San Marino. Il PSD sulla Sanità: il pubblico si difende governando il cambiamento
La sanità cambia. Cambiano le tecnologie, le specializzazioni, i bisogni, il rapporto fra ospedale e territorio, i costi e il modo stesso in cui vengono erogate le cure.
La questione per San Marino non è fermare questo cambiamento. È governarlo.
E per farlo dobbiamo partire dalla realtà.
Il nostro sistema sanitario si fonda su principi ai quali il PSD non intende rinunciare: universalità, accessibilità, uguaglianza e governo pubblico della sanità.
Ma da tempo la realtà è più complessa del modello che continuiamo a descrivere.
Una parte molto rilevante degli assistiti sammarinesi ricorre già alla sanità privata. Lo fa per ridurre i tempi, per cercare una risposta diversa, per approfondire una diagnosi o semplicemente perché ritiene di non avere trovato nel sistema la risposta che cercava.
Il punto è che questo avviene in larga parte fuori da qualsiasi governo del sistema.
Il cittadino sceglie da solo dentro un’offerta enorme, inevitabilmente influenzata anche dalle dinamiche del marketing sanitario. Si sposta da una struttura all’altra, porta con sé referti ed esami, costruisce spesso autonomamente pezzi del proprio percorso di cura. E così rischia di frammentarsi anche quella storia clinica che dovrebbe invece essere unitaria.
È qui che dobbiamo decidere che cosa vogliamo davvero difendere.
Noi vogliamo difendere la salute dei sammarinesi e la capacità del sistema pubblico di farsene carico.
Continuare a difendere l’idea di un sistema integralmente pubblico quando la vita quotidiana degli assistiti ci dice che quel sistema, nei fatti, non è più integralmente pubblico rischia di diventare un esercizio generoso, persino comprensibile, ma rivolto a un mondo che nel frattempo è cambiato.
Il compito della politica è un altro: ricondurre dentro un governo pubblico ciò che oggi avviene in maniera spontanea, frammentata e non programmata.
Non è un’idea nuova.
È, in fondo, una delle lezioni della stagione di Giovanni Bissoni in Emilia-Romagna.
Una cultura politica profondamente legata alla sanità pubblica ebbe la capacità di capire che difendere il pubblico non significava necessariamente fare tutto da soli. Nacque così un modello che ha fatto scuola, e che ancora oggi colloca la sanità emiliano-romagnola ai vertici nazionali: pubblico e privato integrati dentro una regia pubblica forte, che programma, stabilisce i bisogni, fissa gli standard e controlla. Non meno pubblico, quindi. Un pubblico più capace di governare la realtà.
Essere pubblici non significa necessariamente fare tutto da soli. Significa non rinunciare mai a decidere dove andare.
È dentro questa prospettiva che il PSD valuta positivamente l’audizione del Comitato Esecutivo dell’ISS e l’Ordine del Giorno approvato dalla Commissione Sanità.
A febbraio la Commissione aveva affidato al Comitato Esecutivo indirizzi molto precisi. In pochi mesi il lavoro fatto è stato significativo: dal rafforzamento della medicina territoriale, anche attraverso nuovi servizi a domicilio per adulti e bambini, alla prevenzione e all’appropriatezza, dagli interventi sulle liste d’attesa al reclutamento del personale e alla razionalizzazione organizzativa.
Ma c’è un aspetto che merita un riconoscimento particolare. Il Comitato Esecutivo ha assunto l’Ordine del Giorno della Commissione come riferimento per il proprio lavoro ed è tornato davanti alla stessa Commissione rendicontando quanto fatto rispetto agli indirizzi ricevuti. Non è un passaggio formale e non è affatto scontato. È un modo serio di intendere il rapporto fra chi ha la responsabilità di dare gli indirizzi e chi ha quella di tradurli in organizzazione e servizi.
Molto resta naturalmente da fare. Ma il lavoro svolto in questi mesi e il metodo con cui è stato portato avanti meritano di essere riconosciuti.
Il nuovo Ordine del Giorno riconosce questo lavoro, rinnova il mandato sulle questioni ancora aperte e apre una fase nuova sulle scelte di prospettiva.
Fra queste c’è il nuovo ospedale.
San Marino ha bisogno di una struttura moderna, modulare e capace di trasformarsi nel tempo. Nessuno può sapere oggi esattamente come sarà la medicina fra venti o trent’anni. Sappiamo però che sarà sempre più tecnologica e specializzata e sappiamo che San Marino, proprio perché è uno Stato, deve decidere quali prestazioni fondamentali vuole essere in grado di garantire direttamente.
Ma c’è un punto altrettanto importante: chi decide e dove si decide.
Il percorso sul nuovo ospedale era già stato avviato dal Congresso di Stato.
Con l’Ordine del Giorno approvato in Commissione cambia il metodo.
Sono le istituzioni democratiche a dare un mandato al Governo e a chiedergli di tornare davanti alla Commissione con una relazione sulla tipologia di ospedale, sulle prestazioni da garantire, sulle possibilità di sviluppo, sui costi, sulle diverse modalità di finanziamento e sui successivi passaggi necessari.
È qui che una scelta di questa portata deve maturare.
Non può essere l’offerta a determinare il modello: un investimento può essere conveniente per chi lo propone senza essere necessariamente ciò di cui San Marino ha bisogno. Prima vengono le scelte del Paese, poi gli investimenti e gli strumenti per realizzarle.
Prima vengono le istituzioni democratiche, e quindi gli organismi scelti dai sammarinesi.
Il Governo studia, costruisce le alternative e formula una proposta.
La Commissione la esamina, la discute e dà gli indirizzi.
E su questa base si apre quel tavolo nazionale sulla sanità e sulla sicurezza sociale che il PSD continua a ritenere necessario, coinvolgendo professionisti, parti sociali, associazioni e società civile.
L’Ordine del Giorno non sostituisce quel tavolo.
Comincia a portare la discussione sul binario che quel tavolo richiede: scelte trasparenti, dati, alternative e responsabilità politiche chiare, dentro le istituzioni democratiche e poi nel confronto con il Paese.
Lo stesso principio vale per le altre innovazioni contenute nell’Ordine del Giorno.
Utilizzare meglio la capacità diagnostica dell’ISS. Consentire, a condizioni precise e senza sottrarre capacità all’attività istituzionale, prestazioni ulteriori richieste dagli assistiti. Sviluppare attività specialistiche e diagnostiche rivolte ai non assistiti. Attrarre a San Marino pazienti, professionalità e risorse. Utilizzare meglio strutture e tecnologie che appartengono alla collettività.
Un sistema pubblico forte non è quello che alza muri intorno a se stesso. È quello che governa, programma, integra, controlla la qualità e utilizza ogni strumento disponibile per tutelare meglio la salute delle persone.
È questa la sfida che abbiamo davanti.
Non conservare il sistema sanitario di trent’anni fa.
Conservare i suoi valori costruendo il sistema sanitario dei prossimi trent’anni.
Partito dei Socialisti e dei Democratici


