Consiglio Grande e Generale: report integrale della seduta di venerdì 18 settembre
Consiglio Grande e Generale – sessione 7-8-9-15-16-17-18-21-22-23 settembre 2026
Venerdì 18 settembre 2026, mattina
In apertura di seduta viene chiesta la possibilità di anticipare il comma 26 (“Adesione, ai sensi dell’art.1, ultimo comma, della Legge n.13/1979 così come modificato dall’art.1 della Legge n.100/2012, alla Convenzione sulla sicurezza del personale delle Nazioni Unite e del personale associato, conclusa a New York il 9 dicembre 1994, e al relativo Protocollo facoltativo, concluso a New York l’8 dicembre 2005”). Tuttavia non viene raggiunto un numero sufficiente di voti. Si passa quindi al comma 14: la seconda lettura del progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale”.
Manuel Ciavatta (PDCS) spiega che la maggioranza intende cercare “quanta più convergenza possibile” sulle modifiche al Regolamento consiliare e chiarisce che i punti principali rimasti sul tavolo sono due: l’introduzione delle Commissioni in sede redigente come percorso ordinario e la cosiddetta “tagliola” sugli emendamenti. Sul primo aspetto, Ciavatta spiega che, dopo la prima lettura e l’esame dell’articolato in Commissione, il Consiglio tornerebbe in seconda lettura a esaminare soltanto gli articoli sui quali sono ancora presenti emendamenti, senza dover rivotare uno per uno quelli già definiti. Porta come esempio la recente legge sulla famiglia, composta da una quarantina di articoli: con il nuovo sistema, sostiene, l’Aula avrebbe affrontato “al massimo i dieci articoli che avevano emendamenti” per poi passare all’approvazione complessiva della legge. Per Ciavatta il meccanismo “accelera sensibilmente l’approvazione delle norme” senza togliere centralità al Consiglio, che mantiene il voto finale e la possibilità di intervenire attraverso gli emendamenti. Il secondo punto è la “tagliola”, che consentirebbe, con una maggioranza qualificata di 30 consiglieri, una votazione unica sugli emendamenti che si decide di non discutere ulteriormente, così da “mettere un termine alle lungaggini che spesso si verificano o che possono essere create qualora si volessero rallentare i lavori attraverso una serie infinita di emendamenti”. La maggioranza propone inoltre di sostituire il riferimento ai due giorni inizialmente previsto con un limite più preciso di 20 ore di dibattito e analisi dell’articolato. Ciavatta annuncia anche l’intenzione di prevedere un periodo di sperimentazione della sede redigente e ricorda che la maggioranza ha presentato gli emendamenti necessari a eliminare le modifiche precedentemente ipotizzate sui tempi degli interventi: “I tempi rimarranno esattamente gli stessi per tutti. Visto che si è detto che volevamo fare la ‘legge bavaglio’, penso che questo, a questo punto, non si possa più dire”. Resta però, sottolinea, l’obiettivo di rendere più efficiente l’attività consiliare: “Vogliamo però che quest’Aula sia operativa e che non si perda tempo”. Ciavatta apre infine alla possibilità di sospendere i lavori per consentire un ulteriore confronto con le opposizioni sugli emendamenti. Un’apertura raccolta da Nicola Renzi (RF), che conferma la disponibilità della minoranza: “Come opposizione non ci siamo sottratti e non ci sottraiamo al confronto su questa tematica”. I lavori vengono quindi temporaneamente sospesi.
Il dibattito riprende dopo il confronto tra maggioranza e opposizione e Manuel Ciavatta (PDCS) in apertura spiega che l’incontro si è svolto in un clima “molto costruttivo e positivo” e che ha portato ad alcuni aggiustamenti alla proposta. Sulla cosiddetta “tagliola” viene accolta la richiesta di prevedere un’alternanza tra maggioranza e opposizione nella presentazione degli emendamenti, mentre per le sedute pubbliche delle Commissioni la trasmissione radio potrà essere richiesta da almeno tre consiglieri, anziché da un terzo dei componenti. Si ragiona inoltre sulla sperimentazione della nuova procedura, da richiamare in un ordine del giorno o nella relazione, e sull’aumento del tempo prima dell’attivazione della “tagliola”: “Noi proporremmo 25 ore invece di 30. Su questo cerchiamo di metterci d’accordo”. Ciavatta annuncia quindi che le modifiche saranno predisposte mentre prosegue il dibattito, con l’obiettivo, se possibile, di arrivare a “un testo definito e condiviso”. Su questa impostazione Oscar Mina (PDCS) sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra il diritto delle forze politiche a esprimersi e l’esigenza di rendere più ordinati ed efficaci i lavori. Mina giudica positivamente anche le nuove regole sull’ammissibilità degli emendamenti, la trasparenza attraverso lo streaming delle sedute, l’introduzione dei membri supplenti nelle Commissioni e la necessità di organizzare in maniera più ordinata il futuro recepimento della normativa europea legato al percorso di associazione con l’Unione Europea. Michele Muratori (Libera) insiste soprattutto sulla necessità di snellire un’attività consiliare che negli anni si è progressivamente allungata e nella quale, sostiene, spesso si sovrappongono più passaggi sullo stesso provvedimento. Difende quindi il passaggio sperimentale dalla sede referente alla sede redigente, ricordando che le Commissioni sono comunque composte da membri del Parlamento, e valuta positivamente anche la possibilità per tre commissari di chiedere la diretta radio e l’introduzione dei sostituti, particolarmente importante per i gruppi più piccoli. Anche Matteo Rossi (PSD) evidenzia il cambio di clima rispetto alla prima lettura e sostiene che il confronto abbia consentito di trovare “il giusto confronto e i giusti punti di caduta”. Rossi rivendica il mantenimento degli attuali tempi del dibattito generale e concentra l’attenzione sulla “tagliola”, che dovrebbe intervenire dopo 25 ore di esame dell’articolato, garantendo però un ordine di discussione degli emendamenti che dia spazio sia alla maggioranza sia all’opposizione. Per Rossi si tratta di “un giusto punto di compromesso che garantisca tutti”, insieme alla sperimentazione della sede redigente e all’introduzione dei commissari sostituti. Nicola Renzi (RF) riconosce i passi avanti compiuti rispetto alla proposta iniziale ma contesta soprattutto l’idea che le difficoltà del Governo nel portare avanti i propri provvedimenti dipendano dai tempi del Consiglio. “Rispetto alla bozza che ci avevate consegnato in aprile, che era obbrobriosa, oggi sono stati fatti degli importanti passi avanti”, afferma, giudicando positivamente in particolare il ripristino dei precedenti tempi di intervento e l’abbandono del vaglio preventivo sugli emendamenti. RF resta però contraria alla “tagliola”. Renzi sposta infine il confronto sul recepimento dell’acquis communautaire, sostenendo che maggioranza e opposizione avrebbero dovuto dedicare maggiore attenzione a questo tema e confrontarsi con largo anticipo sulle scelte che accompagneranno l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. La valutazione di RF sul Regolamento resta quindi negativa, pur riconoscendo le aperture arrivate durante il confronto e le modifiche apportate rispetto alla proposta originaria.
Gaetano Troina (D-ML) riconosce che il testo sulla riforma del Regolamento è migliorato rispetto alla proposta iniziale, ma contesta l’idea che i ritardi dei lavori consiliari siano dovuti all’opposizione e ai tempi degli interventi. “Non potete attribuire sempre all’opposizione il fatto che il Consiglio non riesca a lavorare”, afferma, ricordando che in questa legislatura, a suo giudizio, non si è praticamente mai fatto ostruzionismo. Sul recepimento dell’acquis communautaire accoglie invece con favore il ritiro dell’emendamento previsto, chiedendo un confronto più ampio sulle modalità con cui San Marino dovrà adeguarsi alla normativa europea. Maria Luisa Berti (AR) apprezza il nuovo clima di collaborazione e concentra il suo intervento sulla necessità di rendere più efficienti i lavori. Per Berti la riforma rappresenta quindi un passo utile, anche se restano altri aspetti sui quali intervenire, a partire dalle Istanze d’Arengo e dal comma comunicazioni, soprattutto in vista del lavoro che comporterà l’adeguamento all’acquis communautaire. Il segretario di Stato Andrea Belluzzi esprime soddisfazione per il punto d’incontro raggiunto tra le forze politiche e invita a mantenere aperto il dialogo anche dopo l’approvazione della riforma. “Bisogna prendere atto che il modo di fare politica, anche perché la comunicazione è diventata importantissima, è cambiato e questo modo di fare politica confligge in maniera fortissima con la produttività” osserva il Segretario. Belluzzi interviene inoltre sul recepimento dell’acquis communautaire, precisando che “è il Parlamento che decide e pianifica come e con quali strumenti, e anche con quali velocità, si andranno ad approvare le norme”. Lorenzo Bugli (PDCS) mette al centro soprattutto il metodo e il rapporto tra maggioranza e opposizione, sostenendo che le “regole del gioco” debbano essere il più possibile condivise. A suo giudizio il confronto di queste ore dimostra che una sintesi è possibile quando cambia l’approccio politico. Difende la necessità di uno strumento che permetta, dopo un determinato tempo, di chiudere l’esame dell’articolato, ma insiste anche sulla responsabilità dei singoli consiglieri nell’evitare interventi ripetitivi e nel rendere più efficace il lavoro dell’Aula. Paolo Crescentini (PSD) richiama invece il “buon senso”, ricordando di essere stato critico in prima lettura perché riteneva il testo troppo sbilanciato verso la maggioranza. Per Crescentini è necessario snellire i lavori, evitando la ripetizione degli stessi dibattiti nelle diverse fasi dell’iter legislativo, ma le regole devono essere condivise il più possibile tra maggioranza e opposizione. Antonella Mularoni (RF) respinge l’idea che l’allungamento delle sedute sia responsabilità dell’opposizione e attribuisce parte dei ritardi all’organizzazione dei lavori da parte di Governo e maggioranza. Riconosce che il testo è stato ridimensionato rispetto alla versione iniziale, ma chiede un metodo diverso: “Nei Paesi democratici le regole del gioco si decidono insieme”. Il nodo principale resta per RF il recepimento dell’acquis communautaire, sul quale Mularoni sollecita un coinvolgimento preventivo del Consiglio e conclude ribadendo “la nostra massima disponibilità a ragionare insieme”. Carlotta Andruccioli (D-ML) riconosce il netto cambio di impostazione rispetto alla prima lettura e dà atto alla maggioranza di avere corretto diversi punti contestati dalle opposizioni. Cita in particolare il mantenimento dei tempi degli interventi, l’eliminazione del vaglio dell’Ufficio di Segreteria sull’ammissibilità degli emendamenti e l’introduzione del membro supplente nelle Commissioni. Resta invece aperto il confronto sulla “tagliola”, sulla quale auspica di “trovare una soluzione equilibrata”. Andruccioli sottolinea però che per rendere più efficiente il Consiglio non basta intervenire sui tempi: serve soprattutto più confronto nelle fasi preparatorie, perché “quando c’è un dialogo, quando le posizioni delle singole forze politiche vengono approfondite prima del dibattito” diminuiscono anche i rallentamenti.
Denise Bronzetti (AR) pone al centro il rapporto tra efficienza del Consiglio e responsabilità dei singoli consiglieri, ricordando che anche i cittadini si aspettano risposte dalla politica . Per Bronzetti non basta però cambiare le regole: “Se non si usa il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere l’azione politica e il ruolo istituzionale che ciascuno di noi ha, possiamo continuare a scrivere, ma non coglieremo mai il risultato migliore”. Serve quindi più confronto prima di arrivare in Aula, perché “quando si arriva qui, la maggior parte del lavoro dovrebbe essere già stata fatta”. Enrico Carattoni (RF) contesta invece il metodo seguito dalla maggioranza e sostiene che prima si sarebbe dovuto intervenire attraverso la Commissione per le Riforme Istituzionali e soltanto dopo sul Regolamento. A suo giudizio la priorità della maggioranza è soprattutto la “tagliola” in vista della prossima legge di bilancio: “Se voi oggi non approvate queste modifiche al Regolamento Consiliare, non siete capaci di riuscire a portare a casa il bilancio che dovrà essere approvato il prossimo dicembre”. Emanuele Santi (Rete) ricostruisce la genesi del provvedimento e torna a criticare duramente la versione presentata in prima lettura, soprattutto per la riduzione dei tempi degli interventi. Sul nuovo testo riconosce però il cambio di passo: “Noi prendiamo atto che questo Regolamento, così come modificato, rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto alla prima stesura, che era vergognosa, e questo ve lo riconosciamo”. Il principale punto di dissenso resta la “tagliola”, perché secondo Santi l’ostruzionismo e il confronto sugli emendamenti hanno consentito in passato alle opposizioni di incidere sui provvedimenti e, in alcuni casi, di fermare scelte considerate sbagliate. “La tagliola mette un limite alla democrazia e noi non lo possiamo accettare, assolutamente”, afferma, ricordando anche il lungo scontro sul DES nella precedente legislatura. Santi affronta infine il nodo dell’acquis communautaire, contestando i ritardi nella preparazione dei provvedimenti necessari e giudicando positivamente il ritiro dell’emendamento presentato sul tema.
Giovanni Francesco Ugolini (PDCS) sottolinea il clima positivo del confronto tra maggioranza e opposizione: “Il clima è stato costruttivo, un clima sereno nel quale si è trovata una soluzione sugli emendamenti proposti”. Per Ugolini la riforma serve a rendere più efficienti i lavori senza limitare il confronto: “Non si tratta di comprimere il dibattito democratico, ma, al contrario, di renderlo più incisivo”. Maria Katia Savoretti (RF) apprezza l’apertura arrivata in Aula, ma critica il metodo seguito nei mesi precedenti: “C’era tutto il tempo necessario per fare un confronto con le forze di opposizione, ma questo confronto in questi mesi non c’è stato”. Riconosce comunque che “un passo in avanti da parte della maggioranza è stato fatto” e auspica un Regolamento “giusto, corretto ed equilibrato, indipendentemente da chi sia in quel momento maggioranza”. Fabio Righi (D-ML) riconosce che la maggioranza “ha fatto un discreto passo indietro, anzi molteplici passi indietro” rispetto al testo iniziale, ma resta fortemente critico sul metodo seguito e sul mancato confronto preventivo con le opposizioni. Valuta positivamente alcuni correttivi, come l’introduzione del membro supplente nelle Commissioni, mentre sulla “tagliola” chiede un meccanismo più graduale, che lasci prima spazio alla mediazione. Righi concentra poi buona parte dell’intervento sul recepimento dell’acquis communautaire, ribadendo che D-ML non è contraria all’integrazione europea: “Noi non abbiamo mai detto di essere contro. Abbiamo sempre detto che il problema non è l’Europa, il problema siamo noi, sono le modalità con cui viene portato avanti il negoziato, le modalità con cui si ragiona dell’implementazione, le modalità con cui si sta affrontando alla cieca questo percorso”. Critica quindi l’assenza, a suo giudizio, di una strategia chiara per l’attuazione dell’Accordo e rilancia anche il tema del referendum.
Matteo Casali (RF) riconosce il forte ridimensionamento della proposta iniziale, ma definisce il risultato raggiunto al massimo un “meno peggio”. Critica in particolar modo due aspetti, sede redigente e “tagliola”, sostenendo che il Parlamento non possa essere valutato soltanto sulla quantità delle norme prodotte: “Io capisco e riconosco le ragioni dell’efficienza, ma sono contro una visione produttivistica del Parlamento. Oltre alla quantità, noi dobbiamo fare attenzione alla qualità”. Chiede quindi che il tema torni nell’ambito della Commissione per le Riforme Istituzionali. Andrea Menicucci (RF) considera l’aumento degli interventi dei consiglieri anche “uno sviluppo del dibattito democratico” e giudica pericoloso comprimere i tempi di parola. Pur riconoscendo che la proposta “è stata in qualche modo addolcita”, resta contrario all’impostazione e sostiene che la discussione avrebbe dovuto svolgersi nella Commissione per le Riforme Istituzionali. La priorità, afferma, deve essere un’altra: “Io sono per privilegiare la qualità rispetto alla quantità della produzione normativa del nostro piccolo Parlamento”. Giovanna Cecchetti (Indipendente) giudica il testo più equilibrato rispetto alla versione iniziale e valuta positivamente il mantenimento degli attuali tempi di intervento e l’allungamento del limite previsto per la “tagliola”, pur condividendo parte delle preoccupazioni delle opposizioni. “Il confronto non è un ostacolo al funzionamento, è una delle ragioni per cui il Consiglio esiste”, sottolinea.La sintesi, per Cecchetti, è che “non dobbiamo scegliere tra efficienza e democrazia” e che l’obiettivo deve essere “non quello di parlare meno, ma di parlare meglio”.
Alle 13.30 i lavori vengono interrotti. Riprenderanno lunedì alle ore 14.00.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 14 – Progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale” (presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dal Consigliere Indipendente Giovanna Cecchetti) (II lettura)
Manuel Ciavatta (PDCS): C’è la volontà, anche questa mattina durante il dibattito, pur capendo che i tempi sono un po’ stretti e di questo ci scusiamo in anticipo, di cercare quanta più convergenza possibile sui due punti che abbiamo voluto mantenere all’interno di questa modifica al Regolamento. Il primo è l’inserimento delle commissioni in sede redigente come percorso ordinario rispetto a quello attuale delle commissioni in sede referente. Che cosa cambia? Cambia il fatto che, dopo il dibattito in prima lettura su una legge e dopo il passaggio della legge in Commissione per l’esame dell’articolato, la seconda lettura in Consiglio Grande e Generale, invece di essere fatta articolo per articolo, verrà fatta solo per quegli articoli che presentano ancora emendamenti. Se non ci sono emendamenti, viene fatto il dibattito in seconda lettura, con gli stessi tempi di oggi, e si procede all’approvazione della legge. Per darci un’idea di che cosa significa questo cambiamento, immaginiamoci la legge sulla famiglia appena approvata: una legge di 40 articoli che ha avuto il suo percorso in prima lettura, ha avuto il percorso in Commissione, è tornata in Aula e ci abbiamo messo due giorni, mi pare anche un po’ di più, per rivotare tutti gli articoli uno a uno, compresi quelli per i quali non c’erano altri emendamenti. Con la procedura in sede redigente avremmo affrontato al massimo i dieci articoli che avevano emendamenti e poi saremmo passati all’approvazione della legge. Capiamo bene, e spero che questo sia utile anche per la cittadinanza, il vantaggio di questa procedura, che attribuisce la stessa responsabilità alle Commissioni e non toglie responsabilità all’Aula consiliare. Perché? Perché saranno sempre possibili, come oggi, emendamenti a 39 consiglieri e quindi, se ci fossero delle modifiche, si potranno comunque fare, per come abbiamo strutturato gli emendamenti. Questo, però, accelera sensibilmente l’approvazione delle norme. I decreti hanno il loro percorso, mentre i progetti di legge che vengono presentati avrebbero questa accelerazione. Riteniamo che sia un elemento che porti a quest’Aula un notevole vantaggio, senza togliere alcuna responsabilità e alcuna centralità al Consiglio Grande e Generale, che per noi rimane centrale, perché sarà comunque il Consiglio a dover votare la legge in seconda lettura. L’altro elemento che abbiamo proposto, sempre fedeli all’ordine del giorno che abbiamo votato tempo fa e che rimandava tutto il resto delle modifiche al Regolamento alla Commissione Riforme Istituzionali, è quello che abbiamo chiamato, per capirci, “tagliola”: una votazione unica di tutti gli emendamenti che si sceglie di escludere dal dibattito, purché ci sia una maggioranza qualificata di 30 consiglieri. Questo può consentire, a un certo punto, di mettere un termine alle lungaggini che spesso si verificano o che possono essere create qualora si volessero rallentare i lavori attraverso una serie infinita di emendamenti. Per intenderci, in Italia c’è la fiducia su una legge. Non è proprio lo stesso meccanismo, anzi è molto differente, però la maggioranza potrà scegliere gli emendamenti per i quali ritiene non più necessaria la discussione e votarli tutti in una volta, eliminandoli e procedendo solo con quelli che eventualmente considera, siano essi di maggioranza o di opposizione, ancora utili al dibattito dopo un certo limite di tempo. Ad oggi abbiamo previsto due giorni, cioè due giorni di analisi dell’articolato dopo il termine del dibattito. Nella proposta di modifica abbiamo invece indicato più precisamente 20 ore di dibattito e di analisi dell’articolato. Per quale ragione? Perché due giorni, se fossero come oggi sedute da sei ore, sarebbero 12 ore. Venti ore di dibattito crediamo garantiscano alla maggioranza e all’opposizione un tempo rilevante per poter tranquillamente analizzare 20 o 30 emendamenti senza problemi. Questi sono, evidentemente, i due aspetti principali. Abbiamo visto gli emendamenti dell’opposizione, che sono solo abrogativi, fatto salvo quello sulla tagliola, per la quale propongono di estendere il termine da due a cinque giorni. Secondo noi cinque giorni, oltre a essere tanti, rappresentano un termine indefinito, perché dipende da come sono strutturate le sessioni. Noi vorremmo invece un tempo più preciso. Dall’altra parte, è chiaro che riteniamo che non lasciare spazio a nessun emendamento sia una posizione un po’ troppo rigida: legittima, ma ci sembra eccessiva. Quello che abbiamo intenzione di inserire è anche un termine per la sperimentazione, perché abbiamo detto che la fase delle commissioni in sede redigente sarà sperimentale. Occorre quindi decidere per quanto tempo fare questa sperimentazione, in maniera tale che eventualmente, visto che si tratta di un’innovazione, il meccanismo possa essere rivisto entro un tempo ragionevole. Abbiamo inoltre presentato tutti gli emendamenti modificativi necessari a eliminare le modifiche che avevamo previsto sui tempi del dibattito e spero che anche questo venga riconosciuto dall’opposizione. I tempi rimarranno esattamente gli stessi per tutti. Visto che si è detto che volevamo fare la “legge bavaglio”, penso che questo, a questo punto, non si possa più dire. Vogliamo però che quest’Aula sia operativa e che non si perda tempo. Per cui anche la famosa “tagliola” significa che, se gli emendamenti che verranno presentati saranno veramente utili al dibattito e non semplicemente emendamenti che talvolta vengono portati per mettere in mostra una determinata volontà, noi non avremo problemi. Diversamente, riteniamo che un tempo di 20 ore di convocazione per l’analisi dell’articolato, che significa circa tre o quattro giorni, sia un tempo adeguato. Detto questo, se c’è necessità, la maggioranza può anche chiedere una sospensione del dibattito per consentire un ulteriore confronto sugli emendamenti. Altrimenti possiamo procedere con il dibattito e confrontarci comunque in separata sede sugli emendamenti. Dipende anche dalla volontà dell’opposizione. Dal punto di vista della maggioranza questa disponibilità c’è e, nel caso, proporremo alla Reggenza di sospendere; altrimenti possiamo continuare e andare avanti fino all’analisi dell’articolato.
Nicola Renzi (RF): Rispetto alla proposta che è stata fatta dal consigliere Gian Nicola Ciavatta a nome della maggioranza, come opposizione non ci siamo sottratti e non ci sottraiamo al confronto su questa tematica. Poi, quando faremo i nostri interventi, spiegheremo bene che cosa è successo in questa dinamica. Però, se da parte della maggioranza c’è la disponibilità a interrompere un attimo i lavori e a proseguire il confronto, noi diamo questa disponibilità. Credo di poterlo dire a nome di tutti, poi naturalmente le altre forze di opposizione diranno la loro nel caso.
I lavori vengono momentaneamente sospesi.
Manuel Ciavatta (PDCS): Il confronto si è svolto in un clima, devo dire, molto costruttivo e positivo. Sostanzialmente, le modifiche che andremo ad apportare rispetto agli emendamenti attuali riguardano, all’interno della famosa “tagliola”, la richiesta di un’alternanza tra maggioranza e opposizione nella presentazione degli emendamenti. Adesso ci daremo il tempo per scrivere queste modifiche. C’è poi la richiesta che, per le sedute pubbliche delle Commissioni, la pubblicità via radio avvenga su richiesta di almeno tre consiglieri, invece che di un terzo dei componenti, perché altrimenti la minoranza in alcune Commissioni non arriva a un terzo e quindi non sarebbe corretto. Un’altra richiesta è quella di togliere l’emendamento che indica la sperimentazione e di inserirla o in un ordine del giorno o direttamente nella relazione. Questo su richiesta dell’opposizione e a noi è sembrato molto positivo. Eventualmente si farà anche la modifica al titolo della legge e si aumenteranno un po’ le ore previste per la “tagliola”. Noi proporremmo 25 ore invece di 30. Su questo cerchiamo di metterci d’accordo, però nella sostanza queste sono le indicazioni che ci siamo dati. Adesso, mentre il dibattito va avanti, predisporremo le modifiche, con l’impegno di depositarle appena avremo un testo definito e condiviso, se possibile anche con il supporto degli Studi Legislativi, proprio perché non ci siano poi problematiche dal punto di vista tecnico.
Oscar Mina (PDCS): Intervengo in apertura su questi emendamenti al progetto di legge, che dovremo poi esaminare magari in maniera più dettagliata nell’articolato quando lo affronteremo. Volevo fare alcune considerazioni di carattere generale per esprimere, da una parte, soddisfazione e, dall’altra, auspicare un confronto ancora più approfondito che porti a risultati formali, perché ritengo che il tema che stiamo affrontando non sia semplicemente quello di modificare alcune norme del Regolamento, ma, più in generale, quello di rendere il nostro Parlamento più efficace, più ordinato e, allo stesso tempo, anche molto più trasparente. Per questo credo che dobbiamo essere capaci di garantire due esigenze: da una parte la piena disponibilità al confronto e all’espressione delle forze politiche, dall’altra la necessità che i lavori consiliari abbiano tempi, procedure e responsabilità chiare. È proprio in questo equilibrio che, a mio avviso, si collocano positivamente gli emendamenti che oggi saremo chiamati a valutare. Partirei, per esempio, dalla questione dell’ammissibilità degli emendamenti. L’obiettivo è quello di avere regole chiare sui requisiti formali e anche sui contenuti. È importante per garantire che il confronto parlamentare avvenga nel rispetto delle regole e della coerenza degli iter legislativi. La proposta prevede, tra l’altro, verifiche relative al riferimento normativo, alla reale portata modificativa degli emendamenti stessi, alla non estraneità della materia e, quando necessario, alla copertura finanziaria. Non significa limitare il diritto del consigliere a proporre modifiche, e questo credo sia un concetto che debba rimanere. Significa, al contrario, dare certezza al procedimento e fare in modo che ogni proposta emendativa che discutiamo possa essere esaminata secondo criteri conoscibili e omogenei. Un secondo aspetto riguarda la gestione dei tempi e l’organizzazione dei lavori. Anche qui credo che dobbiamo avere un approccio pragmatico. Il tempo del Consiglio è un bene istituzionale e deve essere utilizzato per discutere, approfondire e assumere decisioni, non per consentire che il procedimento possa dilatarsi in maniera indefinita. La proposta di introdurre una disciplina sulla limitazione della durata dell’esame dell’articolato va proprio in quella direzione, per evitare anche situazioni di stallo, prevedendo una procedura specifica quando, per esempio, l’esame si prolunghi oltre determinati limiti. Naturalmente, proprio perché si tratta di una materia delicata, è importante che questi strumenti siano utilizzati con equilibrio e nel rispetto delle prerogative delle minoranze. Efficienza e democrazia non sono concetti alternativi. Un Parlamento è tanto più autorevole quanto più riesce a garantire contemporaneamente il diritto al confronto e la capacità di arrivare comunque a decisioni finali. Ritengo poi particolarmente significativo l’intervento sulla seconda lettura e sulla disciplina degli emendamenti stessi. La previsione, per esempio, di circoscrivere la presentazione dei nuovi emendamenti, lasciando comunque precise possibilità per esigenze di coordinamento, correzioni tecniche e armonizzazione nei casi previsti dal Regolamento, cerca anche di evitare che il procedimento legislativo perda il proprio ordine naturale. Anche questo credo sia un principio di buona amministrazione parlamentare: arrivare alla seconda lettura con un testo il più possibile definito, consentendo comunque gli interventi necessari per correggere o addirittura migliorare il provvedimento. Un altro elemento che considero importante è quello relativo alla trasparenza. L’emendamento sull’articolo 62 prevede la trasmissione in diretta streaming delle sedute pubbliche del Consiglio e delle Commissioni, oltre a specifiche possibilità di trasmissione radiofonica delle sedute delle Commissioni, e ne abbiamo parlato poc’anzi. Credo che questo sia un passaggio coerente con l’evoluzione stessa del rapporto tra le istituzioni e i cittadini. La trasparenza non significa soltanto mettere a disposizione un verbale o un documento all’attenzione di tutti, ma consentire che i cittadini possano seguire direttamente i lavori delle istituzioni, conoscere il confronto e comprendere anche come, a volte, vengono prese certe decisioni. Molto interessante anche la proposta relativa ai membri supplenti delle Commissioni consiliari permanenti. Qui credo che l’obiettivo dichiarato sia quello di garantire continuità alla partecipazione dei gruppi e delle liste ai lavori delle Commissioni. Il supplente interviene in caso di assenza o impedimento temporaneo del membro effettivo, esercitando per la durata della sostituzione le sue prerogative, compreso il diritto di parola e il diritto di voto. Naturalmente è una soluzione che può contribuire a rendere più funzionale il lavoro delle Commissioni, che rappresentano, secondo me, una parte fondamentale dell’attività legislativa e soprattutto di controllo del Consiglio. Infine vorrei sottolineare l’importanza dell’emendamento relativo al recepimento normativo dell’Unione Europea. Anche qui abbiamo alcune discussioni aperte e credo sia un tema fondamentale da valutare. Mi auguro che troveremo anche qui la giusta collocazione per poter valutare queste normative e le modalità stesse del recepimento. Questa mi sembra un’impostazione particolarmente utile anche alla luce degli impegni che la Repubblica di San Marino sta assumendo nel percorso di associazione all’Unione Europea. Avere una programmazione possibilmente preventiva significa poter affrontare il recepimento con maggiore ordine, evitando di arrivare sempre all’ultimo momento e permettendo così anche al Consiglio di conoscere in anticipo il quadro degli interventi normativi che sarà chiamato ad adottare. Considero positiva anche la previsione di una verifica, entro un tempo che dovremo stabilire dall’entrata in vigore della legge stessa, attraverso una relazione da parte dell’Ufficio di Presidenza, sentiti i presidenti e i vicepresidenti delle Commissioni. Credo sia una clausola di verifica molto importante e questo potrebbe darci anche l’opportunità di ragionare in maniera più approfondita sulle tematiche. Per queste ragioni credo che gli emendamenti che sono stati presentati abbiano una valenza politica notevole e istituzionale ancora di più. Credo che questo non significhi che le condizioni del confronto siano peggiori o siano in fase di peggioramento, ma che siano sicuramente molto più ordinate, comprensibili e soprattutto produttive. Per questo annuncio che sosterremo questi emendamenti e mi auspico che, nel confronto sull’articolato, si possano trovare le giuste soluzioni.
Michele Muratori (Libera): Questo Regolamento ha una genesi che parte da lontano, da parecchi mesi, forse anche anni, durante i quali si è discusso di come ottimizzare i lavori del Consiglio Grande e Generale. È chiaro che dalla prima lettura alla seconda, che andremo a discutere nella giornata odierna, ci sono state delle modifiche e delle smussature, anche perché il Regolamento non nasce come regolamento della maggioranza, ma è il regolamento di tutti quanti. La maggioranza, però, ha un’esigenza che magari l’opposizione ha in maniera diversa: noi abbiamo l’esigenza di portare a casa i risultati inseriti nei commi all’ordine del giorno. È sotto gli occhi di tutti che, su un ordine del giorno mediamente composto da circa 30 commi, riusciamo ad arrivare all’incirca alla metà in ogni seduta parlamentare. Questo vuoi perché c’è un’approfondita analisi delle tematiche, vuoi perché noi, non facendo anche politica di professione, abbiamo il calendario parlamentare impostato in sessioni che durano all’incirca una settimana. Ma è anche sotto gli occhi di tutti che sessioni come quella che stiamo facendo adesso, qui a settembre, una volta avevano una tempistica dedicata esclusivamente alla settimana di dicembre, quando si discuteva la finanziaria. Le sessioni parlamentari si sono allungate tantissimo e abbiamo quindi anche l’esigenza di andare a eliminare le sovrastrutture. Questo perché, su una determinata legge, oltre al passaggio in prima lettura, al passaggio in Commissione e al ritorno in Consiglio per la seconda lettura, c’è una sovrapposizione di discussioni che non è qualcosa di sbagliato, ma sicuramente, considerando che già in Commissione c’è una scrematura degli emendamenti e la discussione di tutti gli articoli, si possono ottimizzare i lavori. Ricordo che in Commissione non ci sono persone estranee al nostro Parlamento, ma membri delegati dai gruppi parlamentari: quindi è sempre un organismo parlamentare. Apprezzo anche il fatto che ci sia stata la volontà di discutere e di inserire, seppure in via sperimentale, il passaggio dalla sede referente alla sede redigente. Questo sicuramente va a ottimizzare i lavori e ad accorciare quelle tempistiche che sono a volte sovrapponibili l’una con l’altra. C’è poi il fatto che in Commissione, e ne abbiamo discusso anche stamattina nel confronto che abbiamo avuto con l’opposizione, tre membri possono richiedere la diretta radio nel caso si dovesse discutere una legge particolarmente sensibile o di ancora maggiore interesse pubblico. Quindi nessuna volontà di mascherarsi dietro la Commissione, ma la volontà di ottimizzare i lavori. Abbiamo accolto anche un passaggio importante, che va soprattutto in funzione del lavoro che sta portando avanti l’opposizione nelle varie Commissioni: la possibilità di inserire un sostituto. Spesso i gruppi più piccoli, e mi riferisco soprattutto ai gruppi di D-ML e RETE, avendo un solo membro nelle Commissioni, se quel membro era impossibilitato a partecipare a una determinata Commissione, quella forza politica non era rappresentata. Con l’introduzione del membro sostitutivo questo è sicuramente un aspetto superato e credo che vada nella direzione di una maggiore democrazia all’interno del nostro Consiglio Grande e Generale. Si era parlato anche di riduzione dei tempi: questo era un passaggio presente nella prima lettura ed è stato eliminato. Non c’era assolutamente la volontà di andare a limitare gli interventi dei colleghi di opposizione. Tutt’al più poteva essere un’ottimizzazione, ma abbiamo giustamente eliminato questo passaggio perché si è ritenuto un pochino troppo impattante. Ci sono quindi il passaggio dalla sede referente alla sede redigente e poi la cosiddetta “tagliola”, che non è più una tagliola, diciamo, perché abbiamo messo un limite soprattutto su quelle leggi, con riferimento chiaramente alla legge finanziaria di fine anno, la cui discussione si poteva protrarre per giorni, se non settimane, rischiando chiaramente di passare all’esercizio provvisorio. Io credo quindi che con questo Regolamento, seppure sia una base di partenza, perché poi ogni legislatura porta qualche miglioramento, facciamo un passo in avanti. Questo anche per rendere il Consiglio più fruibile da parte della cittadinanza. È chiaro che il nostro intento non è quello della spettacolarizzazione della politica e non vogliamo rendere più accattivanti i Consigli, ma vogliamo avvicinare sempre di più la cittadinanza alla politica e alla vita attiva del proprio Paese. Quindi sicuramente è un passo in avanti e noi sosteniamo questi passaggi. Sono fortemente soddisfatto che molte richieste arrivate anche dall’opposizione siano state recepite nel momento di confronto con la maggioranza. Questo è un sintomo evidente di come la politica, quando si siede al tavolo e riesce a ragionare per il bene del Paese e per il funzionamento dei suoi organismi, sappia produrre anche delle cose assolutamente interessanti, innovative e sicuramente per il bene del Paese.
Matteo Rossi (PSD): Veniamo a questa seconda lettura in un clima totalmente diverso, per quel che mi riguarda, seppure i colleghi delle minoranze non abbiano ancora effettuato i loro interventi in fase di dibattito generale. Ma, da quello che è il clima percepito nella riunione preparatoria e da tutto l’iter che ha portato poi i gruppi di maggioranza a depositare degli emendamenti migliorativi a questo Regolamento, pare che la politica abbia fatto un buon lavoro e sia riuscita nell’intento di trovare il giusto confronto e i giusti punti di caduta. Ci eravamo lasciati in prima lettura con i tormentoni, non so se vi ricordate: la “democratura alla Orbán”, “legge bavaglio”, “imbavagliati”, “liberticidi”. Ci siamo sentiti dire un po’ di tutto. Chiaramente la politica ha lavorato. Abbiamo fatto, come maggioranza, ritengo almeno tre incontri ai quali è stato chiesto all’opposizione di partecipare. L’opposizione ha partecipato, provando a dare il suo contributo, senz’altro di natura politica e di pungolo rispetto a quello che era un sentimento che magari dentro la maggioranza c’era: trovare il giusto equilibrio per una proposta di Regolamento che tenesse conto di un fattore che in politica è imprescindibile, ovvero il fatto che oggi sei maggioranza, ma non sarai maggioranza tutta la vita. Quindi determinate garanzie, indipendentemente dalla collocazione che i partiti che oggi compongono la maggioranza potrebbero avere nel loro futuro, sono state un punto di partenza molto importante nel pensare a quelli che potevano essere dei miglioramenti al Regolamento. Un Regolamento che determina poi tutta la vita istituzionale, perché attorno al Regolamento vengono diramate le leggi, i decreti, i dibattiti, gli ordini del giorno e così via. È quindi fondamentale. La vita parlamentare era chiaramente uno dei punti fissi dei programmi di governo, credo di tutti: la dignità del Parlamento, la centralità del Parlamento e del ruolo del parlamentare. Ritengo che abbiamo fatto dei passi in avanti, non perché il concetto di Parlamento, ovvero il luogo in cui si dibatte e si parla, non sia, perlomeno per il partito che tuttora mi trovo a rappresentare, un fattore importante, quanto perché in taluni casi ci si rendeva conto di un esercizio totalmente improduttivo di fronte a strutture che consentivano magari dibattiti troppo ridondanti, dibattiti inutilmente prolissi, magari scontri che potevano essere evitati con il buon senso ma che, siccome i Regolamenti e le leggi consentivano l’utilizzo di determinati strumenti, venivano utilizzati e talvolta magari abusati. Noi siamo partiti da un principio: mettiamo dei limiti e facciamo lavorare il buon senso della politica. Abbiamo quindi cercato di fare dei miglioramenti, Eccellenza, in primis per quel che riguarda la gestione del cuore dell’attività legislativa, ovvero quando qua dentro vengono proposti i testi economici, le finanziarie, i bilanci, che sono il cuore della produzione legislativa e sui quali poi, a cascata, vengono fatte tutte le leggi. Di fronte all’esigenza di garantire al Governo di fare il bilancio, scongiurando l’esercizio provvisorio, e garantendo ai gruppi di maggioranza di poter dire la loro, perché giustamente fino ad oggi abbiamo avuto dibattiti nei quali le minoranze facevano il loro lavoro, giusto e sacrosanto, di controllo e di vigilanza sull’operato del Governo, per portare a casa un prodotto nei tempi congrui i gruppi di maggioranza spesso erano il convitato di pietra in questo dibattito: eravamo lì, votavamo, ma non dicevamo mai la nostra. Spesso non si riusciva neanche a proporre un intervento migliorativo e molto spesso, per chiudere il bilancio, ci si riduceva alle notturne, con mediazioni che molte volte hanno portato cose positive, mentre altre volte, proprio per la stanchezza, hanno portato ad accettare cose che poi, nell’oggettività, erano ridondanti, magari servivano a un partito per dire ai propri elettori “l’abbiamo fatto”, quando magari qualcosa di simile c’era già, oppure non servivano del tutto. Si arrivava quindi ad avere un prodotto politico-legislativo non ottimo, diciamo così. Noi abbiamo pensato di introdurre uno strumento che negli altri ordinamenti viene chiamato “fiducia”. Nel nostro ordinamento la fiducia non è prevista. Abbiamo introdotto quella che, tra virgolette, viene definita una “tagliola”, che consente, per farla breve, di scongiurare il rischio dell’esercizio provvisorio, garantendo comunque i tempi, perché i tempi del dibattito generale sono rimasti immutati. Per cui una persona, come può essere magari il sottoscritto o tanti che mi hanno preceduto o che mi seguiranno, ha otto minuti, come ha sempre avuto, per esporre il proprio intervento sul provvedimento di legge. Questo l’abbiamo mantenuto: è vivo e sacrosanto il pieno diritto di ogni parlamentare di dire la sua nei tempi dovuti. Anche perché nel dibattito in prima lettura di questo progetto di legge, nel quale si avevano sei minuti, molti consiglieri hanno detto: “Oggettivamente, francamente, sono pochi sei minuti, non ce la facciamo a esprimere il nostro concetto”. Per cui il dibattito generale rimane immutato. Il dibattito sull’articolato avrà invece questo mutamento che si chiama “tagliola”, ovvero che, al termine del tempo prestabilito, che dalla riunione preparatoria e dal confronto con i gruppi di minoranza si è concordato di stabilire in 25 ore, si potrà procedere. Venticinque ore: francamente, tra il comma comunicazioni e l’esame del progetto di legge finanziaria, nell’arco di una settimana l’obiettivo è quello di portare a casa una legge, garantendo oltretutto che gli emendamenti presentati vengano dibattuti. Questo lo inseriremo negli emendamenti, con un ordine che garantisca sia i gruppi di opposizione sia i gruppi di maggioranza, in modo che possano avere lo stesso spazio di dibattito. Ricordando da dove ero partito nel mio intervento, cioè che non saremo sempre al Governo, mi sembra un giusto punto di compromesso che garantisca tutti. Abbiamo introdotto anche la fase sperimentale delle leggi ordinarie in sede redigente, quindi facciamo lavorare le Commissioni. Introduciamo inoltre un aspetto molto importante, quello dei commissari sostituti, perché chiaramente per i gruppi piccoli, se c’è un solo commissario e quel commissario ha la febbre o comunque non può essere presente in Commissione, chi rappresenta quel gruppo? Abbiamo quindi introdotto anche questo strumento e ritengo che sia un elemento importante. Ieri abbiamo affrontato le Istanze d’Arengo e ritengo che si possa fare qualcosa di interessante anche su questo, non so se nell’esame di questa seconda lettura, ma senz’altro nella Commissione Riforme Istituzionali, che è stata riattivata e alla quale è stato dato ossigeno per lavorare, per capire come trattare in maniera più performante le Istanze d’Arengo, evitando magari giornate di dibattito sulle stesse cose e arrivando a un obiettivo importante.
Nicola Renzi (RF): Mettiamo subito un po’ di chiarezza su tutte le retoriche che possono essere utilizzate parlando di Regolamento Consiliare. Primo mito da sfatare: la maggioranza non riesce a lavorare perché non ha i tempi, il Consiglio è intasato, non si riescono a fare le cose e così via. Benissimo. Avete deciso di cercare di limitare la decretazione. Per un certo momento è successo, dopodiché avete iniziato di nuovo a straripare, tant’è che ci troviamo di fronte a una decretazione che ancora sta raggiungendo livelli, diciamo così, nella media rispetto a quello che era in precedenza. Questa è la prima valutazione. Seconda valutazione: al netto di questo, anche grazie al fatto che io credo che l’opposizione non abbia mai fatto ostruzionismo in questa legislatura, molte volte i lavori del Consiglio Grande e Generale, sotto alcune Reggenze, sono addirittura terminati con l’ordine del giorno completamente esaurito. Oggi abbiamo un ordine del giorno molto consistente perché, e gliene rendo merito, grazie alla decisione di questa coppia reggenziale in carica c’è stato il mandato di esaurire tutte le istanze precedenti giacenti nelle Commissioni e quindi cercare di riportare in pari i lavori delle Commissioni. Non solo: con un atto di attenzione e nel rispetto sia delle leggi di iniziativa popolare sia delle leggi presentate da singoli consiglieri, gruppi consiliari, maggioranza e così via, la Reggenza ha deciso di calendarizzarle tutte, comprese quelle giacenti. Ecco perché quest’ordine del giorno è così corposo, perché in altre circostanze e in altre occasioni si era deciso magari di scadenziarle, quindi di calendarizzarne alcune e non calendarizzarne altre. Mettiamo fine, per favore, alla retorica del fare, perché questo Governo, se non sta facendo le cose, non è certo perché ha un Consiglio Grande e Generale intasato. Anzi, vi abbiamo dato la prova provata e la dimostrazione concreta e incontrovertibile che, quando alcune cose le avete dovute fare, le avete dovute fare proprio grazie a noi e al fatto che, tramite un certo ostruzionismo – ecco qual era il caso, quello della legge di bilancio dell’anno passato – siamo riusciti a imporvi di adottare alcune misure che, a mio avviso, sono tra le misure più efficaci in alcuni settori. La prima, il dimezzamento delle rette dei centri estivi; la seconda, l’alert per quei dipendenti che hanno i contributi non pagati per un certo periodo. Quando ne abbiamo discusso nei tre anni precedenti, il Segretario Gatti era venuto in Aula a dirci che era impossibile perché tecnicamente sarebbe stato troppo difficile realizzare una cosa di questo genere. Vi rendete conto a che livello di confronto dobbiamo scendere? Arriviamo allora al Regolamento Consiliare. Noi riconosciamo, io l’ho fatto nella riunione che c’è stata prima a margine e lo rifaccio qui al microfono, che rispetto alla bozza che ci avevate consegnato in aprile, che era obbrobriosa, oggi sono stati fatti degli importanti passi avanti. Dunque, probabilmente, io non so quale alchimia sia scattata nella maggioranza, probabilmente dobbiamo complimentarci con qualcuno all’interno della maggioranza che ha imposto questa linea. Forse è anche vero che sono cambiati alcuni interlocutori nella trattativa da parte della maggioranza. Comunque arriviamo oggi a discutere una bozza che è sicuramente più accettabile rispetto alla prima. Ma se noi torniamo un attimo ad aprile c’è da prendere paura e questo non possiamo dimenticarcelo. Tempi di discussione ridotti a due minuti. Rendetevi conto: due minuti per esprimere un concetto. Io mi ricordo che nei confronti, rari e sporadici, che abbiamo avuto, ho detto: “Quindi su un tema come l’Unione Europea un consigliere potrebbe avere due minuti per svolgere il suo intervento?”. Sì. La risposta allora fu sì. E grazie a Dio oggi ritornate su questo tema e lasciate le tempistiche com’erano. Bene, questo è positivo. Poi c’era il vaglio preventivo, a mio avviso incostituzionale, perché voi andavate a stabilire che un ufficio, qualunque ufficio fosse, poteva limitare la facoltà di un consigliere di depositare degli emendamenti. Ma questo è proprio improponibile, non può venire in mente a nessuno. C’era nella prima bozza. Grazie che avete compreso che non era accettabile, perché decisamente non era accettabile. Poi ci avete proposto la “tagliola”. Ecco, allora, sulla tagliola intanto c’è il caveat che dicevo prima, per cui, grazie al fatto che una maggioranza alla fine deve accordare qualcosa all’opposizione, alcuni emendamenti vengono approvati a vantaggio dei cittadini oppure altre cose vengono impedite. Vi ricordate quando abbiamo fatto il grande ostruzionismo? Lì c’era anche Libera, nella passata legislatura. Abbiamo fatto una lotta dura e siamo riusciti a impedire quella schifezza che sarebbe stata il DES, ma abbiamo dovuto bloccare il Consiglio per quattro mesi, sostanzialmente, perché altrimenti il DES sarebbe stato votato. La “Montecarlo nel centro Italia” sarebbe stata realizzata, con buona pace di tutti. E invece siamo riusciti a impedirlo attraverso una tecnica parlamentare che può piacere o non piacere. Dunque, se oggi passa la tagliola, quella tecnica parlamentare non sarà più utilizzabile. E qui bisogna mettere sul piano una cosa: non gridiamo al colpo di Stato, sia chiaro. Il Governo e la maggioranza preferiscono la governabilità, diciamo così, e vogliono conculcare un po’ le possibilità di ostruzionismo dell’opposizione. Vedremo quali saranno i risultati. Mentre in aprile dicevamo che eravamo disposti davvero a scendere in piazza di fronte a un bavaglio di quel tipo, oggi diciamo che non siamo convinti di questa norma della tagliola, ma non siamo qui a fare le barricate. Certamente non la voteremo. L’altro grande capolavoro è quello dell’Unione Europea. Anche qui, grazie che ci avete dato nuovamente la disponibilità al confronto, però tardivo e pasticciato. Non è colpa nostra. Sono due anni che noi chiediamo, in tutte le sedi possibili, come intendete recepire l’acquis communautaire: quindi, prima di tutto, quante leggi ci vorranno? Qual è la modalità di recepimento? È il recepimento dinamico? È una legge omnibus che volete varare a inizio anno? Non vi abbiamo detto che siamo contrari a una cosa o all’altra. Vi abbiamo detto che siamo disponibili ad approfondirla con voi, a metterci in gioco, in discussione e a dare quel poco di contributo, forse molto di contributo, che possiamo dare. Cosa abbiamo avuto? Abbiamo avuto l’ultima Commissione Esteri, dove arriva il Segretario Beccari e ci dice: “Sapete che forse alla fine inseriamo un emendamento nel Regolamento Consiliare, così poi portiamo avanti l’acquis communautaire”. Ma il recepimento dell’acquis è possibile farlo così? Poi mi devo beccare anche le polemiche di chi non capisce neanche quello che dico da quest’Aula, da questo microfono, e ci ricama sopra senza capire quello che dico. E quello che dico è chiarissimo: questo non è un modo di fare. Questo non è un modo attraverso il quale noi possiamo essere disponibili a un confronto su un tema che ci sta particolarmente a cuore, quello dell’implementazione, dopo la firma e la ratifica, dell’Accordo di associazione all’Unione Europea, per il quale noi dovremmo esserci presentati già pronti, con i testi di legge scritti. Sono i testi di legge che devono essere pronti per implementare l’acquis communautaire, l’indicazione di quelle parti dell’acquis communautaire che ci possono dare dei vantaggi immediati se implementate e l’indicazione di quelle per le quali magari ci vuole più tempo per l’implementazione. Noi avremmo gradito che in questi due anni, se non negli anni precedenti della legislatura, si facessero degli incontri o in Commissione, o nella Commissione Riforme Istituzionali, o nella Commissione Esteri, per confrontarci sulle linee guida e sui temi da attuare nelle varie leggi di recepimento. Perché, signori, gli appalti, le residenze, il lavoro – dico solo tre temi che sono nodali e cruciali – e il lavoro sia nella Pubblica Amministrazione sia nel settore privato sono temi cruciali ai quali noi non ci possiamo approcciare come se non esistessero o con leggerezza nel recepire l’acquis communautaire. E allora, nell’applicazione e nel recepimento dell’acquis communautaire, noi stiamo individuando che Paese vogliamo per il futuro, che leggi sul lavoro vogliamo, quali clausole di salvaguardia possiamo applicare in virtù del negoziato che è stato fatto. E su questo perché non ci possiamo confrontare, invece che stare sei mesi a romperci la testa sul Regolamento Consiliare e poi arrivare a partorire sostanzialmente un topolino? Io avrei voluto litigare con voi sei mesi, magari su come aprire il mercato del lavoro agli stranieri, ai non residenti e in che modo, oppure su come chiudere certi settori della Pubblica Amministrazione, e in che modo, o viceversa. Questi sono i litigi politici che ci possiamo permettere in questo Paese, non queste scaramucce sul Regolamento Consiliare per togliere due minuti a uno o aggiungere un membro da qualche parte. Quindi, grazie, ad esempio, che avete accettato il fatto che la diretta della Commissione sia richiedibile non da un terzo della Commissione, perché altrimenti l’opposizione non avrebbe mai avuto un terzo. Stiamo continuando a ragionare di Regolamento Consiliare in una situazione abnorme come quella della passata legislatura, perché i Governi che superano i due terzi del Parlamento sono abnormi, ovunque, e sono l’emblema di quelle che a volte vengono definite maggioranze non proprio compiute o maggioranze bulgare. Quindi la nostra valutazione su questo testo di legge non è certo entusiasta. Siamo convinti che questi sei mesi, come ripeto, potessero essere dedicati a ben altro e a qualcosa di molto più costruttivo. La maggioranza si è incaponita, ritenendo questo la sua pietra miliare, lo strumento per riuscire a fare delle cose mirabolanti. Quindi noi, insieme a tutti i cittadini, aspettiamo, una volta che sarà approvato questo Regolamento, non certo con il nostro voto, di vedere quali cose stupefacenti sarete in grado di fare.
Gaetano Troina (D-ML): Il tema del Regolamento Consiliare è un tema delicato, proprio perché riguarda le dinamiche di quest’Aula, lo svolgimento dei lavori, la possibilità o meno di parola di un consigliere o di un Segretario di Stato e, come tanti temi che abbiamo affrontato in questi giorni, non può certo essere affrontato con leggerezza, in velocità e con proposte elaborate all’ultimo minuto. Perché lavorare così, signori, non può andar bene in un Parlamento. Può capitare qualche volta, se c’è un’emergenza, se c’è un’esigenza contingente dettata dai tempi, come può essere un’emergenza mondiale, e negli ultimi anni ne abbiamo avute, ma non può essere l’ordinarietà. Invece l’impressione è che questo sia proprio il metodo di lavoro, in generale, di questa maggioranza, che rincorre il tempo, si accorge dei problemi sul fotofinish e cerca di metterci sempre una pezza quando si è ormai arrivati alla fine. E questo è un metodo che noi contestiamo sin dall’inizio. Come dicevano i colleghi, ci sono alcuni temi che meritano approfondimento. Dapprima il tema della cosiddetta “tagliola”, termine invero evocativo, che sicuramente, così come ci viene proposto oggi, è molto meglio rispetto a come era stato ideato inizialmente. Perché non si può attribuire soltanto al tempo di parola dei singoli consiglieri il fatto che il Consiglio sia intasato. Signori, il fatto che l’ordine del giorno del Consiglio sia sempre gremito di punti o di temi di cui dibattere o discutere dipende dal lavoro che fa la maggioranza, dal lavoro che fa il Governo. Il numero di punti non dipende da quanto parlano i consiglieri, dipende da come viene organizzato e gestito il lavoro dalla maggioranza e dal Governo, perché l’ordine del giorno lo fate voi. Ad agosto il Consiglio non si è fatto e quindi inevitabilmente a settembre l’ordine del giorno è quello che è. Se ci sono decine di decreti che vengono portati e poi ritirati dalla ratifica, e non è la prima volta che succede, lo decide il Governo, lo decide la maggioranza. Non potete attribuire sempre all’opposizione il fatto che il Consiglio non riesca a lavorare, perché le problematiche di ostruzionismo io le ho viste veramente nella scorsa legislatura, più volte, e quello era vero ostruzionismo, che durava giornate intere su provvedimenti anche di pochi articoli. Quello sì che era ostruzionismo. In questa legislatura non si è praticamente mai fatto. Quindi, per carità, avete le maggioranze che vi servono, portate avanti le vostre proposte, ma non ci sto, come membro dell’opposizione, a sentir dire che se il Consiglio è ingolfato o non lavora bene è colpa delle opposizioni o di quanto parlano le opposizioni. Tra l’altro avete anche dimostrato, nelle scorse sedute, che quando volete utilizzate adesso anche la mozione d’ordine e tranciate le nostre proposte senza il minimo problema. Quindi non vedo davvero tutta questa problematica. Sicuramente devo dare atto di un elemento positivo, che però è emerso soltanto oggi: la possibilità, soprattutto per i gruppi piccoli, di poter nominare un sostituto in caso di impossibilità a partecipare ai lavori delle Commissioni. Perché vi assicuro che, soprattutto per chi fa parte di più Commissioni, praticamente si passa il mese intero in Aula fra Consiglio e Commissioni ed è diventato praticamente impossibile lavorare. Quindi questo sicuramente è importante e lo riconosco. Altro tema di cui voglio dare una breve anticipazione e di cui sono molto contento, come presidente del Comitato Consultivo dei Consiglieri: abbiamo presentato un emendamento che va a introdurre la possibilità, anche in ottemperanza a quelle che sono le richieste degli organismi internazionali, di prevedere delle sanzioni, che dovranno chiaramente essere elaborate e definite, nei casi in cui i consiglieri esprimano posizioni o votazioni in palese conflitto di interessi. Su questo verrà fatta anche della formazione in futuro. Di questo sono molto orgoglioso e ci tengo a dirlo. L’ultimo tema che tratto nei due minuti e mezzo che mi restano è quello dell’emendamento, che ho appreso con grande felicità verrà ritirato, relativo al recepimento dell’acquis communautaire con decreto, perché lo trovavo veramente imbarazzante. È da anni che in quest’Aula chiediamo conto di a che punto siamo, di quali saranno gli impatti, di quale sarà la modalità di recepimento delle normative europee. Ci è sempre stato detto che sarebbero stati fatti confronti, che ci sarebbe stato coinvolgimento, e noi ci troviamo, a uno o due giorni dall’approvazione del Regolamento Consiliare, questo emendamento che ci dice, da un lato, che non ci doveva essere nessun confronto, perché praticamente il recepimento se lo fa il Governo e a noi viene sbattuto in faccia una volta già fatto, praticamente prendere o lasciare, e che quindi ci dimostra che non c’è nessun’altra idea, ad oggi, per fare il recepimento della normativa comunitaria. Perché, se questa è la proposta della maggioranza, vuol dire che non ce ne sono altre che ci siano mai state presentate. Quindi questa è l’idea che avete: portare il pacchetto già pronto, prendere o lasciare, su temi anche rilevantissimi che ricordava il collega intervenuto prima di me. E questo è il confronto che intendete fare su normative che indiscutibilmente stravolgeranno ambiti rilevantissimi del nostro ordinamento, che sia il lavoro, che sia il mondo dell’attività imprenditoriale. Ci dimostrate costantemente, con il vostro atteggiamento, che non siete minimamente pronti a questa cosa. Continuate a dirci ai microfoni che è tutto bellissimo, che è tutto meraviglioso e che tutti i problemi verranno risolti, ma non ci avete ancora presentato, in maniera degna di un Parlamento, un piano di lavoro su come si intende portare avanti questo progetto. Noi questo lo diciamo da anni, di questo chiediamo conto anche a nome della cittadinanza che ci ha legittimamente eletti e continueremo a farlo, perché un Parlamento non può, su temi così, legiferare in maniera superficiale, frettolosa e, lasciatemelo dire, anche un po’ incosciente.
Maria Luisa Berti (AR): Sinceramente mi compiaccio del clima diverso che si è instaurato e, in particolare, di come emerga anche dagli interventi stessi dell’opposizione, che aveva evidenziato in sede di prima lettura un atteggiamento piuttosto ostativo e che mi sembra invece sia divenuto un atteggiamento francamente collaborativo. Io ho un pensiero abbastanza nostalgico. Sono entrata in Consiglio nel 2001 e ricordo che a quei tempi le sessioni consiliari erano molto, molto brevi. L’ordinario era che durassero non più di due o tre giorni per ogni sessione e la sessione lunga era solo ed esclusivamente quella di bilancio. Quindi c’era un’impostazione dei lavori e, molto probabilmente, anche una tecnica normativa diversa, ma c’era anche un Regolamento Consiliare diverso, che era molto efficace e che comunque lasciava spazio ai dibattiti e non solo alla funzione normativa. C’era però una capacità di dare delle priorità e fare in modo che il legislatore si concentrasse su quella che era la propria funzione, la funzione normativa. In quegli anni sono state approvate tante norme e sono norme che sono ancora valide ed efficaci. Nel passare del tempo, invece, questa prassi, questa modalità operativa dei lavori consiliari è cambiata e si è implementata con tutta una serie di modalità lavorative diverse e anche con una richiesta temporale sicuramente diversa, e oggi ne vediamo le conseguenze. Abbiamo delle sessioni lunghissime, nelle quali non riusciamo neanche a esaurire gli ordini del giorno e dove viene distolta l’attenzione da quelle che dovrebbero essere invece le nostre priorità, che sono quelle di emanare delle leggi, soprattutto delle buone leggi, magari facendo in modo che siano anche precedute da dibattiti efficaci che vadano a individuare quella che deve essere la ratio della norma e poi cercando di confezionare i testi normativi proprio per recepire quella che è la finalità stessa della legge. E questo, purtroppo, negli ultimi tempi non succede. Sono stati fatti degli emendamenti che, per quanto riguarda il processo normativo, sono sicuramente utili a dare più efficacia, sotto il profilo lavorativo, a tutto l’iter. Però, secondo me, ci sono ancora dei margini ulteriori sui quali si potrebbe lavorare e sono, ad esempio, quelli delle Istanze d’Arengo, ma soprattutto anche quello del comma comunicazioni. Spesso e volentieri perdiamo, consentitemi fra virgolette il termine “perdiamo”, del tempo utile che potremmo invece dedicare alla produzione normativa e lo dedichiamo a dei dibattiti nel comma comunicazioni, dove si parla di tutto. Io invece ricordo che, ai tempi in cui ho iniziato a essere in Consiglio, il comma comunicazioni era esclusivamente dedicato alle comunicazioni istituzionali o comunque a qualche necessità che in quel momento si rappresentava. Sulle prime letture non c’erano dibattiti. Noi attualmente ci troviamo a dibattere e diciamo sempre le stesse identiche cose sia in sede di prima lettura sia poi in seconda lettura. Quindi facciamo due dibattiti per dire sempre le stesse identiche cose. Ricordo che all’epoca, nel comma dedicato alle prime letture, si interveniva solo ed esclusivamente per chiedere chiarimenti o comunque c’erano degli interventi, ma erano interventi molto selezionati sotto il profilo quantitativo, proprio perché la volontà dell’Aula consiliare era quella di dare più attenzione ai lavori delle Commissioni, ma soprattutto ai dibattiti in seconda lettura. Oggi noi non lavoriamo più in questo modo. Secondo me è stato un male, perché comunque la nostra produzione normativa non è stata più così efficace, così tempestiva e non abbiamo avuto la possibilità di lavorare sulla base delle priorità. Quindi spero che questa riforma del Regolamento Consiliare sia di aiuto, in ragione soprattutto del fatto che non siamo dei consiglieri di professione e quindi abbiamo anche delle attività lavorative che abbiamo necessità di conciliare con quella che è la nostra funzione normativa, ma soprattutto pensando all’ingente lavoro che ci sarà nell’Aula consiliare in sede di adeguamento dell’acquis communautaire. Dobbiamo quindi cercare di essere efficaci proprio in termini operativi all’interno dell’Aula consiliare. Mi fermo, proprio nell’ottica di cercare di essere il più efficace possibile, ed eventualmente mi riservo di intervenire in sede di dibattito.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Le forze politiche hanno trovato un punto di accordo per il quale, ovviamente, voglio esprimere parzialmente soddisfazione. Mi si permetta un inciso a nome del Governo. Io credo molto nel fair play istituzionale in questo ambito. Abbiamo vissuto momenti in Parlamento, in Consiglio, di conflitto anche forte. Io sono pronto a dare atto che l’opposizione è ritornata ad avere, e si sta ricostruendo, un clima diverso. Però, quando ci si comporta con fair play, non ci si mette la medaglia: si lascia almeno il tempo che sia l’altra parte a riconoscere che il fair play c’è stato. Posto che lo riconosco, che il fair play c’è stato in tanti passaggi, ma dovremmo tornare a far sì che questi passaggi siano normali, appunto di fair play reciproco, nell’ambito pure del confronto anche acceso di opinioni e differenze di vedute. Chiusa questa parentesi, torno sul tema del Regolamento Consiliare. Mi riaggancio all’intervento del consigliere Berti. Sicuramente dieci o quindici anni fa le cose erano diverse, il ruolo del parlamentare era diverso, si poteva fare attività in Consiglio in maniera diversa. Le ragioni sono molteplici e io non sono d’accordo sul fatto che la colpa sia di questo Governo, o del Governo genericamente, che ha una produzione normativa estremamente corposa. Io credo che sia cambiato anche il modo di fare politica. Credo che, se andiamo a vedere il numero degli interventi, e qui non distinguo tra maggioranza e opposizione, su ciascun comma, su ciascun momento dei lavori consiliari, il numero degli interventi sia cresciuto tantissimo. Questo inevitabilmente porta a un prolungamento dei lavori. Chi è di lungo corso forse può ricordare che spesso la posizione era rappresentata da uno o due esponenti di una forza politica, non sempre da tutti i componenti. E non è una critica, non lo dico in questo senso, però bisogna prendere atto che il modo di fare politica, anche perché la comunicazione è diventata importantissima, è cambiato e questo modo di fare politica confligge in maniera fortissima con la produttività. Allora chiudo qui la mia considerazione, proprio perché si è aperto, e questo vuole essere il centro del mio intervento, e mi rivolgo a tutte le forze politiche, a tutti i capigruppo, a tutti coloro che erano nell’altra stanza, che hanno chiesto la sospensione dei lavori e hanno trovato una posizione costruttiva comune. Io credo che quello che porterete, discuterete e, mi auspico, approverete non sarà sufficiente. Soprattutto non sarà sufficiente se interrompete quel dialogo. Io credo che faremo, ne sono convinto, un passo avanti, ma ci renderemo conto che non basterà. Non basterà perché, se prendiamo l’elenco dei lavori di questo Consiglio, dove ci sono molti progetti di legge proposti anche dall’opposizione o progetti di legge di iniziativa popolare, ci renderemo conto che neanche questa volta arriveremo in fondo e non arriveremo in fondo neanche, per me, con il Regolamento approvato con le sue modifiche. Faremo un passo avanti. Per cui io chiedo che, al di là e nel rispetto di quella che è la Commissione Straordinaria per le Riforme Istituzionali, quel dialogo, quel confronto tra i capigruppo, tra chi era al tavolo e ha trovato un punto di sintesi, vada avanti. Si parlava di una fase sperimentale, credo se ne parli, se ho capito bene, nella relazione accompagnatoria al progetto di legge o verrà messo a verbale. Io credo che bisogna farla questa fase sperimentale, ma sperimentale perché deve essere sotto osservazione per poter produrre ulteriori miglioramenti. Ulteriori miglioramenti che, ripeto, non servono a togliere voce al parlamentare, che sia di maggioranza o di opposizione. Io credo che bisognerebbe focalizzarsi sulla capacità di essere produttivi, sulla capacità di lavorare tutti i commi in maniera efficace e produttiva, perché la maggioranza, il Governo, le forze di opposizione, i progetti di legge di iniziativa popolare, le Istanze d’Arengo, è giusto che siano tutti lavorati e portati a casa. Invece ci troviamo in questa condizione e la mia analisi esce dal contrasto maggioranza-opposizione. La mia analisi, lo ripeto, è basata su un modo diverso di fare politica, che è cambiato a causa dei social, dei media, dei microfoni che vengono utilizzati per la diffusione, che sono elementi positivi, assolutamente. Io non sto dicendo che vadano eliminati, però bisogna trovare delle altre modalità per affrontare questo, perché andremo incontro a un intasamento istituzionale, a prescindere dal tema dell’Unione Europea. Ne ho parlato con il collega agli Affari Esteri, che ha un momento istituzionale, c’è un viceministro presente a San Marino oggi, e apriremo un dialogo e un confronto. Però io richiamo la relazione che abbiamo trattato un anno fa, che poneva già quella questione. Ci sono le soluzioni, non inventiamo nulla, perché sono soluzioni che adottano altri Paesi. Però una precisazione, anche per chi ha ascoltato la radio: non si rende onore al nostro ruolo quando si dice che avremmo recepito l’acquis communautaire con un decreto. No. L’intenzione, la progettualità, è tutta un’altra. È il Parlamento che decide e pianifica come e con quali strumenti, e anche con quali velocità, si andranno ad approvare le norme, così come avviene nei Paesi dell’Unione. Anche noi, come Paese associato, andremo ad affrontare e a decidere con quali velocità, con quali percorsi, i singoli elementi dell’acquis verranno approvati con norme, regolamenti, decreti e leggi. Questa deve essere la visione. Non facciamo disinformazione solo perché siamo contrari a un accordo che, nonostante tutto, nonostante coloro che lavoravano contro, è arrivato alla fine, è arrivato alla firma, nonostante chi pensasse che invece in questa stagione sarebbe saltato tutto e si sarebbe aperta una crisi. Invece siamo arrivati alla firma e parleremo dei percorsi per approvarlo.
Lorenzo Bugli (PDCS): Parliamo di questo progetto di legge sulla modifica del Regolamento del Consiglio Grande e Generale e dico finalmente, perché possiamo approfittare di questo dibattito generale per parlare anche di che tipo di Consiglio Grande e Generale vogliamo. È un tema molto importante che, secondo me, si divide in due aspetti: il fattore umano, quindi il modo in cui noi consiglieri ci approcciamo all’Aula, e le regole del gioco che disciplinano il funzionamento del Consiglio Grande e Generale. Sono due aspetti che coincidono e che devono essere affrontati insieme. Come vogliamo approcciarci noi consiglieri quando veniamo qui, in quest’Aula? Se vi ricordate, durante il comma comunicazioni di diversi Consigli fa ero stato abbastanza critico sul metodo di approccio. Dicevo nel mio intervento che, quando si fanno le regole del gioco di un campionato, è importante che siano condivise da tutti, sia da quelli che sono in Serie A sia da quelli che sono in Serie B, quindi da chi è in maggioranza e da chi è all’opposizione. Oggi questo esercizio è stato fatto: si è riusciti finalmente a trovare una sintesi anche con le opposizioni, per portare miglioramenti e correttivi alle regole del gioco. Ma perché questo è avvenuto? Perché abbiamo cambiato il metodo con cui ci siamo approcciati all’interno di quest’Aula. Quando cambia il metodo di approccio, cambiano molti fattori. Le regole, a volte, diventano necessarie proprio quando manca un approccio umano e relazionale intelligente. Ecco perché molto spesso, all’interno di questo Consiglio Grande e Generale, ci perdiamo nel creare tante regole: perché abbiamo perso la capacità di parlarci, di chiarirci, di dialogare e di costruire una strategia che possa essere migliorativa nell’interesse del bene comune del nostro Paese. È in questo senso che il Santo Padre, quando è venuto a San Marino, ci ha parlato di “laboratorio di buona politica”: non tanto per fare delle norme, ma per il modo in cui ci approcciamo alla politica, nella quale noi, qui dentro, rappresentiamo tutti i cittadini. Come vogliamo stare qui dentro? È chiaro che, se all’interno dei nostri partiti e dei nostri gruppi politici prendiamo tutti il microfono perché dobbiamo fare un intervento per prendere il like su Facebook, quel fattore umano diventa un fattore di immagine e non uno strumento per portare veramente un contributo all’interno di quest’Aula. E allora il fattore di immagine diventa uno show, diventa la ricerca del leader, la ricerca del posizionamento, e molto spesso gli interventi diventano sterili e si ripetono sempre le stesse cose. Poi ci approcciamo alle norme con la stessa incapacità di metodo, perdiamo tanto tempo e finiamo per arrabattarci nel capire che cosa noi stessi stiamo cercando di fare, proprio perché diciamo molto spesso le stesse cose. Allora la ricerca di un metodo, prima ancora delle regole, deve partire da noi. Ieri abbiamo parlato di tre Istanze d’Arengo. Tre Istanze d’Arengo sulle quali la Democrazia Cristiana, se uno lo chiedesse oggi, potrebbe sentirsi dire: “Ma è impossibile che abbia votato due Istanze d’Arengo su tre su un tema così complesso”. Eppure anche all’interno della Democrazia Cristiana, proprio perché c’è stata quella capacità, e bisogna ringraziare i capigruppo che hanno lavorato in questa direzione, c’è stato un metodo di approccio intelligente su temi complessi. Se invece guardassimo all’algoritmizzazione della politica, al fatto che bisogna acchiappare i like, dovremmo essere divisi da barriere, a difendere posizioni ideologiche, perché l’algoritmo ci chiede questo. Ecco perché questo progetto di legge ci permette oggi di parlare di che tipo di Consiglio Grande e Generale vogliamo e ci permette anche di fare alcune osservazioni su aspetti fondamentali. Si è parlato di “legge tagliola”: va bene, è un brutto termine. In altri Parlamenti, signori, si chiama fiducia ed è una cosa abbastanza semplice. A un certo punto del dibattito, qualora non si trovi, proprio per l’assenza di quel metodo, la capacità di arrivare a una sintesi su determinati argomenti, bisogna andare avanti e portare avanti le iniziative. Si è parlato anche dei tempi. Ho sentito dire che non si è voluto ridurre il tempo a cinque minuti di intervento perché sembrava chissà quale catastrofe. Beh, non è una novità: in tanti Parlamenti ci sono cinque minuti di intervento, due di replica e finisce lì. Il tempo è importante, soprattutto perché torniamo sempre al tema di come ci approcciamo al Consiglio. Se noi arriviamo sapendo che cosa vogliamo dire e qual è il contributo che vogliamo portare, a volte non c’è neanche la necessità di cambiare le regole, perché in alcuni casi le regole sono già adeguate: basterebbe approcciarsi con una certa serietà. Quindi il contributo che bisogna portare adesso all’interno di questo Regolamento è sicuramente quello di chiuderlo il più velocemente possibile, per riuscire ad avere un approccio diverso già nelle prossime sedute consiliari. Ma la Commissione per le Riforme Istituzionali dovrà sicuramente affrontare altri temi importanti. Penso all’istituto delle Istanze d’Arengo e alla necessità di capire come approcciare e rivedere alcuni aspetti di questa istituzione secolare, che è fondamentale ed è un unicum per il nostro Paese. Ci sono tanti temi sui quali dobbiamo riflettere, ma la prima domanda che questo Regolamento del Consiglio Grande e Generale ci mette davanti è come vogliamo stare all’interno di quest’Aula, sia noi della maggioranza sia gli amici dell’opposizione. Perché, se noi facciamo gli arroganti, non troviamo una sintesi; se dall’opposizione si fa i sordi, non si riesce mai a trovare un punto comune.
Paolo Crescentini (PSD): Inizio questo mio intervento usando una parola: buon senso. E dico questo perché vorrei raccontare un aneddoto. Visto che si parla di Regolamento Consiliare, mi viene in mente il regolamento del gioco del calcio. Tanti anni fa, ero un ragazzino all’epoca, ho fatto l’arbitro di calcio e ricordo che, quando feci il corso per diventare arbitro, mi dissero: “Le regole del calcio, ricorda bene, sono 17, ma ce n’è una, la più importante, la diciottesima, che è la regola non scritta: il buon senso”. E il buon senso, in effetti, nel mondo dello sport è forse la regola più importante, proprio perché non è scritta. Quando si parla di un regolamento, anche il Regolamento Consiliare, dal mio punto di vista, rientra in questa logica. Ricorderete che in prima lettura ero stato critico verso il testo che era stato depositato dalla maggioranza, perché lo ritenevo un po’ troppo sbilanciato verso la maggioranza e poco garantista nei confronti dell’opposizione. Oggi devo dire, invece, che grazie al buon senso che c’è stato anche nel confronto di questa mattina tra i capigruppo di maggioranza e di opposizione mi sembra che si sia raggiunto proprio questo equilibrio. Ricordo gli anni passati, li ha citati la collega Maria Luisa Berti. Lei è entrata in Consiglio nel 2001, io sono entrato due legislature dopo, ma ricordo che all’epoca c’era veramente il buon senso. Pur non essendoci un limite temporale, ad esempio, per quanto riguarda il comma comunicazioni, quel comma durava un paio d’ore. Oggi rischia di durare, anche all’interno di una singola sessione, un’intera seduta, se non due. All’epoca, pur non essendoci limiti di tempo, durava un paio d’ore proprio perché venivano fatte delle comunicazioni, usando il termine per quello che significa: comunicazioni che erano tali e quali. C’era buon senso anche per quanto riguarda le prime letture, perché, se si interveniva, lo si faceva per rivolgere delle richieste al Congresso di Stato e chiedere chiarimenti sul perché di determinati articoli. Io all’epoca ero membro di una forza di opposizione e ricordo che, quando intervenivo, quelle volte che sono intervenuto, lo facevo per chiedere dei chiarimenti. Oggi purtroppo non è più così. Oggi si fa un dibattito in prima lettura, si arriva in Commissione con lo stesso dibattito e poi si torna sostanzialmente allo stesso dibattito in seconda lettura. C’era buon senso anche per quanto riguarda quei provvedimenti di legge che, in Commissione o anche in Consiglio, non superavano il voto sul primo articolo: con la bocciatura del primo articolo il progetto di legge si interrompeva, anche perché non aveva senso andare avanti. Oggi purtroppo quel buon senso di allora, perlomeno in una circostanza di questa legislatura, non l’ho riscontrato. Sono quindi convinto che fosse necessario mettere mano al Regolamento Consiliare, cercando naturalmente il più possibile un’intesa tra maggioranza e opposizione, perché le regole, come ha detto anche il collega Bugli, sono le regole del gioco e riguardano tutti. Non riguardano una parte politica, una maggioranza o un’opposizione: riguardano tutti. E soprattutto mi sono reso conto della necessità di intervenire quando, durante l’esame della legge sul sostegno alle famiglie e sulla lotta alla denatalità, un consigliere ha esplicitamente detto che alcuni articoli della legge di bilancio, nell’ultima finanziaria, sono stati introdotti unicamente perché questo Regolamento Consiliare dà praticamente la possibilità all’opposizione di avere, passatemi il termine, voce in capitolo, mentre la maggioranza è costretta praticamente a stare zitta e ad accettare per evitare il protrarsi dei tempi. Lì mi sono reso conto che veramente è necessario intervenire sul Regolamento Consiliare. Tra l’altro ricordo quanto accaduto in passato, forse meglio di tutti noi lo ricorda chi c’era in quegli anni. Saranno passati dieci, dodici anni, forse anche quindici, quando era Capitano Reggente Giovanni Francesco Ugolini. Siamo stati praticamente, allora eravamo a Palazzo Pubblico, non soltanto una settimana in Consiglio, ma addirittura 36 ore consecutive per affrontare la legge di bilancio. All’epoca, lo ricordo, io ero all’opposizione e non c’era, come oggi, una maggioranza di 44 a 16. La maggioranza era di 32 consiglieri, due erano Capitani Reggenti, quindi c’erano 30 consiglieri di maggioranza e 28 di opposizione. Si interveniva tutti e praticamente abbiamo tenuto la maggioranza inchiodata sulla legge di bilancio fino al sabato sera alle 19. Ci si rendeva conto che era un muro contro muro, ma era quasi inevitabile per far sentire la propria voce. Oggi capisco che l’opposizione dica di no, così come lo diceva allora la maggioranza. E ripeto: pur essendo oggi noi in 44 come maggioranza, forse siamo stati, diciamo, più clementi rispetto alla maggioranza di allora, perché abbiamo praticamente ceduto subito al “ricatto”, tra virgolette, dell’opposizione di sederci al tavolo per andare a concordare degli emendamenti. Capite anche voi che non può essere quello che qualcuno aveva definito, anche negli anni passati, il “mercato delle vacche”. Non si può andare a mercanteggiare quando si tratta di affrontare la legge di bilancio, perché comunque la maggioranza e il Governo devono portare avanti le leggi, mentre l’opposizione ha gli strumenti per controllare l’operato del Governo attraverso le interpellanze e le interrogazioni. Ritengo quindi che oggi sia indispensabile intervenire sul Regolamento Consiliare e mi fa piacere che ci sia stato buon senso da parte della maggioranza. Qui do atto ai capigruppo di essersi seduti al tavolo e di aver accettato che le regole del gioco debbano essere condivise nella maniera più ampia possibile. Anche perché, tornando alla parola “buon senso”, ho visto gli emendamenti presentati dalle forze di opposizione e, tranne un emendamento articolato che contiene una richiesta per quanto riguarda il cosiddetto articolo “tagliola”, tutti gli altri sono emendamenti abrogativi. Quindi, anche qui, per buon senso io intendo fare una proposta: abrogare non lo vedo come un atto di buon senso. Questa è una mia libera considerazione, che può essere condivisa o meno, però credo che, quando si fanno delle proposte di buon senso, bisogna poi portare al tavolo delle proposte, non andare semplicemente con l’abrogazione. Concludo, Eccellenza, anche perché non è mia intenzione assolutamente raddoppiare i termini: voglio stare nei tempi, voglio stare nei minuti che sono stati previsti. Devo dire che questo Regolamento Consiliare, così come viene portato oggi in seconda lettura, mi convince. Pertanto ringrazio veramente i colleghi che si sono seduti al tavolo e che hanno trovato un accordo. Procediamo in questa direzione. Sicuramente il nuovo Regolamento Consiliare contribuirà a snellire i lavori consiliari, a renderli più efficienti e sicuramente anche a dare risposte migliori al Paese, perché questo è il compito del Consiglio Grande e Generale.
Antonella Mularoni (RF): Allora, io in primis vorrei, come ha fatto il nostro capogruppo, sgombrare il campo da una serie di equivoci, perché qui, sentendo parlare i consiglieri di maggioranza o il Segretario agli Affari Interni, sembra che, se tra virgolette si perde un sacco di tempo in Consiglio, la colpa sia dell’opposizione. Premesso che, ad esempio, nel nostro gruppo, e credo in tutti i gruppi di opposizione, nessuno di noi fa politica a tempo pieno, quindi il tempo che passiamo qui è tempo sottratto alle attività professionali che abbiamo, basta guardare quello che è avvenuto nelle ultime sessioni consiliari per vedere che molto del tempo che perdiamo è dovuto allo smanamento del Congresso di Stato e della maggioranza. Si dimenticano i commi, stamattina abbiamo perso un’ora perché la trattativa sugli emendamenti al Regolamento Consiliare, invece di farla nei giorni scorsi o due settimane fa, si fa stamattina, all’ultimo momento. Avete una modalità di lavorare che, scusate se ve lo dico, a me sembra molto poco razionale. Fra l’altro, noi come consiglieri di opposizione non interveniamo mai tutti e, salvo questioni particolari che riteniamo proprio di speciale importanza per questo Paese, come ricordava prima il nostro capogruppo, l’ostruzionismo non lo facciamo perché non ci interessa. C’è però un principio fondamentale che va al di là del buon senso, di cui ha lungamente parlato il consigliere che mi ha preceduto: nei Paesi democratici le regole del gioco si decidono insieme. Come avete iniziato l’esame di questo Regolamento Consiliare, certo, non è stato il viatico migliore. Avete presentato una bozza di Regolamento che era assolutamente inaccettabile per le opposizioni. Sono almeno due anni, dall’inizio di questa legislatura, che vi chiediamo come volete recepire l’acquis communautaire, perché noi ci rendiamo conto che, con le modalità attuali previste dal Regolamento Consiliare, probabilmente non faremmo un buon lavoro. Abbiamo mai avuto una risposta? Né dal Segretario agli Esteri né dal Segretario agli Interni. Neanche oggi, perché ci è stato detto che per il recepimento dell’acquis communautaire vedremo. Vedremo: siamo ancora al “vedremo”. Abbiamo il Segretario Beccari che ci dice, nell’ultima Commissione Esteri: “Io auspico che l’Accordo entri in vigore a gennaio, al più tardi a febbraio 2027”, e noi ancora dobbiamo vedere come fare il recepimento dell’acquis communautaire. Salvo aggiungere, il Segretario Beccari, che aveva pensato a un emendamento da introdurre fra quelli che la maggioranza stava ragionando di portare in sede di approvazione del Regolamento Consiliare, attraverso il quale, in sostanza, si poteva fare come con i decreti-legge: dare una delega aperta al Congresso di Stato, che avrebbe fatto tutto con decreto. Vi potete immaginare che c’è stata la sollevazione dei consiglieri di opposizione, perché il potere legislativo si chiama così: è il Parlamento e le leggi le fa il Parlamento. Insieme dobbiamo decidere come vogliamo fare il recepimento dell’acquis communautaire, che è la sfida più importante che abbiamo davanti a noi per i prossimi anni. Invece siamo ancora al “vedremo come faremo”, oppure facciamo una modifica del Regolamento Consiliare, ci date la delega in bianco e così abbiamo finito. Allora, secondo me, la maggioranza e il Governo, perdonatemi, non sono più in grado di fare politica. Una volta, aggiungo, al di là del buon senso, si era capaci di fare politica e si capiva che, su certe materie, o comunque per avere un rapporto maggioranza-opposizione che fosse corretto e rispettoso delle dinamiche parlamentari dei Paesi democratici, occorreva un coinvolgimento diverso. Ma stabiliteli voi i tavoli. Abbiamo nominato la Commissione per le Riforme Istituzionali, i lavori sono fermi, poi voi d’emblée arrivate con la modifica del Regolamento Consiliare, così, uscita dal cappello. Ne vogliamo parlare di come vogliamo fare il recepimento dell’acquis communautaire? Facciamolo nei tavoli che volete voi. Abbiamo chiesto, fra l’altro, al Segretario Beccari – adesso dico lui perché non sono nelle Commissioni dove è presente il Segretario agli Interni, al quale l’ho chiesto ripetutamente in Consiglio e non mi risponde mai – e il Segretario Beccari ci ha detto che sono praticamente pronte una serie di normative perché, dal primo gennaio, dal primo febbraio, comunque, la materia della concorrenza, la materia dei permessi di soggiorno e residenza e una serie di altre normative devono essere già pronte. Ha parlato anche della legge in materia di lavoro. Gli ho detto: ce le può dare? Ecco, allora è calata la cortina. Questi progetti di legge non arrivano, quindi evidentemente non sono pronti. Non solo: abbiamo visto la delibera del Congresso di Stato con la quale adesso si danno consulenze per 15.000 euro per il recepimento dell’acquis communautaire. Ma allora davvero ci prendete in giro? Fra l’altro vi abbiamo anche detto che ci sono i corpi intermedi in questo Paese, ci sono le associazioni di categoria, ci sono gli ordini professionali che sono pronti a dare una mano e lo farebbero a titolo gratuito. Voi ci dite che siete pronti, questi progetti di legge non si vedono e poi facciamo i consulenti per il recepimento dell’acquis communautaire che, se deve entrare in vigore a gennaio o febbraio, avremmo dovuto affrontare quantomeno come ha fatto Andorra: essere pronti da mesi, almeno da un anno, avere i prospetti generali e i progetti di legge da sei mesi, in modo che anche l’opposizione, oltre alla maggioranza – e io dico anche i consiglieri di maggioranza, che sono legislatori esattamente come noi dell’opposizione – possa vedere questi testi. Cos’è questa idea di fare come per i decreti-legge? Fra l’altro, l’emendamento che avevate proposto era un emendamento che faceva ridere, se non piangere: era ancora tutto da sistemare, con un mare di interrogativi. Stamattina sembra, e dico sembra perché ho controllato venti minuti fa e ancora gli emendamenti non sono stati depositati, quindi noi parliamo sulla fiducia, che effettivamente la maggioranza abbia compreso – e io ringrazio chi all’interno della maggioranza ha lavorato in questa direzione – che il testo così come presentato in prima lettura era inaccettabile. Noi non possiamo dimenticare, ad esempio, che ci sono molti consiglieri che non sono nelle Commissioni. Chi di noi non è in una Commissione non può parlare quando si discute un progetto di legge in Commissione e poi, con la riforma che avevate proposto, praticamente non poteva dire niente neanche in Consiglio. Ma ci sono anche i consiglieri indipendenti, che non partecipano ai lavori delle Commissioni e che poi qui praticamente non avrebbero potuto parlare, o comunque avrebbero potuto dire poco. C’erano delle anomalie nel testo che avete presentato, insieme a tante altre cose. Ora avete ridotto il contenuto delle modifiche che volete fare, però io vi invito, perché c’è la nostra massima disponibilità, l’abbiamo detto e ve lo ripetiamo, a cominciare a lavorare in maniera diversa. Coinvolgete il Consiglio Grande e Generale in maniera costruttiva, decidiamo insieme come vogliamo approvare le leggi e come vogliamo fare il recepimento dell’acquis communautaire. C’è la nostra massima disponibilità a ragionare insieme. Quello che non possiamo accettare o tollerare è che voi, come spesso fate per qualsiasi argomento, arriviate all’ultimo secondo, ci mettiate sotto il naso i testi che avete concordato in maggioranza e, dopo un minuto, si apra, se non è già aperta, la discussione sul comma e noi vi dobbiamo dire subito sì o no, se siamo d’accordo con quello che voi avete già fatto. Se si vuole instaurare un clima collaborativo, che io penso porterebbe dei risultati positivi per questo Paese, perché qui siamo tutti in Aula per dare il nostro miglior contributo possibile, iniziamo a lavorare in maniera diversa.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Anch’io vorrei sottolineare quanto, dalla prima alla seconda lettura, ci sia stato un cambio di impostazione che, a mio avviso, merita di essere evidenziato, perché ad aprile di quest’anno ci era stata presentata una proposta, a nostro avviso, imbarazzante per molti aspetti. Non avevamo utilizzato parole molto delicate in Consiglio quando siamo arrivati ad affrontare, a giugno, la prima lettura. Era una proposta che andava a limitare enormemente i diritti delle forze di opposizione, che andava in parte anche a svilire, a mio avviso, il ruolo del Consiglio Grande e Generale e che quindi aveva ripercussioni negative sull’esercizio democratico. Tra l’altro avevate presentato quella proposta in un momento, a mio avviso, particolare, perché eravamo nel periodo in cui si discuteva della Commissione d’inchiesta sulla vicenda bancaria, che avete creato, insomma, come ritenevate voi. C’era l’aspetto della Commissione tecnico-amministrativa sul caso del pedofilo, che casualmente si era dimenticata di aspettare il lavoro del commissario di opposizione. Quindi era stata presentata anche in un clima di forte tensione, che derivava da vostre forzature. Presentare in un momento simile una legge che avevamo considerato una “legge bavaglio”, a mio avviso, è evidente che non fosse una decisione molto saggia. Come forze di opposizione non potevamo quindi che essere contrari e, ripeto, in forte imbarazzo rispetto a quella proposta e a quel momento. Mi sembra evidente che in imbarazzo fossero anche alcuni della maggioranza, perché ogni volta che capitava di parlare singolarmente con qualcuno tutti criticavano quell’impostazione. Eppure qualcuno l’aveva presentata, però pare che fosse criticata da tutti. Ecco, arriviamo a questa seconda lettura e l’impostazione è molto cambiata. Riconosciamo la disponibilità a modificare la vostra impostazione iniziale, che non sarebbe cambiata se non ci fosse stato un duro scontro all’inizio e una posizione forte anche da parte nostra come forze di opposizione, perché avevate i numeri per andare dritti e qualcuno voleva anche andare dritto. Però, comunque, vi riconosciamo un passo indietro verso una proposta molto più equilibrata e che, ripeto, non era scontato. Rimango ancora dell’idea che questo provvedimento, da solo, non abbia molto senso se non si va a inserire all’interno di una modifica più ampia e più complessa di quello che è il ruolo dei consiglieri e di quelli che sono i lavori del Parlamento. Tutti parliamo di valorizzare la figura dei consiglieri, si è parlato di una struttura tecnica e amministrativa a sostegno del lavoro parlamentare. Ecco, io credo che queste siano questioni centrali, molto più del singolo provvedimento che prova a ridurre le tempistiche, anche perché non è solo una questione di ridurre i minutaggi e i tempi degli interventi di quest’Aula. Sono d’accordo anch’io sul fatto che i tempi della politica siano spesso eccessivi rispetto alle esigenze della società e del nostro tessuto economico. L’ho sempre detto anche quando ero in maggioranza: molte volte si usciva da quest’Aula, o comunque da Palazzo Pubblico, dicendo: “Ma oggi cosa abbiamo fatto?”. Spesso siamo stati interi pomeriggi solo a parlare, parlare, parlare senza produrre. Questa è una critica che, per quanto mi riguarda, ho sempre fatto a questo Parlamento, che spende molto tempo a parlare e non è molto produttivo. Ma non credo che sia semplicemente una questione di tempistiche, di ridurre e comprimere i tempi degli interventi in quest’Aula. Io credo che passi soprattutto dalla capacità di agire in maniera condivisa nelle fasi preparatorie, perché quando c’è un dialogo, quando le posizioni delle singole forze politiche vengono approfondite prima del dibattito, che sia in Commissione o che sia in Consiglio, quando c’è un minimo di confronto, è evidente che diminuiscono i rallentamenti decisionali. Non per forza si trova una quadra, siamo tutti d’accordo e votiamo all’unanimità, ma è evidente che agire con arroganza trova dall’altra parte un muro. Allora io credo che, finché non si comprende questo, cioè che è il modo di fare politica che va veramente modificato per renderla più efficace, possiamo fare tutti i Regolamenti Consiliari che vogliamo, ma non troveremo un effettivo beneficio. Sulla proposta odierna ci sono stati, appunto, dei passi indietro. Sulla riduzione delle tempistiche c’è stato un passo indietro, cosa che avevamo chiesto e sulla quale eravamo stati critici. Viene eliminata la proposta che avevate avanzato per cui l’Ufficio di Segreteria, che è un organo politico nel quale in realtà non tutti sono rappresentati, avrebbe avuto il ruolo di pronunciarsi sull’ammissibilità degli emendamenti presentati. Avete fatto un passo indietro anche su questo, altra cosa che avevamo criticato inizialmente. Rimane comunque la sede redigente, ma almeno è stata inserita la proposta di prevedere un membro supplente a tutela di quei gruppi che magari hanno un solo membro nelle Commissioni e che, qualora questo fosse assente, magari per motivi di salute, lascerebbero uno scranno vuoto e quel partito, quella forza politica, non avrebbe alcuna rappresentanza e alcuna tutela. Quindi ci sono state delle modifiche interessanti. Sulla famosa “tagliola”, come l’abbiamo chiamata, speriamo di trovare la quadra, di venirci incontro rispetto alle rispettive proposte che sono state presentate, cercando di trovare una soluzione equilibrata. Sull’adeguamento all’Unione Europea, bene che non lo si inserisca in questo Regolamento e che si trovi una soluzione parallela. Però credo che sia l’ennesimo esempio del fatto che manchi totalmente una programmazione, che manchi totalmente un’organizzazione su quello che è il tema del recepimento dell’acquis communautaire, cosa che diciamo da tempo. Per quanto riguarda le proposte dell’opposizione, volevo rispondere anche al collega Crescentini. È vero, la gran parte, quasi tutte, sono state abrogative, ma in realtà, se leggiamo le proposte della maggioranza, molte sono abrogative: sono un passo indietro rispetto a quello che avevate presentato voi. Avete fatto tutto voi: la modifica l’avete presentata voi, gli emendamenti abrogativi li avete presentati voi. Noi non potevamo fare altro che presentare degli emendamenti abrogativi in questo caso. Credo che invece vada riconosciuto che dall’opposizione spesso vengono presentati anche degli emendamenti qualificanti e io credo che questo aspetto sia da tutelare. Credo che sia vero: in passato forse c’era più buon senso. Forse è proprio questo che cambia, cioè la serietà delle persone e il buon senso delle persone, non tanto la riduzione delle tempistiche.
Denise Bronzetti (AR): Più e più volte ci siamo chiesti in quest’Aula come disciplinare i lavori del Consiglio Grande e Generale affinché fossero rispondenti non solo, ovviamente, alle esigenze interne della politica, ma anche alle risposte che il Consiglio Grande e Generale, cioè l’organo legislativo, deve dare nell’esercizio della sua funzione, soprattutto nei confronti della cittadinanza. Per quanto le dinamiche politiche abbiano le loro regole e un loro senso, c’è anche la cittadinanza che, oltre ad ascoltare, ovviamente si aspetta delle risposte da noi. E non sfuggirà a nessuno quante volte ci sentiamo dire, passatemi il termine: “Tante volte siete inascoltabili”, perché c’è un continuo intervenire e ripetersi sui provvedimenti di legge e normativi, ma non solo, anche sulle Istanze d’Arengo prese in esame dal Consiglio Grande e Generale. Credo che su questo la politica debba necessariamente fare dei ragionamenti. Quindi, da una parte ci sono le regole di funzionamento interno sulle quali il Consiglio Grande e Generale è chiamato a intervenire e a rispondere, seguendo ovviamente quelle che sono le logiche interne alla politica, che spesso sono diverse da quelle che la cittadinanza, in qualche modo, chiede e si aspetta. Quale equilibrio trovare? È questo quello che noi ci siamo chiesti e abbiamo tentato di fare, tenendo anche conto, perché è giusto farlo, delle prerogative della maggioranza e delle prerogative dell’opposizione, sapendo poi che le maggioranze cambiano nel tempo e quindi chi è maggioranza oggi potrebbe trovarsi all’opposizione domani e viceversa. È un equilibrio non facile da trovare, ma che comunque si deve ricercare. Ed è questo un po’ lo sforzo che è stato fatto, cercando sostanzialmente un confronto che è stato lungo, a tratti anche aspro, ma che oggi ha prodotto la proposta che, in qualche modo, è sul tavolo e che si sta vagliando. Prendo sicuramente a prestito alcuni interventi che mi hanno preceduta e che giustamente hanno richiamato un aspetto: noi possiamo anche scrivere tutte le regole migliori e più belle del mondo e abbassare certamente i tempi degli interventi per evitare il continuo ripetersi, ma il richiamo al senso di responsabilità di ciascun consigliere e di ciascun Segretario di Stato ha una sua valenza. Noi qui possiamo scrivere tutte le regole, ma il problema è che, se non si usa il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere l’azione politica e il ruolo istituzionale che ciascuno di noi ha, possiamo continuare a scrivere, ma non coglieremo mai il risultato migliore da poter offrire alla politica da una parte e alla cittadinanza dall’altra. Quindi il senso di responsabilità che si usava a suo tempo è un richiamo giusto e corretto che è stato fatto. Così come, anticipato anche dalla collega Berti, credo serva un approccio diverso per quanto riguarda la discussione delle prime letture e delle stesse Istanze d’Arengo, temi sui quali ci si sta interrogando anche su altri tavoli, per esempio quello delle riforme istituzionali. Ma dal momento che si è detto che avremmo utilizzato le modifiche del Regolamento Consiliare per cercare almeno di essere più efficienti e più economici anche nei nostri lavori, direi che dovremmo avere il coraggio di prendere la palla al balzo e cercare di limare quelli che sono veramente interventi che non mi piace definire inutili, perché da ogni parte può arrivare una proposta interessante e certamente limitare gli interventi dei singoli consiglieri potrebbe avere anche effetti distorsivi. C’è però un problema: questi interventi dovrebbero essere vagliati prima dagli stessi gruppi consiliari. C’è quindi un lavoro che va fatto a monte e che i partiti prima e i gruppi consiliari dopo dovrebbero necessariamente fare prima di arrivare in Aula. È vero che dal confronto interno all’Aula possono nascere proposte interessanti, ma richiamo sempre al confronto che dovrebbe interessare l’Aula consiliare anche in momenti diversi rispetto alle sedute del Consiglio Grande e Generale, perché il confronto ha senso anche quando viene fatto magari in sedi diverse da quest’Aula e serve per arrivare qui il più possibile con soluzioni condivise, quando queste possono davvero esserlo. Quando si arriva qui, la maggior parte del lavoro dovrebbe essere già stata fatta. Per cui noi siamo aperti anche a ulteriori proposte che potrebbero, in qualche modo, rendere ancora migliore il lavoro che oggi viene proposto con gli emendamenti.
Enrico Carattoni (RF): Questo Regolamento Consiliare ha seguito un ordine dei lavori che è esattamente inverso a quello che il buon senso, tanto richiamato, avrebbe suggerito. Prima saremmo dovuti intervenire sulle proposte di modifica che dovevano derivare dalla Commissione per le Riforme Istituzionali e che avrebbero permesso, e spero permetteranno, di dare maggiore funzionalità non soltanto al Consiglio Grande e Generale, ma anche ai gruppi consiliari e ai singoli consiglieri. Soltanto dopo si sarebbe dovuti intervenire con le modifiche al Regolamento Consiliare. Queste, con tutta evidenza, erano anche le regole d’ingaggio che in quella Commissione, in qualche modo, ci si era dati. Ma il vero motivo per cui voi oggi, con tutta questa fretta, dovete arrivare a intervenire come una scure sul Regolamento Consiliare è uno solo. È uno solo e bisogna che ce lo diciamo: se voi oggi non approvate queste modifiche al Regolamento Consiliare, non siete capaci di riuscire a portare a casa il bilancio che dovrà essere approvato il prossimo dicembre. Questo è l’unico motivo. E, badate, è venuto fuori in tutta la sua drammatica evidenza anche a seguito delle negoziazioni che si sono verificate fino a non più tardi di qualche ora fa, perché l’unico elemento che avete pervicacemente voluto mantenere all’interno di questa legge è la cosiddetta “tagliola”. Perché voi siete consapevoli del fatto che, nonostante gli enormi numeri che ha questa maggioranza, 42 consiglieri meno la Reggenza, come mi avete dato dimostrazione non più tardi dell’anno scorso, non siete capaci di gestire una legge importante come quella di bilancio. Perché non c’è coesione, perché non c’è condivisione, perché non c’è organizzazione e perché non c’è una spiegazione logica diversa rispetto a un tema come questo. L’esame dei progetti di legge in Commissione redigente poteva banalmente essere già svolto con l’attuale Regolamento Consiliare. Voi avete i numeri che vi permettono di adottare questo tipo di possibilità, cioè di esaminare i progetti di legge solamente in Commissione, cosa che non avete mai voluto fare né in questa né nella passata legislatura. Questo è il punto numero uno. Punto numero due: il tema della tagliola è un tema che vi permette di calendarizzare quando sarà il voto in blocco degli emendamenti, in modo che almeno in quell’occasione, si spera, riusciate ad arrivare più o meno preparati, riuscendo a garantire quel minimo di voti che vi permette di votare sia la procedura della tagliola sia il respingimento degli emendamenti. Con l’approssimarsi della scadenza di bilancio è chiaro che l’iter di questa legge ha subito un’accelerazione tale che oggi ci troviamo addirittura a esaminarla e a calendarizzarla, nonostante tutte le altre priorità che ci potevano essere, in maniera privilegiata rispetto alle altre leggi, proprio ed esclusivamente per questo motivo. Ma quali sono, nel merito, i problemi e le criticità? Prima di tutto c’è un problema di metodo. Come dicevo prima, le regole del gioco si scrivono sempre insieme. Si ricorderà che l’ultima modifica rilevante al Regolamento Consiliare è stata adottata nel corso di una legislatura nella quale c’erano degli scontri feroci fra maggioranza e opposizione, molto più forti, molto più aspri rispetto a quelli che viviamo oggi. Ebbene, in quella sede si è riusciti ad arrivare a una rimodulazione del Regolamento Consiliare che ha permesso, per esempio, di contingentare i tempi all’interno del comma comunicazioni e di introdurre modalità di votazione come il voto palese, che venivano richieste dall’opposizione, cercando di contemperarle con le esigenze della maggioranza. Questo tema oggi, con numeri così diversi, non è stato portato a compimento e questo dimostra, dall’altro lato, tutta la drammatica debolezza e tutte le contraddizioni che vive questa maggioranza. Perché voi vi immaginate che, con dei numeri così importanti come quelli di questa maggioranza, 42 consiglieri che la sostengono, non si riescano a portare a casa delle cose banali, come per esempio l’adozione della convenzione che doveva essere approvata pochi minuti fa, proposta dal Segretario Beccari, perché la maggioranza non aveva i numeri per riuscire a garantire questo tipo di approvazione. E banalmente la dimostrazione della scarsa organizzazione dei lavori di questa maggioranza si misura anche da questi piccoli o grandi elementi quotidiani. Ma c’è un altro tema: lo scollamento che esiste fra le esigenze del Governo e le esigenze della maggioranza. Ma è possibile che, con un Ufficio di Presidenza fatto per tempo e con delle richieste portate avanti dal Governo, abbiamo dovuto fare tre o quattro modifiche dell’ordine del giorno in questa sessione consiliare perché ci si era dimenticati di inserire il gradimento del Rettore dell’Università e ci si era dimenticati di calendarizzare in tempo la ratifica della convenzione delle Nazioni Unite perché il Segretario Beccari la potesse portare all’Assemblea delle Nazioni Unite? Ma vi rendete conto che tutte queste disomogeneità non è possibile sanarle con una modifica del Regolamento Consiliare? Perché quando dovrete votare la tagliola avrete bisogno dei 30 voti e non li avrete, perché ci saranno i consiglieri che non arrivano, che arrivano in ritardo, che devono andare a lavorare. Cosa farete? Li verrete a chiedere all’opposizione anche in quel caso? Allora capite che non è un tema di abbassare sempre di più la qualità del dibattito che c’è in questo Parlamento. Il tema è che manca sempre di più la politica, perché una politica sensata avrebbe dovuto permettere di arrivare a un confronto su una serie di temi sui quali c’era una condivisione massima. Io ho sentito il Segretario Belluzzi dire: “Adesso voi fate una strumentalizzazione sul tema dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea e sul recepimento dell’acquis communautaire”. Ma quando mai? Noi siamo stati fra i primi che hanno sostenuto con forza l’Accordo di associazione e che hanno dato una mano, più di altri, anche rispetto alla possibilità di intervenire sul recepimento dell’acquis communautaire. Mi sembra che il Governo sia completamente scollegato anche rispetto al confronto che c’è stato nella Commissione per le Riforme Istituzionali, dove si era abbozzata un’idea di quelle che dovevano essere le proposte per arrivare a un recepimento dell’acquis communautaire e all’introduzione di quelle norme europee all’interno del nostro ordinamento, per esempio prevedendo una modifica della Dichiarazione dei Diritti, della quale non si parla. E oggi si viene qui e si dice: “Adesso il Governo proporrà una serie di decreti che dovranno recepire l’acquis communautaire”. Ma siamo impazziti? Allora, anche su questo, che cosa vi costa fare un confronto almeno con quelle forze che sapete che su questo tema vi possono dare una mano? Questo Regolamento vi permetterà forse di approvare il bilancio di fine anno, ma non vi permetterà di risolvere tutte quelle enormi contraddizioni che comunque avete al vostro interno e che continueranno a rimanere a galla.
Emanuele Santi (Rete): Io credo che sia importante spiegare a questi microfoni anche la genesi di questo provvedimento. Noi abbiamo istituito in questo Paese una Commissione per le Riforme Istituzionali che lavora ormai da più di un anno e mezzo, nella quale questa tematica del Regolamento Consiliare è stata trattata, così come è stato trattato il ruolo del consigliere e sono stati affrontati tanti altri argomenti. In quella sede si erano fatti tutta una serie di ragionamenti sulle tematiche riguardanti il Regolamento del Consiglio e tutto quello che riguarda la posizione del consigliere. Poi cosa succede? Succede che la maggioranza, in una riunione ad aprile, ci porta il Regolamento Consiliare e praticamente decide di depositarlo, nonostante tutti i ragionamenti che avremmo dovuto fare nella Commissione. Quel Regolamento, con una chiara forzatura, conteneva diversi elementi critici, uno dei quali era la drastica riduzione dei tempi di intervento dei consiglieri. Ecco, l’unica cosa che era riuscito a partorire quel Regolamento era il taglio dei tempi. Qual era il contesto? Il contesto è molto semplice: in questa legislatura non è stato assolutamente mai fatto ostruzionismo. Ostruzionismo vero è stato fatto nelle scorse legislature. Però ci sono stati dei temi in quest’Aula, e voglio ricordare il caso del pedofilo e il caso BSM-Bulgari, che hanno tenuto banco per ore e ore di dibattito, dovutamente direi. Probabilmente questa cosa alla maggioranza dava fastidio. Di certi temi non si poteva parlare. Allora era urgente un intervento deciso sui tempi, perché l’opposizione, come era giusto che fosse, aveva messo a nudo tutta una serie di aspetti che vedevano coinvolti anche esponenti politici di questo Parlamento. Il motivo era molto semplice: bisognava zittire l’opposizione. Noi l’abbiamo chiamata “legge bavaglio” ed era una legge bavaglio. Questa legge è stata portata con un blitz. Molto probabilmente in maggioranza c’era anche qualcuno che non era d’accordo nel portare una legge di questo tipo e quindi oggi, che un pochettino si sono rasserenati gli animi, che l’Accordo di associazione si firmerà e che in maggioranza sembra esserci un po’ di calma apparente, si è voluti tornare indietro. Su questo ne diamo atto: si è tornati indietro rispetto all’impostazione originale. Avete fatto tutto voi. Noi vi abbiamo detto: “Quel Regolamento è vergognoso”. Poi oggi ci avete portato una proposta che praticamente torna indietro, probabilmente perché non era sostenibile neanche da voi stessi. Quindi l’opposizione ha giocato un ruolo marginale, questo lo diciamo. Però non possiamo non rilevare che cosa contenesse quel progetto di legge. Ho detto del taglio dei tempi: fortunatamente questa scelta, che a mio avviso era vergognosa, è stata tolta e quindi vengono ripristinati i tempi originali. Rimane però una questione, quella legata alla famosa “tagliola”. La tagliola non è altro che questo: dopo un determinato periodo si fa un pacchetto unico sugli emendamenti che non si vogliono portare avanti e si interrompe la discussione. Voglio ricordare che, quando in quest’Aula si è fatta veramente politica, è stato quando l’opposizione, attraverso una serie di emendamenti sensati, ha portato allo scoperto questo Governo e questa maggioranza e quella mediazione ha prodotto alcuni degli elementi che, a mio avviso, sono stati tra i pochi qualificanti in quest’Aula. Voglio ricordare la trasparenza rispetto a chi non paga i contributi e alle posizioni dei singoli dipendenti. Per tre finanziarie Gatti ci diceva che era impossibile portarla a compimento perché non era tecnicamente possibile. Poi, però, una volta portato il tema allo scoperto, dal primo ottobre i singoli dipendenti potranno sapere se le proprie aziende pagano o non pagano i contributi. Questo è stato un esempio di una mediazione nella quale l’opposizione ha fatto il proprio lavoro e ha portato allo scoperto maggioranza e Governo. Domani questa mediazione, questa possibilità, programmando bene i lavori, non sarà più possibile. Gli emendamenti dell’opposizione saranno cassati e, dopo un determinato tempo, passerà il provvedimento nudo e crudo, come vorrà il Governo. E questo per noi rappresenta un grosso limite alla democrazia. Voglio ricordare a quest’Aula, forse alcuni non erano presenti, che il vero ostruzionismo fu fatto nell’estate del 2023, quando il Governo voleva portare a tutti i costi il DES. Stemmo tre mesi qua, in quest’Aula, tre mesi. Noi in quei tre mesi abbiamo fermato uno dei progetti più pericolosi che si volessero portare in quest’Aula. Se si ripresenterà un DES fra un anno, l’opposizione non avrà più questa possibilità e passerà tutto in cavalleria. Noi questo non lo possiamo accettare, perché anche questa è democrazia. La democrazia è anche quando l’opposizione fa rilevare al Parlamento e alla maggioranza che si sta andando completamente fuori strada. Quindi la tagliola mette un limite alla democrazia e noi non lo possiamo accettare, assolutamente. Perché in quest’Aula si sono fermati progetti pericolosi, derive pericolose, gruppi criminali pericolosi, proprio perché quest’Aula è riuscita a parlare con i tempi dovuti di queste questioni, non mettendoci il bavaglio, ma parlandone. Qui dentro sono arrivate tante questioni rilevanti e tante questioni rilevanti sono state trattate, fermate oppure messe a nudo. Quindi non ci dimentichiamo il passato. Dobbiamo prendere esempio da quello che è stato il passato, perché se non ci fossero stati i tempi dovuti certe cose in questo Paese sarebbero andate avanti. Non le voglio menzionare, ma ce le ricordiamo: i vari confronti, i vari piani criminali, i vari attacchi al Paese, i progetti che minavano la nostra credibilità internazionale, come il DES. Senza questa possibilità, adesso io guardo i membri della maggioranza che voteranno questa roba, ricordatevi che prima o poi tutti si va anche all’opposizione. Poi le questioni cambiano, la prospettiva cambia, e questo Parlamento ha bisogno di presidi perché è ancora sotto attacco da parte di persone, anche esterne al Parlamento, che vogliono portare avanti i propri interessi in quest’Aula. Questo è il tema. Quindi noi la tagliola non l’accetteremo mai. Abbiamo riconosciuto che questo progetto di legge è migliorativo. È vero, sono stati tolti tanti elementi di criticità, però permettetemi: quello che avete scritto in prima lettura rimane scritto, perché è stato depositato. Avevate scritto che un emendamento depositato da un consigliere dovesse essere sottoposto a un vaglio preventivo. Questo è inaccettabile. Anche questo avete scritto. Così come avevate scritto il limite dei tempi a tre minuti per gli interventi. Poi passo alla questione più rilevante: il tema dell’emendamento dell’ultimo minuto sull’Europa. Io penso che, dopo anni, dobbiamo ricordare che il negoziato è stato chiuso a dicembre 2023. Sono passati ormai tre anni. Io non posso accettare che il Governo dia consulenze a settembre per fare progetti di legge che avrebbe dovuto fare due anni fa. Qui non contestiamo le consulenze. Servivano? Bene. Ma quelle consulenze avrebbero dovuto essere affidate due anni fa e i progetti di legge avrebbero dovuto essere pronti nel cassetto per essere presentati in quest’Aula. Soltanto dopo i richiami fatti in questi mesi al Segretario Beccari affinché ci desse i provvedimenti o comunque ci spiegasse come volesse recepire l’acquis communautaire, ci troviamo d’emblée con l’affidamento delle consulenze perché ancora bisogna studiare come fare i progetti. Ma questa è una cosa imbarazzante. Questo è il segnale, cari colleghi della maggioranza, che il vostro Governo in questi due anni non ha fatto nulla per preparare questo Paese all’Europa. Altroché, se dobbiamo ancora affidare le consulenze e i consulenti devono ancora cominciare a scrivere come fare le leggi. Ma stiamo scherzando? Questi sono i problemi. Altro che criticarci perché facciamo ostruzionismo. Noi in questa legislatura siamo stati disponibili in tutto. Vi abbiamo concesso di inserire i commi perché vi dimenticate di inserire i commi all’ordine del giorno. Ma vi rendete conto con quale superficialità state gestendo il Paese? Si vede anche da queste piccole cose. E poi non è assolutamente accettabile che venga portato all’ultimo minuto un emendamento che, per fortuna, anche qui, forse grazie alla benevolenza o forse perché l’hanno capito gli stessi membri della maggioranza, verrà ritirato. Non si può venire in quest’Aula con un emendamento che dice: bene, dall’inizio dell’anno diamo una delega al Segretario di Stato per recepire con decreti-legge qualsiasi cosa. Magari guardiamola un po’ prima di recepire qualsiasi cosa dall’Europa. Nella Commissione per le Riforme Istituzionali sono stati fatti dei passaggi e ricordo delle audizioni nelle quali qualcuno ci ha detto: “Guardate che a San Marino il recepimento automatico non è previsto”. Se vogliamo farlo, e dovremmo farlo almeno sulle materie meno difficili, bisogna predisporre un provvedimento. Ma ce l’hanno detto due anni fa. E voi depositate un Regolamento Consiliare nel quale tagliate i tempi al Consiglio, con la scusa che si perde tempo, e non portate gli elementi essenziali. Queste sono le cose vergognose di cui vi siete macchiati. Perché quel deposito, quella prima lettura, rimarrà. Non è che, siccome adesso siete tornati indietro, viene cancellato quello che avete fatto, peraltro tutto da soli. Adesso il Regolamento va bene? Quello che avete scritto nella prima lettura rimane. L’altra questione che volevo trattare, fortunatamente, e lo dico, è che questo emendamento riferito all’Unione Europea verrà ricondotto, come abbiamo sempre detto, alla Commissione per le Riforme Istituzionali. A nostro avviso questo progetto di legge andava ritirato completamente. Si convocava la Commissione per le Riforme Istituzionali, che è da sei mesi che non si riunisce perché, dopo il deposito che avete fatto ad aprile, era letteralmente saltata e che oggi verrà riconvocata a ottobre. Si riconducevano in quell’ambito tutti i ragionamenti sul Regolamento e sulle altre questioni. Noi abbiamo sempre dato la piena disponibilità a intervenire nel caso in cui ci fosse una necessità e un’impellenza. Noi prendiamo atto che questo Regolamento, così come modificato, rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto alla prima stesura, che era vergognosa, e questo ve lo riconosciamo. Però permangono elementi critici, come la tagliola. Per noi mettere un termine alla discussione di leggi importanti significa limitare quello che è il potere democratico delle opposizioni. Poi all’opposizione ci si andrà un po’ tutti e vedrete che la prospettiva cambia. E se l’esperienza del passato è stata che l’opposizione è riuscita a mettere a nudo e a mettere in evidenza attacchi al Paese, gestioni scellerate e progetti scellerati, io penso che dovremmo pensarci bene prima di inserire questo articolo nel Regolamento Consiliare. Per questo motivo noi non lo sosterremo assolutamente.
Giovanni Francesco Ugolini (PDCS): Vorrei ringraziare le Loro Eccellenze perché questa mattina ci hanno permesso di fare un ulteriore confronto con le forze di maggioranza e opposizione su questo importante progetto di legge, che apporta significative modifiche alla Legge Qualificata agosto 2018 n. 3, del Regolamento del Consiglio Grande e Generale. Devo dire che il clima è stato costruttivo, un clima sereno nel quale si è trovata una soluzione sugli emendamenti proposti e poi, in sede di dibattito, si vedrà se si troveranno ulteriori soluzioni per rendere più efficace e soprattutto ordinato questo provvedimento, perché è necessario rendere più efficiente e ordinata l’attività istituzionale parlamentare. Infatti, negli ultimi anni abbiamo visto come troppo spesso i lavori consiliari rischino di rallentare sotto il peso di procedure complesse, tempi eccessivamente dilatati e meccanismi che, invece di facilitare il confronto politico, finiscono per ostacolarlo. Questo non è nell’interesse delle istituzioni né dei cittadini, che da noi si aspettano risposte tempestive e di qualità. Questa riforma interviene proprio in questa direzione: rafforza il ruolo delle Commissioni, valorizzandole come sedi di approfondimento serio e qualificato; introduce criteri più chiari sull’ammissibilità degli emendamenti, garantendo maggiore rigore e sostenibilità tecnica e finanziaria; e soprattutto restituisce flessibilità ai lavori, superando automatismi che troppo spesso hanno ingessato l’attività dell’Aula. Questo affinché l’Aula torni a essere la sede istituzionale dove i consiglieri possano concentrarsi sul dibattito politico, confrontarsi nell’affrontare le varie problematiche del Paese e operare in modo più organizzato ed efficace per il bene della Repubblica. Non si tratta di comprimere il dibattito democratico, ma, al contrario, di renderlo più incisivo. Ridurre i tempi morti e i passaggi ridondanti significa dare più spazio alla sostanza, al merito delle decisioni, al confronto vero. Allo stesso tempo viene preservata la centralità dell’Aula e il rispetto delle prerogative delle minoranze, in un equilibrio che riteniamo fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni. Io credo che, dopo il confronto con le varie forze di opposizione, nel quale ha prevalso il senso di responsabilità nell’analizzare i vari emendamenti, si sia cercato di rendere ancora più condiviso questo provvedimento, che va nella netta direzione di valorizzare ancora di più il lavoro dei consiglieri. In definitiva, questa proposta non stravolge il nostro sistema, ma lo aggiorna, lo rende più moderno, più efficiente e più capace di rispondere alle sfide attuali. Per queste ragioni, e ringraziando di nuovo tutte le forze di maggioranza e opposizione, esprimo convintamente il mio sostegno e quello del mio partito a questo provvedimento.
Maria Katia Savoretti (RF): Allora, io da un lato voglio ringraziare la maggioranza per la disponibilità concessa in apertura di questo comma, fermandosi un attimo per ragionare insieme su alcune proposte che, come opposizione, abbiamo presentato dopo aver visto gli emendamenti a questo progetto di legge che ci sono stati presentati nella giornata di ieri. Anche se, lasciatemelo dire, di tempo ne avete avuto, perché sono passati esattamente tre mesi da quando il progetto di legge è stato portato in prima lettura. Quindi c’era tutto il tempo necessario per fare un confronto con le forze di opposizione, ma questo confronto in questi mesi non c’è stato. Siete rimasti silenti, poi siamo arrivati in tutta fretta e abbiamo avuto veramente poco tempo per poter fare quel confronto più serio che sarebbe stato necessario, visto appunto il tema, che è il Regolamento Consiliare. D’altra parte, però, devo anche ribadire, come avevo già fatto durante il mio intervento in prima lettura, come sia stato poco elegante il metodo usato dalla maggioranza e dal Governo nell’intervenire su questo Regolamento Consiliare. Soprattutto poco elegante è stato l’atteggiamento nei confronti della Commissione consiliare preposta e nei confronti del lavoro che, in tutti questi mesi, questa Commissione ha portato avanti. Oltretutto è una Commissione che è stata nominata ed è stata voluta da quest’Aula. Si poteva e si doveva fare diversamente, perché tante difficoltà e tante esigenze le conosciamo tutti, non soltanto voi che siete in maggioranza, ma anche noi dell’opposizione. Io qua ho sentito parlare di buon senso, un buon senso che secondo qualcuno è venuto a mancare soprattutto in questa legislatura, ma anche forse per colpa dell’opposizione. Qualcuno ha detto che se ne approfitta, che usa il comma comunicazioni così, giusto per farsi sentire e per far perdere tempo. Io invece dico che qua nessuno vuole far perdere tempo. Diversi di noi non fanno il mestiere di consigliere, fanno altro nella vita. Quindi il tempo penso che sia importante per tutti e nessuno è qua in Aula per far perdere tempo. Il buon senso io è nella maggioranza che non lo vedo. In tante situazioni veramente il buon senso non lo abbiamo visto durante questa legislatura e non l’ho visto neppure nel metodo usato nei confronti di questo Regolamento, di questo progetto di legge, che poteva ovviamente essere trattato diversamente. Sì che in questo caso si poteva evitare di perdere tempo, quando invece voi dite che è soltanto l’opposizione che vi fa perdere tempo. Io qua vedo invece un Governo molto smanato e, a volte, anche spesso poco allineato, che non riesce magari diverse volte a trovare delle sintesi quando invece dovrebbe farlo. E qua, lasciatemelo dire un’altra volta, non si può intervenire soltanto quando fa comodo, perché sappiamo, lo avete detto in diversi, che la ruota gira: oggi noi siamo all’opposizione, voi siete in maggioranza, ma le cose possono cambiare. Quello che il Consiglio Grande e Generale ha il compito di fare è invece un Regolamento che sia giusto, corretto ed equilibrato, indipendentemente da chi sia in quel momento maggioranza. Perché io credo che sia in questo modo che si garantisce la vera democrazia. E non si può sempre e soltanto continuare a dare la colpa all’opposizione, perché se le cose non riuscite a farle non penso che sia solo e soltanto colpa dell’opposizione. Anzi, a volte è bene guardarsi in casa. Io penso che l’intasamento e anche le dimenticanze che spesso vediamo da parte della maggioranza non siano colpa dell’opposizione. Anzi, spesso noi siamo intervenuti, vi abbiamo aiutato per evitare appunto di ingolfare il Consiglio e anche per inserire magari dei temi che vi eravate dimenticati e che non si potevano inserire perché erano scaduti i termini. Certo, possiamo riconoscere, e lo riconosciamo, che un passo in avanti da parte della maggioranza è stato fatto. Molte cose che avevate inserito in prima lettura sono state eliminate e ovviamente ne prendiamo atto. Però il pensiero che qualcuno certe cose, che a nostro avviso erano inaccettabili su tutti i fronti, le volesse inserire non ci fa certo piacere. Anzi, non si dimenticano facilmente e ci fanno un pochino rabbrividire. Però, ecco, riconosciamo la volontà di fare insieme un progetto di legge il più giusto e il più corretto possibile. Il tempo è sempre molto poco, però ci auguriamo veramente che ci sia la volontà di tutti di lavorare al meglio.
Fabio Righi (D-ML): Anch’io, in apertura di questo intervento, devo innanzitutto in qualche modo ringraziare la maggioranza, che ha fatto un discreto passo indietro, anzi molteplici passi indietro, rispetto a quello che era il testo che ci è stato sottoposto diversi mesi fa. Tuttavia, in questo intervento non posso esimermi dal ricostruire un po’ le ragioni politiche che hanno portato a questo intervento e poi fare anche qualche considerazione, qualche commento sugli emendamenti portati oggi all’attenzione, sui quali c’è stato un confronto, seppur minimo e seppur al fotofinish, qualche ora fa. Parto dalle ragioni politiche legate alla presentazione del Regolamento. Non possiamo dimenticare il momento, anche storico, nel quale la maggioranza si sveglia una mattina e, in qualche modo, porta all’attenzione dell’Aula un provvedimento normativo come quello che fondamentalmente stiamo discutendo oggi nel testo originario. Una situazione in cui scoppia il cosiddetto, ormai famoso, “caso bulgaro” riguardante Banca di San Marino, un momento in cui si inchioda il percorso dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea con la firma al Coreper. Ovviamente le ragioni di quel blocco sono chiare ed erano chiare a tutta la cittadinanza, a tutto il Paese, derivanti dal disastro compiuto su quel fronte da parte di certa politica e di certi personaggi connessi a certa politica. Motivo per cui l’opposizione non può tacere su quel tema, così come su tanti altri in Aula, e comincia ovviamente uno scontro che non è tanto uno scontro sulla persona o personalistico, quanto sull’uso ormai distorto che viene fatto della politica in questo Paese e sul fatto che deve andare sempre bene anche quando si piegano e si violano tutte le normative, tutte le regole e così via. In quel momento così delicato la maggioranza pensa bene di distogliere l’attenzione da questa situazione e appare il Regolamento Consiliare. Il primo momento in cui noi sentiamo parlare di questo intervento è nell’imboscata di marzo-aprile di quest’anno, quando l’incontro era dedicato alla Commissione d’inchiesta sull’affare bulgaro, ma appare questo provvedimento normativo con il quale, l’hanno detto già alcuni colleghi, abbiamo appreso della volontà di fare un intervento più che penetrante, più che incisivo sull’attuale normativa, nascondendosi dietro al discorso dei tempi allungati e così via, ma che di fatto introduceva tutta una serie di interventi che tagliavano le gambe al Consiglio Grande e Generale e, in particolare, all’opposizione, relegandola in parte al silenzio. E oggi abbiamo la prova provata che quel provvedimento era fortemente squilibrato in un senso e non era invece un intervento come noi vorremmo fare, come ci piacerebbe fare, cioè ragionato sulla necessità di rendere le nostre istituzioni adeguate anche a determinate esigenze. La prova provata, dicevo, sta negli emendamenti presentati e nell’accordo tutto sommato trovato oggi su questo provvedimento, che riporta l’asticella indietro e fa un intervento minimale rispetto all’originario testo, ancorché penetrante, e poi ci arriverò a breve. Ecco, lasciatemi dire che tutta questa storia, segna dal nostro punto di vista non un intervento nell’interesse del Paese, nell’interesse dell’efficienza delle nostre istituzioni, ma segna il fallimento della politica, segna il fallimento della vostra politica. La maggioranza è dall’inizio di questa legislatura che non fa politica. Non esiste più un confronto che sia uno nel percorso di avvicinamento alle sedute del Consiglio che devono discutere determinati provvedimenti. Non c’è un confronto che sia uno con il Governo che si accinge a portare decreti delegati, di cui noi veniamo a sapere, diciamo così, dai giornali piuttosto che dalle comunicazioni del Bollettino Ufficiale. Non è il nostro modo di concepire la politica, non è il nostro modo di concepire le istituzioni. Nella scorsa legislatura, quando abbiamo avuto responsabilità di Governo e avevamo un ruolo di maggioranza, noi non ci siamo sognati mai, mai, di depositare un provvedimento normativo che non fosse stato dibattuto mesi prima o settimane prima, tanto con la maggioranza quanto con l’opposizione, alla quale veniva dato un tempo per poter presentare le osservazioni, ulteriori riunioni per discutere le eventuali osservazioni e poi, nel rispetto delle posizioni, che potevano anche non essere allineate, si depositava il provvedimento e si iniziava l’iter che portava la discussione dentro la cornice istituzionale. Noi riteniamo che sia questo il modo di fare politica e non, rinunciando a fare politica, intervenire sulle norme come fa comodo per cercare di tagliare i tempi e le modalità. Sul testo presentato oggi non siamo soddisfatti di quello che dibattiamo all’interno di quest’Aula. È chiaro che siamo soddisfatti di aver dato una fortissima sterzata al testo originario e di alcuni piccoli correttivi che, in qualche modo, rendono l’intervento meno peggio. Però anche qui, lasciatemi dire, c’è una grande differenza tra la vostra proposta politica e la nostra proposta politica. Noi non siamo mai stati per il meno peggio. Siamo per fare le cose fatte bene da subito. Bisogna fare quanto più possibile, nei tempi più veloci possibili, e bene. Detto questo, sicuramente è positivo, se la volontà è quella di andare a introdurre un principio ordinario di sede redigente, aver previsto un membro supplente, ad esempio, nelle Commissioni, che dà la possibilità anche a coloro che hanno un solo componente di poter prendere parte a quei dibattiti e, in qualche modo, non perdersi il dibattito sui provvedimenti. Devo dire che gli altri interventi sono tutti grosso modo abrogativi, quindi certamente ci trovate d’accordo. Resta il provvedimento sulla cosiddetta “tagliola”. A un certo punto voi volete troncare il dibattito. Qui resta il grande fallimento della politica. Noi avevamo proposto di inserire una gradualità, magari arrivando anche a quel tipo di provvedimento, perché, guardate, ci sta che l’ultima parola sia della maggioranza, che ha il mandato e tutto il diritto di governare. Però sarebbe stato magari più sensato un approccio graduale, ad esempio dopo alcuni tentativi di mediazione e di confronto. Dovrebbe essere frutto del buon senso, ma se uno non ce l’ha mettiamolo pure per legge. E all’esito di quei confronti obbligatori, come ultima spiaggia, in extrema ratio, dopo alcuni giorni almeno di trattative, io direi anche delle settimane, si potrebbe arrivare a quel tipo di provvedimento. Perché anche qui, sulle trattative relative ai temi delicati, si ha la pretesa che le questioni vengano sciolte nell’arco di pochi minuti o di poche ore. Anche questo, dal nostro punto di vista, non è serio, perché purtroppo il ruolo del legislatore è un ruolo complesso: quando si fa un intervento si deve sempre tenere conto dei pesi e dei contrappesi degli interventi che si fanno. Pochi minuti o poche ore per discutere di alcuni temi che sono davvero complicati, io credo che sia poco serio. Dovrebbe essere, appunto, il frutto del buon senso, ma avremmo previsto una proposta di gradualità. Questa non è stata accolta. Voi parlate di 20 ore massime. Abbiamo poi chiesto di farle arrivare almeno a 30. Mi soffermo invece su un altro punto, io credo il più importante di tutti, che è quello legato all’emendamento aggiuntivo per il recepimento dell’acquis communautaire. Intanto, lasciatemi dire che abbiamo cominciato da una Commissione Esteri di non troppo tempo fa, ma sempre di più, agli interventi ormai di anni di Domani – Motus Liberi, si stanno accodando altri interventi che cominciano a porre una forte e chiara preoccupazione rispetto al tema dell’Accordo con l’Unione Europea. E qui, lasciatemi dire ancora una volta l’ennesima cosa che ho detto due milioni di volte: non perché una maggiore integrazione del Paese sia sbagliata. Noi non abbiamo mai detto di essere contro. Abbiamo sempre detto che il problema non è l’Europa, il problema siamo noi, sono le modalità con cui viene portato avanti il negoziato, le modalità con cui si ragiona dell’implementazione, le modalità con cui si sta affrontando alla cieca questo percorso. E oggi, anche qui, c’è la conferma di quanto fosse corretto quello che diciamo da tempo, perché ulteriori forze, che fino a ieri gridavano “è tutto bello”, cominciano a dire: “Aspetta un attimo, ma voi ci state dicendo che non avete ancora una vaga idea di come recepire e implementare l’Accordo?”. Peraltro, dopo che vi abbiamo visto bocciare un ordine del giorno che la mia forza politica aveva presentato, nel quale si chiedeva di fare un percorso preciso, di mettersi al tavolo e fare una strategia di implementazione dell’Accordo, cosa ci troviamo? Questo, che è perfettamente coerente con la politica miope che voi avete da questo punto di vista, perfettamente coerente. Ma torniamo a dire: non è la nostra politica. Per noi l’Europa, l’ho detto più di una volta, è una cosa seria e seriamente va affrontata, capendo qual è la nostra rotta, qual è la nostra visione, perché è sulla base di quello che bisogna ragionare sull’implementazione delle norme. Ci si sarebbe dovuto ragionare anche durante il negoziato, perché un negoziato senza rotta è un negoziato alla cieca, non è un negoziato. Ma ormai l’avete fatto, vi siete presi questa responsabilità. Benissimo, adesso c’è la parte della firma e poi c’è la parte dell’implementazione. E perdonatemi, qualcuno ha anche citato quanto Andorra sia stata brava a fare gli schemini di implementazione. Beh, Andorra è brava anche per un altro motivo, perché prima della firma si pone il problema del referendum. Allora anche qui sarebbe bello capire se voi ve lo ponete oppure no. Evidentemente, con i blitz che cercate di fare, lo avete già archiviato e anche questa è una grande, profonda differenza tra la vostra idea di democrazia e la nostra idea di democrazia. Perché per noi il referendum va fatto, eccome se va fatto, soprattutto quando la popolazione lo chiede, come lo sta chiedendo in questo momento. E poi, una volta fatta ed espletata quella che non è una formalità, ma è sostanziale, si deve andare su una strategia di implementazione che, ripeto, oggi apprendiamo che non c’è. Allora comprenderete come si possa essere costruttivi davanti a questo. Noi ci proviamo lo stesso, chiariamoci, ma come si fa a essere costruttivi nel momento in cui un provvedimento arriva perché bisogna nascondere la polvere sotto il tappeto rispetto alla questione di Banca di San Marino, alle implicazioni politiche, agli amici e parenti e a tutto quello che ne consegue? C’era la Commissione d’inchiesta in atto, tra paritetica e non paritetica. Poi arriva un provvedimento che viene completamente stravolto, i cui emendamenti arrivano solamente nella giornata di ieri o dell’altro ieri, però si riesce a confrontarsi solo oggi, durante la sospensione del Consiglio, e all’interno del quale troviamo anche, così, passando, l’inserimento di un emendamento che pretende di definire la cornice o le regole del recepimento di una cosa così piccolina come l’acquis communautaire: oltre 7.000 normative con le quali il Paese cambierà pelle, volto e così via. Perché anche qui, e sono parole non mie ma che condivido, quante bugie fino a questo momento sono state raccontate in Commissione Esteri? “Non cambia niente, non succede niente, andrà tutto benissimo, è tutto bellissimo”. Signori, non è serio in questo modo. Questo è il motivo per cui siamo costretti poi a parlare ai microfoni, peraltro in questo contesto, che è l’unico contesto in cui si può fare politica: non ne esistono altri ufficialmente. Però voglio chiudere lanciando la palla in avanti. Detto questo, che è la storia di quanto è accaduto e sono le considerazioni fatte sul testo e su quello di cui oggi discutiamo, la mia forza politica mette sul tavolo tutta la buona volontà e la disponibilità a confrontarsi sui temi, perché riteniamo che l’opposizione abbia il diritto di stare in quest’Aula, forse voi avete un’idea diversa, tanto quanto la maggioranza, perché ci ha dato il mandato la cittadinanza di stare qua, ci ha dato mandato la popolazione di stare qua e di portare il nostro contributo. Ed è quello che intendiamo fare. Allora metteteci voi, che siete al timone di questa barca scalcinata, nelle condizioni di poter dare seriamente questo contributo. Altrimenti, guardate, se ci avete già reso soddisfatti facendo tutti i passi indietro che avete fatto, fate anche l’ultimo e ci rendete felici del tutto: cedete il passo per una gestione diversa.
Matteo Casali (RF): Se in qualche misura la vicenda del Regolamento Consiliare è giunta a una sua composizione, con una presentazione sostanzialmente rimaneggiata in seconda lettura, io non posso condividere l’espressione di compiaciuta soddisfazione, soprattutto da parte di qualche consigliere di maggioranza. La prima ragione è costituita da un fatto di metodo, perché non possiamo dimenticare la proposta massiccia e unilaterale della prima formulazione. Una prima formulazione che, con la ragione immotivata, a mio modo di vedere, della produttività del Parlamento, sbandierata peraltro anche oggi con il timore dell’ostruzionismo, ostruzionismo che in questa legislatura non si è mai verificato sostanzialmente, se non forse in un’occasione, portava una serie massiccia e unilaterale di cambiamenti che possiamo riassumere nella drastica riduzione dei tempi di espressione dei parlamentari, nella Commissione redigente per legge e non referente, nella creazione di un ufficio che sindacasse la validità, l’ammissibilità degli emendamenti proposti da quest’Aula. Quindi, pensate: avete proposto un’istituzione che di fatto non esisteva neanche nel quadro istituzionale e che doveva vagliare le proposte dei parlamentari. Pensate che tipo di distorsione si sarebbe verificata. Fino ad arrivare alla famigerata “tagliola”. Allora, il risultato conseguito, cioè la decadenza, lo sfalcio praticamente di tutto il Regolamento, con solo due capisaldi rimasti, pur essendo un innegabile dietrofront, e quindi dal punto di vista politico noi dovremmo essere contenti del dietrofront a cui siete stati costretti, forse anche da qualche frangia della vostra stessa maggioranza, in realtà nella sostanza io credo possa al massimo essere definito un po’ un “meno peggio”. Cosa rimane? La Commissione in sede redigente. Bene, io mi chiedo questo: qual è il plusvalore, la contropartita, ma in termini di produzione qualitativa delle norme, non di produzione quantitativa o di tempi, che pure è un valore ma non è l’unico valore? Qual è la contropartita nello spostare la discussione sostanziale della legge dall’Aula consiliare alla Commissione? Vi siete chiesti perché il Regolamento attuale preveda, per legge e per prassi, la Commissione come Commissione referente e non redigente? Un motivo ci sarà. Allora, se spostiamo il focus sulla Commissione, quali strumenti in più diamo alla Commissione per avere un lavoro qualitativamente superiore? Queste contropartite non le avete previste. Attualmente la Commissione è un piccolo Consiglio Grande e Generale, che si svolge con le stesse dinamiche, le stesse criticità e le stesse possibilità di blindare i provvedimenti, senza nessun tipo di approfondimento o supporto tecnico, senza un maggior confronto rispetto al Consiglio. Allora qual è il plusvalore che voi date alla Commissione in sede redigente? Nessuno. Altro tema: in Commissione avete introdotto, su nostra istanza, le supplenze, perché nella prima formulazione del vostro Regolamento non c’erano le supplenze. Quindi chi non poteva andare in Commissione, ricordo a chi ci ascolta che in Commissione ci sono rappresentanze estremamente ridotte di ciascuna forza politica e non di tutte, nella prima formulazione chi non poteva presenziare alla Commissione si arrangiava. Poi, grazie a noi, probabilmente è arrivato anche il discorso della supplenza. Ma ancora ci saranno consiglieri che non potranno esprimersi sull’articolato, perché non tutti i consiglieri sono rappresentati nella Commissione, ci sono solo rappresentanze, ma addirittura forze politiche non potranno esprimersi sull’articolato perché non tutte le forze politiche sono in Commissione. Qual è il plus della produzione? Allora, io mi chiedo: parliamo del Parlamento, che si chiama Parlamento non a caso, o di un caseificio? Probabilmente il caseificio deve guardare alla produzione. Il Parlamento dovrebbe guardare all’efficienza, ma anche alla qualità. La tagliola, il secondo caposaldo. Se già l’abbreviativo è un termine del genere, ditemi se può essere positivo. La paura dell’ostruzionismo, quasi mai attuato, ma segnatamente sulla legge di bilancio. Perché la tagliola vale per gli emendamenti, ma siccome la Commissione è redigente per legge, gli unici temi sui quali si possono portare emendamenti in Aula sono la legge di bilancio. La maggioranza con la tagliola fa il cherry picking per legge, cioè seleziona un pacchetto di emendamenti, quelli che non gradisce, da bocciare in un’unica votazione. Quindi si fa la selezione nel cesto delle ciliegie fra quelle che più piacciono e più interessano e lo si sancisce per legge. Io credo che la durata del dibattito e la qualità del dibattito non si possano fare per legge, ma si facciano attraverso la maturità della classe politica e la capacità, in termini di produttività, segnatamente della classe di Governo. La cosa interessante che ho sentito dire è: “Si chiama fiducia e c’è anche in altri ordinamenti”. Fate il cherry picking anche nei paragoni, perché mi risulta che in altri ordinamenti la fiducia, nel caso in cui non ottenga un voto positivo, comporti a livello costituzionale le dimissioni del Governo per legge. Allora cosa volete dire? Che se non passa la tagliola si dimette il Governo? Una parola sull’elegia del clima diverso. Il clima diverso si crea, non è il clima atmosferico, e segnatamente deve essere creato da chi ha la maggioranza. Noi ci siamo trovati a muro contro muro nelle prime fasi di questa situazione. Quindi io capisco e riconosco le ragioni dell’efficienza, ma sono contro una visione produttivistica del Parlamento. Oltre alla quantità, noi dobbiamo fare attenzione alla qualità e io auspico che il tutto sia rimesso nell’alveo di quella Commissione per le Riforme Istituzionali che avete messo in naftalina, verso la quale avete dimostrato sfiducia e che io invece credo sia l’unico strumento ancora in piedi che possa raddrizzare le sorti anche del Regolamento Consiliare.
Andrea Menicucci (RF): Anch’io esprimo alcune considerazioni in merito a questo progetto di legge portato avanti dalle forze di maggioranza sulla modifica del Regolamento Consiliare. Credo che ci siano una serie di temi che possono essere sviscerati parlando del Regolamento Consiliare, a partire dal fatto che, rispetto ad altre legislature precedenti a quella corrente, nel susseguirsi degli anni c’è stato un aumento del numero di consiglieri che hanno iniziato a intervenire. Si fa riferimento al fatto che i lavori duravano due o tre giorni nelle convocazioni di venti o trent’anni fa e oggi, invece, ci siamo ritrovati a dover affrontare sessioni lunghe addirittura dieci giornate. Beh, allora, da un lato io considero il fatto che ci siano molti più interventi uno sviluppo del dibattito democratico, uno sviluppo anche della percezione che gli stessi consiglieri hanno di loro stessi, al di là di quelle che possono essere le personalità leader all’interno dei partiti. Quindi non parlano solamente coloro che, in qualche modo, dettano la linea politica, ma possono parlare anche tutti gli altri consiglieri. E questo può essere foriero, in taluni dibattiti, di idee, può essere foriero di punti di vista, a volte anche di chiavi di volta che ci permettono di trovare la soluzione tanto agognata. Poi c’è anche un altro tema, legato al fatto che nella prima proposta si cercasse di limitare il tempo di intervento dei consiglieri all’interno dei dibattiti. Io credo che questo sia un tema che, da un certo punto di vista, appartiene alla società attuale, nel senso che la tendenza che oggi abbiamo a cercare di accorciare tutto per farlo rientrare in una soglia di attenzione che diventa sempre più bassa, anche grazie all’influenza dei social media, all’interno di un Parlamento è molto pericolosa da applicare. È molto pericolosa da applicare. Poi c’è anche un contesto storico, in questo caso, da indagare, perché nelle ultime due legislature le maggioranze che si sono formate sono state maggioranze di 44 consiglieri. Maggioranze di 44 consiglieri che possono, con il loro numero, che io definirei abnorme costituzionalmente, depotenziare quel confronto che, ad esempio, previsioni come le maggioranze qualificate impongono davanti a determinate scelte che dovrebbero appartenere non solamente al Governo che in quel momento sta portando avanti la propria linea, ma a tutta l’Aula. Quindi anche questa tendenza a maggioranze composite, con diverse visioni, lo abbiamo visto in diverse situazioni, ma con maggioranze che cercano in qualche modo di evitare il confronto, ha prodotto quello che è stato proposto in quest’Aula qualche mese fa. È vero che oggi il clima è cambiato, è vero che la proposta è stata in qualche modo addolcita, però il tema rimane sempre, dal mio punto di vista, un tema che mi dispiace dover affrontare. Perché in tutti i fora internazionali, in tutti i dibattiti all’interno dei sistemi democratici, si cerca sempre di più di dare centralità a quello che è il potere legislativo, che molto spesso viene mangiato, viene limitato da un potere esecutivo che cerca sempre di più di primeggiare all’interno di quel delicatissimo equilibrio che è la separazione dei poteri. Questo ce lo dicono tante realtà che attualmente vivono dei problemi da un punto di vista di ordine democratico, realtà ben più grandi della nostra, ma anche realtà ben più simili a noi. Perché io ho partecipato, insieme al collega Muratori, fino all’inizio di questa settimana, alla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dei Piccoli Stati ad Andorra e ho avuto un confronto con diversi Presidenti di Parlamento che erano convenuti a questa Conferenza. Quando ho iniziato a parlare loro della proposta della maggioranza di riformare il Regolamento Consiliare, hanno tutti strabuzzato gli occhi. Cioè, l’idea che lo stesso Consiglio cerchi di limitare il dibattito democratico, che cerchi di limitare la possibilità dei consiglieri di esprimere il loro parere, per loro era veramente fonte di stupore. Quindi credo che principalmente quello che dovremmo fare noi sia cercare di arrivare a una modalità di lavoro che sia dignitosa per il ruolo di ogni consigliere, che sia dignitosa anche da un punto di vista della produzione normativa, senza però cercare di arrivare a quella necessaria eventualità per la quale il Parlamento debba essere un sistema di produzione di norme anche a scapito della qualità. Io sono per privilegiare la qualità rispetto alla quantità della produzione normativa del nostro piccolo Parlamento. Credo che, grazie anche ai dibattiti e ai confronti, siano state prodotte nel tempo delle normative valide che tuttora vengono applicate, proprio grazie al confronto che c’è stato e alla condivisione che si è avuta tra maggioranza e opposizione. Credo tendenzialmente che un provvedimento di questo genere, benché sia stato in qualche modo addolcito rispetto all’entrata a gamba tesa che avevamo ricevuto come consiglieri di opposizione vedendo le proposte dei consiglieri di maggioranza, sia comunque un provvedimento che mi dispiace dover vedere passare all’interno del nostro Consiglio Grande e Generale. Ad ogni modo, e vado verso le conclusioni, credo che tutte queste riflessioni, tutto quello che è legato al ruolo del consigliere e al ruolo del Consiglio Grande e Generale, dovesse essere relegato a quella che è la Commissione per le Riforme Istituzionali, una Commissione speciale che abbiamo istituito e che, benché qualche consigliere abbia cercato in qualche modo di far passare come un “gettonificio”, anche andando a ledere veramente la dignità del lavoro dei consiglieri che si sono impegnati in questi mesi nel cercare di raccogliere il più possibile informazioni da persone che possono essere d’aiuto al nostro Parlamento e al nostro Stato per cercare di avere una produzione normativa il più possibile chiara, il più possibile completa e il più possibile, anche da un certo punto di vista, efficiente, credo che sia la sede nella quale avrebbe dovuto essere discusso un tema di questo tipo. Il motivo, probabilmente, per il quale questo Regolamento è stato presentato nonostante la presenza di una Commissione per le Riforme Istituzionali è chiaramente un tema di ordine veramente spicciolo, un tema basso e pratico, ovvero il fatto che probabilmente un’altra legge finanziaria come quella dell’anno scorso, nella quale solo dopo una notte di opposizione la maggioranza ha ceduto alle posizioni delle forze di opposizione, credo che non sareste in grado di reggerla.
Giovanna Cecchetti (Indipendente): È ovvio, lo sappiamo, che da più parti, non solo nella maggioranza, già da tempo vi era la necessità di intervenire proprio sul Regolamento per rendere i lavori dell’Aula consiliare più efficienti e, così come previsto anche dal programma, la maggioranza ha lavorato in questo senso e ha presentato il progetto di legge di modifica del Regolamento del Consiglio Grande e Generale. Lo sappiamo, è anche una prassi che tra la stesura in prima lettura e quello che poi è il testo definitivo ci sia un percorso di confronto, sia all’interno della stessa maggioranza sia con le opposizioni. Già in fase di prima lettura la maggioranza ha accolto quelle che erano state, in prima battuta, le rimostranze delle opposizioni e ad oggi, effettivamente, ha portato una serie di emendamenti. In prima battuta si è deciso di eliminare tutti gli emendamenti che intervenivano direttamente sulla riduzione dei tempi di discussione, mantenendo quindi le tempistiche attualmente previste dal Regolamento. Credo che sia stata una scelta significativa, perché dimostra che l’obiettivo e anche l’intento della maggioranza non erano quelli di mettere un bavaglio alle opposizioni, ma l’obiettivo rimane quello di rendere più efficiente il lavoro del Consiglio e quindi non necessariamente passando attraverso una semplice riduzione dei tempi a disposizione dei consiglieri. L’efficienza, infatti, del Consiglio Grande e Generale non si misura soltanto in quanto tempo impieghiamo, ma anche nella qualità del confronto che riusciamo a garantire. Credo che l’abbiamo ribadito da più parti e, proprio in questo caso, mi voglio soffermare sulla cosiddetta “tagliola”. Anche in questo caso il confronto intervenuto ha portato a una modifica rispetto all’impostazione iniziale, con l’innalzamento del limite temporale oltre il quale può essere attivato il meccanismo. Questo è sicuramente un cambiamento positivo, anche perché le preoccupazioni espresse dalle opposizioni, in particolare sul rischio che un simile strumento possa comprimere eccessivamente il confronto durante l’esame della legge di bilancio, sono preoccupazioni che ritengo comprensibili e che in parte condivido. La legge di bilancio non può e non deve diventare un contenitore nel quale inserire qualsiasi tipo di intervento, né può trasformarsi in un confronto senza un limite temporale. Allo stesso tempo è uno dei momenti più importanti dell’attività parlamentare, perché attraverso il bilancio si traducono concretamente le scelte politiche di Governo e maggioranza e, proprio per questo, deve rimanere uno spazio nel quale il confronto possa essere reale. La maggioranza e il Governo si assumono la responsabilità politica delle proprie scelte di bilancio, ma questo non significa che il confronto sugli emendamenti debba venir meno. Per questo credo che l’innalzamento del limite previsto dalla cosiddetta tagliola sia una modifica opportuna: introduce uno strumento di gestione dei tempi, ma lascia uno spazio maggiore affinché il confronto possa svilupparsi. Mi auguro anche che, al di là delle norme che oggi andiamo ad approvare, questo principio venga rispettato nella pratica, perché il confronto non è un ostacolo al funzionamento, è una delle ragioni per cui il Consiglio esiste. Credo che anche l’alternanza tra maggioranza e minoranza nella presentazione e nell’esame degli emendamenti possa contribuire a mantenere questo equilibrio: non una contrapposizione fine a se stessa, ma la possibilità per ciascuna parte di portare il proprio contributo e di confrontarsi nel merito. Un altro punto è quello della Commissione in sede redigente. È evidente il vantaggio potenziale: una parte dell’esame dell’articolato viene svolta in Commissione e questo può consentire di rendere più rapida la seconda lettura in Aula, senza creare un doppione. Ma anche qui dobbiamo essere consapevoli dell’altra parte della questione. Portare una parte dell’esame in Commissione potrebbe significare anche che in seconda lettura venga meno la possibilità di tornare nel merito degli emendamenti già discussi e respinti e quindi, in questo caso, viene ridotto il confronto su questi emendamenti. Questo riguarda in modo particolare le opposizioni, che potrebbero vedere limitata la possibilità di riproporre in Aula modifiche sulle quali hanno già espresso una posizione in Commissione. Oppure potrebbe andare anche a intasare i lavori delle Commissioni, che sappiamo essere già oberate. Ed è proprio per questo che è importante la fase di verifica prevista dal progetto. Non dobbiamo considerare quindi questa riforma come qualcosa di immutabile. Dobbiamo avere la capacità di verificarla sulla base dell’esperienza concreta, per capire se queste modifiche introdotte avranno effettivamente migliorato il funzionamento del Consiglio oppure avranno semplicemente spostato il carico di lavoro sulle Commissioni, rendendone più complesso l’esame. La sperimentazione, quindi, non deve essere un passaggio formale, ma deve servire a valutare concretamente cosa funziona e cosa andrà corretto. Allo stesso modo è positivo l’abbassamento del numero di commissari necessario per richiedere la seduta pubblica di una Commissione rispetto alla precedente previsione legata a un terzo dei componenti, perché non è necessariamente detto che le opposizioni possano arrivare ad avere un terzo. È una modifica che va appunto nella direzione di rendere più facilmente praticabile la pubblicità dei lavori delle Commissioni, rafforzando trasparenza e partecipazione. In definitiva, questa seconda lettura ha prodotto, se verranno accolti gli emendamenti, un testo più equilibrato rispetto all’impostazione iniziale. Sono state mantenute le tempistiche oggi previste, è stato modificato il meccanismo della tagliola alla luce delle preoccupazioni emerse dal confronto, vengono introdotti strumenti che possono rendere più ordinato il lavoro delle Commissioni e dell’Aula e, soprattutto, viene prevista la possibilità di verificare nel tempo gli effetti concreti. Credo che sia questo lo spirito con cui dovremmo guardare alla modifica del Regolamento. Non dobbiamo scegliere tra efficienza e democrazia, perché un Consiglio efficiente è anche un Consiglio nel quale il confronto è garantito e produce risultati. Il confronto, naturalmente, deve essere esercitato da tutti con responsabilità, evitando che le ripetizioni degli stessi argomenti, soprattutto nelle fasi di dibattito, diventino fini a se stesse, ma senza mai confondere la necessità di rendere più efficienti i lavori con la necessità di comprimere il dibattito. Il nostro obiettivo dovrebbe essere semplicemente non quello di parlare meno, ma di parlare meglio, perché il Regolamento appartiene sia alla maggioranza sia all’opposizione.


