Biennale di Venezia, proteste contro Israele: nuovo fronte dopo il caso Russia
Alla vigilia della Biennale Arte di Venezia si apre un nuovo terreno di scontro. Dopo le polemiche legate alla partecipazione della Russia, ora l’attenzione si sposta su Israele, al centro di una crescente mobilitazione nel mondo dell’arte.
Secondo quanto riportato da Artribune, un gruppo composto da 178 professionisti tra artisti, curatori e operatori culturali ha firmato una lettera indirizzata alla direzione della Biennale, chiedendo una presa di posizione sulla presenza israeliana. Tra i firmatari figurano 82 rappresentanti dei padiglioni nazionali, 55 operatori del settore e 41 artisti della mostra principale.
La protesta nasce anche dal confronto con quanto accaduto sul fronte russo. Se in quel caso le istituzioni europee e italiane si sono mosse con decisione per contestare la partecipazione, nel caso di Israele – sottolinea Artribune – non si è registrata una reazione analoga, alimentando accuse di doppio standard.
A guidare la mobilitazione è il collettivo Art Not Genocide Alliance (ANGA), da tempo impegnato nel denunciare la presenza israeliana negli eventi culturali internazionali. La nuova lettera si inserisce in questo percorso e richiama esplicitamente l’appello della società civile palestinese contro quella che viene definita la normalizzazione dell’occupazione e dell’apartheid.
Il clima resta teso anche sul piano artistico. Alcuni progetti sono stati influenzati dal contesto politico, come nel caso del Sudafrica, che ha deciso di ritirare la propria partecipazione dopo le polemiche legate a un’opera che affrontava anche il tema delle vittime palestinesi.
Con l’apertura della Biennale sempre più vicina, il dibattito si fa quindi più acceso, trasformando la rassegna in un luogo dove arte e geopolitica tornano a intrecciarsi in modo evidente.


