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San Marino. Rete. Famiglia: più che un bonus, serve il piano!

A San Marino le nascite diminuiscono anno dopo anno e il problema ha assunto dimensioni drammatiche: dalle 331 nascite del 2011 siamo passati alle poco più di 100 previste nel 2026.
Se tanti giovani faticano ad immaginare un futuro in Repubblica, le ragioni sono precise: il costo della vita in continuo aumento con conseguente perdita di potere d’acquisto degli stipendi, la precarietà del lavoro, l’impossibilità di trovare una casa a prezzi ragionevoli, servizi sociali e sanitari che mostrano segnali evidenti di cedimento.
È in questo contesto che ci siamo trovati a discutere in Aula il Progetto di Legge “Famiglia” che valutiamo come un provvedimento debole, poco coraggioso e superficiale perchè non affronta le vere cause, strutturali e profonde, che oggi impediscono ai giovani sammarinesi di fare figli e di costruire una famiglia nel nostro Paese.
Apprezziamo che ci siano degli elementi positivi, sui quali concordiamo. Ad esempio, l’istituzione della figura del caregiver familiare, con la previsione di un sussidio economico e dei contributi previdenziali figurativi. È positivo il riconoscimento della possibilità per ambedue i genitori di ricorrere contemporaneamente al part-time o allo smart working in caso di figlio con disabilità. Concordiamo sul riconoscere un’indennità di gravidanza piena anche alle lavoratrici a tempo determinato, alle disoccupate e alle madri studentesse. È utile anche il congedo di paternità, che passa da 10 a 20 giorni, così come l’aumento degli assegni familiari.
Ma non basta.
Un bonus di mille euro per ogni nascituro può certamente rappresentare un aiuto concreto per una famiglia, ma pensare che possa incidere sulla crisi demografica è una pia illusione.
Di fronte a un’emergenza di questa portata serve un vero progetto Paese. Invece, si persegue un approccio prevalentemente assistenziale, fondato su incentivi a pioggia che non affrontano le cause profonde della crisi della natalità e i fattori che oggi impediscono a troppe famiglie di avere figli.
In Commissione abbiamo proposto interventi coraggiosi sui salari, contro la precarietà del lavoro e sulle politiche abitative: proposte che la maggioranza ha respinto.
Inoltre, resta ancora inapplicato l’ICEE, uno strumento fondamentale di equa redistribuzione per rendere più efficaci gli interventi di sostegno, indirizzandoli a chi ne ha realmente bisogno. Anche questo è il segno di una scarsa volontà politica di andare fino in fondo.
La crisi della natalità non si affronta semplicemente distribuendo bonus ma difendendo diritti elementari e rendendo normalmente possibile ciò che oggi sta diventando un lusso: avere una casa, un lavoro stabile e non sottopagato, servizi pubblici efficienti e accessibili.
Finché il Governo distribuirà bonus senza intervenire sulle cause strutturali, continuerà semplicemente a inseguire la crisi anziché invertire la tendenza e provare a fermarla.

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