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San Marino. Don Gabriele Mangiarotti: Il bene comune è la «forma sociale della dignità»

Un magistero appassionante e coraggioso, capace di mettere al centro la grande preoccupazione per il bene comune e la responsabilità dei credenti in Cristo, è quello che ascoltiamo con commozione e entusiasmo in questo grande viaggio di Papa Leone in Francia. Certo, già il viaggio in Spagna ci ha abituato alla coraggiosa testimonianza di fronte ai potenti della terra, come pure il breve viaggio apostolico a San Marino non ha mancato di suggerire squarci di verità e responsabilità. E come sarebbe bello che le notizie di questo cammino della speranza riempissero tutti i nostri mezzi di comunicazione (a dire il vero, in modo sommario, ho fatto un giro in internet sui nostri siti, ma mi è sembrato di non trovare quasi nulla, purtroppo).

Credo che si potrebbe fare una antologia di spunti e giudizi preziosi di quanto ci sta dicendo il Papa. Proviamo a suggerire qualche passaggio, ripromettendo di portare nuova acqua al mulino della testimonianza di questa fede che sa immischiarsi, con rispetto e verità.

Ai Vescovi: «La storia della Chiesa in Francia è ricca, immensamente ricca. È bella e feconda; ed è importante farvi riferimento per costruire il futuro delle vostre comunità, così come quello del vostro Paese. La Chiesa ha assistito, e ha persino contribuito, alla lenta edificazione della vostra Nazione; ancora oggi è parte integrante della sua cultura, della sua identità e della sua vocazione nel mondo. Ecco perché la sua voce ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia; essa possiede, per sua natura, un’autorevolezza profetica. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate! Conosco la vostra determinazione e il vostro coraggio – lo avete dimostrato con chiarezza durante i recenti dibattiti sul fine-vita – e vi esorto alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori.

Vivete attualmente in un contesto di laicità molto particolare, frutto di una storia turbolenta, oggi pacificata, ma che deve consentire alla Chiesa di compiere la sua missione. Il fatto che l’equilibrio faticosamente raggiunto venga gradualmente messo in discussione, come sta accadendo altrove nel mondo occidentale, non deve indurvi alla rassegnazione. Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo.»

Commuove sentire l’apprezzamento ai Vescovi per l’avere alzato la voce sul Fine-vita, perché suggerisce un impegno di fronte a tutta la realtà, quell’impegno per cui egli ha affermato che “Il bene comune è la «forma sociale della dignità»”. E questa mi pare l’autentica definizione della laicità, contro l’ottuso laicismo (anche da noi a volte sbandierato, forse più per ignoranza che per convinzione): già gli antichi ricordavano il detto di Terenzio «Homo sum, humani nihil a me alienum puto», ripetuto dai Padri della Chiesa e dalla tradizione cristiana per cui erano convinti di non essere estranei a tutto ciò che riguarda l’uomo, nella sua vita concreta.

E, a complemento di questo giudizio, a Lourdes, Papa Leone ha così continuato: «So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale.»

E, sempre nella linea di una difesa della vita senza se e senza ma, così ha concluso il suo accorato messaggio: «Nessuno ha il diritto, mai, «sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!». In questo senso, vi invito, da un lato, a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall’altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita.»

Non c’è che dire, se anche un mussulmano, come riportano i social, così si può esprimere: «Sono triste quando vedo tutto questo fervore intorno al cattolicesimo, lo prevedevo da anni… La Francia tornerà cattolica e non avremo più che i nostri occhi per piangere… i cattolici sono molto meglio organizzati e anche più determinati di noi musulmani, bisogna saper riconoscere la forza dell’internazionale cattolica. I cattolici americani ora inonderanno il mondo del loro soft power, a detrimento dell’egemonia spirituale musulmana in Europa occidentale». Certo, non sappiamo se questo accadrà, ma se ci svegliassimo anche noi forse la speranza potrà rinascere.

P.S.: Ho letto il Comunicato di Lorenzo Bugli sul «silenzio degli innocenti», con l’invito ai giovani: «Vi chiedo di esserci. Di essere, voi, quei pionieri coraggiosi. Di pretendere che le vostre esigenze non siano una nota a margine ma una priorità, e che gli spazi nella politica non vi vengano concessi per gentilezza, ma occupati per diritto. Il silenzio è la sola cosa che chi detiene il potere non teme davvero. Rompetelo. Non domani. Adesso.» Credo che la linea indicata da Papa Leone, in Francia e a San Marino, possa sostenere un protagonismo costruttivo anche tra noi, anche dei giovani, concreto e non sognato, non limitato ad un orizzonte politico spesso vago e bisognoso di un vero cambio di linea.

don Gabriele Mangiarotti