Consiglio Grande e Generale: report della seduta pomeridiana di mercoledì 16 settembre 2026
Consiglio Grande e Generale – sessione 7-8-9-15-16-17-18-21-22-23 settembre 2026
Mercoledì 16 settembre 2026
I lavori odierni del Consiglio Grande e Generale si sono concentrati sulle Istanze d’Arengo di questo semestre. Dieci quelle vagliate, di cui 3 respinte e 7 approvate.
In apertura, il Consiglio ha completato l’esame dell’Istanza d’Arengo n.54 per l’istituzione del Liceo delle Scienze Umane nel sistema scolastico sammarinese, precedentemente interrotto per mancanza del numero legale: il testo è stato approvato a maggioranza.
Esito opposto per l’Istanza n.45, che chiedeva di destinare l’edificio dell’ex Banca CIS a uso della comunità del Castello di Serravalle. Il Segretario di Stato Marco Gatti ha spiegato che l’immobile è stato realizzato specificamente per l’attività bancaria, richiederebbe interventi onerosi per una riconversione ed è tuttora utilizzato dalle strutture impegnate nella gestione e nel recupero dei crediti dell’ex istituto. Il Governo ha quindi indicato il rigetto, ricordando anche altre possibili destinazioni future dell’immobile. Luca Gasperoni (Pdcs), pur prendendo atto dell’impossibilità di utilizzare oggi quei locali, ha rilanciato il problema degli spazi per associazioni e volontariato, sollecitando “una ricognizione complessiva” degli immobili pubblici disponibili. L’Istanza è stata respinta.
Via libera, invece, all’Istanza n.55 sul coordinamento delle norme relative a validità e scadenza della patente di guida per le persone con patologie o minorazioni. Gatti ha riconosciuto il disallineamento tra le scadenze anagrafiche ordinarie e i termini più brevi stabiliti dall’autorità sanitaria, esprimendo il parere favorevole del Congresso di Stato a una modifica normativa. Barbara Bollini (Pdcs) ha parlato di una “sovrapposizione irrazionale di adempimenti e visite mediche ravvicinate”, sottolineando l’esigenza di evitare oneri ripetuti proprio a carico delle persone più fragili. L’Istanzaè stata approvata a maggioranza.
Uno dei primi momenti di confronto politico più acceso si è registrato sull’Istanza n.50, relativa all’introduzione di procedure pubbliche, per titoli ed esami, nella selezione del Maestro-Direttore della Banda Militare. Il Governo ha difeso il sistema vigente, ricordando il ruolo del Comando Superiore e dell’Ispettore del Corpo nella valutazione delle competenze musicali e artistiche e sostenendo che non vi fossero più i tempi per modificare la procedura in corso. Gatti ha definito la formulazione dell’Istanzatroppo semplice rispetto alla complessità di un eventuale concorso pubblico, impegnando comunque la Segreteria a studiare la questione per il futuro. Nicola Renzi (Rf) ha contestato duramente la risposta, giudicandola “evasiva e poco credibile” e sostenendo che la richiesta dei cittadini fosse invece centrata su “trasparenza e meritocrazia”. Secondo Renzi, una proroga tecnica avrebbe consentito di predisporre un percorso selettivo aperto. L’Istanzaè stata respinta.
Ampio consenso sull’obiettivo, ma confronto sui tempi, per l’Istanza n.51 sull’adesione di San Marino alla Carta Sociale Europea riveduta. Il Segretario Marco Gatti ha ricordato che la Repubblica ha firmato la Carta nel 2001 senza arrivare alla ratifica e ha confermato il parere favorevole del Congresso di Stato. Il Governo ha però evidenziato la complessità degli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e coordinamento amministrativo, indicando un percorso graduale e collegato anche all’attuazione dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. La ratifica, secondo l’Esecutivo, richiederà “un’istruttoria approfondita” e non potrà ragionevolmente essere completata nel termine ordinario di sei mesi previsto per l’attuazione delle Istanze d’Arengo.
Oscar Mina (Pdcs) ha condiviso l’obiettivo, ma ha chiesto che l’impegno del Governo si traduca rapidamente in un vero cronoprogramma: “Un conto è dire che servono più di sei mesi per arrivare alla ratifica, un altro conto è non individuare una prospettiva temporale concreta”. Antonella Mularoni (Rf) ha invece contestato la dilatazione dei tempi, ricordando che la Carta è stata sottoscritta venticinque anni fa e chiedendo maggiore chiarezza sulla compatibilità tra il percorso di ratifica e gli adeguamenti già annunciati in vista dell’associazione europea. Favorevoli anche Guerrino Zanotti (Libera), che ha sottolineato il valore degli impegni internazionali come stimolo al rafforzamento dei diritti sociali, e Andrea Menicucci (Rf), che ha richiamato lavoro, retribuzioni, precarietà e potere d’acquisto come questioni direttamente toccate dalla Carta. L’Istanzaè stata approvata a maggioranza.
Clima decisamente condiviso sulla regolamentazione della volontà di donare organi, tessuti e cellule dopo la morte. Sull’Istanza n.5, il Segretario di Stato alla Sanità Massimo Andrea Ugolini ha espresso il parere favorevole del Governo, ricordando la necessità di inserire San Marino in reti specialistiche, di stipulare convenzioni con l’Italia e di adeguare i sistemi informatici dell’ISS. Ugolini ha inoltre richiamato il progetto di legge sul fine vita, che contempla già la possibilità di inserire nelle Disposizioni Anticipate di Trattamento la volontà relativa alla destinazione del proprio corpo e degli organi.
Il sostegno ha attraversato l’intero arco dell’Aula. Emanuele Santi (Rete) ha osservato che il tema è rimasto “chiuso nei cassetti per troppo tempo”, Silvia Cecchetti (Psd) ha richiamato il valore civile del riconoscimento della volontà individuale, Denise Bronzetti (Ar) ha chiesto di procedere rapidamente con convenzioni e adeguamenti, mentre Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs) ha sottolineato come gli istanti non abbiano chiesto la creazione di un centro trapianti sammarinese, ma procedure certe e un registro nazionale. Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha definito la donazione “un grandissimo atto d’amore, di altruismo e di generosità”. Da Repubblica Futura, Maria Katia Savoretti e Antonella Mularoni hanno insistito sulla necessità di superare la situazione attuale attraverso accordi bilaterali e un effettivo inserimento nelle reti trapiantologiche. L’Istanzaè stata approvata all’unanimità.
Un dibattito particolarmente ampio e partecipato ha accompagnato anche l’Istanza n.42 per la creazione di un sistema integrato di prevenzione del suicidio e di supporto alle persone in crisi psicologica ed emotiva. Ugolini ha illustrato l’attuale organizzazione dei servizi di salute mentale, la reperibilità psichiatrica su richiesta del Pronto Soccorso, i percorsi riabilitativi e le convenzioni con strutture esterne. Il Governo ha indicato la possibilità di realizzare spazi protetti per l’osservazione e il monitoraggio delle situazioni di grave disagio per almeno 48 ore, di estendere i programmi formativi e di valutare il potenziamento di un numero telefonico dedicato, invitando l’Aula ad accogliere l’Istanzaper rafforzare la rete esistente.
Nel confronto, Miriam Farinelli e Nicola Renzi (Rf) hanno ricordato precedenti proposte per punti di ascolto e presenza di psicologi nei centri sanitari. Renzi ha precisato che chiedere di “fare di più” non significa criticare le professionalità già impegnate nel servizio. Gian Matteo Zeppa (Rete) ha chiesto di evitare contrapposizioni, affermando che su questi argomenti “non si devono mettere bandierine di partito”. Michele Muratori (Libera) ha posto l’accento sulla necessità di un presidio di diagnosi e cura psichiatrica in territorio, mentre Gaetano Troina (D-ML) ha sollecitato il passaggio dagli impegni agli interventi concreti: “Ora serve la sostanza”.
Dai diversi gruppi sono arrivati inoltre richiami alla formazione degli operatori, alla lotta allo stigma, al sostegno delle famiglie e alla capacità di intercettare precocemente il disagio. Francesca Civerchia (Pdcs) ha chiesto protocolli rigorosi per la valutazione del rischio; Michela Pelliccioni (Gruppo misto) ha insistito sul sostegno alle famiglie e sul numero verde h24; Carlotta Andruccioli (D-ML) ha portato all’attenzione dell’Aula anche il tema della riservatezza nei percorsi di emergenza, sostenendo che “la riservatezza è essa stessa parte integrante ed essenziale del percorso di cura”. L’Istanzaè stata approvata all’unanimità.
Condivisione unanime anche sull’Istanza n.52 per l’effettiva implementazione del Piano individualizzato di Vita delle persone con disabilità. Il Segretario Ugolini ha ricordato l’adozione, nel luglio 2026, del regolamento che coordina gli strumenti previsti dalla normativa precedente, introduce una presa in carico integrata e attribuisce al Case Manager il ruolo di riferimento per la persona e la famiglia. Il progetto deve coinvolgere, secondo la nuova disciplina, salute, formazione, lavoro, abitare, sport, relazioni e partecipazione sociale, con verifiche annuali e aggiornamenti in base all’evoluzione degli obiettivi individuali. Andrea Menicucci (Rf) ha ricordato che il decreto del 2018 non aveva trovato piena attuazione e ha chiesto che il piano non resti “una semplice lettera morta”. Ilaria Bacciocchi (Psd) ha valorizzato il superamento della logica puramente assistenziale e il principio secondo cui la persona con disabilità deve essere “protagonista assoluta del proprio progetto esistenziale”. Gaetano Troina (D-ML) ed Emanuele Santi (Rete) hanno annunciato un’attività di monitoraggio sull’applicazione concreta, mentre Francesca Civerchia (Pdcs) ha riferito che proprio nel mese di settembre era previsto il primo incontro del gruppo di valutazione per la redazione di un progetto di vita su richiesta dell’interessato. Il voto finale è stato unanime.
Il confronto più articolato sul rapporto tra divieti, responsabilità educativa e nuove tecnologie si è sviluppato infine sull’Istanza n.56, che proponeva di vietare l’uso dello smartphone ai minori di 14 anni. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha condiviso la preoccupazione per gli effetti di un utilizzo precoce e non supervisionato dei dispositivi digitali, ma ha escluso che un divieto generalizzato possa essere la risposta più efficace. La linea indicata dal Governo è quella della “formazione e dell’accompagnamento”, attraverso scuola, famiglia, servizi sanitari ed educazione digitale, ritenendo preferibile rafforzare le politiche di prevenzione già avviate.
Sulla stessa linea Michele Muratori (Libera), contrario al “proibizionismo”, e Nicola Renzi (Rf), che ha distinto il problema dei social network dallo smartphone come dispositivo, ritenendo possibile immaginare limiti più stringenti per le piattaforme ma eccessivo un divieto generalizzato dell’apparecchio. Gian Matteo Zeppa (Rete) ha richiamato la responsabilità degli adulti, osservando come l’abuso digitale riguardi l’intera società, mentre Matteo Rossi (Psd) ha indicato nell’educazione e nel lavoro delle Commissioni la strada da seguire.
Nel fronte favorevole a una misura più incisiva si è distinto Mirko Dolcini (D-ML), intervenuto a titolo personale: pur ipotizzando correttivi sulla soglia d’età, ha sostenuto che di fronte a una dipendenza “serve un divieto chiaro e serve un divieto forte”, anche per aiutare concretamente le famiglie. Matteo Casali (Rf) ha invece posto il problema dell’applicabilità pratica di una simile norma, mentre Giovanna Cecchetti (Gruppo misto) e Aida Maria Adele Selva (Pdcs) hanno insistito sul ruolo educativo dei genitori e sull’impossibilità di controllare un divieto generalizzato nella sfera domestica. Carlotta Andruccioli (D-ML), pur esprimendo dubbi sull’effettiva verificabilità del divieto assoluto, ha chiesto un quadro più incisivo sui social, capace di “combinare giusti divieti sui social network per i minori e investimenti sull’educazione digitale”. L’Istanzaè stata respinta a maggioranza.
Ampio consenso anche sull’Istanza n.39, dedicata alla riqualificazione e al potenziamento del Parco di Cailungo, formalmente inserita tra le istanze all’esame della sessione di settembre. Consiglio Grande e Generale Il Segretario di Stato per il Territorio Andrea Belluzzi ha espresso il parere “ampiamente favorevole” del Governo, spiegando che diversi interventi richiesti sono già stati avviati o programmati in raccordo con la Giunta di Castello di Borgo Maggiore. Un sostegno trasversale è arrivato dall’Aula: Silvia Cecchetti (Psd) ha definito il parco “il cuore pulsante di Cailungo”, richiamando la necessità di completare gli interventi su rifiuti, area sportiva e giochi per bambini; Barbara Bollini (Pdcs), già Capitano di Castello, ha ricordato la riqualificazione inaugurata nel 2024 e ha auspicato il completamento del campo multifunzionale e la soluzione delle criticità manutentive.
Favorevoli anche Fabio Righi e Gaetano Troina (D-ML), che hanno chiesto di ultimare rapidamente un’area considerata punto di riferimento per l’intera comunità. Più polemico il tono di Repubblica Futura: Matteo Casali e Sara Conti hanno sostenuto che l’intervento realizzato nella precedente legislatura fosse rimasto incompleto e hanno criticato i tempi dell’inaugurazione del 2024, pur confermando entrambi il voto favorevole alla richiesta dei cittadini.
Al termine di un confronto caratterizzato dunque da consenso sull’obiettivo, ma anche da uno scontro politico sulla gestione dei lavori precedenti, l’Istanza è stata approvata all’unanimità.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 28: Istanze d’Arengo
Istanza d’Arengo n.54 del 05-04-2026 – per l’istituzione del Liceo delle Scienze Umane nel sistema scolastico sammarinese
Eccellentissima Reggenza: L’esame dell’Istanza d’Arengo n. 54 era stata interrotto per mancanza del numero legale quindi poniamo in votazione l’Istanza in oggetto
L’Istanza d’Arengo n. 54 è approvata a maggioranza.
Istanza d’Arengo n.45 del 05-04-2026 – Per la destinazione dell’edificio ex Banca CIS a uso della comunità del Castello di Serravalle
Segretario di Stato Marco Gatti: Rispetto a questa richiesta, la struttura è stata progettata ed edificata specificamente per l’esercizio dell’attività bancaria, con la presenza di caveau, sistemi di sicurezza integrati, uffici aperti al pubblico e infrastrutture tecnologiche complesse. Trasformare un simile immobile in uno spazio comunitario richiederebbe interventi edilizi e impiantistici radicali e particolarmente onerosi per le finanze pubbliche, laddove tali risorse potrebbero essere destinate a scopi sociali attraverso l’utilizzo di altri immobili dello Stato strutturalmente più idonei. Inoltre, va sottolineato che l’edificio non è affatto vuoto o dismesso, ma è pienamente operativo e vincolato, ospitando le attività della società di gestione del recupero crediti ex Banca CIS e le strutture che curano i veicoli delle operazioni di cartolarizzazione. Esiste quindi un preciso vincolo convenzionale e giuridico finalizzato alla tutela del bilancio pubblico e al recupero dei crediti. In una prospettiva futura, la struttura è stata valutata sia come sede temporanea per accogliere altre autorità pubbliche ottimizzando il patrimonio dello Stato, sia come potenziale contropartita per permute strategiche, ad esempio con l’attuale sede di Cassa di Risparmio in Centro Storico. Per queste motivazioni, pur comprendendo pienamente le esigenze della comunità di Serravalle, si chiede che l’Istanzapossa essere rigettata.
Luca Gasperoni (Pdcs): Ci tengo prima di tutto a ringraziare gli istanti per aver presentato questa proposta, perché secondo me hanno sollevato un tema estremamente interessante e attuale. Sul nostro territorio sono presenti numerose associazioni di volontariato e realtà benefiche che hanno reali e continue necessità di spazi adeguati per poter svolgere le proprie attività culturali e sociali. Anche nella mia precedente esperienza all’interno della Giunta di Castello di Domagnano ricordo benissimo che arrivavano annualmente tantissime richieste di questo tipo. Prendendo atto della relazione letta dal Segretario, comprendo perfettamente che i locali dell’ex Banca CIS siano al momento occupati dalle società che gestiscono la cartolarizzazione dei crediti e non possano essere destinati a questo uso; tuttavia, vorrei lanciare una sollecitazione all’Aula e al Governo. Credo che sarebbe estremamente utile ed opportuno avviare una ricognizione complessiva e una ricerca puntuale su tutti gli immobili di proprietà dello Stato attualmente disponibili e utilizzabili, in modo da poter individuare strutture idonee da concedere a queste associazioni per lo svolgimento delle loro preziose attività per la comunità.
L’Istanza d’Arengo n. 45 è respinta.
Istanza d’Arengo n.55 del 05-04-2026 – Per modificare l’art.12 della Legge n.134/1995 e s.s.m. ai fini di un coordinamento normativo sui termini di validità e scadenza della patente di guida in caso di patologie o minorazioni
Segretario di Stato Marco Gatti: L’obiettivo fondamentale di questa iniziativa è quello di realizzare un coordinamento normativo mirato ad uniformare, chiarire e allineare i termini e le scadenze della patente di guida nei casi in cui il conducente sia affetto da specifiche patologie o minorazioni, siano esse stabilizzate oppure evolutive. Dall’analisi della normativa vigente si riscontra infatti un evidente disallineamento tra i termini di validità previsti dall’articolo 12 della legge numero 134 del 1995, così come modificato dal decreto delegato 24 ottobre 2013 numero 137, e gli eventuali termini più brevi stabiliti dall’autorità sanitaria ai sensi del comma 4 del medesimo articolo e del decreto 29 aprile 1996 numero 43. Questo disallineamento comporta che, in determinati casi, si abbia un’effettiva durata di validità della patente inferiore rispetto a quella che l’autorità sanitaria potrebbe altrimenti autorizzare. Con riferimento poi agli aspetti economici evidenziati nell’Istanza, si rileva ad ogni modo che l’aggravio lamentato dai cittadini, laddove esistente, risulta essere di entità decisamente contenuta. Tale impatto viene infatti mitigato dalla diversificazione del sistema tariffario vigente, che prevede già una riduzione degli importi al ridursi della durata della validità della patente, oltre a specifiche riduzioni o esenzioni previste per le associazioni. Per sanare questo disallineamento che abbiamo evidenziato, occorre quindi approvare un testo di legge che, sulla scorta di quanto proposto nell’Istanza, consenta di introdurre un regime derogatorio rispetto alla disciplina ordinaria dei rinnovi della patente. Alla luce di tutte queste considerazioni, il Congresso di Stato esprime parere favorevole all’accoglimento dell’Istanza presentata.
Barbara Bollini (Pdcs): Desidero ringraziare gli istanti per aver portato all’attenzione delle istituzioni un’Istanza fortemente tecnica ma dal grandissimo valore umano e sociale. L’articolo 12 della legge del 1995 stabilisce che le patenti scadano al compimento del 30°, 40°, 50°, 60° e 75° anno d’età, per poi proseguire con rinnovi triennali. Quando un cittadino è affetto da determinate patologie, la normativa di settore fissa una validità massima della patente non superiore a due anni. A causa di questo mancato coordinamento tra le due norme, un cittadino che accerta una patologia al compimento del 60° anno di età si trova costretto a rinnovare la patente a 60 anni, poi dopo due anni a 62, poi a 64 e nuovamente l’anno successivo a 65 anni per rispettare la scadenza ordinaria anagrafica. Ci troviamo di fronte a una sovrapposizione irrazionale di adempimenti e visite mediche ravvicinate che finisce per penalizzare ingiustamente le persone fragili, costringendole a ripetere l’iter e a sostenere spese aggiuntive. Gli istanti chiedono semplicemente che i termini più brevi stabiliti dall’autorità sanitaria deroghino alle scadenze ordinarie legate all’età, uniformando ed equiparando finalmente le scadenze. Condivido pienamente questa impostazione ed esprimo, a nome mio e del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, parere favorevole all’accoglimento dell’istanza.
L’Istanza d’Arengo n. 55 è approvata a maggioranza.
Istanza d’Arengo n.50 del 05-04-2026 – Per l’integrazione delle norme di reclutamento del Maestro-Direttore della Banda Militare prevedendo procedure di selezione pubblica basate su titoli ed esami
Segretario di Stato Marco Gatti: In merito all’Istanzad’Arengo presentata per l’integrazione delle norme di nomina del direttore della Banda Militare, la Segreteria per gli Affari Esteri precisa quanto segue:
1) L’attuale direttore è stato eletto direttamente con delibera del Congresso di Stato, su proposta del Deputato alla Milizia, su richiesta del Comando Superiore, sentito l’Ispettore del Corpo e lo stesso maestro direttore uscente.
2) Il regolamento attualmente in pieno vigore, all’articolo 64, prevede che il maestro direttore sia nominato dal Consiglio Grande e Generale su proposta del Deputato alla Milizia, sentito il parere del Comando Superiore. La consolidata prassi è che il parere del Comando Superiore scaturisca da una relazione dell’Ispettore del Corpo, dello stesso maestro direttore, in quanto unici a conoscere le dinamiche interne, la formazione musicale, le esigenze relative alla competenza tecnica e anche artistica del maestro direttore, al fine di consentire alla Banda quella crescita continua che la distingue come una delle migliori formazioni musicali e militari anche al di fuori dei nostri confini.
3) Il Comando Superiore si è attivato da tempo, investendo l’Ispettore e lo stesso maestro direttore nella ricerca e nella selezione dei candidati idonei alla copertura di questo delicato incarico e, nei tempi previsti, mi proporrà un nominativo.
4) Non vi è più il tempo materiale di cambiare la struttura vigente.
5) L’Istanzae il progetto sono formulati in modo troppo semplicistico e sarebbe infatti necessario, in primo luogo, cambiare la norma attualmente in vigore, stabilendo un regolamento dettagliato, un vero e proprio regolamento, con bandi di concorso che, a mio avviso, dovrebbero comunque essere aperti anche ai candidati esterni. Sarebbe poi necessario nominare una commissione tecnica composta da personalità in ambito musicale e artistico, personalità non tutte reperibili a San Marino.
Secondo la Segreteria per gli Affari Esteri, quindi, l’Istanzava respinta, con l’impegno da parte della Segreteria di Stato, in accordo con il Comando Superiore, di studiare la problematica per il futuro.
Nicola Renzi (Rf): Quello sollevato dagli istanti è un tema estremamente delicato, portato all’attenzione del Consiglio da cittadini che hanno dedicato anni di studio per conseguire titoli di alta specializzazione musicale e che chiedono trasparenza e meritocrazia per la direzione della banda militare. Trovo che la risposta fornita dal Governo sia del tutto evasiva e poco credibile. Definire questa Istanza”semplicistica” significa sminuire una richiesta legittima di cittadini che chiedono soltanto di poter accedere a un percorso selettivo pubblico e trasparente. Sostenere che non vi siano i tempi tecnici per intervenire è una giustificazione del tutto insostenibile, specialmente se pensiamo che il Governo porta continuamente in Aula decreti per prorogare il servizio dei dirigenti pubblici oltre i limiti pensionistici; se ci fosse la volontà politica, si potrebbe tranquillamente prevedere una proroga tecnica della nomina attuale per impostare la procedura concorsuale. Pur sapendo che la banda militare è un corpo ordinato con regole specifiche, nulla impedisce di definire una selezione trasparente. Ricordo con orgoglio quando da Segretario di Stato partecipavo direttamente alle esercitazioni della banda militare, di cui tutti riconosciamo l’immenso valore simbolico e culturale nelle cerimonie della nostra Repubblica. Le argomentazioni portate dal Governo non sono accettabili ed esorto il Congresso di Stato a mostrare maggiore rispetto verso i cittadini istanti. Ritengo che l’Istanzasia assolutamente condivisibile e vada accolta.
L’Istanzad’Arengo n. 50 è respinta.
Istanza d’Arengo n.51 del 05-04-2026 – Per l’adesione della Repubblica di San Marino alla Carta Sociale Europea
Segretario di Stato Marco Gatti: Vengo ora a riferire in merito all’Istanza d’Arengo presentata in materia di adesione alla Carta Sociale Europea riveduta, partendo da una doverosa premessa sull’impegno istituzionale della nostra Repubblica. La Repubblica di San Marino ha infatti firmato la Carta Sociale Europea riveduta il 18 ottobre 2001, senza tuttavia procedere, in seguito, alla sua formale ratifica. Ad oggi San Marino rimane uno dei quattro Stati membri del Consiglio d’Europa, insieme a Liechtenstein, Svizzera ed Estonia, a non aver ancora ratificato né la Carta originale del 1961 né la versione riveduta del 1996. Questa mancata ratifica, ci tengo a sottolinearlo con forza, non deve assolutamente essere interpretata come una mancata adesione della Repubblica ai valori sostanziali che stanno alla base della Carta. Proprio per questa ragione, infatti, il Dipartimento Affari Esteri ha portato avanti nel corso degli ultimi decenni diversi studi e approfondimenti volti a verificare la compatibilità del nostro ordinamento con le disposizioni della Carta, ed è emersa in termini generali una significativa e profonda corrispondenza tra i principi sanciti dal testo europeo e quelli già ampiamente riconosciuti e tutelati nell’ordinamento sammarinese. L’adesione alla Carta Sociale Europea riveduta rappresenta pertanto da diversi anni un obiettivo di particolare attenzione per la Repubblica, proprio in considerazione dell’importanza strategica dello strumento e del sicuro valore aggiunto che la sua ratifica potrebbe apportare al nostro sistema di tutela dei diritti sociali. La prudenza che ha accompagnato finora questo percorso è riconducibile in modo particolare alla notevole complessità degli obblighi che derivano dalla Carta, la quale non si limita ad adempimenti formali o all’accettazione delle singole disposizioni, ma comporta l’inserimento in un articolato sistema di monitoraggio e la stesura di periodici rapporti sull’effettiva attuazione degli impegni assunti. Si tratta di adempimenti che per la loro stessa natura e per la loro continuità nel tempo richiedono un impegno molto rilevante in termini di risorse amministrative e di coordinamento tra le istituzioni, assumendo un peso specifico davvero significativo nell’ambito di una struttura amministrativa di dimensioni ridotte quale la nostra.
Entrando nel merito del valore della Carta Sociale Europea quale fondamentale strumento europeo di tutela dei diritti sociali, occorre ricordare che essa costituisce il principale baluardo del Consiglio d’Europa in ambito economico e sociale, rappresentando il naturale completamento della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che è invece focalizzata in via prevalente sui diritti civili e politici. La Carta riveduta nel 1996, essendo stata calibrata sulle specificità dei diversi ordinamenti degli Stati membri, raccoglie oggi un insieme estremamente ampio ed articolato di diritti che riguardano il lavoro, le condizioni lavorative, la sicurezza sociale, la salute, l’istruzione, la protezione dell’infanzia, la tutela delle persone con disabilità, la protezione degli anziani, la non discriminazione e la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.
Concordiamo quindi pienamente sul fatto che l’adesione di San Marino rappresenterebbe un grande valore aggiunto, permettendo di affiancare agli strumenti internazionali universali già sottoscritti un ulteriore quadro di tutela sviluppato appositamente a livello europeo. D’altronde il quadro internazionale già esistente dimostra che la tutela dei diritti economici e sociali non costituisce affatto un campo nuovo per la politica estera sammarinese, dato che la Repubblica ha aderito al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite fin dal 18 ottobre 1985, con entrata in vigore il 18 gennaio 1986. Quel Patto rappresenta uno dei pilastri universali per la protezione del diritto al lavoro, di giuste e favorevoli condizioni lavorative, della sicurezza sociale, della salute, dell’istruzione e di un adeguato livello di vita per i cittadini.
Allo stesso modo la Repubblica di San Marino è membro dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro fin dal 18 giugno 1982 e ha ratificato nel tempo numerose convenzioni internazionali in materia di lavoro, libertà sindacale, contrattazione collettiva, non discriminazione, tutela dei minori e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il rispetto degli impegni derivanti da tali convenzioni comporta già oggi un carico rilevante di monitoraggio e di rendicontazione a livello internazionale attraverso la redazione periodica di appositi rapporti esplicativi. Gli studi di conformità condotti sul nostro ordinamento hanno confermato una generale e sostanziale compatibilità delle nostre leggi con i principi e con le disposizioni previste dalla Carta.
In particolare risultano già ampiamente disciplinati nel nostro Paese gli ambiti che costituiscono il nucleo centrale della Carta stessa, a partire dalla libertà sindacale, dalla contrattazione collettiva e dai principi contenuti nella Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento in materia di lavoro, sicurezza sociale ed equa retribuzione. Questa materia trova inoltre una disciplina organica nella legge 9 maggio 2016 numero 59 per ciò che riguarda la libertà sindacale, la contrattazione collettiva e il diritto di sciopero, mentre la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro sono normate in maniera dettagliata e completa dalla legge 18 febbraio 1998 numero 31.
Per quanto riguarda poi la tutela dei minori nel mondo del lavoro, l’ordinamento sammarinese, anche in stretta applicazione della Convenzione OIL numero 138, fissa l’età minima per l’accesso al lavoro salariale a 16 anni, che è una soglia persino superiore rispetto allo standard minimo richiesto dalla stessa Carta europea. Sul fronte della sicurezza sociale il nostro sistema poggia su un solido impianto normativo e istituzionale che trova il suo perno nella legge 22 dicembre 1955 numero 42 e nell’attività svolta dall’Istituto per la Sicurezza Sociale, a cui si adatta benissimo il sistema di previdenza complementare e l’insieme delle tutele per le persone vulnerabili, a dimostrazione del fatto che San Marino rispetta già in larga misura i contenuti sostanziali della Carta.
Tutto questo non esclude tuttavia che, prima di arrivare alla ratifica vera e propria, si debba svolgere un esame puntuale di ciascuna disposizione che si intende accettare, con particolare riguardo a quelle clausole che richiedono specifici standard qualitativi o garanzie procedurali dove potrebbero servire eventuali interventi di adeguamento legislativo. Un aspetto di grande rilievo per la valutazione di questa Istanzad’arengo sta proprio nella struttura flessibile della Carta Sociale Europea riveduta, che permette agli Stati di definire una strategia di adesione graduale e progressiva.
L’articolo A della parte terza del testo prevede infatti che ciascuno Stato accetti la parte prima come dichiarazione generale degli obiettivi e, relativamente alla parte seconda, sia tenuto ad accettare almeno sei dei nove articoli considerati fondamentali — ovvero gli articoli 1, 5, 6, 7, 12, 13, 16, 19 e 20 — unitamente a un numero complessivo minimo di disposizioni pari ad almeno 16 articoli o 63 paragrafi numerati. Anche l’eventuale adesione al sistema dei reclami collettivi ha un carattere del tutto facoltativo, poiché richiede un’accettazione specifica e comporta un aumento degli oneri procedurali e amministrativi dovuto al confronto continuo con il Comitato Europeo dei Diritti Sociali; per questo motivo è assolutamente opportuno ipotizzare un percorso a tappe, calibrato sul livello di conformità già raggiunto dalle nostre norme e sulle reali capacità della nostra macchina amministrativa.
In questa prospettiva la ratifica dovrà essere preceduta da un aggiornamento degli studi di conformità già svolti e da una valutazione interdipartimentale volta a individuare il primo nucleo di disposizioni da accettare, scegliendo prioritariamente quelle in cui l’allineamento del nostro diritto interno è più consolidato, per poi considerare in seguito l’adesione a ulteriori impegni. Questo cammino andrà inoltre strettamente coordinato con il percorso di associazione della Repubblica di San Marino all’Unione Europea, armonizzando l’attuazione della Carta sociale con il progressivo adeguamento al diritto dell’Unione previsto dall’Accordo di Associazione. Un simile coordinamento consentirà infatti di valorizzare al massimo le convergenze tra i diritti sociali europei e le direttive dell’Unione, evitando sovrapposizioni inutili negli interventi di adeguamento e garantendo la massima coerenza al processo complessivo di allineamento della Repubblica agli standard europei. Alla luce di tutte queste argomentazioni, il Congresso di Stato ritiene l’Istanzad’arengo accoglibile, condividendone appieno la finalità di giungere all’adesione alla Carta Sociale Europea riveduta.
L’adesione rappresenterebbe un valore aggiunto di grande portata per San Marino, completando sul piano europeo il quadro di garanzie già assunto a livello universale con il Patto ONU del 1985 e con l’adesione all’OIL, anche perché la firma della Carta avvenuta nel 2001 dimostra chiaramente che si tratta di un obiettivo storico a cui la Repubblica intende dare doverosa continuità. Bisogna comunque tenere ben presente che la ratifica di un trattato così articolato richiede un’istruttoria approfondita per verificare ogni singola disposizione, individuare il nucleo iniziale di articoli da sottoscrivere ed accertare quali adeguamenti normativi e organizzativi si rendano necessari nella Pubblica Amministrazione per sostenere il relativo sistema di monitoraggio. Proprio per questa ragione, oltre che per la necessità di coordinare il percorso con l’integrazione europea e l’Accordo di Associazione evitando duplicazioni o sovrapposizioni di interventi, i tempi per giungere alla ratifica non possono ragionevolmente rientrare nel termine ordinario di sei mesi previsto per l’attuazione delle istanze d’arengo, trattandosi di un iter complesso che richiede tempi tecnici più ampi. Ciononostante il Congresso di Stato si impegna formalmente a portare avanti e ad accelerare il più possibile l’iter di adesione, attivando le necessarie fasi istruttorie interdipartimentali e l’aggiornamento degli studi di conformità per definire in tempi brevi il nucleo di articoli da accettare, nel segno della volontà incrollabile della Repubblica di rafforzare la tutela dei diritti sociali e consolidare il proprio ruolo nel sistema europeo di protezione dei diritti umani, confermando quindi che l’Istanzaè nei fatti accoglibile.
Oscar Mina (Pdcs): Credo che il riferimento molto corposo del Segretario contenga un elemento molto importante che credo dobbiamo valorizzare, ovvero il Governo riconosce l’importanza dell’obiettivo indicato appunto dagli istanti e non potrebbe essere diversamente, perché stiamo parlando di uno strumento fondamentale del sistema europeo della tutela dei diritti. Infatti, la Carta sociale europea è il complemento naturale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e quindi, se questa tutela principalmente i diritti civili e politici, la Carta riguarda più concretamente i diritti economici e sociali, il lavoro, la sicurezza sociale, la salute, l’istruzione, la tutela dell’infanzia, la protezione delle persone con disabilità, fino alla lotta alla povertà e addirittura all’esclusione sociale. E c’è un dato che personalmente considero molto significativo. San Marino ha firmato la Carta sociale europea riveduta il 18 ottobre del 2001, sono passati 25 anni e ci viene appunto riferito che sono stati effettuati diversi studi di conformità e oggi il Governo afferma, appunto, che il nostro ordinamento ha già una significativa corrispondenza con i principi, come con molte delle disposizioni contenute appunto nella Carta. Questo quindi non significa che partiamo da zero. Anzi, abbiamo una legislazione nazionale che in molti settori è già coerente con gli standard della Carta, quindi la questione non è se San Marino riconosca quei diritti, la questione è se vogliamo completare il nostro percorso europeo, dando anche una formale ratifica ad uno strumento che abbiamo sottoscritto, appunto, nel 2001 e che oggi lo stesso Governo considera un significativo valore aggiunto, appunto, per la Repubblica. Io credo che la risposta non possa essere che sì. Naturalmente comprendo anche le cautele che sono state evidenziate, ovvero che c’è un sistema di monitoraggio, di rapporti periodici, un coordinamento tra le strutture amministrative, una verifica puntuale delle varie disposizioni e comprendo anche che, per una realtà amministrativa piccola come la Repubblica di San Marino, questi adempimenti possono rappresentare un impegno sicuramente molto significativo, ma proprio per questo considero positiva l’indicazione, appunto, contenuta nel riferimento, di procedere attraverso un’adesione graduale e soprattutto flessibile. La stessa Carta, infatti, consente agli Stati di individuare un primo nucleo di disposizioni da accettare, per poi estendere progressivamente tutti gli impegni. Non dobbiamo scegliere tra una ratifica immediata e il rinvio, come si può dire, a volte indefinito. Possiamo fare una cosa diversa, ovvero definire un percorso con obiettivi chiari, responsabilità precise e i tempi più celeri possibili. Ed è questo, a mio avviso, il punto sul quale dobbiamo essere esigenti perché, appunto, nel riferimento si dice che i sei mesi previsti per l’attuazione delle istanze d’Arengo non possono essere rispettati, considerata la complessità, appunto, del procedimento. Ma un conto è dire che servono più di sei mesi per arrivare alla ratifica, un altro conto è non individuare una prospettiva temporale concreta. E allora mi auguro che l’impegno assunto dal Congresso di Stato, che è quello di aggiornare gli studi di conformità, individuare il nucleo iniziale delle disposizioni accettabili e definire eventualmente gli adeguamenti necessari, possa tradursi rapidamente in un vero cronoprogramma. C’è poi un altro aspetto che considero abbastanza importante, cioè la relazione del riferimento richiama il percorso di associazione europea e la necessità di coordinare, dove è possibile, i due processi. È una scelta sicuramente condivisibile, ma l’Europa alla quale San Marino vuole sempre più appartenere non è fatta soltanto di mercato, di libera circolazione e di regole economiche. È fatta anche di diritti, di dignità della persona, di lavoro, di protezione sociale e soprattutto di inclusione. Per questo la ratifica della Carta sociale europea avrebbe anche un forte significato politico, ma anche istituzionale. Quindi la tutela, e lo dico perché la tutela dei diritti non deve essere soltanto un principio che riconosciamo, deve essere un impegno europeo che assumiamo, monitoriamo e progressivamente rafforziamo. Questo è l’intento, generalmente, che ci si propone. Quindi concludo, non voglio andare oltre né entrare nel dettaglio del riferimento, dicendo che il nostro gruppo voterà a favore dell’accoglimento di questa istanza.
Antonella Mularoni (Rf): Desidero anzitutto rivolgere il mio personale apprezzamento agli istanti che hanno articolato un testo estremamente preciso e competente, dimostrando una profonda conoscenza della materia. Devo purtroppo evidenziare, Segretario, come la lettura del riferimento del Congresso di Stato sia risultata quasi incomprensibile in Aula, sia per chi ascoltava dalle cuffie sia per chi era direttamente presente, a causa di un tono di voce bassissimo e di un ritmo eccessivamente veloce che non ha permesso di seguire adeguatamente le argomentazioni della relazione. Entrando nel merito, non riesco a comprendere la posizione del Governo che si dichiara favorevole all’accoglimento dell’Istanzad’Arengo ma poi sostiene di non poter rispettare il termine di sei mesi per la ratifica della Carta, sottoscritta ormai un quarto di secolo fa. Proprio pochissimi giorni fa, in Commissione Esteri, il Segretario Luca Beccari ci ha rassicurato affermando che in materia di lavoro la nostra legislazione è già pienamente pronta e conforme agli standard dell’Unione Europea in vista dell’imminente entrata in vigore dell’accordo di associazione prevista tra gennaio e febbraio. Se la normativa del lavoro è già pronta e adeguata agli standard europei, non si comprende quali siano i presunti ostacoli o le difficoltà ad effettuare la ratifica entro i sei mesi previsti dalla legge sulle istanze d’Arengo. Perplessità suscita anche l’ipotesi di una ratifica “a pezzi”: le convenzioni internazionali si ratificano nella loro interezza, eventualmente apponendo riserve o avvalendosi delle clausole di flessibilità previste al momento dell’adesione, ma non esistono ratifiche a puntate. Se il Governo non è pronto avrebbe dovuto dirlo con franchezza; se invece afferma che la materia è pronta per l’accordo di associazione, allora vi sono tutti i tempi per procedere con la ratifica. In ogni caso, condividendo pienamente il valore del testo presentato, confermo che il gruppo di Repubblica Futura voterà a favore dell’accoglimento dell’istanza.
Guerrino Zanotti (Libera): Annuncio con convinzione il voto favorevole del gruppo di Libera all’accoglimento dell’Istanza d’Arengo. Questo dibattito dimostra ancora una volta quanto la cittadinanza e le associazioni sammarinesi siano attente, sensibili e puntuali quando si tratta di promuovere e tutelare i diritti sociali ed economici. Dal riferimento emerso risulta chiaro che su moltissimi ambiti, ed in particolare sulla legislazione del lavoro, la Repubblica di San Marino risponde già ampiamente agli standard richiesti dalla Carta sociale europea, rendendo l’accoglimento dell’Istanzaun atto doveroso sul piano politico e sociale. Auspichiamo che l’impegno assunto dal Governo si traduca in tempi celeri e concreti per l’adeguamento anche di quegli specifici aspetti normativi su cui non vi è ancora una perfetta aderenza. Per uno Stato come il nostro è fondamentale ratificare convenzioni di questo livello, perché assumere impegni internazionali costituisce uno stimolo costante per le istituzioni a migliorare continuamente i propri livelli di tutela dei diritti umani e dei lavoratori.
Andrea Menicucci (Rf): Chiedo cortesemente al Segretario se per le successive trattazioni sia possibile mantenere un tono di voce più udibile e un ritmo di lettura che consenta all’Aula di seguire con la dovuta attenzione i lavori del Consiglio Grande e Generale, evitando che l’esame delle istanze d’Arengo venga recepito come un mero passaggio burocratico o formale. Desidero esprimere un grande apprezzamento per chi ha promosso e sottoscritto questa Istanza d’Arengo, un testo che rappresenta una vera cartina di tornasole della società attuale e delle difficoltà quotidiane che vivono i cittadini. Le previsioni contenute nella Carta sociale europea toccano da vicino la vita reale delle persone: la tutela del lavoro, il contrasto a contratti precari che impoveriscono i lavoratori senza garantire una retribuzione dignitosa, le garanzie contro i licenziamenti ingiustificati e la protezione del potere d’acquisto delle famiglie di fronte all’inflazione e al carovita. Avere una copertura e una certificazione da parte di organismi sovranazionali europei offre ai cittadini una certezza di tutela decisamente maggiore. Questa Istanzadà voce a chi affronta difficoltà reali e chiede che i diritti sociali vengano riconosciuti, garantiti e rafforzati. Per queste ragioni, confermo il pieno e convinto sostegno del gruppo di Repubblica Futura e il nostro voto favorevole all’accoglimento dell’istanza.
L’Istanzad’Arengo n. 51 è approvata a maggioranza.
Istanza d’Arengo n.5 del 05-04-2026 – Per il riconoscimento e la regolamentazione della facoltà di esprimere, in vita, il consenso o diniego alla donazione di organi, tessuti e cellule a fini terapeutici post mortem e per l’istituzione di un apposito registro nazionale in materia
Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: La donazione di organi e tessuti costituisce un tema di primaria rilevanza sanitaria, etica e sociale. Come evidenziato dalla Direzione delle attività socio-sanitarie dell’Istituto per la Sicurezza Sociale e dai documenti del Comitato Sammarinese di Bioetica del 2006 e del 2013, per poter effettuare il prelievo e il trapianto di organi è indispensabile essere inseriti all’interno di una rete specialistica strutturata capaci di coordinare in tempi strettissimi l’incontro tra donatore e ricevente. In Italia questa funzione è svolta dal Centro Nazionale Trapianti e dalle strutture regionali ed ospedaliere collegate. Sotto il profilo tecnico, le tipologie di donazione comprendono la donazione da vivente, la donazione di tessuti, la donazione a cuore fermo e la donazione da cadavere a cuore battente in caso di morte cerebrale, quest’ultima particolarmente preziosa e frequente nei centri di neurochirurgia. Il processo di selezione del donatore, il prelievo in sala operatoria e il successivo trasporto richiedono disponibilità diagnostiche 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, professionalità altamente specializzate e una complessa organizzazione logistica per prevenire il rischio di ischemia degli organi. Sul piano bioetico, il Comitato Sammarinese di Bioetica ribadisce che ogni donazione deve basarsi sulla gratuità, sul consenso libero, informato e sempre revocabile, senza limitazioni discriminatorie nella scelta dei riceventi, che deve avvenire esclusivamente sulla base di criteri clinici, garantendo la completa tracciabilità, la protezione dei dati sensibili e la formazione continua del personale sanitario. Un passaggio decisivo è rappresentato dall’imminente entrata in vigore dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, che richiederà l’adeguamento del nostro ordinamento alla direttiva 2010/53/UE sulla qualità e sicurezza degli organi umani destinati ai trapianti e al regolamento UE 2024/1938 sulle sostanze di origine umana (SoHO), garantendo standard normativi equivalenti a quelli europei e l’interoperabilità dei dati clinici con le piattaforme europee e italiane. Inoltre, sul piano normativo interno, il progetto di legge sul testamento biologico e la dignità della persona nella fase finale della vita, licenziato dalla Quarta Commissione Consiliare, prevede già all’articolo 12 la possibilità di inserire nelle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) le volontà sulla destinazione del proprio corpo e degli organi post mortem. Per rendere operativa la donazione, sarà necessario stipulare apposite convenzioni bilaterali con la Repubblica Italiana e aggiornare i sistemi informatici dell’ISS. Il Congresso di Stato ritiene le finalità perseguite dall’Istanzad’Arengo ampiamente condivisibili e meritevoli di accoglimento. Pur nella consapevolezza che il termine di sei mesi sia particolarmente complesso per il completamento di tutti gli accordi internazionali e gli adeguamenti tecnici necessari, vi è la piena volontà politica di procedere passo dopo passo all’attuazione concreta di quanto richiesto dagli istanti.
Emanuele Santi (Rete): Esprimo un sincero apprezzamento nei confronti degli istanti per aver portato all’attenzione dell’Aula un tema di così fondamentale importanza e valore etico. Annuncio fin da subito che il gruppo di RETE esprimerà un convinto voto favorevole all’accoglimento dell’Istanzad’Arengo, e desidero ringraziare il Segretario Massimo Andrea Ugolini per la dettagliata relazione e per il parere favorevole espresso a nome del Governo. Questo tema è rimasto purtroppo chiuso nei cassetti per troppo tempo. L’approvazione in Quarta Commissione del progetto di legge sul fine vita rappresenta già un passo avanti decisivo, in particolare grazie all’articolo 12 che consente ai cittadini di inserire nelle proprie Disposizioni Anticipate di Trattamento le volontà relative alla destinazione del proprio corpo e degli organi dopo la morte, accompagnato da una specifica delega al Governo per disciplinare gli aspetti applicativi. Come è stato giustamente evidenziato, la donazione di organi richiede un’organizzazione estremamente qualificata, la creazione di reti operative e la definizione di protocolli clinici e logistici rapidissimi per gestire lo spiantamento, il trasporto e il trapianto in tempi estremamente ristretti. Prevedere norme chiare e certe per consentire ai cittadini di esprimere la propria volontà di donare gli organi è una scelta di straordinaria civiltà, un atto di immensa generosità e un dovere morale per le nostre istituzioni.
Silvia Cecchetti (Psd): Mi associo con profonda soddisfazione ai ringraziamenti rivolti agli istanti e al Segretario di Stato alla Sanità per la sensibilità e la precisione dimostrate nella relazione. Garantire ai cittadini sammarinesi la possibilità reale e regolamentata di esprimere in vita il proprio consenso alla donazione degli organi rappresenta uno dei principi di civiltà più alti che un Paese possa e debba riconoscere. Sebbene la materia richieda complessi tecnicismi, procedure rigide e l’inserimento in reti internazionali specializzate, è dovere imprescindibile delle nostre istituzioni adoperarsi per superare ogni ostacolo organizzativo. È motivo di grande orgoglio personale e del gruppo consiliare del Partito dei Socialisti e dei Democratici partecipare a questo passaggio parlamentare che testimonia la costante evoluzione giuridica, sociale e morale della Repubblica di San Marino su temi così decisivi per la coesione e la solidarietà della nostra comunità.
Denise Bronzetti (Ar): Esprimo l’orientamento pienamente favorevole del gruppo di Alleanza Riformista all’accoglimento dell’Istanza d’Arengo, ringraziando il Segretario di Stato per la profonda attenzione riservata a questo argomento. Come è stato opportunamente ricordato, la Quarta Commissione ha già introdotto all’interno del testo normativo sul fine vita una disposizione specifica che disciplina la donazione di organi e tessuti. Si tratta di un grande atto di generosità e di altissima solidarietà umana, capace di salvare vite umane in situazioni cliniche drammatiche dove il fattore tempo è assolutamente determinante. Auspico che, una volta approvata l’Istanzacon il consenso corale che sta emergendo in Aula, si proceda con massima sollecitudine ad attivare gli adeguamenti normativi e strutturali e a sottoscrivere le necessarie convenzioni con le strutture sanitarie italiane limitrofe, dal momento che la nostra realtà ospedaliera deve necessariamente integrarsi con reti esterne per gestire la complessa operatività dei trapianti.
Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs): Desidero ringraziare i cittadini sottoscrittori di questa Istanzad’Arengo per aver affrontato una materia così complessa con uno straordinario senso di responsabilità e con un approccio estremamente pratico e concreto. Gli istanti non hanno chiesto in modo irrealistico di realizzare un centro trapianti all’interno della nostra Repubblica, ma hanno chiesto di riconoscere il diritto di ogni cittadino di esprimere formalmente la propria volontà, di istituire un registro nazionale, di garantire la cooperazione internazionale e di definire procedure certe e sicure. La donazione di organi e tessuti è un percorso delicatissimo che richiede la massima competenza clinica, rigore bioetico ed assolute garanzie per i donatori e per le loro famiglie. San Marino aveva già aperto la strada con la legge del 2010 e con il recente provvedimento sul fine vita, ma oggi dobbiamo completare l’iter per consentire alla generosità dei nostri concittadini di tradursi in un aiuto concreto capaci di salvare altre vite umane.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): La donazione degli organi è essenzialmente un grandissimo atto d’amore, di altruismo e di generosità capace di restituire speranza e vita a persone affette da gravi patologie. Il Segretario di Stato ha presentato una relazione estremamente dettagliata che evidenzia le difficoltà oggettive che il nostro sistema sanitario incontra sul piano operativo; tuttavia, gli stessi cittadini istanti hanno dimostrato grande maturità comprendendo tali limiti e proponendo proprio l’unica soluzione percorsa, ovvero l’integrazione in rete con le strutture esterne e con il sistema sanitario italiano. Molti cittadini sammarinesi si sono già iscritti individualmente alle associazioni di donatori italiane, ed è del tutto corretto che lo Stato crei ora un registro ufficiale nazionale in cui ogni cittadino possa iscrivere formalmente sia il proprio consenso sia l’eventuale diniego alla donazione. Sosteniamo pienamente la posizione espressa dal Governo e confermiamo il nostro voto favorevole.
Maria Katia Savoretti (Rf): Ringrazio gli istanti per aver riproposto all’attenzione del Consiglio Grande e Generale un tema di primaria importanza, e ringrazio il Segretario di Stato per la puntualità della sua relazione. Forse non tutti sanno che un registro informale dei donatori a San Marino esisteva già, ma è purtroppo rimasto per anni soltanto sulla carta, costringendo i cittadini a rivolgersi alle associazioni private del territorio senza che vi fosse la possibilità reale di procedere ai prelievi a causa della mancanza di accreditamento e di accordi bilaterali con le strutture sanitarie italiane. Esprimo la massima soddisfazione per la volontà manifestata dal Governo di affrontare e risolvere finalmente questo problema. Il passo compiuto con la legge sul fine vita è importante, ma la vera svolta si otterrà soltanto attraverso la stipula di precisi accordi bilaterali con l’Italia e con le strutture limitrofe. Invito la Segreteria e l’Esecutivo a lavorare con determinazione affinché questo provvedimento non rimanga in un cassetto ma diventi presto operativo; da parte di Repubblica Futura vi sarà il massimo sostegno ed un convinto voto favorevole.
Antonella Mularoni (Rf): Mi associo pienamente alle considerazioni espresse dalla collega del mio gruppo politico. I cittadini sammarinesi hanno da sempre dimostrato una grandissima generosità, come testimoniato dai decenni di attività dei donatori di sangue; tuttavia, la situazione attuale in materia di organi presenta una grave ed inaccettabile incongruenza. Se una persona che ha espresso la volontà di donare gli organi muore all’ospedale di San Marino, oggi non è possibile effettuare alcuna procedura di espianto perché la nostra struttura non è accreditata né inserita nella rete trapianti. L’unica possibilità che la volontà del donatore venga rispettata è che il decesso avvenga in un ospedale italiano, il quale a quel punto deve contattare un’associazione di volontariato e non un registro pubblico statale. Questa situazione frustra le più nobili intenzioni dei cittadini e dei familiari dei giovani deceduti che vorrebbero compiere un gesto d’amore verso la collettività. Occorre accelerare al massimo l’adeguamento normativo e l’accreditamento della nostra struttura, garantendo moduli chiari nell’ambito del testo sul fine vita. Desidero infine rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al Segretario Massimo Andrea Ugolini per il suo recente incarico alla Sanità, auspicando che si possa giungere rapidamente a un progetto concreto per una nuova e moderna struttura ospedaliera, superando la stagione delle continue ed onerose consulenze esterne. Confermo il voto favorevole di Repubblica Futura.
L’Istanzad’Arengo n. 5 è approvata all’unanimità.
Istanza d’Arengo n.42 del 05-04-2026 – Per la creazione di un sistema integrato di prevenzione del suicidio e di supporto alle persone in crisi psicologica ed emotiva
Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: In riferimento alla presente Istanzad’Arengo concernente la richiesta di creare un sistema integrato di prevenzione del suicidio e di supporto alle persone in crisi psicologica ed emotiva, sulla base del riferimento del direttore dell’Unità Operativa Complessa Salute Mentale si partecipa quanto segue. Il servizio è strutturato in Unità Operativa Complessa Salute Mentale, Unità Operativa Semplice Servizi Residenziali e Riabilitativi e Unità Operativa Semplice Dipendenze Patologiche, e si occupa della prevenzione, cura e riabilitazione di persone con problemi di salute mentale utilizzando il metodo di lavoro dell’équipe multidisciplinare. L’Unità Operativa Complessa Salute Mentale è preposta a garantire la disponibilità di servizi per la salute mentale per tutti i cittadini, intercettare precocemente i bisogni del cittadino e applicare le migliori conoscenze sulla salute mentale nell’assistenza sanitaria generale e nello sviluppo sociale. Promuove inoltre la partecipazione della comunità allo sviluppo della salute mentale, stimola gli sforzi di solidarietà e aiuto nelle comunità e costruisce sistemi di cura. Per fare ciò il servizio non si limita ad accogliere le persone affette da disturbo mentale o relazionale, ma è attivo nel sensibilizzare, ingaggiare e sostenere i diversi attori sanitari e sociali per la cura. L’Unità dei servizi riabilitativi si prende cura di persone con grave disabilità psicosociale offrendo un ambiente terapeutico in grado di favorire il recupero o il mantenimento delle abilità sociali, lavorative e dell’autonomia personale. L’Unità per le dipendenze patologiche si occupa dei disturbi legati o indotti dall’uso ed abuso di sostanze psicoattive, di alcol, e delle dipendenze comportamentali quali il gioco d’azzardo patologico, internet addiction, shopping compulsivo, sex addiction e dipendenze da videogiochi. Tra le prestazioni fornite dall’Unità Operativa Complessa Salute Mentale rientrano le visite mediche psichiatriche sia in ambulatorio sia al domicilio, diagnosi e progetti terapeutici, valutazioni psicodiagnostiche, psicoterapie e colloqui individuali e ai familiari, consulenze ospedaliere, prestazioni infermieristiche, inserimenti lavorativi e verifiche dei programmi riabilitativi, socializzazione, ricoveri, contatti periodici con strutture residenziali e semiresidenziali in territorio o in comunità e cliniche fuori territorio. Si aggiungono i rapporti con le istituzioni nonché la reperibilità specialistica psichiatrica h24 su richiesta del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Stato. L’Unità Operativa Complessa partecipa inoltre, in collaborazione con le strutture competenti, ad attività di prevenzione e presa in carico nell’ambito della violenza domestica e di genere, della prevenzione del maltrattamento infantile e dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Attualmente i ricoveri in reparti psichiatrici di diagnosi e cura avvengono in strutture ospedaliere accreditate italiane. Sono attive anche convenzioni con cliniche monospecialistiche psichiatriche dedicate alle varie forme di patologie mentali, compresi i disturbi da uso di sostanze psicoattive, le dipendenze comportamentali e i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione.
L’Istituto per la Sicurezza Sociale garantisce la presa in carico attraverso un percorso assistenziale personalizzato definito in relazione alle specifiche necessità di ciascun paziente: in base alle caratteristiche e ai bisogni di ogni singolo caso vengono coinvolti i servizi e le professionalità specialistiche competenti, integrando ove necessario il ricorso alle strutture specialistiche convenzionate al fine di assicurare in ogni fase la continuità assistenziale e l’appropriatezza degli interventi per tutte le forme di disagio. Nell’ambito dell’organizzazione degli spazi destinati all’Unità Operativa Complessa Salute Mentale è prevista la realizzazione di locali con caratteristiche strutturali di sicurezza in linea con le raccomandazioni formulate dagli organismi internazionali, destinate al ricovero e al monitoraggio per almeno 48 ore nelle situazioni di grave disagio psicologico e sofferenza emotiva, con il supporto psicologico e terapeutico necessario. Sono inoltre presenti protocolli sanitari per la gestione dei disturbi psichiatrici minori in collaborazione con la medicina territoriale, con attività di formazione per medici e personale sanitario non specialistico. L’Unità Operativa Complessa Salute Mentale prevede specifiche attività di cura e supporto dedicate ai familiari di persone affette da problemi di salute mentale o sottoposte ad eventi traumatici. Per quanto concerne le ulteriori richieste formulate nell’istanza, programmi di formazione obbligatoria sono già stati attivati per il personale sanitario e sociosanitario e potranno essere estesi anche alle altre forze dell’ordine. Sono inoltre in via di definizione i programmi di prevenzione sul disagio emotivo e sull’esordio precoce di disturbi psichici e comportamentali. Con riferimento all’istituzione di un numero verde gratuito, nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse e della valorizzazione dei servizi esistenti, potrà essere valutata la possibilità di implementare il numero dedicato in caso di violenza di genere, ampliandone l’ambito di operatività attraverso un adeguato potenziamento organizzativo e formativo affinché possa garantire una risposta efficace anche alle situazioni di crisi psicologica e a rischio suicidario. Si comprendono pienamente la delicatezza e la sensibilità delle tematiche affrontate da questa istanza: la tutela della vita, della dignità della persona e della cura rappresenta un principio fondamentale che deve orientare costantemente l’azione del sistema sanitario e delle istituzioni. Pur rilevando come l’Istituto per la Sicurezza Sociale disponga già di una rete di servizi articolata e qualificata e come numerose finalità perseguite dall’Istanzarisultino già presenti e in fase di implementazione, si ritiene che un tema di tale rilevanza richieda un impegno continuo volto a verificare e approfondire ogni ulteriore possibilità di rafforzamento degli strumenti di prevenzione, assistenza e presa in carico, affinché la tutela delle persone trovi sempre la massima attenzione e il più alto modello di risposta possibile. Pertanto, condividendo lo spirito dell’Istanzanella consapevolezza che la prevenzione dei disagi psicologici e del rischio suicidario richiede un costante sviluppo della rete dei servizi, si invita il Consiglio ad accogliere l’Istanzad’Arengo al fine di rafforzare e sviluppare ancora maggiormente le attività già in essere, affinché la tutela della vita, della dignità della persona e della cura continui a rappresentare un valore fondamentale e un principio guida dell’azione delle istituzioni e dell’intero sistema sociosanitario.
Miriam Farinelli (Rf): Io ritengo che sia giunta davvero l’ora di tirare la testa fuori dalla sabbia. La nostra popolazione, la nostra cittadinanza ha una frangia particolarmente sensibile che deve essere fatta emergere, deve essere sostenuta, ascoltata con attenzione e apprezzata, per poi passare a un secondo livello qualora vi siano delle necessità reali che richiedono un intervento medico-psichiatrico. Nel 2024 Repubblica Futura, quando abbiamo discusso in quest’Aula l’atto organizzativo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, aveva presentato un emendamento specifico con cui chiedeva l’istituzione di un punto di ascolto per ogni centro sanitario, proprio con l’obiettivo di far emergere le situazioni più delicate e le persone più bisognose di aiuto e di ascolto. Purtroppo quella nostra richiesta non è stata accolta, ma oggi il tema si ripropone con forza in quest’Aula. Abbiamo una frangia di popolazione fragile che ha un bisogno disperato di essere aiutata. La pediatria, ad esempio, gioca a mio avviso un ruolo assolutamente fondamentale per quello che riguarda l’assistenza e il supporto agli adolescenti, ed è un settore che va sviluppato e potenziato in modo significativo. L’Istanzaè davvero molto dettagliata e articolata, e questo trasmette chiaramente l’immensa sensibilità di tutte le persone che l’hanno sostenuta. Io credo che tutto il profondo dolore che proviamo quando veniamo a conoscenza di eventi luttuosi, specialmente quando sono così drammatici e violenti, rischia di perdere di valore e di spessore se noi, pur potendolo fare, non mettiamo in campo tutto ciò che è umanamente e concretamente possibile per proteggere e sostenere i soggetti più fragili e più deboli della nostra comunità.
Nicola Renzi (Rf): Questa Istanzaci sta particolarmente a cuore per la tematica che tratta, che rappresenta una vera e propria ulteriore emergenza. Mi è piaciuta la parte finale della relazione del Segretario di Stato, dove ha invitato l’Aula a condividere il percorso, e ci tengo a sottolineare che da parte mia non vi è alcuna volontà di creare una contrapposizione tra le richieste contenute nell’Istanzae lo status quo o il modus operandi attuale. C’è semmai la chiara dimostrazione che è assolutamente necessario fare di più. Dire che è necessario fare di più non significa affatto criticare ciò che si sta già facendo con i mezzi attualmente a disposizione. Come Repubblica Futura abbiamo sempre sentito con forza questo problema, anche perché purtroppo non possiamo dimenticare le drammatiche pagine di cronaca del nostro Paese, in cui eventi tragici si sono susseguiti con una dolorosa vicinanza temporale. Spesso vi è un doveroso e giusto riserbo su queste vicende vicine alla sfera personale, ma riusciamo comunque a comprendere e a leggere tra le righe l’immenso livello di dramma e di sofferenza che situazioni del genere generano nelle famiglie e nell’intera comunità. Proprio per questo Repubblica Futura ha posto ripetutamente la questione: lo abbiamo fatto durante la discussione dell’atto organizzativo dell’ISS, che era la sede naturale per prendere in considerazione l’ampliamento del personale dedicato a questa fondamentale tematica, e lo abbiamo ribadito con forza anche durante il dibattito sulla legge di bilancio. A nostro avviso è stata un’occasione persa il fatto che quest’Aula abbia bocciato le nostre proposte, che chiedevano l’inserimento della figura dello psicologo all’interno dei centri sanitari. Guardate, la nostra società sta manifestando sotto diverse sfaccettature dei gradi di fragilità profondi, che a volte sono individuabili all’interno del contesto familiare, ma che spesso sfuggono anche alle realtà familiari più attente. E quando si manifestano mettendo in discussione il dono più grande e più bello che possa esistere, che è la vita stessa, entrando in una spirale talmente distorta e dolorosa da far pensare che di quel dono si possa fare a meno, significa che la nostra società ha subito una sconfitta, che quello che c’è di buono nella nostra comunità in quel momento ha perso. Ben venga quindi l’approvazione di questa Istanzad’Arengo, con l’auspicio che conseguentemente vengano assunte tutte le ulteriori misure necessarie. Ripeto, la mia non vuole essere una critica rivolta alle professionalità che sono già in campo per combattere questa battaglia, ma se sono accaduti eventi così tragici significa che dobbiamo fare di più. Gli investimenti che possiamo e dobbiamo compiere in questo ambito non sono certamente risorse spese a vuoto, ma rappresentano un dovere morale e istituzionale assoluto.
Gian Matteo Zeppa (Rete): La bellezza dello strumento dell’Istanzad’Arengo risiede proprio nella capacità dei cittadini di avere una visione a 360 gradi sulle varie problematiche del Paese. Negli ultimi tempi le istanze chiedono sempre più frequentemente alla politica di assumere posizioni chiare su temi fondamentali, e questa in particolare individua quattro punti cardine: promuovere la realizzazione di una struttura di diagnosi e cura in ambito psichiatrico e psicologico, attivare un numero verde gratuito operativo h24, prevedere programmi di formazione obbligatori per medici, operatori sanitari e forze dell’ordine, e promuovere programmi di prevenzione, divulgazione e gestione del disagio emotivo e della sofferenza psicologica. Ne abbiamo già parlato in diverse altre occasioni: quando capitano certi drammi, essi toccano profondamente la sfera personale e familiare, ma dobbiamo capire che devono interessare l’intera società, perché si tratta di veri e propri drammi sociali. Spesso sono situazioni conosciute o che sfiorano la conoscenza degli amici, e ogni volta ci ritroviamo con un terribile senso di vuoto, soprattutto se la persona che compie quella scelta è un conoscente o un amico. Ricordo fatti di cronaca che apparentemente non c’entrano nulla con questa istanza, come il ritrovamento, un paio di anni fa, di un anziano deceduto in casa da solo da diversi giorni; purtroppo viviamo tempi bui sul piano sociale e delle relazioni interpersonali. C’è anche molto pudore, perché fa parte della nostra mentalità chiuderci a riccio e non chiedere aiuto. C’è il timore di essere giudicati dalla società o dall’ambiente circostante. Come ho detto in altre occasioni, quando una persona che ha bisogno di aiuto fa anche solo un piccolo passo verso l’esterno, quella è già una grande vittoria, perché dimostra una presa di consapevolezza del proprio disagio e la volontà di cercare le strutture adibite per analizzarlo e fare un percorso di supporto, per trovare una valvola di sfogo e una visione della vita diversa dal canale buio in cui è entrata. Purtroppo viviamo in una società in cui la socialità e l’affettività si sono ridotte enormemente; non esiste più quel senso di appartenenza che portava i ragazzi della mia generazione ad incontrarsi nei luoghi pubblici. Oggi ci sono persone che cercano aiuto persino attraverso l’anonimato sui social network, e questo dimostra come la percezione di chi vive un problema del genere sia quella di una solitudine totale, una solitudine che la persona si è autoconvinta di avere. Per molti, il semplice atto di chiedere aiuto a strutture specializzate viene vissuto con un senso di vergogna o come una sconfitta personale; ed è proprio questo paradigma culturale che dobbiamo riuscire a cambiare radicalmente. Abbiamo un modo di vivere che è diventato completamente avulso dalla realtà quotidiana. Gli istanti fanno proposte estremamente condivisibili e sono davvero contento che il Segretario di Stato abbia espresso parere favorevole all’accoglimento dell’istanza. Non ne voglio fare una questione politica, perché è del tutto evidente che ci troviamo di fronte a una problematica drammatica che dobbiamo cercare di attenuare con ogni mezzo, mettendo quei punti fermi che consentano a chi si trova in difficoltà di sapere esattamente a chi rivolgersi, con la garanzia della totale tutela della privacy. Bisogna riuscire a intercettare precocemente certi segnali per poter parlare con la persona e indirizzarla verso i percorsi giusti. Teniamo ben presente che quando una persona entra in quel canale buio non vede più alcuna via d’uscita. La società attuale, specialmente dopo il periodo del Covid che avrebbe dovuto renderci migliori e che invece ci ha peggiorati notevolmente, richiede uno sforzo straordinario di prevenzione. Mi auguro che il percorso indicato dal Segretario di Stato possa accelerare senza fraintendimenti o speculazioni politiche, perché su questi argomenti non si devono mettere bandierine di partito. L’obiettivo deve essere quello di offrire un contenitore all’interno del quale quel tunnel buio possa diventare un po’ più trasparente e accogliente verso il disagio. Se riusciamo a salvare anche solo una persona, per me è già una grandissima vittoria. Se una persona mostra l’intenzione di chiedere aiuto dobbiamo intercettarla immediatamente, perché altrimenti saremo costretti a piangere altri drammatici fatti di cronaca.
Michele Muratori (Libera): Desidero soffermarmi su questo dibattito particolarmente sentito, in cui noi come legislatori e come classe politica abbiamo il preciso dovere di riflettere su ciò che è accaduto in passato, analizzare lo stato dell’arte attuale e fare la nostra parte per trovare le soluzioni necessarie di fronte a una situazione estremamente drammatica. In questi anni abbiamo appreso notizie tragiche che personalmente mi porto ancora dentro con grande dolore, notizie che pongono un interrogativo profondo su cosa noi come società e come istituzioni avremmo potuto e dovuto fare per evitare simili drammi. Come è stato giustamente detto prima di me, anche una sola vita salvata deve rappresentare per tutti noi un momento di immensa gioia e soddisfazione; per questo abbiamo l’obbligo di mettere in campo ogni strumento e presidio possibile per prevenire questi eventi tragici. L’Istanzad’Arengo lavora in modo estremamente intelligente su più aspetti: parte dalla prevenzione attraverso punti di ascolto fisici e sportelli telefonici attivi h24, e propone l’istituzione dell’SPDC, ovvero il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, da affiancare alle strutture della salute mentale già operanti sul territorio. Si tratta di una struttura che non è più rinviabile nel nostro Paese, una sorta di vero e proprio pronto soccorso psichiatrico in cui una persona che si trova in uno stato di grave crisi emotiva può essere accolta, seguita e curata per un periodo minimo di 48 ore in una prima fase di emergenza. È chiaro che per i percorsi successivi o per patologie particolari ci si avvale anche dell’esternalizzazione presso strutture specializzate convenzionate, ma avere questo presidio sul nostro territorio è assolutamente fondamentale per il nostro Ospedale di Stato e per l’intera comunità sammarinese. Il fatto che l’intera Aula sia favorevole all’accoglimento dell’Istanzaindicato dal Segretario di Stato mi rallegra profondamente. Dobbiamo intervenire immediatamente non appena l’Istanzasarà approvata; sul nostro territorio sono già presenti le strutture del servizio di salute mentale che operano nel migliore dei modi, ma ogni ulteriore presidio in grado di salvare una vita umana deve essere realizzato senza indugio. Confermo la mia piena convinzione nell’accogliere questa Istanza d’Arengo.
Gaetano Troina (D-ML): Questa Istanzad’Arengo tratta un tema davvero molto delicato, e lo attesta in modo inequivocabile l’altissimo e importantissimo numero di firme raccolte a supporto, a dimostrazione della grande sensibilità che la nostra cittadinanza nutre verso questo argomento. Tutto ciò ci deve imporre una riflessione profonda, perché negli ultimi quattro o cinque anni è diventato evidente a tutti noi come il tema dell’estrema fragilità emotiva di tantissime persone sia aumentato in maniera esponenziale. Non sta a me stabilire, non essendo un medico né uno specialista, se questo fenomeno sia da attribuire in parte all’era del Covid o piuttosto a una situazione globale caratterizzata da un aumento esponenziale dei conflitti, degli episodi di violenza, dei comportamenti di prevaricazione, del bullismo e di una costante mancanza di rispetto, soprattutto nei confronti delle persone più deboli e fragili che avrebbero invece un disperato bisogno del sostegno di tutta la società. Io penso che la politica abbia un dovere ben preciso su queste tematiche, che non deve assolutamente limitarsi a dibattere in quest’Aula delle istanze d’Arengo o ad approvare provvedimenti normativi che poi, nel concreto, rischiano di non essere attuati nella loro sostanza. Oltre al dibattito parlamentare, che è sicuramente necessario, occorre che alle intenzioni e agli impegni assunti all’interno di questo Consiglio facciano seguito i fatti concreti, con la realizzazione di strutture idonee, il potenziamento dei servizi esistenti e la capacità da parte delle istituzioni di farsi carico con la massima attenzione di quelle situazioni che evidenziano chiari campanelli d’allarme e che non possono assolutamente rimanere inascoltati. Il nostro Paese, al pari di tutte le nazioni dell’area europea e globale, si trova a dover affrontare questo problema e deve saper individuare al proprio interno le risorse e le forze necessarie per combatterlo. In questa battaglia contro il sentirsi soli, abbandonati ed emarginati dalla società, non vi sono aiuti esterni a cui uno Stato possa ricorrere, se non la capacità di elaborare strategie comuni e trovare le energie al proprio interno. Desidero sottolineare come vi siano tantissimi ambiti in cui la cittadinanza evidenzia la necessità di un intervento più incisivo della politica: nella scorsa legislatura si è iniziato a lavorare sul tema del bullismo e del cyberbullismo, ma non possiamo permettere che finiscano nel dimenticatoio le azioni contro le violenze sui minori, così come dobbiamo intervenire con tempestività di fronte a ogni richiesta di aiuto legata a fragilità emotive. Il fatto che negli ultimi anni a San Marino si siano verificati tragici casi di cronaca che in passato non ricordavamo in questa misura deve indurci a intervenire immediatamente senza perdere altro tempo. Ben vengano i dibattiti, gli ordini del giorno e gli impegni assunti al microfono, ma ora serve la sostanza.
Silvia Cecchetti (Psd): Esprimo con estrema soddisfazione il parere favorevole a questa Istanzad’Arengo, unendomi alla posizione già espressa dal mio gruppo consiliare e da altri colleghi in Aula. Questa iniziativa conferma ancora una volta la grande sensibilità e l’attenzione che la nostra comunità nutre verso fenomeni così delicati, evidenziando la ferma volontà di mettere in campo ogni azione possibile per prevenire e contrastare queste situazioni. Voglio sottolineare la concretezza delle proposte presentate dal Segretario Ugolini e l’impegno assunto dal Governo, poiché siamo tutti consapevoli che dobbiamo occuparci con sempre maggiore determinazione di problematiche ormai ampiamente diffuse, in particolare all’interno dei paesi industrializzati. Non dobbiamo soltanto continuare a dedicare strutture e organi istituzionali a questa causa e a individuare strategie comuni, ma dobbiamo anche avviare una riflessione profonda sulle ragioni culturali e sociali che portano all’aggravamento e all’ampliarsi di questi disagi nella società contemporanea. Mantenere alta la nostra sensibilità e promuovere un’azione coordinata e concreta è un dovere a cui San Marino sta dimostrando di saper rispondere, e questa Istanzarinvigorisce e rilancia questa nostra intenzione. Per tutte queste ragioni confermo il convinto voto favorevole e l’impegno concreto del Partito dei Socialisti e dei Democratici.
Filippo Tamagnini (Pdcs): Desidero spendere poche parole per guardare al dramma sollevato da questa Istanzacon gli occhi di chi si trova a viverlo direttamente. Ogni volta che si verifica una tragedia di questa portata è come se venisse tracciata per sempre una linea invalicabile, sulla quale rimane scolpita una parola a cui non sarà mai possibile dare una risposta; e quella parola è “perché?”. La domanda sul perché sia successa una simile tragedia non troverà mai una risposta definitiva, ma possiamo e dobbiamo condividerla, affinché le persone colpite non si sentano sole e possano percepire la vicinanza dell’intera comunità. Questa vicinanza si deve manifestare in due forme essenziali: attraverso una compagnia quotidiana fatta di persone chiamate a condividere quel dolore, e attraverso una solidarietà comunitaria che si traduce in leggi e risposte organizzate dalla società. Il riferimento fornito dal Segretario ci ha permesso di comprendere quanto di buono sia già in atto nel nostro ordinamento per sostenere queste fragilità; non occorre quindi inventare o costruire tutto da zero, ma dobbiamo implementare l’esistente, individuando i punti di debolezza emersi dalle esperienze personali e familiari per intervenire e correggerli puntualmente. Confermo il pieno sostegno e il voto favorevole del Partito Democratico Cristiano Sammarinese.
Tomaso Rossini (Psd): Desidero intervenire su questo tema estremamente delicato per evidenziare come la Repubblica di San Marino non sia purtroppo estranea a queste drammatiche vicende. Di fronte a situazioni così dolorose e spesso recondite, la cosa più importante che la nostra comunità possa fare è parlarne apertamente e senza riserve. Pur non conoscendo nel dettaglio ogni singola causa che spinge una persona a compiere un gesto estremo, la letteratura scientifica definisce il suicidio come un tentativo di allontanamento da un dolore mentale diventato insopportabile, un soffrire talmente grave da far ritenere l’atto estremo come l’unica via d’uscita possibile da quella sofferenza. Il primo e più importante contributo che la nostra collettività può offrire è quello di non stigmatizzare in alcun modo questi eventi, evitando di lasciare sole sia le persone che vivono questi pensieri sia i familiari e gli amici che stanno loro vicino. L’Istanzava nella direzione giusta, chiedendo la creazione di un’infrastruttura coordinata con i servizi già presenti in Repubblica per dare risposte immediate e consentire a tutti, cittadini e politici, di imparare a riconoscere i sintomi, i rischi e i segnali di disagio, mettendoci nella condizione di saper ascoltare, indirizzare e aiutare chi si trova in difficoltà. Se conoscessimo meglio le cause che portano a tali decisioni, potremmo offrire parole di supporto ed essere più presenti; una persona che decide di togliersi la vita lo fa spesso perché immersa in una solitudine profonda e nella convinzione che nessuno possa comprendere il dolore che sta provando. Parlarne liberamente abbatte lo stigma e permette a chi si trova in difficoltà di confrontarsi e trovare punti di vista differenti. La politica ha il dovere di intervenire tempestivamente per colmare le lacune esistenti, facendo riferimento alle linee guida degli organismi internazionali, ed è per questo che auspico che la Segreteria e l’intero Consiglio diano un seguito immediato e concreto a questa importante istanza.
Denise Bronzetti (Ar): Ci troviamo di fronte a un tema che scuote profondamente le nostre coscienze e a cui la nostra piccola Repubblica purtroppo non è affatto estranea. Parliamo di un fenomeno tragico che coinvolge non soltanto i singoli nuclei familiari, ma l’intera comunità, perché quando una persona decide di giungere al gesto estremo di togliersi la vita abbiamo tutti il dovere di chiederci come si sia arrivati a quel punto, se si potesse fare qualcosa per evitarlo o se la situazione fosse talmente grave da rendere ineluttabile quel drammatico epilogo. Desidero lanciare una proposta concreta all’Aula e al Segretario di Stato: dobbiamo impegnarci a studiare a fondo questo fenomeno per comprendere e arginare, per quanto possibile, le cause che conducono a gesti così estremi. Dobbiamo analizzare cosa non abbia funzionato nella rete familiare, nella rete sociale e nei servizi che hanno in carico le persone che manifestano difficoltà ad integrarsi nella comunità o che vivono sofferenze personali lancinanti. Chiedo quindi la possibilità di monitorare e analizzare nel dettaglio questi dati, portandoli all’attenzione della Commissione consiliare competente, per valutare quali interventi la politica possa mettere in campo o suggerire ai servizi preposti, al fine di sensibilizzare la popolazione, non lasciare sole le famiglie colpite da questi drammi ed evitare per quanto possibile che simili tragedie si ripetano.
Fabio Righi (D-ML): Ritengo fondamentale svolgere alcune considerazioni su un argomento di straordinario impatto sociale, partendo dall’analisi dei dati statistici del contesto italiano ed europeo che mostrano numeri allarmanti, con oltre il 76% dei suicidi che riguarda la popolazione maschile. Un’Istanzacome quella che stiamo esaminando deve essere sostenuta con totale convinzione, poiché è compito primario della politica costruire un vero e proprio “sistema di speranza” capace di offrire supporto a chi si trova in condizioni di grave sofferenza emotiva. Per sua natura l’essere umano è portato a tendere alla vita e alla sopravvivenza; di conseguenza, se una persona arriva a maturare una scelta così estrema, significa che è giunta al punto di credere che non vi sia più alcuna speranza, ed è esattamente in quel momento che le istituzioni e la politica devono intervenire per impedire che si raggiunga quel punto di non ritorno. Condivido pienamente la richiesta di strutturare un “sistema integrato”, perché la causa che porta al suicidio non è mai unica ma è il frutto di molteplici fattori che richiedono un approccio globale. Tra questi fattori desidero evidenziare in modo particolare la disperazione economica e finanziaria, un fenomeno da cui San Marino non è affatto immune se consideriamo che nel 2025 oltre 93 famiglie sammarinesi, per un totale di più di 220 persone, sono state costrette a rivolgersi alla Caritas per ricevere sostentamento. Quando un cittadino avverte l’impossibilità di dare il pane alla propria famiglia e si sente completamente abbandonato dalle istituzioni, si creano le precondizioni per decisioni estreme, ed è lì che il nostro intervento deve farsi sollecito ed efficace. Annuncio il pieno sostegno del nostro gruppo all’accoglimento dell’istanza.
Iro Belluzzi (Libera): Affrontare apertamente il tema della malattia psichica e della depressione all’interno di una piccola comunità come quella sammarinese rappresenta un passaggio fondamentale per superare la paura dello stigma sociale legato alla fragilità emotiva, un terreno su cui spesso si innestano comportamenti suicidari dalle conseguenze tragiche. Fortunatamente i dati relativi alla Repubblica di San Marino sono in linea con quelli italiani e si mantengono tra i più bassi del contesto europeo, ma in una comunità coesa come la nostra l’obiettivo della politica deve essere quello di combattere ogni singolo caso affinché nessuno veda nella fine della vita l’unica via d’uscita dai propri problemi. In questo senso voglio ricordare con soddisfazione l’approvazione avuta nella scorsa legislatura della normativa contro il Revenge Porn, uno strumento importante per tutelare chi subisce violenze e prevaricazioni che possono spingere persone in momenti di estrema vulnerabilità verso scelte irreparabili. Dobbiamo costruire una società autenticamente inclusiva, in cui il personale sanitario sia adeguatamente formato per intercettare ed essere in grado di comprendere tempestivamente i sintomi e i segnali di chi è incline a gesti estremi, e in cui nessun cittadino venga lasciato solo in una condizione di sofferenza o di disagio economico e sociale. Ringrazio il Segretario di Stato alla Sanità per l’impegno profuso all’interno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale nel recuperare il tempo perso e confermo il voto favorevole del gruppo di Libera all’accoglimento dell’istanza.
Francesca Civerchia (Pdcs): Il dibattito che si è sviluppato in Aula su questo tema tocca un argomento profondamente sentito, poiché ogni volta che un nostro concittadino decide di togliersi la vita nasce in ciascuno di noi un grande dolore per un gesto così estremo. Le motivazioni che conducono a un atto autolesivo non possono essere catalogate o imbrigliate in schemi predefiniti, poiché appartengono alla sfera più intima, personale e profonda dell’individuo e sono riconducibili a una sofferenza lancinante legata a vicissitudini personali. I firmatari dell’Istanzaci sollecitano opportunamente a rafforzare la rete dei servizi sociali e sanitari per prestare massima attenzione a tutti quei segnali che possono tradire un’intenzione suicidaria. Occorre potenziare i programmi obbligatori di formazione non soltanto per gli operatori specializzati dell’Unità di Salute Mentale, ma per tutto il personale interessato, definendo protocolli rigorosi per la valutazione del rischio che consentano di intercettare ogni richiesta di aiuto senza alcuna superficialità. Spesso i messaggi di soccorso sono estremamente nascosti e difficili da cogliere, perché chi matura un’intenzione suicidaria fatica a verbalizzare e ad esternare la propria sofferenza. Nel corso degli anni il nostro Paese ha saputo sviluppare reti e protocolli efficaci per contrastare altri fenomeni complessi, come la violenza di genere; possiamo e dobbiamo mutuare quell’esperienza per definire linee guida e protocolli chiari dedicati alla valutazione e all’intercettazione del rischio di suicidio. La relazione fornita dal Segretario di Stato dimostra l’attenzione doverosa delle istituzioni verso un fenomeno che non va sottovalutato, ed è con l’auspicio che si dia immediata attuazione alle richieste degli istanti che confermo il mio voto favorevole.
Michela Pelliccioni (Gruppo misto): Questa Istanza d’Arengo affronta un problema di straordinaria attualità che ha colpito profondamente le coscienze di tutti noi a seguito di tragici fatti di cronaca avvenuti nell’ultimo anno, spingendoci a interrogarci su cosa sia necessario fare e se gli strumenti attuali siano sufficienti. Le giovani generazioni si trovano oggi a vivere in un mondo estremamente complesso e competitivo, dove appare sempre più difficile inseguire valori solidi e dove le stesse famiglie incontrano rilevanti difficoltà nel contenere e gestire i disagi dei propri figli. Trovo che l’Istanzasia estremamente completa e strutturata, poiché non si limita a chiedere interventi per la prevenzione del suicidio, ma affronta il tema fondamentale del sostegno alle persone che attraversano crisi psicologiche ed emotive, formulando proposte di assoluto buon senso. Accolgo con grande favore la piena disponibilità manifestata dal Segretario di Stato e sottolineo come sia doveroso considerare l’immenso carico che le crisi emotive e psicologiche riversano sui familiari delle persone affette da disagio psichico, i quali si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane e costanti. In questo contesto dobbiamo evidenziare le lacune che caratterizzano la gestione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori, i quali hanno una durata limitata a due settimane; trascorso questo breve periodo di ricovero, le famiglie si ritrovano spesso abbandonate a se stesse nel gestire situazioni di totale imprevedibilità, tensione o potenziale pericolo. La politica ha il dovere di farsi carico di queste criticità, prevedendo percorsi di ospedalizzazione e cura più lunghi e strutturati. Per quanto riguarda la prevenzione del suicidio, la proposta di istituire un numero verde attivo h24 rappresenta un presidio di pronto intervento fondamentale, poiché l’accesso immediato a una parola di supporto e all’ascolto telefonico può prevenire il maturare di tragedie. Pur essendoci la disponibilità specialistica h24 presso il Pronto Soccorso, disporre di un canale telefonico diretto e di immediato accesso facilita la richiesta di aiuto da parte di chi si trova in uno stato di sofferenza. Esprimo il mio convinto voto favorevole all’istanza, augurandomi che si possa dare concretezza a queste misure nel minor tempo possibile.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Sicuramente i drammatici casi di cronaca che si sono verificati hanno colpito e scosso profondamente la nostra comunità, ed io credo che in questo momento vi sia un’enorme e fortissima sensibilità attorno al tema della prevenzione del suicidio, ma più in generale riguardo al sostegno da offrire a tutte quelle persone che si trovano ad attraversare momenti di profonda crisi psicologica ed emotiva. Ritenere che si debba agire, esattamente come sollecitato dai cittadini istanti, attraverso un approccio che sia realmente strutturato, integrato, concreto ed estremamente efficace è una posizione che condivido in maniera totale ed assoluta. È indispensabile costruire una rete di protezione e di intervento capace di intercettare tempestivamente il disagio, sapendo accompagnare con cura sia la persona in difficoltà sia il suo nucleo familiare, dal momento che molto spesso anche le famiglie si ritrovano a sentirsi completamente sole e prive degli strumenti necessari per gestire situazioni così complesse e delicate. Credo tuttavia che vi sia anche un altro aspetto, all’apparenza minore o secondario, su cui dobbiamo avere il coraggio di riflettere andando oltre i grandi ragionamenti sistemici, pur giusti e condivisibili, che ho ascoltato in quest’Aula. Io penso infatti che la vera prevenzione passi anche e soprattutto dal modo concreto con cui lo Stato, le istituzioni, i diversi enti e la comunità nel suo complesso si comportano nei confronti di una persona fragile. Passa dalle parole precise che scegliamo di utilizzare, passa dall’ambiente fisico in cui accogliamo e facciamo attendere queste persone e passa dall’assoluta riservatezza che siamo in grado di garantire loro. Dico questo richiamando un episodio a cui ho assistito personalmente, poiché mi è capitato di recente di trovarmi al Pronto Soccorso e di assistere alla gestione di una crisi emotiva di un cittadino che aveva manifestato la chiara intenzione di compiere un gesto autolesivo. Ci troviamo di fronte a una situazione d’emergenza di straordinaria delicatezza che richiederebbe il massimo livello di tutela e di riservatezza; invece, quella persona è stata gestita direttamente all’interno della sala d’attesa comune, in mezzo ad altri utenti che si trovavano lì per una spalla fratturata o per coliche renali, in un contesto in cui tutti i presenti potevano liberamente ascoltare ed assistere a ciò che stava accadendo, senza che venisse minimamente garantita la privacy del paziente. Non cito questo episodio per puntare il dito contro qualcuno o per muovere accuse sterili, ma credo che fatti del genere debbano farci riflettere profondamente. Se abbiamo davvero l’ambizione di costruire un sistema di prevenzione strutturato, solido e completo, dobbiamo necessariamente ripartire da questi aspetti fondamentali e da una formazione mirata per tutti gli operatori sanitari e sociosanitari. La tutela della privacy e della riservatezza non può essere liquidata come un mero dettaglio burocratico o formale, perché di fronte a una drammatica crisi emotiva la riservatezza è essa stessa parte integrante ed essenziale del percorso di cura, in quanto serve a proteggere la persona fragile dal giudizio altrui, da un’esposizione pubblica devastante e da quel senso di vergogna che comprensibilmente si può provare in quei momenti. Si tratta di un impegno morale ed istituzionale che riguarda ciascuno di noi e noi sosterremo con profonda convinzione questa Istanzad’Arengo.
L’Istanzad’Arengo n. 42 è approvata all’unanimità.
Istanza d’Arengo n.52 del 05-04-2026 – Per l’effettiva implementazione del Piano individualizzato di Vita di cui all’art.6 del Decreto Delegato n.14/2018
Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: Con riferimento all’Istanzad’Arengo numero 52, si partecipa quanto segue. Il piano individualizzato di vita costituisce uno strumento fondamentale per garantire l’effettiva attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e per promuovere percorsi fondati sull’autodeterminazione, sulla partecipazione e sulla piena cittadinanza. La Convenzione ONU ha infatti introdotto un profondo cambiamento culturale, superando modelli esclusivamente assistenziali e promuovendo una visione centrata sulla persona, sui suoi diritti, sulle sue aspirazioni e sul suo ruolo attivo nella comunità. Si tratta di un cambio di prospettiva che pone la persona con disabilità al centro della costruzione del proprio percorso esistenziale, valorizzandone capacità e desideri, nella consapevolezza che l’effettiva inclusione richiede strumenti capaci di coordinare in maniera organica tutti gli interventi che incidono sulla qualità della vita. In tale prospettiva, come evidenziato anche dalla Commissione sammarinese per l’attuazione della Convenzione ONU, il progetto di vita non può essere considerato un semplice adempimento amministrativo, ma rappresenta la modalità attraverso cui una comunità organizza in modo coordinato e personalizzato gli strumenti necessari affinché ogni persona possa costruire il proprio cammino secondo le proprie scelte. Si ritiene inoltre che il progetto di vita debba costituire il principale strumento in materia di disabilità, poiché non può esistere un autentico progetto di vita se i diversi settori — scuola, formazione, lavoro, abitare, mobilità, sport, salute, relazioni affettive e partecipazione sociale — rimangono separati tra loro anziché essere integrati ed interconnessi. Proprio nella consapevolezza di dover garantire una corretta ed uniforme applicazione di tali principi, il Congresso di Stato, nella seduta del 14 luglio 2026, ha adottato il regolamento recante “Disposizioni in materia di progetto individualizzato di vita per le persone con disabilità”. Questo regolamento rappresenta un significativo passo in avanti nel percorso di attuazione della Convenzione ONU, in quanto coordina in un unico strumento sia il progetto integrato di vita previsto dal decreto delegato numero 105 del 2015, sia il piano individualizzato di vita introdotto dal decreto delegato numero 14 del 2018, superando ogni frammentazione e definendo un modello unitario di presa in carico globale, integrata e continuativa lungo l’intero arco della vita. La nuova disciplina stabilisce il coordinamento operativo tra i servizi dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, le strutture socioeducative, i servizi per il lavoro, le realtà sportive e culturali e tutti i soggetti coinvolti, sancendo il diritto di ogni persona con disabilità alla predisposizione del proprio progetto di vita. Il regolamento pone al centro il principio di autodeterminazione, prevedendo che in ogni fase del procedimento sia garantita la partecipazione attiva della persona con disabilità a tutte le decisioni, alla gestione e alla revisione del progetto nel rispetto della propria volontà e delle proprie preferenze, favorendo al contempo il coinvolgimento della famiglia. L’elaborazione del progetto è affidata a un’équipe multidisciplinare coordinata dall’Unità Operativa Complessa Disabilità del Servizio di Supporto Sociale dell’ISS, che effettua una valutazione delle condizioni della persona, delle sue aspirazioni e del contesto sociale e territoriale. Il regolamento disciplina in modo puntuale i contenuti del piano, che individua gli obiettivi di autonomia, gli interventi sanitari e riabilitativi, i percorsi educativi e lavorativi, le soluzioni abitative, le misure di sostegno e le attività relazionali, culturali e sportive. Ulteriore elemento qualificante è l’individuazione del responsabile del progetto, ovvero il Case Manager, quale punto di riferimento per la persona e per la sua famiglia con il compito di assicurare il coordinamento tra i servizi e il monitoraggio continuo. Il progetto viene sottoposto a verifiche annuali e può essere aggiornato in qualsiasi momento al variare delle condizioni o degli obiettivi di vita, garantendo così uno strumento dinamico e flessibile. Questa disciplina costituisce una concreta attuazione dei principi della Convenzione ONU e rafforza un modello di presa in carico fondato sulla collaborazione tra tutti gli attori istituzionali. Pertanto, le finalità perseguite dagli istanti hanno già trovato un concreto e significativo riscontro attraverso l’adozione del regolamento 22 luglio 2026 numero 22, che pone le basi per un’attuazione uniforme, strutturata ed effettiva del piano individualizzato di vita. Si invita dunque il Consiglio Grande e Generale ad accogliere l’Istanzad’Arengo, con la conferma che il regolamento verrà costantemente monitorato e confrontato nella sua applicazione con tutte le associazioni del terzo settore coinvolte nel campo della disabilità, confermando la piena e chiara volontà politica ed istituzionale di valorizzare ogni singola persona nelle sue specifiche ed uniche caratteristiche.
Andrea Menicucci (Rf): Intervengo brevemente su questo tema perché ritengo che la proposta portata all’attenzione del Consiglio dai sottoscrittori di questa Istanzad’Arengo sia di straordinario interesse. Leggendo anche recenti rapporti a livello europeo, ci rendiamo conto di come questa tematica sia fortemente dibattuta ed avvertita in tutto il continente, e di come all’interno della nostra piccola Repubblica debba essere pienamente riconosciuta sia dalla politica sia da coloro che sono chiamati sul campo ad implementare concretamente i piani individualizzati di vita. Ciò che denunciano i firmatari di questa Istanzaè la certificazione del fatto che, nonostante noi si sia adottato un decreto delegato ormai otto anni fa che sulla carta riconosce il piano individualizzato di vita, quella norma non è mai riuscita nella pratica a trovare piena ed effettiva attuazione, garantendo quel diritto che le persone con disabilità dovrebbero vedersi riconosciuto in uno Stato avanzato come San Marino. La nostra è una Repubblica che si conforma ai principi della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, una Repubblica che all’interno della propria Dichiarazione dei Diritti sancisce la pari dignità sociale, la pari tutela delle libertà e la promozione delle condizioni per la reale partecipazione di tutti i cittadini alla vita economica e sociale del Paese. Per queste ragioni io credo che un piano individualizzato di vita non debba rimanere una semplice lettera morta impressa su un testo di legge, ma debba essere calato ed attuato con forza nella realtà quotidiana della nostra società. Confermo l’orientamento pienamente favorevole di Repubblica Futura e il nostro voto favorevole a questa Istanzad’Arengo, con l’obiettivo di permettere finalmente alle persone con disabilità di partecipare in prima persona alla costruzione del proprio percorso di vita, sulla base delle proprie aspettative, dei propri desideri, dei propri obiettivi e delle proprie ambizioni personali che lo Stato ha il preciso dovere di riconoscere e valorizzare per garantire una piena fioritura personale in armonia con i principi di dignità e di uguaglianza.
Ilaria Bacciocchi (Psd): Questa è sicuramente una di quelle istanze sulle quali è davvero difficile registrare posizioni distanti o contrapposte, perché il tema di fondo non riguarda soltanto la disabilità in senso stretto, ma riguarda il modo profondo con cui uno Stato sceglie di guardare alla persona umana. Per troppi anni ci si è concentrati quasi esclusivamente sull’assistenzialismo, ma oggi sappiamo bene che la mera assistenza non basta più. Una persona con disabilità non chiede semplicemente l’erogazione di servizi passivi, ma chiede con forza di poter costruire il proprio personale percorso di vita, chiede di poter studiare, di lavorare, di praticare sport, di coltivare relazioni affettive, di scegliere dove abitare e di vivere la propria esistenza con il massimo grado di autonomia possibile. È esattamente in questo cambio di paradigma che il piano individualizzato di vita assume un valore straordinario, rappresentando il tentativo concreto di mettere finalmente la persona al centro, facendo finalmente interagire e dialogare tutti quei servizi che per troppo tempo hanno operato in modo separato e compartimentato. Ritengo quindi che questa Istanzacolga un’esigenza reale e profonda del Paese, ed è al contempo doveroso riconoscere il grande lavoro svolto dalla Segreteria di Stato e dall’Esecutivo, che nelle scorse settimane ha adottato il nuovo regolamento applicativo per il piano individualizzato di vita. Si tratta di un passaggio normativo fondamentale che fornisce finalmente una disciplina organica all’intero settore, individua responsabilità chiare, introduce la figura chiave del Case Manager, rafforza il ruolo dell’équipe multidisciplinare e sancisce un principio di civiltà chiarissimo: la persona con disabilità non è un mero oggetto o destinatario passivo di decisioni altrui, ma deve essere la protagonista assoluta del proprio progetto esistenziale. È evidente che il regolamento da solo non può risolvere ogni problema, poiché le leggi creano gli strumenti ma sono poi le persone a doverli far vivere nella pratica; dobbiamo infatti evitare ad ogni costo che le migliori norme si trasformino in fredde ed aride procedure burocratiche. Il piano individualizzato di vita deve rimanere ciò che il suo stesso nome indica, ossia un autentico progetto di vita e non un semplice progetto di erogazione di servizi. Se sapremo percorrere questa strada compiremo un passo avanti straordinario non solo nelle politiche per la disabilità, ma nell’evoluzione sociale dell’intero Paese, ed è per queste ragioni che il nostro gruppo voterà con convinzione a favore dell’Istanzad’Arengo.
Gaetano Troina (D-ML): Annuncio fin da subito, anche a nome del nostro gruppo, il voto pienamente favorevole a questa Istanzad’Arengo. Desidero sottolineare l’importanza dell’iniziativa dei cittadini istanti, i quali hanno opportunamente evidenziato come fosse assolutamente necessario intervenire in questa materia; questo perché, nonostante l’approvazione del decreto delegato avvenuta nel lontano 2018, nei fatti non si era ancora data concreta attuazione agli obiettivi e agli intenti che quella normativa si proponeva di raggiungere. Prendiamo atto con favore del riferimento fornito dal Governo in merito all’avvenuta adozione del nuovo regolamento attuativo destinato a recepire i contenuti di questa istanza. Da parte nostra garantiamo che continueremo a mantenere altissima l’attenzione e a monitorare costantemente la situazione sul territorio, pronti a sollecitare le istituzioni qualora non dovessero vedersi riscontri ed effetti pratici immediati. Non possiamo infatti permettere che, dopo i pochissimi avanzamenti registrati dal 2018 ad oggi, si rimanga ancora fermi nei prossimi anni nonostante la presenza di un decreto e di un nuovo regolamento. Auspichiamo che gli impegni assunti oggi dal Governo in quest’Aula vengano rigorosamente ed interamente rispettati ed è con questo spirito che confermo il nostro voto favorevole.
Emanuele Santi (Rete): Intervengo per esprimere anche a nome del movimento RETE il nostro voto pienamente favorevole a questa Istanzad’Arengo, sottolineando il grande valore dell’iniziativa dei cittadini che hanno richiamato l’attenzione del Consiglio Grande e Generale su una tematica così rilevante. Dobbiamo avere l’onestà di riconoscere che sul fronte della disabilità si è fatto ancora troppo poco nel nostro Paese. Abbiamo preso atto della relazione del Segretario di Stato in merito all’adozione del regolamento attuativo, ma riteniamo fermamente che su questo terreno sia indispensabile fare molto meglio e molto di più. Non dobbiamo dimenticare che esisteva un preciso impegno normativo sancito da un decreto delegato fin dal 2018, eppure un piano sistematico capace di garantire a tutte le persone con disabilità l’effettiva fruizione di un piano individualizzato di vita risulta ancora oggi non applicato nella pratica quotidiana. Ci auguriamo quindi che, a partire dall’entrata in vigore di questo regolamento e attraverso la predisposizione di ogni ulteriore intervento normativo o applicativo necessario, si giunga ad una disciplina certa ed operativa. Esprimo il nostro voto favorevole con la precisa intenzione di vigilare e monitorare affinché gli impegni annunciati oggi non rimangano sulla carta ma si traducano in azioni concrete per i cittadini.
Francesca Civerchia (Pdcs): Mi fa particolarmente piacere che i cittadini istanti abbiano portato all’attenzione del Consiglio Grande e Generale un aspetto tecnico così rilevante come la definizione del progetto individualizzato di vita. Va detto che, con il decreto delegato del 2015, il progetto di vita è sempre stato applicato in ambito scolastico per la fascia d’età dei minori con disabilità, venendo puntualmente predisposto e depositato in modo propedeutico alle attività didattiche; tuttavia, mancava ancora un fondamentale regolamento applicativo del decreto delegato del 2018, ed è quindi un fatto estremamente positivo che nel mese di luglio si sia finalmente adottato questo provvedimento. Si tratta di un passaggio normativo indispensabile per garantire l’attuazione di progetti di vita che riconoscano a tutte le persone con disabilità il diritto primario all’autodeterminazione, abbandonando in maniera definitiva quel modello puramente assistenzialistico tipico degli anni ’90 che è ormai ampiamente superato. Strumenti di questo tipo offrono alle persone con disabilità la possibilità concreta di scegliere in autonomia ciò che desiderano per il proprio futuro e di esprimere le proprie preferenze e le proprie aspirazioni con il supporto fondamentale delle famiglie, dei servizi e dell’intera rete sociale, che deve farsi parte attiva per consentire loro di sviluppare le proprie attitudini all’interno della comunità. Se è vero che finora si realizzavano comunque interventi personalizzati sulla persona, è altrettanto vero che la materia non era stata normata in modo tale da rendere il piano un diritto esigibile e richiedibile in forma esplicita; ben vengano quindi norme di questo tipo che vanno a specificare le procedure e a garantire una reale indipendenza alle persone affette da qualsiasi forma di disabilità. È un ulteriore e concreto passo avanti per cambiare quel famoso paradigma che non deve rimanere un mero concetto astratto, ma deve tradursi in fatti operativi. Abbiamo finalmente a disposizione un ulteriore strumento, che potrà essere ulteriormente perfezionato nel tempo e che si sta già rendendo operativo proprio in questo mese di settembre con il primo incontro del gruppo di valutazione chiamato a redigere il primo vero progetto di vita su richiesta dell’interessato. Esprimo il mio pieno apprezzamento per l’iniziativa degli istanti, con l’auspicio che si continui a normare e a rafforzare l’intero settore della disabilità per mettere ogni persona nelle condizioni di autodeterminarsi e di scegliere liberamente il proprio percorso di vita.
L’Istanzad’Arengo n. 52 è approvata all’unanimità.
Istanza d’Arengo n.56 del 05-04-2026 – Per l’introduzione del divieto di utilizzo dello smartphone ai minori di 14 anni
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Gli istanti chiedono l’introduzione di un divieto di utilizzo dello smartphone per i minori di 14 anni, motivando tale richiesta con i possibili effetti negativi che un uso precoce e non regolamentato dei dispositivi digitali può avere sul benessere psicofisico dei bambini e degli adolescenti. È indubbio che l’utilizzo eccessivo e non adeguatamente supervisionato degli strumenti digitali possa comportare rischi concreti per lo sviluppo dei minori, con possibili ripercussioni sul benessere emotivo, sulle relazioni sociali, sull’apprendimento e sugli stili di vita. Si tratta di una tematica che richiede particolare attenzione da parte delle istituzioni, delle famiglie, della scuola e dell’intera comunità educante; tuttavia, l’introduzione di un divieto generalizzato non appare la risposta più efficace per affrontare una questione tanto complessa. La fascia d’età da zero a 14 anni racchiude infatti in sé fasi di sviluppo estremamente variegate: se per i piccolissimi il totale non utilizzo dei dispositivi è non solo auspicabile ma necessario, per le fasi successive l’approccio deve necessariamente spostarsi verso la formazione e l’accompagnamento, piuttosto che focalizzarsi su un divieto assoluto. Le tecnologie digitali rappresentano oggi una componente strutturale della vita quotidiana, dei percorsi formativi e, in prospettiva, del mondo del lavoro. Per questo motivo, l’obiettivo prioritario deve essere quello di accompagnare i minori verso un utilizzo progressivamente consapevole, responsabile e proporzionato degli strumenti digitali, piuttosto che rinviarne completamente l’esperienza. L’educazione digitale costituisce infatti una competenza fondamentale che si costruisce nel tempo attraverso la guida degli adulti, la definizione di regole chiare e adeguate all’età, il dialogo costante tra famiglia e scuola e lo sviluppo del senso critico. Un divieto assoluto rischierebbe di spostare semplicemente in avanti il momento del confronto con tali strumenti, senza fornire ai giovani le competenze culturali e pratiche necessarie per affrontare un utilizzo autonomo e responsabile. In tale prospettiva, la nostra Repubblica ha già avviato un percorso organico che accompagna i bambini e le famiglie fin dai primi anni di vita. L’educazione all’uso equilibrato e consapevole delle tecnologie è infatti inserita in un più ampio sistema di promozione del benessere che coinvolge i servizi educativi per la prima infanzia, il sistema scolastico, i servizi sanitari — in particolare la pediatria preventiva — e le famiglie, secondo un approccio integrato e continuativo che prosegue lungo l’intero percorso scolastico. Tale modello privilegia la prevenzione, il sostegno alla genitorialità e lo sviluppo progressivo delle competenze relazionali e digitali, riconoscendo che la tutela dei minori passa soprattutto attraverso la costruzione di una cultura della responsabilità e dell’uso consapevole delle tecnologie. L’azione pubblica appare pertanto decisamente più efficace se orientata alla promozione di percorsi di educazione digitale, alla sensibilizzazione delle famiglie, alla formazione degli insegnanti e alla prevenzione dei comportamenti a rischio, favorendo un uso equilibrato delle tecnologie e intervenendo in modo mirato nelle situazioni di maggiore vulnerabilità; e tutto questo è già in corso ed è già realtà all’interno dei contesti che ho elencato. Alla luce di quanto esposto, pur condividendo appieno la finalità di tutela dei minori perseguita dagli istanti, si comunica l’indicazione di non accoglimento dell’Istanzanella forma proposta, ritenendo maggiormente rispondente all’interesse dei minori proseguire nel consolidamento delle politiche già adottate dal nostro Paese in materia di educazione digitale, prevenzione, sostegno alla genitorialità e accompagnamento all’uso consapevole delle tecnologie, piuttosto che introdurre un divieto generalizzato di utilizzo degli smartphone in un mondo globale ormai completamente digitale.
Michele Muratori (Libera): Questo è un tema particolarmente attuale nel dibattito del nostro Paese, ma non solo nel nostro Paese, dal momento che se ne discute ampiamente anche nella vicina Italia e in tutta Europa. Ci sono stati effettivamente anche dei paesi che hanno proposto o inserito delle restrizioni, ed è una situazione che va sicuramente analizzata a trecentosessanta gradi, perché sarebbe davvero un peccato liquidarla in pochissimo tempo. L’impostazione che ha avanzato all’interno di quest’Aula il Segretario Lonfernini credo sia un’impostazione particolarmente corretta. È chiaro che il principio che muove tutti noi è quello di andare a tutelare i giovani e le fasce più esposte a problematiche di questo tipo, come possono essere ad esempio il cyberbullismo e l’utilizzo dei social media in modalità che non sempre sono consone. Io sono sempre stato particolarmente contrario al proibizionismo, perché il proibizionismo porta qualsiasi individuo — in questo caso la fascia più giovane della nostra popolazione, ma in altri tempi ci sono state forme di proibizionismo che coinvolgevano gli adulti — a ricercare una clandestinità, in questo caso digitale, che potrebbe avere effetti ancora più negativi. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte: c’è sicuramente il mondo delle istituzioni, con una classe politica che deve essere attenta ad intervenire qualora vi fossero delle problematiche, e c’è il mondo della scuola, che deve essere pronto ad insegnare alle nuove generazioni l’utilizzo dei social. Negli anni sono state introdotte o tolte tantissime materie che non erano più al passo con i tempi; io creo che proprio su questa tematica anche il mondo della scuola dovrà fare una valutazione seria, inserendo una materia specifica sull’uso delle tecnologie e sulle loro eventuali distorsioni. Vi è poi una componente fondamentale in questo percorso educativo che è la famiglia, la quale riveste un ruolo essenziale nell’insegnare ai bambini e ai giovani come si dovrebbero utilizzare i social network e le nuove tecnologie. Tutti noi ci ritroviamo con figli, nipoti o parenti giovani e vediamo una nuova generazione che su certi ambiti è molto più avanti e tecnologizzata degli adulti. Il mondo sta progredendo velocemente e noi, come adulti che fanno parte delle istituzioni politiche, del mondo della scuola o come genitori, abbiamo un compito educativo fondamentale. Capisco benissimo la ratio degli istanti e li ringrazio per aver sottoposto all’attenzione dell’Aula una tematica quanto mai attuale; credo però che vi siano altre soluzioni, che non sono quelle di vietare, ma di accompagnare e affiancare i nostri giovani verso un utilizzo consapevole. Come capogruppo di Libera, anche consultandomi con i colleghi del partito, esprimo l’orientamento di rigettare l’istanza. Ma questo non significa affatto rigettarla tout court per metterla nel dimenticatoio: questa è una tematica che dobbiamo saper affrontare, e saperla affrontare significa capire come intervenire nel migliore dei modi. Credo fortemente che vietare l’utilizzo di una nuova tecnologia con cui tutti dobbiamo e stiamo già facendo i conti non sia la soluzione ottimale. Quindi, pur condividendo lo spirito degli istanti, ritengo che questa Istanzadebba essere respinta.
Nicola Renzi (Rf): Questa Istanzaè profondamente attuale e ci pone di fronte a una tematica che rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una problematica. La problematica risiede nel fatto che, come di fronte a qualsiasi strumento, se manca una guida esperta nell’utilizzo, il mezzo stesso diventa persino rischioso e pericoloso, soprattutto quando si parla di minori. Quindi l’urgenza delle tematiche sottoposte dai presentatori dell’Istanzaè certamente fondamentale, così come sono fondamentali i rischi connessi. Tra l’altro dovremmo iniziare a considerare che la gran parte dei rischi legati all’utilizzo distorto di questi strumenti arriva a colpire persino gli adulti. Siamo qui a parlare, ad esempio, delle possibili ingerenze e intromissioni attraverso i social media di certe tipologie di propaganda che arrivano a mettere in discussione non soltanto la formazione dei giovani e dei giovanissimi, ma persino la persistenza e la sussistenza stessa degli Stati democratici. E questi attacchi sono ormai un dato di fatto acquisito di cui abbiamo parlato svariate volte al Consiglio d’Europa, ed è giunto il momento di parlarne apertamente anche all’interno di quest’Aula, perché la cybersicurezza e le modalità di influenza distorta dell’opinione pubblica attraverso i media non riguardano soltanto i bambini, ma toccano da vicino anche gli adulti, a dimostrazione di quanto il tema sia attuale per i minori. L’Unione Europea si sta muovendo in questa direzione, e proprio in queste ore stanno uscendo lanci di agenzia sulle anticipazioni fornite dalla Presidente von der Leyen su quello che sarà il Kids Act dell’Unione Europea, un documento ponderoso che cerca di stabilire alcuni paletti fondamentali a tutela delle giovani generazioni nell’uso dei social network. D’altro canto, alcuni Stati europei si sono già mossi: una mia cara amica è stata relatrice al Parlamento francese del progetto di legge che ha fatto tanto discutere in Francia e che ha proibito l’utilizzo dei social media per i ragazzi al di sotto dei sedici anni, e una discussione analoga è in corso anche in altri Paesi europei, andando persino oltre le raccomandazioni dell’atto europeo. Detto tutto questo, non dobbiamo però fare confusione tra i social media — come Instagram, Facebook, TikTok e le relative dinamiche, dove chi usa Facebook oggi è considerato quasi un boomer perché utilizzato dai più attempati, mentre i giovanissimi cercano piattaforme diverse — e gli smartphone in quanto tali. Su piattaforme con una miriade di contatti pericolosi la nostra forza politica sarebbe ben disposta a valutare proibizioni o utilizzi responsabili, limitati, ben individuabili e sempre sotto la supervisione di un adulto, perché i ragazzi devono imparare a orientarsi in questo mare magnum dato che l’uso dei social diventa poi imprescindibile. L’Istanzaci chiede però qualcosa di più, ovvero di proibire l’utilizzo degli smartphone. Su questo, da genitore, devo evidenziare che lo smartphone offre anche la possibilità di installare applicazioni di controllo che consentono di individuare la posizione del dispositivo e quindi del proprietario. Inoltre, i ragazzi utilizzano le app relative al registro elettronico; e se da un lato abbiamo discusso dell’opportunità di reintrodurre il diario cartaceo per responsabilizzarli, dall’altro il registro elettronico si è rivelato uno strumento utilissimo per mandare avanti la scuola durante il Covid, senza il quale non saremmo riusciti a raggiungere tutti gli studenti. Non possiamo nel 2026 negare le conquiste della tecnologia se usata in modo razionale e positivo. Lo smartphone in sé può essere uno strumento che consente l’accesso a una messaggistica come WhatsApp, senza comportare l’iscrizione a un social network che la famiglia può già proibire autonomamente, permettendo al ragazzo di rimanere nella chat del gruppo famiglia per comunicare la propria posizione. In conclusione, la riflessione promossa dagli istanti è utilissima e dovremmo prendere spunto dall’atto dell’Unione Europea sui minori, che prevede la proibizione dei social fino a tredici anni, così come altri Paesi lo hanno fatto fino a sedici; tuttavia, la proibizione generale dell’uso dello smartphone risulta un intervento eccessivo. Ci troviamo quindi d’accordo con il parere espresso dal Segretario di Stato, consapevoli però che vi è un enorme lavoro da fare sull’utilizzo dei social da parte dei minori, sull’educazione all’uso di questi strumenti, sulla limitazione degli abusi, sul contrasto agli algoritmi e sul potere pervasivo delle Big Tech, oltre che sui pericoli dell’intelligenza artificiale. Respinta questa istanza, resta l’impegno sui minori e sulla difesa del nostro piccolo ecosistema: basti pensare che con soli tre euro di sponsorizzata sui social si riesce a raggiungere quasi tutti i cittadini sammarinesi, il che ci espone al rischio che entità esterne o Paesi stranieri possano influenzare l’opinione pubblica. Per questo dobbiamo creare al più presto degli anticorpi ed è positiva l’attenzione che l’Istanzad’Arengo ha stimolato su questo tema.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Esprimo il mio apprezzamento verso il Segretario Lonfernini per una presa di posizione drastica ma, dal nostro punto di vista, assolutamente corretta. Occorre fare alcune considerazioni ed essere conseguenti rispetto al nostro vissuto quotidiano. Come è stato ricordato, il divieto totale dell’uso dello smartphone per i minori di quattordici anni andrebbe a cozzare apertamente con l’utilizzo del registro elettronico; pur condividendo il fatto che l’esperienza del registro elettronico sia stata abusata e che un ritorno a strumenti più attivi consenta un impegno diverso, sta di fatto che stiamo perdendo l’uso della scrittura manuale e del corsivo, tanto che io stesso mi ritrovo ormai a scrivere spesso in stampatello. Questo non è un giudizio retrogrado, ma una constatazione oggettiva: leggendo alcune statistiche su quotidiani come Il Sole 24 Ore, emerge il problema della mancata attenzione di noi adulti verso il cellulare e si parla ormai di “nomofobia”, la paura di rimanere disconnessi dal telefono. Questo evidenzia come noi adulti pretendiamo con le istanze d’Arengo di vietare il cellulare ai minori di quattordici anni, quando noi stessi abbiamo l’istinto continuo di prenderlo e scrollare non appena subentra un momento di noia. Se andiamo a controllare le statistiche d’uso sulle impostazioni del nostro telefono, i dati relativi ai nostri accessi risultano imbarazzanti. Partendo dal presupposto che vi è un abuso evidente da parte degli adulti, concordando con il collega Muratori, ribadisco che il proibizionismo non mi piace affatto. In una società sempre connessa e ricca di pericoli — come la possibilità di accedere al dark web, a cui può accedere un minore esattamente come un adulto — la risposta non può essere il divieto. Vietare significa delegittimare il ruolo educativo della famiglia e della scuola, che devono trasmettere la consapevolezza che il cellulare è un semplice supporto e non un’estensione del nostro corpo. Questo atteggiamento riflette lo specchio dei tempi e la perdita di socialità reale: non ci si incontra più nei bar e persino nei paesi ci si lamenta se le persone parlano a voce alta, a dimostrazione di una crescente insofferenza sociale che si riversa poi nell’uso dello smartphone. Prima di mettere un divieto tout court dovremmo farci un’analisi di coscienza come genitori, anziché scaricare la responsabilità su altri enti per lavarci la coscienza. Io per primo ammetto di fare uno straabuso del cellulare e di metterlo in carica la sera per riprenderlo la mattina. Ci siamo dimenticati di come si viveva prima dell’iperconnessione globalizzata, tra fax e fotografie stampate. Spesso scherzo facendo il paradosso da amante dei film distopici: se ci fosse un blackout improvviso, la gente non saprebbe più interagire personalmente perché dipendiamo interamente da questi strumenti. Se si vuole mettere un divieto per i minori di quattordici anni, allora bisognerebbe presentare un’Istanzaper vietare o limitare lo smartphone anche a chi ha più di quattordici anni. Per queste ragioni, il movimento RETE voterà assolutamente contro l’accoglimento dell’istanza.
Matteo Rossi (Psd): Questa è un’Istanzad’Arengo molto importante che va affrontata nel modo giusto, e anche a nome del mio partito confermo che ci troviamo in linea con il parere espresso dal Governo e dal Segretario Lonfernini, ritenendo al contempo doveroso approfondire la tematica. Tutto ciò che hanno sottolineato i colleghi che mi hanno preceduto è ampiamente condivisibile, al di là delle appartenenze tra maggioranza e opposizione. A differenza delle nuove generazioni, noi abbiamo vissuto e conosciamo un mondo privo di smartphone; siamo stati educati in un’epoca senza questi strumenti e sappiamo elaborare un pensiero o mantenere la concentrazione in riunione anche senza dispositivi alla mano. Per noi genitori la televisione era il “barattolo” a cui si rimaneva attaccati; i ragazzi di oggi hanno invece lo smartphone, che è uno strumento decisamente più complesso, ma non possiamo giudicare i loro costumi come sbagliati solo perché diversi dai nostri. La preoccupazione è legittima, ma ritengo che non si possa esercitare attraverso un divieto, che sarebbe la soluzione più facile e semplicistica, come dire a un diabetico di non mangiare zuccheri. Oggi i bambini prendono in mano questi dispositivi già a dieci o undici mesi, per cui pensare di proibire lo smartphone è una pura utopia. Quello che dobbiamo fare noi, in sintonia con quanto si sta facendo a livello internazionale, è ragionare sull’uso corretto che i giovani devono fare dei social media e delle tecnologie, specialmente alla luce dei moniti lanciati dagli stessi creatori dell’intelligenza artificiale che presagiscono scenari apocalittici che io condivido pienamente. Dobbiamo fermare questa deriva prima che diventi degenerativa. Il nostro compito è intervenire affinché i ragazzi ricevano un’adeguata educazione e formazione. In questo senso, l’Aula ha già approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a fare gli approfondimenti necessari e a predisporre gli strumenti legislativi opportuni. Dobbiamo far lavorare le Commissioni consiliari competenti, a partire dalla Commissione Prima presieduta dal commissario Oscar Mina, la quale ha la possibilità di audire esperti, coinvolgere l’Università degli Studi di San Marino — che ha già pubblicato un ottimo lavoro di approfondimento lo scorso anno —, la Pediatria e l’Istituto per la Sicurezza Sociale. Abbiamo strumenti deliberati dal Parlamento e dobbiamo farli funzionare, seguendo l’esempio di Paesi come la Spagna, la Danimarca, l’Inghilterra e l’Australia che stanno affrontando seriamente questa emergenza. Pertanto, la nostra posizione è quella di respingere l’Istanzad’Arengo, con l’impegno fermo di lavorare alacremente sulle altre soluzioni individuate dall’ordine del giorno e fornire risposte concrete entro i primi mesi del prossimo anno.
Mirko Dolcini (D-ML): Premetto che intervengo a titolo personale e a titolo personale io sono invece assolutamente a favore di questa Istanzad’Arengo. Farei certamente dei correttivi, li farei volentieri, ma ritengo che sia fondamentale dare un segnale forte, veramente forte, ed è proprio per questo motivo che esprimo il mio voto favorevole. Ho sentito affermare da più parti che la famiglia debba essere il centro dell’educazione e che tutto debba partire dal contesto familiare, ma dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: la famiglia va aiutata concretamente dallo Stato, perché è del tutto inutile che due genitori limitino o regolino l’uso del device, del cellulare o dello smartphone all’interno delle mura domestiche ed educhino il proprio figlio in una determinata maniera, se poi il ragazzo esce di casa, va in piazza, al centro ricreativo o in qualunque altro luogo e si ritrova costantemente in mezzo ad altri minori che utilizzano lo smartphone senza alcun limite. Di principio siamo tutti contrari al proibizionismo, ma in questo caso non si tratta affatto di proibizionismo, si tratta di un preciso divieto. Esiste forse il divieto per i giovani e per i minori di fare uso di sostanze stupefacenti? Penso proprio di sì, e nessuno si sogna di definirlo proibizionismo. Esiste il divieto di somministrare alcol ai minori, per il quale poco tempo fa abbiamo votato l’innalzamento del limite d’età a 18 anni, e anche questo non è proibizionismo in senso stretto. Esiste il divieto di fumare per i minori. Ebbene, quando ci troviamo di fronte a una vera e propria dipendenza, e questa dagli smartphone è una dipendenza che fa male e crea danni concreti, serve un divieto chiaro e serve un divieto forte. Quanto ai correttivi che avrei potuto suggerire io, si potrebbe pensare che la soglia dei 14 anni sia eccessiva e ipotizzare magari i 12 o i 10 anni, ma quello che conta è affrontare e risolvere il problema alla radice, perché oggi vediamo situazioni drammatiche con bambini che hanno in mano uno smartphone già a 6, 7, 8 o 10 anni, ed è arrivato il momento di dare un taglio netto a tutto questo con grande coraggio. Diciamo pure di sì alla formazione, alla cultura e all’insegnamento dell’uso consapevole, che va fatto assolutamente anche nei confronti degli adulti che spesso non danno il buon esempio; ma se non vogliamo risolvere il problema alla radice continueremo unicamente, perché la realtà è esattamente questa, a garantire enormi profitti alle multinazionali del settore a discapito dei nostri ragazzi e dei minori. Dopodiché è del tutto inutile che ci riempiamo la bocca parlando di obesità infantile, di lotta alle dipendenze o persino di contrasto alla denatalità, fenomeni che spesso traggono origine o si aggravano proprio durante l’adolescenza in correlazione con la sedentarietà, l’isolamento digitale e tante altre patologie ad essi collegate. Io potrei anche scegliere di adottare un tono molto più soft, essere decisamente più diplomatico e sostenere che lo smartphone vada usato con moderazione, vietando magari soltanto l’accesso ai social network e riconoscendo che il cellulare può rivelarsi utile in determinate circostanze; tutto questo è probabile, ma l’approccio tenue e permissivo lo abbiamo già visto all’opera e abbiamo constatato che non funziona affatto. Non sta funzionando nella maniera più assoluta e bisogna avere la forza di andare alla radice delle questioni. Già eliminare del tutto la possibilità per i minori di accedere ai social network, qualunque essi siano, da Facebook a TikTok fino a Instagram, rappresenterebbe un passo avanti significativo; ma evidentemente non sta funzionando nemmeno quello e purtroppo non si riesce a concretizzare neanche quella misura, lasciando spazio unicamente alle solite chiacchiere. È pur vero che nel 2023 venne presentata un’Istanzad’Arengo da parte di un gruppo di docenti delle scuole medie che chiedeva proprio di vietare i social, e devo riconoscere il merito al Segretario Lonfernini che da quel momento è intervenuto per bandire l’uso dei cellulari all’interno delle scuole elementari e medie; questo mi risulta sia stato fatto, ma ciò nonostante è evidente che la misura da sola non basta e non sta funzionando come dovrebbe. Pertanto, pur riconoscendo che l’Istanzapotrebbe necessitare di alcuni correttivi attuativi, ritengo che sia giunta l’ora di fare le cose per bene, di agire con coraggio e di approvare questo provvedimento.
Matteo Casali (Rf): L’Istanzapone certamente una preoccupazione del tutto comprensibile riguardante l’esposizione dei minori e dei soggetti più vulnerabili al mondo digitale. Tuttavia vi sono due aspetti fortemente criticabili nella soluzione proposta dagli istanti, che è quella di introdurre un divieto tout court dello smartphone. Il primo aspetto riguarda il principio ed è quello espresso dal Segretario di Stato alla base del suo riferimento, ovvero che occorra sempre preferire l’educazione e la formazione rispetto alla pura proibizione, un’impostazione che io considero da sempre condivisibile. Il secondo aspetto riguarda invece la mera applicabilità pratica della norma: ammesso e non concesso che noi si riesca a imporre questo divieto sul territorio, pensiamo soltanto al flusso turistico di persone che arrivano a San Marino durante la stagione estiva. Ci ritroveremmo con le nostre forze dell’ordine costantemente impegnate a controllare ed eventualmente sanzionare l’uso dello smartphone da parte dei minori stranieri, perché se una legge è in vigore a San Marino essa deve necessariamente trovare applicazione su tutto il territorio nazionale, generando così un enorme problema sia di natura culturale sia di concreta fattibilità applicativa. Sono quindi assolutamente favorevole a promuovere un percorso orientato alla consapevolezza del minore, anche perché dobbiamo constatare come i cosiddetti nativi digitali siano indiscutibilmente molto più destri e abili di noi nell’utilizzo pratico dei dispositivi e delle applicazioni, ma siano purtroppo al contempo decisamente meno consapevoli dei meccanismi tangibili e intangibili che ne regolano il funzionamento, finendo per diventarne molto più facilmente vittime. Ora io non so se tutto ciò che il Segretario di Stato ci ha illustrato relativamente alle attività nelle scuole sia effettivamente già in corso; la mia sensazione da genitore è francamente che non sia così, ed ho l’impressione che la scuola, un po’ come avviene a volte nelle famiglie per una forma di pigrizia o comodità, tenda ad appoggiarsi all’uso dei social network, come dimostra l’utilizzo ormai quasi inevitabile delle chat di WhatsApp per lo scambio dei compiti o per la preparazione delle interrogazioni, piuttosto che educare a un loro uso davvero critico e consapevole. Ciononostante continuo a concordare sul fatto che, sia per ragioni di applicabilità sia per principi generali, la strada maestra debba rimanere quella della formazione alla consapevolezza e non quella del divieto assoluto. Condivido pienamente le posizioni espresse dal mio capogruppo Renzi sulla necessità che questo Consiglio promuova una discussione approfondita e a tutto tondo sulla sicurezza digitale in senso generale, affinché non solo i minori ma ogni singolo individuo e l’intera collettività non rimangano esposti ai molteplici rischi che vanno dalla manipolazione dell’informazione fino alle immense sfide ed opportunità legate all’intelligenza artificiale. A questo proposito voglio ricordare come l’Unione Europea nel 2024 abbia approvato un regolamento estremamente corposo e articolato sull’intelligenza artificiale, che rappresenta ad oggi la normativa più avanzata a livello globale su questo tema, a testimonianza di quanto il rischio di un’esposizione incontrollata al digitale sia concreto a tutti i livelli. Il minore, il cittadino e la comunità devono poter vivere la tecnologia digitale come una straordinaria finestra aperta sul mondo e non come un’inconsapevole ed isolata occasione di vulnerabilità nei confronti del mondo esterno. È fondamentale che quest’Aula apra un dibattito a trecentosessanta gradi su queste tematiche; per tali ragioni accolgo in senso ampiamente positivo la forte preoccupazione espressa dai cittadini firmatari dell’istanza, pur ritenendo che la specifica soluzione del divieto generalizzato da loro proposta non possa essere condivisa.
Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto): Intervengo brevemente per non ripetere quanto già espresso dai colleghi consiglieri Muratori, Zeppa e Matteo Rossi, con i quali mi trovo in totale accordo. Anch’io sono contraria all’introduzione dei divieti rigidi richiesti dagli istanti, i quali chiedono la proibizione generalizzata dell’uso dello smartphone e non unicamente una limitazione legata ai social network, dei quali conosciamo bene le criticità. Esprimo il mio voto contrario all’Istanzaproprio perché considero lo smartphone uno strumento estremamente utile per i nostri giovani e non soltanto una fonte di preoccupazione: non si tratta infatti di un semplice apparecchio telefonico, ma di un dispositivo che apre le porte al mondo dei contenuti digitali, dell’informazione e del lavoro. È indiscutibilmente un mezzo complesso e sotto certi aspetti pericoloso, che deve tuttavia essere gestito e accompagnato dalla presenza attenta dei genitori, senza che lo Stato intervenga a privare a priori i ragazzi di questa opportunità tecnologica. Voglio fare un esempio pratico: quando noi eravamo giovani nelle nostre case avevamo il telefono fisso, che oggi è stato sostituito in tutto e per tutto dallo smartphone quale strumento primario di comunicazione quotidiana. Spetta a ciascun genitore valutare il grado di maturità del proprio figlio e individuare il momento più opportuno per mettergli in mano questo dispositivo; vi sono bambini che già durante la scuola elementare possono averne la necessità per motivi legati allo sport o per esigenze organizzative e di sicurezza, ed è compito della famiglia educarli e guidarli verso un utilizzo equilibrato e responsabile. Non credo quindi che lo Stato debba imporre un divieto generalizzato su un mezzo che per molte famiglie risulta al contrario necessario ed utilissimo. Se posso portare la mia esperienza personale di madre, io ho due figlie e insieme a mio marito abbiamo deciso di consegnare loro lo smartphone al momento dell’ingresso alle scuole medie, proprio per consentire loro di contattarci tempestivamente in caso di urgenza durante le prime uscite autonome con gli amici. È del tutto evidente che diversi Paesi stiano affrontando con forte preoccupazione i pericoli reali insiti nelle piattaforme social; tuttavia ritengo che la risposta debba risiedere esclusivamente nell’insegnamento, nel dialogo costante e nella costruzione di un rapporto di fiducia tra genitori e figli, accompagnandoli verso una maturazione digitale, pur sapendo che spesso noi adulti per primi fatichiamo a usare questi strumenti in modo pienamente consapevole. Per tutte queste motivazioni confermo il mio voto contrario all’accoglimento dell’istanza.
Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Desidero aggiungere soltanto alcune brevi considerazioni al dibattito. Personalmente interpreto questa Istanzad’Arengo più come una salutare e positiva provocazione, avanzata dai cittadini per sollecitare nuovamente l’attenzione dell’Aula su una problematica reale che impatta in modo profondo sui nostri giovani e sull’intera società. Concordo pienamente con quanto affermato dal consigliere Zeppa, che voglio citare espressamente, relativamente al fatto che noi adulti dovremmo essere i primi a dare il buon esempio: parliamo moltissimo della necessità di educare i minori, ma forse la prima vera educazione dovremmo impartirla a noi stessi, dal momento che la società contemporanea è diventata estremamente complessa, si è evoluta a ritmi vertiginosi e ha integrato le tecnologie digitali in ogni aspetto della vita quotidiana. Questa tematica deve quindi essere necessariamente inserita all’interno di un quadro interpretativo ben più ampio, ed io condivido pienamente le valutazioni espresse nella sua relazione dal Segretario Lonfernini. Sono convinta che gli stessi cittadini firmatari siano ben consapevoli dell’impossibilità pratica di introdurre e far rispettare un divieto di tipo generalizzato. Come potremmo mai controllare l’applicazione di un divieto all’interno delle mura domestiche se un genitore sceglie di consegnare lo smartphone al proprio figlio? Si tratterebbe di un divieto del tutto inapplicabile sul piano pratico, come è stato opportunamente evidenziato da diversi colleghi intervenuti in Aula, ed è per questa ragione che l’Istanzanon può essere accolta nella forma rigida in cui è stata formulata. Mi riallaccio inoltre a quanto espresso dalla collega che mi ha preceduto per ribadire la centralità assoluta del ruolo della famiglia: per educare una comunità occorre che ogni soggetto svolga fino in fondo la propria funzione, senza delegare l’impegno educativo esclusivamente alla scuola o alle istituzioni pubbliche. Se io come madre mostro quotidianamente a mio figlio di trascorrere l’intera giornata incollata allo smartphone, controllandolo come prima cosa al mattino non appena sveglia, diventerà poi difficilissimo far comprendere ai ragazzi l’importanza di un uso limitato e consapevole del dispositivo. Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di minori che si trovano ancora in una fase delicata di formazione della propria personalità e del proprio pensiero critico; di conseguenza, quando vedono negli adulti comportamenti discordanti rispetto alle regole che vengono loro imposte, rimangono inevitabilmente spiazzati e disorientati, proprio come accade quando un medico raccomanda al paziente di non fumare mentre egli stesso è un fumatore. Il ruolo della famiglia rimane quindi un pilastro insostituibile, che deve operare in sinergia con le scuole e con le istituzioni. Sappiamo bene che il mondo digitale è straordinariamente complesso e non si riduce all’uso meccanico di un dispositivo, dal momento che lo smartphone costituisce la porta d’accesso a internet, sulle piattaforme social e a contenuti che possono generare condizionamenti e problemi seri nei minori. Pertanto, pur comprendendo e condividendo in larga parte le forti preoccupazioni sollevate dagli istanti, non posso che unirmi alla posizione maggioritaria emersa in quest’Aula e ribadire che l’introduzione di un divieto generalizzato non rappresenta una strada percorribile.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Questa Istanzad’Arengo è un provvedimento che fa sicuramente riflettere e ci offre l’opportunità di affrontare una tematica di straordinario interesse. Nel mese di febbraio di quest’anno sono già intervenuta al microfono di quest’Aula durante il comma comunicazioni per sollevare direttamente l’attenzione sulla gestione dei social network e dello smartphone per i minori, proponendo allora una soglia limite di 16 anni; in quell’occasione avevo parlato di fronte a un’Aula distratta e chiassosa, ricevendo pochi riscontri se non un proficuo confronto a distanza con la Commissione Politiche Giovanili, incentrato sull’opportunità di privilegiare la formazione rispetto ai divieti. Il tema è stato poi riproposto più volte all’interno della Prima Commissione Consiliare, fino all’approvazione due mesi fa di un ordine del giorno promosso dalla maggioranza che impegnava le istituzioni ad analizzare a fondo i problemi legati al disagio giovanile e all’uso improprio delle tecnologie. L’auspicio che esprimo è che a quell’impegno formale facciano seguito fatti concreti, evitando che il dibattito parlamentare si risolva nelle solite parole senza esiti pratici. A mio avviso, infatti, limitarsi ad affermare che occorra investire unicamente sull’educazione e sulla consapevolezza non è affatto sufficiente: l’educazione è fondamentale, ma mantenere un atteggiamento costantemente permissivo senza fissare paletti e divieti chiari non produce risultati positivi. Per quanto riguarda la specifica regolamentazione dei social network, la nostra Repubblica potrebbe utilmente prendere a modello le legislazioni già adottate o in fase di elaborazione in Paesi a noi vicini sul piano dei diritti come la Francia, il Regno Unito o l’Australia, i quali hanno agito con maggiore decisione formulando proposte che coniugano sanzioni, limiti d’età e percorsi di formazione. L’Istanzad’Arengo oggi in esame richiede tuttavia un passaggio ulteriore e ben più radicale, ovvero il divieto assoluto dell’uso dello smartphone al di sotto dei 14 anni. Su questa specifica formulazione nutro fortissimi dubbi legati all’effettiva verificabilità del divieto da parte dello Stato all’interno del contesto familiare, dove un controllo pubblico risulterebbe pressoché impossibile. Diverso è il discorso per l’ambito scolastico, all’interno del quale sono stati già introdotti opportuni divieti d’uso nelle scuole elementari e medie, un merito che ci tengo a riconoscere personalmente all’operato del Segretario Lonfernini. Condivido la posizione espressa dal consigliere Dolcini nel voler cogliere il valore positivo e la provocazione di fondo lanciata da genitori che chiedono aiuto alle istituzioni di fronte alle proprie difficoltà; se non avremo il coraggio di adottare misure incisive, i soli interventi di facciata non ci porteranno lontano. Allo stesso tempo, come sottolineato dal consigliere Zeppa, la dipendenza digitale non riguarda affatto soltanto i minori di 14 anni, i quali si limitano a replicare i comportamenti degli adulti che vedono costantemente impegnati a consultare la posta elettronica, le chat politiche, i social network o le comunicazioni scolastiche a qualsiasi ora del giorno. Introdurre divieti senza offrire modelli comportamentali coerenti rischia di rivelarsi inefficace; ciononostante, esorto quest’Aula a collaborare per definire un quadro normativo equilibrato che sappia combinare giusti divieti sui social network per i minori e investimenti sull’educazione digitale, superando una volta per tutte un atteggiamento rinunciatario che finora non ha prodotto alcun beneficio.
L’Istanzad’Arengo n. 56 è respinta.
Istanza d’Arengo n.39 del 05-04-2026 – Al fine di predisporre interventi di riqualificazione e potenziamento del Parco di Cailungo
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: La Segreteria di Stato per il Territorio e l’Ambiente, dopo aver attentamente esaminato l’Istanzad’Arengo in oggetto e vista altresì la delibera di parere favorevole espressa dalla Giunta di Castello di Borgo Maggiore esprime il proprio parere ampiamente favorevole all’istanza. Si rappresenta che gli interventi richiesti risultano in larga parte già oggetto di specifiche attività intraprese e programmate dalla Segreteria di Stato per il Territorio in stretto e continuo raccordo con la Giunta di Castello di Borgo Maggiore, nell’ambito della gestione ordinaria, della manutenzione e della valorizzazione del Parco di Cailungo. Tutto questo a conferma di un virtuoso percorso di collaborazione istituzionale già felicemente avviato tra la Segreteria di Stato e il Castello di Borgo Maggiore su questa specifica area del nostro territorio. Ribadisco e confermo quindi, da parte della Segreteria di Stato per il Territorio, il parere del tutto favorevole e di conseguenza l’accoglimento dell’Istanzad’Arengo.
Silvia Cecchetti (Psd): Esprimo personalmente e con grandissimo orgoglio, da cailunghese quale sono, la mia più piena soddisfazione per l’accoglimento di questa importante Istanzad’Arengo. In primo luogo va dato atto e vanno ringraziati gli istanti, cosa che non è affatto scontata, perché hanno saputo sollevare ed evidenziare alcuni aspetti fondamentali. Nonostante l’importante intervento già effettuato sul parco in passato, del quale desidero dare atto al precedente Segretario al Territorio, erano rimasti sospesi alcuni aspetti critici, in particolare quelli sottolineati riguardanti la gestione e la raccolta dei rifiuti, la valorizzazione del campetto sportivo e la riqualificazione dei giochi per i bambini. Cailungo è la mia frazione, è il luogo dove sono nata e dove ho vissuto per tutta la mia vita, ed è a mio avviso un posto assolutamente stupendo. Quel parco rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la nostra comunità, anche perché Cailungo, per la sua specifica conformazione geografica essendo quasi interamente sviluppata in salita, trova in quell’area verde un valore ancora più grande e centrale rispetto ad altri Castelli. Quel parco è a tutti gli effetti il cuore pulsante di Cailungo, e lo dico anche con un velo di nostalgia in qualità di socialista, dal momento che per me vi è un doppio attaccamento affettivo a quella piazza, a quel parco, alle famose Querce di Cailungo e all’intera storia della nostra frazione. Di conseguenza, sia la sottoscritta sia l’intero gruppo consiliare del Partito dei Socialisti e dei Democratici siamo assolutamente favorevoli a questo tipo di interventi, che vanno finalmente a completare e a portare a termine l’opera complessiva di riqualificazione del parco. Auspico vivamente che si possa dare al più presto effettivo inizio ai lavori in esecuzione di questa istanza.
Barbara Bollini (Pdcs): Desidero intervenire su questa Istanzaperché è un argomento che mi coinvolge e mi tocca direttamente sul piano personale. Nel 2024 abbiamo inaugurato la nuova piazza di Cailungo al termine di un importante percorso di riqualificazione, pensato e realizzato soprattutto per mettere in sicurezza l’intera area. All’epoca ricoprivo il ruolo di Capitano di Castello di Borgo Maggiore, per cui ho seguito in prima persona e da vicinissimo tutti i lavori svolti. In quell’occasione abbiamo provveduto ad ampliare notevolmente il parco, rendendolo finalmente fruibile a tutta la cittadinanza per passeggiare o andare in bicicletta; abbiamo totalmente adeguato i servizi igienici trasformandoli in bagni pubblici accessibili anche alle persone con disabilità; abbiamo realizzato la casetta per la comunità e sono state allestite nuove aree giochi. Gli istanti hanno perfettamente ragione nelle loro osservazioni, poiché nella parte terminale del Parco di Cailungo era stata lasciata da progetto un’area verde da ultimare successivamente, che io volli fortemente insieme a tutta la mia Giunta. Ci si era infatti concentrati prioritariamente sui lavori di messa in sicurezza, con la prospettiva precisa di completare la struttura in un secondo momento, realizzando in fondo al parco un campo multifunzionale adatto a tutti. Nel frattempo avevamo posizionato i parchi gioco più piccoli per i bambini in tenera età, collocato le panchine esistenti e aggiunte di nuove. Il fatto che oggi vi siano numerose richieste dimostra che il parco è davvero molto frequentato, non soltanto dai residenti di Cailungo ma da cittadini provenienti da tutta San Marino che si fermano lì con i propri bambini, atteso che si tratta di una struttura molto grande ed estremamente sicura. Ben venga quindi il definitivo completamento del campo multifunzionale e la risoluzione dei problemi manutentivi evidenziati, come ad esempio la perdita d’acqua, che l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici saprà sicuramente gestire in stretta collaborazione con la Giunta di Castello e con la Segreteria di Stato. Ho sempre sostenuto che vivere i parchi e praticare attività sportiva all’aperto sia fondamentale per il benessere dei cittadini, dei bambini e dei tantissimi anziani che li frequentano, perché lo sport è sinonimo di inclusione, condivisione e amicizia. Auspico quindi che nel breve termine si possa ultimare questo campetto rispondendo appieno alle legittime esigenze presentate dai cittadini. Confermo che anche il Partito Democratico Cristiano Sammarinese esprimerà parere ampiamente favorevole all’accoglimento dell’istanza.
Fabio Righi (D-ML): La doverosa premessa al mio intervento è che provengo proprio dalla frazione di Cailungo, all’interno del Castello di Borgo Maggiore, per cui lo dichiaro apertamente, sono inevitabilmente di parte; ma sono di parte nel senso che ho piena consapevolezza di ciò che la piazza e il Parco di Cailungo hanno rappresentato, rappresentano tuttora e potranno rappresentare in futuro. Quello è infatti il parco all’interno del quale ho vissuto una parte importante della mia infanzia ed è un luogo che conosco benissimo e che ha visto un’evidente evoluzione nel tempo. Devo sottolineare come, nel corso degli anni, l’impegno costante delle associazioni di volontariato e delle realtà sportive abbia contribuito in modo determinante a riqualificare quell’area, organizzando eventi durante tutto l’arco dell’anno e facendola tornare a essere un autentico punto di ritrovo per l’intera comunità nei momenti di festa. Nella scorsa legislatura c’è stata finalmente la forza e l’opportunità, dopo ben quindici anni di continue sollecitazioni, di mettere mano a una piazza che presentava gravissime criticità sulla pavimentazione; un problema che non riguardava l’estetica, ma la sicurezza vera e propria, dal momento che durante le manifestazioni capitava frequentemente che bambini ed anziani cadessero a terra rovinosamente. Oggi questa Istanzad’Arengo va assolutamente sostenuta ed accolta perché quel lavoro è stato purtroppo lasciato a metà. È vero che è stato elaborato un progetto ed è stata rifatta la pavimentazione, ma tutte le criticità segnalate dai cittadini corrispondono a problemi reali. Noi abbiamo la ferma convinzione che le cose vadano fatte, vadano fatte bene e nel minor tempo possibile; la politica dei piccoli passi non ci è mai piaciuta, perché se si crede nella bontà di un intervento occorre realizzarlo in maniera completa ed impeccabile. Dobbiamo cogliere questa opportunità per colmare lacune evidenti, che posso confermare personalmente per esperienza diretta. Serve definire un progetto organico che renda pienamente vivibile una piazza che costituisce un punto di riferimento non soltanto per la comunità di Cailungo, ma per l’intero Castello e per tutto il Paese. Quando una realtà funziona ed è viva, le istituzioni hanno il preciso dovere di starle accanto e di fornirle tutti gli strumenti necessari per funzionare al meglio, ed è per questo motivo che sosteniamo con convinzione l’accoglimento dell’istanza.
Matteo Casali (Rf): Quando ho letto questa Istanza d’Arengo sono quasi caduto dalla sedia, e per fortuna non ero in piedi, perché mai avrei pensato che il Parco di Cailungo non fosse finito, dato che era stato realizzato dal Segretario Stefano Canti nella scorsa legislatura in pieno fervore preelettorale. Poi mi è venuto in mente quel periodo in cui il Segretario Canti dipingeva marciapiedi per terra e spargeva rotatorie provvisorie come fosse un lancio di dadi — pensiamo alla rotatoria della Serenella su cui sarebbe ora di mettere mano — per non parlare dei cartelli propagandistici disseminati ovunque. Ricordo il cartello per la rotatoria di Acquaviva con scritto “inizio lavori settembre 2024” che sta ancora lì e andrebbe rimosso, o quello in Salita Malagola per un progetto non ancora approvato. In mezzo a queste operazioni last minute c’era proprio il Parco di Cailungo, inaugurato in pompa magna dal Segretario Canti con gli operai dell’Azienda costretti a sistemare le aiuole a ridosso del taglio del nastro. Oggi scopriamo che il parco non è finito, mancano le panchine, ci sono tubi che scaricano acqua sui percorsi e mancano i cestini per l’immondizia. Inoltre, in questo dibattito un collega ha coniato una nuova e meravigliosa categoria, il “non finito da progetto”, che se prima si attribuiva a Michelangelo e alla Pietà Rondanini, oggi si applica alle opere pubbliche lasciate incompiute. Votiamo assolutamente a favore di questa Istanza perché sosteniamo la riqualificazione dei luoghi pubblici, ma votiamo sì anche per rimediare a quella che Collodi definirebbe una classica “bugia dalle gambe corte”. Passata la festa e gabbato lo santo, dopo due anni i cittadini hanno dovuto prendere carta e penna per chiedere alle istituzioni di completare il parco sbandierato in campagna elettorale. Il nostro è un sì di cuore a una richiesta legittima di residenti che vogliono fruire di uno spazio verde, e votiamo sì per sanare una promessa elettorale mancata. Infine, devo dire che mi stupisce la disponibilità del Segretario Matteo Ciacci che si presenta dicendo “è già fatto”, inaugurando la nuova era del “post-Ciacci” prima ancora che l’Istanza sia votata. Mi sarei aspettato da “Super Ciacci” una pioggia di video, tre o quattro articoli e lanci d’agenzia, sullo stile della propaganda fatta per il muro della Saponaia presentata come grandiosa opera pubblica. Pur rammaricandomi, con un pizzico d’ironia, per la mancata campagna social a cui ci si era abituati, esprimo la mia piena soddisfazione per l’accoglimento di questa Istanza.
Gaetano Troina (D-ML): Intervengo con molto piacere su questa Istanza d’Arengo in quanto cailunghese da poco tempo e fruitore diretto del parco. Esprimo la mia grande soddisfazione e confermo che il nostro gruppo consiliare voterà favorevolmente all’accoglimento dell’Istanza, accogliendo con favore il parere positivo espresso dal Governo. Come sottolineato dai colleghi intervenuti in precedenza, quello di Cailungo rappresenta uno degli spazi verdi più utilizzati e vissuti dall’intera cittadinanza del Castello di Borgo Maggiore. La struttura è talmente frequentata quotidianamente, soprattutto durante la stagione estiva, da persone di ogni fascia d’età — dagli anziani agli adulti fino ai bambini — che l’area comincia quasi a risultare stretta rispetto all’elevato afflusso di utenti. Trovo per questo estremamente sensata la richiesta di riqualificare l’area giochi per l’infanzia, che attualmente appare sottodimensionata per accogliere l’ampia fascia di bambini compresa tra zero e dodici anni, specie se confrontata con le dotazioni presenti in altri parchi della Repubblica. Alttrettanto prioritaria è la sistemazione del campetto situato nella zona inferiore del parco, che ad oggi è lasciato a prato ed è nei fatti del tutto inutilizzabile per il gioco del calcio o per qualsiasi altra attività sportiva amatoriale. Accolgo con favore l’orientamento del Governo e mi auguro che gli impegni annunciati si traducano rapidamente in interventi concreti sul campo, garantendo benefici tangibili alla comunità dei residenti, in particolare per quanto concerne la corretta gestione dei rifiuti. Reitero i ringraziamenti ai cittadini firmatari e confermo il voto favorevole del gruppo di Domus Motus-Liberi.
Sara Conti (Rf): Intervengo per dire due parole perché altrimenti mi sentirei in difetto da cailunghese doc. Ringrazio i cittadini che hanno promosso questa Istanza d’Arengo, perché si tratta di persone che vivono quotidianamente quel luogo e che, proprio vivendolo, si accorgono di ciò che funziona, di ciò che manca e di ciò che va necessariamente ultimato perché lasciato a metà. Hanno presentato all’Aula una richiesta estremamente dettagliata ed accurata, dimostrando nei fatti come quel parco sia stato inaugurato in tutta fretta nel 2024 a ridosso della campagna elettorale, appena una o due settimane prima del voto. La sfortuna del Segretario di allora è stata che proprio noi di Repubblica Futura ci trovavamo lì per un nostro evento elettorale, ed abbiamo assistito direttamente a una scena grottesca, con la Segreteria di Stato e il Capitano di Castello che inauguravano in pompa magna un parco dove vi erano ancora le zolle di terra nelle aiuole, come ricordava bene il collega Matteo Casali. Il risultato è che oggi, a distanza di due anni, i cittadini che vivono quel parco chiedono di completarlo. Il Parco di Cailungo rappresenta l’unico vero punto di aggregazione per la nostra frazione, che pur non essendo un Castello autonomo conta tantissimi residenti che lo considerano un luogo identitario fondamentale per i bambini, gli adulti, gli anziani e per chi possiede animali da compagnia. Non dobbiamo inoltre dimenticare che il parco sorge a pochissimi metri dall’Ospedale di Stato, per cui offre anche a chi sta assistendo un familiare ricoverato la possibilità di concedersi un momento di sollievo e fare una passeggiata nel verde. Credo quindi che completare quest’opera e renderla pienamente fruibile per tutta la cittadinanza sia un dovere preciso a cui dare seguito in maniera coerente e nel minor tempo possibile. Ringrazio il Segretario Matteo Ciacci per la disponibilità manifestata e confermo che il gruppo di Repubblica Futura sosterrà con grandissimo entusiasmo l’accoglimento di questa Istanzad’Arengo.
L’Istanza d’Arengo n. 39 è approvata all’unanimità.
I lavori si interrompono verso le 20:10 e riprenderanno domani, giovedì 17 settembre, alle 14:00


