La guerra in Medio Oriente, tra bombe, speculazioni, tentativi diplomatici, scandali, rincari e rischi reali. Dimenticate Ucraina e Gaza
Dieci giorni dopo l’inizio delle ostilità, il Medio Oriente è scosso da un conflitto che ha ormai superato i confini regionali, trasformandosi in una crisi globale. L’operazione militare, avviata congiuntamente da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio 2026, ha portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e all’ascesa del figlio Mojtaba, ufficialmente nominato nuova Guida Suprema dell’Iran l’8 marzo scorso.
Fa discuter il suo trascorso da nababbo. Nonostante la retorica del regime, Mojtaba è a capo di un vero e proprio impero economico. È accusato di gestire una rete immobiliare di lusso che include una proprietà a Londra da 46,5 milioni di dollari, ville a Dubai e hotel in Europa. Il suo insediamento è visto come un tentativo di preservare la ricchezza di famiglia, stimata complessivamente in circa 100 miliardi di dollari.
Le reazioni internazionali e il fronte del Golfo. La risposta di Donald Trump è stata sprezzante, definendo l’Iran in uno stato di “resa incondizionata” e minacciando di decidere personalmente il futuro successore. Netanyahu ha rincarato la dose, minacciando direttamente il nuovo leader.
I Paesi del Golfo si trovano a un bivio, stretti tra la necessità di sicurezza e le minacce iraniane che hanno già colpito infrastrutture in Bahrein ed Emirati Arabi. Intanto lo Stretto di Hormuz è stato dichiarato “zona di guerra”, con gli USA pronti a scortare le petroliere per contrastare il blocco iraniano.
Mercati e petrolio: speculazione o necessità? Il prezzo del greggio ha raggiunto i 100 dollari al barile. Sebbene la minaccia al transito nel Golfo sia reale, alcuni analisti suggeriscono una forte componente di speculazione finanziaria come causa del rincaro, legata all’incertezza sulla durata del conflitto. Anche i mercati globali vivono una fase di estrema volatilità, con un impatto diretto sui titoli energetici e della difesa.
L’Europa, tra rischi e diplomazia, affronta questa “terza guerra del Golfo” con profonda preoccupazione. Oltre allo shock energetico, si temono ritorsioni dirette (l’Iran ha minacciato l’Europa) e una crisi dei flussi migratori. La NATO è già intervenuta per intercettare missili iraniani entrati nello spazio aereo della Turchia.
Le guerre “dimenticate”: Ucraina e Gaza. Mentre i riflettori sono puntati su Teheran, gli altri fronti non si sono fermati. Gaza: nonostante il nuovo conflitto, le operazioni israeliane continuano, sebbene la priorità militare si sia spostata verso il “nemico iraniano” e le sue roccaforti in Libano. Ucraina: la guerra prosegue, ma soffre della distrazione diplomatica e del possibile dirottamento di aiuti militari statunitensi verso il fronte mediorientale.
L’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente a marzo 2026 ha generato uno shock immediato sull’economia italiana, colpendo i portafogli delle famiglie e la competitività delle imprese.
Energia e Carburanti: la stangata al distributore. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha innescato rincari a catena sui costi energetici.
Benzina e Diesel: I prezzi hanno superato la soglia critica, con il gasolio servito a 1,945 euro/litro e la benzina a 1,859 euro/litro secondo le rilevazioni di Motor.com.
Riguardo a luce e gas, si stima un aggravio medio di 402 euro annui per famiglia se il conflitto dovesse prolungarsi, come riportato dall’analisi di ANSA. Il sistema produttivo italiano rischia un sovrapprezzo energetico di 10 miliardi di euro, mettendo a dura prova i settori energivori.
Mercati Finanziari: Piazza Affari sotto pressione. La Borsa di Milano ha reagito con estrema volatilità alle notizie dal fronte iraniano.Il listino milanese ha registrato una perdita del 6,5% nella prima settimana di marzo, colpita dal doppio shock energetico e dall’incertezza geopolitica. BTP Valore come Rifugio: gli investitori italiani hanno cercato protezione nei titoli di Stato, con il BTP Valore tornato a essere considerato un bene rifugio prioritario.
Commercio e Logistica: il “fantasma” di Hormuz. L’Italia, fortemente dipendente dalle rotte marittime, subisce l’interruzione delle catene di approvvigionamento. Export a Rischio: il blocco dei transiti mette a rischio i flussi commerciali verso l’Asia, con un impatto quotidiano stimato in milioni di euro per il solo commercio estero.
Rischio Stagflazione: l’Eurogruppo monitora con apprensione la situazione italiana, temendo che l’aumento dei costi energetici unito al rallentamento del commercio porti a una fase di stagflazione (prezzi alti e crescita zero).


