Politica

San Marino. Comunità e Territorio chiede di superare i limiti al volontariato transfrontaliero

Comunità e Territorio, nel corso dell’estate, ha avviato una serie di incontri con diverse realtà associative sammarinesi per raccogliere problematiche, esigenze e proposte provenienti dal mondo del Terzo Settore. Quello dell’associazionismo rappresenta per San Marino un patrimonio sociale di straordinaria importanza. In un Paese di circa 33.000 abitanti, sono oltre 7.000 le persone che, a vario titolo, collaborano con associazioni culturali, sociali e assistenziali. Proprio ascoltando queste realtà, Comunità e Territorio ha riscontrato una problematica che rischia di penalizzare concretamente la capacità delle associazioni di raccogliere nuove adesioni e, soprattutto, nuove disponibilità al volontariato.

La normativa vigente prevede infatti che la maggioranza degli iscritti alle associazioni sia costituita da cittadini e residenti sammarinesi, con una soglia del 51%. Una norma che, a nostro avviso, rischia di trasformarsi in un ostacolo alla partecipazione e al volontariato proveniente dalla vicina Italia. Sia chiaro: Comunità e Territorio ritiene assolutamente condivisibile che la maggioranza dei componenti degli organi direttivi delle associazioni sia sammarinese. Altra cosa, però, è impedire o limitare l’adesione di persone che, pur non essendo cittadini o residenti, desiderano mettere gratuitamente a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e la propria sensibilità a favore della comunità. Nel corso degli incontri sono emerse situazioni paradossali. Le associazioni si trovano davanti a un’alternativa che riteniamo inaccettabile: dire no a chi vuole prestare volontariamente il proprio aiuto oppure ricorrere a iscrizioni fittizie, senza una reale registrazione, pur di non perdere la possibilità di accogliere quella disponibilità. Non riteniamo che questo sia il modo corretto di sostenere il Terzo Settore.

Il paradosso appare ancora più evidente se confrontato con altre scelte che il Paese sta compiendo. Da una parte San Marino si apre sempre di più al lavoro frontaliero; dall’altra pone un limite a chi vuole entrare nel nostro tessuto sociale non per ricevere uno stipendio, ma per offrire gratuitamente il proprio tempo. È difficile comprendere la logica di una normativa che consente di lavorare quotidianamente a San Marino, percependo uno stipendio che in larga parte viene poi speso oltre confine, mentre pone ostacoli a chi desidera semplicemente dedicarsi al volontariato e contribuire alla crescita delle nostre associazioni. Ed è proprio per superare questa contraddizione che Comunità e Territorio presenterà un’Istanza d’Arengo finalizzata a chiedere alla politica di modificare la normativa, eliminando quella che riteniamo una clausola discriminatoria e limitativa per il mondo associativo.

La questione assume un significato ancora più importante in questo momento storico. San Marino è alle porte di una nuova fase del proprio rapporto con l’Europa. Da anni sentiamo parlare della necessità di superare i limiti imposti dalla nostra dimensione territoriale, di essere più aperti e di costruire un Paese maggiormente integrato e connesso con l’esterno. Non possiamo però parlare di apertura all’Europa e contemporaneamente chiudere la porta a chi, dalla vicina Italia, vuole contribuire gratuitamente alla nostra comunità. Per questo la nostra posizione è semplice e, crediamo, di buon senso: Europa sì, Italiani no? No. Non chiediamo di rinunciare alla tutela della nostra identità e della nostra autonomia. Chiediamo semplicemente che chiunque voglia dare una mano, gratuitamente e con spirito volontario, possa farlo. Perché una comunità forte non è quella che alza barriere. È quella che sa accogliere chi vuole costruire insieme.

Comunità e Territorio