Politica

In Consiglio Grande e Generale approvato Odg su caso Varano (report della seduta di lunedì 23 marzo)

Consiglio Grande e Generale, sessione 16,17,18,19,20, 23 marzo 2026

Lunedì 23 marzo 2026, pomeriggio

Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta di lunedì 23 marzo 2026, si sofferma sulla votazione degli ordini del giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari.

Sotto i riflettori due ordini del giorno – presentati rispettivamente da Repubblica Futura e dalla maggioranza – riguardanti il caso “Varano” per “impegnare il Congresso di Stato ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni”. Enrico Carattoni (RF) apre sostenendo che questa indagine è “il vero e più grande colpo che sia stato sferrato alla Repubblica di San Marino” e insiste sul fatto che non si tratta soltanto di una vicenda bancaria, ma di un attacco che lascia strascichi ancora oggi, alimentando sospetti e diffidenza verso il sistema sammarinese.  “Noi possiamo affermare che la giustizia italiana ha stabilito che i fatti non costituivano reato – spiega Gerardo Giovagnoli (PSD) -. Tuttavia, gli effetti si sono comunque prodotti. Ora ci troviamo nella necessità di arrivare a un chiarimento definitivo, di essere accompagnati verso l’esame finale dell’Unione Europea, in cui l’Italia sarà sicuramente una pedina fondamentale”. Il Segretario di Stato Marco Gatti ricostruisce l’intera vicenda, ricordando sequestri, arresti, sanzioni, contenziosi e il lungo trascinarsi della procedura fino all’archiviazione definitiva del 2025, e quantifica un danno enorme, spiegando che solo per Cassa di Risparmio il danno patrimoniale arriva a circa 880 milioni, a cui si somma un danno d’immagine durissimo. Nelle dichiarazioni di voto emerge una forte richiesta di unità, ma anche il tentativo di leggere politicamente quanto accade. Emanuele Santi (Rete) sottolinea che la sentenza apre “una ferita per il nostro Paese che è ancora sanguinante” e chiede che il tema venga affrontato in modo strutturato, con un passaggio in Commissione Finanze e con un aggiornamento complessivo sulle azioni risarcitorie dello Stato. Gian Nicola Berti (AR) pone l’accento soprattutto sulla sofferenza umana e ricorda la “carcerazione ingiusta, indecente, immotivata” subita da diverse persone, sostenendo che ogni risarcimento economico rischia comunque di essere insufficiente rispetto al male arrecato all’intera Repubblica. Giuseppe Maria Morganti (Libera) definisce la vicenda “un colpo al cuore dello Stato” e insiste sul fatto che San Marino, all’epoca troppo debole sul piano internazionale, non riesce a reagire con la necessaria fermezza a un errore giudiziario che lui considera già allora evidente; da qui l’idea che oggi il Paese debba finalmente reagire in maniera forte e possibilmente unitaria. Nicola Renzi (RF) raccoglie invece l’appello all’unità, sostenendo che quello subito è un colpo al cuore del sistema e che il vero nodo, adesso, è capire se quella che definisce una “vera e propria guerra finanziaria” sia davvero chiusa o se occorra ancora lavorare per ricostruire fino in fondo la fiducia tra Stati. Fabio Righi (D-ML) sostiene che, oltre al risarcimento, serva una riflessione sul modello sammarinese e sulla capacità della politica di ricostruire fiducia interna ed esterna. Giovagnoli (PSD) torna a dire che la conclusione del caso deve segnare una svolta nel rapporto con l’Italia, soprattutto sul piano bancario e finanziario, mentre Manuel Ciavatta (PDCS) ricorda i danni subiti da banca, sistema e persone e sostiene che oggi la politica ha l’occasione di essere più forte di allora, scegliendo un’espressione unitaria. Da qui nasce la sospensione dei lavori per cercare una mediazione e, alla ripresa, l’aula arriva a un ordine del giorno condiviso da maggioranza, opposizione e indipendenti, che impegna il Congresso di Stato “ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni derivanti dall’intera vicenda; a dare mandato al Consiglio di Amministrazione di Cassa di Risparmio di attivare ogni azione possibile al fine del risarcimento dei danni subiti e del recupero degli asset economici ancora disponibili;  a riferire al Consiglio Grande e Generale, in merito all’intera situazione, entro maggio 2026;  a riferire, in Commissione Consiliare III, ogni qualvolta ci siano elementi di novità sull’intera vicenda, a partire dalla prima convocazione utile e comunque entro maggio 2026”.  L’aula conclude approvando all’unanimità il nuovo ordine del giorno con 42 voti favorevoli.

Il dibattito si sposta poi su un secondo ordine del giorno, presentato da Domani – Motus Liberi, che punta a rafforzare in modo strutturale la certezza del diritto nel sistema sammarinese. Fabio Righi (D-ML) spiega che si tratta di un intervento apparentemente semplice ma con ricadute molto rilevanti, perché oggi molti principi di diritto restano confinati agli addetti ai lavori o risultano poco chiari persino per chi opera nel settore. Secondo Righi, questa situazione genera confusione e incertezza, mentre la possibilità di lavorare su testi aggiornati e coordinati consentirebbe di rendere il sistema più leggibile e prevedibile. Il Segretario di Stato Stefano Canti esprime un parere favorevole, riconoscendo che l’ordine del giorno interviene su un nodo centrale per la qualità dell’ordinamento. L’ordine del giorno viene quindi approvato con modifiche alle tempistiche – fissate al 23 maggio 2026 e al 15 settembre 2026 – e ottiene un consenso quasi unanime, con 41 voti favorevoli.

Il Consiglio discute quindi l’ordine del giorno di Domani – Motus Liberi che chiede al Congresso di Stato di attivare immediatamente iniziative per chiarire le dichiarazioni emerse nel dibattito consiliare di dicembre 2025, relative a possibili pressioni, interferenze o condizionamenti impropri nei confronti della magistratura, della Banca Centrale e di altri organismi indipendenti.  Fabio Righi (D-ML) sostiene che non si possano ignorare affermazioni così gravi e chiede chiarezza immediata, perché – afferma – “noi non possiamo vivere in un Paese dove ogni tre mesi dobbiamo disinnescare uno scandalo”.  Secondo Nicola Renzi (RF) “oggi è conclamato” che esiste una questione morale e per questo ritiene lo strumento ormai insufficiente, affermando che “non è più il tempo degli ordini del giorno”, ma di una Commissione d’inchiesta immediata per accertare responsabilità politiche e istituzionali.  Emanuele Santi (Rete) richiama il clima di quel dibattito, definendolo un “regolamento di conti in aula”, e critica il rinvio della Commissione al 2027, giudicandolo “non tollerabile” e incoerente con l’urgenza dichiarata allora.  Dalla maggioranza, Massimo Andrea Ugolini (PDCS) respinge le accuse: “qui nessuno vuole insabbiare nulla” e ribadisce che occorre rispettare l’autonomia della magistratura. Ricorda che una Commissione d’inchiesta è già prevista con legge, ma partirà dopo la fase istruttoria, “comunque non oltre gennaio 2027”.  L’ordine del giorno viene respinto con 15 voti favorevoli e 33 contrari.

Il Consiglio affronta successivamente l’ordine del giorno di Rete che chiede al Congresso di Stato di riferire in Commissione Esteri sull’opportunità di mantenere Serafino Iacono nel ruolo di Console Onorario di San Marino a Bogotá, alla luce di notizie emerse sulla stampa colombiana.  Giovanni Zonzini (Rete) spiega che la richiesta nasce proprio da quelle informazioni, sottolineando che il nome di Iacono compare su diversi articoli con accuse e viene costantemente associato a San Marino. Precisa che non si tratta di esprimere giudizi, ma di chiedere una valutazione politica sull’opportunità del ruolo. Matteo Casali (RF) collega la figura di Iacono alla vicenda Symbol, sostenendo che dietro la richiesta ci sono questioni più ampie e ancora poco chiare. Il Segretario di Stato Luca Beccari si dice disponibile “a riferire in Commissione e ad approfondire le notizie” ma contesta lo strumento, ritenendo non necessario un ordine del giorno. Ricorda che le verifiche sono già state fatte al momento della nomina e invita alla prudenza: “le notizie di stampa vanno verificate, i fatti vanno accertati e soprattutto non tutto quello che è riportato sulla stampa è vero”. L’ordine del giorno viene infine respinto con 14 voti favorevoli e 29 contrari.

Il Consiglio discute un ordine del giorno unitario con cui tutti i gruppi e i consiglieri indipendenti chiedono al Segretario di Stato per gli Affari Esteri di farsi promotore all’ONU di iniziative contro la repressione dei manifestanti iraniani. Giuseppe Maria Morganti (Libera) presenta il testo come un atto di “solidarietà con il popolo iraniano”, ricordando che quel popolo “non chiede altro se non poter esprimersi liberamente e, in qualche maniera, cambiare chi lo governa”. Il Segretario di Stato Luca Beccari conferma il sostegno del Governo, osservando che “non è cambiata la condizione specifica del popolo iraniano”, che continua a subire repressioni e violazioni dei diritti. Dai banchi dell’opposizione Matteo Zeppa (Rete) e Antonella Mularoni (RF) insistono soprattutto sulla necessità di agire con più tempestività su atti di questo tipo, mentre Mirko Dolcini (D-ML) richiama il valore della neutralità attiva e del multilateralismo. Gerardo Giovagnoli (PSD) sottolinea che, nonostante il quadro internazionale sia nel frattempo precipitato, “il senso di questo ordine del giorno rimane intatto”. L’aula converge senza divisioni e l’ordine del giorno viene approvato all’unanimità con 46 voti favorevoli.

Segue il confronto sull’ordine del giorno delle opposizioni che chiede al Congresso di Stato di prendere pubblicamente le distanze dai comportamenti del Segretario al Territorio, Matteo Ciacci, per evitare il ripetersi di episodi simili. Il riferimento è ad alcuni messaggi rivolti da Ciacci alla consigliera di Rf Maria Katia Savoretti. Nicola Renzi (RF) chiarisce l’obiettivo politico: non chiedere dimissioni ma “un richiamo di responsabilità”, perché “non è possibile che un Segretario di Stato… si possa permettere un certo tipo di apprezzamenti”, soprattutto verso dipendenti pubblici. Sara Conti (RF) insiste sul limite da non superare: “gli insulti e le offese non devono essere normali né dentro né fuori dalle istituzioni”. Giovanni Zonzini (Rete) evidenzia il punto più grave, parlando apertamente di “minacce nei confronti di un dipendente pubblico”, definendole “assolutamente intollerabili”. Sulla stessa linea Fabio Righi (D-ML), secondo cui il problema non è l’episodio isolato ma una deriva più ampia: “non può passare l’idea che basti chiedere scusa perché tutto venga azzerato”. Il Segretario di Stato Luca Beccari riferisce che il Comitato etico ha valutato il caso, apprezzando le scuse e richiamando tutti a un uso corretto dei social. “Se io avessi avuto il minimo dubbio che quella minaccia potesse avere un seguito, avrei chiesto immediatamente le dimissioni del Segretario Ciacci” afferma Luca Boschi (Libera) ricordando che “lo stesso Segretario Ciacci ha censurato il suo comportamento” e invitando a riportare “le cose nel loro giusto ordine di grandezza”.  L’ordine del giorno viene respinto con 15 voti favorevoli e 25 contrari.

Nel finale via libera all’unanimità, con 42 voti favorevoli, ad un Ordine del Giorno presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti per impegnare il Congresso di Stato al monitoraggio dello stato dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Venezuela, in coerenza con la tradizione di neutralità attiva e con i valori costituzionali della Repubblica. 

I rimanenti Ordini del giorno saranno calendarizzati nella sessione di aprile. Alle 19.10 la sessione consiliare termina con il messaggio di congedo degli Ecc.Reggenti Matteo Rossi e Lorenzo Bugli. 

Di seguito un estratto dei lavori

comma 5 – Nomina dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 52 così come modificato dall’articolo 23 della Legge 15 settembre 2023 n.132 e dall’articolo 53 della Legge 21 dicembre 2018 n.171

Libera chiede una sospensione dei lavori.

Alla ripresa dei lavori, Gian Nicola Berti (AR) chiede di soprassedere alla nomina, che sarà affrontata nella prossima sessione consiliare. 

Comma 25 – Votazione Ordini del Giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari

Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Repubblica Futura per impegnare il Congresso di Stato ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni conseguenti all’indagine cd Varano e a riferire dell’avvio di quest’ultime entro il mese di luglio 2025 

Enrico Carattoni (RF): Prima di tutto, evidentemente siamo disponibili a modificare la data nella quale impegnavamo il Congresso di Stato a riferire, perché è evidente che purtroppo lunghi ritardi hanno permesso di discutere quest’ordine del giorno solo il 23 marzo 2026. Però il nocciolo della questione non cambia. Noi riteniamo che questa indagine sia stata il vero e più grande colpo che sia stato sferrato alla Repubblica di San Marino, e badate bene: non tanto alla Cassa di Risparmio in quanto tale o ai vertici della stessa, ma alle vicende che hanno segnato quei mesi drammatici, le cui conseguenze purtroppo le subiamo tutt’oggi e delle quali ci dobbiamo fare carico ancora oggi.  Quella è stata un’indagine fortemente distruttiva, che ha distrutto e bruciato decine di migliaia di milioni di euro. Ma soprattutto, cosa ben più importante, io credo che abbia segnato più di tutto un danno reputazionale che la Repubblica di San Marino ha subito e che non ha precedenti nella storia recente.  Guardate bene: se noi ancora oggi ci dobbiamo difendere da attacchi e sospetti da parte di chiunque, da parte di qualsiasi soggetto che vede San Marino come un centro opaco, grossa parte di quelle illegittime convinzioni sono frutto, purtroppo, non tanto dei tanti casi di riciclaggio o di chi ha indebitamente utilizzato il sistema sammarinese, ma soprattutto di quella indagine. Perché quell’indagine è stata quella che ha avuto la risonanza mediatica maggiore di tutte.  Non ho amici o persone coinvolte in quell’indagine. Ma vedere, al momento degli arresti di persone che oggi sono state assolte, le telecamere sotto casa alle quattro o alle cinque del mattino, che andavano a riprendere le persone mentre venivano arrestate, io credo che sia stato un atto di inciviltà e di barbarie che non ha precedenti, quantomeno nel nostro contesto. E credo che su questo dovremmo riflettere molto.  E oggi cosa è successo? È successo che, dopo tanti roboanti proclami, è finito tutto con un nulla di fatto. Ma non un nulla di fatto all’esito di processi, condanne o assoluzioni: è finito con un nulla di fatto prima ancora che iniziassero i processi, cioè al termine delle indagini, dopo un rimpallo durato anni su chi avesse la competenza.  Tutto questo è finito nel nulla prima che si arrivasse a un’aula di tribunale. Io credo quindi che l’infondatezza di questa indagine fosse chiara ed eclatante e dovesse essere sotto gli occhi di tutti, perché se non ha avuto nemmeno la dignità di essere discussa in un processo, siamo davanti al nulla cosmico.  Questo cosa ha portato? È chiaro che le singole persone coinvolte potranno eventualmente agire per quanto di loro competenza, se ne avranno voglia, anche se temo che dopo oltre vent’anni di indagini e vicende giudiziarie questo sia difficile. Ma io credo che la Repubblica di San Marino debba far sentire la propria voce.  Non era solo il maggiore investimento della Cassa di Risparmio, ma il maggiore investimento privato del Paese.  E io credo che su questo non si possa, visto che è passato tanto tempo, fare finta di niente. Anzi, proprio perché è passato tempo, proprio perché oggi le sensibilità sono diverse e molte delle persone che allora avevano responsabilità non le hanno più, io credo che a mente fredda queste ragioni debbano essere fatte valere.  Perché sia chiaro: se fosse successo il contrario, qualunque Stato avrebbe agito contro la Repubblica di San Marino per ottenere ciò che riteneva gli spettasse.  E da ultimo, mi sia consentito, credo sia anche una questione di uguaglianza. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento repentino di azioni intentate dall’Eccellentissima Camera contro chiunque: singoli cittadini, privati, persone che pubblicavano post o commenti. Ecco, io credo che sia più sensato concentrare le ragioni e le attenzioni su ciò che ha realmente arrecato un danno enorme alla Repubblica di San Marino.

Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dal Consigliere Indipendente Giovanna Cecchetti per impegnare il Congresso di Stato ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni conseguenti all’indagine cd. Varano, a riferire in merito entro il mese di dicembre 2025 e a riferire in Commissione Consiliare Permanente III ogni qualvolta emergano novità 

Gerardo Giovagnoli (PSD): È chiaro che in alcune sue parti questo ordine del giorno contiene passaggi che non sono più tempisticamente corretti, soprattutto nel dispositivo finale rispetto al riferimento al Consiglio Grande e Generale. Eventualmente questa data dovrà essere posticipata.  Ma mi aspetto che già oggi, visto che sono passati diversi mesi, ci sia una relazione del Segretario di Stato su quanto è stato fatto dal Governo e dall’istituto stesso, visto che si tratta del caso singolo più importante di tutte le crisi bancarie vissute da San Marino negli ultimi vent’anni. Vorrei anche correggere quanto detto dal collega Carattoni, quando afferma che non c’è stato il processo. Purtroppo, in realtà, è come se il processo ci fosse stato: sono stati sufficienti gli arresti iniziali, è stata sufficiente l’accusa per determinare una condanna che poi, nei fatti e nella legge, non c’è stata. Ma negli effetti sì, e infatti siamo qui a lamentare la distruzione di un gruppo che non doveva essere distrutto nella maniera che conosciamo.  È chiaro che allora eravamo un Paese molto più debole. Avevamo una possibilità di esprimerci e di difendere il nostro operato molto più limitata rispetto a quella che abbiamo oggi, che abbiamo conquistato a suon di legislazione e di pratica, ottenendo uno status diverso che purtroppo, all’epoca, tra il 2008 – quando iniziarono i primi sequestri – e il 2009 – con gli arresti – sicuramente non avevamo.  Esiste un negoziato necessario con l’Italia che dovrà essere sviluppato in maniera diversa, sia dal punto di vista della nostra postura sia rispetto agli obiettivi che possiamo porci, non solo da rivendicare ma anche da ottenere in maniera sinergica con l’Italia.  Noi possiamo affermare che la giustizia italiana ha stabilito che i fatti non costituivano reato. Tuttavia, gli effetti si sono comunque prodotti. Ora ci troviamo nella necessità di arrivare a un chiarimento definitivo, di essere accompagnati verso l’esame finale dell’Unione Europea, in cui l’Italia sarà sicuramente una pedina fondamentale.  Per questo questo ordine del giorno è particolarmente importante e, benché non sia più tempestivo come lo sarebbe stato qualche mese fa, è ancora valido e non ha esaurito i suoi effetti positivi. Uscire da quest’aula con una posizione del Parlamento su una vicenda che ha coinvolto, purtroppo, persone arrestate che oggi possiamo dire ingiustamente – e lo afferma la stessa giustizia italiana, non è una nostra ricostruzione – è fondamentale.  In questa vicenda è passata la vita delle persone, la loro sofferenza, ma soprattutto si è prodotto un effetto pesantissimo sulla Repubblica e sulla sua economia.  Una commissione d’inchiesta, come abbiamo detto e come abbiamo scritto, è già stata fatta. In quella sede, già dodici anni fa, si trovano molte verità che sono state poi confermate. Quella memoria non può rimanere ferma al maggio 2009, quando il PM di Forlì effettuava gli arresti e proponeva una conferenza stampa di condanna dell’intero sistema. Oggi possiamo finalmente dire che quella era una lettura dei fatti che non aveva una reale robustezza.

Segretario di Stato Marco Gatti: Così come è stato ricordato dagli interventi che mi hanno preceduto, quelli sono stati anni complessi per il sistema bancario sammarinese. Ricordo che prima della Cassa di Risparmio c’era stata la vicenda Asset e, ancora prima, un’altra vicenda che aveva visto indagini su una banca italiana, partecipata anch’essa da una banca sammarinese.  Nel 2008 parte questa attività da parte del Tribunale di Forlì, molto significativa, che ha visto diversi interventi. Il primo intervento fu il fermo di un furgone portavalori che trasportava denaro dalla Banca d’Italia alla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, come previsto dagli accordi vigenti. Quello fu il primo atto.  Nel 2009, dopo che vi era stato un annullamento di questo provvedimento di sequestro da parte del GIP di Forlì, inizia invece un’azione molto più incisiva sulla Cassa di Risparmio, che nel maggio 2009 porta all’arresto di cinque esponenti di Cassa di Risparmio e Delta e alla notifica di avvisi di garanzia a 37 persone fisiche, oltre a una serie di società.  Da lì la vicenda si complica progressivamente. Iniziano a essere emesse le prime sanzioni: il MEF emette un decreto di ingiunzione di circa 650 mila euro; la Banca d’Italia sanziona la Cassa di Risparmio per 250 mila euro per inosservanza delle norme sulle partecipazioni al capitale sociale delle banche; la Guardia di Finanza di Bologna e Roma avvia verifiche sulle dichiarazioni fiscali del ceto bancario riconducibile al cosiddetto gruppo Delta, che comprendeva più soggetti con riprese fiscali su tre esercizi per un importo di circa 650 milioni nel 2011.  Questi 650 milioni portano a richieste di maggiori imposte per circa una trentina di milioni. Si avvia quindi una trattativa tra i commissari e l’Agenzia delle Entrate, che porta alla definizione di una sanzione complessiva di 61 milioni, pagata dalle varie banche.  Questo è stato l’inizio di una crisi molto grave che ha portato, di fatto, alla liquidazione delle attività del gruppo Delta, causando un danno economico rilevante. Trattandosi di una società attiva nel credito al consumo, è evidente che il default ha comportato un aumento esponenziale dei clienti insolventi.  La vicenda prosegue con una lunga serie di contenziosi e rimpalli tra corti d’appello, fino ad arrivare al 2021, quando il Tribunale di Forlì dichiara la nullità, e infine al 2025, quando il GIP di Forlì archivia definitivamente il procedimento perché il fatto non costituisce reato.  Questo ha comportato la perdita di oltre mille posti di lavoro e un danno patrimoniale, solo per la Cassa di Risparmio, di circa 880 milioni.  Inizialmente lo Stato non era socio: c’era la Fondazione, poi andata in liquidazione, e la Società Unione Mutuo Soccorso, che successivamente ha ceduto le quote allo Stato, che oggi è diventato socio unico.  A fronte della perdita di valore, si è reso necessario intervenire con operazioni di ricapitalizzazione.  La sommatoria di questi interventi ha portato a un fabbisogno complessivo che raggiunge gli 880 milioni. Questo è il danno patrimoniale diretto, a cui si aggiunge un danno reputazionale molto forte. Ancora oggi, in molti contesti, quando si parla di San Marino si pensa a una piazza finanziaria fuori da ogni regola, senza riconoscere i progressi fatti negli anni in termini di adeguamento alle normative internazionali.  Il fatto che il procedimento sia stato archiviato perché il fatto non costituisce reato genera rabbia e indignazione, perché significa che tutta la vicenda è stata gestita con superficialità, causando la perdita di migliaia di posti di lavoro, non solo a San Marino ma anche in Italia.  Per quanto riguarda le azioni da intraprendere, è già stata avviata un’attività di sensibilizzazione nei confronti del Governo italiano, anche prima dell’archiviazione definitiva del 2025, per rappresentare correttamente la realtà del sistema finanziario sammarinese.  Parallelamente, la Cassa di Risparmio è stata fortemente sollecitata a proseguire nelle azioni di recupero dei danni. Ricordiamo che il gruppo, riconducibile in larga parte alla Cassa, ha pagato una sanzione di 61 milioni che deve essere restituita, e sono in corso cause per il recupero, così come per crediti d’imposta a suo tempo bloccati.  La Cassa sta inoltre valutando ulteriori azioni per il recupero della perdita di valore subita, analizzando le possibili iniziative e confrontandosi con lo Stato, che potrebbe avere un ruolo, pur non essendo inizialmente socio. È vero che l’intervento statale è stato volontario, ma il danno d’immagine ha colpito comunque l’intero Paese.  È stato inoltre rafforzato il pool di avvocati che segue la vicenda fin dall’origine.

Dichiarazioni di voto

Emanuele Santi (Rete): Innanzitutto rilevo che questi due ordini del giorno sono stati presentati uno a giugno 2025 e l’altro a settembre 2025. Io credo che bisognerebbe prendere un impegno, non tanto da parte delle Loro Eccellenze ma come Ufficio di Presidenza, affinché gli ordini del giorno presentati in una seduta vengano calendarizzati e discussi nella seduta successiva, perché altrimenti succede quello che sta accadendo ora: vengono inseriti all’ordine del giorno ma discussi dopo nove mesi.  Rispetto agli ordini del giorno, è chiaro che il tema della sentenza sul procedimento Varano, arrivata proprio un anno fa, ha aperto una ferita per il nostro Paese che è ancora sanguinante. Questo vale non solo per le persone che hanno sofferto per diciassette anni, rimaste di fatto sulla graticola per fatti che poi il giudice dell’archiviazione ha stabilito non costituire reato, archiviando nel merito l’intero procedimento.  È evidente che questo lascia molta amarezza. Il Segretario Gatti ha fatto bene a ricostruire la storia della vicenda, ma io chiederei, visto che i due ordini del giorno assegnavano mandati pressoché simili, che si proceda in modo più strutturato.  Credo che sia doveroso, e lo chiedo al Segretario, fare in Commissione Finanze un riferimento con la Cassa di Risparmio su questi fatti, per capire cosa si sta facendo. In Consiglio, invece, considerato che ogni anno dobbiamo inserire un comma relativo alla situazione dei risarcimenti richiesti dallo Stato nelle varie vicende, sarebbe opportuno inserire anche questo caso.  È una relazione che ho già sollevato nello scorso Ufficio di Presidenza e che dovrebbe arrivare a breve. Qui mi rivolgo in particolare al Segretario Canti, perché l’anno scorso fu lui a predisporla. Si tratta di aggiornare il quadro complessivo, che comprende le responsabilità nel caso Mazzini, la vicenda della galassia CIS, e si potrebbe inserire anche un passaggio sul gruppo Delta e su ciò che si sta facendo.  Perché, indipendentemente dal fatto che la Cassa di Risparmio abbia perso una quantità enorme di patrimonio e di valore, questa è la partita che ha aperto la strada al debito pubblico.  Oggi, alla luce di questa perdita, credo che lo Stato, e in primis la Cassa di Risparmio che è detenuta dallo Stato, debbano mettere in campo tutte le azioni possibili per recuperare almeno una parte di queste risorse.  Come si fa? Ci sono due partite principali.  La prima riguarda la sanzione dell’Agenzia delle Entrate: si tratta di 61 milioni. Credo sia doveroso che siano già state attivate tutte le procedure per il recupero di questa cifra, perché parliamo di una sanzione del 2009-2010 che oggi dovrebbe tornare nella disponibilità del sistema.  La seconda partita riguarda i crediti d’imposta. Parliamo di una cifra intorno ai 300 milioni di euro. Anche questa è, a mio avviso, una partita più politica che tecnica: si tratta di crediti che il gruppo Delta aveva in Italia e su cui bisogna fare tutto il possibile per recuperarli, almeno in parte.  Perché anche solo il recupero di una parte di queste somme significherebbe ridurre significativamente la nostra esposizione sul debito pubblico.  Pertanto noi appoggeremo i principi contenuti in questi ordini del giorno, ma credo che la cosa più importante sia assumere oggi un impegno concreto: affrontare la questione in Commissione Finanze con la Cassa di Risparmio in tempi brevissimi e inserire un comma dedicato alle azioni risarcitorie dello Stato, comprensivo anche del caso Delta, nel prossimo Consiglio Grande e Generale.  Si tratta di una relazione che dobbiamo fare ogni anno. Se non è già stata depositata, credo sia opportuno procedere rapidamente, così da avere un quadro chiaro che comprenda le azioni relative a Banca CIS, al caso Mazzini e al gruppo Delta.  In questo modo potremo avere due momenti di approfondimento importanti e condivisi, e sapere con chiarezza qual è lo stato dell’arte.  Pertanto confermiamo il nostro appoggio, se ci sarà questa disponibilità, perché riteniamo urgente affrontare il tema.

Gian Nicola Berti (AR): Io credo che tutte le volte che parliamo della vicenda Varano dobbiamo iniziare ricordando quelle che sono state le persone attinte da una carcerazione ingiusta, indecente, immotivata, con le telecamere davanti a casa, nelle case dove c’erano bambini, figli, familiari, in un modo decisamente incivile.  Mi riferisco al presidente Fantini della Cassa di Risparmio, a Luca Simoni, a Gianluca Ghini, alla signora Stanzani e a tutti coloro che, in qualche modo, direttamente o indirettamente, sono stati vittime di questa persecuzione che è andata avanti per oltre vent’anni.  Oggi, obiettivamente, la notizia del procedimento sulla Cassa di Risparmio è una notizia che sicuramente gonfia i cuori. Gonfia i cuori da un lato in termini di rivendicazione, anche con pulsioni negative, ma li gonfia anche per il desiderio di vedere restituita quella dignità, quella legittimità e quella correttezza che quell’ente ha sempre avuto nel tempo, essendo stato un punto di riferimento e un orgoglio per tutti i sammarinesi.  Credo che, da questo punto di vista, tutto ciò che potrà eventualmente essere riconosciuto a titolo di risarcimento del danno alla Cassa di Risparmio e allo Stato sarà comunque ben poca cosa rispetto a quello che è stato il danno subito dall’intera Repubblica. Il clima di quei momenti è stato drammatico, siamo rimasti tutti spaesati in maniera assurda.  Devo dire che leggere oggi un ordine del giorno di Repubblica Futura su questo tema mi ha fatto sorridere, perché ricordo bene le posizioni di Alleanza Popolare all’epoca. Mi sembrava quasi quella di un cavaliere che cercava di salire su un cavallo di Di Vizio per cavalcarlo contro gli avversari politici, nella speranza di abbattere un sistema che in quel momento veniva percepito in un certo modo.  È stato antipatico vedere che non ci si sia resi conto del male che questa vicenda ha fatto anche dall’interno, perché in un certo momento storico ha trovato degli alleati pericolosi. Oggi possiamo dirlo con chiarezza: la Cassa di Risparmio colpe non ne aveva. E allora forse sarebbe utile anche una riflessione su quelle posizioni assunte in quel momento storico.  Oggi Repubblica Futura dice: fate tutte le azioni per il risarcimento del danno. Bene, ma sarebbe stato opportuno vedere anche un passaggio di riflessione autocritica, magari riconoscendo che in certi momenti sono state prese posizioni sbagliate.  Io voglio pensare che questo ordine del giorno sia più frutto dei giovani di quel partito, che forse non hanno conosciuto fino in fondo la storia e il modo in cui quella vicenda fu gestita politicamente. Può sembrare poca cosa, ma la storia è fondamentale per capire chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo andare, e anche per mantenere coerenza nelle posizioni e rispetto verso chi ha subito, al di là del danno economico, una sofferenza profonda.  Oggi però le bocce sono ferme, i tribunali hanno parlato e possiamo dire che quel danno di cui ha parlato il Segretario di Stato Gatti, che contabilmente è di circa 850-880 milioni di euro, è solo una parte del problema. È una cifra enorme per la realtà sammarinese, ma non dobbiamo dimenticare anche la Fondazione Cassa di Risparmio, che è stata di fatto cancellata.  Per questo è necessario portare avanti tutte le iniziative utili affinché venga restituita dignità, anche attraverso il riconoscimento delle responsabilità di chi ha compiuto valutazioni sbagliate, e affinché venga risarcito il danno.  Sono quindi importanti tutte le azioni che verranno intraprese dalla Cassa di Risparmio e dallo Stato, non solo nei contesti giudiziari ma anche su quelli politici, per far sentire la nostra voce.  Per concludere, Eccellenza, come già detto dagli altri, la nostra linea è quella di riconoscere l’importanza di entrambi gli ordini del giorno. Tuttavia riteniamo che, per coerenza con la storia e con le posizioni assunte dalle forze politiche di maggioranza allora come oggi, l’ordine del giorno che debba essere approvato da quest’aula sia quello della maggioranza.  Se poi le forze di opposizione vorranno unirsi, sarà assolutamente un piacere. Anche perché, passata la burrasca, auspichiamo che San Marino sappia ritrovarsi unita nella tutela dei propri interessi, non solo all’interno ma anche verso l’esterno.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Ho ascoltato gli interventi dei colleghi, che hanno affrontato in modo approfondito la problematica giudiziaria e le conseguenze anche di natura economica che il caso Varano ha comportato per la Repubblica di San Marino, e condivido i punti di vista espressi.  Vorrei però spostare l’attenzione anche sulla genesi dei fatti che hanno determinato questa vicenda. Non dobbiamo dimenticare che il caso Varano è nato perché un gruppo di persone poco raccomandabili aveva in qualche misura preteso una liquidazione da parte della Cassa di Risparmio che non era dovuta, o comunque non lo era nei termini richiesti.  Questi soggetti hanno scatenato il putiferio aprendo una vertenza molto pesante nei confronti della Cassa di Risparmio e quindi della Repubblica di San Marino. Ricordo esattamente il titolo della Tribuna Sammarinese, al quale contribuii anch’io, il giorno degli arresti: “Un colpo al cuore dello Stato”, perché fu realmente un colpo al cuore dello Stato.  Un pubblico ministero, probabilmente anche spinto da una ricerca di visibilità personale, decise di portare avanti questa inchiesta in maniera impropria. Non voglio usare espressioni troppo forti, ma sicuramente si trattò di un’azione caratterizzata da incompetenza, perché già all’epoca era chiaro che le contestazioni mosse agli imputati non avevano fondamento.  Voglio anch’io ricordare la sofferenza delle persone coinvolte, alcune delle quali sono arrivate fino alla morte.Tutti hanno sofferto moltissimo.  Quella che possiamo definire una volontà di protagonismo da parte di un magistrato ha determinato danni gravissimi alle persone, alla Cassa di Risparmio e alla Repubblica di San Marino. È stato un errore giudiziario, anche se non si è concluso con una sentenza, ma ha prodotto comunque effetti devastanti.  Di fronte a un errore giudiziario che già allora era evidente per chi aveva analizzato i fatti, la Repubblica di San Marino non ha saputo reagire. Non ha saputo reagire perché era estremamente debole. Era con le spalle al muro, in anni molto difficili sotto il profilo delle relazioni internazionali. Abbiamo vissuto un momento estremamente complicato, in cui ogni questione riguardante San Marino veniva letta in chiave negativa. Eppure avremmo potuto reagire con maggiore determinazione a quella che era un’evidente ingiustizia.  È sotto gli occhi di tutti l’incongruenza di contestare il trasporto di denaro effettuato da un portavalori che aveva prelevato i fondi dalla Banca d’Italia per portarli alla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. Parliamo di denaro prelevato dalla Banca d’Italia, non da contesti illegali. Era un’operazione legittima, eppure non siamo riusciti a contrastare efficacemente queste evidenti incongruenze.  Non voglio dilungarmi oltre. Voglio solo dire che oggi, politicamente, dobbiamo uscire in maniera forte da questa vicenda.  Fortunatamente la giustizia ha fatto il suo corso ed è arrivata a una conclusione corretta: non ci sono imputati, non ci sono responsabilità penali. Ma questo non cancella i danni subiti.  Oggi dobbiamo reagire come Paese, e mi auguro come Paese unito. Abbiamo due ordini del giorno che, al netto delle analisi, arrivano sostanzialmente alle stesse conclusioni. Condivido quanto detto dal consigliere Santi: sarebbe opportuno arrivare a una votazione unitaria, così da affermare con chiarezza che la Repubblica di San Marino, all’unanimità, intende assumere una posizione seria e forte di fronte a un’ingiustizia giudiziaria che ha causato danni enormi e profonde sofferenze.

Nicola Renzi (RF): In questo momento, che è un momento molto importante, non vogliamo cogliere le provocazioni di qualcuno che viene qui solo per fare questo, per seminare diffidenza, dubbi e divisione. Forse un giorno capiremo anche il perché di certi atteggiamenti e questo ci aiuterà a comprendere meglio anche alcune dinamiche della politica recente, ma lasciamo questo aspetto da parte.  Noi vogliamo invece fare nostro l’appello che hanno fatto il consigliere Giovagnoli e il consigliere Morganti, con i quali siamo pienamente d’accordo.  Ricordiamo un attimo la successione dei fatti. Subito dopo gli eventi più recenti, quando abbiamo depositato il nostro ordine del giorno nel giugno 2025, lo abbiamo fatto perché ritenevamo urgente far sentire ancora una volta la voce del Parlamento sammarinese. La maggioranza ha poi impiegato ulteriori tre mesi per presentare il proprio testo. È una situazione che può anche far sorridere: ci è stato chiesto di non mettere in votazione il nostro ordine del giorno perché ne sarebbe stato presentato un altro. Abbiamo atteso, abbiamo fatto attendere il Paese tre mesi per il deposito e poi ulteriori mesi per la discussione.  Ma non importa. Noi ci siamo. Se c’è la volontà di trovare un accordo su un testo condiviso, siamo assolutamente disponibili, perché ciò che conta è dare un messaggio forte di unità, come ricordava il consigliere Morganti.  Quello fu un vero colpo al cuore del sistema. E voglio anche ricordare, perché la faziosità porta talvolta a citare solo alcuni nomi, che tra le persone colpite vi è stato anche Gilberto Ghiotti, che ha subito atti assolutamente sproporzionati e ingiusti, affrontandoli con grande dignità. Questo Paese gli deve molto rispetto, così come lo deve a tutte le persone coinvolte, nessuna esclusa, perché tutte hanno subito conseguenze pesantissime che meritano un ristoro.  Possiamo avere opinioni diverse su alcune scelte fatte prima o dopo, ma dobbiamo essere chiari su un punto: quelle persone stavano lavorando per la Repubblica di San Marino e hanno subito un attacco proprio mentre svolgevano quel lavoro.  Consentitemi anche una riflessione: se possiamo davvero chiamare giustizia una giustizia che arriva dopo quindici anni dicendo che è come se non fosse successo nulla. Io credo di no. E credo, purtroppo, che quella vicenda non sia stata soltanto un fatto giudiziario, ma qualcosa di più.  Oggi dobbiamo porci una domanda fondamentale: quel capitolo, che possiamo definire una vera e propria guerra finanziaria, è stato davvero chiuso? Siamo riusciti a ricostruire un rapporto di fiducia tra Stati? Questo è il punto centrale.  Noi dobbiamo lavorare esclusivamente per questo: chiudere definitivamente quella fase e aprirne una nuova basata sulla fiducia reciproca, consapevoli che la Repubblica di San Marino ha subito un colpo durissimo e che quel colpo deve essere riconosciuto per poter arrivare a una reale pacificazione.  Questo dovrebbe essere il compito di ogni Governo, di ogni maggioranza e dell’intero Parlamento. Diversamente rischiamo di perdere un’altra occasione, continuando a dividerci, a guardarci indietro e a rinfacciarci responsabilità.  Qualcuno potrebbe anche dire che forse non sarebbe stato opportuno investire in quel progetto in Italia o investire in quella misura, ma non è questo il momento per queste valutazioni. Il momento attuale richiede responsabilità.  Per questo motivo, se c’è la volontà, il nostro testo è a disposizione per trovare una mediazione, un accordo e arrivare a un voto unanime.

Fabio Righi (D-ML): Penso sia doveroso spendere alcune parole su un argomento come quello che stiamo trattando. È un tema che io e la mia forza politica non abbiamo potuto vivere in prima linea, a differenza di chi mi ha preceduto, anche perché la nostra forza politica non esisteva all’epoca dei fatti.  Oggi però questo Parlamento sta trattando un tema importante, perché le pronunce arrivate nel 2025 contribuiscono a ridare dignità a un Paese rispetto a quello che, alla luce degli elementi emersi, possiamo definire un vero e proprio attacco dal punto di vista finanziario. Sono d’accordo con chi sostiene che ci fosse qualcosa in più, per le caratteristiche, le modalità e il modo quasi persecutorio con cui è stata portata avanti l’attività di indagine, che ha colpito persone, famiglie, alcune delle quali sono state richiamate anche oggi. A tutte loro va la nostra solidarietà, ancora più forte oggi.  Allo stesso tempo va il nostro sostegno agli ordini del giorno e a tutte le azioni che potranno essere intraprese per recuperare almeno una parte delle somme ingenti che questa vicenda ha sottratto al sistema sammarinese. Si è parlato di oltre un miliardo e duecento milioni, fino a un miliardo e mezzo.  Credo però che questa vicenda debba portarci anche a una riflessione che vada oltre il piano giudiziario. Perché è vero che le sentenze ci dicono che i fatti non costituiscono reato, ma questo non significa che non sia accaduto nulla.  Un sistema che all’epoca era considerato perfettamente legale ha comunque prodotto un disastro finanziario che ha drenato oltre un miliardo e mezzo dal sistema.  Non possiamo limitarci a dire che non è successo niente. Dal punto di vista politico, geopolitico, dell’opportunità e della sostenibilità delle scelte fatte, evidentemente qualcosa non ha funzionato.  La riflessione che vogliamo portare oggi è proprio questa: i fatti non costituivano reato, ma forse, dal punto di vista della gestione politica e dell’approccio adottato in quegli anni, in un contesto internazionale che stava cambiando rapidamente, si poteva fare meglio.  Serve quindi una riflessione più ampia per capire se il modello che San Marino proponeva allora, e che in parte continua a proporre oggi, sia davvero in grado di ricostruire quella fiducia che è venuta meno.  Noi qualche risposta ce la siamo data, anche alla luce delle vicende più recenti. Se la politica continua a dire che va tutto bene, mentre in realtà permangono intrecci tra sistema bancario, sistema politico e sistema imprenditoriale simili a quelli del passato, diventa difficile ricostruire quella fiducia.  E senza fiducia è difficile anche ristabilire relazioni solide con l’Italia e con il contesto internazionale, trasformando un rapporto di amicizia in una vera collaborazione strategica.  Ecco, io credo che su questo siamo chiamati oggi a una riflessione molto seria, che non riguarda solo il rapporto con l’esterno, ma parte prima di tutto dall’interno del nostro Paese. Dobbiamo chiederci se ciò che oggi viene proposto a livello politico sia sufficiente per ristabilire quella fiducia di cui San Marino ha bisogno.

Michela Pelliccioni (indipendente): Intervengo su un evento che non ho vissuto a livello politico, ma che ho vissuto pienamente a livello professionale. Parliamo di fatti avvenuti diciassette anni fa, ma di cui tutti abbiamo ben presente il senso di ingiustizia che li ha accompagnati.  Credo che sia proprio questo il sentimento che è arrivato con forza in quel momento, non solo per chi lo ha subito direttamente, ma per l’intero sistema. Questo senso di ingiustizia ha avuto un impatto sul sistema finanziario, sul sistema politico interno e ha lasciato strascichi lunghi e profondi, con una conta dei danni tutt’altro che indifferente.  E dobbiamo anche dire che questo senso di ingiustizia non si è del tutto placato, perché la storia, pur con contesti diversi, tende a ripetersi. Quando sono in gioco interessi economici rilevanti, i rischi aumentano e diventano anche più complessi.  Si è parlato di un danno quantificato in un miliardo e mezzo di euro, ma il danno reale è stato molto più ampio. L’intero sistema Paese, non solo quello finanziario, ha subito conseguenze pesantissime in quegli anni di procedimenti e accuse, dalle quali San Marino ha dovuto difendersi come sistema.  Restano ancora margini di recupero, anche sul piano economico. Ci sono somme importanti, che tuttavia, pur essendo rilevanti, rischiano di apparire quasi marginali rispetto al danno complessivo, soprattutto quello reputazionale.  Quella che si è verificata è stata una vera e propria persecuzione giudiziaria. Non è una valutazione personale, ma una considerazione che trova riscontro nelle stesse pronunce, che affermano con chiarezza che il reato non sussiste. Una persecuzione che ha colpito non solo le persone direttamente coinvolte, ma anche le loro famiglie, con modalità e intensità che meritano una riflessione approfondita.  Credo che oggi sia fondamentale interrogarsi. Da un lato è necessario fare tutto il possibile per recuperare quanto più si può, ma dall’altro la politica ha il dovere di chiedersi il perché di quanto accaduto. Occorre rafforzare ulteriormente non solo le relazioni bancarie, ma anche quelle diplomatiche con l’Italia. È una sfida complessa, sulla quale si sta già lavorando da tempo e che ha prodotto risultati, anche grazie al percorso di associazione europea, che rappresenta un elemento di avanzamento rispetto al passato.  Tuttavia, è altrettanto importante che in questo momento il Parlamento dia un segnale chiaro di unità. Per questo condivido la necessità di arrivare a un testo unico e a una votazione condivisa, affinché all’esterno emerga una posizione compatta della politica sammarinese.

Giovanna Cecchetti (indipendente): Anch’io intervengo su questi ordini del giorno, uno presentato da Repubblica Futura e uno dalla maggioranza, che vanno a ricalcare la vicenda dell’indagine Varano.  Non voglio ripetere quanto già detto dai colleghi che mi hanno preceduto, ma sappiamo bene quanto questa vicenda, se approfondita fino in fondo, possa contribuire a restituire un senso di giustizia e a costruire una memoria storica condivisa.  Sappiamo che questa inchiesta è stata archiviata, ma nel frattempo il nostro Stato ha subito un danno molto importante. Si è trattato di un danno rilevante per il sistema bancario e finanziario, che ha gettato ombre sull’intero Paese.  Soprattutto, non dobbiamo dimenticare le persone coinvolte e le loro famiglie, che hanno pagato un prezzo altissimo, vivendo un calvario durato vent’anni, per poi arrivare a un’archiviazione motivata dal fatto che i fatti non costituivano reato.  Ritengo quindi molto importante, anche alla luce della presenza di due ordini del giorno, lavorare su un testo condiviso. Partendo magari da quello della maggioranza, che appare più strutturato, si potrebbe arrivare a un documento unitario dell’aula.  Questo consentirebbe di dare un messaggio forte di compattezza e una risposta univoca, non solo a difesa della reputazione del nostro Paese, ma anche del sistema bancario e finanziario, che negli anni ha intrapreso un percorso virtuoso in termini di trasparenza e che deve essere difeso in maniera coesa.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Mi fa piacere riscontrare che su questo tema tutti i gruppi abbiano segnalato l’importanza storica, economica e finanziaria del caso che stiamo discutendo e delle sue conclusioni, che secondo me devono effettivamente portare a una svolta nella nostra storia con l’Italia.  Cerco di spiegarmi. Gli effetti di quel caso, il Varano, portarono sicuramente nel giro di un anno e mezzo, due anni, intanto a togliere di mezzo, assieme alla pressione internazionale che già c’era, il segreto bancario e finanziario, ma soprattutto, in maniera più significativa, nel rapporto con l’Italia.  Nel 2011 si impose di fatto la fine dei rapporti tra il sistema bancario e finanziario italiano e quello sammarinese, nel senso che le partecipazioni italiane nel nostro sistema furono estromesse e si dovette assistere a una separazione del nostro mondo bancario-finanziario da quello italiano.  Questo stato di fatto, in questi quindici anni, non è più cambiato.  Ora, la fine di quel processo ci deve invece spingere a riconquistare uno stato di collaborazione, cooperazione e amicizia – come si diceva una volta – con l’Italia, che già ha visto un grande recupero su tutti gli aspetti e si può dire che al 2025 ci sia una normalizzazione, anzi degli ottimi rapporti, tranne che su questo aspetto, cioè quello bancario e finanziario.  Qui sappiamo che dobbiamo ancora mettere a punto gli esiti del cosiddetto “ clarifying addendum”, ma ci ritroviamo nelle mani finalmente uno strumento importante: la sentenza italiana che deve condurci a conquistare uno status che, peraltro, è quello di tutti gli altri Paesi al mondo.  Noi siamo un unicum, uno Stato che invece si trova in una separazione netta. Questa intoccabilità del nostro sistema non è un aspetto secondario e deve essere superata.  Alla luce dell’accordo di associazione, della trasparenza che abbiamo conquistato e anche di questo caso giudiziario.  Quindi termino dicendo che sarebbe molto opportuno uscire da questo dibattito con una presa di posizione dell’intero Consiglio Grande e Generale, con una uniformità di vedute su un fatto che è stato anche divisivo, ma che nel corso degli anni ha trovato una convergenza, anche perché la voce più forte era quella che proveniva da fuori.  Oggi siamo tutti soddisfatti che il giudizio italiano si sia espresso con una decisione sostanzialmente di innocenza. Questo è utile per chi ha subito danni personali, per la Cassa di Risparmio e per lo Stato.  Ma è utile soprattutto se noi votiamo unanimemente un dispositivo che faccia chiarezza, che dia una parola definitiva su questo caso e che disponga anche gli impegni – come è stato detto – di aggiornamento su quanto si sta facendo in Cassa di Risparmio e sul tema dei risarcimenti.  Ma soprattutto che dia una forza politica al Governo nel momento in cui dovrà concordare e negoziare con l’Italia. Sappiamo che questo è necessario, al di là di questo caso, anche per l’accordo di associazione e per l’avvio della parte bancaria e finanziaria comune, che non entrerà in vigore fino a quando non supereremo un esame.

Manuel Ciavatta (PDCS): Due considerazioni. Una rispetto ai danni e ai danneggiati: danni al sistema, danni alla banca, danni alle persone – ricordo Fantini, Stanzani, Ghiotti, Ghini e Simoni – che sono stati più volte sui giornali, accusati degli esiti di quegli eventi che invece li hanno visti come vittime.  Danni che oggi possiamo però richiedere. E questo è il secondo aspetto su cui volevo fermarmi, nell’auspicio che la politica sia più forte di come era al tempo.  Ha ragione il consigliere Morganti quando dice che la politica al tempo era debole. Io mi ricordo bene che una delle ragioni per cui cadde il governo nel 2016 era perché Alleanza Popolare non voleva più Simoni direttore della banca e questo poi è stato confermato dal fatto che il governo successivo lo tolse dalla direzione.  Questo non per fare faziosità o per dividere, ma perché la storia va raccontata per come è andata. Per questo dico: oggi la politica può fare una scelta diversa, può scegliere di essere più forte e di esprimersi in maniera unitaria su questi ordini del giorno, trovando una formulazione condivisa. La maggioranza è disponibile a ragionare sul proprio ordine del giorno per arrivare a una formulazione condivisa con l’opposizione.  È evidente però che non si possono dimenticare questi aspetti, perché delle persone hanno sofferto, hanno subito non solo il carcere ma anche anni di procedimenti giudiziari e oggi si sono viste completamente scagionate.  La Cassa di Risparmio ha subito un procedimento gravissimo che, come indicato dal Segretario Gatti, ha comportato un danno stimabile in oltre 880 milioni, cioè poco meno del debito pubblico di San Marino. Questo dà la misura della gravità della vicenda.  Sono danni che possiamo forse sperare di recuperare in parte, anche perché quella banca, quella dirigenza, non accettò il patteggiamento, decise di andare fino in fondo e di verificare la situazione fino in fondo. Oggi sappiamo che ne è uscita pulita, ne è uscita vincente.  Questo non significa senza danni o senza conseguenze, ma significa che ne è uscita in un percorso di correttezza.  Per cui, Eccellenza, chiederei di sospendere prima della votazione degli ordini del giorno, per verificare se è possibile trovare una convergenza tra tutte le forze politiche e poi eventualmente sottoporre all’aula un ordine del giorno condiviso.

I lavori vengono sospesi per cercare una mediazione. Alla ripresa dei lavori, viene data lettura di un Ordine del giorno condiviso e sottoscritto da tutte le forze – di maggioranza e opposizione – e dai consiglieri indipendenti.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Sono molto lieto di presentare l’ordine del giorno che, prendendo le mosse da quello di maggioranza, ha comunque riscosso la firma e quindi l’approvazione da parte di tutti i gruppi consiliari e anche dei consiglieri indipendenti.  Sono state modificate piccole parti, soprattutto in ordine ai dispositivi cronologici delle azioni da mettere in campo. Sono state richieste in particolare dall’opposizione, ma con la concordia di tutti, una maggiore vicinanza delle due audizioni o relazioni richieste: quella in Consiglio Grande e Generale, riferita all’intera situazione, quindi a cosa sta facendo il Governo, e quella in Commissione consiliare terza, ogni qualvolta ci siano novità sulla vicenda, a partire dalla prima convocazione utile e comunque entro maggio 2026.  Sono anche molto onorato, e anche un po’ commosso, visto che sono stato presidente della Commissione d’inchiesta sui fatti relativi proprio al caso Delta-Varano. Sono passati, come dicevo, 11-12 anni dal termine di quella Commissione. Già allora erano stati segnalati tutti i difetti di quella indagine che purtroppo determinò, nel giro dei successivi dieci anni, una perdita per lo Stato che si aggira attorno al miliardo di euro.  Oggi la sua inconsistenza è confermata dalla decisione che ha riguardato tutti gli indagati, dando così pieno riconoscimento alle argomentazioni difensive sostenute negli anni.  

Considerato  che il recente decreto di archiviazione emesso dal GIP del Tribunale di Forlì il 18 marzo 2025 pone fine, in modo definitivo, al procedimento noto come “Varano”, durato oltre diciassette anni, e che aveva coinvolto persone fisiche e persone giuridiche della Repubblica di San Marino in ipotesi di reato poi rivelatesi infondate;   che la sostanza della decisione assunta dal GIP di Forlì, accogliendo la proposta della Procura, per la quale “deve richiedersi l’archiviazione del presente procedimento penale perché il fatto non costituisce reato”, conferma l’assenza di elementi utili a sostenere il fondamento dell’accusa, anche “nel merito”, dando così pieno riconoscimento alle argomentazioni difensive sostenute negli anni da Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A. e da tutti gli indagati;  che i risvolti della vicenda furono anche profondamente mediatici e politici, coinvolgendo e delegittimando sia le persone, che gli organismi dell’Istituto, innescando una crisi reputazionale e patrimoniale senza precedenti per tutto il Sistema Bancario e per il nostro Paese, con ripercussioni stimate in oltre un miliardo di euro;  che nel 2015, la Commissione Consiliare d’Inchiesta, che fu istituita per fare piena luce su quella vicenda ebbe modo di evidenziare – nella Relazione Finale – tutte le contraddizioni e fragilità di un impianto accusatorio che, già allora, mostrava la sua inconsistenza;  che tutte le posizioni dei soggetti indagati sono state definitivamente archiviate e che non risultano altri soggetti indagati o a giudizio nella citata indagine;  Valutato  che la scelta fatta nel 2013 nel non patteggiare in tale procedimento, nonostante ripetute pressioni e numerosi dibattiti interni alla nostra Repubblica, ha avuto come esito positivo, anzitutto, la conferma della correttezza delle scelte poste in atto dall’Istituto e dai suoi organismi direttivi e, in secondo luogo, ha lasciato aperta la possibilità di poter reclamare, per i danni subiti, restituzioni e risarcimenti per la notevole mole di denaro perduta a causa della inchiesta e dei provvedimenti restrittivi conseguenti;  che il Congresso di Stato ha già posto in atto alcune azioni, nel corso della presente legislatura, al fine di recuperare il danno subito dalla Repubblica di San Marino e dall’Istituto di Credito, di cui oggi detiene la maggioranza delle azioni societarie;   che l’Ecc.ma Camera della Repubblica di San Marino è negli anni intervenuta più volte, per garantire sostegno finanziario e patrimoniale a Cassa di Risparmio, quale istituto strutturalmente fondamentale per l’intero sistema economico sammarinese;   che il danno economico (per l’investimento nel Gruppo Delta) e reputazionale subito dalla Cassa di Risparmio, è stato propedeutico al danno patrimoniale e d’immagine subito dall’intera Repubblica di San Marino;    Considerato, altresì,  che il nostro Paese, almeno a partire dal 2008, ha effettuato un percorso di profonda trasparenza ed allineamento agli standard internazionali, ottenendo un giudizio molto positivo e in miglioramento progressivo da tutti gli organismi di controllo in ambito economico finanziario;  che la verità sulla vicenda Varano, finalmente confermata anche dalla giustizia italiana, pone la Repubblica di San Marino in una posizione favorevole, sia rispetto alla recuperata credibilità del Paese, sia rispetto alle possibilità concrete di recupero del danno subito;  impegna il Congresso di Stato:  – ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni derivanti dall’intera vicenda;  – a dare mandato al Consiglio di Amministrazione di Cassa di Risparmio di attivare ogni azione possibile al fine del risarcimento dei danni subiti e del recupero degli asset economici ancora disponibili, e nella disponibilità dell’Istituto;  – a riferire al Consiglio Grande e Generale, in merito all’intera situazione, entro maggio 2026;  – a riferire, in Commissione Consiliare III, ogni qualvolta ci siano elementi di novità sull’intera vicenda, a partire dalla prima convocazione utile e comunque entro maggio 2026.   

Il nuovo ordine del giorno viene messo in votazione e approvato all’unanimità con 42 voti favorevoli.

Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Movimento Civico R.E.T.E. per dare mandato al Congresso di Stato di revocare entro il 30 settembre 2025 l’exequatur concesso all’Ambasciatore dello Stato di Israele, definire le modalità di applicazione delle misure restrittive determinate dall’UE e riferire nella prima seduta utile alla Commissione Consiliare Permanente II, disporre l’immediato divieto di utilizzo e o transito internazionale di aeromobili e imbarcazioni immatricolati a San Marino qualora impiegati per scopi a sostegno a operazioni armate israeliane e a trasmettere entro quindici giorni alla Commissione Consiliare Permanente II l’elenco completo dei natanti e aeromobili immatricolati a San Marino alla data odierna con l’indicazione delle destinazioni prevalenti nei dodici mesi precedenti 

Emanuele Santi (Rete) annuncia il rito dell’ordine del giorno.

Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Domani – Motus Liberi per impegnare il Congresso di Stato a una ricognizione dei principi di diritto consolidati nella giurisprudenza, a istituire entro il 31 dicembre 2025 un tavolo di lavoro per coordinarne l’attività e a presentare alla Commissione Consiliare Permanente I una programmazione dei lavori sullo stato dell’attività, promuovendo la conoscibilità del lavoro svolto

Fabio Righi (D-ML): Considerata l’importanza che ci auguriamo possa essere condivisa da tutta l’aula e che noi riserviamo a questo ordine del giorno, spiace che debba essere preso in considerazione solo a distanza di diversi mesi.  Con un piccolo passo come questo io credo che faremo un grande servizio, sia al mondo dei professionisti ma soprattutto ai cittadini e alle imprese, perché permetterebbe di rendere facilmente accessibili e conoscibili, lavorando su testi aggiornati e coordinati, tutti quei principi di diritto che a volte rimangono relegati agli addetti ai lavori e a volte sono nebulosi anche per gli addetti ai lavori stessi.  Questo porta con sé una confusione non da poco anche per quanto riguarda le pronunce giurisprudenziali e non solo.  Ecco, questo è un passo semplice ma verso un grande risultato: la certezza del diritto, che oggi non ha un ruolo importante solo sul piano giurisdizionale, ma soprattutto sul piano economico, nella logica di attrazione degli investimenti.  La certezza del diritto e la capacità di risolvere velocemente questioni anche di diritto, o comunque controversie nel mondo economico, sono il primo elemento che viene verificato dagli investitori quando approcciano determinati sistemi.  Quindi ci auguriamo che questo ordine del giorno possa trovare accoglimento favorevole. 

Segretario di Stato Stefano Canti: L’ordine del giorno che è stato sottoposto all’attenzione dell’aula merita un accoglimento. Diciamo che affronta una questione strutturale per la qualità del nostro ordinamento: la certezza del diritto, che è essenziale per uno Stato di diritto in quanto garantisce stabilità e ordine del sistema ed è un fondamento della fiducia fra istituzioni, cittadini e sistema economico.  La certezza del diritto è infatti un principio fondamentale che garantisce la conoscibilità, la chiarezza e la prevedibilità delle norme giuridiche e che permette ai cittadini e alle imprese di prevedere le conseguenze legali delle proprie azioni, limitando l’arbitrio e tutelando l’affidamento legittimo.  In primo luogo, va riconosciuto come un ordinamento chiaro, accessibile e prevedibile consenta ai cittadini di orientare consapevolmente le proprie scelte, alle imprese di operare in un contesto stabile e alla pubblica amministrazione di agire con coerenza ed efficacia.  In una realtà come la nostra, la qualità del sistema normativo incide direttamente sulla competitività del Paese e sulla sua capacità di attrarre investimenti.  Il nostro tribunale, nel tempo, ha elaborato orientamenti interpretativi stabili che costituiscono un patrimonio giuridico di grande valore e la loro sistematizzazione ne aumenterebbe la conoscibilità e l’efficacia.  L’ordine del giorno coglie dunque un’esigenza reale e propone una risposta equilibrata e concreta, che ha il pregio di rafforzare la qualità della legislazione senza appesantire inutilmente il sistema, anzi contribuendo alla sua semplificazione.  Per tutte queste ragioni esprimiamo un parere favorevole all’accoglimento di questo ordine del giorno e anche le date che sono state proposte come modifica dal consigliere Fabio Righi per noi possono essere quelle corrette. 23 maggio 2026, 15 settebre 2026.

Gian Nicola Berti (AR): Grazie a Domus Motus Liberi, perché sicuramente questo è un provvedimento particolarmente sentito da parte di tutta la cittadinanza e di tutti gli operatori del diritto e dell’economia.  Io credo che tutti quanti coloro che hanno lavorato nelle materie giuridiche ed economiche abbiano avuto modo di apprezzare la giurisprudenza pubblicata della Repubblica di San Marino, che contiene dei validissimi principi che possono essere ricondotti anche ai principi del diritto comune europeo.  Quindi è ancora più importante la nostra capacità di fare una ricognizione di quelli che sono i nostri principi, i nostri dogmi giurisprudenziali e, eventualmente, pubblicarli anche come elemento di appetibilità del nostro sistema giuridico ed economico.  Non solo. C’è anche la necessità di evitare che sentenze non pubblicate, quindi non “glossate” e non sistematizzate come principi riconosciuti di diritto, possano costituire precedenti giurisprudenziali.  Da questo punto di vista, la giurisprudenza è fondamentale, perché non tutte le sentenze sono utili a creare precedenti, ma soltanto quelle che vengono in qualche modo pubblicate e sottoposte a un vaglio critico, finalizzato a verificare se rispondono ai principi del nostro ordinamento.  E da questo punto di vista credo che sia soltanto lodevole l’iniziativa portata avanti da Domus Motus Liberi.  Al di là di questo, il punto è che esiste un problema di trasparenza. Leggi e giurisprudenza sono la stessa cosa. Molto spesso però le nostre leggi hanno un problema: non sono leggibili.  Noi produciamo interventi normativi che vengono poi interpretati e applicati dal tribunale, ma che non arrivano al cittadino. Non arrivano perché non sono leggibili, e questa è già una contraddizione in termini, anche solo dal punto di vista nominale.  Questo ci deve far capire che stiamo legiferando in modo, permettetemi, dissennato e irrazionale, quando invece dovremmo lavorare su testi coordinati. Tutti gli uffici dovrebbero mirare alla produzione di testi coordinati per rendere le leggi accessibili e conoscibili ai cittadini.  Perché prima o poi arriverà il momento in cui i cittadini diranno: io non rispetto queste leggi perché non sono conoscibili. Il cittadino non riesce a capire qual è il precetto normativo vigente nel momento in cui gli viene chiesto di adeguare il proprio comportamento.  E quindi credo che un lavoro, signor Segretario alla Giustizia, debba essere fatto non solo perché lo chiede una forza politica di opposizione, ma per un miglioramento complessivo del nostro ordinamento giuridico.  Come Alleanza Riformista non possiamo che assicurare il nostro voto positivo a questo ordine del giorno.

L’Ordine del giorno – con una variazione delle date indicate (23 maggio 2026 e 15 settembre 2026) – è messo in votazione e approvato con 41 voti favorevoli. 

e) Ordine del Giorno presentato dal Gruppo Consiliare di Domani – Motus Liberi per impegnare il Congresso di Stato ad attivare le iniziative necessarie a chiarire le affermazioni – emerse nel corso del comma comunicazioni della sessione consiliare di dicembre 2025 – in merito a eventuali pressioni, interferenze o condizionamenti impropri nei confronti del potere giudiziario, di Banca Centrale o di altri organismi indipendenti.

Fabio Righi (D-ML): Questo è un ordine del giorno che è stato lasciato in naftalina sin dal dicembre scorso, quando, nell’ambito di un dibattito che è avvenuto in quest’aula, a fuoco incrociato tra gruppi di maggioranza, sono state riportate affermazioni del tenore di quelle che abbiamo descritto all’interno dell’ordine del giorno.  A più riprese sono stati fatti riferimenti da parte di diversi consiglieri di maggioranza e anche di alcuni Segretari di Stato. Viene da chiedersi oggi, alla luce dei fatti che abbiamo commentato più volte, chi già sapesse. Perché è quantomeno strano, o comunque bizzarro, che una battaglia sulla questione morale, sollevata dalla maggioranza rispetto a dinamiche evidentemente politiche di cui si aveva conoscenza, abbia fatto emergere in quest’aula che esistono dinamiche di questo tipo.  Quindi l’ordine del giorno va nella direzione che abbiamo indicato, perché riteniamo che sia necessario, in questo Paese, una volta per tutte, fare chiarezza su queste dinamiche.  Perché noi non possiamo vivere in un Paese dove ogni tre mesi dobbiamo disinnescare uno scandalo, dove per motivi di legami personali e non solo si cerca di vendere la Repubblica, prima magari all’investitore di turno, e poi si orientano le attività delle nostre autorità affinché facciano o non facciano determinate cose.  Questo è quello che è stato rappresentato in aula in quel dibattito. Era esplosa una questione morale. Ricordo un intervento particolarmente preciso e puntuale del gruppo politico del PSD.  E mi viene da dire che ci sono anche altre organizzazioni che, quando gli si parla del loro metodo di gestione del consenso, rispondono allo stesso modo: “non esiste, non c’è niente”.  Allora, siccome questo è un Paese piccolo, in cui ci conosciamo un po’ tutti e le dinamiche, anche quando non si conoscono direttamente, si percepiscono, si fiutano, e siccome si è arrivati a un livello tale per cui certe cose ve le dite anche al microfono, noi ci siamo stancati di vedere questo Paese costantemente tenuto indietro, costantemente ostaggio di queste dinamiche.  Riteniamo quindi necessario fare piena chiarezza.  Un voto favorevole a questo ordine del giorno è anche un messaggio politico molto chiaro: distingue chi vuole andare in una certa direzione da chi invece vuole mantenere lo stato attuale.  Uno stato in cui, lo abbiamo già detto anche in altri contesti e nel dibattito di questa sessione consiliare, riteniamo che di democratico sia rimasto ben poco, per le dinamiche che questo Paese ha assunto.  E questo non è più accettabile.  Per questo auspichiamo che, come il precedente ordine del giorno, anche questo possa trovare pieno accoglimento.

Nicola Renzi (RF): Tutta l’opposizione è qui a chiedere la Commissione d’inchiesta, perché se questo ordine del giorno a dicembre faceva intravedere alcuni margini su cui fosse necessario indagare, oggi questo è conclamato.  Oggi è conclamato, quindi la questione morale è deflagrata in tutta la sua forza, anche rispetto alle sorti del Paese.  Sarebbe molto interessante che chi ha avuto per primo il coraggio di portare in quest’aula il tema della questione morale oggi prendesse una posizione conseguente.  Chi era presente a dicembre ricorda uno scontro fortissimo, tra l’altro costruito anche con interventi in sequenza di alcuni Segretari di Stato e consiglieri di maggioranza, che hanno sostenuto una linea molto chiara. Ricordo, ad esempio, l’intervento del consigliere Lazzari.  Erano interventi che ponevano con forza un interrogativo. Possiamo dirlo oggi: cosa è successo rispetto alla vicenda enorme della vendita della Banca di San Marino? Perché è di questo che stiamo parlando.  E oggi vediamo – e questo si collega anche ad altri ordini del giorno – che si stanno costruendo delle vere e proprie cortine fumogene per evitare che si parli di quella questione.  Cioè per evitare che si entri nel merito: chi è andato a cercare determinati investitori, come ci si è comportati con altri, quali rapporti c’erano a livello politico tra chi sosteneva certe soluzioni e chi ne sosteneva altre, a livello amministrativo, autorizzativo, di controllo.  Ecco, questo è quello che va indagato seriamente. Questo è il punto su cui la politica deve interrogarsi.  Io credo che non sia più il tempo degli ordini del giorno. Questo lo voteremo, ma è evidente che è superato dagli eventi.  Io credo che sia arrivato il momento di far partire una Commissione d’inchiesta, come abbiamo chiesto più volte, e su questo siamo rafforzati anche dal sostegno della popolazione, che ci ha manifestato in maniera chiara l’esigenza di fare luce in tempi rapidi.  Abbiamo il dovere di fare davvero chiarezza su quanto è accaduto, per accertare eventuali responsabilità, non solo politiche ma anche amministrative e istituzionali, che su questa vicenda non sono state secondarie.

Emanuele Santi (Rete): Brevemente, per dichiarare il sostegno a questo ordine del giorno. Hanno fatto bene i colleghi a ripercorrere le tappe di quel periodo, perché questo ordine del giorno scaturisce proprio da quel dibattito che tutti ricordiamo del dicembre 2025.  Un dibattito in cui ci fu un vero e proprio regolamento di conti in aula fra membri di Governo, fra partiti di maggioranza e fra singoli consiglieri della maggioranza. Un fuoco incrociato, in cui diversi Segretari di Stato, anche in maniera coordinata assieme a membri della maggioranza, misero in evidenza quella che di fatto era una questione morale esplosa a seguito dei fatti avvenuti attorno alla compravendita, poi non andata a buon fine, del gruppo bulgari sulla Banca di San Marino.  In quel momento ci furono dichiarazioni forti, situazioni che facevano presagire che alcuni gruppi di maggioranza – mi riferisco in particolare al PSD e a Libera – avessero alzato la testa rispetto ai comportamenti di alcuni esponenti della Democrazia Cristiana.  Questo ordine del giorno nasce da lì. Però, fatto quel dibattito, tutto si è poi assopito.  E io devo dire che sono anche amareggiato, perché in quel momento sembrava che ci fossero tutte le condizioni perché la politica facesse chiarezza una volta per tutte.  L’amarezza è che oggi ci ritroviamo con un progetto di legge della maggioranza che prevede l’avvio della Commissione d’inchiesta a gennaio 2027. Prima era urgente, oggi slitta di oltre un anno.  Questo, a mio avviso, non è tollerabile. È un cambio di posizione inspiegabile. Perché se per restare aggrappati alle poltrone si deve tornare indietro su certe posizioni, questo non è accettabile.  Per questa ragione voteremo a favore dell’ordine del giorno, anche se ormai non è più attuale. Però credo che la politica debba essere coerente: se si assumono posizioni in quest’aula, poi bisogna essere conseguenti.  Se c’è da fare chiarezza su determinati accadimenti, questa deve avvenire il prima possibile.  Perché non ha senso approvare un progetto di legge con procedura d’urgenza ad aprile e poi far partire la Commissione otto mesi dopo. È evidente che non è accettabile.  Anzi, dà l’impressione che si voglia continuare a insabbiare una vicenda dai contorni molto opachi.

Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Qui nessuno vuole insabbiare nulla. Consigliere Santi, mi ricordo molto bene il dibattito che ci fu in quel comma comunicazioni di diversi mesi fa.  Anche in quell’occasione richiamammo il rispetto delle attribuzioni degli altri poteri dello Stato. Erano venute all’onore della cronaca, anche tramite il comunicato del tribunale, attività di indagine che avevano portato anche ad arresti per ipotesi di amministrazione infedele, corruzione e anche fenomeni di riciclaggio.  Noi abbiamo detto semplicemente in quell’occasione, e lo confermo oggi, che vanno rispettate le autonomie e le competenze dell’autorità giudiziaria, così come l’autonomia della Banca Centrale e dell’Agenzia di Informazione Finanziaria, su cui abbiamo fatto un percorso molto importante in questi anni per rafforzare questi presidi.  Una volta che verrà ultimata almeno la fase istruttoria, noi abbiamo già depositato un progetto di legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta di rango costituzionale.  In quel progetto è scritto chiaramente che si vuole rispettare l’autonomia della magistratura, prevedendo l’avvio della Commissione al termine della fase istruttoria e comunque non oltre gennaio 2027.  Quindi si farà piena luce su quelle che sono state le dinamiche che hanno interessato questa vicenda, anche per quanto riguarda il passaggio delle quote dell’ente Cassa di Faetano alla San Marino Group.  Per quanto ci riguarda, quindi, voteremo in maniera non favorevole a questo ordine del giorno, perché con i fatti – e con il deposito di una legge di rango costituzionale – la maggioranza ha già assunto una posizione chiara e compatta sull’istituzione della Commissione d’inchiesta.

Fabio Righi (D-ML): Solo per una veloce replica, per essere chiari. Nel senso che quello che noi abbiamo sentito nel dibattito di dicembre, nel quale sono stati rappresentati fatti da membri della maggioranza e del Governo, non si riferisce, dal nostro punto di vista, unicamente alla questione dell’Ente Cassa di Faetano, la cosiddetta operazione bulgari.  Su quella c’è oggi un dibattito aperto, ci sono anche due o più normative legate alla Commissione d’inchiesta che, dal nostro punto di vista, deve partire immediatamente, come i colleghi dell’opposizione hanno sottolineato.  Ma qui stiamo parlando di fatti più generali, che non attengono solo a quella vicenda. E quindi riteniamo che il voto a questo ordine del giorno serva proprio per indagare immediatamente su quanto la stessa maggioranza ha raccontato in quest’aula, insieme ad alcuni Segretari di Stato.  Perché è stato detto chiaramente: qualcuno sta facendo pressioni politiche sul quadro politico e sulle autorità dello Stato. Questo lo avete detto voi. Se un parlamentare, o più parlamentari, o addirittura membri del Governo, vengono in aula e dicono a microfono aperto queste cose, io mi chiedo: non dovrebbe esserci una sospensione dei lavori e una verifica immediata di quello che sta accadendo?  Perché se non è così, allora vale tutto. Se da questo microfono si dice che ci sono pressioni su autorità e poteri dello Stato, e la risposta è “ne riparliamo a gennaio 2027”, questo è il contesto in cui siamo.  Nessun intervento immediato, nessuna verifica, nessuna presa di posizione.  Questo è oggi San Marino. Se ritenete che vada bene così, noi prendiamo atto.

L’Ordine del giorno è messo in votazione e respinto con 15 voti favorevoli e 33 contrari.

f) Ordine del Giorno presentato dal Movimento Civico R.E.T.E. per dare mandato al Congresso di Stato di riferire alla Commissione Consiliare Permanente II, entro trenta giorni dalla sua approvazione, in merito al mantenimento dell’incarico del Signor Serafino Iacono quale Console Onorario della Repubblica di San Marino presso Bogotá (Colombia) 

Giovanni Zonzini (Rete): Quest’ordine del giorno nasce evidentemente dalla questione del Symbol. Ricordiamo che non in Commissione Quarta, bensì nella Commissione Politiche Territoriali venne portata la variante di destinazione d’uso per il Symbol, in quanto vi era in ballo la possibilità che questo signore, o persone a lui connesse, lo acquistassero dalla Banca di San Marino.  Ricerche svolte in rete, sulla stampa colombiana, in merito al nostro console onorario a Bogotá hanno evidenziato come vi fossero numerose notizie pregiudizievoli sulla figura di questa persona.  In particolare, vi sono nella stampa colombiana accuse neanche tanto velate di corruzione nei confronti di funzionari, vi sono denunce in merito ad alcune attività estrattive e, soprattutto, in molti di questi articoli questo nome viene costantemente associato alla Repubblica di San Marino, perché i giornali scrivono che è il console di San Marino in Colombia.  Ora, indipendentemente dai rilievi e dalle eventuali risultanze giudiziarie di queste notizie, noi gradiremmo che il Congresso di Stato riferisse alla Commissione Esteri se, alla luce di queste informazioni, ritiene opportuno mantenere questo signore a rappresentare San Marino in Colombia.  Dal nostro punto di vista è necessaria una riflessione, anche perché riteniamo che il Governo possa fare verifiche con le stesse autorità colombiane alla luce delle notizie emerse.  Va fatto un ragionamento generale: Iacono non svolge un’attività diplomatica vera e propria, è un console onorario e, come suggerisce il nome stesso, queste figure rappresentano San Marino anche in forma simbolica, come titolo onorifico.  La domanda è: ci conviene farci rappresentare da una persona il cui nome viene associato a fatti che stanno emergendo sulla stampa colombiana?  Dal nostro punto di vista questa circostanza merita approfondimenti e riflessioni.  Noi non siamo qui a dire se questa persona sia colpevole o meno, non abbiamo sentenze e non intendiamo emetterne, però abbiamo sottoposto all’attenzione dell’aula fatti specifici.  Ripeto, non abbiamo sentenze, ma dal punto di vista politico riteniamo che si debba fare una valutazione concreta sull’opportunità che questa persona continui a rappresentare San Marino, anche perché il suo nome continua a essere associato alla nostra Repubblica sulla stampa.  Per questo chiediamo che il Governo venga a riferire su questo punto, anche eventualmente smentendo le notizie che abbiamo portato all’attenzione dell’aula.  Pertanto attendiamo la decisione dell’aula, auspicando un accoglimento favorevole dell’ordine del giorno.

Segretario di Stato Luca Beccari: Nulla osta da parte mia a riferire in Commissione Affari Esteri. Tra l’altro ho già richiesto, nel momento in cui avete evidenziato queste notizie di stampa, un riferimento puntuale al dottor Iacono, che mi ha inviato, e quindi sono disponibile ovviamente a riferire in Commissione e ad approfondire le notizie che sono state sottolineate, con le argomentazioni fornite dallo stesso.  Ci tengo a precisare che lui è stato nominato secondo tutti i crismi di verifica e controllo che normalmente facciamo con tutti gli ambasciatori e i consoli.  È vero che i consoli onorari sono “onorari”, ma non perché gli diamo un onore, sono onorari perché svolgono questa attività gratuitamente e non fanno parte del corpo diplomatico.  Noi, peraltro, non potremmo prescindere dalle figure dei consoli onorari, perché altrimenti dovremmo avere un corpo diplomatico composto da almeno 200 consoli di carriera in tutto il mondo.  Detto questo, ritengo allo stesso modo che non sia accettabile l’ordine del giorno, perché dal mio punto di vista io sono sempre stato disponibile a riferire in Commissione Affari Esteri su qualunque istanza presentata dall’opposizione.  Qualunque richiesta di chiarimento, sia direttamente in Commissione sia in Consiglio da poi riportare in Commissione, non mi sono mai sottratto su nessun tema. Bastava semplicemente chiederlo e vi sarebbe stato accordato un punto di discussione nella prima Commissione utile.  Quindi, sul piano sostanziale, mi impegno a fare questo riferimento nella prossima Commissione Affari Esteri, che sarà convocata a breve.  Sul piano formale, invece, ritengo che l’ordine del giorno debba intervenire quando il Governo non intende fare qualcosa o è contrario. Non vedo quindi perché si debba utilizzare uno strumento come l’ordine del giorno per avviare questo tipo di dibattito.  Poi, ripeto, avremo modo di discuterne in Commissione.  È vero, ci sono notizie di stampa, ma le notizie di stampa vanno verificate, i fatti vanno accertati e soprattutto non tutto quello che è riportato sulla stampa è vero.  Faccio una provocazione: se un domani, finita la mia esperienza istituzionale, vado a presentare un curriculum per lavorare in un’azienda fuori San Marino, e quella azienda va su Google e trova una serie di articoli negativi su di me, allora quello diventa automaticamente vero?  Apprezzo il fatto che Rete dica di non esprimere giudizi, però permettetemi: già la presentazione dell’ordine del giorno lascia intendere un orientamento, come dire, un piede già avanti. Il giudizio non è ancora espresso, ma in qualche modo si va in quella direzione.  Detto questo, confermo l’impegno a riferire in Commissione su quanto richiesto e ribadisco che, da un punto di vista formale, non ritengo corretto approvare l’ordine del giorno.

Matteo Casali (RF): Mi pare una richiesta molto laica, per la verità. Si chiede semplicemente di valutare l’opportunità del mantenimento della carica di console onorario per il signor Serafino Iacono, a fronte di un dossier fornito, tutto da verificare, che riporterebbe notizie poco edificanti sul suo conto.   Mi pare invece che il Segretario ne faccia più una questione di metodo. Però bisogna dire una cosa: dietro al nome di Serafino Iacono c’è molto di più.  Per certi versi, ancora una volta, l’ordine del giorno è superato dagli eventi. Perché questa persona è anche la figura imprenditoriale che starebbe dietro alla proposta di acquisto dell’ex Symbol, ex proprietà della Banca di San Marino, uno degli asset immobiliari più difficili da gestire.  I fatti: il 17, era un venerdì, arriva il progetto in Commissione Politiche Territoriali. Viene presentato un prospetto solo in Commissione, con una situazione relativa alle prospettive di acquisto e ai costi. Le opposizioni, in quel momento, con quelle informazioni, non hanno nulla in contrario, ponendo due condizioni: che lo Stato non ci mettesse risorse e che ci fosse un riferimento chiaro del Congresso di Stato, perché il sistema bancario non poteva permettersi ulteriori crisi.  Poi però ci accorgiamo che i prospetti non erano firmati. Si apre una fase di strumentalizzazione in Consiglio Grande Generale, dove ci viene detto: “Anche le opposizioni non erano contrarie”.  Ma con quelle informazioni, cosa avremmo dovuto dire?  Il vero perimetro dell’operazione emerge poi da fonti esterne: si sarebbe trattato non di un’operazione senza debito, ma di un’operazione a debito.  E ad oggi, su questa vicenda, non sappiamo più nulla.  Allora altro che opportunità del console onorario Iacono. Il Governo dovrebbe rispondere a una serie di domande ben più articolate.  Come si intreccia la vicenda Symbol con quella della cessione della Banca di San Marino e con la vicenda bulgara?  Com’è possibile che, nel mezzo di quella partita che ha generato tutto ciò che sappiamo, si ipotizzasse la cessione di un asset della banca?  Era un’operazione collaterale? Un’operazione di assalto alla diligenza? Un’operazione funzionale all’acquisto della banca?  E ancora: i soggetti politici che sedevano in Commissione erano a conoscenza di ciò che stava accadendo?  A che punto è oggi la situazione?  Perché la normativa sulla pianificazione territoriale prevede condizioni particolari per quell’area. E allora ci si chiede: c’è in prospettiva un vantaggio per il soggetto proponente?  Queste sono le domande a cui il Governo dovrebbe rispondere.  E dovrebbe farlo dove? All’interno della Commissione d’inchiesta che abbiamo richiesto con forza.  Per questo noi voteremo a favore dell’ordine del giorno, come tassello di un mosaico più ampio che temo però maggioranza e Governo non vogliano indagare.  E allora faccio un suggerimento: votate anche voi a favore, ma siate coerenti.  Valutate la posizione di Iacono non prima di aver verificato se la procura di Bogotá intenda avviare un’inchiesta, perché non sia mai che si faccia un’indebita ingerenza anche sulla magistratura colombiana.

Luca Boschi (Libera): Questo è un intervento che probabilmente era stato preparato prima del riferimento del Segretario Beccari, che mi sembra abbia dato la massima disponibilità a riferire e a confrontarsi nella sede competente, che è la Commissione Esteri, e a fare tutte le valutazioni che la proposta di ordine del giorno di Rete proponeva.  Quindi penso che non ci sia nulla da nascondere.  Sul riferimento al Symbol, vi ricordo che quando abbiamo parlato di quel personaggio in una precedente sessione consiliare, lo abbiamo fatto proprio in funzione di quella operazione, non in funzione del fatto che fosse il nostro console.  Anzi, dai banchi di Libera – non cito nessuno – si disse che, se le informazioni che stavano emergendo fossero state vere, più che l’idoneità ad acquistare il Symbol, si sarebbe dovuta valutare l’idoneità a ricoprire quel ruolo.  Sempre, però, con la necessità di verificare, perché quando si prendono decisioni, sia in positivo che in negativo, vanno fatte verifiche.  E dalle parole del Segretario Beccari mi sembra che ci sia tutta la disponibilità del Governo e della maggioranza a farle in maniera trasparente.  Quindi, come ha detto il Segretario, queste cose si possono anche concordare senza passare necessariamente da un ordine del giorno, che è comunque un atto formale.  Sono sicuro che nella prossima convocazione della Commissione Esteri questi approfondimenti verranno fatti con la massima trasparenza.

Fabio Righi (D-ML): Ringrazio anche il collega Casali per aver ricostruito il contesto, perché altrimenti sembra che ci siamo svegliati una mattina con il nome di Iacono e abbiamo deciso di presentare un ordine del giorno.  Noi ricordiamo molto bene come, nella medesima seduta del Consiglio Grande Generale in cui a fuoco incrociato si parlava di pressioni politiche su politica, istituzioni, tribunale e autorità autonome, qualcuno dai banchi della maggioranza abbia lanciato un allarme.  Un allarme che riguardava anche l’operazione Symbol, dicendo che anche lì c’era ben poco di trasparente.  Allora, alla luce di questo, è evidente che ci si allarma rispetto a una situazione in corso.  E mi chiedo dove stia l’incoerenza nel sostenere un ordine del giorno in aula e, contemporaneamente, approfondire in Commissione.  Perché l’ordine del giorno chiede semplicemente di valutare il mantenimento o meno del ruolo di console onorario del signor Iacono.  E perché? Perché tutto questo si inserisce in un’operazione più ampia che, non sappiamo se sia connessa o meno, ma che la maggioranza stessa ha definito opaca.  Ce lo dite voi.  E allora, se lo dite voi a microfono aperto in quest’aula, non possiamo considerare queste affermazioni come chiacchiere da bar.  E allora questo segna uno spartiacque.  Siamo in una situazione in cui voi stessi ci mettete davanti a una realtà che forse era già percepibile nel Paese: una politica che è uscita dagli argini.  Una politica che, come ci dite voi, sta producendo dinamiche che coinvolgono anche altri poteri dello Stato. 

L’Ordine del giorno è messo in votazione e respinto con 14 voti favorevoli e 29 contrari.

g) Ordine del Giorno presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti per dare mandato al Segretario di Stato per gli Affari Esteri di farsi promotore, presso l’Assemblea delle Nazioni Unite, delle misure necessarie per impedire ogni forma di repressione nei confronti dei manifestanti iraniani 

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Nel tempo la situazione iraniana si è aggravata e si è arrivati a una complessità di questioni che ormai toccano l’intero mondo.  Tant’è che oggi abbiamo dovuto subire anche gli effetti di una guerra che si sta sviluppando in maniera sempre più cruenta e che sta toccando sempre più aree, perché non è limitata solo a una zona, ma si sta espandendo troppo velocemente.  Di fatto, la questione della guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, che doveva avere finalità specifiche anche in relazione ai movimenti interni allo Stato iraniano, si è dimostrata avere tutt’altre finalità.  Però non è di questo che dobbiamo parlare oggi.  Oggi possiamo finalmente discutere, e immagino e spero anche approvare, un ordine del giorno di solidarietà con il popolo iraniano.  Un popolo che non chiede molto: non chiede interventi esterni, non chiede altro se non poter esprimersi liberamente e, in qualche maniera, cambiare chi lo governa.  L’ordine del giorno lo rileggo, è molto semplice e mi fa anche piacere che, dopo la presentazione, sia stato sottoscritto da tutti i gruppi consiliari.  Il titolo è esplicativo: “La lotta del popolo iraniano per una Repubblica democratica e laica”.  Le proteste in corso in tutto l’Iran rappresentano la massima espressione del coraggio dei cittadini, determinati a rovesciare una dittatura.

Segretario di Stato Luca Beccari: Come ha detto il consigliere Morganti, è passato qualche tempo dal deposito dell’ordine del giorno, eppure è cambiata drammaticamente la situazione che riguarda l’Iran. Il conflitto in generale che è in atto, è cambiato nella sua condizione generale, ma non è cambiata la condizione specifica del popolo iraniano.  Popolo iraniano che ancora, purtroppo, soffre per quelle che sono le tante azioni di repressione contro forme di protesta o contro forme di non allineamento a quelle che sono le logiche imposte dalle autorità iraniane.  Ed è un esempio di questo anche le recenti esecuzioni che sono avvenute proprio nel Paese, anche durante gli stessi giorni della guerra, quindi in un momento in cui teoricamente il Paese dovrebbe essere impegnato nelle attività militari.  Noi abbiamo, come San Marino, prima di tutto espresso, per ciò che concerne il conflitto in Medio Oriente, tutta la nostra vicinanza a tutti quei Paesi colpiti che non hanno innescato la conflittualità.  Paesi, come ho avuto modo già di dire, fondamentalmente neutrali, Paesi di dialogo, che hanno investito anni, tempo e risorse nel cercare di uscire dall’isolamento, a volte anche culturale, e aprirsi al mondo, e che sono diventati anche dei veri e propri fautori del dialogo all’interno del Medio Oriente.  Questa guerra oggi fa un po’ crollare tutto e soprattutto ha colpito anche Paesi che l’Iran sta colpendo senza che abbiano provocato, innescato o contribuito all’innesco di queste attività belliche.  Il Governo esprime parere favorevole alla firma dell’ordine del giorno.  Noi abbiamo già espresso, nell’ambito dell’ONU, parere favorevole per tutte le risoluzioni che hanno per oggetto impegnare gli Stati a evitare un’escalation nucleare o comunque a mettere a rischio gli impianti nucleari con le stesse medesime conseguenze dell’utilizzo di armi atomiche.  Per quanto riguarda nello specifico la richiesta, si rileva che all’interno delle Nazioni Unite non vi sono ancora state iniziative specifiche sul tema delle violazioni perpetrate nei confronti della popolazione dalle autorità iraniane, però comunque la Repubblica di San Marino farà la sua parte per riuscire, anche in questa sede, a dare sostegno a quel popolo che chiede di poter godere dei diritti umani basilari che, per noi, a volte sembrano scontati, ma evidentemente in alcune parti del mondo ancora non lo sono.

Matteo Zeppa (Rete): Ha detto bene il segretario che l’ordine del giorno è stato presentato il 19 di gennaio da tutti i gruppi, su iniziativa di un membro di maggioranza, sottoscritto convintamente da parte di tutti, e ha giustamente detto che, pur essendo un tempo abbastanza risicato quello passato tra la presentazione e la discussione, è cambiato il mondo su questa parte del globo.  E qui allora torna quello che ha detto anche il collega Santi, cioè che gli ordini del giorno non sono dei semplici fogli di carta, sono degli atti politici che devono essere discussi quantomeno nella sessione successiva.  Credo che l’atto dell’ordine del giorno, la sottoscrizione e – mi auguro – la votazione all’unanimità siano il minimo.  Io temo che, con tutto quello che è capitato, di manifestanti iraniani ce ne saranno pochi, saranno rimasti pochi fra l’opera del regime che li ha ammazzati in mezzo alla strada e fra i bombardamenti di quei due folli che sono Trump e Netanyahu.  Bisognerebbe anche riuscire, in qualche maniera, a fare anche una presa di posizione forte su Cuba, perché anche lì Trump, per sue stesse dichiarazioni, dice di voler conquistare l’isola per farci ciò che vuole.  È già presente una fortissima crisi endemica dell’isola e purtroppo questo è quello che ho ricordato anche in Commissione Esteri: c’è chi ha il timore di essere di fronte alla possibile terza guerra mondiale.  E pensare che due forze armate così sofisticate come quella degli Stati Uniti e quella di Israele possano decidere della morte e della vita delle persone, indipendentemente dal fatto che ci sia un regime autocratico e autoritario all’interno dell’Iran, è un problema. Quindi ovviamente il gruppo voterà a favore dell’ordine del giorno in maniera convinta.  Apriamo qui anche la parentesi di fare una valutazione attenta su quello che sta accadendo nell’isola di Cuba.

Antonella Mularoni (RF): Intervengo per il gruppo di Repubblica Futura per esprimere il parere favorevole rispetto a quest’ordine del giorno.  Vorrei anch’io evidenziare però, in premessa, una considerazione che diventa particolarmente evidente alla luce di quello che sta succedendo oggi. Cioè sono passati due mesi, che qualcuno potrebbe dire che temporalmente non sono molti, ma in quel Paese è cambiato tutto.  E oltretutto quando si parla di rispetto dei diritti umani, di persone che vengono incarcerate, uccise, ogni giorno conta per queste persone. Ovviamente per noi che siamo lontani meno, ma per chi è là sì.  Quindi io inviterei, quando ci troviamo di fronte a ordini del giorno di questo tipo, che poi sono condivisi dall’intera aula consiliare, che si debba trovare una modalità per magari fare degli interventi molto veloci e votarli velocemente, perché altrimenti rischiamo sì di lasciare alla storia un documento che è giusto che rimanga, perché almeno risulterà che abbiamo preso una posizione su questa tematica, ma è tardiva.  Fra l’altro rimane comunque un punto di attualità, che è il diritto del popolo iraniano – dico io – di scegliersi il suo futuro, che in questi giorni viene ulteriormente messo in discussione.  Perché io penso che alla preoccupazione che avevano prima, oggi si aggiunge quella di vedere gli ospedali distrutti, le scuole distrutte, la gente che muore, le case che non hanno più perché vengono bombardate, le fonti di approvvigionamento anche per loro, quindi la possibilità di avere accesso all’energia e all’acqua che vengono compromesse.  È una situazione drammatica, è veramente una situazione drammatica.  E quindi io confido che, al di là di quello che c’è scritto nel nostro ordine del giorno, per quello che può, il nostro Paese faccia il possibile affinché si ritorni alla strada della diplomazia, perché questa strada della guerra non porterà a nessuna parte se non alla distruzione, alla morte, oltre a ridisegnare poi un futuro in quell’area, ma non solo in quell’area.  Noi siamo assolutamente per accogliere quest’ordine del giorno, ma davvero auspichiamo che per il futuro sia possibile tempestivamente queste tipologie di ordini del giorno – in particolare – votarle subito, neanche alla sessione consiliare successiva come previsto per le altre tipologie di ordini del giorno ai sensi del regolamento.  E poi facciamo, come Paese, tutto quello che possiamo fare rispetto a una situazione davvero drammatica che ogni giorno rischia di diventare sempre più drammatica, perché si alza la posta in gioco, si alzano le minacce.  E quindi noi oggi ci troviamo ad affrontare solo – dico solo – la crisi economica o comunque le conseguenze di natura economica che necessariamente ci saranno. Oggi lo vediamo sul prezzo dei carburanti, ma ripartirà l’inflazione, ripartirà una situazione che metterà in difficoltà molti Stati del mondo, sicuramente tutta l’Europa.  Ma al di là di questo, noi subiamo le conseguenze solo economiche – e speriamo di subire quelle solo economiche, che non ci sia altro – perché fra l’altro è stato provato che oggi la gittata delle armi iraniane può raggiungere anche i Paesi europei.  Ma al di là di questo, preoccupiamoci davvero tanto e cerchiamo di fare il possibile affinché le situazioni, in termini di salvezza di vite umane, quindi della possibilità che le Nazioni Unite o comunque l’impegno a livello internazionale possano aiutare a ridare un po’ di vita al diritto internazionale, al diritto umanitario, e far tornare in auge quei presìdi fondamentali che erano stati introdotti dopo la seconda guerra mondiale, affinché non si bombardassero strutture che, una volta distrutte, danneggiano particolarmente i civili.  Noi come Paese abbiamo l’autorità morale per farlo. Facciamolo. 

Mirko Dolcini (D-ML): Anch’io mi unisco al coro di coloro che dichiarano che gli ordini del giorno devono essere esaminati il prima possibile, perché farlo poi con ritardo a volte diventa inutile e qui purtroppo ce ne rendiamo conto nel peggiore dei modi.  Constatando che quello che doveva essere un ordine del giorno per dare l’incarico di parlare all’ONU per impedire ogni forma di repressione nei confronti dei manifestanti iraniani, oggi ha preso una valenza molto più grave, molto più drammatica, perché la loro espressione è la guerra.  Ciò nonostante, l’incarico che può essere dato al Segretario di Stato per gli Affari Esteri è quello di farsi promotore presso l’Assemblea delle Nazioni Unite di quella che è la nostra caratteristica: la neutralità.  Adesso io ancora devo capire bene questo significato, ma se, come intendo io, la neutralità attiva significa partecipare attivamente comunque alla risoluzione dei conflitti, allora la intendo nel senso che la nostra neutralità deve essere finalizzata operativamente alla tutela dei diritti civili delle persone e all’utilizzo dei canali diplomatici per far comprendere come sia necessaria la cessazione delle ostilità, della guerra.  Il multilateralismo diventa fondamentale, perché senza multilateralismo noi siamo alla mercé di chiunque sia più forte di noi e, ahimè, dal punto di vista dimensionale, di capacità energetiche e ovviamente militari, chiunque è più forte di noi.  Pertanto il multilateralismo diventa un elemento essenziale che noi dobbiamo difendere.  E multilateralismo significa rispetto del diritto internazionale da parte di chiunque lo voglia violare, affermando la nostra voce con coraggio, perché i piccoli Paesi come il nostro, se hanno un’impronta nella storia, è perché nei momenti opportuni hanno dimostrato coraggio.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Evidentemente l’intento dei proponenti dell’ordine del giorno, che risale a non troppo tempo fa ma sembra già passato un’era, aveva a che fare con una possibile limitazione delle azioni di repressione interne all’Iran, ma credo avesse anche come spirito il fatto che quel popolo riuscisse da solo, tramite anche chiaramente la lotta interna, a cambiare le proprie sorti.  Se non che invece ci ritroviamo per l’ennesima volta ad assistere ad un attacco esterno che, nelle volontà, doveva appunto servire anch’esso a cambiare il regime.  Siamo a 22, 23 giorni di conflitto.  Per fortuna sembra che ci sia un’apparente tregua, ma non sembra che il regime sia crollato e quindi la probabilità che le repressioni ritornino rimane tutta intatta, se non – a volte si pensa – addirittura peggiore. Quindi, tutto sommato, nonostante sia cambiato tutto, non cambia nulla dal punto di vista della possibile sofferenza delle persone.  Il senso di questo ordine del giorno rimane intatto. Siamo d’accordo con questo ordine del giorno e lo voteremo convintamente.

L’Ordine del giorno è messo in votazione e approvato all’unanimità con 46 voti favorevoli. 

h) Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Opposizione per chiedere al Congresso di Stato di prendere pubblicamente le distanze dai comportamenti del Segretario di Stato per il Territorio in modo tale che atteggiamenti simili non sì verifichino più in futuro 

Nicola Renzi (RF): Sappiamo bene quali sono gli avvenimenti che sono successi in quest’aula, anzi anche fuori da quest’aula, e noi vorremmo quantomeno alcuni aggiornamenti. Vorremmo sapere se il cosiddetto comitato del codice etico si è espresso e, nel caso, quali siano state le risultanze di questo pronunciamento, perché ad oggi non abbiamo saputo nulla in merito alla questione. Noi abbiamo presentato questo ordine del giorno perché credevamo dovesse rimanere anche negli atti parlamentari una vicenda certamente spiacevole, che denota un atteggiamento che riteniamo sbagliato, rivolto peraltro a persone che lavoravano nel pubblico e che, per il solo fatto di essere lavoratori, meritano rispetto a prescindere da chi siano parenti o da quale orientamento possano avere. Riteniamo non sia possibile che un Segretario di Stato, nel pieno esercizio della propria carica, si possa permettere un certo tipo di apprezzamenti, anche perché questo va a detrimento dell’immagine che il nostro Paese e le nostre istituzioni danno. Spesso sentiamo dire che serve il rispetto delle istituzioni, ma le istituzioni il rispetto se lo devono anche meritare: se sono le prime a mettere in atto comportamenti che generano dubbi nell’opinione pubblica sulla capacità di ricoprire determinati ruoli, è evidente che il problema esiste. Io credo quindi che la somma di tutte queste cose renda necessario non far passare questa vicenda in sordina, come se fosse di poco conto, ma che vada valutata per il peso che ha. Sia chiaro, non siamo venuti in aula a chiedere dimissioni né a fare i censori di qualcuno, ma a fare un richiamo di responsabilità, affinché chi prende le distanze da certi atteggiamenti si impegni anche a non riproporli, perché altrimenti le scuse non servono. Non c’è nulla di più inaccettabile dell’arroganza del potere, dell’idea che chi ricopre certe cariche possa dire e fare qualsiasi cosa: non è così. Serve rispetto per le istituzioni, per le cariche che si ricoprono e soprattutto per i cittadini sammarinesi e per chi lavora per le istituzioni. Per questo abbiamo deciso di mantenere in votazione questo ordine del giorno, affinché resti traccia nel dibattito consiliare di quanto accaduto, e lo facciamo con senso di responsabilità, senza voler creare casi ad arte, ma ritenendo che questa vicenda debba entrare nelle cronache del nostro Parlamento.

Segretario di Stato Luca Beccari: Intanto sì, il comitato etico ha preso in esame l’esposto che ha ricevuto e, in prima battuta, ha rilevato favorevolmente il fatto che il Segretario Ciacci abbia espresso pubblicamente le proprie scuse e abbia ammesso l’inopportunità dell’atteggiamento e della vicenda. Il comitato ha inoltre evidenziato che, sebbene le dichiarazioni fossero state rivolte prevalentemente nei confronti del consigliere Savoretti, la presa di posizione dovesse essere estesa anche a tutte le altre persone coinvolte, anche non appartenenti a quest’Aula, auspicando quindi una medesima pronuncia nei confronti di tutti i soggetti interessati dagli scambi di messaggi avvenuti. È stato inoltre formulato un richiamo non solo nei confronti del Segretario Ciacci, ma in generale un richiamo che ritengo opportuno rivolgere a tutto il Congresso di Stato e agli organismi istituzionali, affinché vi sia un utilizzo attento anche dei social privati, perché le opinioni espresse, sebbene in ambiti non istituzionali, possono comunque restituire un’immagine negativa o non opportuna delle istituzioni. Su questo il Segretario ha già avuto modo di esprimersi in Aula e pubblicamente, e credo che anche i gruppi si siano espressi in maniera molto netta prendendo le distanze da un episodio che tutti abbiamo ritenuto non consono. Non voglio in questa sede portare giustificazioni, ma posso dire che spesso i toni del dibattito politico lasciano degli strascichi e talvolta possono portare a esagerazioni che non sono tollerabili, ma che purtroppo accadono. Ritengo però che vi sia stata un’immediata presa di coscienza dell’errore, con una tempestiva assunzione di responsabilità e una pubblica ammenda, e questo è quanto possiamo riferire dal punto di vista governativo. Rilevo inoltre che dovrebbe valere anche il contrario, perché spesso i social vengono utilizzati anche da membri dell’opposizione per commentare l’azione di governo con toni più o meno accesi, e forse questa vicenda deve essere un richiamo per tutti a esprimere le divergenze in maniera politicamente corretta, evitando affermazioni non adatte al ruolo che tutti siamo chiamati a ricoprire.

Sara Conti (RF): Mi dispiace che nessuno voglia intervenire, perché chiaramente tutti dovrebbero essere favorevoli a riportare quello che è il tenore di un dibattito politico che può talvolta anche divenire scontro, ma sempre nell’alveo dello scontro politico, che non deve mai oltrepassare quel limite di decenza e di delegittimazione che diventa anche un insulto a livello personale, non solo nei confronti di quello che può essere identificato come avversario politico, ma che poi coinvolge anche le sfere più strette e più vicine a questa persona, come nel caso in oggetto, quindi anche parenti o addirittura figli che sono oltretutto operatori istituzionali anch’essi. Chiaramente condividiamo anche il tenore dell’intervento del Segretario e chiediamo, se possibile e se pubblico, di avere il parere espresso dalla Commissione Etica, perché se c’è stato un richiamo formale noi lo condividiamo, ma desideriamo mantenere in votazione il nostro ordine del giorno non per attaccare la persona, e questo ci tengo a dirlo, ma per tracciare una linea che secondo noi non va oltrepassata. Lo abbiamo detto anche in altri momenti: le istituzioni non sono un’entità astratta, vivono attraverso le persone che le rappresentano e dobbiamo essere consapevoli che in ogni intervento pubblico, specialmente sui social, rappresentiamo comunque le istituzioni, che ci piaccia o meno. Non possiamo permettere che passi per normale o legittimo un comportamento che, per quanto sopra le righe, è sfociato nell’insulto, nella delegittimazione gratuita e nel linguaggio oltraggioso. Questo non lo possiamo permettere, non perché vogliamo fare i bacchettoni, ma perché siamo tutti consapevoli di rappresentare con responsabilità un’istituzione come il Consiglio Grande e Generale. Il nostro messaggio è semplice: le parole non sono mai neutre, hanno un valore, e non possiamo far passare per normale ciò che non dovrebbe esserlo, perché gli insulti e le offese non devono essere normali né dentro né fuori dalle istituzioni.

Giovanni Zonzini (Rete): Non voglio fare del facile moralismo. Utilizzo talvolta anch’io, magari in contesti privati o in espressioni sopra le righe, toni che possono risultare anche insultanti; è una cosa che non dovrebbe avvenire, che fuoriesce dal bon ton, ma che in qualche modo rientra nell’umano, e certamente non sosterrei un ordine del giorno se si trattasse solo di questo, neanche se riguardasse un Segretario di Stato. In quell’episodio, tuttavia, non vi è stato un semplice alterco tra consiglieri o tra un consigliere e un Segretario di Stato, e non è questo l’aspetto che spinge il nostro gruppo a votare favorevolmente. Il punto sono le minacce nei confronti di un dipendente pubblico, colpevole, se così si può dire, di essere figlio di un consigliere di opposizione, minacce relative al posto di lavoro di quel lavoratore. Questo per noi è assolutamente intollerabile, perché fintanto che ci si scontra verbalmente tra di noi, pur essendo una cosa sbagliata, si può anche ricomporre, ma qui siamo di fronte a una questione politica rilevante: un Segretario di Stato che pubblicamente minaccia la posizione lavorativa di un dipendente pubblico per le posizioni politiche della madre. Questo è un fatto di estrema gravità. Ci poniamo anche un altro dubbio: se non si fanno scrupoli a scrivere queste cose sui social, cosa può avvenire negli uffici o nei corridoi della Segreteria di Stato? Per questo riteniamo che quest’Aula debba prendere una posizione forte, non contro la persona, ma per la riaffermazione della democrazia e delle libertà politiche, affinché questo ordine del giorno sia un monito per chi detiene poteri pubblici a rispettare limiti che sono invalicabili, a partire dal rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori. Anche solo adombrare la possibilità di un licenziamento per motivi politici è qualcosa che merita censura in un sistema democratico, tanto più in un Paese che in passato ha vissuto momenti in cui si veniva colpiti per le proprie opinioni politiche. Non dobbiamo tornare indietro, ma mantenere alta la guardia contro ogni deriva che trasformi il potere in comando arbitrario sulla pubblica amministrazione. Per questo chiediamo una censura dei comportamenti, come affermazione dei diritti democratici e delle libertà fondamentali di tutti i lavoratori.

Fabio Righi (D-ML): Io credo che la riflessione fatta dal collega che mi ha preceduto, che voleva essere anche la nostra, rappresenti la cornice all’interno della quale va sviluppato il ragionamento su questi ordini del giorno. Noi ci limitiamo alla questione specifica dei comportamenti del Segretario Ciacci. Prendiamo atto di quanto riferito, anche rispetto alla valutazione positiva del percorso che ha portato alle scuse, ma il problema è un altro. Quello che il Segretario Ciacci ha fatto sui social è semplicemente la rappresentazione, resa pubblica e evidente, di ciò che in questo Paese purtroppo avviene con una certa costanza e che il livello politico raggiunto consente ormai di esprimere anche con una certa sfacciataggine. Per questo riteniamo che la questione non debba essere valutata solo per l’episodio specifico, ma per ciò che troppo spesso si continua a far finta di non vedere. Non è la parola in più in un diverbio, pur grave, il punto centrale, ma la minaccia rivolta a un parente per le posizioni politiche espresse. Più volte da questi microfoni abbiamo denunciato una situazione per cui in questo Paese ancora si sente dire che non si può fare politica per timore di ritorsioni sul luogo di lavoro, e chi sostiene di non averlo mai sentito o mente o è parte del problema. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. Questo intervento si collega anche ad altri precedenti, perché credo sia necessario che ciascuno in quest’Aula prenda coscienza di una situazione che rischia di delineare un contesto drammatico, in cui il menefreghismo di chi ricopre ruoli istituzionali diventa evidente. Lo vediamo anche nei comportamenti, nel modo di presentarsi e di rappresentare le istituzioni, nel fatto che il ruolo istituzionale venga spesso ridotto a una dimensione personale. Questo svilimento porta qualcuno a pensare che tutto sia concesso e che tanto non succeda mai nulla. Ma non è così che può funzionare. In altri Paesi vicende molto meno gravi hanno portato a conseguenze immediate, mentre qui sembra che tutto venga assorbito come normale. Per questo, nel sostenere questo ordine del giorno, non guardiamo alla singola parola di troppo, ma al principio che non può passare l’idea che basti chiedere scusa perché tutto venga azzerato. Quando si ricoprono determinati ruoli, ci sono limiti che non possono essere superati e comportamenti che non ci si può permettere. Altrimenti si continua a svilire il ruolo delle istituzioni e il rispetto che esse devono rappresentare.

Luca Boschi (Libera): Il nostro è il partito che esprime appunto la Segreteria al Territorio e quindi il Segretario, e nel corso della comunicazione, anche quando abbiamo trattato questo tema qualche mese fa, noi abbiamo criticato apertamente il comportamento del Segretario nei confronti del consigliere Savoretti e della sua famiglia, sia nei messaggi privati, ma soprattutto poi per dei messaggi pubblici sui social di qualche giorno dopo. È chiaro che in quei messaggi mancava lucidità, ma è chiaro anche che quei messaggi vanno presi per quello che sono. Se io avessi il minimo dubbio che quella minaccia fosse una minaccia concreta e veritiera che poteva avere un seguito, io chiederei immediatamente le dimissioni del Segretario Ciacci, lo dico proprio apertamente, e penso che l’Aula tutta, ma lo stesso Segretario Ciacci, abbia censurato il suo comportamento, abbia preso le distanze dal suo comportamento, abbia chiesto scusa. Nella mia carriera politica, che ormai è quasi decennale, io ho ricevuto tantissimi messaggi pesanti, sia al telefono che sui social, che su WhatsApp, ma anche pubblicamente, anche quando ricoprivo la carica più alta, la carica della suprema magistratura, e non mi è mai venuto in mente di rendere pubblico questo, ma ho sempre cercato, questo fa parte del mio carattere, di chiarire, magari anche in maniera animata, con chi aveva prodotto questi insulti o queste critiche molto forti. Poi ognuno è libero di far politica come crede. Io riporterei però le cose nel loro giusto ordine di grandezza e inviterei tutta l’Aula a prendere questo esempio, come ce ne sono tanti altri che conosciamo tutti, per riportare il clima del confronto politico, dello scontro politico, nei giusti termini. Io, ripeto, non ho mai insultato nessuno, ma non ho mai utilizzato degli insulti ricevuti, che ne ho ricevuti tanti, anche sui social, per venire in Aula a denunciare l’accaduto. Se qualcuno ha altre sensibilità è giusto che ci siano in maniera differente, però secondo me libera anche dei confronti personali, anche duri, per far sentire la propria voce e la propria distanza da quei comportamenti specifici.

Michela Pelliccioni (indipendente): Io credo che il discorso oggi vada fatto un po’ più ampio, perché le parole che si ascoltano sono belle. Ora parto ovviamente dal testo che ha scritto Repubblica Futura rispetto all’episodio, che è assolutamente censurabile, e devo dire che ho apprezzato anche che il Segretario a suo tempo abbia fatto pubblica ammenda e le doverose scuse, però ci sono stati alcuni passaggi, alcuni interventi all’interno di quest’Aula che mi portano a dire che purtroppo non c’è una presa di coscienza rispetto a quella linea di confine che richiamava la collega Sara Conti. Perché purtroppo credo che manchi qui dentro una cultura del rispetto, che non si è verificata solo nel caso specifico, ma in tanti altri episodi. Qui dentro, in quest’Aula, ci si può dire a livello politico qualsiasi cosa, ma credo che in più episodi, almeno per quanto mi riguarda, si sia andati ben oltre lo scontro politico, si sia entrati sul tema personale, offendendo, utilizzando anche i social network e non solo. E allora io credo che si debba richiedere una presa di coscienza che non è solo nei confronti di chi, come il Segretario Ciacci, ha sbagliato, ma anche da parte di tanti altri che purtroppo questa presa di coscienza, e oggi mi viene confermato, non ce l’hanno. Finché questo senso del rispetto non sarà chiaro a tutti, io penso che purtroppo di ordini del giorno ne potremmo scrivere a bizzeffe, ma il risultato non arriverà, perché finché quella presa di coscienza manca ci sarà ancora tanto da lavorare, e io credo che per alcuni questa presa di coscienza manchi veramente ancora tanto.

L’ordine del giorno è messo in votazione e respinto con 15 voti favorevoli e 25 contrari.

i) Ordine del Giorno presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti per impegnare il Congresso di Stato al monitoraggio dello stato dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Venezuela, in coerenza con la tradizione di neutralità attiva e con i valori costituzionali della Repubblica 

Michele Muratori (Libera): Allora, questo atto nasce il 19 gennaio di quest’anno, anche a seguito dei fatti recentemente accaduti, in particolare della cattura di Maduro, avvenuta nell’ambito di un’operazione militare statunitense che ha profondamente scosso lo scenario internazionale . Diciamo che questa è una delle situazioni che purtroppo si stanno creando a livello globale e che fanno emergere una certa preoccupazione. Noi siamo sempre stati promotori della pace, del multilateralismo e soprattutto del rispetto del diritto internazionale. Il multilateralismo, per Paesi piccoli come il nostro, è stato per tanti anni la principale arma di difesa, attraverso l’arte della diplomazia. Il rispetto del diritto internazionale, in un contesto come quello attuale, spesso turbolento, rappresenta un richiamo doveroso alla risoluzione delle controversie negli ambiti multilaterali. Altrimenti ci ritroviamo nella logica del più forte, per cui uno Stato può svegliarsi la mattina e attaccare indiscriminatamente una nazione che ritiene non amica. Credo che questa sia una distorsione di tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni.

Segretario di Stato Luca Beccari: Grazie Eccellenza. L’ordine del giorno è stato condiviso all’interno della maggioranza e, se non ricordo male, anche dai consiglieri di opposizione, quindi sul testo non abbiamo indicazioni di modifica. Credo sia utile una riflessione su questo tema, che si collega anche a quanto detto sul caso iraniano. Siamo di fronte a una fase particolarmente complessa, non solo per gli eventi, ma per l’evoluzione delle relazioni internazionali nel contesto del multilateralismo. Spesso si critica il multilateralismo, anche all’interno delle stesse sedi multilaterali, evidenziando l’inefficacia delle organizzazioni internazionali nel rispondere a minacce globali. Dall’altra parte, però, la risposta a queste critiche si traduce sempre più in scelte unilaterali o in decisioni prese da gruppi ristretti di Stati. Lo vediamo in diversi contesti: il conflitto in Ucraina, dove il processo di pace non si sviluppa in sede multilaterale; il Medio Oriente, dove non vi sono state determinazioni efficaci da parte dell’ONU; la vicenda venezuelana, anch’essa fuori da un quadro multilaterale. L’ordine del giorno, in particolare nell’ultimo punto, invita San Marino a continuare a sostenere il ritorno al multilateralismo. Per uno Stato come il nostro, che ha nella diplomazia il proprio principale strumento, questo è fondamentale. In passato la nostra diplomazia era difensiva, oggi invece ci porta a esprimerci anche su questioni globali. È quindi necessario continuare a lavorare su questo fronte, ribadendo il rispetto del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Dalibor Riccardi (Libera): Grazie Eccellenza. Intervengo per dichiarazione di voto a nome del mio gruppo, che sosterrà l’ordine del giorno. Ritengo però utile evidenziare alcuni aspetti, anche alla luce dell’intervento del Segretario Beccari e del precedente dibattito sull’Iran. Il nostro piccolo Stato può rappresentare un esempio di libertà e democrazia, grazie a una storia costruita anche attraverso la diplomazia e il multilateralismo. Entrando nel merito, la situazione del Venezuela, dall’approvazione dell’ordine del giorno ad oggi, non è migliorata, né sul piano politico né su quello umanitario. Questo dimostra come la guerra difficilmente porti soluzioni efficaci. Il multilateralismo e la democrazia restano quindi strumenti fondamentali. Oggi nel Paese persistono carenze di servizi essenziali e condizioni di vita difficili, mentre la destituzione di Maduro non ha eliminato instabilità e repressione. Lo stesso rischio si può riscontrare anche in altri scenari internazionali, come nel conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Credo che politiche basate sulla forza e sulla prevaricazione non producano risultati duraturi né stabilità. Solo attraverso la diplomazia e il multilateralismo è possibile costruire soluzioni efficaci. Per questo riteniamo corretto sostenere l’ordine del giorno e ribadire il ruolo del nostro Paese come promotore di questi valori. 

Fabio Righi (D-ML):Stiamo discutendo ordini del giorno su temi estremamente rilevanti, anche se arriviamo al termine di una lunga sessione consiliare. Ritengo comunque importante cogliere questa occasione per una riflessione più ampia. Il nostro gruppo ha sottoscritto l’ordine del giorno e ne sostiene i contenuti, ma questo dibattito dovrebbe riportare al centro il tema della politica estera, in modo più strutturato e continuativo. Negli ultimi tempi si è parlato molto dell’accordo con l’Unione Europea, ma è mancata una visione complessiva delle strategie di politica estera del Paese. Il rischio è che il confronto si limiti a considerazioni condivisibili ma superficiali, senza un vero approfondimento politico. Dire che la guerra è sbagliata è evidente, ma non è sufficiente. Serve una riflessione sulla collocazione internazionale della Repubblica e sulle posizioni da assumere negli organismi internazionali, nel rispetto della nostra tradizione di neutralità. San Marino ha costruito la propria credibilità come luogo di dialogo e di soluzione dei conflitti. Proprio per questo è necessario evitare scelte che possano compromettere questa funzione. Il nostro ruolo richiede equilibrio, attenzione e capacità di analisi delle dinamiche geopolitiche. Dobbiamo quindi rafforzare il dibattito sulla politica estera e renderlo più incisivo e consapevole. 

L’ordine del giorno è messo in votazione e approvato all’unanimità con 42 voti favorevoli.

I rimanenti Ordini del giorno saranno calendarizzati nella sessione di aprile.

Alle 19.10 la sessione consiliare termina con il messaggio di congedo degli Ecc.Reggenti Matteo Rossi e Lorenzo Bugli.