Politica

San Marino. Opposizioni su commissione di inchiesta e “lodo bulgaro”: non possiamo accettare che il nostro Paese sia sotto ricatto

di Angela Venturini.

Il problema politico immediato è la commissione di inchiesta sulle vicende legate alla tentata vendita di BSM e il cosiddetto piano parallelo. Una questione che inevitabilmente si estende fino a Bruxelles e al blocco del percorso di associazione di San Marino alla UE.

Enrico Carattoni (Repubblica Futura) comincia dai tre progetti di legge presentati in Consiglio. AR ha ritirato il suo e quello dell’opposizione è stato fermato da una mozione di non passaggio ai voti. “Di conseguenza siamo rimasti nell’alveo del PDL di maggioranza” spiega nel corso di una conferenza stampa convocata a margine dei lavori consiliari. “Poco male, dirà qualcuno, l’obiettivo è lo stesso – continua – ma non è vero, perché avevamo chiesto poche cose, ben chiare: la pariteticità della commissione e le incompatibilità”. In particolare, Carattoni interpreta quanto è successo con la precisa volontà della maggioranza di garantirsi numericamente ed evitare che nella Commissione possano entrare nomi scomodi.

Gaetano Troina (DML) ritorna sul problema della pariteticità, sia facendo esplicito riferimento ad esempi altrettanto recenti di indagine politica su vicende bancarie, sia al concetto che certe valutazioni non possono essere condotte con il bilancino dei numeri. “Ci sono Consiglieri che intervengono in Aula in palese conflitto di interessi” commenta. “Ne abbiamo parlato nell’ambito del Comitato Consultivo del Codice Etico ed è stato rilevato che manca la possibilità di applicare qualsiasi sanzione, quando capitano questi casi. Riproporremo la questione nel prossimo Ufficio di Presidenza”.

Giovanni Zonzini (Rete) sintetizza con una frase quanto successo in merito alla commissione di inchiesta: “Questa maniera di garantire la maggioranza alla maggioranza, è una palese ammissione di colpevolezza”. Ricorda quindi come si comportò la Dc nel 2019, di fronte alla creazione di una commissione di inchiesta su banca CIS, fino ad arrivare al caso ECF, quando ha tenuto comportamenti del tutto contrari. “È una questione che lambisce ambienti democristiani, ma se non c’è nulla da nascondere, perché nascondersi dietro a una maggioranza bulgara? Questa è una commissione di insabbiamento terra, con l’avvallo di tutti i partiti di maggioranza”.

L’aggancio della commissione di inchiesta su quanto successo in BSM alle cronache che arrivano da Bruxelles, è praticamente inevitabile, anzi un mix esplosivo, e ciascun Consigliere porta la posizione del suo partito. “Non ci è stato fornito nessun tipo di riferimento ufficiale – dice Carattoni – noi non chiediamo le dimissioni di Beccari, pur di fronte a una situazione così complessa. Tuttavia, una volta che il percorso sarà definito, una valutazione andrà fatta perché si è creato un danno enorme per il nostro Paese”.

“Noi invece, le dimissioni di Beccari le chiediamo” interviene Troina, elencando motivazioni che vanno dalla gestione di tutto il dossier, alla mancanza di comunicazione politica e a collegamenti che appaiono evidenti. “Ci sono state paventate questioni tecniche in sede EFTA, ma sembrano piuttosto questioni politiche, non legate all’avvicendamento del governo bulgaro. Fuori dai confini, sta diventando una barzelletta”.

Durissimo il giudizio di Zonzini su quello che chiama “lodo Bulgaro”.Bisogna che prima di ogni cosa, Beccari raccolga i cocci di una situazione che sta mettendo a rischio quindici anni di lavoro. Lui, e non solo lui, devono assumere la responsabilità di quanto sta accadendo, perché non ci si può nascondere dietro il paravento delle questioni tecniche”. Un po’ tutti rilevano infatti che le tante questioni tecniche sollevate dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania e perfino dall’Italia, sono state risolte, quindi il problema è un altro.

Domanda: ma se è vero che Parigi val bene una messa, l’Accordo UE può valere 15 milioni? La risposta a più voci fa luce su un concetto, peraltro, molto chiaro: l’esproprio di quella somma è avvenuto per opera del tribunale, non per scelta politica. “Non possiamo accettare che il nostro Paese venga posto sotto ricatto” è un altro punto fermo condiviso da tutte le opposizioni.

E allora come se ne esce? Anche qui, le posizioni sono sovrapponibili: “Con una buona politica estera, cioè facendo valere le relazioni ad alto livello. Invece non si è visto alcun incontro di questo genere, il nostro governo sembra totalmente assente”.