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Verso Itaca. In attesa del kolossal di Christopher Nolan, un utile ripasso su versioni cinematografiche e televisive dell’Odissea – su Raiplay e Amazon Prime

C’è lo sceneggiato televisivo e la versione con la star hollywoodiana, l’adattamento bizzarro e persino il western. Insomma, l’Odissea di Omero ha ottenuto una discreta serie di trasposizioni, da quelle più fedeli alle variazioni sul tema. La prossima settimana, il 16 luglio per la precisione, nei cinema di tutto il mondo arriva il film di Christopher Nolan, da mesi annunciato come uno degli eventi cinematografici dell’anno e anche uno dei film più criticati sui social (prima ancora di essere visto, tendenza purtroppo all’ordine del giorno sulla rete, giusto per far sentire la propria voce a sproposito senza attendere nessun minimo confronto critico, o al limite, un giudizio sensato da spettatore, positivo o negativo che sia, dopo la visione del kolossal).

Occasione per rinfrescare la memoria sulle varie versioni cinematografiche e televisive dedicate al poema omerico, partendo dalla prima in assoluto, “L’Odissea” di Giuseppe de Liguoro, Francesco Bertolini e Adolfo Padovan, anno 1911, realizzata in occasione dell’Esposizione Internazionale di Torino dello stesso anno (creata per celebrare i cinquant’anni dell’unità d’Italia), dietro ad un concorso cinematografico per film artistici, scientifici e con scopo didattico. Con lo stesso Liguoro nei panni di Ulisse, il film, della durata di 34 minuti, narra gli eventi principali della storia di Ulisse, con la partenza da Itaca, le avventure come lo scontro con Polifemo e l’episodio di Scilla e Cariddi e il ritorno in patria con la sconfitta dei Proci e l’abbraccio con la moglie Penelope (nel film è l’attrice Eugenia Tettoni) con alcuni effetti di interesse (l’accecamento di Polifemo, la scena della tempesta ottenuta con rigatura diretta della pellicola e la realizzazione di Scilla e Cariddi come mostri a più teste), pur risultando piuttosto statico nella messa in scena come indica il critico cinematografico Gian Piero Brunetta.

Nel 1954, quando era scoppiata in Italia la “Hollywood-mania” con molti film realizzati nel bel paese e presenza di divi e dive sul territorio nazionale, il regista Mario Camerini dirige una versione da Omero intitolata “Ulisse” con cast importante nelle parti principali (Kirk Douglas per Ulisse, Silvana Mangano nel doppio ruolo di Penelope e Circe e Anthony Quinn come Antinoo, uno dei Proci), girata tra gli studi Ponti-De Laurentiis a Roma e esterni vari in Toscana, nella provincia di Grosseto. Uscito nelle sale italiane il 6 ottobre del 1954 lo spettacolare film fu il più visto della stagione 1954-1955 e a tutt’oggi è nella classifica dei film italiani di maggiore incasso di sempre.

Nel 1965 il regista Duccio Tessari realizza “Il ritorno di Ringo”, in realtà pensato con il titolo “L’Odissea dei lunghi fucili” dati i rifermenti al testo di Omero (almeno per quanto riguarda la parte finale, quella del ritorno a Itaca), ma il successo di “Una pistola per Ringo”, sempre dello stesso anno, indusse alla modifica, anche se non si tratta di un seguito del precedente (fu girato prima del fortunato predecessore, ma uscì in seguito al travolgente successo di quest’ultimo) ma piuttosto una curiosa rivisitazione omerica con Ringo (Giuliano Gemma) di ritorno dalla Guerra di Secessione e costretto a combattere una banda di messicani che terrorizza la sua città d’origine, moglie e figlia piccola comprese. Restando in campo “cinema di genere” italiano ecco il “peplum” di Mario Caiano “Ulisse contro Ercole” del 1962, con il mitologico forzuto che cattura l’eroe di Itaca mentre sta ritornando in patria, per consegnarlo al vendicativo Polifemo. Un mix certo curioso e bizzarro, un film come se ne facevano tanti in quel periodo, con la presenza nel cast di Raffaella Carrà nel ruolo della ninfa Adraste.

Il 1968 è l’anno in cui migliaia di piccoli schermi televisivi si accendono nelle case italiane per seguire le otto puntate de “L’Odissea” diretta da Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava. Con il prologo narrato da Giuseppe Ungaretti, mentre vengono mostrate le rovine di Troia, e le introduzioni di ogni puntata con il poeta che legge versi di Omero, effetti speciali realizzati da Carlo Rambaldi e Mario Bava, ed un cast internazionale che comprende Bekim Fehmiu come Ulisse e Irene Papas come Penelope, più alcune bellezze del calibro di Scilla Gabel (Elena) e Barbara Bach (Nausicaa), quest’ultima dal 1981 inseparabile moglie di Ringo Starr, lo sceneggiato è uno degli eventi della televisione italiana, in grado di far conoscere ed apprezzare ad un pubblico variegato di ogni età e livello di istruzione un testo affascinante e complesso. La serie tv fu anche condensata in una versione ridotta (“Le avventure di Ulisse”) destinata alle sale cinematografiche. Altra serie televisiva è quella prodotta dalla NBC del 1997 (andata in onda in Italia su Canale 5) e diretta dal russo Andrej Koncalovskij con Armand Assante (Ulisse), Greta Scacchi (Penelope), Isabella Rossellini (Atena), Bernadette Peters (la maga Circe), Christopher Lee (Tiresia) ed Eric Roberts (Eurimaco) più Irene Papas questa volta nel ruolo di Anticlea, con sfoggio di tecnologie digitali per realizzare le creature mitologiche che però fanno un po’ rimpiangere il senso artigianale del passato.

Altre versioni curiose sono il particolarissimo e sperimentale “Nostos –il ritorno” (1989), personale rivisitazione del mito omerico a cura di Franco Piavoli, più filosofico che epico (anzi mito ed epica non sono proprio contemplati, con un approccio enigmatico ed astratto non facile per lo spettatore comune, ma affascinante per chi riesce ad entrare in sintonia) e uno dei titoli più riusciti e divertenti dei fratelli Coen, quel “Fratello, dove sei?” del 2000, dove Ulysses (George Clooney) viaggia per l’America in piena Grande Depressione assieme ai suoi compagni di sventura Pete (John Turturro) e Delmar (Tim Blake Nelson) in un itinerario costellato di incontri dove non è difficile riconoscere le citazioni da Omero, testo di riferimento citato dai fratelli Joel ed Ethan.

Infine, il recente “Itaca – il ritorno” dell’italiano Uberto Pasolini (noto ai più per la regia della commedia britannica di successo “Full Monty” del 1997 ma anche di altri due titoli di pregio come “Still Life” del 2013 e “Nowhere Special – una storia d’amore” del 2020). Qui è narrata solo la parte finale con il ritorno dell’eroe Odisseo (Ralph Fiennes) ad Itaca per ricongiungersi con la moglie Penelope (Juliette Binoche) minacciata dai Proci. Nel cast anche Charlie Plummer (Telemaco), Claudio Santamaria (Eumeo) e Angela Molina (Euriclea), un film intenso ed interessante, privo dell’elemento divino e con l’eroe più stanco, crepuscolare ed in età avanzata, rispetto a quello raccontato da Omero che segna anche la terza collaborazione tra Fiennes e Binoche dopo “Cime Tempestose” di Peter Kosminsky del 1992 e, soprattutto, “Il paziente inglese” (1996) di Anthony Minghella, vincitore di nove premi Oscar tra cui uno a Juliette Binoche.

Paolo Pagliarani