San Marino. Il senso della Giornata mondiale dell’acqua, nel 2026
Nel 2026 la Giornata mondiale dell’acqua si svolge in un mondo già entrato nell’era della “bancarotta idrica globale”, dove eventi istituzionali, slogan e report convivono con dati allarmanti. Il tema “Water and Gender” mette al centro donne e ragazze, ma rischia di rimanere retorica se non si traduce in un vero cambio di poteri. Dietro il rituale delle celebrazioni emerge il contrasto tra parole e realtà.
La carenza di acqua potabile è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe. Per questo è necessario creare occasioni per riflettere sull’acqua, per imparare qualcosa di nuovo, per ricordare a tutti quanto sia fondamentale per la nostra vita e per quella del pianeta. Per provare, tutti insieme, a fare la differenza.
La Giornata Mondiale dell’Acqua è stata proclamata per la prima volta nel 1993 dall’Assemblea delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di porre un rispetto internazionale nei confronti dell’acqua. Da allora, si celebra ogni anno il 22 marzo sviluppando un tema specifico su cui richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. Nel 2026 è “Acqua e parità di genere”.
Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. L’accesso sicuro all’acqua non è solo una questione ambientale: è anche una questione di equità e diritti. In molte aree del mondo la mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati amplifica le disuguaglianze.
A sostenerne il peso maggiore sono spesso donne e ragazze, impegnate quotidianamente nella raccolta e nella gestione dell’acqua e nella cura delle persone colpite da malattie legate all’acqua non sicura.
Garantire servizi idrici affidabili e accessibili significa ridurre queste disuguaglianze e promuovere una partecipazione più equa ai processi decisionali che riguardano la gestione della risorsa.
Valorizzare il determinante contributo delle donne – nella leadership, nella ricerca, nelle professioni tecniche e nelle comunità – è una condizione fondamentale per affrontare le sfide globali legate all’acqua, dal cambiamento climatico alla resilienza dei territori.
San Marino. Per chi come noi è abituato ad aprire il rubinetto ed avere acqua calda o fredda per qualsiasi necessità (o futilità) è difficile pensare che in altre parti del mondo questo non accada. Ed è anche difficile ricordare che i nostri nonni, in grandissima parte, non avevano l’acqua corrente in casa ma dovevano portarla con gli orci dal pozzo o da qualche rivo nelle vicinanze. Il bagno (la doccia neanche esisteva) era una pratica da farsi poche volte all’anno e nessuna massaia si sognava di lavare le lenzuola tutte le settimane.
Altri tempi. Altre abitudini. Anche se l’acqua a San Marino c’era, contrariamente a quanto si è sempre sostenuto. Ci sono zone attraversate da acque sotterranee, ci sono pozzi e fontane molto usati in passato e ora praticamente dimenticati. San Marino acquista da fonti esterne la maggior parte dell’acqua che serve al consumo domestico e industriale, con costi spesso assai onerosi e una dipendenza che, in tempi di crisi, potrebbe diventare rischiosa. Nonostante la consapevolezza di questi problemi (senza toccare minimamente le questioni ambientali che rivestono il consumo di acqua) non si fa niente da troppi anni per cercare di tornare all’autonomia idrica. Troppi progetti sono rimasti lastricati sulla strada delle pie intenzioni. Ora pare che la volontà politica sia diventata più sensibile alla problematica: seguiremo con molta attenzione ogni eventuale evoluzione.


