Attualità

La guerra e la drammaticità dei numeri

San Marino. Riportati su di un tabella, su di un foglio Exel o nella propria mente, i numeri non fanno un grande effetto hanno un valore scientifico e tutto finisce qui.

Se i numeri li uniamo ad un fatto e quando il fatto è la guerra ed i numeri rappresentano i “morti” allora il significato cambia e rivelano tutta la grandezza di una tragedia, maturata nella democratica Europa, e conclusasi dopo 5 anni di combattimenti sempre più feroci fino all’uso della prima bomba atomica.

Vediamoli questi morti: 68.341.065 ma chissà quanti ne saranno morti dopo a causa delle ferite eccetera. Di questi il 36 % sono militari ed il restante 64% civili. Il maggior numero di morti civili l’ha avuto la Cina con 15.500.000, seguita da URSS con 12.600.000, Polonia con 5.500.000, Germania con 2.100.000 e la Jugoslavia con 900.000. Ma ancora i numeri, stavolta le percentuali, ci danno un quadro ancor più drammatico perché Singapore con i suoi 200.000 morti raggiunge un valore altissimo pari a 286 morti ogni mille abitanti, vale a dire che uno su tre dei cittadini inermi è morto per azioni di guerra. La polonia è a 161 su mille; La Lituania con 138; La Lettonia con 110 e l’URSS con 75; la Jugoslavia con 58. Anche la Grecia ha pagato un prezzo altissimo con 39 su mille; l’Ungheria e la Cina con 30; La Germania con 27.

Un dato impressionante salta subito agli occhi: San Marino, in un solo giorno di bombardamenti, ha perso 6,3 civili per mille abitanti (10.000 nel 1939 ); L’Italia, con 4 anni di guerra a perso 3,5 civili su mille. San Marino ha pagato molto cara la sua posizione nonostante la neutralità, la generosa accoglienza, la disponibilità a condividere le sofferenze per un’azione che di bellico ha solo le bombe sganciate con incredibile precisione proprio dove dovevano cadere. Nessuna buona ragione di difesa o di aggressione alla parte avversa ma solo un errore, cosi definito in un primo tempo ma del tutto improbabile, che ancora oggi rivendica chiarezza.

Oggi si parla di algoritmi, addirittura dell’etica dell’algoritmo, ma intanto la tecnica non è solo progresso come dovrebbe essere e in primo luogo umano e sociale. I dati ed i numeri continuano a travolgerci come una massa enorme che si stacca ogni momento dalla montagna, ci schiacciano e non ci danno la possibilità di difenderci soprattutto ci negano la funzione di umanizzazione della tecnica. Camere a Gas per sperimentare. Pulsanti a portata di pollice per distruggere l’umanità, privacy scomparsa, nuovo potere dei numeri che trascende quello dell’uomo. Potere dell’Algoritmo.

Ora se avessimo la bontà ed il buon senso di tornare ad utilizzare i numeri per programmare, per lo sviluppo, per migliorare la qualità della vita per tutti, se formassimo i medici che ci servono, i poliziotti che ci mancano, i nuovi educatori ma anche, perché no, i nuovi politici non schiavi degli algoritmi ma servitori di un progetto derivante da una visione; potremmo dare numeri più rassicuranti, corrispondenti agli obiettivi, proporzionali alle aspettative, confermativi dei risultati. Sarebbe la umanizzazione di numeri e non dovremmo più meravigliarci, emozionarci o avvilirci per la loro freddezza.

Stiamo attenti che è sempre valida la formula: E=mc2

Peppino Della Balda