Biennale di Venezia, protesta di Pussy Riot contro il Padiglione Russo: “L’arte russa oggi è sangue”
Momenti di tensione e forte impatto simbolico alla Biennale Arte 2026 di Venezia, dove il collettivo Pussy Riot insieme a FEMEN ha organizzato una protesta davanti al Padiglione Russo, trasformando uno degli spazi più simbolici della manifestazione in un terreno di scontro politico e culturale. Lo riporta Artribune, che ha intervistato l’attivista e artista Nadya Tolokonnikova.
L’azione, ribattezzata “Storm of Venice”, ha portato ai Giardini slogan contro la propaganda del Cremlino, passamontagna rosa e messaggi rivolti non solo alla Russia, ma anche al sistema culturale europeo. Tra le frasi simbolo della protesta una in particolare ha attirato l’attenzione: “Blood is Russia’s art” (“Il sangue è l’arte della Russia”).
Secondo Tolokonnikova, membro delle Pussy Riot e tra le principali oppositrici del presidente russo Vladimir Putin, in Russia lo spazio per una libera espressione artistica sarebbe sempre più limitato a causa di censura e controllo politico. Nell’intervista pubblicata da Artribune, l’attivista sostiene che rappresentare oggi la Russia istituzionale senza una presa di posizione critica rischi di trasformare gli artisti in strumenti del potere.
L’attivista ha inoltre accusato parte delle istituzioni culturali europee di confondere il dialogo culturale con una forma di normalizzazione politica, sostenendo la necessità di difendere con maggiore fermezza i valori democratici di fronte alle pressioni dei regimi autoritari.

