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San Marino. Affare bulgaro: il Giudice Brunelli smonta il “Piano Parallelo”

L’ordinanza del 27 febbraio con cui il giudice d’Appello David Brunelli ha disposto l’immediata scarcerazione dei coniugi Andrea Del Vecchio e Maria Manduchi ridimensiona il cosiddetto “piano parallelo” contestato dagli inquirenti. Il provvedimento esclude infatti la gravità indiziaria, presupposto necessario per l’applicazione della misura cautelare. Nella stessa ordinanza viene annullato anche l’ordine di arresto nei confronti del magnate bulgaro Assen Christov.

Secondo il giudice Brunelli, gli atti compiuti o ipotizzati nell’ambito del piano parallelo non integrano i gravissimi reati di attentato alla libertà perpetua e minaccia all’autorità. Dall’analisi del materiale investigativo – costituito in gran parte da intercettazioni telefoniche e ambientali – emergerebbero piuttosto intenzioni e propositi “deplorevoli e sconsiderati”, accompagnati da toni enfatici, esagerazioni e vanterie nelle conversazioni tra gli indagati, ma privi di concreta attuazione. Anche le minacce rivolte all’incolumità degli inquirenti, rileva l’ordinanza, non si sono mai tradotte in azioni reali. Il cosiddetto “piano parallelo”, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe dovuto favorire l’archiviazione del procedimento per riciclaggio, corruzione privata e amministrazione infedele, ottenere la restituzione dei 15 milioni di euro sequestrati e riaprire la strada al tentativo di acquisizione di Bsm.

Tra le iniziative ipotizzate, verso chi osteggiava questo scenario, figuravano una campagna mediatica contro l’accordo di associazione con l’Unione europea, rievocando anche lo spauracchio ‘black list”; possibili azioni legali contro consiglieri dell’Ente Cassa di Faetano; il coinvolgimento di figure politiche o imprenditoriali ostili al sistema che contrasta l’affare bulgaro ed anche la ricerca di informazioni coperte da segreto istruttorio. Nelle intercettazioni, inoltre, si farebbe riferimento a un possibile coinvolgimento dell’associazionismo massonico e a presunti contatti con ambienti legati ai servizi bulgari e a non meglio precisati esponenti della Nato, che avrebbero dovuto intimidire magistratura, organi di vigilanza e banca centrale.

Per il giudice d’Appello, tuttavia, ciò che è effettivamente avvenuto – come la campagna mediatica o i contatti con alcuni soggetti – non costituisce reato, mentre le altre ipotesi criminose sono rimaste allo stadio di intenzione e non si sono mai concretizzate. Di qui l’annullamento dell’ordinanza di arresto.

Fonte: San Marino RTV