San Marino. Il Partito Socialista: troppe chiacchiere sulla UE, ci vuole un referendum
La maggioranza, giovedì 7 maggio u. s. è intervenuta per assumere una posizione dopo l’alt formulato dalla Bulgaria in sede di COREPER Europeo, che ha prodotto, come minimo, un significativo slittamento dei tempi dell’eventuale conclusione della telenovela europea. Il Segretario di Stato per gli Affari Esteri si trova ora in grande difficoltà per aver trascinato il Paese in una situazione davvero imbarazzante dal punto di vista della politica estera espressa in questi anni dalla Repubblica di San Marino. L’opposizione sta cogliendo la palla al balzo per attaccare l’Esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. Ma anche all’interno della maggioranza pare che le acque siano parecchio agitate. Le forze politiche che sostengono la maggioranza hanno dovuto fare dichiarazioni pubbliche, chiaramente su sollecitazione del Partito guida, sulla questione della posizione bulgara che ha portato alla sospensione della decisione in sede europea della questione Accordo di associazione all’U.E. Così, la maggioranza, con il petto all’infuori, ha cercato di proteggere, per quel che era possibile, il Segretario di Stato agli Affari Esteri. Per addolcire la pillola hanno definito lo stop imposto dalla Bulgaria “un rallentamento dell’iter”, nonostante proprio il Segretario di Stato competente avesse solo quattro giorni prima assicurato che con i bulgari era tutto appianato. Poi se la sono presa con l’opposizione la quale ricercherebbe “vantaggi di posizionamento, che nulla hanno a che vedere con gli interessi generali del Paese”, ai quali, per fortuna, c’è la maggioranza che ci pensa per tutti. Infine, hanno aggiunto che “in momenti così delicati come questo servirebbero maggiore senso di responsabilità e senso dello Stato.” E su questo possiamo essere d’accordo, solo che bisognerebbe tenerlo sempre a mente e non solo nei momenti di difficoltà. Non è normale chiedere il coinvolgimento di tutti quando i sammarinesi sono stati tenuti all’oscuro quasi di tutto per mesi e anni; quando gli si è vietato il ricorso al Referendum; quando gli si sono propinate iniziative, sondaggi e incontri ammaestrati; quando si pensa che i sammarinesi “tanto non possono capire”. Troppo comodo. Ora che i nodi sono venuti al pettine e altri ne arriveranno, ognuno si deve prendere le proprie responsabilità per il fatto e il non fatto. Le chiacchiere, e in questi due anni e mezzo ne sono state fatte tante, stanno a zero. Se davvero si vuole recuperare la sintonia con la popolazione, anziché ostacolare la democrazia diretta, si dia la possibilità ad ogni elettore di contare promuovendo un Referendum popolare di iniziativa consiliare sull’Accordo di associazione U.E. Ascoltare la volontà popolare sarebbe il primo, vero atto serio di tutta questa vicenda.
C.s. Partito Socialista


