San Marino. Report sui lavori di apertura del Consiglio Grande e Generale di lunedì 7 settembre
AskaNews
La sessione del Consiglio Grande e Generale si apre nel segno del ricordo di Matteo Fiorini, già consigliere, due volte Capitano Reggente e Segretario di Stato. La Reggenza ne ricorda il profilo umano e istituzionale, il rispetto per gli altri, l’integrità nel servizio pubblico e la forza con cui affronta la lunga malattia, sottolineando come “forse è proprio questa l’eredità più preziosa che Matteo ci consegna”.
Il passaggio più sentito è quello di Nicola Renzi (RF), che ricorda Fiorini attraverso il lungo percorso umano e politico condiviso, descrivendolo come un punto di riferimento capace di ascoltare, mediare e affrontare anche le decisioni più difficili con fermezza e gentilezza. “Forse è proprio questo il senso più profondo della parola ‘mancare’”, afferma Renzi, che definisce Fiorini “un sognatore, un visionario”, capace di guardare oltre le singole legislature e immaginare il futuro del Paese. Il saluto si chiude con le parole: “Ci hai dato la certezza di poter vivere per sempre, nel ricordo vivo di tutti noi”. Il Segretario Federico Pedini Amati ne ricorda soprattutto il lato umano e l’amicizia personale, raccontando la centralità della famiglia e una frase che Fiorini gli aveva confidato durante la malattia: “Guarda Federico, ogni giorno che passa per me è un regalo”. Enrico Carattoni (RF) richiama invece la sua lungimiranza istituzionale, ricordando in particolare l’impegno sul tema dei migranti e la visita a Lampedusa, mentre Sara Conti (RF) ne sottolinea lo stile politico fatto di equilibrio e rispetto del dissenso, riprendendo le sue parole del 2019. Anche Antonella Mularoni (RF) insiste sulla voglia di vivere e sulla capacità di Fiorini di valorizzare le persone, lanciando però anche un monito sulla durezza della politica e ricordando che, nell’ultima parte della sua esperienza istituzionale, “ci sono state due persone in particolare che si sono comportate molto male con lui”. Aida Maria Adele Selva (PDCS) si concentra soprattutto sull’uomo e sul padre, ricordandone il profondo attaccamento alla famiglia e la forza dimostrata durante la malattia: “Vorrei che in quest’Aula rimanesse proprio questo ricordo così positivo di loro: l’attaccamento alla famiglia, ai figli, alla vita”.
Sul piano politico, Michela Pelliccioni (indipendente) attacca duramente Domani – Motus Liberi per l’azione giudiziaria avviata nei suoi confronti, con una richiesta di 50mila euro per violazione del vincolo di mandato. Pelliccioni sostiene che la vicenda vada oltre il piano giudiziario e investa direttamente la libertà degli eletti: “La libertà politica non può dipendere dal conto in banca di chi la esercita”. Rivendica quindi la decisione di lasciare il partito per le divergenze sul percorso europeo e definisce “vergognoso” rispondere a una scelta politica con una richiesta economica. Di tutt’altro fronte l’intervento di Matteo Zeppa (Rete), che parte dall’avanzata delle destre ultranazionaliste in Europa per rivolgere un attacco al Governo sammarinese. Zeppa denuncia il rischio di un ritorno alla stagione della “San Marino da bere”, critica le dinamiche nel sistema bancario e punta il dito contro le linee economiche per il 2027, in particolare sull’ipotesi di attività di gioco in acque internazionali, parlando di “un ritorno a quell’economia del brivido”. Per Zeppa la scelta è tra “l’Europa dei diritti, della trasparenza e dello sviluppo strutturale” e il ritorno “al fango mediatico, alle liste nere e all’economia del brivido”.
Il dibattito si allarga dai temi istituzionali alle sfide che attendono San Marino su scuola, giovani, banche, Accordo di associazione e innovazione. Il Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini, dopo essersi unito al cordoglio per la scomparsa di Matteo Fiorini, comunica il deposito delle relazioni sull’attività dell’Authority per l’autorizzazione, l’accreditamento e la qualità dei servizi sanitari, sociosanitari e socioeducativi relative al 2024 e al 2025, ora consultabili sul sito del Consiglio Grande e Generale. Donatella Merlini (PSD) concentra l’attenzione sulla scuola, chiedendo che le diverse riforme in corso – dal reclutamento degli insegnanti al sostegno, fino al Liceo delle Scienze Umane – siano inserite in un progetto unitario: “Non si tratta di difendere lo status quo a ogni costo, ma di costruire una riforma robusta, comprensibile e verificata nei suoi effetti”. Matteo Rossi (PSD) affronta invece il rapporto con le nuove generazioni, invitando la politica a superare stereotipi e paternalismi. Rossi sottolinea come sia cambiato il rapporto con il lavoro, con il tempo libero e con i social e chiede politiche capaci di trattenere a San Marino i giovani più qualificati, anche attraverso retribuzioni adeguate alle competenze. “Cambiamo atteggiamento e facciamolo con rigore e logica, pensando che dobbiamo costruire un mondo nel quale questi ragazzi abbiano l’opportunità di avere una vita”. Sul fronte economico e finanziario, Emanuele Santi (Rete) parla di una “calma apparente” nella maggioranza e chiede una convocazione urgente della Commissione III sulla situazione di Banca di San Marino e, più in generale, sul sistema bancario. Accusa il Governo di ritardi e mancanza di strategia e avverte che “questo Paese sta ritornando alle dinamiche degli anni Novanta e Duemila”, chiedendo maggiore trasparenza sui grandi progetti economici. Mirko Dolcini (D-ML) torna sull’Accordo di associazione, ribadendo la richiesta di un referendum e chiedendo se San Marino sia realmente pronto alla sua applicazione, soprattutto sul fronte della Pubblica Amministrazione e delle imprese. Dalibor Riccardi (Libera) esprime solidarietà a Michela Pelliccioni nella controversia con Domani – Motus Liberi e richiama i rischi che, a suo giudizio, attraversano oggi la democrazia, per poi indicare nell’Accordo di associazione “un punto di partenza e non di arrivo”, che richiederà lavoro comune anche oltre l’attuale maggioranza. Miriam Farinelli (RF) porta il confronto sull’intelligenza artificiale applicata alla sanità, evidenziandone le opportunità nella prevenzione, nelle liste d’attesa, nella telemedicina e nell’assistenza ai pazienti cronici, ma anche i rischi legati a dati, responsabilità e rapporto umano: “L’algoritmo assiste ma non sostituisce il giudizio clinico”. Fabio Righi (D-ML) apre una riflessione più generale sulla direzione del Paese, sostenendo che il problema non sia soltanto ciò che non funziona, ma soprattutto l’assenza di una visione chiara per il futuro di San Marino. “Il problema è che non si comprende più quale sia la rotta”, afferma, chiedendo una strategia su politica estera, economia, Pubblica Amministrazione, sanità, previdenza e opportunità per i giovani. Righi invita però anche l’opposizione a cambiare metodo, perché “venire in quest’Aula soltanto a urlare quello che non va” non sarebbe più sufficiente di fronte a problemi che considera sistemici.
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Concluso il comma “comunicazioni”, a tenere banco è il comma 6: Ratifica degli Accordi Governo – Organizzazioni Sindacali per il riconoscimento di un aumento retributivo per l’anno 2025 e di un acconto sulla parte retributiva per l’anno 2026, nelle more della definizione del rinnovo contrattuale del Settore Pubblico Allargato e del rinnovo del Contratto di Lavoro Salariati. Il confronto parte dalla relazione del Segretario di Stato Federico Pedini Amati, che illustra le intese raggiunte tra Governo e sindacati: aumento del 3% per il 2025 e acconto del 2% per il 2026, sia per il pubblico impiego sia per i salariati. Pedini Amati precisa che “non siamo di fronte al rinnovo contrattuale vero e proprio”, ma a un primo intervento per recuperare parte del potere d’acquisto perso con l’inflazione, mentre il confronto proseguirà su mobilità interna, formazione, percorsi di carriera e capacità della PA di attrarre professionalità qualificate. Dall’opposizione Nicola Renzi (RF) valuta positivamente il fatto che si intervenga senza attendere anni, ma allarga il ragionamento al modello di Pubblica Amministrazione, sostenendo la necessità di avere “poche persone, ben pagate e altamente professionalizzate”. Critica l’aumento del numero dei dipendenti pubblici e pone soprattutto il problema del potere d’acquisto, chiedendo apertamente: “Una persona, al netto che lavori nel pubblico o nel privato, può vivere o può fare un progetto di vita con 1.050 euro al mese?”. Matteo Zeppa (Rete) accoglie favorevolmente l’accordo, ma chiede di non creare contrapposizioni tra pubblico e privato e concentra l’attenzione sull’inflazione e sulla dignità delle retribuzioni. La sua proposta è quella di valutare un meccanismo che indicizzi i salari all’aumento dei prezzi, arrivando a ipotizzare “di ripristinare eventualmente, proprio come ultima ratio, la scala mobile”. Anche Matteo Rossi (PSD) giudica positivamente l’intesa, ma sottolinea che il vero problema diventa riuscire ad attrarre e soprattutto trattenere nella PA giovani e professionalità altamente qualificate, ancora più necessarie con l’Accordo di associazione: “Il primo punto è garantire loro un reddito adeguato alla loro elevata qualifica”. Sulla stessa linea Antonella Mularoni (RF), che lega salari, costo della vita, denatalità e capacità di trattenere i giovani sammarinesi. Critica una politica del personale che, a suo giudizio, ha privilegiato la quantità rispetto alla qualità e chiede una PA fondata maggiormente sul merito, sulla motivazione e sul riconoscimento delle competenze.
Fabio Righi (D-ML) condivide la necessità di intervenire sul potere d’acquisto, ma sostiene che il vero nodo sia capire se l’attuale struttura della PA sia adeguata alle nuove esigenze del Paese. Critica una politica che, a suo giudizio, ha puntato sui numeri più che sulla qualità e chiede se l’aumento strutturale della spesa sia sostenuto da una crescita altrettanto strutturale dell’economia. Per Righi servono merito, formazione, percorsi di carriera e una profonda riorganizzazione. Il Segretario di Stato Luca Beccari replica ricordando che il provvedimento non rappresenta ancora una riforma complessiva della PA, ma un ponte verso il rinnovo contrattuale vero e proprio. Beccari individua nella rigidità del sistema uno dei problemi principali e propone di ragionare su trattamenti maggiormente differenziati in base alle professioni, alle responsabilità e ai rischi. Sottolinea inoltre che, se lo Stato offre meno del privato in termini di retribuzioni e carriera, non può stupirsi della perdita delle professionalità migliori. Manuel Ciavatta (PDCS) difende invece la sostenibilità economica dell’intesa: il 3% del 2025 e il 2% di acconto per il 2026 equivalgono, su uno stipendio di 2mila euro, a circa 100 euro mensili in più. Secondo Ciavatta, l’intervento è possibile perché “i conti pubblici oggi ce lo permettono” e non grazie a nuovo debito, sostenendo che il debito stia invece diminuendo. “Se questo Governo è in grado di spendere circa 5-6 milioni di euro per fare questo intervento, non è perché ha fatto più debito, visto che il debito sta calando, ma perché è riuscito a rimettere in ordine i conti, aumentando le entrate e facendo rientrare anche il rinnovo contrattuale tra le uscite”. In chiusura il Segretario di Stato Federico Pedini Amati ribadisce che il rinnovo non è concluso e considera l’intesa “un buon punto di partenza”. Riconosce la necessità di lavorare sulle professionalità mancanti, anche ai livelli dirigenziali, soprattutto in vista dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, e annuncia la ripartenza del tavolo di confronto per completare la trattativa. Terminato il dibattito, entrambi gli accordi vengono messi in votazione e quindi approvati.
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Nell’ultima parte dei lavori, viene affrontato il comma 8, la seconda lettura del Progetto di legge “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero”.
Luca Della Balda (Libera) illustra il provvedimento, spiegando che nasce da una richiesta condivisa delle parti sociali e riduce alcuni parametri numerici necessari alla rappresentatività delle associazioni datoriali, aggiornando anche disciplina e compensi del Comitato Garante. Alessandro Bevitori, Segretario di Stato al Lavoro, ribadisce che l’intervento non nasce dal Governo ma dall’accordo raggiunto autonomamente tra mondo sindacale e datoriale e serve ad adeguare la normativa dopo i dieci anni di periodo transitorio. Tommaso Rossini (PSD) sostiene la modifica, definendola un adeguamento necessario e apprezzando la rapidità dell’iter. Gaetano Troina (D-ML) non contesta tanto il merito quanto il metodo, criticando il mancato coinvolgimento preventivo delle opposizioni e definendo questo modo di procedere un atteggiamento “autoritario”. Emanuele Santi (Rete) condivide la necessità dell’intervento, ma chiede maggiore trasparenza sulle ragioni che rendono necessario abbassare i requisiti di rappresentatività. Rete sceglie quindi l’astensione, precisando che non si tratta di una bocciatura. Oscar Mina (PDCS) considera corretto aggiornare una legge vecchia di dieci anni e sottolinea che la modifica non limita la libertà sindacale, ma punta a garantire una rappresentanza effettiva e verificabile. Luca Boschi (Libera) respinge gli allarmi dell’opposizione: la legge, sostiene, amplia anziché restringere la rappresentatività e recepisce una richiesta delle categorie economiche e sindacali. Iro Belluzzi (Libera) ricorda la genesi della legge del 2016 e spiega che, trascorso il periodo transitorio di dieci anni, i nuovi parametri vengono adeguati ai numeri reali per preservare il pluralismo della rappresentanza. Fabio Righi (D-ML) chiarisce che l’accusa di autoritarismo non riguarda il contenuto della legge, che considera condivisibile, ma il metodo del Governo e la mancanza di un confronto politico preventivo con le opposizioni. Maria Luisa Berti (AR) sostiene il provvedimento e giudica fuori luogo le polemiche sul metodo, ricordando che il confronto si è comunque svolto in Commissione. Bevitori ribadisce che la soluzione è stata individuata direttamente dalle parti sociali e riconosce alle opposizioni di avere agevolato l’iter durante i lavori in Commissione. Guerrino Zanotti (Libera) si dice favorevole a un confronto più strutturato tra Governo e Consiglio, ma considera strumentali le critiche di D-ML, ricordando che anche nella precedente legislatura il dialogo con l’opposizione non sarebbe stato sempre garantito. Gaetano Troina (D-ML) replica sostenendo invece che, durante l’esperienza di Governo di Righi, gli incontri con maggioranza e opposizione venivano organizzati regolarmente e ribadisce che spetta alla maggioranza garantire i numeri necessari per approvare i provvedimenti del Governo.


