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San Marino. I CapiFamiglia: la firma del 19 ottobre non garantisce l’entrata in vigore dell’Accordo di associazione con la UE

Il 19 ottobre si firma. Ma la firma non significa che l’Accordo sia definitivamente entrato in vigore. È una distinzione fondamentale, che i cittadini di San Marino hanno il diritto di conoscere. Dopo la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione europea, rimangono ancora diversi passaggi istituzionali prima della sua entrata in vigore definitiva. Ecco quali.

1. IL PARLAMENTO EUROPEO

Dovrà esprimere il proprio consenso formale alla conclusione dell’Accordo. I passaggi preliminari già compiuti non sostituiscono questo consenso.

2. IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA

Dopo il consenso del Parlamento europeo, dovrà completare la procedura formale di conclusione dell’Accordo.

3. IL CONGRESSO DI STATO DI SAN MARINO

Dopo la firma del 19 ottobre, l’Accordo dovrà tornare all’esame del Congresso di Stato nell’ambito del procedimento istituzionale sammarinese, per l’approvazione ai fini della successiva ratifica.

4. IL CONSIGLIO GRANDE E GENERALE

L’Accordo dovrà essere sottoposto al Consiglio Grande e Generale per la ratifica, secondo la procedura prevista dall’ordinamento sammarinese e previo esame della competente Commissione consiliare.

5. GLI STATI MEMBRI DELL’UNIONE EUROPEA

Questo è un passaggio fondamentale per comprendere perché la firma del 19 ottobre non chiude il percorso. L’Accordo è un accordo misto che coinvolge l’Unione europea e i suoi Stati membri, oltre a San Marino e Andorra.

Che cosa significa concretamente? Il percorso non si esaurisce con le decisioni delle istituzioni europee. Devono essere considerate anche le procedure nazionali di ratifica o approvazione previste per gli Stati membri dell’UE. A seconda dell’ordinamento di ciascun Paese, queste procedure possono comportare il coinvolgimento del Parlamento nazionale e altri adempimenti istituzionali. Non tutti gli Stati seguono necessariamente lo stesso iter né hanno gli stessi tempi.

La cosiddetta pre-firma degli Stati membri, prevista nel percorso verso la sottoscrizione dell’Accordo, non equivale alla ratifica nazionale. Sono passaggi distinti. Pertanto, dopo il 19 ottobre, dovranno essere completate le procedure richieste per gli Stati membri interessati, oltre a quelle previste per San Marino, Andorra e l’Unione europea.

Quanti mesi occorreranno? A rendere ancora più difficile individuare una tempistica precisa ci sono anche gli appuntamenti elettorali che interesseranno alcuni importanti Stati membri dell’Unione europea.

La Spagna andrà alle elezioni politiche il 29 novembre 2026, la Francia sarà chiamata alle elezioni presidenziali nella primavera del 2027 e in Germania sono previste diverse elezioni regionali nel corso del 2027. Sono appuntamenti che possono modificare le priorità politiche e istituzionali dei rispettivi Paesi. Non significa che le procedure di ratifica verranno necessariamente rinviate, ma è un ulteriore elemento da considerare quando si cerca di ipotizzare quanto tempo occorrerà affinché tutti gli Stati membri completino i propri adempimenti.

Ecco perché oggi nessuno può indicare con certezza quando si concluderà l’intero percorso. La firma del 19 ottobre è una data, mentre il completamento delle procedure di ratifica e l’entrata in vigore definitiva sono un’altra questione.

6. LE NOTIFICHE UFFICIALI

Una volta completate le rispettive procedure, le Parti dovranno notificare formalmente al depositario dell’Accordo l’avvenuto adempimento, secondo quanto previsto dal testo.

7. L’ULTIMA NOTIFICA E L’ENTRATA IN VIGORE

L’articolo 112 stabilisce il meccanismo per l’entrata in vigore definitiva. Sarà determinante l’ultima notifica prevista, dalla quale decorrerà il termine stabilito dall’Accordo. Soltanto dopo il completamento delle procedure richieste e il decorso di tale termine si arriverà all’entrata in vigore definitiva.

E L’APPLICAZIONE PROVVISORIA?

È un’altra cosa. L’Accordo “può” iniziare a essere applicato provvisoriamente prima della sua entrata in vigore definitiva, alle condizioni previste dal testo e dalle procedure delle Parti.

Firma, ratifica, applicazione provvisoria ed entrata in vigore definitiva non sono sinonimi. Il 19 ottobre sarà quindi una tappa, ma non l’ultima.

La domanda da porsi non è soltanto quante firme manchino, ma quali passaggi istituzionali restino da compiere e quando i cittadini potranno conoscere e discutere pienamente le conseguenze di questo Accordo.

La trasparenza comincia anche da qui, distinguendo le tappe, rispettando le procedure e informando correttamente i cittadini.

I CapiFamiglia – Dare voce ai cittadini.