San Marino. Don Mangiarotti: ho chiesto alla intelligenza artificiale…
A volte si ha la netta impressione che le parole che si usano siano una maschera per nascondere interessi diversi: questo è ciò che Marx chiamava «ideologia».
Ho fatto un esperimento, ho chiesto a ChatGPT di commentare questa affermazione del PSD sammarinese: «Il compito della politica non è dividere il Paese tra favorevoli e contrari, ma discutere con serietà, ascoltare le diverse opinioni e trovare soluzioni equilibrate che sappiano tenere insieme il rispetto della persona, la tutela dei minori e la coerenza del nostro ordinamento» e ne ho ricavato questo commento.
«Questa affermazione propone un’idea della politica come luogo di mediazione e di ricerca del bene comune, anziché come terreno di scontro identitario. Può essere commentata da diverse prospettive.
Anzitutto, il testo rifiuta una concezione della politica fondata sulla polarizzazione. L’espressione «non è dividere il Paese tra favorevoli e contrari» richiama una critica alla tendenza, oggi frequente, a ridurre questioni complesse a contrapposizioni nette. In una democrazia matura, il dissenso non è un problema da eliminare, ma una realtà da governare attraverso il confronto.
La seconda parte della frase individua un metodo: «discutere con serietà, ascoltare le diverse opinioni». Si sottolinea così che il processo democratico non consiste semplicemente nel contare i voti, ma anche nel dare spazio alle ragioni degli altri, riconoscendo che temi delicati richiedono approfondimento, competenza e rispetto reciproco.
Infine, la frase indica tre criteri che dovrebbero orientare la decisione politica:
- il rispetto della persona, che richiama la dignità di ogni essere umano e i suoi diritti fondamentali;
- la tutela dei minori, che introduce una particolare attenzione verso coloro che sono più vulnerabili e che meritano una protezione rafforzata;
- la coerenza del nostro ordinamento, cioè la necessità che ogni scelta legislativa sia armonica con i principi costituzionali e con l’insieme del sistema giuridico, evitando contraddizioni o interventi dettati esclusivamente dall’emotività o dalla pressione del momento.
Nel complesso, la frase esprime una concezione della politica come arte della prudenza. Non invita a cercare compromessi a ogni costo, ma a elaborare decisioni capaci di tenere insieme beni diversi, talvolta in tensione tra loro. In questo senso richiama una tradizione di pensiero che va da Aristotele fino alla dottrina sociale della Chiesa cattolica, secondo cui il buon governo consiste nel perseguire il bene comune attraverso il dialogo, la deliberazione razionalee il discernimento prudenziale.
Naturalmente, la forza della frase dipende anche da come si interpreta l’espressione «soluzioni equilibrate». L’equilibrio, infatti, non può significare una semplice posizione intermedia tra opinioni contrapposte. In politica, come nel diritto, esso implica la ricerca della soluzione più giusta, capace di rispettare i principi fondamentali senza sacrificare indebitamente i diritti e gli interessi in gioco. L’equilibrio è dunque il risultato di un giudizio prudente, non di una media aritmetica tra posizioni opposte.
In definitiva, il messaggio invita a una politica meno ideologica e più responsabile: una politica che non alimenta le contrapposizioni per ottenere consenso, ma si assume il compito più difficile di costruire decisioni condivisibili, fondate sul dialogo, sulla tutela della dignità umana e sulla fedeltà ai principi dell’ordinamento democratico.»
Lo sappiamo, l’IA è una «macchina» e obbedisce ad algoritmi elaborati dai progettisti (in obbedienza ai propri padroni e alle loro «ideologie»).
Però ci consente di fare qualche osservazione e di porre qualche domanda.
1. Quale criterio adottiamo in presenza di visioni chiaramente contrapposte? È evidente che la nostra storia e cultura, oramai millenaria, ci presenta l’immagine di famiglia come quella relazione stabile, costruita dal rapporto tra un uomo e una donna (quindi un maschio e una femmina) in funzione della generazione della vita e del perpetuarsi quindi del genere umano (evidentemente senza cancellare l’esperienza amorosa). E in questo contesto la soggettività della famiglia implica la responsabilità educativa. Parlare di «famiglia omogenitoriale» implica una differenza sostanziale. E qui ci domandiamo quale accordo sia possibile tra le due posizioni (tenuto conto che i principi della logica per noi sono ancora validi).
2. Siamo in presenza di un modo di fare politica fatto di contrapposizioni e di rifiuto di un serio confronto. Il recente dibattito in Commissione IV sul «Fine vita» mi pare un esempio di quanto affermato. Posso fare almeno un esempio, tratto dall’ascolto del dibattito e dalla lettura del resoconto. Si trattava dell’Art. 7, e Santi, di Rete, aveva chiesto un tempo di confronto sugli emendamenti di RF perché portavano elementi interessanti di confronto, di chiarezza e di precisazioni. Qui l’intervento di Emanuele Santi (Rete): «Io penso che questo sia indubbiamente uno degli articoli più difficili di tutta la legge, perché quando parliamo di minori, interdetti o persone incapaci, stiamo parlando delle fasce più fragili della nostra società. Decidere al posto di qualcun altro è sempre un’operazione estremamente complicata. Devo dire che la riscrittura proposta dalla maggioranza mi sembrava inizialmente più chiara, ma dopo aver letto le proposte di Repubblica Futura devo ringraziarli per il lavoro interessante e compiuto che hanno svolto. Secondo me in questo articolo emerge chiaramente quello che è mancato in questa fase, ovvero un confronto reale tra le forze politiche e i promotori; a mio avviso si poteva fare un “mix” delle varie proposte. Mi pare che entrambe le formulazioni vadano nella stessa direzione, ovvero quella della protezione dei più deboli, cercando di spiegare meglio come funzioni il consenso informato in questi casi specifici. Propongo quindi formalmente di sospendere la seduta per cercare una formulazione congiunta che possa accogliere tutte le sensibilità, visto che non è stato fatto prima. Su temi così delicati come il fine vita per i minori e gli incapaci bisogna stare molto attenti e, siccome il lavoro di approfondimento è stato fatto sia dalla maggioranza che da Repubblica Futura, si potrebbe provare a trovare una definizione condivisa che non stravolga le volontà di nessuno ma che renda l’articolo ancora più tutelante. Se c’è la disponibilità da parte vostra, io credo che dovremmo provarci.» Questo l’esito della richiesta, caduta nel silenzio: «I lavori hanno poi riguardato le analoghe presentazioni, votazioni e approvazioni degli Articoli 5-bis, 6, 7 e 8, recependo quasi integralmente gli emendamenti della maggioranza e respingendo le proposte alternative dell’opposizione e le obiezioni poste…». Perseguire il bene comune attraverso il dialogo, la deliberazione razionale e il discernimento prudenziale … sono, in questo caso, risultati solo flatus vocis.
3. Sulle «soluzioni equilibrate» varrebbe la pena capire che significa affermare che l’equilibrio «implica la ricerca della soluzione più giusta, capace di rispettare i principi fondamentali senza sacrificare indebitamente i diritti e gli interessi in gioco». In questo caso i tre suggerimenti di metodo sembrano una utopia irrealizzata e irrealizzabile. Pensiamo ai minori, al diritto dei figli di avere un padre e una madre riconosciuti e riconoscibili. E soprattutto pensiamo allo sconvolgimento che ne verrebbe dal considerare famiglia, arbitrariamente, quello che non è tale e non può esserlo. E questo non significa mancare di rispetto a coloro che vivono relazioni affettive o sessuali secondo un loro progetto o intendimento.
4. Non sarà il caso di interrogarsi su che cosa significhi democrazia, autodeterminazione, libertà? L’IA ci ricorda che non sono adeguate le soluzioni ideologiche. E sappiamo che questo non significa che qualunque soluzione sia accettabile. Forse la domanda più forte sarà chiedersi che tipo di uomo cerchiamo e che tipo di società ci interessa. E bisogna rispondere prima che sia troppo tardi.
don Gabriele Mangiarotti


