Confartigianato sulla guerra in Medio Oriente: rischio recessione con prezzi elevati di petrolio e gas
L’ultimo report dell’Osservatorio PMI di Confartigianato Emilia-Romagna ha analizzato il costo del credito a livello regionale evidenziando come a dicembre 2025 (ultimo dato disponibile) il tasso di interesse bancario annuo effettivo (TAE) pagato dal totale delle imprese emiliano-romagnole si attesta al 4,43%, il più basso rilevato tra le regioni italiane. Il dato però è ancora superiore di 168 punti base rispetto a giugno 2022, precedente al rialzo dei tassi (+189 punti in Italia).La preoccupazione oggi è che le tensioni sui prezzi di petrolio e gas possono causare un aumento dell’inflazione, soprattutto se dovessero restare elevati a lungo, costringendo la Banca centrale europea (Bce) ad adottare una politica monetaria più restrittiva, che genererebbe effetti recessivi, compromettendo la ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti.
Dunque per l’osservatorio di Confartigianato Emilia- Romagna l’economia della Regione si trova di fronte a un 2026 complesso, segnato da forti incertezze geopolitiche e da un mercato del credito a due velocità. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Emilia-Romagna, le tensioni in Medio Oriente e l’instabilità dei prezzi energetici minacciano di alimentare l’inflazione, spingendo la BCE verso politiche monetarie che potrebbero frenare la ripresa. Le stime di Banca d’Italia confermano questo clima di cautela: la crescita degli investimenti in macchinari per l’anno in corso è stata rivista al ribasso, passando dal +1,6% previsto a fine 2025 a un più modesto +0,5%.
Il paradosso del credito: tassi bassi, ma non per le piccole imprese
L’analisi regionale evidenzia una situazione peculiare: a dicembre 2025, l’Emilia-Romagna vantava il tasso di interesse bancario (TAE) più basso d’Italia, pari al 4,43%, ben al di sotto della media nazionale. Tuttavia, questo dato positivo nasconde profonde disparità. Se il settore manifatturiero gode delle condizioni migliori (4,20%), le costruzioni devono affrontare costi molto più elevati (5,36%).
La vera criticità emerge però nel confronto dimensionale: mentre le medie e grandi imprese ottengono finanziamenti al 4,5%, le piccole imprese emiliano-romagnole pagano un tasso del 7,6%, con un divario di ben 310 punti base. Nonostante il taglio dei tassi operato dalla BCE a giugno 2025, il costo del credito in regione resta di 168 punti base superiore ai livelli pre-crisi del 2022.
Artigianato in sofferenza, ma tiene il digitale
Il “credit crunch” colpisce duramente il cuore produttivo della regione. Mentre lo stock di prestiti per il totale delle imprese è tornato in lieve crescita (+0,2%), i finanziamenti alle piccole imprese continuano a calare (-3,7% a fine 2025). Ancora più marcata la flessione per le quasi-società artigiane, che a gennaio 2026 hanno registrato un crollo dei prestiti del -10,3%. A livello provinciale, le tensioni più forti si avvertono a Ferrara (-3,9%) e Bologna (-3,2%), mentre Modena mostra segnali di controtendenza con un aumento del credito del 4,6%.
Nonostante le difficoltà di accesso ai capitali, le imprese non rinunciano alla modernizzazione. Il 2025 ha visto una forte spinta verso la transizione digitale: il 70,7% delle imprese regionali ha effettuato investimenti in questo ambito (+3,9 punti rispetto al 2024). Anche tra le micro e piccole imprese (MPI), la quota di chi investe nel digitale è salita al 67,6%, dimostrando una notevole resilienza e la volontà di affrontare le sfide della “twin transition” (green e digitale).
Gli investimenti: macchinari e software in cima alle priorità
Nel settore dell’artigianato (al netto dei servizi), il 32% delle imprese ha effettuato investimenti nel corso del 2025. Le risorse sono state destinate principalmente al rinnovo del parco macchine (46%), all’introduzione di tecnologie innovative (28%) e all’acquisto di software e computer (26%).
In conclusione, il 2026 si prospetta come un anno di resistenza per le MPI dell’Emilia-Romagna. Se da un lato la regione conferma la sua solidità strutturale e la sua vocazione all’innovazione, dall’altro resta urgente affrontare il nodo del costo del credito per le realtà più piccole, che continuano a sostenere l’onere finanziario più pesante della stretta monetaria.


