avere letto. Non le hanno certo realizzate dopo la chiusura del negoziato, perché vi dimenticate una questione fondamentale: il negoziato è chiuso da due anni e mezzo e Motus Liberi, peraltro, in quel periodo era al Governo. Quando i monegaschi pubblicarono i risultati delle loro analisi, che erano almeno due, questi risultarono totalmente contraddittori. Mi si deve spiegare, infatti, come sia possibile prevedere con precisione ciò che avverrà in futuro. Si formulano necessariamente molte ipotesi presuntive, modificando le quali cambia completamente il risultato. Dal punto di vista politico è quindi molto facile orientare l’esito di un’analisi in una direzione o nell’altra, intervenendo sui numeri che riguardano il futuro. La scelta europea non consiste nello scegliere un prodotto anziché un altro, tarando alcuni modelli matematici per ottenere un risultato. È una scelta del Paese, compiuta non soltanto dalla politica, da alcuni partiti, da una maggioranza o da un Governo, ma da molti Governi, da molti partiti, praticamente da tutti e, come abbiamo già detto, dall’intero Paese. Mi piace ricordare un articolo pubblicato proprio in queste ore dal professor Bossone, che è stato presidente della Banca Centrale della Repubblica di San Marino, purtroppo per un periodo molto breve, ma è rimasto amico della Repubblica. Bossone analizza come San Marino sia riuscito a salvarsi pur avendo attraversato crisi che avrebbero potuto condurlo a condizioni sociali molto gravi e a un’austerità che il Paese non ha mai voluto intraprendere. È stato merito dei Governi che si sono succeduti e, in alcuni casi, anche della fortuna se oggi, nonostante tutto, siamo ancora in piedi. Perché siamo ancora in piedi? Perché disponevamo di un’economia fondata soprattutto sull’economia reale. Questo ha fatto la differenza, in particolare rispetto al rapporto con l’Europa. Quale dei tre Paesi coinvolti nel negoziato è quello uscito dal percorso e con un modello economico e una produzione di ricchezza più lontani dai nostri? Monaco. Nemmeno Andorra, che si trova in una situazione intermedia, ha scelto di uscire, perché anche loro hanno compreso che non era possibile rimanere da soli. Figuriamoci noi, che confiniamo con un unico Stato e produciamo tra il 35 e il 37 per cento del PIL attraverso l’interazione con l’Unione Europea. Questo è già il più grande studio che possiamo fare. È uno studio davanti agli occhi di tutti. Non comprendo come si possa ignorare questa realtà fondamentale. Capisco che si voglia continuare fino all’ultimo momento, anche a negoziato concluso, a sostenere che occorra rifare i calcoli. Qui, però, non dobbiamo rifare i calcoli: dobbiamo applicare l’Accordo il prima possibile per garantire il maggiore sviluppo possibile al Paese.
Fabio Righi (D-ML): Ho ascoltato con interesse gli interventi sia del Segretario di Stato sia del consigliere Giovagnoli. Quando mi sento dire che bisogna finirla con una certa narrazione, mi viene da ridere, come veniva da ridere anche al collega con il quale mi stavo confrontando. Cerchiamo però di procedere con ordine. Sappiamo perfettamente che l’allora Segretario di Stato Antonella Mularoni aveva svolto un approfondimento sul tema. Quell’approfondimento, però, non riguardava ciò che si voleva far diventare il Paese, ma quale strumento scegliere, cioè l’associazione oppure l’adesione. Fu condotta un’analisi che, per una serie di ragioni, portò a scegliere l’associazione. È però cosa diversa dal definire, all’interno del perimetro dell’Accordo, quale futuro si voglia costruire per il Paese. Ci viene poi detto che ciò che proponiamo sarebbe giusto, ma tardivo. È tardivo, certamente, ma non è colpa nostra. Anche quando Motus Liberi faceva parte del precedente Governo sollevava esattamente le stesse questioni e le medesime necessità. Non mi si può rispondere semplicemente che il negoziato era chiuso e che il testo si poteva leggere. La prima volta che l’Accordo è arrivato in Congresso di Stato era scritto in francese, non esisteva nemmeno la versione italiana e il documento non era stato pubblicato sul sito della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri. Di cosa stiamo parlando? Smettiamola con narrazioni che sapete perfettamente non corrispondere alla realtà dei fatti. Adesso viene citato Bossone, che non ho conosciuto direttamente. Ho un ricordo vago del periodo Bossone-Papi-Alfabetà e oggi è tornato nuovamente in auge fornendoci alcune indicazioni. Bene, mi dicono che sia anche un professore rinomato. Veniamo però al punto. State smentendo ciò che è stato affermato ai microfoni di quest’Aula appena due giorni fa, quando è stata riconosciuta la necessità di fare esattamente queste cose. Lo ha confermato anche lei, consigliere Giovagnoli, quando ha detto: “Qui non dobbiamo fare le valutazioni, dobbiamo applicare l’Accordo il prima possibile”. Ma sulla base di che cosa lo applicate? Come fate a comprendere in quale direzione muovere il Paese all’interno di quel perimetro molto ampio, se non esiste una programmazione? Qualcuno sostiene che siano dieci anni che si fanno valutazioni. Benissimo, saremmo le persone più felici del mondo, perché sono anni che chiediamo analisi di impatto, un’agenda per lo sviluppo e una definizione di ciò che si vuole fare del Paese. Se queste valutazioni esistono, guardiamole e confrontiamoci. A noi risulta che la prima valutazione di impatto sia arrivata soltanto qualche mese fa, anche grazie alle forti pressioni esercitate dalla mia forza politica. È quella relazione rispetto alla quale oggi il Segretario Beccari ci domanda se abbiamo espresso osservazioni. Evidentemente non era in Aula quando siamo intervenuti più volte, evidenziando le parti che, dal nostro punto di vista, erano totalmente carenti, quelle che mancavano completamente e quelle che invece abbiamo apprezzato perché, finalmente, erano state messe nero su bianco e potevano costituire la base per un confronto. A questo punto diventa davvero difficile discutere, perché non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, soprattutto quando si viene in Aula ad affermare che il Paese ha già deciso e ha già fatto tutto. Se è così, allora non avrete alcun problema ad approvare la normativa che garantisce la possibilità di svolgere un referendum e a indire il referendum stesso. Se il Paese ha già deciso, quale sarebbe il problema? Evidentemente, però, un problema esiste. Ritengo davvero avvilente continuare a portare contributi in un’Aula nella quale emergono un’evidente miopia e la volontà di trasformare tutto in una battaglia politica fine a se stessa, arrivando persino a smentire ciò che voi stessi avete affermato appena due giorni fa, cioè che serve un’agenda per lo sviluppo. Con questo documento vi chiediamo proprio di costruire insieme quell’agenda. Sostenete che sia già stata fatta? Dove si trova? Avete idea di quanto costerà adeguare la pubblica amministrazione? Dove sono i conti, le proiezioni e i documenti che illustrano questi aspetti? Come individuiamo la nostra competitività all’interno dell’ampio perimetro dell’Accordo europeo? Quali saranno i settori sui quali concentrare gli incentivi? Su quali comparti intendiamo puntare? In quale ambito vogliamo presentarci sul piano europeo come un’eccellenza? Non potete risponderci semplicemente che manterremo ciò che già abbiamo. Questo non può essere dato per scontato. Che cosa pensavate di fare, distruggere l’economia esistente? Il compito della politica è costruire il futuro, non limitarsi a garantire una normalizzazione. Quello è il compito degli amministratori di condominio, non di chi vuole costruire il futuro di un Paese.
Michela Pelliccioni (indipendente): Intervengo su questo ordine del giorno soprattutto dopo aver ascoltato le parole del collega Righi. Devo dire che sono molto dispiaciuta per Domani – Motus Liberi, perché vedo un’azione scomposta. Mi hanno colpito soprattutto le ultime parole pronunciate, quando si è parlato di mancanza di visione e dell’incapacità degli altri di comprendere. Credo che questa sia l’onda lunga della giustificazione che il partito continua a portare avanti: nessuno avrebbe capito nulla, tranne loro. È questa, a mio avviso, l’essenza di un’azione che li mette costantemente in difficoltà e li ha condotti all’angolo. Oggi Domani – Motus Liberi, e mi dispiace dirlo, è una forza isolata, in grande difficoltà, che non riesce più a portare avanti un’azione politica concreta perché sostiene tutto e il contrario di tutto. Abbiamo avuto la responsabilità della Segreteria di Stato per l’Industria e dico “abbiamo” perché anch’io facevo parte del Governo. L’ANIS ha chiesto a gran voce di proseguire e concludere l’Accordo, proprio per le grandi difficoltà che il tessuto socioeconomico avrebbe incontrato di fronte al possibile isolamento derivante dalla mancata conclusione del percorso. Mi domando quindi se chi ha avuto la responsabilità dell’Industria possa continuare a sostenere le posizioni che sta portando avanti oggi. Credo che la risposta sia semplicemente no. La giustificazione non può essere che queste cose vengono dette dal 2018, perché dal 2018 il mondo è completamente cambiato. Mi dispiace perché un isolamento politico di questa natura dovrebbe indurre a ragionare, riflettere e comprendere che forse è necessario trovare una strada di apertura. Lo stesso vale per l’insistenza sul referendum. Quando eravamo al Governo, forse la parola “referendum” non veniva pronunciata in modo altrettanto forte e aperto. Oggi, invece, sembra essere considerata l’unica soluzione, forse una soluzione populista per portare a casa qualche risultato. Ma questa non è buona politica, non è fare politica: è cercare una strada per la sopravvivenza. A mio avviso, in un’Aula parlamentare, questo non è accettabile. Non è accettabile soprattutto un’azione politica di questo tipo. Lo affermo con molto dispiacere perché, dopo tutte le difficoltà affrontate e dopo l’impegno profuso da tutte le forze politiche della Repubblica di San Marino, continuare a sostenere queste posizioni mi sembra davvero un’azione suicida. Non ho altro da aggiungere.
L’Ordine del giorno è respinto
Ordine del Giorno presentato dal Consigliere Indipendente di Opposizione Michela Pelliccioni per impegnare il Governo ad elaborare ed avviare – entro il 30 giugno 2026 – un piano a medio/lungo termine per la riorganizzazione del lavoro nel comparto turistico
Michela Pelliccioni (indipendente): Abbiamo condiviso con tutte le forze politiche presenti in Aula non soltanto la modifica della data, dal momento che il termine del 30 giugno 2026 era ormai trascorso, ma anche l’integrazione dell’ordine del giorno con due ulteriori elementi: l’inserimento dell’ULPA tra i soggetti coinvolti nel tavolo di lavoro e della Consulta dei cittadini sammarinesi all’estero. Procedo quindi con il ritiro del precedente ordine del giorno e con il deposito del nuovo testo, sottoscritto da tutte le forze politiche dell’Aula. L’ordine del giorno considera che la crisi del personale nel settore turistico abbia ormai assunto carattere strutturale, alimentata da orari lunghi, turni spezzati, lavoro nei weekend e nei giorni festivi, elementi che rendono il comparto poco attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni, che ricercano un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro, anche a causa di retribuzioni considerate inadeguate e di un cambiamento culturale successivo al Covid che ha spinto molti lavoratori verso occupazioni più stabili e meno usuranti. Considera inoltre l’importanza strategica del settore turistico per il prodotto interno lordo e la necessità di avviare un percorso capace di favorire un nuovo modello di organizzazione del lavoro, accompagnato da specifici percorsi formativi. Evidenzia la necessità di coinvolgere i giovani attraverso una maggiore flessibilità degli orari, modalità di impiego compatibili anche con i percorsi di studio e il rilancio di forme di assunzione adeguate ai nuovi obiettivi. Sottolinea inoltre l’importanza di favorire l’inserimento degli studenti nelle attività turistiche e di valorizzare le specializzazioni dell’ex CFP, oggi IFP, dove si registra una progressiva diminuzione degli iscritti nel settore della ristorazione, risorsa fondamentale per il comparto turistico. Ritiene infine necessario coinvolgere in questo percorso l’Università di San Marino, gli istituti scolastici superiori, l’ULPA, l’IFP, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e la Consulta dei cittadini sammarinesi all’estero. L’ordine del giorno impegna quindi il Congresso di Stato ad avviare entro il 31 dicembre 2026 l’elaborazione di un piano di medio-lungo termine finalizzato a favorire un nuovo modello di organizzazione del lavoro nel comparto turistico, accompagnandolo con specifici percorsi di formazione e coinvolgendo tutti gli attori indicati. Questo ordine del giorno nasce dall’esigenza di affrontare una problematica che non riguarda soltanto San Marino, ma coinvolge anche l’Italia e, più in generale, l’intero contesto europeo: la crescente difficoltà nel reperire forza lavoro per il settore turistico. Viviamo in un mondo profondamente cambiato dopo il Covid. I giovani cercano maggiori certezze, una migliore flessibilità e risposte più vicine alle proprie esigenze. Al tempo stesso il turismo rappresenta uno dei comparti che incidono maggiormente sul nostro prodotto interno lordo e costituisce uno dei settori sui quali la San Marino del futuro dovrà continuare a investire. Ritengo quindi importante affrontare il problema coinvolgendo tutte le realtà interessate, in particolare il mondo della scuola, l’università e anche la Consulta dei cittadini sammarinesi all’estero, che potrebbe rappresentare un’importante opportunità per attrarre giovani sammarinesi residenti fuori dal territorio e offrire loro occasioni di lavoro, anche stagionale, nella Repubblica. Sono convinta che soltanto attraverso un lavoro realmente sinergico si possano ottenere risultati concreti. Per questo avevo proposto l’istituzione di un tavolo dedicato. Desidero ringraziare tutte le forze politiche presenti in Aula non solo per aver condiviso e compreso l’importanza del tema, ma anche per aver contribuito a migliorare il testo, integrandolo e ampliando la composizione del tavolo di lavoro. Il mandato affidato al Congresso di Stato è quello di elaborare un percorso strutturale di medio-lungo periodo, capace di favorire un nuovo modello di organizzazione del lavoro nel comparto turistico. Concludo ringraziando sinceramente tutta l’Aula per aver compreso l’importanza di questo tema e per aver contribuito, in maniera condivisa, al miglioramento del lavoro svolto.
Segretario di Stato Federico Pedini Amati: Vedere le firme di tutte le forze politiche su questo ordine del giorno dimostra che, per una volta, l’intera Aula condivide pienamente l’impostazione proposta dal consigliere Pelliccioni, che ha promosso un’iniziativa orientata a migliorare le condizioni del settore turistico e, più in generale, di tutte le attività lavorative ad esso collegate. Condivido pienamente la proposta di istituire un tavolo di lavoro che possa individuare soluzioni per migliorare gli orari, la flessibilità organizzativa e, perché no, anche gli aspetti economici dei lavoratori del comparto turistico. Nelle premesse dell’ordine del giorno viene giustamente evidenziato quanto sia sempre più difficile reperire personale nel turismo e, aggiungo, anche nel commercio, proprio perché si tratta di attività caratterizzate da orari e modalità di lavoro molto diversi rispetto a quelli tradizionali, dal lunedì al venerdì, con il sabato e la domenica liberi. Se possiamo contribuire a migliorare le condizioni di chi già opera nel settore e, allo stesso tempo, coinvolgere l’università e gli studenti per creare nuove opportunità lavorative in un comparto dove la domanda di personale è molto elevata e l’offerta insufficiente, allora ben venga questa iniziativa. L’ordine del giorno va esattamente in questa direzione e punta a migliorare queste attività lavorative, oltre a favorirne di nuove. Non è soltanto una mia opinione, ma quella espressa dall’intera Aula. Il Congresso di Stato non può che prenderne atto e accettare l’impegno che il Consiglio Grande e Generale gli affida, cioè avviare entro il 31 dicembre 2026 un piano di medio-lungo termine per favorire un nuovo modello di organizzazione del lavoro nel comparto turistico, accompagnato da specifici percorsi di formazione. A nome del Governo accolgo quindi con favore questo ordine del giorno e, considerato il consenso unanime espresso dall’Aula, mi auguro che riusciremo davvero, tutti insieme, a svolgere un buon lavoro a favore del settore turistico e, più in generale, anche del commercio, che condivide molte delle medesime criticità legate agli orari e all’organizzazione del lavoro. Ringrazio il consigliere Pelliccioni per l’iniziativa e confermo il pieno sostegno del Governo all’approvazione dell’ordine del giorno.
L’Ordine del giorno è approvato all’unanimità
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di RETE per impegnare il Congresso ad inserire – entro tre mesi dall’approvazione dello stesso – un comma all’interno dei lavori del Consiglio Grande e Generale per garantire e fornire dati aggiornati sulla base della Relazione dell’Authority per le Pari Opportunità
Matteo Zeppa (Rete): L’ordine del giorno è stato depositato il 19 aprile e prende le mosse dalla relazione di fine mandato dell’Authority Pari Opportunità relativa al periodo 2021-2025, presentata il 25 novembre 2025 in udienza davanti agli Eccellentissimi Capitani Reggenti. Tiene inoltre conto delle numerose iniziative promosse dai cosiddetti corpi intermedi e sociali a fronte dell’emersione dei casi di violenza di genere e delle recenti modifiche legislative approvate all’unanimità dal Consiglio Grande e Generale. L’ordine del giorno impegna il Congresso di Stato a inserire, entro tre mesi dall’approvazione dello stesso, un apposito comma nei lavori del Consiglio Grande e Generale per fornire all’intera Aula e alla cittadinanza dati aggiornati sul tema, garantendo un percorso chiaro e trasparente anche rispetto alle aree di criticità evidenziate nella relazione dell’Authority Pari Opportunità. Come dicevo, il testo è stato depositato alcuni mesi fa e siamo arrivati in ritardo alla sua discussione. Lo dico subito: l’ordine del giorno è pienamente a disposizione dell’Aula. Se si riterrà opportuno modificarne il luogo di discussione o le tempistiche non vi è alcun problema. Ritengo però che sia necessario affrontare questo tema. Purtroppo, alcune settimane fa è comparso su un giornale online sammarinese un articolo che ho trovato davvero vergognoso, osceno, profondamente patriarcale e, per certi aspetti, fondato su una concezione della famiglia e della violenza di genere che definirei quasi di stampo fascista. Mi ha profondamente colpito. Vorrei leggere alcuni passaggi, perché ritengo importante comprendere il livello di certe affermazioni. L’autore scrive: «Sul Titano il bilancio degli omicidi di donne legati alla violenza di genere è fermo a zero in ben venticinque anni. Un quarto di secolo senza un milligrammo di sangue versato». Trovo un’affermazione del genere allucinante, quasi a voler sostenere che, non essendoci stati omicidi, il rapporto GREVIO esageri nel parlare di emergenza. L’articolo prosegue sostenendo che, di fronte a un numero di denunce per stupro o violenza sessuale definito quasi inesistente dallo stesso rapporto, «qualsiasi mente sana e agganciata al mondo scientifico giungerebbe alla conclusione che, per fortuna, a San Marino questi reati non avvengono quasi mai», accusando poi il GREVIO di sostenere che le violenze esistano ma che le donne non denuncino perché il Paese è piccolo e si vergognano. Evito volutamente ulteriori commenti, ma credo che chi ha scritto queste cose dimentichi fatti ben noti. Abbiamo avuto casi di molestie sessuali già prima dell’introduzione dell’attuale normativa. Abbiamo avuto un Capitano Reggente che ha molestato sessualmente un’addetta di Segreteria durante il mandato reggenziale. Abbiamo diversi procedimenti che stiamo affrontando anche in Commissione Giustizia, guardo il Segretario Canti, riguardanti uomini condannati per aver picchiato donne, con sentenze di primo grado superiori ai due anni per violenza di genere. Alcune di queste persone risultano ancora impiegate nella pubblica amministrazione e compaiono persino in fotografie ufficiali nonostante le condanne già intervenute. Sono aspetti che stiamo verificando, ma esistono molti casi che non emergono pubblicamente e che vengono invece evidenziati proprio attraverso il lavoro svolto dall’Authority Pari Opportunità. La relazione dell’Authority riporta dati molto chiari. Delle 49 segnalazioni pervenute al Servizio di Salute Mentale, il 43,6% riguarda lesioni fisiche; la fascia di età maggiormente interessata è quella tra i 30 e i 49 anni e quasi il 90% delle persone coinvolte è di sesso femminile. Altro che sostenere che il problema non esista. Ancora più significativo è il dato secondo cui il 71,8% delle violenze viene perpetrato dal coniuge, dal partner o dall’ex partner. Sono dati pubblici, basta avere la volontà di leggerli. Le segnalazioni arrivano nella quasi totalità dei casi attraverso le forze dell’ordine o il Pronto Soccorso. Questo significa che, quando la situazione emerge, spesso è già troppo tardi. Se una persona arriva al Pronto Soccorso, vuol dire che la violenza ha già prodotto conseguenze evidenti. Inoltre, quasi il 36% degli episodi di violenza avviene in presenza di minori. Ciò significa che quasi quattro minori su dieci assistono direttamente alle violenze. Qui si apre un altro fronte estremamente delicato, quello della violenza assistita, perché quei bambini vivono e subiscono direttamente quelle situazioni e devono essere aiutati tempestivamente. Mi domando se davvero vogliamo continuare a vivere in una società ancora profondamente patriarcale, nella quale, nonostante fatti emersi pubblicamente e casi concreti di uomini che picchiano donne, ci sia ancora chi minimizza il fenomeno. Il rapporto GREVIO evidenzia molto bene come la stessa denuncia e il percorso giudiziario possano rappresentare per la vittima una seconda forma di violenza, costringendola a rivivere continuamente quei fatti. Sono profondamente convinto che la nostra sia ancora una società mediterranea con forti elementi di cultura patriarcale. Trovarmi oggi in quest’Aula a dover difendere persino il rapporto GREVIO è qualcosa che non avrei mai immaginato. Quel rapporto nasce anche dal lavoro svolto dall’Authority Pari Opportunità e credo che debba essere preso molto seriamente. Al netto della pubblicità che, mio malgrado, ho dato a chi ha scritto quell’articolo, ritengo che sarebbe meglio se continuasse a occuparsi di poker, attività nella quale ama definirsi campione, piuttosto che impartire lezioni alla società sammarinese. I nostri problemi li conosciamo e sappiamo affrontarli. Non abbiamo bisogno di qualcuno che, con la penna rossa, ci dica continuamente cosa dovremmo fare, soprattutto quando gli organismi internazionali ci invitano ad affrontare con serietà questi fenomeni. Ribadisco quindi la piena disponibilità a modificare tempi e modalità di questo ordine del giorno. Ritengo anzi che, considerato il rinnovo dell’Authority Pari Opportunità, possa essere utile convocarne gli attuali componenti affinché riferiscano direttamente in Aula sugli sviluppi della situazione. Ma una cosa è certa: della violenza di genere bisogna continuare a parlare apertamente, perché il silenzio lascia spazio soltanto a chi minimizza o denigra questi fenomeni. Qui si parla di violenza sulle donne, di violenza anche sugli uomini e, soprattutto, di violenza che troppo spesso si consuma davanti ai minori. Questa è una macchia che abbiamo il dovere di cancellare.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Intervengo anche a nome del collega Ugolini, appena nominato e attualmente impegnato a prendere in mano il dossier della Segreteria di Stato. Si scusa per la sua assenza, che sarà un’eccezione rispetto all’attenzione che intende dedicare a tutte le materie di sua competenza. Intervengo anche come Segretario di Stato per gli Affari Interni, perché ritengo che il tema affrontato da questo ordine del giorno presenti forti connessioni con le deleghe che seguo. Lo ha ricordato anche il consigliere Zeppa: il tema della violenza di genere, che si manifesta in una società patriarcale, coinvolge inevitabilmente anche i minori, i quali subiscono una forma di violenza assistendo a quei fatti. Da qui derivano fenomeni che incidono sulle dinamiche affrontate anche all’inizio di questo Consiglio Grande e Generale. Ritengo quindi che la questione posta da questo ordine del giorno debba essere affrontata con una discussione ancora più ampia e con un approccio coordinato, affinché la mano destra sappia cosa sta facendo la mano sinistra. Esprimo quindi parere favorevole, in linea generale, sull’ordine del giorno. Vorrei però sottolineare due aspetti, ringraziando il proponente per la disponibilità dimostrata. Il primo riguarda la possibilità di portare questo ordine del giorno in una commissione congiunta, ad esempio la Prima e la Quarta Commissione, oppure la Seconda; naturalmente sarà l’Aula a valutare la soluzione migliore, perché il testo appartiene all’Aula e non al Governo. È soltanto una proposta che consentirebbe di affrontare il tema in maniera ampia, tenendo conto anche del precedente ordine del giorno già approvato in Commissione, che impegnava il Governo a riferire su alcuni episodi di violenza. Credo che su questo tema sia necessario un approccio più ordinato. Il secondo aspetto riguarda il fatto che il collega Ugolini ha giurato da pochissimo. Chiedo quindi che, nel calendarizzare i lavori della Commissione, gli venga concesso il tempo necessario per assumere pienamente le proprie deleghe, così da poter partecipare alla discussione non come semplice spettatore, ma portando pienamente la responsabilità del proprio incarico. Per il resto mi rimetto al confronto dell’Aula. Ritengo che questi temi siano estremamente delicati per il momento storico che sta vivendo il nostro Paese e credo sarebbe utile riflettere anche sulle radici storiche del fenomeno e su quanto possano aver inciso eventi come il Covid. Ricordo bene i fenomeni di violenza emersi dopo le riaperture e quelli che, durante il lockdown, si sono manifestati all’interno dei nuclei familiari. Probabilmente molte situazioni hanno trovato proprio in quel periodo un momento di forte esplosione.
Giulia Muratori (Libera): Vorrei fare alcune considerazioni su questo importante ordine del giorno. Già quando era stato presentato dal consigliere Zeppa avevamo espresso, come Libera e anche personalmente, la volontà di approfondire questo tema, in particolare la relazione annuale che ogni anno, nel mese di novembre, l’Authority per le Pari Opportunità consegna alle istituzioni. Si tratta di un documento ampio, ricco di dati e di elementi che certamente non possono essere affrontati in un dibattito rapido, ma necessitano di un confronto approfondito e del tempo necessario. La relazione restituisce il quadro di una situazione nella quale sono stati compiuti importanti passi avanti, ma i numeri riportati dimostrano chiaramente che il problema a San Marino esiste e non è una menzogna. Per questo mi associo alle considerazioni del consigliere Zeppa rispetto a quanto ho letto su alcuni blog sammarinesi. Respingo totalmente quelle parole e quel modo di pensare e lo dico con profonda indignazione, perché si cerca di far passare l’idea che il GREVIO sia un organismo che venga a San Marino soltanto per perdere tempo, quando invece fa parte del Consiglio d’Europa e, come altri organismi quali il GRECO, aiuta concretamente gli Stati a migliorare, ad adeguare le proprie normative e a rispettare le convenzioni del Consiglio d’Europa. Grazie anche al GREVIO San Marino ha compiuto molti passi avanti, ha adeguato le proprie normative e ha cercato di prevenire fenomeni di violenza di genere che, purtroppo, emergono chiaramente da questa relazione. Tra i dati riportati colpisce il fatto che la segnalazione arrivi quasi sempre quando la violenza si è già verificata, attraverso il Pronto Soccorso o la Gendarmeria. È quindi necessario capire come tutti gli altri servizi che fanno parte della rete antiviolenza possano migliorare ulteriormente per rafforzare ancora di più il sistema di prevenzione, protezione e tutela delle donne e dei minori. È un tema che merita tutta l’attenzione dell’Aula e un approfondimento adeguato. Oggi abbiamo anche una nuova Authority per le Pari Opportunità che sta iniziando il proprio lavoro e il prossimo novembre presenterà una nuova relazione. Ritengo quindi che questo ordine del giorno si inserisca perfettamente in questo percorso. A nome della maggioranza esprimo la disponibilità ad accogliere l’ordine del giorno, eventualmente modificandolo affinché questo confronto possa svolgersi nell’ambito di una seduta congiunta della Seconda e della Quarta Commissione consiliare, naturalmente rimettendoci al confronto con il gruppo Rete e con gli altri gruppi dell’Aula per arrivare eventualmente a un testo condiviso che consenta di dedicare un apposito comma dei lavori a questo tema. Concludo ringraziando il movimento Rete e il consigliere Zeppa per aver presentato questo ordine del giorno e per aver portato all’attenzione dell’Aula un argomento che riteniamo di grande importanza.
Denise Bronzetti (AR): Valutiamo con attenzione questo ordine del giorno. In realtà il tema portato all’attenzione dell’Aula è stato affrontato più volte, non soltanto a seguito dei report degli organismi internazionali, come il GREVIO. Se ne sono occupate anche commissioni speciali e la Commissione Affari di Giustizia, come ricordava poco fa il consigliere Zeppa. Riteniamo condivisibile la proposta avanzata dal Segretario Belluzzi e chiediamo quindi se vi sia disponibilità da parte del gruppo Rete a valutare questa soluzione. Per noi è fondamentale partire dai dati, non soltanto da quelli contenuti nella relazione dell’Authority per le Pari Opportunità, ma anche da quelli già disponibili e già analizzati in altre commissioni. Lo ricordo perché la Commissione Affari di Giustizia ha affrontato più volte questi temi, pur operando in un contesto caratterizzato dalla necessaria riservatezza. È importante partire dai dati, perché se vogliamo fare davvero chiarezza e non lasciare irrisolti fenomeni che hanno già portato quest’Aula ad approvare modifiche normative e ad aggravare le pene per chi commette violenza di genere, dobbiamo prendere sul serio l’obiettivo di questo ordine del giorno. Esprimiamo quindi piena disponibilità qualora si decida di affrontare il tema in una commissione congiunta. Personalmente ritengo più opportuna una riunione della Prima e della Quarta Commissione, mentre non comprendo la proposta relativa alla Seconda Commissione, se non limitatamente agli aspetti della sicurezza, che però rappresentano soltanto una parte del problema. Credo che altre commissioni siano maggiormente competenti e vi sia la disponibilità di chi ha già affrontato questi dati e queste problematiche a proseguire il confronto in maniera ampia.
Francesca Civerchia (PDCS): Credo che quando si affrontano temi di questo genere non si possa che essere tutti d’accordo. Anche in questa circostanza l’Aula consiliare ha dimostrato una sostanziale condivisione nel voler portare avanti questo tema. Concordo pienamente con quanto affermato dalla collega Bronzetti sulla possibilità di discuterne nella Prima e nella Quarta Commissione, anche in ragione delle rispettive competenze. I ragionamenti da sviluppare sono molti, complessi e profondi e devono servire a rafforzare, anche attraverso il contributo della politica, tutte le azioni di prevenzione della violenza. Certamente il fenomeno più evidente nel nostro tessuto sociale è quello della violenza di genere, ma quest’Aula si è occupata anche della violenza nei luoghi di lavoro. Dobbiamo inoltre considerare tutti quei fenomeni più nascosti legati alla paura e al timore di denunciare e di far valere i propri diritti. Purtroppo ci sono ancora molte persone che hanno paura di segnalare un’aggressione o una violenza e questo rappresenta un dramma che riguarda San Marino così come molti altri Paesi. Vorrei richiamare anche il tema della violenza nei confronti delle persone con disabilità. Anche San Marino, purtroppo, non è esente da questi fenomeni, soprattutto quando le persone con disabilità subiscono discriminazioni o violenze nei luoghi di lavoro. I pregiudizi che stiamo cercando di superare attraverso gli strumenti di programmazione nazionale contro la violenza vengono ancora troppo spesso aggirati e la voce di queste persone fragili continua a essere poco ascoltata. Ritengo quindi estremamente opportuno approfondire questo tema e rafforzare tutti gli organismi nati proprio per contrastare ogni forma di violenza, in ambito familiare, sociale e lavorativo, a tutela non soltanto delle donne e dei minori, ma anche delle persone con disabilità.
Silvia Cecchetti (Indipendente): Anche il mio gruppo consiliare vuole esprimere una riflessione rispetto a un tema sul quale c’è la massima attenzione. Sappiamo benissimo che la violenza di genere, purtroppo, non riguarda soltanto San Marino, ma rappresenta ormai un fenomeno che interessa tutti i Paesi, in particolare quelli occidentali, e rispetto al quale esiste un forte impegno nel contrastare questi comportamenti. È doveroso ricordare anche l’attenzione che quest’Aula ha dimostrato, esprimendosi più volte sulla normativa e approvando all’unanimità, anche pochi mesi fa, importanti modifiche legislative. Penso quindi che San Marino abbia fatto molto e possa continuare a confermare la grande attenzione verso questo fenomeno. Anche questo ordine del giorno apre un’ulteriore occasione di riflessione e c’è la massima disponibilità, anche da parte del mio gruppo consiliare, a valutarlo nell’ambito di commissioni congiunte competenti. Sarà poi necessario definire se si tratterà della Prima e della Quarta oppure della Seconda e della Quarta Commissione, ma resta la piena disponibilità a confrontarci, nella consapevolezza che non dobbiamo mai abbassare l’attenzione su questi fenomeni e che dobbiamo continuare a contrastarli con unità. L’Aula, le forze dell’ordine e tutte le realtà intermedie devono lavorare insieme affinché questi episodi vengano contrastati. Anche da parte del mio gruppo consiliare c’è quindi piena disponibilità.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io su questo ordine del giorno presentato dal gruppo Rete e ribadisco quanto già espresso dalla consigliera Giulia Muratori nella dichiarazione di maggioranza, confermando anche il mio voto favorevole all’ordine del giorno, sul quale so che si sta già lavorando per apportare alcune modifiche condivise fra tutti i gruppi consiliari. Non voglio neppure soffermarmi sull’articolo richiamato dal consigliere Zeppa, perché lo trovo inaccettabile sia per quello che afferma sia perché sembra voler far passare in secondo piano ciò che invece il GREVIO evidenzia e su cui richiama l’attenzione. Il GREVIO è un organismo internazionale composto da esperti che osservano la situazione della violenza di genere e della violenza domestica. Pur riconoscendo quanto è stato fatto sul piano normativo, formula anche osservazioni e indicazioni su ciò che gli Stati devono continuare a migliorare. Tra queste vi sono, ad esempio, gli ordini di protezione e di allontanamento d’urgenza e soprattutto il basso numero di denunce per reati gravi come lo stupro, oltre alla scarsità di risorse economiche a sostegno delle vittime. Il fatto che, fortunatamente, non vi siano stati omicidi e non sia stato versato sangue non significa che non si debba continuare a prestare la massima attenzione a questi fenomeni. Dobbiamo invece concentrarci proprio su quanto il GREVIO ci segnala, a partire dal basso tasso di denunce per i reati più gravi. San Marino è un piccolo Stato e questo comporta anche particolari difficoltà: spesso le persone hanno paura di denunciare perché temono di essere riconosciute. È quindi necessario continuare a prestare la massima attenzione e aiutare tutte le donne vittime di reati gravi.
Enrico Carattoni (RF): Anche da parte del mio gruppo c’è la volontà di aderire al testo di questo ordine del giorno. Vorrei però fare una riflessione. La violenza di genere è una materia che non consente un approccio statico, nel senso che non basta approvare una norma, magari recependo gli indirizzi degli organismi internazionali, e poi ritenere concluso il proprio compito. Sappiamo bene che questa materia richiede una continua revisione da parte del legislatore, perché oggi esistono fenomeni che, quando nel 2008 fu introdotta la prima normativa organica sulla violenza di genere, non erano ancora presenti. Oggi sappiamo che approcci diversi e più integrati possono produrre risultati migliori. Per questo motivo non è sufficiente limitarsi ai dettati degli organismi internazionali, pur importanti. La Repubblica di San Marino può e deve avere anche una prospettiva d’avanguardia, perché le dimensioni del Paese consentono di sviluppare un approccio ancora più incisivo, efficace e positivo nella prevenzione e nella repressione di questi reati. Per fare questo, però, è indispensabile partire dai dati, da una raccolta seria di informazioni che purtroppo spesso manca, così da comprendere realmente le criticità sulle quali intervenire. Ne richiamo alcune. Innanzitutto occorre rafforzare concretamente l’Authority per le Pari Opportunità, dotandola di tutti gli strumenti che da tempo richiede e che risultano indispensabili. È poi necessario incrementare il sostegno alle vittime di violenza. Sappiamo che, soprattutto in un territorio piccolo come il nostro, i problemi abitativi e le difficoltà economiche che seguono un allontanamento dal nucleo familiare rappresentano uno dei principali ostacoli per chi decide di denunciare e di uscire da una situazione di violenza. Per consentire alle vittime di ricostruire una vita dignitosa, anche insieme ai propri figli, serve quindi un sostegno concreto. La relazione dell’Authority costituisce un importante punto di partenza e va letta con molta attenzione. Ritengo però che molte criticità oggi non debbano essere affrontate soltanto sul piano normativo, ma soprattutto su quello pratico. Nel nostro programma di governo abbiamo avanzato una proposta che mettiamo a disposizione dell’intera Aula, senza alcuna pretesa di appartenenza politica: utilizzare parte dell’ampio patrimonio immobiliare derivante anche dagli accordi con il sistema bancario e dagli immobili collegati ai crediti deteriorati, che lo Stato potrebbe recuperare e destinare esclusivamente all’accoglienza delle vittime di violenza. Sarebbe importante poter offrire una sistemazione immediata anche nelle ore notturne o nei giorni festivi a chi decide, in situazioni di emergenza, di allontanarsi dal proprio contesto familiare. Incrementare il patrimonio immobiliare pubblico destinato a queste necessità rappresenta, a mio avviso, una priorità assoluta.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Anche da parte nostra desidero esprimere il sostegno a questo ordine del giorno. Ringrazio i colleghi per aver portato all’attenzione dell’Aula il tema della violenza di genere, un tema delicato perché tocca la sensibilità di tutti, ma anche molto sentito non solo da quest’Aula, bensì dall’intero Paese. Sono d’accordo nel dire che certe dichiarazioni che ho letto, e che in precedenza non avevo visto, fanno rabbrividire. Fanno rabbrividire le donne, ma mi viene da dire qualsiasi essere umano, perché credo che chi rilascia certe affermazioni o non conosca il problema oppure faccia finta di non conoscerlo e di non volerlo vedere. Non credo sia una questione di fobie, ma di conoscere la realtà. E la realtà è che esistono molti casi di violenza denunciati e probabilmente altrettanti, se non di più, che non vengono denunciati. Non si tratta quindi di creare fobie o isterie, ma di affrontare un problema reale. Ritengo che l’approccio debba essere il più completo possibile. C’è certamente un aspetto che riguarda la sicurezza e la tutela di chi decide di denunciare, che deve sentirsi protetto. C’è il tema della repressione dei reati, rispetto al quale il nostro ordinamento ha conosciuto nel tempo importanti evoluzioni, pur tra iniziali ostacoli e rallentamenti. C’è poi tutto il tema della prevenzione e di un diverso approccio culturale. Anche recentemente sono comparsi sui giornali episodi che hanno visto autori di violenza, tra virgolette, passarla liscia per molto tempo e addirittura ricoprire ruoli istituzionali di rilievo. Credo quindi che il problema esista e che non si debba affrontarlo per creare un’emergenza artificiale, ma per confrontarsi con la realtà. È positivo che questo ordine del giorno chieda dati aggiornati, perché ogni politica e ogni intervento devono partire dalla conoscenza dei fatti. È altrettanto positivo l’impegno, che ho sentito esprimere da tutti, a intervenire per superare le criticità esistenti, che non sono soltanto normative. Anch’io inizialmente avevo qualche dubbio sulla competenza della Seconda Commissione, ritenendo più coerente coinvolgere la Prima e la Quarta. Tuttavia una logica c’è, perché la Seconda Commissione ha competenze anche in materia di sicurezza e quindi, quando si parla di tutela di chi denuncia, è giusto coinvolgerla. Individuiamo pure il contesto più opportuno, ma affrontiamo questo tema. È giusto che il Consiglio Grande e Generale ne abbia piena consapevolezza e lavori per arginare anche certe derive, perché leggere alcune affermazioni porta inevitabilmente a interrogarsi sulla pericolosità di certi messaggi. In ogni caso, ritengo positivo che se ne discuta.
Matteo Zeppa (Rete): Chiederei una breve sospensione dei lavori perché, anche alla luce del dibattito, che ringrazio sinceramente tutti i colleghi per aver arricchito, vorrei proporre una soluzione condivisa. Non deve essere un’iniziativa distintiva mia o del movimento Rete, visto che mi sembra emerga una volontà generale dell’Aula. Chiedo quindi una breve sospensione per confrontarmi con i capigruppo e valutare la possibilità di presentare un ordine del giorno condiviso.
I lavori vengono momentaneamente sospesi
Matteo Zeppa (Rete): Mi fa estremamente piacere constatare la disponibilità di tutti i gruppi consiliari. Procedo quindi con la lettura del nuovo ordine del giorno. Il Consiglio Grande e Generale, partendo dalla relazione di fine mandato dell’Authority Pari Opportunità relativa al periodo 2021-2025, presentata il 25 novembre 2025 in udienza davanti agli Eccellentissimi Capitani Reggenti, considerate le numerose iniziative intraprese dai cosiddetti corpi intermedi e sociali a fronte della crescente emersione dei casi di violenza di genere e preso atto delle recenti modifiche approvate, in alcuni casi all’unanimità, dal Consiglio Grande e Generale, impegna il Congresso di Stato a inserire entro settembre 2026 un apposito comma all’interno dei lavori delle Commissioni consiliari permanenti Affari Esteri, Emigrazione e Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione e della Commissione permanente Igiene e Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura, riunite in seduta congiunta, fornendo dati aggiornati sul tema che verrà preso in esame e impegnandosi a sviluppare un percorso chiaro e lineare anche rispetto alle zone d’ombra evidenziate dalla citata relazione dell’Authority Pari Opportunità. Ringrazio nuovamente tutti i gruppi consiliari per il contributo dato e deposito l’ordine del giorno sottoscritto da tutti.
L’Ordine del giorno è approvato all’unanimità
Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dal Consigliere Indipendente Giovanna Cecchetti per impegnare il Governo ad intraprendere un percorso di approfondimento sull’utilizzo dei social network e delle piattaforme digitali da parte dei minori nella Repubblica di San Marino
Matteo Rossi (PSD): Il Consiglio Grande e Generale, premesso che il tema dell’utilizzo dei social network e delle piattaforme digitali da parte dei minori è oggetto di crescente attenzione da parte della comunità scientifica, delle istituzioni nazionali e internazionali e delle famiglie; che numerosi studi evidenziano come un utilizzo eccessivo o problematico degli strumenti digitali possa incidere sul benessere psicologico, relazionale ed educativo dei giovani, pur a fronte delle opportunità che tali strumenti offrono in termini di comunicazione, apprendimento e partecipazione sociale; che diversi Paesi e organismi sovranazionali stanno valutando o adottando misure volte a garantire una maggiore tutela dei minori nell’ambiente digitale, sviluppando approcci differenti che meritano un’attenta analisi; considerato che la complessità del fenomeno richiede un approccio equilibrato, capace di coniugare tutela dei minori, libertà individuali, innovazione tecnologica e consapevolezza educativa e che ogni eventuale intervento futuro dovrebbe essere preceduto da un adeguato approfondimento conoscitivo e da un confronto aperto tra tutti i soggetti interessati; rilevato che l’Istanza d’Arengo n. 56 del 5 aprile 2026 richiama l’attenzione delle istituzioni sul rapporto tra minori e ambiente digitale e pone questioni che meritano un approfondimento fondato su adeguati elementi conoscitivi; impegna il Governo a promuovere un percorso di approfondimento sul tema dell’utilizzo dei social network e delle piattaforme digitali da parte dei minori nella Repubblica di San Marino, favorendo il coinvolgimento delle Segreterie di Stato competenti, dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, del sistema scolastico, della Commissione per le Politiche Giovanili, degli esperti del settore e delle rappresentanze giovanili, al fine di raccogliere elementi conoscitivi e valutazioni sul fenomeno; a predisporre una relazione informativa che illustri il quadro delle conoscenze scientifiche attualmente disponibili, le esperienze normative e regolamentari sviluppate in altri Paesi e in ambito europeo, nonché eventuali dati e informazioni riferiti alla realtà sammarinese; infine a riferire al Consiglio Grande e Generale sugli esiti di tale approfondimento affinché possa svilupparsi un confronto consapevole e informato sulle possibili iniziative da intraprendere. A nome dell’intera maggioranza esprimo voto favorevole a questo ordine del giorno, perché riteniamo che il rapporto tra minori e strumenti digitali sia un tema che le famiglie della Repubblica di San Marino sentono in maniera molto forte. Non lo consideriamo un argomento marginale né legato alla stagione in cui viene presentato, ma un tema di estrema importanza, al pari di tutti quelli che affrontiamo in quest’Aula. L’opinione pubblica e la politica internazionale stanno discutendo di questo tema e vediamo ciò che sta accadendo in molti altri Paesi. In Francia, ad esempio, esistono divieti che impediscono ai minori di accedere alle piattaforme social e sono previsti sistemi molto rigorosi di verifica dell’identità. In Spagna il Governo ha annunciato riforme orientate a rafforzare le misure di controllo. Lo stesso avviene in Danimarca e nel Regno Unito, dove il rafforzamento dell’Online Safety Act ha introdotto restrizioni molto forti, prevedendo, ad esempio, che i minori di 16 anni non possano accedere ai social network. La situazione sammarinese non è diversa da quella degli altri Paesi e ci si è resi conto, soprattutto dopo il Covid, che un utilizzo eccessivo di dispositivi digitali e piattaforme social può produrre effetti distorsivi sulla crescita, sul benessere psicofisico, sulla salute mentale dei ragazzi e favorire fenomeni pericolosi. Per questo riteniamo che il tema debba entrare stabilmente nell’agenda politica e non possa più essere rinviato. Non partiamo da zero: l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino ha pubblicato lo scorso anno un’indagine sul benessere degli studenti sammarinesi, dal titolo “Adolescenti tra mondo, scuola e futuro”, condotta su un campione di 937 ragazzi tra i 10 e i 17 anni. È uno studio importante che affronta questi temi e dal quale emergono dati significativi, come l’incidenza del cyberbullismo, situazioni di rifiuto scolastico e un diffuso disagio relazionale collegato anche all’abuso di strumenti digitali e social network. Riteniamo che questo debba diventare un grande dibattito pubblico. Non proponiamo soluzioni preconfezionate e non intendiamo demonizzare la tecnologia o i social. Vogliamo invece che la politica e l’intero Paese approfondiscano seriamente il fenomeno. Già nelle settimane successive alla presentazione dell’ordine del giorno si è sviluppato un confronto interessante: i movimenti giovanili dei diversi partiti hanno espresso posizioni differenti, ma tutti hanno evidenziato la necessità di investire nell’educazione digitale. Esistono anche posizioni più radicali, come quelle di chi vorrebbe vietare del tutto l’utilizzo dei social ai minori, così come ci sono le preoccupazioni dei genitori, che riteniamo debbano essere sostenuti e aiutati, e il punto di vista dei nonni, che spesso guardano con nostalgia a un mondo diverso da quello attuale. Sono sensibilità differenti che attraversano la nostra società e che meritano di essere analizzate con un approccio il più possibile scientifico. L’obiettivo dell’ordine del giorno è proprio quello di impegnare il Governo. Oltre alla Segreteria di Stato per l’Istruzione e alle Politiche Giovanili, riteniamo debbano essere coinvolte anche le competenze in materia di famiglia e di sicurezza sociale. Sarebbe importante studiare questo fenomeno partendo anche dalla quotidianità, osservando come oggi sia sempre più frequente vedere bambini di uno o due anni già davanti a tablet o altri dispositivi, situazioni che rendono poi molto difficile qualsiasi intervento successivo, perché certe abitudini si consolidano fin dalla prima infanzia. Vogliamo aprire un ragionamento serio e sottolineare con forza che anche fenomeni come quelli di via Gino Giacomini, che hanno coinvolto gruppi di minorenni organizzati anche attraverso i social e altri strumenti digitali, rappresentano un ulteriore motivo per approfondire questa tematica. Per queste ragioni la maggioranza esprime voto favorevole e chiede al Governo di intraprendere con convinzione questo percorso. Non abbiamo fissato tempi precisi perché ci è sembrato superfluo farlo, ma chiediamo un impegno serio, perché è in gioco il futuro, la salute e il benessere delle nuove generazioni e, di conseguenza, dell’intero Paese.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Devo dire che accolgo con favore l’ordine del giorno e lo spirito che muove il presentatore, il consigliere Matteo Rossi, il suo gruppo e tutti coloro che lo hanno firmato. Vedo praticamente quasi tutti i gruppi consiliari su un tema di grande attualità e di grande attenzione nei confronti delle nostre giovani generazioni, consapevole del fatto che anche la nostra comunità e quindi i nostri giovani non sono lontani dai pericoli che si stanno muovendo a livello globale. L’utilizzo, e in alcuni casi si può parlare propriamente di abuso, anzi di vero e proprio straabuso delle tecnologie e di tutto quello che si muove all’interno di questi strumenti, che diventano sostanzialmente la loro vita quotidiana, non è certamente una cosa normale ed è ormai valutato in senso negativo dalle comunità internazionali. Per citare soltanto quanto accaduto la scorsa settimana, l’Unione Europea ha annunciato, attraverso la presidente von der Leyen, che proporrà ai Paesi membri un coprifuoco per le giovani generazioni sull’utilizzo dei social network. L’Unione Europea sta dicendo che il problema c’è, esiste, è estremamente pericoloso e che bisogna intervenire. Il Regno Unito, non più tardi di due settimane fa, ha approvato in Parlamento il divieto di iscrizione ai social network fino ai 16 anni. Potremmo fare una lunga elencazione di esempi: l’Australia ha adottato processi virtuosi, così come i Paesi nordici. Stiamo parlando di sistemi nazionali molto maturi e credo che anche il nostro Paese debba dimostrare coerenza in termini di attenzione e sensibilità. Su questo aspetto non partiamo certamente da zero. Per quanto riguarda il mondo scolastico abbiamo fatto molto: abbiamo adottato protocolli sul bullismo e sul cyberbullismo in ogni ordine e grado scolastico, strumenti già a disposizione dei docenti, delle famiglie e di tutti coloro che quotidianamente hanno sotto gli occhi i nostri figli. Stiamo lavorando intensamente con chi si occupa di fenomeni di abuso di questo tipo, come la vicina comunità di San Patrignano, che sta facendo un grande lavoro anche su questi aspetti, e stiamo stringendo collaborazioni sempre più intense con giornate formative dedicate ai nostri ragazzi, soprattutto negli ordini scolastici nei quali sono maggiormente esposti per età. Possiamo fare molto di più, ma è evidente che non possiamo farlo solo attraverso la scelta di una Segreteria di Stato o di alcune Segreterie di Stato. L’adozione di eventuali divieti di questo genere deve nascere in maniera unanime dalle istituzioni e dalle principali autorità del nostro Paese. Mi fa quindi piacere che il Consiglio Grande e Generale si interroghi su questo tema e troverà da parte della mia Segreteria, senza ombra di dubbio, una grande collaborazione per continuare a lavorare sul benessere delle nostre generazioni. Un lavoro che è già in corso ma che ha bisogno della forza della politica per assumere, in alcuni casi, anche scelte radicali. Se volete la mia opinione personale, io adotterei senza ombra di dubbio, anche in considerazione del nostro percorso di integrazione europea, quanto adotterà l’Unione Europea, quantomeno in termini di coprifuoco, per limitare e contenere l’esposizione dei nostri giovani a strumenti nei quali ormai sta passando gran parte della loro vita, che certamente non è la vita reale.
Michela Pelliccioni (indipendente): Mi trova d’accordo la presentazione di un ordine del giorno sul tema, anche perché ha un carattere piuttosto ampio. Quello che si richiede è una valutazione che possa iniziare a strutturare alcune decisioni per affrontare il problema e quindi è improntato a una modalità di costruzione di tavoli di lavoro che dovranno occuparsene. È sicuramente un tema molto sentito quello dell’utilizzo dei social network da parte dei minori e credo che la politica debba affrontarlo approfondendo soprattutto le dinamiche che interessano i social network. Dico questo perché affrontare il problema ragionando soltanto in termini di limite d’età, e tengo a sottolineare che questo l’ordine del giorno non lo dice, non credo sia la soluzione giusta. Prendiamo ad esempio il Regno Unito, che per primo in Europa ha introdotto un limite per l’accesso dei minori ai social network. Questa scelta è arrivata a seguito del suicidio di un minore, legato anche al fatto che i social network continuavano a riproporgli determinate immagini e determinati algoritmi che, in una situazione di particolare debolezza, possono purtroppo determinare conseguenze gravissime. Il ragionamento da fare, quindi, è un altro. Non credo che limitare semplicemente l’età sia sufficiente, perché affrontare un social network a 16 anni senza avere gli anticorpi necessari, invece che a 10 o 12 anni, non risolve il problema. Se non vengono date limitazioni ai social network rispetto alle loro regole di funzionamento e alle regole di ingaggio, credo che il problema non potrà mai essere realmente risolto. È importante affrontare il tema in questi termini, perché ci troviamo di fronte a un mondo che vive di tecnologia e nel quale nascono continuamente nuove forme di socializzazione attraverso le piattaforme digitali. Oggi più che mai bisogna ragionare anche sul perimetro delle regole. La politica deve pianificare un lavoro serio su come affrontare questa problematica. È chiaro che, come Paese, non possiamo imporre da soli regole ai social network, ma dovrà essere un lavoro sinergico da portare avanti insieme ai Paesi europei, perché l’unione fa la forza, soprattutto quando si parla della tutela dei minori, che è un tema delicatissimo. Tutto questo per dire che è positivo che lo Stato non sia impreparato rispetto alle problematiche dei giovani, che continui a mettere in campo nuovi strumenti e nuove attività per limitare il problema e che proseguire su questo percorso sia la scelta giusta, definendo con un metodo di lavoro chiaro gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Matteo Casali (RF): Il tema proposto dall’ordine del giorno è certamente cogente e di strettissima attualità. L’ordine del giorno si focalizza sull’utilizzo dei social network da parte dei minori, ma non dobbiamo nasconderci che il tema è forse ancora più ampio e riguarda in generale l’utilizzo degli strumenti digitali e della tecnologia. Mi riferisco, ad esempio, anche all’intelligenza artificiale che, da opportunità, talvolta si trasforma in un pericolo per i nostri ragazzi e perfino per i nostri bambini. È quindi un tema sul quale è giusto che quest’Aula si confronti e avvii un percorso di analisi. Pur focalizzandosi sui social network, il tema è molto più ampio, perché sappiamo che i nostri figli entrano in possesso di uno smartphone molto presto, un po’ per esigenze familiari di controllo, ma anche perché, talvolta, è necessario e non più rinviabile l’inserimento in determinati contesti, non ultimo quello scolastico, dove la tecnologia e i device vengono utilizzati anche come strumenti di condivisione e di supporto alla didattica. Certamente questi strumenti vengono introdotti sempre più precocemente e, a mio modesto avviso, troppo precocemente. Apprezziamo anche l’impostazione conoscitiva dell’ordine del giorno, perché tra il divieto e lo strumento è giusto che, prima di assumere una decisione, si avvii un’indagine e si acquisiscano gli elementi conoscitivi necessari per arrivare con consapevolezza a una scelta. A mio modo di vedere, questa riflessione non dovrebbe riguardare soltanto l’uso dei social network, ma anche il possesso stesso, magari per fasce di età, di dispositivi che consentono poi l’accesso ai social. Non condivido però quanto detto dal proponente quando ha sostenuto che non fosse opportuno indicare dei tempi. Io sarei stato più preciso e meno generico nell’individuare le realtà istituzionali chiamate a occuparsi del tema, indicando ad esempio una Commissione consiliare permanente come sede dei lavori, oppure l’Aula stessa alla quale riferire successivamente, o ancora specifiche articolazioni dello Stato o dell’ISS che già si occupano di queste materie. Temo infatti che l’ordine del giorno sia un po’ impalpabile dal punto di vista dei tempi e dei luoghi nei quali discutere questo importantissimo argomento. Non vorrei che, visto che viene richiamata l’Istanza d’Arengo n. 56 del 5 aprile 2026, ci fosse un’operazione preventiva rispetto a quell’istanza, perché spesso le istanze vengono demandate o annacquate attraverso ordini del giorno. Non voglio pensare che sia questo il caso, ma avrei gradito maggiore precisione nei tempi e nei luoghi della discussione. Magari c’è ancora tempo, e chiedo al proponente di fare una riflessione anche su questo aspetto. In ogni caso, vista la cogenza e l’importanza del tema, a nome del mio gruppo esprimo voto favorevole all’ordine del giorno.
Gaetano Troina (D-ML): Questo ordine del giorno tocca un tema che per Domani Motus Liberi è sempre stato molto importante. Ricordo l’importante lavoro svolto nella scorsa legislatura per portare a casa, anche se con difficoltà, un provvedimento di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Per fortuna, con tanto impegno e dedizione, ci siamo riusciti. Vorrei però sottolineare, nel prendere delle posizioni politiche su questo tema, che non possiamo ignorare il fatto che ciò che avviene nel nostro contesto sammarinese su questo fronte non è protetto rispetto a quello che avviene al di fuori dei confini del nostro Stato. Non possiamo avere l’illusione che decisioni, fatto salvo alcune, prese a San Marino possano avere una qualche efficacia sulle politiche dei social network o di determinate piattaforme online. Dobbiamo renderci conto, ancor prima di arrivare a parlare di divieti nell’utilizzo di determinati dispositivi da parte dei nostri giovani, che il problema è molto più ampio. E il fatto che sia più ampio non significa che si possa ignorare o far finta che non esista. Il problema è più ampio perché, purtroppo, i primi esempi che i giovani seguono nell’utilizzo di questi dispositivi siamo noi adulti. Se siamo noi adulti i primi a non saper usare i dispositivi, i social network e le piattaforme, se li utilizziamo in maniera distorta o inconsapevole, oppure mettiamo in mano ai giovani questi strumenti senza essere noi stessi adeguatamente preparati, è inutile far fare studi e approfondimenti alla scuola o all’Istituto per la Sicurezza Sociale pensando di intervenire soltanto sui ragazzi. Qui occorre una sensibilizzazione e un lavoro sinergico, e sono d’accordo con chi lo ha detto, da parte di tutti: politica, cittadini, istituzioni. Tutti devono essere coinvolti perché, prima di tutto, gli adulti siano formati sull’utilizzo di queste piattaforme e dei dispositivi elettronici. Altrimenti sono soltanto prese di posizione fine a sé stesse che non portano da nessuna parte. Quello che noi diciamo è questo: benissimo l’ordine del giorno, è sicuramente un passo in più, ma non è sufficiente. Ci deve essere una presa di posizione da parte della politica, perché occorre fare un lavoro martellante e importante affinché tutti comprendano qual è il pericolo nell’utilizzare in maniera impropria i dispositivi elettronici e le piattaforme online. Negli ultimi anni vedo tantissime campagne di sensibilizzazione. Anche in questi giorni mi è capitato di sentirne alla radio o di vederne in televisione su vari temi. Su questo tema, invece, dal mio punto di vista manca tutto. Non ho mai sentito nemmeno un semplice spot che facesse riflettere su questa problematica. Oppure penso ai nostri autobus, dove troviamo adesivi che invitano all’utilizzo consapevole dell’acqua e delle risorse del territorio. Ecco, serve una campagna costante e importante, utilizzando tutti gli strumenti possibili per sensibilizzare la popolazione su questo tema. Altrimenti questi ordini del giorno e queste Istanze d’Arengo, che evidenziano una richiesta di aiuto da parte della cittadinanza, dimostrano soltanto quanto i genitori facciano fatica ad avere gli strumenti necessari per affrontare da soli questa situazione. Serve un lavoro importante da parte di tutti per risolvere un problema che purtroppo è globale e che richiede uno sforzo collettivo determinante. Altrimenti restano soltanto parole scritte su un foglio che non risolvono alcun problema. Sosterremo l’ordine del giorno, ma serve fare molto, molto di più.
L’Ordine del giorno è approvato all’unanimità
Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Repubblica Futura per impegnare il Governo alla revoca – con effetto immediato – dell’incarico di Agente del Governo attribuito all’Avv. Luciano Calamaro ed al conferimento del medesimo incarico al Dirigente o ad un funzionario dell’Avvocatura dello Stato
Enrico Carattoni (RF): Il Consiglio Grande e Generale, considerata la prassi purtroppo instaurata da anni dal Governo di conferire a giuristi stranieri, in affiancamento all’Avvocatura dello Stato, incarichi professionali in processi penali importanti per San Marino, fra l’altro con il pagamento di parcelle molto rilevanti, in alcuni casi di centinaia di migliaia di euro; visto che, in ulteriore e palese violazione di quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera A della legge 28 gennaio 2022 n. 12 sulle competenze attribuite all’Avvocatura dello Stato, il Governo, con delibera del Congresso di Stato n. 17 del 26 maggio 2026, ha deciso di esautorare il dirigente dell’Avvocatura dello Stato dal ruolo di agente del Governo presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sostituendolo dal 1° giugno 2026 con un giurista italiano in quiescenza che, dai curricula reperibili su internet, sembrerebbe non avere alcuna esperienza professionale pregressa nel campo dei diritti umani, non conoscere la lingua inglese e neppure il diritto sammarinese, non avendo mai svolto attività professionale nella Repubblica di San Marino; ritenuto che questa deriva sia assolutamente deprecabile, dimostri la considerazione infima che il Governo ha dei professionisti sammarinesi, sia privati sia operanti nella pubblica amministrazione, impegna il Governo a revocare con effetto immediato l’incarico di agente del Governo attribuito all’avvocato Luciano Calamaro e a conferire il medesimo incarico, come previsto dalla legge e dalla prassi, al dirigente o a un funzionario dell’Avvocatura dello Stato. Questo ordine del giorno si inserisce nel solco di una pratica che riteniamo assolutamente deprecabile, cioè quella di svilire, in tanti settori ma in particolare in quello della giustizia, le professionalità presenti nella Repubblica di San Marino e, in questo caso, addirittura le professionalità presenti all’interno della pubblica amministrazione. Riteniamo che questa nomina rappresenti un precedente di gravità inaudita, affrontato con assoluta leggerezza dal Governo e anche dai componenti della maggioranza. Del resto, mi pare che lo dimostri anche la scarsa partecipazione che c’è in questo momento in Aula. Sostanzialmente si vuole attribuire una qualifica tanto importante non tanto per le qualità della persona, ma, parrebbe, per un vincolo di fedeltà al Governo. Questo è il senso della nostra critica, viste anche le numerose questioni portate davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da diversi cittadini: alcune già definite, altre ancora pendenti, come quelle dei correntisti dell’ex Banca CIS, e altre che arriveranno. A fronte di un quadro dipinto come idilliaco, secondo cui San Marino sarebbe pienamente compliance rispetto agli standard internazionali, ci si riempie la bocca con il famoso report del GRECO che però fotografa una situazione normativa generale e non verifica se quelle norme vengano poi realmente applicate nel nostro Paese. Noi riteniamo invece fondamentale avere davanti alla Corte Europea un agente permanente che rappresenti davvero gli interessi della Repubblica di San Marino e che sia capace anche di suggerire quando sia opportuno transigere o quando, invece, sia necessario riconoscere che vi è stata una violazione dei diritti umani, evitando figuracce come quelle recenti, che hanno portato alla più grave condanna economica mai subita da San Marino. Il Governo ha invece nominato una persona che, da quanto emerge dagli atti e dai curricula disponibili, non possiede alcuna competenza specifica nei procedimenti davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Abbiamo appreso che l’avvocato Calamaro, professionista certamente preparato, sul quale non intendiamo mettere in discussione le qualità personali, ha svolto una brillante carriera nella Corte dei Conti italiana. Tuttavia la giurisdizione contabile italiana ha ben poco a che vedere con le competenze specifiche richieste davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Inoltre, dai curricula rinvenuti, non risultano neppure documentate le competenze linguistiche che una persona chiamata a ricoprire questo incarico dovrebbe necessariamente possedere. Per questo riteniamo doveroso, anche alla luce delle recenti pronunce della Corte, revocare immediatamente l’incarico e attribuirlo a un funzionario o al dirigente pro tempore dell’Avvocatura dello Stato. Vorrei fare anche altri due incisi. Il primo riguarda la riforma dell’Avvocatura dello Stato, che avete fatto voi, cioè il precedente Governo, sostanzialmente la fotocopia di quello attuale. Una riforma che ha attribuito all’Avvocatura compiti e funzioni precise, tra cui proprio quella di rappresentare la Repubblica di San Marino nei consessi internazionali e in sede giurisdizionale. Avete approvato una riforma importante, avete attribuito competenze specifiche e poi, sempre più spesso, adottate delibere per affiancare professionisti esterni all’Avvocatura dello Stato, con ulteriore dispendio di risorse e in violazione di una legge che ha appena quattro anni e che avete votato voi stessi. Questo è un dato assolutamente incomprensibile. Il secondo inciso riguarda un’altra prassi che riteniamo del tutto deprecabile: quella di non avere fiducia nelle capacità dei nostri concittadini e delle persone che risiedono stabilmente nella Repubblica di San Marino. Ancora una volta, come già accaduto con il bando per il giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, si preferisce attingere a soggetti esterni, magari pensionati che hanno avuto una brillante carriera, ma che probabilmente non avrebbero la possibilità di ricoprire gli stessi incarichi nei loro Paesi di provenienza. Anche questo va spiegato, perché emerge un costante disprezzo per le professionalità e le capacità presenti nel nostro Paese. Questa è una maggioranza e un Governo che disprezzano costantemente le capacità e le risorse che San Marino è in grado di esprimere. Lo avete fatto anche in Banca Centrale, modificando lo statuto per eliminare il vincolo della maggioranza dei residenti, introdotto circa quindici anni fa. Nessuno pretende che siano necessariamente cittadini sammarinesi, ma almeno residenti. Perché? Perché forse non si riescono a trovare persone abbastanza fedeli da poter ricoprire determinati incarichi? Allora si aprono le porte e si nominano professionisti italiani. Lo stesso succede in questo caso, sostituendo l’Avvocatura dello Stato, composta da professionalità tutte sammarinesi, che si trovano così impossibilitate a svolgere pienamente il proprio ruolo. Infine, mi pare che anche l’incarico di dirigente dell’Avvocatura dello Stato, se non sbaglio e il segretario mi correggerà, sia vacante ormai da quattro o cinque anni. Sono stati fatti due bandi andati deserti e oggi si procede con un dirigente facente funzione. Anche questo è il sintomo di una forte criticità: in un ufficio pubblico di primaria importanza non si riesce a individuare un dirigente. Inoltre, alcune indiscrezioni circolate nelle settimane e nei mesi scorsi lasciavano intendere che anche in questo caso si sarebbe fatto ricorso, ancora una volta, a professionalità italiane, contro la legge, perché la legge non lo prevede. Invito quindi tutta la maggioranza a mettersi una mano sulla coscienza e, in particolare, chi come Libera ha fatto battaglie su questi temi, sottolineando l’importanza del rapporto tra San Marino e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a riflettere sul fatto che non è possibile continuare ad avvalersi soltanto di professionalità esterne, sconosciute, che non conoscono il sistema sammarinese e molto spesso neppure il contesto nel quale vengono chiamate a operare.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Questo ordine del giorno è assolutamente irricevibile per i contenuti, per le azioni che propone e per le conclusioni alle quali arriva. Denota però anche il fatto che c’è una forza politica che continua imperterrita una battaglia che mi verrebbe quasi da definire contro i mulini a vento e che utilizza in maniera sottile termini che ritengo non debbano passare inosservati in quest’Aula. È stato utilizzato il termine “fedeltà”. Fedeltà a chi? L’unica fedeltà è nei confronti dello Stato. Quando si ricopre una funzione istituzionale, la fedeltà è verso lo Stato e verso le istituzioni. Ritengo quindi che questo linguaggio e il tono con cui è stato utilizzato quel termine non siano degni di quest’Aula. Lo respingo al mittente e auspico che si possa tornare nell’alveo di un confronto anche duro, anche basato su opinioni diverse, ma che non arrivi a quei toni e a quella degenerazione. Per quanto riguarda il contenuto dell’ordine del giorno, al netto di ciò che sarà oggetto della risposta all’interpellanza del consigliere Carattoni, ricordo anzitutto che sul bando per l’Avvocatura dello Stato siamo al terzo tentativo. Vedremo chi parteciperà e se vi saranno soggetti idonei. Il bando è riservato ai residenti di San Marino. Ma pongo una domanda al consigliere e all’Aula: se anche per la terza volta, in quattro anni, non vi fossero candidati disponibili o soggetti idonei, cosa dovremmo fare? Questo è un tema importante. Abbiamo avuto eccellenze del nostro diritto, penso a Selva, Lonfernini, Ramoino, Pierfelici. L’eccellenza del nostro diritto è stata costruita tanto dagli uni quanto dagli altri e non si è mai posto il problema della cittadinanza nell’ambito della dottrina giuridica. Credo quindi che vi possa essere una riflessione anche rispetto alla presenza della Repubblica davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ritengo che vada riorganizzata e che la distinzione tra il ruolo dell’Avvocatura dello Stato e quello dell’agente del Governo rientri proprio in questo percorso di riorganizzazione. Il fatto che quattro anni fa sia stata fatta una determinata scelta non mi interessa. Non mi pongo in conflitto con quella scelta. Oggi, a mio avviso, le necessità e la contingenza richiedono una revisione e una riforma per valorizzare le risorse umane e le competenze che abbiamo. Non si è mai pensato, ad esempio, a prevedere figure di avvocati junior e senior, come avviene in molti studi professionali, riconoscendo responsabilità, merito e anche un adeguato riconoscimento economico. Uno dei temi è infatti anche quello organizzativo, ma soprattutto quello di avere risorse umane che possano dedicarsi in maniera costante ed esclusiva all’attività davanti a quelle Corti, seguendone il lavoro quotidianamente e non limitandosi a intervenire soltanto in occasione dei ricorsi. Questa è una visione che voi non condividete, ed è legittimo. Però vi chiedo, per favore, di non utilizzare termini come “fedeltà” o altre espressioni di questo tipo. Lo scontro deve essere sulle visioni e sulle opinioni, non sulle illazioni. Su queste illazioni costruite un isolamento politico analogo a quello che altre forze politiche hanno costruito sul tema dell’Unione Europea. La democrazia del nostro Paese ha bisogno di altro.
Silvia Cecchetti (PSD): L’ordine del giorno presentato chiede addirittura al Governo di revocare un mandato già conferito a un avvocato come agente del Governo davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Prima di entrare nel merito credo però sia doveroso chiarire il principio dal quale bisogna partire. Nessuno, l’ho detto prima e lo ribadisco ora, e credo di parlare a nome dell’intera maggioranza, pensa che la Repubblica debba rinunciare a valorizzare le proprie competenze. Anzi, questo è ed è sempre stato il nostro primo obiettivo. Ma proprio per questo dobbiamo chiederci con onestà quale sia realmente l’interesse dello Stato. In questo caso specifico il ruolo di agente del Governo davanti alla Corte di Strasburgo non è un incarico semplice o ordinario, ma una funzione molto particolare che richiede conoscenze specifiche, esperienza di meccanismi propri di quella realtà, relazioni professionali costruite negli anni con determinati ambienti giuridici e una capacità di dialogo consolidata anche nell’ambito delle istituzioni internazionali. Sono professionalità specifiche che non sempre coincidono con quelle del miglior avvocato in assoluto o del miglior funzionario della nostra amministrazione. Sono semplicemente competenze diverse, maturate anche in contesti diversi. Per questo ritengo che debba essere il Governo a scegliere la persona che ritiene più adatta a questo compito, assumendosene naturalmente anche la responsabilità politica davanti a quest’Aula e al Paese. Non si può parlare di una questione di fedeltà. Si parla di prerogative che credo debbano essere riconosciute a un Governo della Repubblica senza scandalizzarsi. Ho sentito richiamare addirittura il presunto disprezzo che la maggioranza e il Governo avrebbero nei confronti dei sammarinesi. Credo che questo sia un modo non corretto di affrontare il tema e una sua strumentalizzazione per sferrare un attacco con una veemenza che non trova giustificazione. Lo stesso vale per il tema del compenso. Devo dire con franchezza che lo considero un argomento piuttosto debole, perché quando sono in gioco interessi di questo livello il parametro di riferimento non può essere il compenso. Stiamo parlando di una funzione di fondamentale importanza per il Paese e non è certamente su competenze e conoscenze che dobbiamo risparmiare. Ridurre tutto al costo rischia di alimentare una narrazione che guarda solo alla spesa e non alle reali esigenze da mettere in campo. Torno quindi alla riflessione generale già fatta. Dobbiamo certamente valorizzare i professionisti sammarinesi, su questo non c’è alcun dubbio, ma dobbiamo evitare un riflesso quasi automatico per cui ogni scelta diversa rappresenti di per sé una sconfitta. Io non la penso così. La vera vittoria per la Repubblica sarà quando avremo sempre più sammarinesi con esperienze internazionali tali da essere naturalmente, e per merito, i candidati migliori anche per incarichi di questo livello. È questa la direzione nella quale dobbiamo andare: valutare merito e professionalità. La cittadinanza o la residenza, lo ribadisco, non possono diventare l’unico criterio di scelta, né quello che prevale sul merito. Per queste ragioni non vedo motivi per modificare una scelta che rientra pienamente nella responsabilità del Governo e, per questo motivo, il voto della maggioranza sull’ordine del giorno sarà contrario.
Antonella Mularoni (RF): Un punto fondamentale sollevato dal collega Carattoni, e sul quale non abbiamo avuto risposta, riguarda la violazione della legge del 2022, una legge che avete fatto voi. Libera non c’era, così come non c’era Alleanza Riformista, ma la maggioranza dell’attuale maggioranza quella legge l’ha approvata. In quella legge è scritto chiaramente che, a livello internazionale, l’incarico di difesa dello Stato è affidato all’Avvocatura dello Stato. Allora, se volete fare delibere diverse perché preferite affidare questi incarichi a professionisti italiani anziché sammarinesi, prima cambiate la legge. Prima cambiate la legge. Il problema di questo Paese è che, con delibere del Congresso di Stato, regolamenti e decreti, cercate continuamente di aggirare le leggi. Con i decreti, almeno, il Consiglio Grande e Generale torna a esprimersi; con gli atti subordinati, invece, no. C’è una legge del 2022 che attribuisce questi incarichi all’Avvocatura dello Stato e voi non potete, con una delibera del Congresso di Stato, attribuirli a un’altra persona, che potrà anche avere tutti i meriti del caso, ma in violazione della legge. Questo è il punto. È anche per questo che non volete veri controlli, come una Corte dei Conti seria, perché probabilmente andrebbe a sindacare anche scelte che costano molti soldi. Il collega Carattoni ricordava che avete affidato una consulenza a un’altra persona per oltre 20 mila euro soltanto per chiedere il rinvio alla Grande Camera: più di 20 mila euro spesi per un atto di poche pagine, buttati via perché il panel della Grande Camera ha rigettato la richiesta di rinvio ed è quindi diventata definitiva la sentenza della Camera. Oltre al fatto che avete nominato come agente del Governo una figura con modalità mai adottate in passato, lo avete fatto anche in violazione della legge. Prima del 2022 una norma di questo tipo non esisteva, adesso c’è, purtroppo per voi. Questa è la questione principale. Inoltre avete affidato alla stessa persona una consulenza da 35 mila euro per riformare l’Avvocatura dello Stato. Vorremmo capire se sono 35 mila euro all’anno o per due anni, ce lo direte. Nella delibera si parla di un progetto di “assessment”, che peraltro è scritto anche male. Forse volevate scrivere “assessment” e non “assestment”. Ci piacerebbe sapere quale riforma dell’Avvocatura dello Stato avete in mente, perché l’Avvocatura si chiama Avvocatura dello Stato e non Avvocatura del Governo. Sarebbe opportuno che scelte di questo tipo fossero condivise anche con quest’Aula. Vogliamo sapere quale riforma auspicate: volete trasformarla nell’Avvocatura del Governo oppure intendete mantenerla Avvocatura dello Stato? Noi non condividiamo affatto questa scelta. Ricordo anche che, in precedenti sedute consiliari, consiglieri della stessa maggioranza avevano espresso contrarietà rispetto all’affidamento di incarichi dirigenziali a soggetti stranieri, comunque non residenti e non cittadini. Forse, però, in questo caso era già stato promesso a questa persona di diventare direttamente dirigente dell’Avvocatura dello Stato. Intanto gli fate fare l’assessment e poi vedremo cosa emergerà. Vi chiedo cortesemente di informarci, perché noi vorremmo che l’Avvocatura dello Stato rimanesse davvero l’Avvocatura dello Stato e non diventasse l’Avvocatura del Governo.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Dico soltanto questo. Sotto il profilo della logica credo che tutti possano essere d’accordo sul fatto che le professionalità del nostro Paese debbano essere valorizzate e utilizzate, soprattutto quando si tratta di incarichi particolarmente delicati. Sapete qual è la posizione di Libera. Quando si è profilata la possibilità che alcuni ruoli strategici dello Stato, tra cui la direzione dell’Avvocatura, potessero essere affidati a persone che non conoscono realmente la nostra realtà e che non l’hanno mai vissuta direttamente, abbiamo espresso perplessità molto forti e continuiamo ad averle. Questo perché sappiamo che l’Avvocatura dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo e gli altri organi istituzionali trovano un supporto forte per affrontare le difficoltà che si presentano. Ricordo la mia esperienza da Segretario di Stato: se non avessi avuto al mio fianco un dirigente sammarinese dell’Avvocatura dello Stato, che conosceva perfettamente le nostre istituzioni e sapeva come comportarsi nei rapporti con gli altri organi istituzionali e con la realtà del Paese, mi sarei trovato molto spesso in difficoltà. Grazie a quella collaborazione, che oggi voglio ricordare senza fare nomi ma che spero venga riconosciuta dalla persona interessata, siamo riusciti ad affrontare tante situazioni. Vedo invece che, quando l’Avvocatura non riesce a seguire tutte le pratiche e si ricorre a consulenti esterni, questi molto spesso non nuotano nel nostro mare. Lo si capisce dai loro interventi pubblici, lo si vede durante l’esercizio della giurisdizione, quando sono chiamati a difendere lo Stato o a partecipare a fasi processuali. Ho anche esperienze dirette in questa materia e potrei raccontarle. Per questo Libera è profondamente convinta che i ruoli strategici debbano essere ricoperti da figure cresciute all’interno del nostro territorio, che vivono questa realtà e che acquisiscono competenze non soltanto sul diritto sammarinese, ma anche sulla conoscenza della nostra società, che non è così semplice da comprendere. Molto spesso chi arriva qui pensa: “Siete un piccolo Paese, siamo in grado di risolvere tutti i problemi”. Poi però sappiamo che vengono commessi anche grandi errori, proprio perché manca la percezione della nostra realtà. Detto questo, concludo. L’ordine del giorno ci preoccupa, perché non si può revocare improvvisamente un incarico a una persona che è stata regolarmente nominata. Pur condividendo la convinzione che questi passaggi non debbano diventare la normalità e che le competenze vadano ricercate prioritariamente all’interno del Paese, riteniamo che non si possa intervenire in maniera così drastica e di imperio su una questione che richiede maggiore delicatezza e diplomazia. Per questo motivo voteremo contro l’ordine del giorno. Sappiate però che Libera è convintamente dell’idea che le competenze debbano essere cercate innanzitutto all’interno del nostro Paese.
L’Ordine del giorno è respinto
Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni per impegnare il Governo ad istituire uno Sportello Informa Giovani, ad individuare spazi per ospitare luoghi di aggregazione per i giovani, a favorire iniziative promosse da gruppi giovanili e coinvolgere l’Università in una ricerca sull’utilizzo dei social network, fornendo poi aggiornamenti al Consiglio Grande e Generale
Tomaso Rossini (PSD): Inizio dando lettura dell’ordine del giorno. Il Consiglio Grande e Generale, premesso che la condizione giovanile a San Marino richiede oggi una riflessione che vada oltre la gestione dell’emergenza per costruire politiche fondate sull’ascolto, la partecipazione e la responsabilità condivisa; che l’area dell’ex Tiro a Volo di Murata, affidata nel 2021 in gestione alla Giunta di Castello della Città di San Marino, è stata in parte riqualificata e utilizzata, su concessione volta per volta, per iniziative culturali, sportive e aggregative rivolte ai giovani di tutti i Castelli, pur restando ancora da completare alcuni interventi di messa in sicurezza necessari a renderla pienamente e stabilmente fruibile; che le linee guida del Consiglio d’Europa e la Strategia dell’Unione Europea per la Gioventù individuano nel coinvolgimento, nel collegamento e nella responsabilizzazione dei giovani i tre pilastri di ogni politica giovanile efficace, principi già richiamati dalla legge sammarinese sulle politiche giovanili del 30 luglio 2007 n. 91; che Eurodesk, la rete ufficiale dell’Unione Europea per l’informazione ai giovani sui programmi europei, è oggi attiva in 36 Paesi con oltre mille punti locali, senza che la Repubblica di San Marino disponga ancora di un proprio punto di riferimento; che questo Consiglio, nella precedente e anche nell’attuale sessione, ha approvato un ordine del giorno per approfondire la conoscenza del rapporto tra minori e piattaforme digitali, un primo passo necessario che ora deve essere accompagnato da interventi altrettanto concreti sul piano dei luoghi, delle relazioni e delle opportunità di partecipazione; considerato che la modifica della legge sulle politiche giovanili del 30 luglio 2007 n. 91 prevede l’eliminazione del Forum dei Giovani e quindi richiede nuove modalità di partecipazione attiva dei giovani alle scelte politiche del Paese; che il progetto di uno sportello “InForma Giovani” individua tre funzioni fondamentali – ascolto, orientamento e rete – rivolte alla popolazione giovanile, richiamate anche nelle linee guida del Consiglio d’Europa; che numerosi giovani sammarinesi, pur animati da energia e volontà di partecipazione, incontrano oggi ostacoli procedurali sproporzionati nell’organizzazione di iniziative culturali, sportive o aggregative in autonomia; che una politica giovanile efficace non può fondarsi soltanto su un luogo fisico ma deve nascere da un confronto diretto con i suoi destinatari e richiede una rete stabile di collaborazione tra scuola, famiglie, Istituto per la Sicurezza Sociale, forze dell’ordine, Giunte di Castello e associazioni, di cui lo sportello InForma Giovani può rappresentare un nodo attivo; impegna il Governo a individuare locali di proprietà dell’Eccellentissima Camera da destinare a sale prove, laboratori artistici e formativi, spazi di autogestione e luoghi di aggregazione dove i giovani possano incontrarsi e organizzarsi; a istituire uno sportello InForma Giovani quale presidio stabile, permanente e facilmente fruibile di ascolto, orientamento e partecipazione; ad aderire alla rete europea Eurodesk; a individuare personale qualificato e formare operatori per la gestione del servizio; ad avviare, prima dell’apertura dello sportello, una consultazione giovanile strutturata che coinvolga studenti, lavoratori, associazioni sportive e culturali e gruppi informali, al fine di costruire insieme ai giovani le attività, gli orari e le modalità di gestione dello spazio; a semplificare le procedure autorizzative per le iniziative promosse da gruppi giovanili non strutturati, individuando referenti riconoscibili e percorsi di accompagnamento che consentano ai ragazzi di organizzare eventi in sicurezza senza rinunciarvi a causa dell’eccessiva complessità burocratica; a prevedere un capitolo di spesa per investire l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino di una ricerca scientifica sull’utilizzo dei social network e degli smartphone da parte dei giovanissimi; infine a riferire al Consiglio Grande e Generale, entro un termine congruo, sullo stato di avanzamento dei punti sopra indicati. Eccellenze, gentili colleghi, l’ordine del giorno che ci apprestiamo a votare intende tradurre in impegni concreti le riflessioni svolte sulla condizione giovanile e sulla necessità di costruire a San Marino politiche più strutturate di ascolto, partecipazione e responsabilizzazione. Parte da una considerazione che ritengo fondamentale: i giovani non possono essere raccontati soltanto attraverso il disagio, la fragilità o alcuni episodi problematici. La grandissima parte dei ragazzi sammarinesi studia, lavora, pratica sport, partecipa alla vita sociale e culturale e contribuisce ogni giorno alla nostra comunità. Per questo non dobbiamo coinvolgerli soltanto quando emerge un problema, ma anche quando esiste una possibilità. Questo metodo è indicato da tempo dalle linee guida europee sulle politiche giovanili, che individuano nel coinvolgimento, nel collegamento e nella responsabilizzazione dei giovani i pilastri fondamentali di ogni politica efficace. Coinvolgere significa ascoltare direttamente i ragazzi e permettere loro di partecipare alle decisioni che li riguardano. Collegare significa costruire una rete stabile tra istituzioni, scuola, famiglia, servizi, associazioni e territorio. Responsabilizzare significa offrire ai giovani occasioni reali per proporre, organizzare, scegliere e assumersi responsabilità. Sono principi già presenti nella legislazione sammarinese sulle politiche giovanili, ma che oggi devono trovare una nuova e più concreta applicazione. L’ordine del giorno propone innanzitutto di individuare locali di proprietà dell’Eccellentissima Camera nei quali realizzare spazi destinati ai giovani: sale prove, laboratori artistici e formativi, luoghi di aggregazione e di autogestione nei quali incontrarsi, organizzarsi e sviluppare iniziative. All’interno di questa progettualità si inserisce l’istituzione dello sportello InForma Giovani, che non dovrà essere un semplice ufficio dove distribuire moduli e indicazioni, ma un presidio stabile e facilmente accessibile di ascolto, orientamento e partecipazione. Un luogo nel quale trovare informazioni sulla scuola, sulla formazione, sul lavoro, sul volontariato, sui progetti europei e sulle opportunità presenti nel nostro territorio, ma anche un punto di riferimento per i ragazzi che desiderano avanzare proposte, organizzare iniziative e sviluppare progetti, accompagnandoli nel rapporto con gli uffici e con le istituzioni. Per garantire un servizio efficace, l’ordine del giorno impegna il Governo a individuare personale qualificato e a formare operatori capaci di svolgere non soltanto una funzione informativa, ma anche di ascolto, orientamento e collegamento. Un altro impegno importante riguarda l’adesione della Repubblica di San Marino alla rete europea Eurodesk. L’Accordo di Associazione apre nuove prospettive per le giovani generazioni, ma queste opportunità devono essere rese concretamente accessibili. L’adesione a Eurodesk consentirà ai giovani sammarinesi di avere un punto di riferimento per conoscere programmi di studio, formazione, mobilità, volontariato e progettazione europea. Un punto centrale dell’ordine del giorno è il metodo con cui dovrà essere costruito il servizio. Prima della sua apertura si chiede infatti di avviare una consultazione giovanile strutturata, coinvolgendo la Commissione per le Politiche Giovanili, studenti, giovani lavoratori, associazioni sportive e culturali e gruppi informali. Non vogliamo che le istituzioni decidano ogni aspetto e consegnino ai ragazzi uno spazio già confezionato. Saranno gli stessi ragazzi a contribuire alla definizione delle attività, degli orari, dei servizi e delle modalità di gestione. Questa consultazione non rappresenta un passaggio secondario, ma il primo atto concreto di quella partecipazione che vogliamo promuovere. L’ordine del giorno affronta inoltre un problema molto pratico: le difficoltà incontrate dai gruppi giovanili non strutturati nell’organizzare iniziative culturali, sportive o aggregative. Troppo spesso idee valide vengono abbandonate perché i ragazzi non sanno a chi rivolgersi oppure si trovano di fronte a procedure autorizzative eccessivamente complesse. Per questo si impegna il Governo a semplificare tali procedure, individuando referenti riconoscibili e percorsi di accompagnamento che consentano di organizzare eventi in sicurezza e nel rispetto delle regole. Semplificare non significa eliminare controlli o responsabilità, ma rendere chiaro il percorso da seguire e aiutare i giovani ad assumersi quelle responsabilità. L’ordine del giorno prevede anche la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra scuola, famiglia, Istituto per la Sicurezza Sociale, forze dell’ordine, Giunte di Castello e associazioni sportive, culturali ed educative. Lo sportello InForma Giovani potrà rappresentare un nodo attivo di questa rete, favorendo lo scambio di informazioni, l’emersione dei bisogni e il coordinamento degli interventi. In una realtà delle dimensioni di San Marino abbiamo tutte le condizioni per costruire una collaborazione rapida ed efficace, evitando che i diversi soggetti inizino a confrontarsi soltanto quando una difficoltà si è già trasformata in emergenza. Un ulteriore impegno riguarda il rapporto tra giovanissimi, social network e smartphone. L’ordine del giorno chiede di finanziare una ricerca scientifica dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, dando continuità all’ordine del giorno sul rapporto tra minori e piattaforme digitali. Abbiamo bisogno di dati aggiornati e di strumenti scientifici che ci permettano di comprendere il fenomeno e programmare politiche educative e di prevenzione fondate su elementi concreti. Infine si impegna il Governo a riferire al Consiglio Grande e Generale, entro un termine congruo, sullo stato di avanzamento dei diversi punti. Questo ordine del giorno non deve rimanere una semplice dichiarazione di intenti, ma tradursi in atti, risorse, responsabilità e tempi verificabili. Con questa proposta chiediamo quindi al Governo di individuare gli spazi, istituire lo sportello InForma Giovani, aderire alla rete Eurodesk, formare gli operatori, consultare direttamente i ragazzi, semplificare le procedure per le loro iniziative, costruire una rete stabile tra le istituzioni e promuovere una ricerca scientifica sull’utilizzo delle nuove tecnologie. L’obiettivo non è soltanto offrire un nuovo servizio, ma riconoscere ai giovani la possibilità di partecipare, proporre e contribuire concretamente alla vita della Repubblica. Per queste ragioni sottoponiamo alla votazione questo ordine del giorno.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Semplicemente per proseguire il ragionamento che si era già sviluppato con l’ordine del giorno precedente, nel quale abbiamo affrontato gli aspetti relativi alle politiche giovanili e la situazione descritta anche in questo documento. È chiaro che molto resta da fare anche sul fronte delle politiche giovanili. In questa legislatura ci siamo mossi soltanto su alcuni aspetti, anche attraverso il lavoro della Commissione e alcune indicazioni che abbiamo ricevuto. Possiamo sicuramente intensificare il lavoro e rafforzare, senza ombra di dubbio, l’attenzione anche su alcuni aspetti che lei ha introdotto all’interno dell’ordine del giorno. Anche in questo caso non sarà certamente soltanto l’attività di una Segreteria di Stato, o di quella che ha la delega alle politiche giovanili, a cambiare radicalmente gli aspetti che avete sollevato. Tuttavia, da parte della Segreteria di Stato, del sottoscritto e di tutti gli organismi che fanno riferimento a questa delega, c’è la piena disponibilità a ragionare insieme e a valutare concretamente quali iniziative mettere in campo.
L’Ordine del giorno è approvato all’unanimità.
Comma 12 – Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati
RATIFICA DECRETO – LEGGE 18 giugno 2026 n.80 – Proroga straordinaria dei termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche e degli adempimenti connessi
Segretario di Stato Marco Gatti: Si tratta di un provvedimento emanato per spostare di un mese il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio 2025. A seguito di alcune modifiche normative intervenute alla fine dello scorso anno si è resa necessaria una serie di interventi informatici che hanno richiesto più tempo del previsto e, di conseguenza, anche l’apertura delle dichiarazioni dei redditi è slittata di circa un mese. Abbiamo quindi accolto la richiesta, in particolare delle organizzazioni sindacali, di recuperare quest’anno quel mese di tempo per la presentazione delle dichiarazioni. La scadenza è stata così spostata dal 31 luglio al 31 agosto. Gli altri articoli del decreto servono sostanzialmente a coordinare la normativa con riferimento ai versamenti e ai pagamenti. Questa è stata la necessità che ha portato all’adozione del provvedimento. Dal prossimo anno, invece, le scadenze torneranno regolarmente al 31 luglio.
Antonella Mularoni (RF): Quest’anno non so cosa abbia determinato questo ritardo di un mese. Gli anni scorsi ricorderà che il termine per la dichiarazione IGR veniva prorogato ogni anno, spesso con un decreto. Quest’anno lo avevate già spostato per legge e non è bastato neppure quello. Probabilmente le piccole modifiche introdotte quest’anno hanno inciso, ma davvero in maniera molto limitata. Stamattina un commercialista, ovviamente non farò mai il nome neanche sotto tortura, mi diceva: “Se quest’anno l’hanno spostata di un mese magari è per il canone delle case da valutare diversamente, con l’abbattimento dell’80%. L’anno prossimo, con la riforma IGR, la prorogheranno fino a dicembre”. Purtroppo non siamo mai pronti. È una costante: ogni anno c’è una ragione diversa e ogni anno si spostano i termini. Tra l’altro i commercialisti mi dicono che questo spostamento non l’hanno chiesto loro, cioè non lo hanno chiesto coloro che materialmente compilano le dichiarazioni dei redditi. Evidentemente chiunque chieda qualcosa alla Segreteria Finanze ottiene una proroga. Io direi che anche in materia fiscale bisognerebbe essere un po’ più rigorosi. È vero, Segretario, che lo Stato incasserà quello che deve incassare un mese dopo, ma tutti gli anni ci ritroviamo nella stessa situazione. Riusciamo, visto che tutti auspichiamo che l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea entri in vigore al più presto, a essere un po’ più sul pezzo e a non dover spostare ogni anno i termini fissati per legge? Lo vedremo anche con altri decreti: ce n’è un altro che sposta di due anni un termine già stabilito. Non ce la facciamo mai. Oggi, con tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione, dovrebbe essere molto più semplice. Una volta si faceva tutto a mano, oggi c’è la tecnologia eppure non riusciamo mai a rispettare le scadenze.
Enrico Carattoni (RF): Anch’io intervengo solo per registrare un dato, senza sovrappormi a quanto già detto, ma soprattutto per chiedere al Segretario un chiarimento. Non ho capito il motivo di questa proroga, anche perché le modifiche introdotte con le ultime mini-riforme non mi sembrano così rilevanti da giustificare un ritardo di questo tipo. È chiaro che non faremo barricate, ci mancherebbe altro. Siamo ormai ben oltre la metà di luglio e sarebbe controproducente per tutti modificare adesso questa scelta del Governo. Per questo non abbiamo nemmeno presentato emendamenti, perché avremmo rischiato di creare un danno ai professionisti e ai cittadini, costringendoli poi a fare le corse. Rimane però incomprensibile il motivo per cui, a fronte di una scadenza che è sempre la stessa e prevista per legge ogni anno, debba emergere puntualmente un problema tale da rendere necessaria una proroga. Le scadenze fisse non sono tante: ci sono quelle per la dichiarazione dei redditi, per l’approvazione dei bilanci e poche altre. Eppure ogni anno c’è qualcosa che costringe a rinviare i termini, senza che si riesca a comprenderne la reale ragione. Vorrei semplicemente capire da chi sia arrivata questa richiesta, perché, come ricordava la collega Mularoni, molte richieste dell’Ordine dei Commercialisti non vengono ascoltate, mentre in questo caso la richiesta, a quanto risulta, non è nemmeno stata fatta e il Governo ha proceduto autonomamente. Inoltre ritengo che l’amministrazione fosse pronta, anche perché ha collaborato direttamente alla predisposizione delle riforme. Per questo continuo a non comprendere il motivo di una proroga di un mese.
Il Decreto – Legge è ratificato
RATIFICA DECRETO – LEGGE 25 giugno 2026 n.83 – Modifica temporanea delle aliquote dell’imposta speciale sulle importazioni di prodotti petroliferi e proroga dell’intervento di sostegno temporaneo dello Stato per il settore carburanti nell’ambito del progetto San Marino Card di cui al Decreto – Legge 24 aprile 2026 n.54
Segretario di Stato Marco Gatti: Si tratta di un decreto molto semplice, adottato per recepire il venir meno delle misure straordinarie introdotte in Italia sulle accise dei carburanti. L’intervento serve quindi ad adeguare il quadro normativo sammarinese, mantenendo il differenziale previsto rispetto ai prezzi italiani. La proroga viene disposta perché il provvedimento italiano è ancora in vigore fino alla fine del mese; successivamente, poiché in Italia non è stata prevista un’ulteriore proroga, anche il nostro provvedimento cesserà i propri effetti alla scadenza prevista.
Matteo Zeppa (Rete): È vero, non siamo stati noi a chiedere lo scorporo, ma probabilmente lo avremmo fatto volentieri perché, se ho capito bene, in questo momento ci troviamo davanti a due binari differenti. Quindi questo sarà l’ultimo atto di proroga che il Governo intende fare. Va bene. Però, Segretario, siamo tutti cittadini e vediamo cosa succede. La scorsa settimana io faccio gasolio e, nel giro di una notte, siamo passati da 1,64-1,65 euro a quasi 1,80 euro al litro. Un aumento del genere fa riflettere. Non so se sia strettamente collegato ai nuovi bombardamenti e a tutto quello che è successo con Trump e con la situazione in Medio Oriente, nonostante ci fosse un presunto accordo di non belligeranza con l’Iran e il parziale sblocco dello Stretto di Hormuz. Resta il fatto che vedere un aumento così repentino sul gasolio, e in misura percentualmente inferiore anche sulla benzina, lascia molti dubbi. Come dicevo anche durante la discussione di uno dei primi decreti, ormai è prassi che, nel momento in cui esplode una crisi economica o geopolitica, i prezzi aumentino dalla sera alla mattina, mentre quando la situazione si normalizza quei rincari non vengono riassorbiti con la stessa rapidità, ma molto lentamente. Parlo da semplice consumatore, come lo siamo tutti, salvo chi magari ha un’auto elettrica. Sono cose che tutti notiamo quando facciamo rifornimento. Se, come lei dice, l’Italia non prorogherà questo provvedimento, rimane comunque inaccettabile che in una sola notte si registrino aumenti così sproporzionati. Siamo tornati praticamente ai prezzi dell’apice della crisi, quando in Italia si sfioravano i due euro al litro e qui, grazie anche alla SMAC e agli interventi del Governo, eravamo comunque nettamente sotto. Non dico che dobbiamo fare concorrenza sleale, ma almeno sarebbe utile avere spiegazioni sul perché gli aumenti siano immediati mentre le diminuzioni arrivino con estrema lentezza. Ci sono compagnie che aumentano più di altre. È vero che qualcuno dispone di autobotti proprie e si rifornisce in modo diverso, ma è altrettanto vero che a San Marino non esiste un prezzo unico per benzina e gasolio. In autostrada, poi, è un massacro: per fare un viaggio sembra quasi servire un mutuo, con prezzi ben oltre i due euro al litro. Al netto di tutto, siccome abbiamo detto più volte che il costo della vita è aumentato ovunque per effetto dell’instabilità economica e finanziaria internazionale, credo sia giusto che qualcuno dia delle risposte chiare e comprensibili ai cittadini. Non è accettabile vedere aumenti di questo tipo nel giro di una sola notte.
Fabio Righi (D-ML): Credo sia necessario cogliere l’occasione di un emendamento che interviene su questo argomento per fare una riflessione sia sul decreto sia, più in generale, sulla situazione. Mi riallaccio a quanto diceva poco fa il collega Zeppa, che mi ha anticipato su alcune considerazioni che condivido. Anch’io ho notato come il prezzo dei carburanti possa subire variazioni anche molto rilevanti tra la sera e la mattina. Comprendo perfettamente che esistano dinamiche internazionali ed elementi esogeni che incidono sul costo della materia prima e, di conseguenza, sul prezzo finale. Tuttavia, Segretario, proprio perché parliamo spesso di controlli, credo che su questo aspetto sarebbe opportuno prestare maggiore attenzione. Non ritengo accettabile che il prezzo alla pompa vari immediatamente al variare delle quotazioni di borsa, perché bisogna anche considerare quando quel carburante è stato acquistato e immesso nei serbatoi dei distributori. Se la benzina contenuta nella cisterna è stata acquistata ai prezzi di una settimana prima e veniva venduta, ad esempio, a 1,50 euro, non può essere improvvisamente rincarata dalla sera alla mattina se non è ancora arrivato il nuovo rifornimento. Altrimenti qualcosa non torna. Inoltre oggi non siamo più nella situazione di tanti anni fa, quando il carburante costava poche lire al litro. Oggi il diesel a San Marino è vicino ai due euro al litro e la benzina poco meno. Abbiamo già detto più volte che, nel nostro Paese, il carburante è un bene di prima necessità. Non disponiamo di infrastrutture tali da consentire ai cittadini di spostarsi agevolmente con mezzi alternativi. Per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o svolgere le normali attività quotidiane serve l’automobile. Muoversi in bicicletta, salvo essere Marco Pantani, è difficilmente praticabile. Per questo il carburante è diventato un bene essenziale come il latte. Oggi il decreto interviene tecnicamente sulle tariffe, ma non affronta il peso che il costo dei carburanti ha sulla vita delle famiglie. Servono controlli sulle dinamiche dei prezzi e, soprattutto, bisogna iniziare una riflessione seria su politiche strutturali. Se il carburante è un bene di prima necessità, probabilmente occorre immaginare strumenti che, magari sfruttando il meccanismo della SMAC Card, garantiscano prezzi sostenibili almeno per determinate categorie o, perché no, per tutti i cittadini. Avevamo già affrontato questo tema mesi, se non anni fa, e mi risulta che vi fossero già gli strumenti tecnici per costruire una politica di questo tipo. Il carburante potrebbe essere venduto a prezzo di mercato, ma poi prevedere un meccanismo di restituzione o compensazione attraverso la SMAC. Sarebbe certamente un costo per lo Stato, ma forse sarebbe sufficiente recuperare risorse in altri settori dove oggi si spende troppo o si spreca. Sarebbe una misura concreta di sostegno alle famiglie. Bene è stato fatto in questi mesi con l’incremento del beneficio sulla SMAC Card, e non lo abbiamo contestato. Tuttavia servono politiche strutturali e non interventi spot che risolvono soltanto il problema del momento. Anche se le tensioni internazionali dovessero ridursi, il costo dei carburanti era già aumentato ben prima degli ultimi eventi. Non possiamo rincorrere ogni crisi geopolitica: servono politiche permanenti, ed è questo che chiediamo.
Emanuele Santi (Rete): Credo che i colleghi abbiano già toccato gli aspetti principali di questo decreto. Segretario Gatti, quello che posso aggiungere è questo. È vero che, in forza degli accordi del 1939, dobbiamo mantenere un differenziale calmierato rispetto al prezzo della benzina in Italia e quindi non possiamo discostarci troppo da quanto viene praticato oltre confine. È però altrettanto vero che la crisi legata allo Stretto di Hormuz non è affatto terminata e lo vediamo anche oggi in Italia, dove, venuto meno il decreto, i prezzi di benzina e diesel sono schizzati nuovamente verso l’alto. Parliamo di 2,30-2,40 euro al litro in autostrada e di oltre 2,15 euro nelle zone limitrofe. Noi siamo più bassi, ma continuiamo a registrare oscillazioni molto forti. È vero che nel giro di poche ore siamo passati da circa 1,60 euro a oltre 1,80 euro al litro. È anche vero, però, che grazie all’intervento che avevamo auspicato, cioè all’aumento dello sconto collegato alla SMAC Card, quei 15-20 centesimi in meno continuano a rappresentare un aiuto concreto. Resta però il fatto che la crisi nello Stretto di Hormuz non è finita e, se l’Italia non rinnoverà il provvedimento, come io invece mi auguro faccia, rischiamo di ritrovarci anche a San Marino con prezzi superiori ai due euro al litro. Per questo credo che qualcosa debba essere studiato per mantenere almeno una certa stabilità in questa fase critica, che potrebbe durare ancora diversi mesi. Se non possiamo intervenire direttamente sul prezzo alla pompa, possiamo però lavorare ulteriormente sulla scontistica della SMAC Card, magari prevedendo qualche centesimo in più almeno per il mese di agosto. Sarebbe un intervento che possiamo fare in autonomia, senza creare problemi a nessuno. È oggettivo che, senza le riduzioni già introdotte, il prezzo del carburante sarebbe oggi insostenibile. In questi mesi è stato fatto un buon lavoro, anche da parte dell’Italia, ma se da domani quel sostegno dovesse venir meno mentre la crisi continua, ad agosto rischiamo prezzi elevatissimi e saranno ancora una volta i cittadini, che ogni giorno devono usare l’auto per andare al lavoro, a pagarne le conseguenze. Per questo chiedo al Governo e alla maggioranza di valutare un incremento temporaneo della scontistica SMAC almeno per il mese di agosto.
Segretario di Stato Marco Gatti: Sul tema dell’aumento dei prezzi dei carburanti è evidente quello che succede normalmente: i prezzi si innalzano immediatamente, mentre il ritorno alla normalità è sempre molto più lento. Questo, purtroppo, è difficile da spiegare, se non con il fatto che probabilmente i fornitori delle materie prime, sapendo che si tratta di beni indispensabili, impiegano più tempo a ridurre i prezzi e quindi mantengono margini più elevati per un certo periodo. È difficile capire quale sarà l’evoluzione della situazione. Terremo quindi monitorato l’andamento dei prezzi e vedremo quale sarà il costo del carburante nelle prossime settimane. Accogliamo anche le riflessioni che sono state fatte in Aula: se effettivamente il prezzo dovesse salire oltre determinati livelli, potremo valutare qualche intervento a favore dei residenti attraverso il meccanismo della SMAC. Al momento andiamo verso una normalizzazione, per riallinearci alla situazione italiana, ma vedremo da qui alla fine del mese quale sarà l’andamento, soprattutto in relazione all’evoluzione della guerra in Iran, che incide in maniera significativa sul costo della benzina.
Il Decreto – Legge è ratificato
RATIFICA DECRETO – LEGGE 3 luglio 2026 n.88 – Modifica degli articoli 12, 30, 31 e dell’Allegato E al Decreto Delegato 27 aprile 2012 n.44 “Codice Ambientale” e successive modifiche e proroga dei termini per gli interventi di sdoppiamento delle reti fognarie
Matteo Casali (RF): Francamente ci saremmo aspettati almeno una breve introduzione o, come mi faceva notare qualche collega, almeno la lettura della relazione, ma neppure questo ci è stato proposto. Allora dico io due parole per spiegare a cosa si riferisce il decreto delegato. I temi trattati sono essenzialmente due. Il primo riguarda l’adeguamento di un allegato del Codice ambientale in materia di esportazione dei rifiuti. A seguito della modifica di un regolamento europeo, come riportano sia la relazione sia il decreto, è necessario aggiornare quell’allegato del Codice ambientale per consentire alle imprese che operano nel settore, e in particolare nell’export dei rifiuti, di continuare a svolgere la propria attività. Il secondo tema riguarda invece la proroga del termine, scaduto il 30 giugno 2026, per lo sdoppiamento delle reti fognarie tra acque bianche e acque nere, previsto dalla modifica introdotta nel 2017 al Codice ambientale del 2012. Entrambi questi temi meritano alcune considerazioni. Sul primo aspetto, quello dell’export dei rifiuti, siamo di fronte a una modifica resa necessaria dall’adeguamento a un regolamento europeo. Questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che, se non vogliamo essere europeisti per convinzione, dobbiamo esserlo almeno per necessità. È la prova concreta che non possiamo prescindere dai regolamenti e dalle norme europee se vogliamo continuare a interfacciarci con il mondo al di fuori della nostra dogana. Ma c’è un tema ulteriore. Qui si parla della necessità di mettere tutte le imprese che operano nell’export dei rifiuti nelle condizioni di lavorare, e questo significa, di fatto, quasi tutte le imprese sammarinesi del settore, compresa l’Azienda Autonoma di Stato, visto che pressoché tutti i nostri rifiuti vengono esportati. Non possiamo allora evitare di riportare in quest’Aula il tema degli impegni assunti con la Regione Emilia-Romagna fin dal 2020, ormai da troppo tempo disattesi, sul conferimento dei rifiuti differenziati con una soglia minima del 70%. Non possiamo dimenticare la nefasta vicenda iniziata nella scorsa legislatura con l’affidamento di incarichi a consulenti che, a mio giudizio, hanno assecondato orientamenti politici anziché tecnici in materia di raccolta differenziata. Orientamenti che erano stati opportunamente smentiti all’inizio di questa legislatura dai Segretari di Stato Ciacci e Bevitori durante la Commissione Consiliare Quarta del novembre 2024, quando si era scelto di puntare con decisione sulla raccolta differenziata e sulla tariffa puntuale. Eppure, nel novembre 2025, questo Governo ha inspiegabilmente cambiato direzione, abbandonando quella linea per orientarsi verso un sistema misto, in parte porta a porta e in parte su strada, dando mandato all’AASS di predisporre entro la fine del 2025 sia la tariffazione puntuale sia il nuovo sistema di raccolta. Oggi siamo ormai a metà luglio 2026 e non abbiamo alcun riscontro su quello che è stato fatto. Il tema dei rifiuti è un asset strategico del quale tutti parlano, spuntano proposte sui termovalorizzatori come se non ci fosse un domani, ma poi, nei fatti, siamo ancora fermi a una visione superata. Questo è il momento per denunciare nuovamente questa situazione. Sul secondo aspetto, quello della proroga per la separazione delle acque bianche e delle acque nere, ricordo che la modifica è stata introdotta nel 2017 nel Codice ambientale del 2012 e prevedeva la separazione delle reti su tutto il territorio. Oggi assistiamo all’ennesima proroga. Nelle premesse del decreto si legge che le ragioni principali sono una richiesta dell’ANIS e i ritardi dello Stato nella realizzazione dei collettori. Chiedo quindi a che punto siamo per quanto riguarda gli interventi pubblici, perché dal 2017 sono trascorsi quasi dieci anni e il tempo per adeguarsi c’è stato. Siamo ancora in ritardo e, senza la separazione delle reti, non è possibile fare una corretta depurazione. Ancora una volta ci riempiamo la bocca di grandi obiettivi, ma mancano i presupposti concreti per raggiungerli. Per quanto riguarda l’ANIS, fa ancora più specie che proprio chi dovrebbe essere più pronto del privato cittadino chieda ulteriori proroghe. Chiedo quindi al Segretario di Stato competente spiegazioni su entrambi questi aspetti.
Oscar Mina (PDCS): Solo alcune considerazioni. Questo decreto rappresenta un provvedimento che dimostra come una buona politica ambientale debba saper coniugare rigore normativo, pragmatismo e senso di responsabilità. I temi affrontati, come ricordava il collega Casali, sono due, ma rispondono a un’unica esigenza: garantire che San Marino continui a essere un Paese moderno, credibile e capace di rispettare gli impegni internazionali senza perdere di vista le esigenze concrete del territorio. Il primo riguarda l’adeguamento del nostro Codice ambientale al nuovo Regolamento europeo 2024/1157 sulle spedizioni transfrontaliere dei rifiuti. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di assicurare che il nostro sistema continui a operare secondo standard europei elevati, rafforzando la tracciabilità dei rifiuti, la trasparenza delle procedure e la responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Un settore delicato come quello della gestione dei rifiuti ha bisogno di regole chiare, sia per la tutela dell’ambiente sia per prevenire comportamenti illeciti e garantire alle imprese certezza del diritto. È una scelta che rafforza la credibilità internazionale della Repubblica e consolida il percorso di progressivo allineamento alle normative europee. Il secondo tema, probabilmente quello che ha suscitato maggiore dibattito, riguarda la proroga del termine per il completamento dello sdoppiamento delle reti fognarie tra acque nere e acque bianche. Su questo punto è necessario essere molto chiari. La proroga non rappresenta un arretramento degli obiettivi ambientali né un passo indietro. È semplicemente la presa d’atto di una situazione oggettiva. Esistono ancora opere pubbliche infrastrutturali indispensabili che devono essere completate e, finché tali infrastrutture non saranno disponibili, non si può pretendere che cittadini e imprese completino gli allacciamenti previsti. Questa proroga evita di lasciare scadere il termine in una situazione di incertezza giuridica. Applicare sanzioni a chi, materialmente, non è nelle condizioni di adempiere sarebbe stata una scelta ingiusta e inefficace. La responsabilità della politica è assumere decisioni realistiche e non fissare scadenze impossibili soltanto per dare l’impressione di essere rigorosi. Naturalmente questa proroga non deve rappresentare il punto di arrivo, ma un impegno affinché i lavori procedano con determinazione e vengano rispettati i nuovi termini. Continuiamo quindi a monitorare con attenzione lo stato degli interventi affinché la tutela ambientale passi anche attraverso la capacità dello Stato di realizzare le opere pubbliche nei tempi programmati. Nel suo complesso questo decreto va esattamente in questa direzione: aggiorna il nostro ordinamento, rafforza gli strumenti di controllo, offre certezza agli operatori economici e consente di completare un investimento infrastrutturale fondamentale per il futuro del Paese. Per queste ragioni esprimo convintamente voto favorevole.
Antonella Mularoni (RF): Grazie Eccellenza. Condivido pienamente l’intervento del collega Matteo Casali, ma vorrei esprimere anch’io un po’ di disappunto sul fatto che, con la scusa, tra virgolette, di recepire un regolamento comunitario, cosa che ovviamente va fatta, si finisca per spostare ancora una volta un termine che era stato concesso con largo anticipo. Non parliamo di una scadenza fissata da un anno all’altro, ma di termini che esistono da cinque, sei, sette anni. Eppure, quando arriva il momento di rispettarli, sia in materia fiscale sia, ancora più gravemente, in materia ambientale, non siamo mai pronti. Questo modo di procedere è anche diseducativo: basta che qualcuno venga a lamentarsi e si spostano i termini di altri due anni. Poi magari saremo vicini alle elezioni e li prorogheremo ancora, superando anche la prossima legislatura. Lo dico con amicizia e affetto al collega Mina, ma tutti gli elementi positivi che lui riesce a vedere io proprio non riesco a trovarli. Non siamo mai pronti. Sul tema dei rifiuti, oltre a quanto ricordava il collega Casali, aspettavamo almeno che trovasse attuazione la decisione assunta in Commissione, pur non condividendola del tutto perché poco virtuosa, che avrebbe dovuto garantire entro la fine del 2025 un sistema di raccolta più dignitoso. Ricordo che quando ero Segretario di Stato per il Territorio avevamo assunto impegni precisi con la Regione Emilia-Romagna e, a maggior ragione, oggi che auspichiamo la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, dovremmo proseguire su un percorso virtuoso, visto che questi aspetti sono tenuti in grande considerazione dalle istituzioni europee. E invece anche questo è rimasto lettera morta. Ho scoperto casualmente pochi giorni fa che nel Castello di Serravalle, il più popoloso della Repubblica, non esistono ancora i contenitori stradali per la raccolta dell’umido e tutto viene conferito nell’indifferenziato. Ma è possibile? Eppure sembra andare tutto bene. Con il caldo di questi giorni basta avvicinarsi ai cassonetti per rendersi conto dell’immagine che diamo ai turisti. Se vogliamo davvero essere un Paese turistico e un Paese nel quale si vive bene, anche l’educazione ambientale è fondamentale. Spesso sono gli adulti a dover imparare dai figli quello che viene insegnato a scuola. Io penso che come Paese dovremmo vergognarci di questa situazione. Per queste ragioni non sosterremo il decreto. Ai Segretari di Stato, che in questo momento dialogano tra loro invece di ascoltare il dibattito, mi auguro che qualcuno della maggioranza riferisca quanto stiamo dicendo. Spero davvero che questa sia l’ultima proroga in materia ambientale e che si faccia capire a tutti che ciascuno deve fare la propria parte. Se si vuole entrare nell’Unione Europea bisogna anche rispettarne gli standard in materia di tutela ambientale, sia per quanto riguarda le reti fognarie sia per la gestione dei rifiuti e di tutti gli altri settori collegati. Non possiamo continuare così. Almeno per le giovani generazioni, che già avranno tante difficoltà, teniamo pulito il Paese e facciamo vedere che sappiamo prendercene cura. Se la politica è la prima a non rispettare i termini che essa stessa si è data, diventa difficile pretendere che lo facciano gli altri. Io spero davvero che sia l’ultima volta, perché non vorrei dover spiegare ai rappresentanti dell’Unione Europea che verranno a San Marino che non siamo ancora capaci di organizzare una raccolta dei rifiuti dignitosa e che non sappiamo ancora quando sarà completato lo sdoppiamento delle reti fognarie tra acque bianche e acque nere. Con un piccolo sforzo credo che ce la potremmo fare.
Fabio Righi (D-ML): Continuiamo a sostenere la necessità di una programmazione proprio perché la preoccupazione che esprimiamo da tempo trova conferma in esempi concreti come questo. C’era un termine preciso fissato dal Governo stesso per raggiungere un determinato obiettivo e quel termine è stato completamente mancato. La riflessione di oggi non riguarda tanto la proroga in sé. Se non si è pronti è evidente che non si può pretendere il rispetto di una scadenza impossibile, quindi è giusto concedere altro tempo. Però, proprio perché dobbiamo prepararci, serve conoscere quale sia il piano che consentirà questa volta di rispettare il nuovo termine fissato al 2028. Di tutto questo, però, non abbiamo alcun riscontro concreto. È lo stesso problema che poniamo nel dibattito più generale: chiediamo pianificazione proprio per evitare di ritrovarci nuovamente in questa situazione. C’è poi un altro aspetto. Si introduce una norma richiamando un regolamento europeo e allineando la legislazione sammarinese, ma bisogna anche guardare cosa prevede quel regolamento. Esso punta su maggiori controlli e noi abbiamo discusso infinite volte delle carenze del sistema dei controlli nel nostro Paese. Punta sulla digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti attraverso documenti digitali e anche su questo tema dire che siamo in ritardo è un eufemismo. Si parla di economia circolare, che presuppone un sistema di trattamento dei rifiuti ben diverso da quello attuale, dove troppo spesso si continua a fare di tutta l’erba un fascio. Introduce inoltre nuove responsabilità per gli operatori economici. Ed è qui che si inserisce la riflessione sulle valutazioni di impatto che Domani Motus Liberi continua a chiedere. Se recepiamo un regolamento europeo che impone nuovi adempimenti, nuovi controlli e nuovi obblighi, quale impatto avrà tutto questo sulle nostre imprese? È importante saperlo prima. Forse queste valutazioni le avete già fatte, ma dovreste condividerle con il Consiglio. I costi amministrativi aumenteranno? Cambieranno i tempi autorizzativi? Ci saranno nuovi obblighi documentali o finanziari? L’UPAV dispone delle risorse necessarie per gestire il nuovo sistema digitale europeo? Queste sono domande concrete. Non stiamo dicendo che non bisogna recepire il regolamento europeo o che vogliamo sottrarci ai controlli, come qualcuno potrebbe strumentalmente sostenere. Diciamo semplicemente che bisogna capire se siamo davvero pronti, perché altrimenti il rischio è quello richiamato dalla collega Mularoni: un danno reputazionale e l’ennesima figura imbarazzante sul piano internazionale. Infine voglio fare una riflessione sul tema del termovalorizzatore. In questi giorni è tornato con forza nel dibattito politico e ricordo che Domani Motus Liberi lo propone fin dalla scorsa legislatura. Si tratta di una tecnologia che per anni è stata bloccata da pregiudizi ideologici, non supportati dalle evidenze scientifiche. Oggi i termovalorizzatori non sono quelli di trent’anni fa: in altri Paesi sono installati perfino nei centri cittadini. Tuttavia, per rendere sostenibile un’infrastruttura di questo tipo è necessario intervenire anche sulla gestione dei rifiuti. Benissimo quindi riprendere questo progetto, ma siamo pronti a gestirlo? Siamo in grado di costruire un sistema che renda sostenibile un impianto di questo tipo, magari anche offrendo un servizio ai territori limitrofi? Ecco perché continuiamo a chiedere pianificazione, valutazioni e una strategia organica. Solo così il confronto potrà essere davvero completo.
Gerardo Giovagnoli (PSD): La questione fondamentale è distinguere tra ciò che dobbiamo fare perché ci siamo impegnati a farlo, e rispetto al quale occorre richiamare esplicitamente quali regolamenti europei devono essere applicati e con quali tempi, e ciò che invece vogliamo fare per nostra scelta, per nostra volontà o per nostra inclinazione. Qualunque sia la motivazione, ritengo che questo sia uno di quei temi sui quali la Repubblica di San Marino debba impegnarsi con decisione. Mi auguro quindi che questa sia l’ultima volta in cui si propone una dilazione dei termini su aspetti che, in un Paese moderno, devono essere considerati fondamentali. Che si tratti della separazione delle reti tra acque bianche, grigie e nere oppure della gestione dei rifiuti, dobbiamo creare una condizione di miglioramento tale da consentirci, indipendentemente dall’Unione Europea, di presentarci con infrastrutture funzionali e adeguate alla qualità della vita che tutti vogliamo. È chiaro che, se le aziende intravedono in questo processo un aumento dei costi, tenderanno a chiedere proroghe. Credo però che il nostro compito sia creare una sinergia, non una contrapposizione, magari prevedendo incentivi, agevolazioni o altre forme di sostegno, ma non rinviando interventi su infrastrutture che, tra l’altro, invecchiano e richiederanno comunque investimenti nei prossimi anni. Questo, a mio avviso, è lo spirito con cui dobbiamo affrontare sia il percorso verso l’Accordo di Associazione sia l’obiettivo di migliorare le infrastrutture del Paese. A un certo punto il nodo diventa inevitabilmente politico, cioè avere la volontà, ed economico, cioè trovare le risorse necessarie. Credo sia arrivato il momento, contemperando tutte queste esigenze, di smettere di rinviare e di individuare soluzioni strutturali e durature.
Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Vorrei soltanto sottolineare che l’intervento previsto dal decreto-legge presentato dal collega Ciacci si rende necessario soprattutto per l’entrata in vigore, il 21 maggio 2026, del nuovo regolamento europeo che introduce una serie di adempimenti, tra cui fideiussioni bancarie, coperture assicurative e altri obblighi che devono necessariamente trovare riscontro anche nel nostro ordinamento. L’allineamento a questa normativa era quindi indispensabile ed era anche auspicato dal mondo economico. Il tema principale non riguarda tanto le civili abitazioni o chi non ha ancora correttamente collegato i propri scarichi, ma è una modifica resa necessaria dall’entrata in vigore del regolamento europeo. Detto questo, non intendo sottrarmi al problema che esiste a San Marino. Abbiamo una situazione ereditata dal passato, dovuta al fatto che per molti anni si è costruito in aree che non erano ancora servite dalla rete fognaria. È il cosiddetto “Far West” immobiliare che ci portiamo dietro: si è edificato in modo tutt’altro che pianificato. Oggi, attraverso il progetto strategico territoriale presentato dal collega, stiamo cercando di regolamentare proprio quella situazione. Come AASS stiamo completando le reti nelle zone che ne erano prive; penso, ad esempio, ad alcune aree di Fiorentino e ad altri comparti che fino a oggi erano scoperti. Ora queste abitazioni possono finalmente collegarsi correttamente alla rete fognaria. Si tratta però di un processo che richiede tempo, perché stiamo recuperando ritardi infrastrutturali accumulati in molti anni. Mi rendo perfettamente conto che non avrebbe dovuto funzionare così e, infatti, oggi non funziona più così: non si costruisce più dove mancano i servizi, ma prima si realizzano i servizi e poi si edificano le abitazioni. Oggi stiamo sistemando problemi ereditati dal passato. È inutile guardarci intorno: tra chi è intervenuto in quest’Aula ci sono anche persone che hanno avuto responsabilità dirette sul territorio e questa è la situazione che ci troviamo a gestire. È quindi evidente che il termine del 30 giugno 2026 era troppo ravvicinato per completare questo processo e si è reso necessario prorogarlo al 30 giugno 2028, proprio per consentire di portare avanti il lavoro già avviato. Il messaggio che voglio lasciare è questo: stiamo recuperando un ritardo che purtroppo si trascinava da troppi anni.


