Il Consiglio elegge Ugolini: guiderà la Segreteria di Stato per la Sanità (report della seduta di venerdì 17 luglio)
Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026
Venerdì 17 luglio 2026, mattina
Nella giornata di venerdì 17 luglio prosegue, in Consiglio Grande e Generale, il dibattito del comma “comunicazioni”, dominato quasi interamente dal confronto riguardante l’accordo di associazione con l’Ue.
Carlotta Andruccioli (D-ML) riconosce che lo sblocco dell’accordo rappresenta “un momento significativo”, ma sostiene che sia necessario interrogarsi sulle ragioni dello stallo degli ultimi mesi. Ricorda che Domani Motus Liberi ha sempre sostenuto l’integrazione europea e critica la scarsa informazione ai cittadini, ribadendo la posizione del suo partito: “Siamo sempre stati coerentemente favorevoli al referendum preventivo. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge e mi dispiace per chi ha cambiato idea. Cambiare idea è legittimo, ma è altrettanto legittimo mantenere una posizione coerente con quella che abbiamo sempre espresso. Non per bloccare l’accordo, ma per dare una valenza politica a una decisione di questa portata”. Aida Maria Adele Selva (PDCS) definisce il 16 luglio “una giornata che rimarrà sicuramente nella storia della nostra Repubblica” e respinge le polemiche sui festeggiamenti, sostenendo che il risultato appartenga all’intero Paese e non a una parte politica. Evidenzia che l’accordo non mette in discussione la sovranità sammarinese perché “si tratta di un accordo di associazione, non di adesione”, invitando comunque a rafforzare l’informazione pubblica e a lavorare insieme nella fase attuativa. Andrea Menicucci (RF), pur ribadendo le proprie critiche al Governo su altri fronti, afferma che “ieri è stato un giorno lieto per la nostra Repubblica” e ringrazia Beccari e i suoi predecessori per il risultato ottenuto. Sottolinea però che ora la politica deve affrontare le grandi questioni strutturali del Paese, dagli investimenti alle infrastrutture, ricordando che “ieri abbiamo indossato gli abiti della festa. Credo che da oggi bisognerà indossare la tuta da lavoro”. Maria Luisa Berti (AR) considera il via libera europeo il riconoscimento del lungo percorso che ha consentito a San Marino di recuperare credibilità internazionale dopo gli anni più difficili. Ringrazia il Segretario Beccari e osserva che ora sarà necessario affrontare un intenso lavoro di adeguamento normativo e di modernizzazione della Pubblica amministrazione. Nella seconda parte dell’intervento richiama inoltre l’attenzione sul disagio giovanile e sugli episodi di violenza, chiedendo un rafforzamento del sostegno a famiglie, scuola e comunità. Gian Carlo Venturini (PDCS) sostiene che il risultato ottenuto “offre prospettiva, fiducia e possibilità di rilancio al nostro Paese” e respinge le accuse dell’opposizione, ricordando il lavoro svolto con imprese, associazioni e sindacati. Afferma che il referendum del 2013 dimostra già l’orientamento dei cittadini verso un’integrazione europea e ribadisce che l’accordo rappresenta una grande opportunità per giovani e imprese, pur richiedendo ora un forte impegno nell’attuazione. Gerardo Giovagnoli (PSD) paragona il momento attuale alla “velocità di decisione” di un aereo, spiegando che ormai “non si può più tornare indietro”. Ritiene che il vero traguardo sarà l’entrata in vigore dell’accordo, ma sottolinea che nessuno potrà più bloccare il percorso europeo di San Marino. Invita quindi tutte le forze politiche a trasformare questa fase in opportunità concrete per il Paese. Per Giovagnoli ora “siamo un Paese capace di rispettare le regole e di applicarle, non soltanto di scriverle. Spetta a noi trasformare questo insieme di regole e l’appartenenza a un club molto più grande del nostro, con il quale già lavoriamo, in opportunità concrete”. Massimo Andrea Ugolini (PDCS) ringrazia il Segretario Beccari per aver portato a termine un percorso “tutt’altro che semplice”, frutto di una scelta autonoma della Repubblica. Critica la richiesta di referendum avanzata da D-ML, sostenendo che i consiglieri debbano assumersi direttamente la responsabilità politica di dire se sono favorevoli o contrari all’accordo. Conclude affermando che “ieri si sia chiuso un capitolo” e che ora si apre una fase ricca di opportunità per il Paese. Luca Beccari, Segretario di Stato agli Esteri, nella replica ringrazia l’Aula per il riconoscimento ricevuto e sottolinea che il risultato raggiunto è prima di tutto “un risultato del Paese”. Apprezza gli interventi che hanno saputo andare oltre le contrapposizioni politiche, ma critica chi continua a diffondere “narrazioni completamente distorte” sull’Accordo di associazione, sostenendo che i benefici siano stati spiegati per anni e che, più che una mancanza di informazioni, vi sia la volontà di non comprenderli. Richiama infine il precedente del mancato accordo con l’Italia di vent’anni fa, ricordando che “noi abbiamo detto un no vent’anni fa e ci abbiamo messo vent’anni per ottenere un sì”, e conclude affermando che ora si apre una nuova fase nella quale spetterà a San Marino trasformare questo traguardo in opportunità concrete per il futuro.
Nella prosecuzione del comma, Luca Beccari, Segretario di Stato agli Esteri, risponde all’interpellanza dell’opposizione sulla presunta posizione della Bulgaria nei confronti dell’Accordo di associazione. Spiega che San Marino non partecipa ai lavori di Coreper ed EFTA e riceve informazioni attraverso la Commissione europea. Ribadisce che la Bulgaria “non ha mai espresso una posizione di contrarietà né all’accordo né a San Marino”, ma soltanto una riserva tecnica legata alla necessità di ulteriori valutazioni. Sottolinea inoltre che è stato il nuovo Governo bulgaro a rimuovere quella riserva e afferma di non essere in possesso di alcun documento che dimostri un’opposizione formale di Sofia all’accordo. Nicola Renzi (RF) replica sostenendo che sia indispensabile chiarire fino in fondo le ragioni dello stop imposto dalla Bulgaria. Evidenzia la coincidenza temporale tra lo sblocco delle somme sequestrate e il successivo via libera all’accordo, affermando che sarà la Commissione d’inchiesta ad accertare se si sia trattato di una semplice coincidenza oppure no. Chiede inoltre di ricostruire il ruolo degli investitori, delle istituzioni sammarinesi e del Governo bulgaro durante tutta la vicenda. Matteo Ciacci, Segretario di Stato per il Territorio, risponde all’interpellanza di Domani Motus Liberi sui contributi concessi ai progetti di street art e rigenerazione urbana. Difende l’iniziativa spiegando che nasce dalla collaborazione tra più Segreterie di Stato con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso murales e opere artistiche. Ricorda che il progetto coinvolge diciotto opere distribuite nei Castelli e sostiene che nei due anni di attività siano stati investiti “meno di 60.000 euro”, definendo l’iniziativa un importante strumento di promozione culturale e turistica. Gaetano Troina (D-ML) precisa che l’interpellanza non mette in discussione la qualità artistica delle opere, ma l’entità delle risorse pubbliche destinate al progetto. Sostiene che, considerando anche altre delibere collegate, gli stanziamenti arriverebbero a circa 150 mila euro e si chiede se, in una fase di risorse limitate, questa sia davvero una priorità rispetto a settori come sanità e infrastrutture.
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Al comma 2, l’Aula procede alla designazione di Massimo Andrea Ugolini (PDCS) come nuovo Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, chiamato a raccogliere l’eredità di Mariella Mularoni. La sua nomina è accolta con 38 voti favorevoli (2 non determinanti ai sensi della legge), 9 contrari e un non votante.
Ugolini (PDCS) ricorda anzitutto la figura di Mariella Mularoni, sottolineando che la sua sostituzione nasce da “un evento particolarmente drammatico”. Assicura che porterà avanti le linee già avviate nella legislatura, indicando come priorità la prevenzione, il rafforzamento della medicina territoriale, la riduzione delle liste d’attesa, il potenziamento del dipartimento sociosanitario, l’ampliamento della RSA La Fiorina, il sostegno alla disabilità, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e la copertura dei posti vacanti all’ISS. Evidenzia inoltre l’importanza della formazione del personale sanitario e della collaborazione con le strutture italiane. Paolo Crescentini (PSD) conferma il sostegno del PSD alle priorità indicate. Difende il modello di una sanità pubblica, gratuita e universale, chiede interventi sulle liste d’attesa, un rafforzamento della medicina territoriale e maggiore collaborazione dei cittadini nel disdire le visite non utilizzate. Richiama inoltre l’attenzione sulla sicurezza del personale sanitario dopo i recenti episodi di aggressione al Pronto soccorso. Nicola Renzi (RF) premette il cordoglio per la scomparsa di Mariella Mularoni, ma ritiene inevitabile affrontare anche il piano politico. Definisce la vicenda della successione uno “psicodramma”, ricostruendo le tappe che hanno portato prima all’indicazione di Ugolini, poi a quella di Giancarlo Venturini e infine al ritorno sul nome di Ugolini dopo i dubbi sull’incompatibilità prevista dalla legge. Critica la gestione della vicenda da parte della Democrazia Cristiana, accusandola di non aver verificato preventivamente la normativa e di aver chiamato in causa impropriamente uffici pubblici e Reggenza. Sul piano sanitario osserva che i costi dell’ISS continuano a crescere senza un corrispondente miglioramento delle prestazioni, mette in discussione l’efficacia del Comitato esecutivo e invita il futuro Segretario di Stato a imprimere una svolta concreta, rilanciando la sanità pubblica, riducendo le liste d’attesa e dando finalmente piena attuazione all’organizzazione dell’ISS. Carlotta Andruccioli (D-ML) critica il metodo seguito dalla maggioranza nella scelta del successore, definendo discutibile la gestione politica della vicenda. Chiede al futuro Segretario di Stato un impegno concreto su prevenzione, attrattività del personale sanitario, organizzazione dell’ISS, nuovo ospedale e contenimento delle liste d’attesa, annunciando il voto contrario del proprio gruppo. Maria Luisa Berti (AR) invita a non trasformare il dibattito in una polemica sulle dinamiche interne ai partiti e richiama il rispetto dovuto alla memoria di Mariella Mularoni. Sottolinea la necessità di proseguire il percorso già avviato, migliorando l’efficienza dell’ISS, riducendo i tempi di erogazione dei servizi e mantenendo una sanità realmente universale e tempestiva, accompagnata da un maggiore rigore nella gestione della spesa. Emanuele Santi (Rete) rivolge un augurio di buon lavoro a Ugolini ma giudica negativamente la gestione della successione, parlando anche lui di uno “psicodramma” interno alla Democrazia Cristiana. Denuncia il progressivo peggioramento della sanità, l’aumento della spesa senza un miglioramento dei servizi, le lunghe liste d’attesa e il crescente ricorso al privato, chiedendo di rilanciare anche il progetto del nuovo ospedale. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini invita l’Aula a ricordare che la sostituzione nasce da una tragedia umana e considera fuori luogo parlare di “psicodramma” senza tenere conto della perdita subita dal PDCS. Ammette che alcune comunicazioni del partito avrebbero potuto essere evitate, difende il lavoro degli uffici e della Reggenza e spiega che la disponibilità di Venturini era stata accolta per senso di responsabilità. Pur dichiarando di non condividere personalmente la legge sul limite dei dieci anni, ribadisce di rispettarla e conclude esprimendo piena fiducia nel lavoro che Ugolini sarà chiamato a svolgere alla guida della sanità sammarinese. Antonella Mularoni (RF) evidenzia le criticità della sanità sammarinese, sostenendo che l’aumento delle risorse non abbia prodotto un miglioramento dei servizi. Critica la gestione della successione e il tentativo di mettere in discussione la normativa sui dieci anni, augurando comunque buon lavoro a Ugolini pur confermando il voto contrario del gruppo. Gian Carlo Venturini (PDCS) interviene per rassicurare sia sulla situazione interna della Democrazia Cristiana sia sul futuro della sanità. Esclude tensioni nel partito, spiega che la propria disponibilità nasceva esclusivamente dalla volontà di dare un contributo in un momento difficile e chiarisce di aver rinunciato alla candidatura per non creare problemi alle istituzioni e alla Reggenza. Respinge le interpretazioni dell’opposizione sui comunicati del partito, ribadisce che non vi era alcuna intenzione di mettere in discussione il ruolo degli uffici o della Reggenza e sostiene che il riferimento a sentenze italiane e della CEDU riguardasse esclusivamente il tema della retroattività delle norme. Conclude affermando che la Democrazia Cristiana dispone delle competenze necessarie per affrontare questa fase e manifesta piena fiducia nel lavoro che Ugolini svolgerà alla guida della Segreteria alla Sanità.
Iro Belluzzi (Libera) rinnova il cordoglio per Mariella Mularoni e invita a superare le polemiche sulla nomina, sottolineando che il nuovo Segretario di Stato troverà il sostegno della maggioranza. Richiama l’urgenza di dare attuazione al programma di Governo, a partire dal riordino dell’atto organizzativo dell’ISS, dalla riduzione delle liste d’attesa e dal rafforzamento della medicina territoriale. Sara Conti (RF) definisce “goffa” la gestione della successione, accusando la Democrazia Cristiana di non aver verificato preventivamente la normativa e di aver poi cercato di giustificare l’accaduto richiamando interpretazioni e sentenze straniere. Sottolinea che il nuovo Segretario di Stato dovrà lavorare nell’interesse dell’intero Paese, affrontando le criticità della sanità e valorizzando anche il contributo delle associazioni di volontariato che oggi sostengono il sistema sanitario. Andrea Menicucci (RF) ritiene che la gestione della successione abbia dato vita a un vero e proprio “teatrino” politico, ricostruendo il passaggio dalla candidatura di Ugolini a quella di Venturini fino al ritorno sul primo nome dopo l’emersione dell’incompatibilità prevista dalla legge. Gaetano Troina (D-ML) giudica la sostituzione “gestita nel peggior modo possibile”, sostenendo che sia stata la stessa Democrazia Cristiana, con i propri comunicati, a trasformare una vicenda interna in un caso politico. Chiede che, conclusa la discussione sulle nomine, il Governo presenti finalmente una strategia chiara per la sanità, affrontando temi come il nuovo ospedale, le liste d’attesa e il crescente ricorso dei cittadini alla sanità privata.
Matteo Casali (RF) sostiene che la sanità sia oggi una delle principali preoccupazioni dei cittadini, richiamando i problemi delle liste d’attesa, della sostenibilità dell’ISS, delle mammografie, del nuovo ospedale e delle aggressioni al personale sanitario. Critica poi duramente la gestione della successione, definendola un “sirtaki” tra le candidature di Mussoni, Venturini e Ugolini, e accusa la Democrazia Cristiana di aver tentato di giustificare una nomina incompatibile con la legge. Mirko Dolcini (D-ML) augura buon lavoro a Ugolini, precisando che il suo operato sarà giudicato esclusivamente sui risultati. Individua nelle liste d’attesa il principale problema dell’ISS, denunciando il progressivo ricorso dei cittadini alla sanità privata, e definisce “poco edificante” la vicenda politica che ha accompagnato la successione, richiamando anche le parole del Segretario Lonfernini secondo cui alcune scelte della Democrazia Cristiana si sarebbero potute evitare. Michela Pelliccioni (indipendente) sceglie di non entrare nelle polemiche sulla successione, invitando l’Aula a concentrarsi sulle vere priorità della sanità. Rivolge un sincero augurio a Ugolini e indica come obiettivi principali la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi, gli investimenti nella prevenzione e nella medicina territoriale e le opportunità offerte dal percorso di associazione con l’Unione europea per rendere il sistema sanitario sammarinese più attrattivo ed efficiente. Rossano Fabbri, Segretario di Stato, ricorda la figura di Mariella Mularoni e difende la scelta di Giancarlo Venturini di rinunciare alla candidatura, definendola un gesto di responsabilità istituzionale. Coglie però l’occasione per aprire una riflessione sulla legge che limita a dieci anni l’esercizio dell’incarico di Segretario di Stato, sostenendo che la modifica del 2011 abbia introdotto possibili profili di criticità costituzionale, in particolare per gli effetti attribuiti a mandati svolti prima dell’entrata in vigore della norma. Matteo Zeppa (Rete) distingue tra il piano umano e quello politico. Da un lato accusa la Democrazia Cristiana di aver mancato di rispetto alla memoria di Mariella Mularoni trasformando la successione in una battaglia interna e contestando l’interpretazione data alla legge sui dieci anni; dall’altro affronta i problemi della sanità, denunciando il peso crescente dell’ISS sui conti pubblici, la gestione delle residenze ai medici, le delibere secretate, le pressioni politiche all’interno dell’ospedale e il peggioramento dei servizi. Gian Nicola Berti (AR) ricorda con commozione Mariella Mularoni e invita tutte le forze politiche a sostenere il nuovo Segretario di Stato nell’interesse della sanità pubblica. Difende la legge sui dieci anni, spiegando che nacque per favorire il ricambio della classe dirigente e non contro singole persone, ma riconosce il senso dello Stato dimostrato da Venturini nel rinunciare alla candidatura. Richiama quindi le principali criticità dell’ISS, dai tempi di attesa alla sostenibilità economica, proponendo anche di valorizzare maggiormente i medici sammarinesi e di ampliare il bacino di utenza della sanità pubblica per migliorarne la sostenibilità. Fabio Righi (D-ML) sostiene che il vero tema non sia la scelta tra Ugolini e Venturini, ma il rispetto della legge. Sul piano sanitario osserva che la Democrazia Cristiana guida il settore da gran parte degli ultimi trent’anni e ritiene che l’attuale crisi sia il risultato di una gestione che ha privilegiato logiche politiche rispetto a una reale programmazione. Chiede un controllo di gestione dell’ISS, una maggiore apertura alla libera professione e un progetto organico per il nuovo ospedale, sostenendo che senza una visione complessiva il semplice cambio del Segretario di Stato non produrrà risultati concreti. Luca Lazzari (PSD) ripercorre l’evoluzione della legge sui dieci anni, collegandola al clima politico dell’epoca e sostenendo che oggi il contesto sia profondamente cambiato. Difende la disponibilità manifestata da Giancarlo Venturini, definendola una scelta di servizio verso il Governo, e ne elogia il successivo passo indietro come un sacrificio personale compiuto per evitare tensioni istituzionali. Rivolge quindi l’attenzione alle sfide della sanità sammarinese, auspicando che Ugolini sappia rilanciare l’ISS mantenendone il carattere pubblico, universale e solidaristico. Michele Muratori (Libera) esprime pieno sostegno a Massimo Andrea Ugolini e difende il lavoro svolto da Mariella Mularoni e dalla governance dell’ISS, richiamando gli investimenti su prevenzione, assistenza territoriale e deospedalizzazione. Respinge inoltre l’equazione tra esternalizzazione e privatizzazione, spiegando che alcune specialità vengono affidate a strutture esterne per ragioni di sostenibilità senza rinunciare al carattere pubblico del sistema. Invita quindi a proseguire lungo una programmazione che elimini gli sprechi, valorizzi le eccellenze e renda l’ospedale capace di attrarre pazienti anche dall’esterno. Manuel Ciavatta (PDCS) difende il percorso seguito dalla Democrazia Cristiana, sostenendo che la candidatura di Giancarlo Venturini fosse stata valutata nella convinzione che la legge ne consentisse la nomina e che gli approfondimenti successivi fossero finalizzati esclusivamente a tutelare le istituzioni, la Reggenza e gli uffici pubblici. Respinge le accuse di divisioni interne al partito, rivendicando le decisioni assunte all’unanimità sia su Venturini sia su Ugolini, e sostiene la necessità di riflettere sulla disciplina dei dieci anni alla luce dei principi di proporzionalità e della giurisprudenza costituzionale. Conclude ribadendo la fiducia nelle capacità di Ugolini, del quale elogia l’esperienza maturata al Governo e il lavoro svolto alla Giustizia, assicurando il pieno sostegno della Democrazia Cristiana nell’affrontare le sfide della sanità sammarinese.
Alle 15.00 i lavori vengono interrotti. Riprenderanno lunedì.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 1: Comunicazioni
Carlotta Andruccioli (D-ML): Ritengo che oggi il dibattito, dopo le celebrazioni della giornata di ieri, e non so se continueranno anche oggi, segni comunque un fatto nuovo: dopo due anni il comma Comunicazioni, che era stato utilizzato praticamente soltanto dalle forze di opposizione per esprimere posizioni e chiedere chiarimenti su questioni rispetto alle quali la maggioranza aveva il dovere di rispondere, viene finalmente utilizzato anche dalle forze di maggioranza per celebrare questo traguardo. Voglio essere molto onesta e riconoscere anch’io che quello dei giorni scorsi è stato un momento significativo per la Repubblica di San Marino: si è sbloccata una situazione di stallo che durava da troppo tempo. Credo però che, oltre alle celebrazioni, ci si dovrebbe interrogare seriamente sui motivi di quello stallo, ma su questo tornerò successivamente. Ritengo importante che siano arrivate conferme dalle sedi europee rispetto a una firma che ormai non ci chiediamo più se arriverà, ma quando arriverà. Il Segretario di Stato ci diceva che probabilmente sarà a settembre e quindi voglio riconoscere il valore storico di questo passaggio. La prima cosa a cui ho pensato è stata la situazione di un anno fa, nella sessione consiliare del 2025, quando vennero presentati due ordini del giorno sull’accordo. Li ritengo entrambi molto significativi: innanzitutto perché hanno espresso le posizioni di tutti sull’accordo e anche quelle di Domani Motus Liberi, smentendo tutta la narrazione che ci dipingeva come euroscettici, contrari o populisti. Con quegli ordini del giorno la nostra posizione era stata espressa in maniera molto chiara. Il secondo motivo è che quel giorno sono emersi tanti teatrini e tante operazioni che ne sono conseguite; è emerso anche un filo importante tra certi, chiamiamoli così, millantatori cristiani e qualcun altro che si vede su altri schieramenti. Ma soprattutto quegli ordini del giorno rappresentavano impegni che l’Aula ha assunto nei confronti del Governo e oggi è opportuno verificare se siano stati rispettati e quale sia lo stato delle cose. Gli ordini del giorno erano due: uno sottoscritto da tutte le forze politiche e uno presentato da Domani Motus Liberi. In realtà contenevano le stesse premesse e due punti identici. Il primo impegnava ad arrivare quanto prima alla firma dell’accordo; il secondo a informare adeguatamente la cittadinanza. Li avevamo sottoscritti tutti e voglio ricordarlo. Domani Motus Liberi ha espresso una posizione favorevole all’integrazione europea e all’arrivare il prima possibile alla firma dell’accordo. Quindi tutte le narrazioni che continuate a portare avanti in Aula e sui giornali decadono. Allo stesso tempo credo ci si debba interrogare sul perché quell’impegno abbia impiegato così tanto tempo a concretizzarsi. Non è una questione di sfortuna politica o di tecnicismi: è una questione politica, perché dietro tutto questo c’è un collegamento con la vicenda di Banca di San Marino e con tutto quello che ne è seguito, tra reati, piano parallelo e altre vicende. È curioso che la situazione si sia sbloccata proprio nel momento in cui sono state sequestrate determinate somme, ma su questo tornerò. Ad ogni modo, un primo obiettivo è stato raggiunto: le condizioni per arrivare alla firma. La firma vera e propria, probabilmente, arriverà a settembre. Il secondo punto dell’ordine del giorno, sottoscritto da tutti compreso Domani Motus Liberi, chiedeva di informare adeguatamente la cittadinanza. Dopo un anno mi chiedo quali siano state le iniziative messe in campo. Ci sono state tre serate pubbliche, alle quali abbiamo partecipato anche noi, ma vista la partecipazione della cittadinanza, che era sostanzialmente sempre la stessa, avranno informato un centinaio di persone, se va bene. È evidente quindi che le serate pubbliche non sono sufficienti. Ci sono poi state tre giornate di formazione rivolte ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, nelle quali si sarebbe dovuto entrare nei risvolti concreti dell’accordo, del suo impatto, dei benefici ma anche dei costi dell’implementazione. Mi sarei aspettata di capire come sarebbero state recepite determinate normative e che la Pubblica Amministrazione fosse coinvolta su temi concreti. Penso, ad esempio, alla legge sugli appalti, che dovrà essere rivista e che avrà un impatto diretto sul lavoro dell’amministrazione. Nulla di tutto questo. Il terzo punto dell’ordine del giorno presentato da Domani Motus Liberi riguardava il coinvolgimento popolare, cioè il referendum. Non è una proposta che ci siamo inventati oggi: in precedenti ordini del giorno era stata sottoscritta anche da voi. È una posizione che sosteniamo fin dalla nascita del movimento nel 2018, l’abbiamo inserita nel programma di governo del 2019, l’abbiamo ribadita dai banchi della maggioranza, l’abbiamo scritta nel programma di governo del 2024 e tutti i candidati lo hanno sottoscritto. Siamo sempre stati coerentemente favorevoli al referendum preventivo. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge e mi dispiace per chi, nel corso degli anni, ha cambiato idea. Cambiare idea è legittimo, ma è altrettanto legittimo mantenere una posizione coerente con quella che abbiamo sempre espresso. Non per bloccare l’accordo, ma per dare una valenza politica a una decisione di questa portata. È vero che siamo una democrazia rappresentativa, ma ogni democrazia rappresentativa dispone anche di strumenti di democrazia diretta. Se non utilizziamo il referendum per un accordo che avrà un impatto enorme dal punto di vista economico, sociale, culturale e normativo, allora non capisco per quale altra occasione dovremmo utilizzarlo e non comprendo neppure le vostre preoccupazioni rispetto a questo strumento. Il quarto punto riguardava la richiesta di proiezioni. Lo ripeto: non è una questione di avere paura degli impatti o dei costi. Voglio capire quali siano i benefici concreti, oltre a quelli che continuate a citare sull’Erasmus o sulle file negli aeroporti. Voglio conoscere i benefici reali per le imprese, per i cittadini e per i giovani e voglio che tutto questo venga spiegato chiaramente alla cittadinanza. Allo stesso tempo esistono costi di implementazione dell’accordo e anche di questi la popolazione deve essere consapevole; prima ancora devono esserlo la politica e la Pubblica Amministrazione. Da qui si arriva al quinto punto che ribadiamo anche nell’ordine del giorno presentato: manca un piano di sviluppo economico. Un anno fa vi siete impegnati a predisporlo e non lo avete fatto. Su questo vi chiedo, per favore, di iniziare finalmente a toccare palla sul tema dello sviluppo.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Il 16 luglio 2026, cioè ieri, è una giornata che rimarrà sicuramente nella storia della nostra Repubblica. È il giorno in cui il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera alla firma e all’applicazione provvisoria dell’Accordo di associazione tra l’Unione Europea, San Marino e Andorra. Non vorrei fare polemica, però un risultato di questo calibro mi ha portato a fare alcune considerazioni, perché a parere di qualcuno non ci sarebbe niente da festeggiare. Ovviamente non sono d’accordo. Intanto, i festeggiamenti fanno parte della natura umana: celebriamo continuamente compleanni, anniversari e ricorrenze di ogni tipo. Non vedo perché non si dovrebbe festeggiare un risultato di questa portata. E non sono d’accordo non per motivi futili o semplicemente ludici. Qui non c’è trionfalismo né una celebrazione fine a sé stessa. La gioia, la soddisfazione e l’apprezzamento espressi da quasi tutti i componenti di quest’Aula, e anche dalla maggior parte dell’opposizione, derivano dalla consapevolezza del risultato raggiunto. Una consapevolezza che, e qui ringrazio il Segretario di Stato perché lo ha espresso molto bene, rappresenta la volontà di fare la cosa giusta per il Paese. Se non ci fosse stata questa volontà così forte, forse non ci sarebbero state nemmeno tanta determinazione, tanto coraggio e tanta volontà di andare avanti nonostante un percorso che non è stato semplice. Proprio perché questo è un risultato del Paese, della nostra Repubblica, e non di qualcuno. Lo ha detto il Segretario Beccari e lo hanno ricordato anche altri interventi. È proprio per questo che, secondo me, dobbiamo festeggiare. Non solo perché sento il dovere di testimoniare il lavoro svolto in questi anni, un lavoro che naturalmente non è stato fatto soltanto da questa maggioranza e da questo Governo. Sono passati più di dodici anni: se non ricordo male era il 2014 quando la Commissione europea diede il via libera all’avvio del negoziato. Quindi i meriti, ma anche gli eventuali demeriti, sono un po’ di tutti. Non dobbiamo leggere questo risultato con una logica di appartenenza politica: è un risultato del Paese e questa è la consapevolezza che dobbiamo avere tutti e che dobbiamo trasmettere ai cittadini. Per il lavoro svolto in questi anni e per la validità del percorso intrapreso. Su questo condivido anch’io che la cittadinanza possa e debba essere informata ancora meglio. Sono stati fatti tanti incontri e tanti momenti di approfondimento, ma bisogna fare di più perché l’argomento è complesso. Tuttavia la validità del percorso intrapreso è confermata non solo dalla condivisione della maggior parte delle forze politiche che si sono succedute nei vari Governi, ma anche dal sostegno delle parti sociali, economiche, delle associazioni di categoria e dei sindacati. In molte occasioni sono già stati illustrati i vantaggi di questo accordo. È evidente che i benefici principali saranno di carattere economico, come hanno sottolineato ANIS e altri rappresentanti, ma non solo. Non possiamo rimanere chiusi nei nostri confini: il mondo va avanti e noi non possiamo permetterci di fermarci. Le opinioni diverse si rispettano e le rispetto anch’io, ma non si può banalizzare un risultato come questo. Mi dispiace, perché serve anche l’onestà di riconoscere che, pur sapendo che tutto può essere migliorato e che si possono fare tutte le valutazioni del caso, qui stiamo parlando di un risultato ottenuto grazie al lavoro di chi si è impegnato per anni nell’interesse del Paese. Tra l’altro, rileggendo il programma di Governo della XXXI legislatura, questa era indicata come una priorità: portare a casa l’Accordo di associazione, in continuità con quanto era stato avviato nella precedente legislatura. Per questo credo che dovremmo essere tutti soddisfatti. Questo accordo, oltre ai vantaggi economici e sociali, rafforza anche i nostri rapporti internazionali e il legame con l’Italia, come emerge anche da quanto è stato riportato dalla stampa. Vorrei poi ribadire un concetto importante per chi ci ascolta: questo accordo non pregiudica la nostra sovranità. È già stato detto, ma vale la pena ripeterlo. Si tratta di un accordo di associazione, non di adesione. Non avremo obblighi economici nei confronti dell’Unione Europea e avremo un potere consultivo. È un’opportunità di crescita e di ulteriore sviluppo: questo è ciò che dobbiamo spiegare ai cittadini. Per quanto riguarda l’informazione, l’avevo già detto in un precedente intervento: sul sito della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri è disponibile tutta la documentazione. Certo, spiegare le cose direttamente alle persone può essere più semplice, ma chi desidera approfondire trova tutto il materiale necessario. I ringraziamenti, per quanto mi riguarda, non sono soltanto doverosi: sono sinceri e sentiti. Il lavoro è stato impegnativo, complesso, non privo di ostacoli. È stato un percorso che ha conosciuto accelerazioni e battute d’arresto e che ha richiesto fermezza, competenza, confronto continuo, dialogo franco e soprattutto capacità diplomatiche davvero non comuni. Non rifaccio l’elenco di tutte le persone da ringraziare, perché sono tante e a tutte va riconosciuto il lavoro svolto. Adesso, come è già stato detto, questo è un punto di partenza e non un punto di arrivo. Dobbiamo metterci subito al lavoro e mi auguro che lo si possa fare insieme, nell’interesse di tutti. In questo momento non serve fare polemica. Posso capire che chi ha idee diverse abbia perplessità, ed è legittimo, ma questo è il momento di lavorare insieme.
Andrea Menicucci (RF): Mi rendo conto di essere stato spesso critico nei confronti di questo Governo e di questa maggioranza, specialmente sul tema dello scollamento, della dissociazione che si verifica tra ciò che il Governo fa e racconta e la realtà con cui convivono i nostri concittadini. Proprio non riesco a fare a meno, quando guardo all’azione di questo Governo e di questa maggioranza, di avere l’impressione di trovarmi di fronte a una politica spesso distratta da piccoli progetti e investimenti, altre volte invece ben più scaltra, e altre ancora difficilmente capace di gestire i grandi nodi strutturali che attanagliano l’attualità e che, a maggior ragione, ipotecheranno il futuro delle nuove generazioni della Repubblica di San Marino. Però ieri è stato un giorno lieto per la nostra Repubblica. Voglio ringraziare il Segretario Beccari e anche i suoi predecessori, il Segretario Mularoni, il Segretario Valentini e il Segretario Renzi, che insieme agli staff delle rispettive Segreterie di Stato, al Corpo diplomatico e ai funzionari del Dipartimento hanno lavorato affinché si arrivasse a questo risultato storico e importantissimo per la Repubblica di San Marino, per i cittadini e per la stessa politica, che si è impegnata molto nel corso degli anni. Oltre alle sfide gravose che ci attendono da oggi in avanti, nella popolazione sta crescendo e montando, come riconoscevano anche altri consiglieri nel dibattito di ieri, un sentimento fortissimo di antieuropeismo, complice forse anche una postura istituzionale e internazionale dell’Unione Europea non proprio felicissima, complici alcune teorie fantasiose sui poteri occulti che si stanno diffondendo. Credo però che, in questa partita, la stessa politica sammarinese abbia giocato un ruolo decisivo, perché esiste un certo sottobosco, chiamiamolo così, politico che, cavalcando i ritardi accumulati, a volte una comunicazione insufficiente e altre volte una disinformazione ben prezzolata e più che sufficiente, ha delegittimato nel corso del tempo questo accordo. Permettetemi di dire che, tra i tanti complimenti rivolti ieri in quest’Aula al Segretario Beccari, alcuni provengono anche da chi si è speso e ha speso per questa disinformazione. Quindi, Segretario, doppiamente complimenti: sia per la situazione incresciosa che ha dovuto vivere al nostro interno, sia per l’ipocrisia di qualcuno al quale lei, per sua scelta, ha deciso di non rispondere, dimostrando una certa classe. Non mi sono passate inosservate le parole riportate qualche tempo fa da un quotidiano e pronunciate da un esponente della maggioranza a margine di un dibattito sul Regolamento consiliare. Ha affermato che è inutile scontrarsi sul Regolamento consiliare perché tanto a San Marino comandano Banca Centrale e il Tribunale. Che nell’attività del Consiglio Grande e Generale possa esserci stata una qualche eterodirezione, ogni tanto, come opposizione, dobbiamo certificarlo e paventarlo. Lo avevamo fatto proprio in occasione delle modifiche al Regolamento consiliare. Le parole del consigliere, però, diventano ancora più spaventose nel momento in cui le uniamo a quelle pronunciate ieri durante il dibattito all’interno del comma Comunicazioni, quando ha parlato di una politica estera spesso vittima di gruppi, stakeholder e portatori di interessi, quelli che qualcuno ha definito i famosi “ladri di polli”, che vedono nell’Unione Europea la fine dei loro affarucci e affaretti. Ma se, secondo qualche esponente della maggioranza, le decisioni che dovrebbero essere politiche all’interno della Repubblica di San Marino dipendono dagli umori di via del Voltone o dai corridoi dei Tavolucci, oppure se la politica estera sammarinese è vittima di gruppi e portatori di interessi, allora credo che la politica sammarinese abbia abdicato completamente al proprio ruolo e abbia fallito. Significa che la sovranità del nostro Stato è stata delegata a poteri che non sono responsabili del proprio operato di fronte ai cittadini. E questo è più che grave. Del fatto che la politica stia abdicando al proprio ruolo di guida e di sintesi all’interno della società civile abbiamo un esempio lampante sotto il nostro naso. Mi chiedo: infrastrutture, investimenti strategici e politiche lungimiranti, la politica è ancora in grado di portarli avanti? Parto da un esempio semplice e lampante, perché lo abbiamo davanti in questi giorni. Siamo nel pieno di un’ondata di calore che probabilmente rappresenta soltanto un assaggio di ciò che ci aspetterà nei prossimi anni. Ce ne accorgiamo perché l’asfalto bolle sotto i piedi e l’aria diventa irrespirabile, soprattutto nelle case e nei luoghi di lavoro. Che cosa fa la politica, nel lungo periodo, per ovviare a questo problema? Questo è soltanto un esempio che riguarda l’attualità della nostra Repubblica. In compenso, però, finanziamo progetti che, lasciatemelo dire, potrebbero anche essere di forte interesse sociale e storico, ma che purtroppo sembrano rappresentare l’unica direzione degli investimenti pubblici all’interno della Repubblica di San Marino. Abbiamo una popolazione e degli industriali che chiedono da anni investimenti urgenti sui servizi e sulle infrastrutture della nostra Repubblica, per connettere San Marino al mondo e alla modernità. Ma qual è la priorità assoluta di questa maggioranza? Ce l’hanno spiegata il Segretario Canti e il Segretario Pedini: il trenino, il Treno Biancazzurro, il prolungamento del binario del Treno Biancazzurro. Sgombriamo il campo dalle polemiche. Nutro rispetto per il lavoro che l’Associazione Treno Biancazzurro ha portato avanti in questi anni per promuovere e preservare la memoria della ferrovia, ma nutro altrettanto rispetto nei confronti di quella stessa memoria, che deve essere valorizzata con dignità. Per me, prolungare e annegare i binari nell’asfalto di un parcheggio per autobus, mal collegato agli itinerari turistici e senza una valutazione d’impatto, una valutazione economica o un business plan, non significa dare dignità a quella memoria. Significa vivere alla giornata, in un momento storico nel quale vivere alla giornata vuol dire distrarre fondi dalle vere sfide e dalle vere emergenze del Paese. Spero in una politica che torni a decidere, progettare e realizzare infrastrutture che servano realmente alle persone, al loro sviluppo, all’economia e all’ambiente stesso; una politica che torni a costruire una società che non lasci ai propri figli l’onere di dover faticare sempre di più a ogni generazione che passa, perché incapace di avere lungimiranza nella gestione delle emergenze e delle sfide. Credo che San Marino meriti una politica che guardi al futuro, che lo faccia in autonomia, libera da condizionamenti esterni, e che sia in grado di affrontare la sfida europea che il giubilo di questi giorni rischia purtroppo di far passare in secondo piano. Ieri abbiamo indossato gli abiti della festa. Credo che da oggi bisognerà indossare la tuta da lavoro.
Maria Luisa Berti (AR): Ritengo assolutamente doveroso, a titolo personale e anche come membro della Commissione Affari Esteri, prendere la parola nel comma Comunicazioni alla luce della positiva notizia giunta ieri, con la comunicazione del Consiglio dell’Unione Europea del via libera alla firma dell’Accordo di associazione. Tutti hanno evidenziato l’importanza e il significato storico di questa comunicazione, che rappresenta la conclusione, o comunque il completamento, di una delle fasi più importanti dell’iter finalizzato alla firma e alla ratifica. Vorrei però ricordare l’importanza di questa notizia anche alla luce del difficile percorso compiuto, che ha provocato una certa sofferenza all’intero Paese a partire dagli anni 2008-2009, quando fu necessario avviare un intenso lavoro da parte delle istituzioni sammarinesi, sia sul fronte interno sia su quello internazionale, per riconquistare quella credibilità che purtroppo, a livello internazionale, era stata completamente persa. Il significato della notizia di ieri rappresenta quindi un tributo importante e positivo al lavoro svolto con estremo impegno in tutti questi anni, anni particolarmente difficili durante i quali abbiamo dovuto trasformare il sistema Paese, sotto il profilo economico, passando da un modello evidentemente ispirato all’offshore a un modello diametralmente opposto. Quella di ieri è stata dunque una significativa presa d’atto del fatto che tutto il lavoro svolto dal 2009 in avanti è stato utile e proficuo ai fini del riaccreditamento e del recupero della credibilità del nostro intero Paese. Un’estrema gratitudine va sicuramente al Segretario di Stato Luca Beccari, che soprattutto negli ultimi tempi, nonostante critiche ingiustificate e anche ingiuste, è riuscito a mantenere ferma la propria missione e a raggiungere lo scopo. Condivido la riflessione, non parlerei di preoccupazione, sul fatto che si conclude una fase ma se ne apre necessariamente un’altra, che sarà quella del lavoro concreto. Un lavoro finalizzato a individuare le strutture e gli investimenti strutturali necessari al Paese, oltre all’ammodernamento dell’apparato della Pubblica Amministrazione. Spero che possa esserci anche un contributo da parte delle autorità europee per fare in modo che si possa rivedere non soltanto l’impostazione economica, ma anche la struttura della nostra amministrazione, in termini di economia della spesa e di efficientamento di tutti i servizi. Ci sarà poi tutto il lavoro che spetterà a noi, un lavoro veramente intenso e significativo, relativo all’adeguamento normativo. Dovremo necessariamente coniugare questo adeguamento mantenendo sempre ben presente l’altra nostra missione, che è quella di salvaguardare il più possibile le peculiarità identificative del nostro Paese e delle sue istituzioni. È vero, quindi, che si aprirà una fase di intenso lavoro, rispetto alla quale auspico che l’intero sistema Paese possa lavorare coralmente e insieme. Colgo l’occasione per svolgere anche una riflessione sui recenti episodi di violenza giovanile. Molti colleghi consiglieri hanno evidenziato questa importante problematica nel corso dei propri interventi nel comma Comunicazioni. È evidente che si tratta di un disagio significativo, sicuramente accentuato dal contesto di repressione e di ristrettezza conseguente alla particolare situazione di vita determinata dalla pandemia. Sapevamo che ci sarebbero stati, a cascata, effetti e ricadute negative soprattutto sulle nuove generazioni. Del resto tutti, in un modo o nell’altro, hanno subito le conseguenze negative della situazione pandemica: i giovani, gli anziani, ma soprattutto i giovani sono stati tra i più colpiti. Evidentemente qualcosa non ha funzionato, perché sapevamo che questo sarebbe stato uno degli effetti, ma non siamo stati in grado di cogliere e affrontare preventivamente, con interventi adeguati, le problematiche che stanno emergendo in questi giorni. Qualcuno ha sostenuto che manchino ambienti nei quali i giovani possano trascorrere i propri momenti di svago. Molto probabilmente anche questa è un’esigenza reale e avvertita, ma credo che problematiche di questo tipo non possano essere risolte soltanto con interventi rivolti a questo aspetto. Servono soprattutto interventi di sostegno alle famiglie e un lavoro sui modelli educativi, non soltanto all’interno dell’ambiente familiare, ma anche nella scuola e in tutti i contesti sociali e comunitari, affinché si educhi veramente alla tolleranza e al rispetto, invece che alla violenza. Su questo siamo sicuramente deficitari, fortemente deficitari. Negli anni sono stati realizzati anche interventi di modifica dei sistemi di ausilio alle famiglie e alle scuole; mi riferisco al Servizio Minori e a tutto ciò che riguarda i minori. Evidentemente anche quel cambiamento non è stato utile a sostenere efficacemente le crisi nell’ambito familiare e in quello giovanile. Invito quindi tutti coloro che hanno competenze in materia a compiere un esame approfondito dei possibili fronti di intervento, dalla scuola alla società fino alla famiglia, affinché il disagio che i nostri giovani vivono e manifestano venga considerato una priorità e possa essere definitivamente affrontato. Quello che manifestano oggi è infatti un disagio che, se non viene sanato, potrà avere ricadute anche sulla loro vita futura e, di conseguenza, sull’intera società. La politica deve assolutamente fare in modo che questo non accada.
Gian Carlo Venturini (PDCS): Anch’io vorrei svolgere alcune considerazioni in questo comma Comunicazioni. Da una parte, ovviamente, desidero associarmi a quanto è stato detto da molti colleghi sul raggiungimento dell’importante risultato ottenuto ieri, con l’approvazione da parte di tutti gli organismi dell’iter di conclusione del nostro Accordo di associazione. È il frutto di un lavoro durato ormai oltre dieci anni, portato avanti da diversi Governi, ma che ha visto particolarmente impegnato, in questa legislatura e anche in quella precedente, il nostro partito e i Governi che ha sostenuto. Come ricordavano anche alcuni colleghi, l’Accordo di associazione è una delle priorità del programma di Governo di questa legislatura e dell’accordo politico raggiunto tra le forze di maggioranza. Non si tratta di celebrazioni o del “Beccari Day”, come qualcuno lo ha definito, ma credo che sia un risultato che offre prospettiva, fiducia e possibilità di rilancio al nostro Paese. Non riesco quindi a comprendere come qualche consigliere di opposizione possa pronunciare, nei propri interventi, certe assurdità. Come si può dire che, dopo le celebrazioni di ieri per questo risultato, finalmente la maggioranza ha qualcosa da dire nel comma Comunicazioni? Siamo all’assurdo. Il comma Comunicazioni viene spesso utilizzato strumentalmente dalle opposizioni, mentre la maggioranza cerca di contenere gli interventi per non perdere intere giornate soltanto su questi argomenti. Credo che il risultato sia sotto gli occhi di tutti. Credo che l’importanza dell’accordo e la soddisfazione non riguardino soltanto il Governo, il Segretario Beccari e tutta la maggioranza, ma anche le associazioni di categoria e le forze sociali, che auspicavano da anni questo risultato, perché la mancata conclusione dell’accordo poneva in difficoltà le imprese nella competizione con le realtà che ci circondano e limitava le prospettive dei giovani e del nostro Paese. Mi sembra evidente che qualcuno possa essere rammaricato perché gli è venuto meno il giochino portato avanti negli ultimi sei mesi o nell’ultimo anno, quando a ogni comma Comunicazioni si chiedeva: perché non firmiamo? Perché c’è la questione bulgara? Perché il Governo non ha fatto nulla? Qualcuno proponeva addirittura di recarsi a Bruxelles con una delegazione parlamentare composta da tutte le forze politiche. Oggi che il risultato è arrivato, dobbiamo denigrarlo e non tenerne conto? Di che cosa stiamo parlando? Certamente, come hanno detto alcuni colleghi, questo risultato, che a mio avviso è estremamente importante e significativo, non rappresenta un punto di arrivo ma un punto di partenza, perché adesso comincia il lavoro di attuazione dell’accordo. Auspichiamo che si arrivi alla firma il prima possibile, ma, una volta concluso l’iter, credo che si possa essere ragionevolmente tranquilli sul fatto che la firma arriverà in tempi brevi. Adesso siamo nella pausa estiva, perché ormai tutti gli organismi interrompono i lavori, ma credo che questo sia comunque un elemento importante. Auspichiamo che l’accordo entri in vigore provvisoriamente dal 1° gennaio 2027, perché diversamente si potrebbero creare problemi, difficoltà e aspettative soprattutto per le imprese, che devono relazionarsi con l’esterno. Per quanto riguarda le cose da fare, certamente dobbiamo rimboccarci le maniche e fare tutto ciò che è opportuno per dare attuazione all’accordo, ma non si può nemmeno sostenere che non sia stato fatto nulla. Voglio ricordare i tavoli tecnici e i tavoli misti ai quali hanno partecipato le imprese, le associazioni di categoria, le forze politiche e tutti i riferimenti coinvolti in questi anni. Si è arrivati persino all’ipotesi di firmare un documento congiunto tra tutte le forze politiche e le associazioni di categoria, che poi, per alcuni aspetti, non è giunto alla definizione finale, ma non per responsabilità della maggioranza, del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, delle associazioni di categoria o dei sindacati. Credo che anche questo sia un elemento del quale bisogna tenere conto. Dall’altra parte, nonostante tutto il Paese rivendichi l’opportunità di questo accordo e la necessità di concluderlo, c’è ancora chi chiede di procedere a un referendum. Voglio ricordare che nel 2013 un referendum su questo tema è già stato celebrato. In quell’occasione fu chiesto ai cittadini di esprimersi non su un accordo di associazione come quello di oggi, che auspichiamo di sottoscrivere, ma addirittura sull’adesione, che avrebbe impegnato il Paese a vincoli più pesanti e complessi nei confronti dell’Unione Europea. Quel referendum non era stato alterato dal quorum, che ancora esisteva, ma i cittadini si espressero a maggioranza a favore dell’adesione. Il risultato non fu attuato perché non venne raggiunto il quorum previsto per questa materia. I cittadini, quindi, al di là di ciò che sostengono qualche forza politica o qualche esponente soltanto per cercarsi uno spazio tra coloro che la pensano diversamente, opinioni che naturalmente rispettiamo, si sono già espressi e la maggioranza del Paese non si trova su quelle posizioni. Credo che ognuno debba fare le proprie riflessioni. Il Paese si è già espresso. Credo che questo accordo offra opportunità ai nostri giovani, al nostro Paese e alle nostre imprese. Un conto è l’Accordo di associazione, che ci consente di sederci al tavolo dei Paesi dell’Unione Europea e di conoscere determinate tematiche e problematiche prima ancora che vengano adottate, evitando di dover intervenire successivamente mettendo delle pezze per fornire risposte alle nostre imprese e ai nostri giovani. Questa è un’opportunità. Non si tratta, come dicevo prima, di un’adesione, sulla quale forse in futuro, qualora vi fossero le condizioni, si potrà valutare se intervenire. Oggi parliamo dell’Accordo di associazione, che è importante e fondamentale per il nostro Paese. In questo comma Comunicazioni, però, oltre a sentirci dire che abbiamo celebrato, che non abbiamo detto nulla e che non diciamo niente, mi rivolgo anche all’opposizione, perché in questi giorni non c’è stata soltanto la conclusione dell’iter dell’Accordo di associazione. Ci sono stati anche altri fatti. Abbiamo appreso dall’Italia gli sviluppi della vicenda delle mascherine, nella quale purtroppo era coinvolto anche un sammarinese che era a capo di una banca di San Marino, che ha messo in ginocchio questo Paese e che a San Marino è stato condannato per truffa ai danni dei fondi pensione e per altre vicende. In Italia il caso è esploso nuovamente proprio in questi giorni, ma qui nessuno ne parla. Così come nessuno parla della recente sentenza di secondo grado, arrivata ieri, nei confronti di coloro che hanno portato e quasi messo sul lastrico il nostro Paese nel 2019. Parlo dei vertici di Banca Centrale e di chi, nel Governo di allora, ha voluto gestire tutte le vicende che hanno riguardato Savorelli e tutto il resto. Non se ne parla. Il giudice d’appello di secondo grado ha confermato la sentenza di primo grado. Non l’ha riformata, salvo che per una persona: per gli altri ha confermato le condanne. Anche l’informazione dovrebbe essere più corretta, perché parlare di riforma della sentenza è una cosa, mentre parlare di conferma è un’altra. Qualcuno ne ha parlato? No, perché questi sono temi che all’opposizione creano difficoltà, imbarazzo e preoccupazione. La maggioranza, quindi, ha argomenti e cose da dire non soltanto sulle celebrazioni, ma anche su altri temi, come la preoccupazione per i giovani e per gli episodi di violenza che si sono verificati. Abbiamo affrontato questo argomento anche nella Quarta Commissione lunedì scorso, dove abbiamo approvato all’unanimità un ordine del giorno con il quale abbiamo espresso la nostra preoccupazione e dato mandato al Congresso di Stato di verificare, insieme agli organismi competenti, se siano necessari ulteriori interventi per incrementare la tutela dei giovani e anche degli operatori sanitari, perché sempre più spesso emergono problemi anche in questo ambito. Questi sono i temi. Non c’è soltanto l’Accordo di associazione. Evidentemente qualcuno, che pensava di condurre le proprie battaglie soltanto su alcuni argomenti, oggi non ha più strumenti e non può dire altro che sì, l’accordo è importante, ma siamo ancora in alto mare perché dobbiamo fare cose che non sono state realizzate in questi anni. C’è sempre qualcosa che non va.
Gerardo Giovagnoli (PSD): Poco prima di decollare con un aereo si raggiunge una velocità chiamata “velocità di decisione”, quella oltre la quale non si può più tornare indietro. È il momento delle decisioni irreversibili. Quella raggiunta in questi giorni non è la velocità di decollo, di quella parlerò più avanti, ma è stata la velocità di decisione: il momento in cui, pur non avendo noi il comando, non si può più tornare indietro. Il festeggiamento definitivo, secondo me, si dovrà fare con l’entrata in vigore dell’Accordo di associazione, ma ciò che finalmente abbiamo raggiunto è il fatto che nessuno possa più mettere i bastoni tra le ruote. In quest’ultimo periodo, a proposito di volo, abbiamo subito molte turbolenze: turbolenze esterne, non create da noi. Questo segna la differenza anche rispetto a vent’anni fa, quando, davanti a un altro momento decisionale, scegliemmo di fermarci. Quella volta si trattava dell’accordo con l’Italia: dipese da noi, ci fermammo, non fummo decisi e qualcuno riuscì a sabotare un percorso che ci avrebbe evitato tantissimi problemi. Questa volta no. Questa volta abbiamo tenuto la barra dritta, non soltanto la classe politica, ma tutto il Paese. Questo ha fatto la differenza anche agli occhi di coloro che ci osservano e che, per la prima volta, ci sono stati così vicini. Non ricordo che dall’Unione Europea, dal Parlamento europeo, dall’Italia e da tutti coloro che oggi ci guardano con maggiore considerazione e stima fossero mai arrivati attestati di fiducia verso la Repubblica di San Marino come quelli ricevuti in questa fase. Durante queste turbolenze siamo stati tutti un po’ sballottati, ma devo riconoscere in particolare al Segretario Beccari di aver mantenuto veramente la direzione, la bussola e il timone dritto. Sono stati tanti i tentativi di far deviare il percorso, creare confusione e far cambiare idea, ma devo ammettere, Segretario, che lei ha un sistema vestibolare da studiare. Ha mantenuto lo sguardo fisso e non ha cambiato direzione, nonostante tutte le sollecitazioni. Mi viene in mente, Segretario, la capacità dei volatili di mantenere lo sguardo fisso, nonostante qualcuno cerchi di far perdere loro l’orientamento. Lei ha tenuto la barra dritta e adesso è arrivato il momento del passaggio di consegne. Noi eravamo in cabina, ma non in quella di pilotaggio: eravamo, diciamo, nella fusoliera a guardare gli altri che pilotavano. Adesso avviene lo scambio. Tocca a noi guidare questo aereo, portarlo alla velocità di rotazione e poi a quella di decollo. Non ci sono più scuse e non si torna più indietro. Nonostante in quest’Aula, ancora dopo anni, ci sia chi dice: “Non abbiamo ancora capito quali siano i benefici e quali, invece, i difetti di questo accordo. Chissà come funziona”. Ma, colleghi, voi dov’eravate nella precedente legislatura? Eravate anche al Governo, e chiaramente mi riferisco a Motus Liber. Come si può dire che cinque anni fa si sarebbe dovuto fare questo o quello? Voi c’eravate. Avevate anche una Segreteria di Stato impegnata a negoziare l’accordo e adesso, nel 2026, vorreste tornare indietro, preparando anche un ordine del giorno per rivedere tutto. Non siamo noi a dovervi rispondere, perché la retorica non funziona. Questa è una farsa politica che ignora ciò che sta dicendo il Paese. Tutte le categorie economiche e imprenditoriali, e non solo, ci stanno dicendo: “Siamo in ritardo, datevi una mossa”. Andate a parlare con ANIS, con i giovani imprenditori e con i sindacati. Non siamo soltanto noi a dire che questo è un traguardo della Repubblica. Questo è fondamentale, perché non esiste una contrapposizione tra il Governo e il sentimento del Paese. Ma se voi seguite e promuovete anche quelli che, in due secondi, scrivono qualcosa su un post, mettono un like e dicono delle stupidaggini, siete voi a fare informazione oppure questa è disinformazione? A che gioco giocate anche con il referendum? Dite che bisogna farlo, ma quale sarebbe la vostra posizione? Sareste per il no. Ditelo. Siate onesti nei confronti della gente. Dite di essere per il no e, a quel punto, rispondete anche a chi sostiene che il cambiamento per San Marino sia positivo. Dite anche di non essere d’accordo con Fratelli d’Italia e con gli altri che sostengono questo percorso. Un sostegno così forte da parte italiana non lo avevamo mai ricevuto. Giustificate quindi la vostra posizione e dite che questo accordo non va bene e che sarebbe tutto da rifare. Ma non è tutto da rifare e non si torna più indietro, perché è stato un percorso lungo e non una decisione presa in un momento. È stata una decisione frutto di un cambiamento consapevole, benché inizialmente subìto, da parte della Repubblica di San Marino, che ha orientato tutta la propria politica e da lì non ha più cambiato direzione, rimanendo sempre coerente con l’apertura, la trasparenza e la conformità internazionale. Quella di ieri è la certificazione quasi definitiva, attraverso le parole della stessa Unione Europea e dei suoi più alti rappresentanti, che si sono spesi per dire: “Questo accordo va bene, andiamo avanti”. La Repubblica di San Marino fa parte della famiglia europea, come effettivamente è. Guardate, c’è stata una coincidenza veramente espressiva e significativa. Nello stesso giorno in cui l’Unione Europea dava il via libera attraverso il Consiglio dell’Unione Europea, e non il Consiglio d’Europa, il Segretario Gatti ha potuto dire che con Banca d’Italia e con l’ABI si va avanti, che siamo alla fase due e che si è svoltato. Anche questo si ricollega al 2005. Allora era stato esattamente il tema finanziario a bloccare tutto, perché esistevano sospetti e convenienze. Qualcuno riuscì a impedire che San Marino intraprendesse quel percorso. Adesso è tutto il contrario. Banca d’Italia dice di andare avanti lungo il percorso della conformità, di velocizzare e accelerare, e questo deve essere il nostro obiettivo da qui in avanti, visto che adesso tocca a noi. Questo sì che dovreste dire: la responsabilità ora è vostra. Minicucci ha utilizzato una bella immagine, dicendo che bisogna togliersi gli abiti della festa e indossare quelli da lavoro. Ci sta. Accolgo questa figura retorica: è esattamente ciò che dobbiamo fare adesso. Siamo tornati noi nella cabina di pilotaggio. Dobbiamo portare questo aereo, la Repubblica di San Marino, a decollare davvero nello spazio molto più ampio dei nostri cieli, che è quello europeo. Mettiamoci quindi d’impegno. Abbiamo le possibilità, abbiamo lo spirito e, questa volta, a differenza del passato, abbiamo anche una cooperazione esterna. Sapete che in questi vent’anni abbiamo sofferto molto per essere stati considerati per ciò che non eravamo. Ci hanno sempre detto: “Quello è un paradiso fiscale, fanno le furberie”. Ora il clima e il contesto sono completamente cambiati. Siamo un Paese capace di rispettare le regole e di applicarle, non soltanto di scriverle. Spetta a noi trasformare questo insieme di regole e l’appartenenza a un club molto più grande del nostro, con il quale già lavoriamo, in opportunità concrete. Ricordiamo che il 90 per cento delle nostre interazioni avviene con l’Unione Europea e non con altri luoghi. Dobbiamo quindi convertire questa energia, che ci arriva in qualche modo anche dall’esterno, per far crescere il nostro Paese.
Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Credo sia doveroso ringraziare il Segretario di Stato Luca Beccari per aver portato a compimento questo importante risultato, rappresentato dalla chiusura dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. È un percorso, un capitolo iniziato tanti anni fa. Come molti prima di me hanno ricordato, era stato celebrato anche un referendum sul tema dell’adesione all’Unione Europea. Quel referendum aveva dato un determinato esito, ma, nella consapevolezza che vi fosse una forte necessità di armonizzazione e integrazione con l’Unione Europea, è stato intrapreso un percorso che ha visto più Governi, più rappresentanti e più Segretari di Stato portare avanti questo fondamentale dossier per la Repubblica di San Marino. È stato un percorso non semplice. Per questo credo che il Segretario Beccari, con forza, determinazione e coerenza, abbia portato a compimento un risultato tutt’altro che semplice, anche quando le tempistiche sembravano non rispettare i termini che ci si era dati, mantenendo comunque la forza di tenere la barra dritta. Credo che questo sia un plauso e un merito che debbano essere riconosciuti al Segretario Beccari, soprattutto considerando momenti affatto semplici. Il Segretario Beccari ha detto una cosa molto importante: questo percorso che abbiamo intrapreso non ce lo ha imposto nessuno, lo ha scelto la Repubblica di San Marino. In tante circostanze siamo stati anche, tra virgolette, forzati a intraprendere determinate scelte e determinati percorsi. Quello che ha portato al dossier riguardante l’associazione con l’Unione Europea è invece un percorso scelto in totale indipendenza, scienza e coscienza dalla Repubblica di San Marino e portato avanti da tanto tempo. Quello che si è chiuso ieri è quindi un capitolo importantissimo. Ringrazio tutte le forze politiche presenti all’interno dell’Aula per aver riconosciuto l’importanza di questo momento, che sembrava anche essersi progressivamente allontanato nel corso dei mesi. Dispiace che una forza politica continui a cercare delle scuse per non assumere una posizione politica. Questo è un dato di fatto. Quando si dice: “Noi pensiamo che debba essere celebrato un referendum”, ricordo che i cittadini ci hanno nominati per essere i loro rappresentanti in quest’Aula. Credo che le forze politiche abbiano il dovere di dire se siano favorevoli o contrarie a questo accordo negoziato e all’importante risultato raggiunto. È troppo semplice dire di voler demandare la scelta a un referendum. Il referendum, qualora lo vogliano, potranno richiederlo i cittadini. Chi è stato eletto ed è presente all’interno di quest’Aula deve dire se sia d’accordo o meno con il risultato raggiunto, senza demandare la decisione ad altri o continuare a rinviarla al popolo, che naturalmente può richiedere un referendum attraverso le modalità previste. Chi è stato eletto e siede all’interno di quest’Aula deve però dire come la pensa. A volte sembra veramente che si vogliano trovare delle scuse e che, quando arriverà in Aula la ratifica dell’Accordo di associazione, si cercheranno dei cavilli per dire di non essere stati informati. Ricordo che il dossier e l’accordo negoziato erano già stati pubblicati sul sito della Segreteria di Stato un anno e mezzo fa. Sono stati organizzati tantissimi momenti di confronto, numerose serate pubbliche e incontri con gli ordini professionali, per dare pubblicità all’Accordo di associazione e farlo conoscere. Ribadisco che fa molta specie che a sollevare dubbi e perplessità su questo tema sia soprattutto la forza politica il cui rappresentante, nella passata legislatura, guidava la Segreteria di Stato per l’Industria. Mi riferisco al consigliere Fabio Righi, perché Anis ieri è stata la prima a diffondere un comunicato di felicitazioni e congratulazioni per il raggiungimento di questo traguardo storico riguardante l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Credo veramente che ieri si sia chiuso un capitolo e che da domani, anzi da oggi, come hanno affermato tanti altri, inizieremo a scriverne uno nuovo, riguardante l’impatto e tutte le opportunità che potranno derivare dalla sottoscrizione dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Cogliamo queste opportunità per i nostri figli.
Segretario di Stato Luca Beccari, replica: La giornata di ieri, e anche quella di oggi, è stata ricca ed emozionante e non posso non ringraziare tutte le persone che hanno voluto in qualche modo riconoscere l’impegno profuso per raggiungere questo risultato. Credo che la politica, in generale, sia sempre un ambiente un po’ strano. Forse i cittadini, quando guardano la politica e quando poi ci interroghiamo sul perché a volte non sia facile coinvolgere i giovani e convincere le persone a impegnarsi, vedono soprattutto la contrapposizione, la distanza e la divisione. Questo non è qualcosa che attrae, non è uno stimolo a buttarsi nell’arena, anzi è qualcosa che tiene lontani. Sono rari i momenti in cui in quest’Aula ritroviamo una certa condivisione o comunque una convergenza sui temi. Devo dire che mi sento anche abbastanza fortunato perché, nel corso del mio doppio mandato e di questi sei anni, ho potuto assistere a momenti di condivisione molto forti in Aula. Diversi sono stati quelli attorno all’Accordo di associazione, altri hanno riguardato scelte di politica estera che abbiamo compiuto, come il riconoscimento della Palestina, o dibattiti molto importanti sulla situazione internazionale. Credo quindi di avere la fortuna, se magari posso avere altre sfortune legate alle mie deleghe e alla complessità di alcuni dossier, di occuparmi di una materia capace anche di unire un po’ l’Aula, e questa per me è una grande soddisfazione. Ringrazio anche chi ha voluto esprimere le proprie considerazioni togliendosi un po’ l’abito dell’opposizione e guardando al risultato per il Paese, rivolgendo anche parole gentili nei miei confronti. Vi ringrazio perché credo che in politica si possano avere visioni contrapposte, come diceva il consigliere Zeppa, e si possa essere anche sempre in disaccordo su tutto, ma esiste anche una dimensione umana. Esiste la capacità di riconoscere quando ci sono momenti particolari o quando una persona attraversa momenti particolari nel portare avanti un obiettivo. Per questo mi sento veramente di ringraziare l’Aula oggi per questo importante risultato, che ritengo sia prima di tutto un risultato del Paese. Avremo anche il tempo per metabolizzarlo. Ieri ho detto in Aula, in apertura del mio intervento, che non avrei fatto assolutamente polemica e non mi sarei tolto i sassolini dalle scarpe, quindi voglio essere coerente con questo. Non ce l’ho politicamente con nessuno e, obiettivamente, sono abituato da quando faccio politica a confrontarmi con chi la vede diversamente. Non c’è la volontà di puntare il dito contro chi ha una posizione differente. Se l’intervento di Domani Motus Liberi fosse stato quello del consigliere Dolcini e, forse, buona parte di quello del consigliere Andruccioli, saremmo anche a posto così, come si dice. Il consigliere Dolcini esprime una visione sul referendum che, su alcuni punti, è rispettabile; non può essere attaccato per questo. Non sopporto, invece, quando vengono create narrazioni completamente distorte. Questo mi urta e mi irrita. Non sopporto la semplificazione che il consigliere Troina ha fatto di quelli che sono i vantaggi che noi, non io, ma anche chi mi ha preceduto, abbiamo cercato per dieci anni di spiegare al Paese. Se poi mi si dice che abbiamo sostenuto che l’Accordo serve per evitare le file negli aeroporti, per Erasmus e non ricordo per cos’altro, allora credo che non sia vero che non si è capito: non si vuole capire. Forse quella che è una vittoria del Paese oggi viene vissuta da qualcuno come una sconfitta. Credo che si possa dire soltanto questo. Il resto lo respingo al mittente e politicamente avremo tempo per confrontarci su queste cose. Giovagnoli ha detto una cosa importante e permettetemi di concludere in questi termini. Noi abbiamo detto un no vent’anni fa e ci abbiamo messo vent’anni per ottenere un sì. Riflettiamo su quanto possa essere grave, a volte, pronunciare un no che aveva le stesse motivazioni che sento esprimere oggi da chi è contrario all’Accordo di associazione. Sono le stesse, sono idee identiche, non c’è nulla di diverso. In quegli anni si giustificava l’inopportunità di un accordo con l’Italia per le stesse ragioni con cui oggi si giustifica l’inopportunità di un accordo con l’Unione Europea. Siamo sempre lì. Ci sono voluti vent’anni per portare San Marino su un piano completamente diverso nelle relazioni con l’Unione Europea, in maniera strutturata e con il consenso unanime di tutti. Pensiamoci, perché credo che il nostro Paese in questi vent’anni abbia attraversato veramente un inferno per tutto quello che gli è capitato. Oggi finalmente è l’inizio di una nuova fase. A noi spetta la responsabilità di intraprenderla nel modo migliore e il compito di costruire quello che verrà, perché sono convinto che, dopo tanti anni di sacrifici, arriverà anche la stagione delle grandi opportunità.
Risposte interpellanze/interrogazioni
Interpellanza presentata dai Gruppi Consiliari di Opposizione in merito alla posizione della Repubblica di Bulgaria relativamente all’Accordo di Associazione della Repubblica di San Marino e il Principato di Andorra con l’Unione Europea (TIPO RISPOSTA: ORALE)
Segretario di Stato Luca Beccari: L’ho già detto più volte su questo punto: quello che succede in Coreper o in EFTA non è qualcosa del quale noi abbiamo contezza completa al cento per cento, perché non siamo parte di quegli organismi, non ci sono nostri rappresentanti e soprattutto non esiste alcun obbligo, da parte di quegli organismi, di divulgare le informazioni e le discussioni che vi si svolgono. Quello che ci veniva riferito a seguito di quegli incontri erano le informative trasmesse dalla Commissione, perché il nostro canale istituzionale di rapporto è con la Commissione e, eventualmente, con la Presidenza di turno, in merito allo stato dell’arte. Nella fase finale del percorso dell’Accordo di associazione, durante le varie consultazioni in sede EFTA, il nostro accordo è stato discusso più volte e i Paesi hanno espresso le proprie posizioni. A un certo punto la Bulgaria, per quanto mi è stato riportato, pur non avendo mai espresso una posizione di contrarietà né all’accordo né a San Marino, ha chiesto del tempo per poter valutare la situazione, anche alla luce delle informative che il Governo bulgaro riceveva in relazione agli investitori e al caso Start. Non c’è mai stata una posizione di diniego, ma una posizione di valutazione, sempre definita come una riserva tecnica, perché se fosse stata una riserva politica sarebbe stata strutturata in modo diverso. Oggi siamo dall’altra parte della barricata, però vi invito anche a ragionare sull’operato dell’attuale Governo bulgaro, perché è stato proprio quel Governo a rimuovere la riserva. Stiamo parlando di un esecutivo che lo ha fatto dopo poco più di un mese dal proprio insediamento. Negli ultimi sei mesi ci sono stati tre Governi in Bulgaria: quello che si è dimesso a febbraio, il Governo ad interim e infine quello attuale. Il nuovo Governo, appena insediato, non era inizialmente nelle condizioni di assumere una posizione, si è preso alcune settimane di valutazione e poi ha rimosso la riserva. Credo quindi che, se guardiamo la vicenda nella sua dimensione temporale, il cosiddetto blocco bulgaro sia durato molto meno del tempo che è stato necessario all’interno del Consiglio per dirimere la questione della competenza mista o esclusiva, che ricordo ha richiesto quasi un anno, e persino meno del tempo impiegato per definire i contenuti del cosiddetto “clarifying addendum”, previsto nell’Accordo. Ritengo quindi che la posizione del Governo bulgaro debba essere letta in questo senso. Io ho scelto di non avere interazioni dirette con il Governo bulgaro e credo che questa sia stata una decisione condivisa, seppure tacitamente, tra le parti. Ci siamo affidati al rapporto con la Commissione, sia noi sia il Governo bulgaro, proprio per evitare di creare strumentalizzazioni inopportune. Ribadisco che non sono in possesso di documentazione specifica che rappresenti una posizione formale di contrarietà dei ventisette Stati membri, come era stato prospettato in Aula e come credo sia all’origine di questa interpellanza. Se tale documentazione esiste ed è nelle vostre disponibilità, allora faccio ammenda, perché nell’ambito della nostra rete diplomatica e delle informazioni ricevute dalla stessa Commissione non ne siamo a conoscenza. L’unico documento che la Bulgaria ha inviato a San Marino, e questo risale a febbraio, quindi a due Governi fa, è stata una nota verbale sulla base della quale, come ho già riferito in Aula, ebbi un’interlocuzione con l’allora Ministro degli Esteri. In quella nota la Bulgaria esprimeva un elemento di preoccupazione per questa vicenda e auspicava sostanzialmente che la situazione potesse risolversi quanto prima.
Nicola Renzi (RF): Intanto l’interpellanza è stata firmata da tutte e tre le forze politiche di opposizione; purtroppo il regolamento prevede che possa intervenire una sola persona. Segretario, noi riteniamo molto importante capire che cosa sia realmente successo, ed è questo il senso della domanda che abbiamo posto. Prendiamo atto della sua risposta: ci dice di non avere documenti e di non avere ricevuto comunicazioni dalla Bulgaria, fatta eccezione per una nota verbale del mese di febbraio. Questo è già un elemento rilevante. Noi crediamo sia assolutamente importante comprendere perché, tutti lo ricordiamo, la prima volta che il percorso si è bloccato ci venne detto che ciò era dovuto al cambio di Governo in Bulgaria e all’insediamento di un nuovo esecutivo. La seconda volta ci venne invece spiegato che esistevano motivi tecnici ostativi. Noi siamo fermamente convinti che sia necessario capire fino in fondo quali siano state le motivazioni che hanno portato la Bulgaria, Stato membro dell’Unione Europea, a bloccare, anche solo per qualche settimana o per qualche mese, il percorso dell’Accordo di associazione che tutti speravamo di concludere molto più rapidamente. Per questo motivo, tra poco discuteremo dell’insediamento della Commissione d’inchiesta e siamo convinti che dovrà fare piena luce su questa vicenda. Esiste una coincidenza temporale che credo sia sotto gli occhi di tutti: lo sblocco dell’intera somma sequestrata e, pochi giorni dopo, il via libera della Bulgaria in EFTA e in Coreper all’Accordo di associazione. È una coincidenza che deve far riflettere e che la Commissione dovrà stabilire se sia stata semplicemente casuale oppure no. Oggi noi non abbiamo gli strumenti per dirlo. In passato abbiamo sentito parlare della controparte bulgara, intesa come investitori. Ci sono state dichiarazioni, anche in quest’Aula, di esponenti politici che sostenevano la bontà e la correttezza degli operatori che volevano acquistare Banca di San Marino. Ci siamo sentiti raccomandare prudenza e un atteggiamento accogliente nei confronti di questi investitori. Successivamente, con il caso Start, abbiamo invece assistito a dichiarazioni molto dure, rivolte sia contro gli investitori sia, ed è ancora più grave, contro uno Stato membro dell’Unione Europea. Abbiamo visto post e dichiarazioni, anche di Segretari di Stato, che a mio avviso si sarebbero potuti evitare. Tengo comunque a precisare che non mi riferisco a lei, Segretario Beccari. Occorre distinguere chiaramente le questioni. Bisogna capire se quell’imprenditore fosse davvero una persona seria e meritevole di investire a San Marino oppure no. Bisogna capire se la Bulgaria, a livello istituzionale, abbia realmente cambiato posizione nei confronti dell’Accordo di associazione, visto che in precedenza non aveva mai manifestato criticità sul percorso sammarinese, né con il Governo precedente né con quelli successivi. La Commissione d’inchiesta dovrà accertare che cosa sia realmente accaduto, quali posizioni abbiano assunto l’investitore privato e il gruppo bulgaro coinvolto, quali posizioni abbiano assunto il Governo e le istituzioni sammarinesi prima, durante e dopo questo percorso e quale sia stato il livello di interlocuzione tra la politica sammarinese, l’amministrazione, le autorità dello Stato e il Governo bulgaro. Concludo rapidamente dicendo che il motivo per cui abbiamo posto questa domanda è proprio questo. La Commissione d’inchiesta, che andremo a insediare nei prossimi commi, avrà certamente strumenti più efficaci dei nostri per approfondire questi aspetti.
Interpellanza presentata dal Gruppo Consiliare di DOMANI – Motus Liberi per chiarimenti in merito ai presupposti delle Delibere del Congresso di Stato relative allo stanziamento di contributi destinati ad alcune iniziative artistiche e culturali con finalità di valorizzazione territoriale e promozione turistica (TIPO DI RISPOSTA: ORALE)
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Ringrazio i consiglieri interpellanti per aver posto un tema che merita sicuramente chiarezza, soprattutto rispetto agli impegni di spesa che sono stati autorizzati. Devo dire che l’iniziativa nasce in maniera sinergica dalle Segreterie di Stato per il Territorio, il Turismo, la Cultura e i Servizi. Credo che la riqualificazione urbana, attraverso opere di rigenerazione realizzate mediante murales e street art, sia una delle modalità innovative, giovanili e non solo, capaci di mettere in evidenza la nostra creatività artistica e culturale. Queste opere possono, in prospettiva, generare veri e propri percorsi e abbellire parti del nostro territorio che altrimenti rischierebbero spesso di rimanere semplicemente abbandonate. Potremmo fare l’esempio delle cabine elettriche o di altre aree che, a un primo impatto, non sarebbero particolarmente gradevoli dal punto di vista visivo. Credo invece che questa iniziativa abbia ottenuto l’apprezzamento della cittadinanza. Tra l’altro è un progetto nato dall’iniziativa di un giovane sammarinese, che tengo a ringraziare anche in questa circostanza, il quale ha contribuito a coinvolgere tutti gli artisti e, con tanta abnegazione, impegno e creatività, ha realizzato queste nove opere in nove Castelli diversi. È un’iniziativa che nasce in sinergia con le Giunte di Castello e con la Commissione monumenti, perché ogni opera viene vagliata su richiesta della Giunta di Castello, che propone la porzione di area sulla quale svilupparla, e successivamente viene sottoposta all’approvazione della Commissione qualora l’area rientri nel buffer UNESCO. Credo che questo ci porti ad avere già oggi diciotto opere. Le ultime nove sono in fase di rifinitura e saranno completate nelle prossime settimane. Sono diciotto opere presenti sul nostro territorio, con una valenza turistica e culturale non secondaria, che rivendichiamo con grande forza e impegno. Rispetto all’iter, come chiedeva giustamente Domani Motus Liberi, il progetto è stato portato avanti inizialmente dalla Segreteria di Stato per il Turismo, coinvolgendo successivamente le Segreterie per il Territorio e la Cultura e la delega ai rapporti con l’Azienda autonoma di Stato per i servizi. Una volta avviato il progetto, si apre un confronto con le singole Giunte di Castello e, sulla base di questo, si dà il via alla progettazione in sinergia con l’Azienda autonoma di Stato per i lavori pubblici, che coordina poi insieme ai ragazzi la realizzazione delle opere. Per quanto riguarda le spese, in due anni abbiamo investito in questo progetto meno di 60.000 euro. Credo che, considerata la valenza artistica degli autori coinvolti, sia un investimento importante. Ricordo che vi sono soggetti il cui nome e la cui firma consentono al nostro Paese di essere particolarmente conosciuto. A me, per esempio, è capitato di vedere al parcheggio 9, nell’ascensore, l’opera della balenottera, che viene visitata e apprezzata da tantissimi cittadini sammarinesi e anche dai turisti. Con una cifra di questo tipo valuteremo se sarà opportuno dare continuità al progetto, perché credo che sul nostro territorio debba essere sempre raggiunto un punto di equilibrio tra la bellezza artistica, la creatività e la riqualificazione urbana attraverso queste modalità, sicuramente innovative per noi, anche se ormai abbastanza utilizzate in altri territori e in altri contesti. Credo veramente che siamo riusciti a dare nuovo smalto ad aree che non soltanto erano sottovalutate o sottoutilizzate, ma anche abbandonate. Questo è quanto. Rimango assolutamente a disposizione per ulteriori chiarimenti, approfondimenti o delucidazioni.
Gaetano Troina (D-ML): Ovviamente nessuno vuole mettere in discussione il pregio o la qualità delle opere realizzate, anche perché rientra assolutamente nelle facoltà del Governo individuare le proprie priorità. Ciò che ci ha portato a presentare questa interpellanza è indubbiamente il tema dei costi, perché, da quanto risulta a noi, diversamente da quanto riferito dal Segretario di Stato, negli ultimi quattordici mesi sono state adottate diverse delibere del Congresso di Stato che, tra l’iniziativa legata a “Buone Nove” e il murale realizzato nel piazzale della stazione, avrebbero autorizzato spese complessive pari a 150.000 euro. Quello che ci chiediamo è se, in un momento come questo, nel quale le risorse pubbliche sono limitate, le casse dello Stato non sono certamente così piene e dobbiamo individuare gli interventi prioritari per il nostro Paese, penso per esempio alla sanità o ad altre infrastrutture da realizzare, un importo così rilevante sia giustificabile. Ripeto, non entriamo nel merito della qualità delle opere o dei luoghi nei quali sono state realizzate, perché alcune sono senz’altro di pregio, ma obiettivamente ci è sembrata una spesa eccessiva, considerata la situazione attuale. Oltre a questo, ci chiediamo se sia prevista un’ulteriore attività di questa portata, perché, da quanto abbiamo potuto vedere anche sui canali social dell’iniziativa “Buone nuove”, sembra che ciò che è stato fatto rappresenti soltanto l’inizio e quindi non si esclude la possibilità di effettuare ulteriori interventi. Chiedo quindi se, alla luce di quanto è già stato realizzato, vi sia l’intenzione di continuare a creare altre opere e, in tal caso, con quali costi. Ci preoccupa infatti l’entità delle risorse destinate a questa iniziativa che, dal punto di vista estetico, è senz’altro pregevole, ma che sotto il profilo delle priorità non ci sembrava urgente.
Comma 2 – Nomina del Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, gli Affari Sociali e le Pari Opportunità
Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Con il doveroso rispetto, questa sostituzione avviene a causa di un evento particolarmente drammatico che ha colpito il Paese e la nostra forza politica con la scomparsa di Mariella Mularoni. La persona indicata, in sede di costituzione del Governo, dalla maggioranza per la delega alla Sanità era proprio Mariella Mularoni. Con tutto il rispetto del caso, chiunque andrà a sostituirla cercherà di portare avanti tutte le politiche che ha messo in campo in questi anni. Sono state approvate, sia con il programma di Governo della XXXI Legislatura sia successivamente, una serie di linee di indirizzo riguardanti gli aspetti sanitari e sociosanitari. In particolare, nella Commissione consiliare permanente IV, il 27 febbraio 2026, è stato approvato un ordine del giorno contenente le principali priorità per il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale: l’importanza della prevenzione, il rafforzamento della medicina territoriale, il rapporto tra personale sanitario, cittadino e paziente, gli interventi sulle liste d’attesa per renderle più contenute e migliorare l’efficienza della sanità, il potenziamento del dipartimento sociosanitario con particolare attenzione alle fasce più deboli, l’ampliamento della RSA La Fiorina, l’implementazione delle politiche sulla disabilità, il servizio minori e la loro tutela, oltre al rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata, con un servizio ADI ancora più efficace. Tutti questi aspetti sono indicati nell’ordine del giorno approvato il 27 febbraio 2026. C’è certamente anche l’importanza degli accordi con le realtà sanitarie della vicina Italia, così come l’implementazione e la copertura dei posti ancora vacanti all’interno del nostro ospedale e dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Un altro tema fondamentale riguarda il coinvolgimento di tutto il personale sanitario e sociosanitario, attraverso percorsi di formazione che consentano di affrontare al meglio le sfide dei prossimi anni. Confido in un lavoro costante di squadra con il Comitato esecutivo, che in questi anni ha già dimostrato capacità e ha portato a compimento diversi progetti e infrastrutture importanti. Non più tardi di ieri è stato annunciato anche il nuovo hospice, realizzato in sinergia con l’Associazione Oncologica Sammarinese. Il lavoro da fare nei prossimi anni è sicuramente molto, anche per recuperare il tempo in cui Mariella Mularoni ha dovuto dedicarsi alla propria salute e che, inevitabilmente, non le ha consentito di portare a compimento con la piena forza degli ultimi mesi il proprio lavoro istituzionale. Ribadisco quindi che ci metteremo tutto l’impegno possibile e, nel riconoscere quanto Mariella Mularoni ha fatto in questi anni, cercheremo di portare a compimento tutte le politiche da lei avviate con tutta l’energia possibile da qui alla fine della legislatura.
Paolo Crescentini (PSD): Vorrei svolgere alcune considerazioni su questo comma e, innanzitutto, esprimere al consigliere Massimo Andrea Ugolini, tra poco Segretario di Stato, l’augurio di un buon e proficuo lavoro. Da parte nostra ci sarà naturalmente la massima collaborazione per portare avanti le politiche e le priorità che lo stesso collega consigliere, posso ancora chiamarlo così per qualche minuto, ha specificato nel proprio intervento, perché le priorità da affrontare sono sicuramente diverse. Tanto è stato fatto in questi primi due anni di legislatura, ma ora vi sono altri obiettivi da raggiungere. In primo luogo dobbiamo ricordare, come è stato sottolineato anche ieri da qualcuno durante il comma comunicazioni, che abbiamo una sanità sicuramente all’avanguardia, un fiore all’occhiello e un punto di riferimento per i sammarinesi. Dobbiamo continuare a mantenerla pubblica, gratuita e universale e fare in modo che vi sia sempre maggiore sinergia e vicinanza tra la cittadinanza, il nostro ospedale e, più in generale, l’ISS. Questo si realizza anche attraverso un rapporto di reciproca collaborazione, perché sicuramente una delle priorità, come ha ricordato anche il collega Ugolini, è quella di dare risposte alle lunghe liste d’attesa. Quando parlo di collaborazione, però, intendo anche il rispetto da parte dei cittadini nei confronti dell’ISS. Spesso, purtroppo, le liste d’attesa si allungano anche perché il cittadino non comunica la disdetta di un appuntamento, di una visita o di un esame specialistico, creando così un sovraccarico e un rallentamento. Pertanto, se da una parte deve esserci l’intervento della politica per migliorare la situazione delle liste d’attesa, dall’altra deve esserci la collaborazione del cittadino, che deve comunicare con il dovuto anticipo la propria mancata presenza alle visite. Un’altra priorità è il potenziamento della medicina territoriale e di un rapporto sempre più stretto con i cittadini. Abbiamo una medicina sicuramente all’avanguardia e un servizio importante, che però deve essere potenziato e migliorato, soprattutto nei confronti delle categorie maggiormente in difficoltà, in particolare gli anziani. Per quanto riguarda le visite ambulatoriali, sarebbe importante avere una maggiore disponibilità, anche da parte del medico, a recarsi al domicilio del paziente. Vi è quindi tutta una serie di interventi sui quali ci saranno da parte nostra la massima attenzione e la massima collaborazione nei confronti del Segretario di Stato. Ribadisco che la sanità deve essere ora e per sempre pubblica, gratuita e universale. Credo che la governance che abbiamo nominato alla guida dell’ISS stia lavorando in questa direzione, così come ritengo che gli accordi sottoscritti, l’ultimo dei quali con la Regione Emilia-Romagna e riguardante anche l’ambito sanitario, rappresentino un buon punto non tanto di partenza, quanto di prosecuzione del lavoro intrapreso negli anni. Un altro aspetto importante è sicuramente quello dell’hospice. Noi come PSD lo abbiamo inserito anche nel programma di Governo ed è una delle priorità alle quali continueremo a riservare la massima attenzione. Il PSD, consigliere Ugolini, tra poco Segretario di Stato, sarà naturalmente al suo fianco nelle battaglie da portare avanti da qui alla fine della legislatura, per consentire alla nostra sanità di continuare a rappresentare un’eccellenza sul territorio sammarinese e di dare le risposte che ha fornito fino a oggi, sapendo naturalmente che si può sempre fare meglio e di più. Credo però che oggi lamentarsi della sanità sammarinese sia quasi un peccato, perché, come è stato ricordato ieri, basta guardare ciò che accade fuori da qui. Ritengo veramente che la nostra sanità sia un fiore all’occhiello. Da ultimo, come abbiamo detto anche nell’ultima Commissione consiliare, in ambito sanitario è stato adottato un ordine del giorno condiviso da tutti i gruppi e da tutte le forze politiche. Deve esserci un pronto intervento anche alla luce di quanto accaduto recentemente al Pronto soccorso. Su questo aspetto esprimo la massima vicinanza e solidarietà del PSD agli operatori del settore che sono stati vittime dell’aggressione. È sicuramente necessario potenziare le misure di controllo, anche perché non dobbiamo dimenticare l’episodio riguardante una persona che si è recata in ospedale e ha filmato ciò che accadeva all’interno della struttura sanitaria. Credo che, oltre ad avere compiuto qualcosa di grave, abbia violato la privacy non soltanto degli operatori che in quel momento stavano lavorando, ma anche delle persone presenti in ospedale. È un comportamento grave che deve essere condannato. L’ordine del giorno che abbiamo sottoscritto impegna il Congresso di Stato ad adottare una serie di iniziative e, non da ultimo, a riferire entro sei mesi, attraverso una relazione dettagliata, sulle misure adottate e sui risultati conseguiti. Concludo quindi formulando un augurio di buon lavoro al futuro Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini. Il PSD continuerà naturalmente a sostenere le politiche di sviluppo che saranno portate avanti e sarà al suo fianco in questi ultimi tre anni di legislatura.
Nicola Renzi (RF): Prima di tutto bisogna dire che, quando ci si trova davanti a momenti che non sono imposti dalla politica, dal dialogo politico o da scelte politiche, ma sono invece determinati dalle vicende della vita, siamo di fronte a situazioni che nessuno di noi vorrebbe mai dover vivere o commentare. Quindi ci uniamo ancora una volta a quanto già espresso dal consigliere Ugolini e da altri, manifestando il nostro cordoglio per la scomparsa e la perdita che abbiamo subito e per la necessità di affrontare un momento umanamente così difficile. Detto questo, dobbiamo svolgere alcune considerazioni politiche dalle quali non possiamo esimerci. Forse alcune di queste considerazioni, lasciatemelo dire oggi che siamo in parte usciti da un momento così drammatico e triste, avremmo già dovuto farle prima, ma la nostra umanità ci ha in qualche modo frenati. La sanità, però, è un bene troppo importante, prezioso e di interesse troppo generale perché oggi ci si possa fermare senza dire le cose effettivamente come stanno. Cercherò di farlo nella parte conclusiva del mio intervento, evidenziando anche quali siano stati i veri problemi politici che, in più passaggi, hanno diviso la maggioranza su questo settore. Prima, però, dobbiamo quasi diventare faceti nell’analizzare quello che definirei lo psicodramma di inizio estate. Non ricordo, a mia memoria, che la sostituzione di un Segretario di Stato sia mai stata così complicata, così pasticciata e, in definitiva, abbia offerto uno spettacolo così avvilente per tutti. Credo che anche molti cittadini si siano interrogati per capire se si trattasse semplicemente di una questione personale legata alle ambizioni di qualcuno, di una scelta compiuta nell’interesse dell’intero Paese o, ancora di più, di una questione di bottega del principale partito sammarinese per numero di consensi. Ripercorriamo le tappe di questo psicodramma, perché è vero che qualcuno non vorrebbe parlarne, ma credo invece che dobbiamo farlo, trattandosi di un’indicazione politica molto forte. Se un partito come la Democrazia Cristiana, con la sua storia e dopo avere ottenuto il 35 per cento dei consensi elettorali, non è in grado di verificare, prima di formulare una proposta, se una persona possa ricoprire in base alla legge un determinato ruolo, questo induce a porsi molte domande sulla sua effettiva capacità di Governo. Abbiate pazienza, ma credo che serva anche un po’ di franchezza. Iniziamo dalle fasi principali dello psicodramma. L’11 giugno il consigliere Ugolini, dopo che si erano sviluppate le voci sulla nomina, o meglio sulla disponibilità di Giancarlo Venturini, comunicava: “Con riferimento alle notizie apparse sugli organi di stampa in questi giorni, afferenti alla sostituzione alla Segreteria di Stato per la Sanità, e a seguito delle interlocuzioni avvenute, nelle quali ho registrato la disponibilità da parte del Segretario Giancarlo Venturini ad assumere la responsabilità di Governo con la delega alla Sanità, ritiro chiaramente la mia disponibilità”. Secondo me, in quel “chiaramente” c’è tutto. È un avverbio veramente onnicomprensivo. Che cosa significa? Significa che, se c’è il nome di Giancarlo Venturini, chiaramente non c’è il mio, come dicevano i democristiani di una volta. Salvo poi rimettersi alle determinazioni formali che avrebbe assunto la direzione del partito, quasi a dire che Ugolini qualcosa avesse capito, che avesse intuito che forse non si stava andando esattamente nella direzione annunciata. E infatti è andata così. Si sono insinuati i primi dubbi. Ci è stata chiesta la possibilità di inserire già nel Consiglio precedente un comma per discutere della nomina del nuovo Segretario di Stato, ma poi quella richiesta non si è concretizzata. Evidentemente ciò è avvenuto perché era emersa una difficoltà interpretativa o comunque un problema posto dalla legge, per cui Venturini avrebbe incontrato degli ostacoli a essere nominato Segretario di Stato, non essendo ancora trascorso il periodo di dieci anni previsto, considerato il cumulo dei precedenti incarichi ricoperti come Segretario di Stato. Pregevole, in tutta questa storia, appare anche l’articolo di Fixing, che ricordava, e lo cito brevemente: “Il ritorno di Giancarlo Venturini nella stanza dei bottoni è praticamente un eufemismo, perché tutti conoscono benissimo l’influenza che esercita sui Segretari della DC anche restando nel proprio ufficio di via delle Scalette. Di fatto un premier, pur senza essere nel Governo, che ora torna a sedervisi e a guidarlo. Le dinamiche del Congresso, c’è da scommetterci, muteranno parecchio”. Di fronte a queste riflessioni dobbiamo tutti interrogarci su ciò che accadrà ora nel Congresso di Stato e se continuerà a essere in qualche modo eterodiretto da via delle Scalette, cioè dall’ufficio di Giancarlo Venturini, che resterà Segretario della Democrazia Cristiana e diventerà una sorta di premier non insediato e non istituzionalmente riconosciuto. Dovrà accontentarsi di questo. Arriviamo poi, dopo tutta questa trafila, al 9 luglio. Fino a qui, lasciatemelo dire, si può anche ammettere che degli errori siano stati commessi. Sarebbe stato meglio non farli e, se ci aveste telefonato, vi avremmo subito detto che quella nomina non poteva essere effettuata. Arriviamo però al nuovo comunicato della Democrazia Cristiana e questa volta la questione diventa preoccupante, molto preoccupante. È un comunicato che cita addirittura sentenze della Corte costituzionale italiana. Tutti ci siamo chiesti: le leggi di San Marino vengono ora valutate dalla Corte costituzionale italiana? Non lo so, evidentemente siamo arrivati a questo punto. Come può il primo partito della Repubblica di San Marino citare le sentenze della Corte costituzionale italiana? Noi siamo rimasti piuttosto sgomenti, perché dalla semplice lettura del combinato disposto delle modifiche legislative del 2005 e del 2011 chiunque, anche uno studente del primo anno del liceo economico, avrebbe capito che quella nomina non si poteva fare. La Democrazia Cristiana, però, se possibile, peggiora ulteriormente la propria posizione con due passaggi del comunicato che ritengo davvero inaccettabili. Il primo è quello in cui si attribuiscono responsabilità agli uffici dell’amministrazione, affermando che al segretario Venturini non erano mai state sollevate criticità interpretative sulle norme dagli uffici competenti. Allora, signori, lasciate perdere l’amministrazione e lasciate perdere gli uffici, perché se siamo arrivati al punto di gettare discredito sugli uffici pubblici soltanto perché qualcuno, dalla parte politica, non è stato in grado di interpretare correttamente una legge, siamo davvero fuori strada. L’interpretazione degli estensori di quella legge e di chi l’ha votata era chiarissima: il computo dei dieci anni doveva iniziare dal primo mandato ricoperto, indipendentemente dal periodo. È un concetto chiarissimo. Per questo ritengo inaccettabile che ve la prendiate con gli uffici pubblici. C’è poi un altro passaggio ancora più grave, nel quale cercate di instaurare una sorta di confronto a distanza con la Reggenza. Anche questo, a mio avviso, è inaccettabile. Scrivete infatti che “l’unica cosa certa che emerge dall’analisi delle sentenze del Collegio Garante è che la Reggenza, qualunque fosse stata la scelta del Consiglio Grande e Generale rispetto alla nomina, non avrebbe avuto alcuna responsabilità, vista l’incertezza interpretativa della norma”. È quasi come voler suggerire che la Reggenza abbia svolto un ruolo che a qualcuno non è piaciuto. Io non so se sia stato realmente così, ma mi sento invece di ringraziare i Capitani Reggenti per non avere consentito alcuna forzatura, qualora fosse stata anche solo ipotizzata. Così si conclude questo psicodramma: spariscono tutte le fotografie di Giancarlo Venturini dai comunicati stampa e ricompare, quasi magicamente, Ugolini che, dopo avere “chiaramente” ritirato la propria disponibilità, altrettanto chiaramente l’ha poi ripresentata, altrimenti oggi non saremmo qui a discutere della sua nomina a Segretario di Stato. Segretario Ugolini, la chiamerò già così: è evidente che noi non voteremo la sua nomina. Tuttavia le chiedo un atteggiamento un po’ più deciso, certamente più deciso di quello avuto sulla giustizia, perché la sanità ha bisogno di interventi concreti e di una sintesi politica all’interno della maggioranza per assumere decisioni importanti. Non possiamo continuare a rimanere in questa situazione. Si sta consolidando un aumento considerevole dei costi della sanità al quale non corrisponde un aumento delle prestazioni erogate. Purtroppo, dall’inizio della legislatura, sulla sanità avete proceduto al contrario: prima avete approvato un atto organizzativo, poi avete nominato il Comitato esecutivo che avrebbe dovuto applicarlo, salvo poi sentire alcune forze della maggioranza sostenere che il nuovo Comitato esecutivo avrebbe predisposto un ulteriore atto organizzativo. Noi riteniamo che forse sia necessario rivedere persino la formula del Comitato esecutivo, perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti: si nomina un Comitato, poi se ne sostituisce una parte, poi ne viene nominato un altro, mentre gli atti organizzativi si susseguono senza mai arrivare a definire con chiarezza chi debba fare cosa. Uscite da questa situazione di incertezza e date finalmente ai cittadini le risposte che attendono da tanto tempo. Sull’hospice voglio ricordare che potrà essere realizzato anche grazie al contributo importante dell’Associazione Oncologica Sammarinese. Quando esistono collaborazioni di questo tipo bisogna valorizzarle, sostenerle e rafforzarle, ma anche il settore pubblico deve fare pienamente la propria parte, soprattutto in un ambito così delicato. Noi continuiamo a volere una sanità davvero gratuita e universale. Questi erano i pilastri sui quali il nostro sistema sanitario è stato costruito. Oggi, però, le liste d’attesa, le difficoltà nel trovare un appuntamento in tempi accettabili con il medico di base o per effettuare esami diagnostici stanno determinando, anche se non volutamente, uno spostamento sempre maggiore verso il privato. La strada maestra è un’altra: individuate un Comitato esecutivo nel quale abbiate realmente fiducia, dategli una linea politica chiara e fate in modo che l’atto organizzativo trovi finalmente concreta applicazione. Per il resto, rimarranno soltanto miserie umane e politiche che entreranno nella storia del nostro Paese.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Ci troviamo certamente in un momento che, dal punto di vista umano, nessuno avrebbe voluto vivere, perché questa sostituzione avviene a seguito della scomparsa del Segretario di Stato Mariella Mularoni. Comprendiamo quindi il peso che sentirà chi sarà chiamato a sostituirla e, più in generale, anche la responsabilità di chi dovrà esprimere il proprio voto. Questo aspetto umano lo comprendiamo e lo rispettiamo. Credo però, come ha fatto anche il consigliere Renzi, che non si possa tacere il modo con cui questa nomina è arrivata in Aula. Renzi ha parlato di psicodramma: forse io non utilizzerei lo stesso termine, ma è evidente che le comunicazioni arrivate dalla Democrazia Cristiana ci hanno lasciato più volte piuttosto sgomenti. Prima si è lasciato intendere che vi fosse la candidatura di Ugolini, poi lo stesso ha fatto un passo indietro a favore del segretario politico Venturini. Successivamente qualcosa non ha funzionato, si è arrivati al Consiglio di giugno, anche con un certo imbarazzo da parte degli alleati di Governo, poi c’è stato il passo indietro di Venturini, è ricomparsa la candidatura di Ugolini e si è arrivati perfino a lodare il segretario politico Venturini per il suo senso di responsabilità. Io non credo che rispettare la legge sia senso di responsabilità: è semplicemente un dovere, soprattutto per chi ricopre incarichi istituzionali. Mi viene in mente un esempio, naturalmente con tutte le dovute proporzioni e senza alcuna volontà di mancare di rispetto a nessuno: è come se un ladro entrasse in una casa per rubare, poi non rubasse e tutti lo definissero un eroe. Non rubare è semplicemente ciò che la legge impone. Ripeto, è soltanto un esempio e non vuole offendere nessuno, ma rende l’idea di ciò che è accaduto. Il metodo con cui questa nomina è arrivata rimarrà certamente nella memoria e induce a molte riflessioni su ciò che potrà accadere in futuro. L’incarico alla Sanità è uno dei più delicati e strategici, perché tutti i cittadini sono anche pazienti del sistema sanitario e contribuenti dello stesso sistema. È un settore che riguarda tutti e rappresenta un bene prezioso. Chi assumerà questo incarico dovrà lavorare con grande serietà. Ci sono alcuni punti che riteniamo fondamentali e rispetto ai quali chiediamo fin da subito al futuro Segretario di Stato quali siano le sue idee e le sue intenzioni. Il primo riguarda la prevenzione. Lo abbiamo ribadito anche nel precedente Consiglio: non si può risparmiare sulla prevenzione. L’ISS nasce come sistema universalistico e fa della prevenzione uno dei suoi pilastri fondamentali. Prevenire significa salvare vite, tutelare la salute e persino risparmiare risorse. La proposta di allungare gli intervalli degli screening, poi fortunatamente ritirata, è rientrata soltanto perché qualcuno vi ha fatto notare che era sbagliata. Chiediamo quindi al futuro Segretario di Stato quali interventi intenda mettere in campo per rafforzare la prevenzione e ci auguriamo che non si ripetano iniziative come quella prospettata nel mese di giugno. Un altro tema fondamentale riguarda l’attrattività della Repubblica di San Marino nei confronti dei professionisti sanitari. Il nostro sistema deve tornare a essere attrattivo sotto il profilo della crescita professionale, della casistica clinica e anche del riconoscimento economico. C’è poi il tema dell’organizzazione e del fabbisogno del personale, che devono essere definiti sulla base delle reali necessità e non di interessi elettorali. Lo abbiamo visto nel 2024: prima è stato approvato il fabbisogno e soltanto dopo il piano sanitario. È una sequenza illogica. Anche quel fabbisogno, per molti aspetti, era discutibile e ricordiamo bene il ruolo che il consigliere Ugolini, allora capogruppo, ebbe nel sostenerlo. Noi crediamo che l’organizzazione dei servizi e la definizione del fabbisogno debbano rispondere esclusivamente a criteri oggettivi e alle esigenze della cittadinanza. C’è poi il tema del nuovo ospedale. Che fine ha fatto? Non se ne parla più. Qual è lo stato del progetto e quali sono le prospettive? Esiste il problema della lungodegenza, quello di garantire strutture adeguate e quello di evitare di continuare a investire ingenti risorse nella ristrutturazione di edifici che presentano ormai evidenti limiti. Se davvero si vuole realizzare un nuovo ospedale, la scelta deve essere compiuta quanto prima, anche per evitare sprechi. C’è infine il problema dell’aumento dei costi sanitari, che non corrisponde a un miglioramento delle prestazioni. Sempre più cittadini si rivolgono al privato e questo produce inevitabili conseguenze sociali, perché non tutti possono permetterselo. Le priorità sono molte e ci auguriamo che altrettanta sia la determinazione del futuro Segretario di Stato che, probabilmente, ha vinto una battaglia interna al proprio partito, ma ora si trova davanti a responsabilità enormi. Di queste responsabilità gli chiederemo conto, così come gliene chiederà conto il Paese. Per queste ragioni non sosterremo questa nomina. L’augurio di buon lavoro, naturalmente, resta anche da parte nostra.
Maria Luisa Berti (AR): Questa volontà di polemizzare sempre su determinate dinamiche, forse anche prettamente interne ai partiti, emerge in un’occasione nella quale, ricordiamolo, ci troviamo nella necessità di deliberare la nomina di un membro del Congresso di Stato a seguito di una mancanza intervenuta. Nei confronti della persona che ci ha lasciato dovremmo, in questo contesto, riaffermare tutto il nostro rispetto, la nostra gratitudine e il sentimento di cordoglio verso di lei e verso i suoi familiari. Fatta questa doverosa premessa, di sanità abbiamo parlato tantissime volte. Lo ha fatto chi fa parte della Commissione sanità e lo abbiamo fatto nel Consiglio Grande e Generale, nell’ambito dei dibattiti sui piani sanitari. Sicuramente ci sono stati degli errori e, fra l’altro, anche all’interno di Alleanza Riformista abbiamo espresso fin dall’inizio, con la massima tranquillità, la nostra contrarietà al fatto che all’inizio della legislatura venisse prima approvato ed eliminato il Comitato esecutivo e soltanto successivamente il piano sanitario. Sono rilievi che abbiamo formulato perché si trattava di un’impostazione che non ci era assolutamente piaciuta, ma così è stato. Le priorità sotto il profilo sociosanitario sono comunque state ben individuate nel programma di Governo e questa non deve essere l’occasione per ritornarci sopra o per modificare le linee di indirizzo. Dovrà semmai essere l’occasione per sottolineare l’importanza che colui che andrà a ricoprire il ruolo di Segretario di Stato prosegua necessariamente il percorso avviato dal suo predecessore. Noi abbiamo una sanità che è sempre stata il fiore all’occhiello del nostro sistema Paese, una sanità gratuita e universale, che negli ultimi tempi è però un po’ carente sotto il profilo della tempestività dei servizi. Purtroppo, all’interno dell’ISS si è registrato un utilizzo piuttosto burocratico delle procedure, quasi fossero stati trasferiti nel sistema sanitario i meccanismi della Pubblica amministrazione, con una serie di ripercussioni in termini, talvolta, di inefficienza e di scarsa tempestività nell’erogazione dei servizi. Dobbiamo quindi fare in modo che i servizi, sia sotto il profilo sociale sia sotto quello sanitario, tornino a essere efficaci e tempestivi. Dobbiamo fornire tutti gli strumenti necessari ai professionisti, ai sanitari e agli amministratori affinché venga raggiunto l’obiettivo della massima assistenza. Penso però che debba essere svolta, con la massima sincerità, anche una valutazione sull’impianto che vogliamo dare al nostro sistema, perché è ormai evidente che molte persone si trovano costrette a ricorrere alle strutture private in quanto l’assistenza pubblica e ospedaliera non riesce a essere altrettanto efficiente sotto il profilo dei tempi di intervento. Su questo bisogna assolutamente lavorare, ma soprattutto comprendere quale sia effettivamente la volontà politica: se esista o meno l’intenzione di spostare progressivamente i servizi verso il privato oppure se questa situazione sia soltanto la conseguenza pratica di carenze organizzative, che in tal caso devono essere sicuramente sanate. Se invece esiste una strategia diversa, volta a facilitare e agevolare le strutture private, allora bisogna affrontare la questione in modo differente. Tutto deve comunque essere sempre finalizzato alla massima ed efficace prevenzione. Nelle malattie, molto spesso, la tempestività della diagnosi è qualcosa che salva la vita e purtroppo non tutti possono permettersi di accedere alle strutture private. Se vogliamo mantenere un’assistenza universale e gratuita, dobbiamo quindi fare in modo che sia anche tempestiva. Il Segretario di Stato in pectore avrà sicuramente davanti a sé un ambito di impegno e di operatività non facile, perché quello sanitario è uno dei settori maggiormente avvertiti dalla nostra popolazione e rispetto al quale i cittadini nutrono le più alte aspettative di assistenza e di cura. Sono però sicura che sarà assolutamente in grado di rispondere a tutte queste esigenze. Penso inoltre che si debba affrontare una concreta politica di verifica e di rigore nel contenimento delle spese, soprattutto di quelle superflue. Questo non significa tagliare i servizi, ma fare in modo che dalla riduzione degli sprechi possano derivare ulteriori riserve e risorse da destinare a una più efficace erogazione dei servizi richiesti dalla cittadinanza. Per quanto riguarda Alleanza Riformista, come diranno anche gli altri consiglieri e colleghi di partito, vi sono la massima fiducia e il massimo sostegno nei confronti del Segretario di Stato che sarà fra poco nominato, al quale auguriamo il più proficuo lavoro, non soltanto per lui stesso.
Emanuele Santi (Rete): Oggi riviviamo il cordoglio per la prematura scomparsa della collega Mariella Mularoni e credo che, quando ci si trova di fronte a eventi così nefasti, la politica passi in secondo piano e sia necessario fare delle riflessioni sulla vita. È chiaro, però, che questa sostituzione non nasce sotto i migliori auspici. Non voglio nemmeno non fare il mio in bocca al lupo al collega Ugolini, però diciamocelo: dopo la scomparsa della collega Mularoni abbiamo vissuto quello che qualche collega ha definito uno psicodramma in casa democristiana e non ci sono molte altre parole per definirlo. Prima Massimo Ugolini diventa il Segretario di Stato in pectore, poi a un certo punto, non si sa per quali dinamiche, ritira la candidatura, perché chiaramente, se si fa avanti il leader della Democrazia Cristiana Giancarlo Venturini, gli altri devono chinare la testa e lasciare la strada a Giancarlo Venturini. Giancarlo Venturini viene quindi designato alla guida della Segreteria di Stato per la Sanità, salvo poi fare i conti con una legge approvata ormai vent’anni fa che glielo impedisce. Non so per quale ragione e che cosa sia successo in casa della Democrazia Cristiana, ce lo spiegheranno loro. Prima viene designato un candidato che aveva già ricoperto il ruolo di Segretario di Stato nella passata legislatura, poi entra in campo Giancarlo Venturini e la Democrazia Cristiana appoggia questa candidatura. Successivamente, però, c’è una retromarcia clamorosa, non so per quali altri motivi, ma sicuramente perché la legge è molto chiara, la legge dei dieci anni: un Segretario di Stato che ha ricoperto questo ruolo per dieci anni deve stare ai box per altri dieci anni. Giancarlo Venturini terminerà i suoi dieci anni ai box nel dicembre 2026, se non ricordo male, e la figura è stata barbina. Consentitemelo, colleghi della Democrazia Cristiana, perché effettivamente qualche dubbio sulla gestione di questa situazione viene. Se non riuscite a trovare un candidato e il candidato che individuate non può ricoprire questo incarico, non perché non ne abbia le capacità, ma perché non lo può fare per legge, credo che siamo di fronte a una gestione del Paese che non è accettabile. La valutazione politica è quindi negativissima e non vorrei che dietro quanto accaduto nell’ultimo mese ci fossero ancora quei giochini politici che, sulla sanità, abbiamo visto ormai da tanti anni e che continuano a imperversare in questo Paese. Si guarda più al proprio orticello, si guarda più ad altri interessi e intanto la sanità, piano piano, sta andando sempre più in declino. Segretario Ugolini, lei ha messo a fuoco diverse questioni che noi, in Commissione sanità, abbiamo già rilevato. Mi auguro veramente che ci sia la volontà politica di gestire l’ospedale in maniera diversa e non clientelare, perché la situazione è sotto gli occhi di tutti. Dal 2023 a oggi il contributo che il bilancio dello Stato destina all’ISS è passato da circa 85-87 milioni a ben 105 milioni di euro, con un incremento di 18 milioni. A fronte di questo aumento, tutti noi che ci serviamo dell’ospedale vediamo che i servizi non sono assolutamente migliorati e che le liste d’attesa sono sempre più lunghe. Purtroppo, per alcuni esami, è ormai diventata un’abitudine: i nostri cittadini non si servono più dell’ospedale pubblico, ma devono andare nel privato. Facciamo l’esempio della risonanza magnetica. Per le risonanze magnetiche urgenti si parla di quindici o venti giorni, se non di un mese, per l’ospedale di Stato. Per carità, ci sono le liste d’attesa, ma quando l’urgenza richiede quindici o venti giorni, se non un mese, chiaramente i cittadini si rivolgono al privato, dove riescono a effettuare una risonanza magnetica in pochi giorni. Quando una persona subisce un infortunio, anche serio, e deve capirne le conseguenze, non può aspettare quindici giorni, venti giorni o un mese. Questo è soltanto un esempio. Questo progressivo spostamento dal servizio pubblico al servizio privato è ormai diventato qualcosa che anche i nostri cittadini stanno accettando, ma noi non possiamo accettarlo. Negli anni si è cercato di portare avanti determinate politiche, soprattutto nella gestione dell’ospedale, però spesso ci si è trovati di fronte a resistenze che esulano dall’interesse generale della collettività e forse vanno soltanto a difesa di interessi di bottega. In tutto questo, Segretario Ugolini, mi auguro che ritorni in auge il progetto del nuovo ospedale, un progetto che era partito dopo il Covid, nel 2020. Sono passati sei anni ed è rimasto ancora lettera morta. A mio avviso esiste una necessità non più rinviabile, anche per condizioni strutturali ormai non più accettabili, e credo che sull’ospedale sia necessario fare un ragionamento. La volontà non deve essere quella di ridurre i servizi essenziali perché non abbiamo i soldi, ma di cercare invece di risparmiare dove ci sono tanti sprechi e di intervenire sulle situazioni più urgenti. Mi viene in mente l’Oncologia. L’Oncologia è stata spostata ormai da due o tre anni nell’ex Pediatria e, da quanto mi risulta, non è stata ancora riportata nella sede precedente, al terzo o quarto piano. Ancora oggi i malati oncologici, quando devono andare in bagno, devono utilizzare i servizi destinati ai bambini e qualcuno magari non riesce nemmeno a sedersi. Questo è un dato di fatto. Su questi temi credo che ci sia un grande lavoro da fare e auspico che il Segretario Ugolini possa affrontare al più presto queste urgenze
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Seguo la logica degli interventi che mi hanno preceduto e credo siano doverose alcune considerazioni. La prima è che non ci troviamo certamente, cari colleghi, in una situazione ordinaria in termini di sostituzione, perché poco più di un mese fa abbiamo perduto la collega Mariella Mularoni e l’abbiamo perduta nel pieno delle sue funzioni. Quello che è avvenuto da quell’istante a oggi non ha nulla di ordinario e, consentitemi, in particolar modo mi rivolgo al collega Renzi, che ha certamente sviluppato un ragionamento coerente rispetto al proprio pensiero, ma parlare ironicamente di “psicodramma della Democrazia Cristiana” in maniera un po’ superficiale risulta, anche in questo caso, fuori luogo. Collega Renzi, le spiego perché. Aver perduto la collega Mariella Mularoni, per il Partito Democratico Cristiano Sammarinese, è stato un dramma e, forse, anche nelle settimane successive alla sua scomparsa il partito ha avuto difficoltà ad affrontare, anche dal punto di vista umano e dei sentimenti, quello che sarebbe stato il successivo passaggio, cioè la sua sostituzione. Vi chiederei quindi, anche negli interventi che seguiranno, e non prendetelo come un richiamo forte ma come una richiesta sincera, di utilizzare una terminologia più corretta e rispettosa, sia nei confronti della collega che oggi ricordiamo ancora con cordoglio, sia nei confronti di quello che è stato un mese assolutamente complicato e difficile per il partito di maggioranza relativa. Sono però d’accordo con lei, collega Renzi, sul fatto che alcune cose anche il mio stesso partito avrebbe potuto evitarle. Lo dico con la consueta franchezza e trasparenza che credo tutti mi riconoscano. Concordo sul fatto che alcune considerazioni e alcune espressioni contenute nei comunicati stampa potevano essere evitate. Lo confermo chiaramente: non c’è alcuna questione relativa al lavoro degli uffici. Anzi, dalla mia viva voce, e credo di poter rappresentare con credibilità il mio partito e le istituzioni, voglio dire che gli uffici sono sempre stati di grande supporto e lo sono stati senza ombra di dubbio anche in quest’ultimo mese, così come lo sono stati nelle riflessioni e negli approfondimenti svolti durante questo periodo. Lo stesso vale per la Reggenza, che tutti noi dobbiamo sempre tutelare in funzione del suo ruolo istituzionale, dell’ordinamento e dell’interpretazione delle nostre norme. Per quanto riguarda il partito, nel momento in cui il segretario politico della maggioranza relativa, Giancarlo Venturini, ha dichiarato con grande trasparenza, senza mai nascondersi, di sentire nuovamente la responsabilità di quel ruolo, è stato naturale che, pur avendo già la disponibilità del collega Massimo Andrea Ugolini, il partito si stringesse attorno a quella responsabilità manifestata dal proprio segretario politico. Mi rendo conto che questi concetti, al di fuori di altre realtà politiche o organizzative, possano sembrare particolari, ma nella nostra organizzazione democratica funziona così. Chi rappresenta la guida del partito ha senza dubbio una priorità nell’assumere determinati ruoli di responsabilità, anche di governo, rispetto ad altri. Noi abbiamo accolto quella disponibilità con altrettanta trasparenza e disponibilità e lo stesso ha fatto anche il collega Massimo Andrea Ugolini. Questo è il nostro senso di appartenenza a un’organizzazione che da oltre settant’anni continua a portare avanti le proprie regole interne. Tengo a precisarlo per evitare che si cada nell’ironia su vicende che, nella loro origine, sono state profondamente drammatiche per il nostro partito. Per quanto riguarda la legge, un po’ mi viene da sorridere. Viviamo all’interno di un impianto normativo abbastanza recente e, se ci pensate, l’unica prova vivente dell’applicazione di quella legge sono io. In questo mese non ho mai pronunciato una parola o espresso un commento. È una legge vigente e la rispetto, ma se mi chiedete se la condivido, rispondo sinceramente di no. A mio modo di vedere, la possibilità di assumere una responsabilità politica non dovrebbe essere determinata da una norma, ma esclusivamente dalla volontà popolare. Dovrebbe essere la gente a decidere se una persona ha ancora il tempo e la capacità di esercitare funzioni istituzionali e di governo. Io oggi ho cinquant’anni e sono ormai prossimo alla pensione governativa. Ne prendo atto serenamente, ma credo che, anche alla luce dell’esperienza vissuta con Giancarlo Venturini, si debba aprire una riflessione di carattere normativo e istituzionale sulle nostre norme fondamentali. Forse la Commissione competente potrà lavorare anche su questo tema. Per concludere, le considerazioni di carattere sociosanitario sono fondamentali. Lo abbiamo sempre ribadito e lo abbiamo scritto anche nel programma di Governo. La sanità rappresenta uno dei tre principali investimenti del nostro bilancio. Dopo il lungo periodo segnato dalla malattia della compianta Mariella Mularoni e dopo le vicende legate alla sua successione, oggi Massimo Andrea Ugolini si trova davanti a un compito molto difficile. Sono però certo che sarà sostenuto da tutto il Congresso di Stato e credo anche dall’intera Aula consiliare.
Antonella Mularoni (RF): Anch’io desidero dare il mio contributo a questo dibattito, perché parlare di sanità significa affrontare una delle tematiche più importanti per il nostro Paese. Sappiamo tutti che oggi questo settore soffre di criticità evidenti. In ogni seduta del Consiglio Grande e Generale, se non addirittura più volte nella stessa sessione consiliare, ci troviamo a discutere di problemi che riguardano la sanità. Destiniamo convintamente ingenti risorse a questo settore, ma continuiamo a vedere diminuire sia il livello sia il numero delle prestazioni. Abbiamo un problema con i professionisti e non ci pare che i continui cambi del Comitato esecutivo, talvolta accompagnati perfino dalla duplicazione degli stipendi, abbiano prodotto i risultati auspicati. Oggi non ci sembra di poter parlare di un reale miglioramento della sanità che, secondo le previsioni molto ottimistiche della maggioranza, avrebbe dovuto derivare proprio dal nuovo Comitato esecutivo. La decisione più rilevante arrivata in quest’Aula è stata quella, poi fortunatamente ritirata, di ridurre la frequenza delle mammografie da un controllo annuale a uno biennale. Non ci sembra quindi di aver visto alcun miglioramento. Per questo la nomina del nuovo Segretario di Stato assume un significato particolarmente importante. Al collega Ugolini, che come ha già detto il mio capogruppo noi non voteremo, voglio dire che sarà comunque il Segretario di Stato alla Sanità di tutto il Paese e porterà sulle proprie spalle una responsabilità molto rilevante. Mi auguro sinceramente che riesca almeno in parte a risolvere alcune delle problematiche già emerse. Vorrei però fare anche alcune valutazioni politiche. Ai colleghi della Democrazia Cristiana dico che un po’ di ironia, ogni tanto, aiuta anche ad alleggerire sedute lunghe come queste. Avere il senso dell’umorismo nella vita, a mio avviso, è sempre utile. Al di là delle dinamiche interne della Democrazia Cristiana, decidete voi come organizzare il vostro partito. Se per voi il segretario politico è la figura che, quando decide di assumere un determinato ruolo, ha sempre la precedenza, questa è una vostra scelta interna sulla quale non intendiamo intervenire. Quello che invece non potevamo accettare, e ringrazio chi all’interno della maggioranza ha contribuito a far prevalere questa posizione, è che si potessero violare le norme soltanto perché il segretario del partito di maggioranza relativa aveva espresso il desiderio di diventare Segretario di Stato. Consentitemi anche una battuta: questa decisione consentirà al segretario Venturini di poter svolgere altri dieci anni di attività governativa dalla prossima legislatura, quindi in fondo gli abbiamo anche fatto un favore. Ma, al di là di questo, è soprattutto la modalità con cui il Partito Democratico Cristiano Sammarinese ha comunicato pubblicamente il passo indietro di Giancarlo Venturini che ci è sembrata profondamente inappropriata. Le leggi vanno rispettate da tutti. Se una legge, come ha detto oggi il segretario Lonfernini, non piace più, prima la si modifica, spiegando ai cittadini perché non è più adeguata, e solo successivamente si applicano le nuove regole. Quello che invece non posso accettare è quanto dichiarato dal collega Venturini in Commissione IV, dove, invece di dire semplicemente “abbiamo sbagliato”, ha sostenuto che la legge dei dieci anni fosse stata pensata soltanto per alcune persone. Questo non è scritto da nessuna parte. Le leggi devono avere carattere generale e astratto, non essere costruite contro qualcuno. Successivamente, nel comunicato del 9 luglio, si è finito per coinvolgere gli uffici e la Reggenza. Su questo il mio capogruppo è già intervenuto e condivido pienamente quanto detto. Quel comunicato ci ha sinceramente preoccupato sul piano democratico: uno schiaffo agli uffici, un altro alla Reggenza. Poi, in Commissione IV, sono state citate la sentenza Simoncini della Corte europea dei diritti dell’uomo, peraltro richiamata con riferimenti che, a mio avviso, non avevano alcuna attinenza con il caso concreto, e alcune sentenze della Corte costituzionale italiana, che non mi risulta abbiano applicazione nella Repubblica di San Marino, dove esiste il Collegio Garante della costituzionalità delle norme. È stato citato anche il parere Baldassarre del 2020 che, francamente, sarei curiosa di leggere, perché neppure i miei colleghi di Repubblica Futura hanno saputo dirmi di cosa si tratti. Mi auguro davvero che il collega Ugolini possa svolgere bene questo incarico. Gli rivolgo sinceramente i miei auguri, anche se devo dire che il suo operato come Segretario di Stato alla Giustizia non ci rassicura molto. Molte delle recenti sentenze di condanna nei confronti dello Stato derivano infatti dalla legge che lei ha presentato in quest’Aula e che la maggioranza ha approvato. Inoltre, non molto tempo fa lei arrivò persino a sostenere che il giudice nazionale presso la Corte europea dei diritti dell’uomo fosse un agente dell’opposizione. Non mi sembra un atteggiamento adeguato a ricoprire un ruolo così delicato. Le auguro sinceramente di fare bene e spero davvero che le mie preoccupazioni si rivelino infondate.
Gian Carlo Venturini (PDCS): Credo che, viste le preoccupazioni espresse soprattutto dalle forze politiche di opposizione, sia opportuno tranquillizzarle. Per quanto riguarda la sanità, per il sottoscritto, per il mio partito e per questo Governo essa rappresenta una priorità e sono convinto che tale rimarrà. Sono altrettanto certo che il collega Massimo Andrea Ugolini svolgerà nel migliore dei modi il proprio lavoro, con lo spirito di affrontare e risolvere le problematiche della sanità, un tema che sta a cuore a tutti i sammarinesi. Vorrei anche tranquillizzare il collega Santi, che si è preoccupato dei bagni della Pediatria: quei bagni sono a norma anche per gli adulti e si tratta comunque di una soluzione temporanea, in attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione dell’Oncologia. Sono questioni che si sistemano e non rappresentano il problema principale. Vorrei inoltre rassicurare sul fatto che all’interno della Democrazia Cristiana non esiste alcuna problematica. C’è sempre dialogo, confronto costruttivo e un dibattito interno aperto; le soluzioni e le mediazioni le troviamo e non ci sono problemi. Per quanto riguarda la mia persona, capisco che l’opposizione avesse già preparato arco, frecce e fucili per cercare di strumentalizzare, in questi due o tre mesi di calda estate, una tematica che invece non si pone nei termini descritti. Il capogruppo di RF, anche per il suo ruolo di professore, evidentemente possiede una dialettica che gli consente di interpretare in un certo modo anche i comunicati della Democrazia Cristiana. Lo stesso vale per la collega Mularoni, nei confronti della quale nutro stima, anche perché siamo stati colleghi di Governo e abbiamo avuto modo, in diverse circostanze, di collaborare e di trovare riflessioni comuni su alcune problematiche. Detto questo, credo che il problema sia molto più semplice. Da una parte vi era la disponibilità e la volontà di dare un impulso alla sanità in un momento delicato, dopo la tragica e prematura scomparsa della collega Mariella Mularoni. C’è stata questa disponibilità e si è considerata la legge del 2006, poi modificata in alcuni punti dalla legge del 2011. Tuttavia, con la legge del 2011 non è stato modificato l’articolo 25, secondo il quale la norma si applica dalla XXVI legislatura. Il problema, alla fine, non è nemmeno se il conteggio dei dieci anni di sospensione debba partire dai due mandati o se debba comprendere anche il periodo antecedente. Non è questa la questione principale. Le riflessioni svolte le avevo rappresentate e chiarite anche nel confronto con le Loro Eccellenze. A differenza di quanto avete interpretato, nel comunicato non vi era alcuna frecciata nei confronti della Reggenza. Con le Loro Eccellenze abbiamo avuto un confronto e posso dire che mi hanno anche suggerito alcuni elementi che andavano nella direzione della riflessione che ho poi maturato. Nulla, quindi, ha a che vedere con l’idea che quel comunicato volesse richiamare o attaccare gli uffici e la Reggenza. La mia preoccupazione è sempre stata quella di tutelare il ruolo di un’istituzione particolarmente cara ai sammarinesi e nessuno deve permettersi di metterla in difficoltà. Il riferimento alle sentenze del Collegio Garante degli anni passati, relative ad azioni di sindacato, serviva semplicemente a chiarire che la Reggenza, pur presiedendo il Consiglio Grande e Generale e altri organi dell’amministrazione dello Stato, non partecipa direttamente alle decisioni e, pertanto, non può essere chiamata a rispondere di alcuna responsabilità. Nient’altro. Questo era il significato di quel riferimento, a differenza di quanto sostenuto dai colleghi intervenuti prima di me. Un altro aspetto riguarda le ragioni per le quali abbiamo citato la sentenza di aprile della CEDU e alcune pronunce della Corte costituzionale italiana. È ovvio che la CEDU abbia un’incidenza sulle decisioni assunte da questo Parlamento. In quel caso, il riferimento riguardava semplicemente il principio di retroattività, non il merito dei contenuti della sentenza. I paragrafi 123 e 125, citati e letti dalla collega, affrontano proprio il tema della retroattività, chiarendo che per applicarla deve sussistere una ragione particolare e deve essere rispettato anche un criterio di proporzionalità. L’aver citato la Corte costituzionale italiana non significa che siamo così sprovveduti da pensare di poter applicare direttamente a San Marino le sue sentenze. Semplicemente, in quelle pronunce vengono affrontati il tema della retroattività e quello del limite dei mandati, questioni presenti anche in Italia da diversi anni. Esistono più sentenze: una relativa alla Regione Abruzzo del 2003 e altre del 2019 e del 2023. Una di queste, non ricordo quale, è firmata anche da Barbera, che conosciamo molto bene come giurista autorevole, già membro del nostro Collegio Garante e oggi titolare di un incarico di grande rilievo. Con la massima trasparenza, quei riferimenti sono stati inseriti nel comunicato e citati anche altrove semplicemente per sostenere che l’articolo 2 della legge del 2011 potrebbe presentare alcuni profili di costituzionalità. Non spetta a me giudicarlo: non sono un giurista. Chi verrà dopo di me potrà valutare questi aspetti. Ho ritirato la mia disponibilità proprio perché non volevo mettere in difficoltà né la mia persona né le istituzioni, tantomeno la Reggenza. Se fosse stato sollevato un problema di conflitto di attribuzione o un’altra questione giuridica, sulla quale lascio agli avvocati la corretta definizione tecnica, non avrei voluto che, qualora il Collegio Garante fosse stato investito della vicenda e avesse eventualmente riscontrato profili di incostituzionalità, nei mesi successivi si fosse costretti a intervenire sulla legge dando l’impressione di voler risolvere un problema personale di Venturini. Non avevo alcuna ambizione o aspettativa di assumere quel ruolo, che ritengo difficile e nel quale, dopo un periodo di silenzio, le opposizioni e altri sarebbero certamente arrivati anche con il bazooka. Non c’era quindi molto da festeggiare. Il mio senso di responsabilità mi ha portato a compiere quella scelta, il mio partito l’ha condivisa e, come abbiamo sempre dimostrato, la Democrazia Cristiana dispone di più uomini e più donne in grado di svolgere incarichi delicati e importanti.
Iro Belluzzi (Libera): Innanzitutto è logico che qui si rinnovi il sentimento di cordoglio nei confronti della compianta e amica Mariella. È un sentimento che pervade l’Aula e il Paese, perché l’immagine, l’amicizia e la gentilezza della persona, al di là del ruolo ricoperto, rimangono impresse in tutti noi. Con questo voglio riaffermarlo e rivolgere un saluto a lei e ai suoi familiari. Passando ad altro, e spero che la Democrazia Cristiana non me ne voglia, impariamo a leggere le leggi e non a interpretarle. Quando facciamo interpretazioni autentiche, purtroppo, si verificano sempre eventi poco gradevoli e nefasti. Impariamo quindi magari a scriverle meglio, ma soprattutto a leggerle e non a interpretarle. Per quanto riguarda il saluto al nuovo Segretario di Stato, al Segretario in pectore Massimo Andrea Ugolini, avrà logicamente tutta la nostra stima, tutto il nostro sostegno e tutto ciò che sarà necessario, perché, al di là di come è stato affrontato il dibattito questa mattina, la sua nomina si inserisce in un percorso nel quale è stato votato un programma di Governo che, per quanto riguarda la sanità, è stato attuato soltanto in parte, purtroppo anche a causa delle difficoltà nelle quali si era trovata la collega Mularoni per le sue condizioni di salute e per le vicende che ha dovuto affrontare. Sarà quindi sicuramente più duro e più intenso l’impegno che dovrà profondere il Segretario Massimo Andrea Ugolini e, accanto al suo impegno, troverà tutto il sostegno della maggioranza, compreso naturalmente quello di Libera, che ha investito molto e tiene particolarmente alla sanità, all’Istituto per la sicurezza sociale, al riordino dei servizi e a tutto ciò che è stato detto mille volte e che si sta attuando, almeno in parte, anche con la nomina del nuovo Comitato esecutivo. È un elemento che non va sottaciuto. Uno dei primi impegni che il Segretario Ugolini dovrà assumere sarà quello legato al riordino dell’atto organizzativo. Quando venne approvato, nella fase iniziale dell’attuale legislatura, come Libera avevamo chiesto che fosse rivisto in alcune sue parti. Credo che si debba ripartire con forza, con energia e con grande determinazione, riprendendo tutti quegli elementi che purtroppo erano rimasti in secondo piano. Il programma esiste e contiene l’impegno ad affrontare e risolvere le situazioni che conosciamo, dalle liste d’attesa a una maggiore attenzione per la medicina territoriale. Sono tutti elementi che abbiamo già indicato e ribadito e che ora dovranno essere attuati. Non voglio intervenire a lungo su un tema che sicuramente dovremo riaffrontare all’interno dell’Aula alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, perché gli impegni, il lavoro da svolgere e tutto ciò che dovrà essere realizzato nella sanità richiederanno un nuovo confronto. Per il momento rivolgo i migliori auguri di buon lavoro al Segretario Ugolini, che ne avrà sicuramente bisogno e che, probabilmente, non conoscerà nemmeno l’estate dal punto di vista delle ferie, perché dovrà entrare immediatamente nel merito delle tante pratiche e dei tanti interventi ancora da attuare.
Sara Conti (RF): Prendo anch’io la parola in questo dibattito, se non altro per ribadire alcuni punti che rendono piuttosto goffa la maniera in cui è stata gestita questa situazione. Avrei voluto dire grottesca, ma mi sono limitata. Lo dico perché le modalità che abbiamo ascoltato anche poco fa nell’intervento del consigliere Venturini, cioè il modo con cui si cerca di giustificare una scelta compiuta in maniera molto affrettata, dimostrano che non sono state svolte le necessarie valutazioni e che non si è tenuto conto della normativa vigente. Come ha giustamente ricordato prima di me la collega Mularoni, si tratta di una normativa che deve essere rispettata da tutti, indipendentemente da chi si trovi, in un determinato momento, a dover compiere una scelta. Siamo però abituati al fatto che una parte della classe politica di questo Paese creda di poter fare un po’ come vuole. Lo abbiamo visto molte volte, quando sono state effettuate nomine senza valutare prima se fossero opportune o meno. Ci è capitato di assistere anche alla modifica di leggi costruite ad personam o contra personam. Siamo quindi abituati a tutto, ma nel momento in cui ci si trova a dover ammettere che la legge non avrebbe consentito al consigliere Venturini di diventare Segretario di Stato, ci saremmo aspettati una reazione quantomeno più matura o, almeno, delle scuse per aver messo in piedi tutta questa sceneggiata prima ancora di aver verificato i requisiti. Invece no. Si continua a ribadire, anche poco fa in quest’Aula, che quella legge sarebbe sbagliata perché in Italia esistono interpretazioni diverse da parte di vari organismi e perfino della Corte costituzionale italiana. Siamo andati a tirare in ballo addirittura la Corte costituzionale italiana, ma vorrei ricordare che noi siamo uno Stato sovrano e che le leggi, oltre a farle in quest’Aula, dovremmo rispettarle, facendo riferimento agli organismi istituzionali e costituzionali del nostro Paese, non a quelli di altri Stati. Qui invece si continua ad arrampicarsi sugli specchi, sostenendo che questa legge sarebbe sbagliata sulla base di interpretazioni elaborate altrove. Siamo veramente al ridicolo, scusate se mi permetto di dirlo. Faccio anche un breve riferimento all’intervento del consigliere Venturini in Commissione IV, nel quale ci teneva a tranquillizzare tutti dicendo di aver fatto questa scelta così da poter diventare Segretario di Stato nel prossimo Governo. Ora decidiamo già anche chi sarà al Governo nella prossima legislatura? Meno male che c’è la Democrazia Cristiana, perché tutto il resto è noia. Decidono se rispettare o non rispettare le leggi, come guidare o non guidare questo Paese e stabiliscono anche che nella prossima legislatura saranno nuovamente al Governo e che Venturini sarà Segretario di Stato. Siamo diventati anche veggenti. Meglio di così. A questo punto possiamo stare tutti a casa, tanto fa tutto la Democrazia Cristiana e non c’è bisogno di nessun altro in questo Paese. Permettetemi però di ricordarvi che la rappresentanza di questo Paese è composta da sessanta consiglieri che, per fortuna, non appartengono tutti alla Democrazia Cristiana. Anche noi e tutti i cittadini che hanno votato le altre forze politiche dobbiamo essere rappresentati. La sanità è pubblica e quindi non deve essere terra di nessuno. Invece, purtroppo, siamo stati abituati troppo spesso a vederla contesa come una pedina politica e abbiamo visto quali risultati ciò abbia prodotto all’interno dell’ISS: grandi criticità e grandi problematiche. Dal nuovo Segretario di Stato Ugolini, che certamente non sosterremo e non voteremo, ma che rappresenterà anche noi e tutta la cittadinanza sammarinese, ci aspettiamo che svolga il proprio ruolo con serietà, competenza, concretezza e, soprattutto, responsabilità. Ci aspettiamo che non si lasci guidare da logiche politiche, ma che faccia realmente ciò che serve per provare a migliorare gli aspetti più critici del nostro sistema sociosanitario. Purtroppo ce ne sono molti, certamente anche a causa del susseguirsi e dell’alternarsi, negli anni, di Comitati esecutivi che troppo spesso hanno dimostrato di non essere in grado, o forse di non aver avuto realmente campo libero, di modificare determinate dinamiche interne al sistema sanitario, che sono concrete e producono i problemi che tutti vediamo. Ci aspettiamo quindi che il nuovo Segretario di Stato assuma questo impegno con un grande senso del dovere e della responsabilità. Mi auguro che la sanità possa finalmente guardare al futuro con una visione, cosa che al momento non vediamo in nessun ambito del Paese, ma speriamo che anche questa rotta possa cambiare. Voglio infine dire due parole sul ruolo delle associazioni sanitarie e sociosanitarie, in particolare delle associazioni di volontariato, che svolgono un compito importantissimo nel nostro Paese. All’interno della sanità vi sono associazioni che stanno mettendo una pezza a ciò che il Governo e noi stessi non siamo stati in grado di realizzare. Il reparto di Oncoematologia è stato ristrutturato e i lavori sono in corso grazie all’associazione ASLEM, mentre un hospice verrà costruito grazie all’associazione oncologica sammarinese. Questi sono i fatti. È quindi necessario che chi assume questa responsabilità sia in grado di avere una visione anche rispetto a ciò che opera sul territorio e che affianca l’Istituto per la sicurezza sociale.
Andrea Menicucci (RF): Questo è uno di quei momenti istituzionali che credo nessuno vorrebbe vivere, al di là delle appartenenze politiche e delle dinamiche interne, perché quanto accaduto nei mesi scorsi non ha un colore politico e non deve prestarsi alla speculazione o alla polemica. Fa parte del nostro essere umani e della nostra componente più profonda. Dobbiamo però fare attenzione proprio a questa componente umana, perché dietro la situazione attuale, che ha portato prima alla nomina di Ugolini come Segretario di Stato per la Sanità, poi alla sua mancata nomina, quindi alla designazione di Venturini, al successivo ritiro di Venturini e infine alla nuova nomina di Ugolini, credo ci sia una dinamica molto umana, viscerale, interna. Tutto questo avviene in un settore chiave della nostra Repubblica, in un’organizzazione che opera ogni giorno a tutela della salute e della sicurezza sociale dei sammarinesi, un presidio che non è soltanto un servizio per i cittadini, ma rappresenta una vera conquista di civiltà. È stato detto che la sanità è il fiore all’occhiello della Repubblica di San Marino. Io credo invece che la sanità sammarinese sia un presidio universale nonostante la politica. Stiamo parlando di un settore nel quale lavorano ogni giorno tantissimi professionisti e operatori che consentono alla struttura ospedaliera, al sistema sanitario e al tessuto sociale del Paese di funzionare nel modo più corretto ed efficace possibile. Mentre loro lavorano e faticano affinché tutto possa funzionare, la politica cosa fa? Mette in scena l’ennesimo teatrino. Perché di questo si tratta. Siamo partiti dall’interim del Segretario Gatti, inizialmente del tutto legittimo e fisiologico, perché il Segretario Mularoni, purtroppo, a causa della malattia, non era più nelle condizioni di esercitare pienamente le proprie funzioni. Tuttavia ho trovato di cattivo gusto il prolungamento di quell’interim subito dopo la sua scomparsa, perché mi è sembrato un modo per prendere tempo di fronte alle tante dinamiche interne alla Democrazia Cristiana. Terminato quel periodo di silenzio politico, il primo nome emerso è stato quello di Massimo Andrea Ugolini. Poi, all’interno della Democrazia Cristiana, è accaduto qualcosa che probabilmente ci verrà raccontato. Dopo il nome di Ugolini ha iniziato infatti a imporsi quello, decisamente più ingombrante, di Giancarlo Venturini. E quando si muove quel nome, evidentemente, non c’è santo che tenga. Si arriva così a un’altra situazione di cattivo gusto: Ugolini comunica pubblicamente di ritirare la propria disponibilità, lasciando libero il campo a Venturini. Lo stesso Venturini che, attraverso un editoriale a mio avviso piuttosto strampalato, viene descritto come una sorta di premier esterno al Congresso di Stato, destinato a entrarvi per imprimere nuova linfa, una nuova direzione e una nuova impostazione all’azione del Governo. Poi però arriva la doccia fredda, che certifica la pochezza di queste dinamiche, perché la legge sul Congresso di Stato del 2005, così come modificata nel 2011, stabilisce con chiarezza che chi ha ricoperto l’incarico di Segretario di Stato per dieci anni deve osservare un periodo di raffreddamento di altri dieci anni. Ed è proprio qui che comincia il vero teatrino. In un primo momento quella legge non viene nemmeno menzionata nelle comunicazioni ufficiali. Poi, via via che la questione diventa di dominio pubblico, diventa sempre più difficile sostenere quella posizione, soprattutto quando davanti a quella norma si trova il nome di Giancarlo Venturini. A quel punto si inizia ad attaccare gli uffici pubblici perché, udite udite, non avrebbero avvertito la Democrazia Cristiana dell’esistenza della legge. Non soddisfatti di una situazione già istituzionalmente incresciosa, si coinvolge anche la Reggenza in una dinamica tutta interna a un partito. In un comunicato stampa la Democrazia Cristiana arriva addirittura a invitare, con toni formalmente educati, la Reggenza a tenersi fuori dalla vicenda, sostenendo che non avrebbe alcuna responsabilità. Anche questa stoccata, personalmente, non mi è piaciuta affatto, soprattutto perché coinvolge un’istituzione fondamentale come la Reggenza. Poi arriva il punto di rottura, quando ci si rende conto che esiste qualcosa di superiore a queste dinamiche interne e che quel qualcosa si chiama legge. Il fondo, però, viene toccato quando viene messa in discussione la costituzionalità della modifica del 2011 dallo stesso Venturini, richiamando pareri che oggi non risultano disponibili praticamente a nessuno, se non alla Democrazia Cristiana. Si citano sentenze della Corte costituzionale italiana, pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo e addirittura precedenti della Regione Abruzzo. Se dobbiamo uniformare l’interpretazione delle nostre norme a quella fornita dal TAR della Regione Abruzzo su una legge regionale, francamente mi viene da ridere. Si sostiene inoltre che la legge del 2011 sia retroattiva. Io credo invece che non lo sia affatto. Quella legge non modifica i mandati svolti dal consigliere Venturini dal 2002 al 2016, non li annulla, non chiede indietro le indennità percepite, non cancella gli atti che egli ha firmato come Segretario di Stato. Quei rapporti sono ormai esauriti e intangibili. La legge del 2011 introduce semplicemente un requisito di inidoneità, o di ineleggibilità se vogliamo chiamarlo così, per il futuro. Il fatto che il calcolo dei dieci anni tenga conto anche del periodo precedente non costituisce retroattività, ma rappresenta semplicemente la definizione di un requisito di ammissibilità fondato sulla storia personale del soggetto e sui mandati già svolti. Tutto qui. Detto questo, la responsabilità istituzionale che oggi ricade sul Segretario di Stato in pectore Massimo Andrea Ugolini è certamente molto importante. L’auspicio è che riesca a svolgere il proprio ruolo nel migliore dei modi, anche se, alla luce delle recenti pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, il lavoro svolto alla Giustizia non può essere considerato particolarmente positivo. Pur non esprimendo il nostro voto favorevole alla sua nomina, rivolgo comunque al Segretario Ugolini l’augurio di un buon e proficuo lavoro.
Gaetano Troina (D-ML): Devo dire che è davvero interessante il dibattito che si è sviluppato non soltanto oggi in quest’Aula, ma anche nelle settimane scorse, attorno a questa sostituzione. Non entrerò nel merito del lavoro svolto dal precedente Segretario di Stato alla Sanità e colgo ancora una volta l’occasione per esprimere la mia vicinanza ai familiari di Mariella Mularoni. Voglio invece parlare di tutto ciò che è accaduto dopo, perché, obiettivamente, questa sostituzione è stata gestita nel peggior modo possibile. Innanzitutto con un interim di durata indefinita che, dal nostro punto di vista, è andato anche oltre ciò che le norme lasciavano intendere, evidentemente perché c’erano nodi da sciogliere sia all’interno della maggioranza sia nel partito che aveva il diritto di indicare il nuovo Segretario di Stato. Ma ciò che colpisce di più, e che mi fa sorridere quando qualcuno sostiene che oggi stiamo andando fuori tema, è che siete stati proprio voi, con le vostre prese di posizione pubbliche e con i comunicati stampa della Democrazia Cristiana, a portare sotto i riflettori una dinamica tutta interna al vostro partito. Se non aveste diffuso una sequenza di comunicati nei quali prima uno dichiarava di non essere interessato al ruolo, poi un altro si diceva disponibile, poi il primo tornava disponibile, poi il secondo non aveva più i requisiti e infine si tornava al punto di partenza, oggi questo dibattito non avrebbe avuto questi toni. Avete costruito tutto da soli. E poi venite a dire che siamo noi ad andare fuori tema o a mancare di sensibilità rispetto a una vicenda delicata. Se foste rimasti in silenzio e oggi fossimo arrivati semplicemente alla sostituzione del Segretario di Stato, probabilmente questa discussione avrebbe avuto tutt’altro andamento. Invece siete stati talmente supponenti da crearvi da soli questo problema e non siete nemmeno in grado di ammetterlo. Venite qui a sostenere che siamo noi a non capire e a non essere sensibili. Ma vi rendete conto che, su qualsiasi argomento, sentite sempre il bisogno di costruire una versione della realtà che vi sia favorevole? È proprio per questo che il dialogo non funziona. Il dialogo è possibile quando entrambe le parti partono da presupposti ragionevoli. Se una delle due parte da presupposti palesemente irragionevoli, non si può pretendere che l’altra dica semplicemente “ragioniamoci”. Così ciascuno finisce per parlare da solo. Questo vale anche per questa sostituzione. Non voglio entrare nel merito di chi, tra Venturini e Ugolini, avesse più titolo per ricoprire quell’incarico. Se avete criteri interni per scegliere questi ruoli, sono affari vostri. Ma perché avete deciso di comunicare tutto questo alla popolazione, mostrando chiaramente tensioni e criticità interne? Pensate davvero che non vedessimo i sorrisi e le dinamiche che emergevano durante i lavori delle Commissioni e del Consiglio? Non siamo ciechi e nemmeno i cittadini lo sono. Per questo trovo davvero difficile accettare che oggi veniate a dirci che non siamo stati sensibili, che non abbiamo capito il momento difficile attraversato dal vostro partito e che quindi tutto ciò sarebbe giustificato. Francamente non ho molto altro da aggiungere. Ho davvero finito le parole. Ogni volta che c’è una situazione delicata da gestire riuscite a fare il peggio possibile e poi restate lì, con la faccia di chi pensa che non sia successo nulla. Se volete continuare a governare così, fatelo pure. Ma noi non possiamo sostenere nomine gestite in questo modo, soprattutto in un settore delicatissimo come la sanità. I problemi da affrontare sono enormi. Mi dispiace sentire che, secondo qualcuno, le difficoltà dell’ospedale dipenderebbero dai cittadini. Questo significa non comprendere davvero la situazione. Certo, possono esserci comportamenti poco virtuosi che contribuiscono ad appesantire il sistema, ma non è certamente questa la causa principale. San Marino è sempre stato così. Evidentemente esistono problemi strutturali molto più profondi. Noi ci aspettiamo, prima di tutto, che venga finalmente presa una decisione sul nuovo ospedale: se si vuole realizzarlo oppure no, dove si intendono reperire le risorse necessarie e quale sarà il futuro dei servizi ospedalieri. Oggi il risultato è che i cittadini attendono mesi per ottenere una prestazione e spesso non sanno nemmeno quanto dovranno aspettare. Se possono permetterselo, si rivolgono al privato. Viene quindi spontaneo domandarsi perché questa situazione continui da così tanto tempo senza una soluzione e se qualcuno non tragga addirittura vantaggio da questo sistema. È inevitabile porsi questa domanda. Per questo ci aspettiamo che, dopo mesi trascorsi a discutere su chi dovesse sostituire il Segretario di Stato, ci venga finalmente presentata un’idea chiara sul futuro della sanità sammarinese, perché, ad oggi, questa visione ancora non l’abbiamo capita.
Matteo Casali (RF): Come è stato ricordato da diversi colleghi, questo dibattito sulla nomina del nuovo Segretario di Stato per la Sanità è anzitutto l’occasione per rinnovare il cordoglio personale e del nostro partito per la scomparsa della Segretaria di Stato Mariella Mularoni. Non è questa la sede per fare una retrospettiva completa sulla sanità, anche se alcuni aspetti meritano di essere ricordati. Prendo spunto da un recente sondaggio che indica come il 34% dei sammarinesi consideri la sanità uno dei temi più importanti per il Paese. Questo testimonia non solo quanto il tema sia sentito, ma anche come le criticità esistenti siano ormai chiaramente percepite dai cittadini. Non c’è soltanto l’importanza in senso assoluto della sanità, ma anche una sensibilità alimentata dall’evidenza dei problemi. Sappiamo tutti che il tema delle liste d’attesa non è ancora stato risolto e che questo è stato indicato come obiettivo politico del Comitato esecutivo. Già questo rappresenta un’anomalia, perché ridurre le liste d’attesa non dovrebbe essere un obiettivo politico, ma un obiettivo amministrativo. Conosciamo inoltre i problemi di sostenibilità del bilancio dell’ISS, cresciuto in maniera considerevole, quasi fuori controllo, negli ultimi anni. Sappiamo anche quali siano stati i primi rimedi messi in campo dal nuovo Comitato esecutivo: ricordo i tagli lineari alle retribuzioni dei medici convenzionati come primo tentativo di soluzione, invece di fissare obiettivi di budget e intervenire sull’organizzazione. Ricordo anche il caso delle mammografie, fortunatamente fermato grazie all’attenzione suscitata anche dall’opposizione. Esistono poi tutti gli aspetti legati alle strutture: il nuovo ospedale che parte e poi si ferma, chi gioca al Monopoli ospedaliero decidendo quali servizi esternalizzare e quali mantenere, il tema dell’hospice. Proprio lunedì, in Commissione IV, avevo chiesto dove fosse l’hospice e nessuno mi aveva saputo rispondere. Solo il giorno dopo abbiamo appreso dai giornali che un progetto esiste ed è portato avanti da un’associazione privata. Questo dimostra il livello di organizzazione e di conoscenza della situazione anche dal punto di vista delle strutture sanitarie. A questo si aggiungono i fenomeni delle aggressioni e delle violenze nei confronti del personale sanitario, eventi che pensavamo estranei alla nostra realtà. Questa è, per sommi capi, la fotografia della nostra sanità. Mi stupisco sinceramente di chi continua a ripetere il ritornello “guardate cosa succede fuori”. Noi dovremmo aspirare a modelli migliori, non certo a modelli peggiori. Di fronte a tutto questo, nell’ultimo mese e mezzo, in cosa è stata impegnata la politica di Governo? Abbiamo assistito al preventivo passo indietro di Francesco Mussoni, che ha dichiarato di non voler scendere in campo; poi al passo avanti di Giancarlo Venturini, che ha comportato il passo indietro di Massimo Andrea Ugolini; successivamente al passo di lato, perché Venturini non fa mai passi indietro, e infine al nuovo passo avanti di Ugolini. Un vero e proprio sirtaki che abbiamo visto tutti e che, a mio avviso, non ha fatto fare una bella figura alla politica. Una candidatura che avrebbe dovuto essere pronta da tempo per raccogliere il testimone si è invece trasformata nella gestione di piccoli interessi di bottega. Invece di ammettere di aver preso una grossa cantonata, è stata innalzata una cortina fumogena. Prima si è cercato di legittimare la candidatura di Venturini, poi la sua rinuncia è stata presentata non come il semplice rispetto di una legge chiarissima, ma come un gesto di generosità verso le istituzioni, accompagnato da una schiera di sostenitori pronti a celebrare questo grande senso dello Stato per aver semplicemente ottemperato a una norma evidente. Credo che questo spettacolo sia stato persino peggiore dell’errore iniziale. Dopo questo sirtaki è riemersa la candidatura di Ugolini, definita democraticamente eletta. Non entro nelle dinamiche interne agli altri partiti: ciascuno si organizza come meglio crede. Prendo però atto che la Democrazia Cristiana è riuscita a candidare e votare all’unanimità prima un candidato e poi il suo antagonista, una modalità piuttosto singolare. Così ha ripreso piede la candidatura del Segretario di Stato in pectore Ugolini. Devo dire, tuttavia, che, al di là dei tanti elogi ascoltati, i presupposti di questa candidatura non sono dei migliori, perché il modo in cui in passato ha gestito la Segreteria di Stato per la Giustizia non può essere giudicato positivamente. Il candidato è stato infatti uno dei principali protagonisti di una stagione che, come hanno evidenziato le recenti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha politicamente e illegittimamente riscritto gli assetti della giustizia, consentendo una gravissima ingerenza tra i poteri dello Stato attraverso quella famosa legge retroattiva, quella sì realmente retroattiva, consigliere Venturini, come ha spiegato molto bene il collega Menicucci. La retroattività è ben altra cosa rispetto a quella da voi richiamata. Del resto, citare oggi la CEDU per legittimare le proprie posizioni, per la Democrazia Cristiana, è un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato. A ciò si aggiungono le dichiarazioni rese dallo stesso Ugolini poche settimane fa in quest’Aula, con le quali ha continuato a screditare la Corte europea dei diritti dell’uomo parlando del famoso “uomo all’Havana”. Si tratta quindi, a nostro avviso, di un profilo che, almeno dal punto di vista istituzionale, non offre le migliori garanzie. Nonostante questo, gli rivolgo comunque un sincero in bocca al lupo, perché la sanità appartiene davvero a tutti ed è un settore estremamente difficile. Quanto alle interpretazioni autentiche, ricordo soltanto una cosa: la retroattività, purtroppo, nella sanità, nella cura e nella prevenzione non è possibile. Almeno di questo tenga conto.
Mirko Dolcini (D-ML): Intervenire su un comma come questo è inevitabilmente difficile, perché il pensiero va anzitutto alla compianta Mariella Mularoni. Purtroppo, però, le cose sono andate così e bisogna andare avanti. Affrontiamo quindi questo comma e tutto ciò che è accaduto nella vicenda tra Venturini e Ugolini. Innanzitutto rivolgo il mio augurio e il mio in bocca al lupo al futuro Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini. Posso dirgli fin d’ora che Domani Motus Liberi lo criticherà oppure gli farà i complimenti esclusivamente sulla base del lavoro che svolgerà. Credo infatti che tutti i Segretari di Stato debbano essere giudicati per ciò che fanno. Mi auguro quindi che possa ricevere più complimenti che critiche, perché significherebbe aver risolto almeno una parte dei problemi dell’ISS. L’Istituto per la Sicurezza Sociale è praticamente una città all’interno del nostro Stato, una piccola cittadella che, come tutte le realtà complesse, ha punti di forza e punti di debolezza. In questo momento storico credo sia evidente che i problemi siano molti di più degli aspetti positivi. Cito soltanto quello che, a mio avviso, è il problema principale. L’ISS ha numerose criticità, molte delle quali interne e non immediatamente percepibili dall’esterno, ma ciò che tutti vedono sono le troppe attese nei servizi rivolti ai cittadini. Le liste d’attesa spingono purtroppo sempre più persone ad allontanarsi dal sistema sanitario pubblico per rivolgersi a quello privato e questo, a mio avviso, finisce per indebolire l’ISS. Se i cittadini scelgono le strutture private invece dell’ospedale di Stato significa che qualcosa non funziona. Il primo problema da affrontare è quindi proprio questo: ridurre le lungaggini, eliminare le attese e garantire un servizio che, se non può essere immediato, sia almeno rapido ed efficiente. Detto questo, ritengo di poter concludere il mio intervento. Francamente non mi appassiona discutere della querelle tra Venturini e Ugolini o delle dinamiche interne ad altri partiti, che considero comunque una vicenda poco edificante. Mi basta richiamare quanto ha affermato il Segretario Teodoro Lonfernini, il quale ha riconosciuto apertamente che alcune cose la Democrazia Cristiana avrebbe potuto evitarle. Credo che questo riassuma efficacemente la vicenda.
Michela Pelliccioni (indipendente): Inizio dicendo che questo è un punto all’ordine del giorno che non avrei mai voluto affrontare, perché nasce dalla perdita della collega e Segretaria di Stato Mariella Mularoni, una circostanza che tutti avremmo voluto evitare. Credo sia proprio da questo elemento che dobbiamo partire per fare un ragionamento più ampio sulle necessità della sanità, anche alla luce di questo gravissimo lutto. L’obiettivo che mi pongo, e credo sia lo stesso di tutti, è guardare avanti e concentrarci su ciò che c’è da fare in materia sanitaria. Lo dico con molta chiarezza: non ho alcuna intenzione di entrare nel dibattito sulle vicende relative alla nomina, all’interno della Democrazia Cristiana, del collega Massimo Andrea Ugolini. Ritengo che questo non rappresenti il vero focus della discussione e che non serva né a noi né tantomeno ai cittadini, i quali ci pongono richieste molto precise. I cittadini chiedono una sola cosa: una sanità efficiente. È su questo che oggi dobbiamo confrontarci, prendendo spunto dalla nomina del nuovo Segretario di Stato. Rivolgo quindi al collega Massimo Andrea Ugolini un sincero e grande in bocca al lupo. Lo considero una persona che stimo sul piano umano e credo sia doveroso augurargli buon lavoro, perché la sfida che lo attende è certamente complessa, soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo. Dobbiamo riconoscere che la sanità presenta urgenze importanti. Lo abbiamo già detto, ma va ribadito: le liste d’attesa non sono conciliabili con le esigenze dei cittadini, che continuano a segnalarcelo con forza. È quindi necessario intervenire affinché la riduzione dei tempi di accesso ai servizi diventi una priorità assoluta. Vi sono servizi in difficoltà che devono essere rafforzati e ampliati e sui quali occorre concentrare le risorse. Esistono però anche importanti opportunità, che a mio avviso sono collegate anche al percorso di associazione con l’Unione europea. Questo è un ambito sul quale dobbiamo guardare con prospettiva e accelerare i tempi per costruire una sanità sempre più efficiente ed efficace. Ieri si è parlato dell’obiettivo di rendere San Marino un Paese nel quale le persone scelgano di venire a vivere, un concetto sul quale mi sono espresso favorevolmente. Ritengo però che questo non debba essere legato soltanto ai vantaggi fiscali, ma anche alla capacità di offrire una sanità di alto livello, capace di attrarre persone e rappresentare un valore aggiunto per chi decide di vivere nel nostro Paese. È un obiettivo che possiamo e dobbiamo darci, perché produce effetti positivi sul benessere complessivo della comunità. Voglio inoltre ricordare il sistema di monitoraggio della salute pubblica fondato sul principio One Health, promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consente di intercettare e gestire con rapidità i fattori di rischio legati agli stili di vita e alle malattie croniche. Ritengo che questo rappresenti un elemento di assoluto valore e uno degli aspetti sui quali concentrare le nostre energie. La priorità, a mio avviso, deve essere quella di investire in interventi mirati sulla prevenzione e sulla medicina territoriale, così da ridurre l’ospedalizzazione centralizzata. Questo deve essere il punto di partenza del Governo per migliorare ed efficientare la sanità pubblica. Concludo ribadendo il mio sincero in bocca al lupo al collega Massimo Andrea Ugolini e confermando la necessità di dare assoluta priorità agli obiettivi fondamentali che la politica deve perseguire in materia sanitaria.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Anch’io desidero rivolgere un doveroso ricordo alla collega Mariella Mularoni. Ritengo sia opportuno ricordare quanto sia stata importante la sua figura e credo che questo rappresenti un atto dovuto. Eccellentissimi Capitani Reggenti, colleghi consiglieri, colleghi del Congresso di Stato, intervengo su una questione che ritengo vada ben oltre la vicenda personale che ha riportato questo tema all’attenzione dell’Aula. Mi riferisco alla disciplina che limita la possibilità di ricoprire l’incarico di Segretario di Stato dopo dieci anni complessivi di mandato. Desidero innanzitutto esprimere rispetto per la decisione assunta dal consigliere Giancarlo Venturini, che ha scelto di fare un passo indietro per senso delle istituzioni, evitando che una questione giuridica potesse trasformarsi in un elemento di incertezza per il Governo. Probabilmente sarebbe stato preferibile affrontare la questione prima, ma ritengo comunque che la scelta compiuta meriti considerazione. Proprio perché si è trattato di una scelta di opportunità istituzionale e non di una pronuncia sulla legittimità della norma, credo sia doveroso interrogarsi oggi sul contenuto di quella disciplina. È utile ricordarne brevemente l’evoluzione. La legge qualificata n. 184 del 2005 introdusse per la prima volta un limite alla permanenza nel Congresso di Stato, stabilendo che l’incarico di Segretario di Stato non potesse essere esercitato per oltre cinque anni consecutivi e che una nuova nomina fosse possibile soltanto dopo cinque anni dalla cessazione del mandato. A mio avviso si trattava di una disciplina coerente con la finalità di evitare permanenze eccessivamente lunghe nella medesima funzione, senza attribuire alcun rilievo ai mandati svolti in periodi differenti della vita istituzionale. Nel 2011 quella disciplina venne profondamente modificata. I dieci anni non furono più consecutivi ma complessivi; il periodo di attesa divenne anch’esso di dieci anni e, soprattutto, si stabilì che il computo dovesse decorrere dalla prima nomina. Si trattò di un cambiamento molto significativo e non possiamo dimenticare il contesto storico nel quale maturò. Erano gli anni delle commissioni d’inchiesta e dei grandi procedimenti giudiziari che coinvolgevano una parte della classe dirigente del Paese, in un clima politico fortemente segnato dalla contrapposizione con quella che veniva definita la vecchia politica. Proprio per questo ritengo opportuno richiamare un principio fondamentale di ogni ordinamento democratico: le leggi non devono mai apparire costruite per colpire o favorire singole persone. Le norme devono essere generali, astratte e pensate per il futuro. Non devono nascere dalla contingenza politica né essere percepite come strumenti destinati a disciplinare vicende personali. È un principio di civiltà giuridica, prima ancora che costituzionale. Vi è però un ulteriore profilo che considero ancora più delicato. La modifica del 2011 non si è limitata a disciplinare il futuro, ma ha stabilito che nel calcolo dei dieci anni dovessero essere conteggiati anche i periodi di incarico svolti quando quella regola ancora non esisteva. È da qui che sorgono, a mio avviso, dubbi di natura costituzionale. Quando quei mandati furono esercitati, il quadro normativo era diverso. Chi li ricopriva conosceva le regole allora vigenti e poteva legittimamente confidare negli effetti che quelle regole producevano. Successivamente il legislatore ha attribuito a quei medesimi fatti una conseguenza nuova, cioè l’impossibilità di una futura nomina. È vero che formalmente la norma disciplina una nomina futura, ma sostanzialmente attribuisce effetti giuridici nuovi a situazioni ormai definitivamente esaurite. Per questo ritengo che esistano seri motivi di riflessione sotto il profilo della tutela dell’affidamento, della certezza del diritto, della ragionevolezza delle leggi e della disciplina dei diritti politici. A ciò si aggiunge un elemento particolarmente significativo: il legislatore non ha previsto alcuna disciplina transitoria. Avrebbe potuto stabilire che il nuovo criterio valesse soltanto per gli anni successivi all’entrata in vigore della legge oppure introdurre un regime graduale. Ha invece scelto di far decorrere il computo dalla prima nomina, attribuendo immediatamente rilievo anche a periodi maturati molti anni prima. Non spetta certamente a quest’Aula pronunciarsi sulla costituzionalità della norma, ma spetta certamente a quest’Aula interrogarsi sulla qualità della legislazione che produce. La forza di uno Stato di diritto non si misura soltanto nella capacità di approvare le leggi, ma anche nel coraggio di rimetterle in discussione quando emergono dubbi seri sulla loro coerenza con i principi fondamentali dell’ordinamento. Le istituzioni non si indeboliscono quando riflettono criticamente sulle proprie regole; al contrario, si rafforzano. Per questo auspico che questa vicenda, nella quale una norma successiva ha disciplinato effetti riferiti a situazioni anteriori alla sua entrata in vigore, non venga archiviata come una questione personale, ma rappresenti l’occasione per una riflessione più ampia sul rapporto tra legislazione e principi costituzionali. Le leggi devono disciplinare le istituzioni, non le persone. Questo, in definitiva, è il principio che dovrebbe guidare ogni attività legislativa. Concludo augurando al nominato Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini il migliore e più sincero buon lavoro.
Matteo Zeppa (Rete): Ho deciso di strutturare il mio intervento su due aspetti: quello politico e quello umano, perché anche la storia del nostro movimento presenta un precedente che è giusto ricordare e che ci ha sempre portato a ragionare al di là degli steccati politici. Parto dall’aspetto politico. Anche l’ultimo intervento del Segretario Rossano Fabbri è stato, a mio avviso, un intervento tutto in difesa di un’interpretazione che qualcuno ha dato della norma. Lo dico con convinzione, anche se può dare fastidio: la più grande mancanza di rispetto nei confronti di Mariella Mularoni è arrivata proprio dal suo partito. Dico questo perché, come dimostrato anche da altri atti legislativi di questa maggioranza e del Congresso di Stato, le norme sono norme. Al di là di quanto sostiene il Segretario Fabbri, che certamente conosce il diritto molto meglio di me, le norme sono scritte nero su bianco e non possono essere interpretate a piacimento. Oggi, per difendere una sostituzione necessaria, siete tornati ancora una volta a dare un’interpretazione della legge e questo non è accettabile. Così facendo, mancate di rispetto proprio alla persona che andate a sostituire e, probabilmente, non ve ne rendete nemmeno conto. Avete trasformato questa vicenda in una battaglia politica interna al principale partito di maggioranza, una situazione della quale, sinceramente, non ricordo precedenti. Dovreste vergognarvi, voi e chi vi sostiene in maggioranza, perché quanto è accaduto è incredibile. Avete interpretato la norma sostenendo prima che consentisse la nomina di Giancarlo Venturini e poi siete tornati sui vostri passi, facendo fare avanti e indietro ai candidati. Come ha detto il collega Casali, sembrava un sirtaki. Ma la politica non funziona così. Se esiste una legge chiara, non la si può reinterpretare ogni volta per adattarla alle esigenze del momento. Ho capito dall’intervento precedente che oggi fate la nomina e poi, eventualmente, vi proponete di rivedere la legge. Ma non funziona così. Il vero problema è stata la debolezza della Democrazia Cristiana, che ha preferito occuparsi delle proprie lotte interne invece di guardare al futuro. Nel momento in cui Giancarlo Venturini ha dato la propria disponibilità, sapevate perfettamente che si sarebbe aperto un fronte interno: chi avrebbe assunto la segreteria del partito? Chi avrebbe preso il suo posto? Avete al vostro interno diverse correnti, diversi Segretari di Stato che, proprio in forza di quella legge, non potranno più ricoprire quell’incarico e dovranno trovare una diversa collocazione politica. Pensate davvero che questa sia stata una gestione corretta della sostituzione? Io credo di no. Non si può interpretare una norma in questo modo, né venire oggi in Aula a sostenere che quella norma volesse dire altro per giustificare tutto ciò che è accaduto. Se foste stati davvero coraggiosi non avreste continuato a tirare in ballo la Reggenza, che non c’entra assolutamente nulla. La sostituzione la volevate fare già nella precedente sessione consiliare. La Reggenza, come tante altre volte in passato, ha semplicemente dovuto mettere una pezza agli errori commessi dalle maggioranze di turno, assumendosi responsabilità enormi. Il problema è soltanto vostro, delle vostre lotte interne, che non vi hanno consentito di mantenere una linea coerente. Rivolgo naturalmente ogni augurio al collega Massimo Andrea Ugolini, ma credo sia necessario dirci le cose con chiarezza. Fino a quattro o cinque anni fa il problema della sanità sembrava essere Roberto Ciavatta. Ce lo ricordiamo tutti. In ogni dibattito della scorsa legislatura il tema era sempre quello. Si diceva che la sanità fosse Roberto Ciavatta. Bene, avrà anche commesso molti errori, ma da allora siamo andati avanti e, permettetemi di dirlo, la sanità non è affatto migliorata. È il più grande centro di costo dello Stato e continua ad esserlo. In Commissione Esteri ho sollevato la questione di alcune residenze concesse a medici e chirurghi che operano in strutture private con debiti nei confronti dello Stato. Sarebbe almeno coerente che la maggioranza venisse qui a dire chiaramente che non riesce più a sostenere determinati costi e che, per mantenere una sanità pubblica, è necessario esternalizzare alcuni servizi. Ma bisognerebbe dirlo apertamente, non nasconderlo nelle sedute segrete della Commissione Esteri parlando di pratiche di residenza per medici impiegati in strutture private che risultano debitrici verso lo Stato. Io continuo a votare contro queste pratiche perché non riesco ad accettare situazioni nelle quali una società nasce sulle ceneri di un’altra che aveva centinaia di migliaia di euro di debiti e cambia semplicemente l’amministratore, passando dal marito alla moglie. Non ci sto. Così come non ritengo accettabile che il Comitato esecutivo adotti delibere secretate che diventano pubbliche soltanto perché l’opposizione presenta interpellanze. Ancora più grave è quando la struttura sanitaria viene utilizzata per fare pressione politica. All’interno dell’ospedale non devono esistere dirigenti che utilizzano il proprio ruolo per fare campagna di affiliazione politica o per intimidire chi esprime opinioni diverse. L’ospedale e i servizi sanitari non sono merce politica. Questo deve cambiare radicalmente. Mi auguro che Massimo Andrea Ugolini combatta queste pratiche con la stessa determinazione con cui aveva cercato di farlo l’ex Segretario Roberto Ciavatta. Ricordiamoci tutti la vicenda delle mammografie. I documenti esistevano, i fogli c’erano e le direttive pure. Altro che dire che non c’era stata alcuna indicazione. Era il segreto di Pulcinella. E poi che cosa è successo? Pressioni nei confronti di chi aveva denunciato la vicenda. Che cosa pensate di gestire? Un bacino elettorale? Siete fuori strada. L’ISS è il più grande centro di costo dello Stato, con enormi problemi ancora aperti. Non parlo nemmeno del Servizio Minori, sul quale stenderei un velo pietoso, perché è anche da lì che nascono molte delle criticità che poi esplodono tra i ragazzi. Questa è la parte politica della vicenda e, a mio avviso, di questa gestione deve vergognarsi soltanto la Democrazia Cristiana. Esiste però anche un aspetto umano, ed è quello che voglio richiamare ricordando un precedente del quale vado personalmente fiero. Nel 2014, quando per motivi di salute Matteo Fiorini lasciò il posto ad Antonella Mularoni, Rete, pur essendo all’opposizione, votò a favore della sostituzione, perché esistono limiti che non possono essere superati. Ne ho parlato anche con il collega Santi e noi siamo orientati a seguire la stessa impostazione, perché riteniamo che il rispetto delle persone venga prima della battaglia politica. Se davvero vogliamo onorare la memoria di Mariella Mularoni, dobbiamo consentire che venga sostituita. Certo, dovrebbe essere la maggioranza ad avere i numeri per farlo. Io e Santi, quando arriverà il momento del voto, faremo la nostra valutazione. Personalmente spero di poter votare a favore, anche andando controcorrente, perché per me non c’è alcuna battaglia politica in una sostituzione di questo tipo, così come non c’era nel 2014. Un eventuale voto favorevole non rappresenterebbe in alcun modo un avvicinamento alla maggioranza, ma soltanto la conseguenza di un principio etico che prescinde dagli schieramenti. È lo stesso principio che guidò allora il nostro comportamento e continua a guidarlo oggi. Noi abbiamo sempre pagato la nostra schiettezza, la nostra coerenza e il rispetto per le persone. Politicamente continueremo ad attaccare Massimo Andrea Ugolini quando lo riterremo opportuno, ma dovete convincervi che nell’ultimo mese avete compiuto una grave forzatura, interpretando norme che non dovevano essere interpretate. E questa, a mio giudizio, è stata anche una grave mancanza di rispetto nei confronti di Mariella Mularoni.
Gian Nicola Berti (AR): Il ricordo va certamente a chi dobbiamo sostituire ed è un ricordo doloroso, ma anche profondamente positivo per la figura, la persona, lo spessore umano e le qualità che Mariella Mularoni ha rappresentato. È stata una presenza importante per tutti noi e il nostro pensiero va inevitabilmente a lei. Si potrebbe anche dire che, pur essendo Segretario di Stato per la Sanità, purtroppo non sia riuscita a vincere la propria malattia. Questo deve farci riflettere sul fatto che non sempre si riesce a vincere, ma certamente lei ha lottato come un leone. Mi auguro quindi che anche la sanità sammarinese abbia la stessa volontà di lottare per il benessere e la salute dei nostri cittadini. Questo è il primo obiettivo che rivolgo al neosegretario in pectore Massimo Andrea Ugolini. Vorrei anche cogliere uno spunto positivo dell’intervento che mi ha preceduto, quello del consigliere Zeppa. Se è vero che la sanità appartiene a tutti, allora tutti dobbiamo sentirci responsabili nel sostenere il Segretario di Stato che assumerà questo incarico. Il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale è al servizio di tutti e l’universalità rappresenta uno dei suoi valori fondamentali. Da questo punto di vista ritengo importante lavorare insieme, avanzare proposte, ma anche criticare ciò che non funziona con spirito costruttivo. Non condivido tutte le riflessioni del collega Zeppa, ma ne condivido certamente alcune, in particolare l’idea di affrontare questi temi in maniera super partes, senza contrapposizioni pregiudiziali tra maggioranza e opposizione. Credo che questo sia un segnale positivo e che la politica dovrebbe saper esprimere qualcosa di più alto rispetto allo scontro quotidiano. Io sono uno dei responsabili di quello che qualcuno oggi definisce il “pateracchio” della legge dei dieci anni. L’ho sentito ripetere più volte in quest’Aula. Insieme a me lavorarono alcuni colleghi di Alleanza Popolare, un rappresentante della Democrazia Cristiana e l’intera maggioranza dell’epoca, con il sostegno anche della stessa Democrazia Cristiana. L’obiettivo era semplicemente quello di favorire un ricambio della classe politica. Non era assolutamente una legge pensata contro qualcuno. Se avessimo voluto colpire una persona specifica, probabilmente l’avremmo scritta in maniera diversa. Quella norma non nasceva certo per essere utilizzata oggi contro Giancarlo Venturini. Le speculazioni che si stanno facendo mi sembrano piuttosto infelici. Quando decidemmo di scrivere quella disposizione, il primo estensore fu Andrea Zafferani, poi diversi di noi contribuirono a trovare un equilibrio e infine il progetto fu presentato all’intera Aula, che lo sostenne nella logica di mantenere invariata la decorrenza prevista già dalla legge del 2005, cioè dalla ventiseiesima legislatura. Nessuno volle modificare quel punto e quindi qualsiasi conteggio può partire soltanto dalla ventiseiesima legislatura. Lascio ad altri i calcoli, magari più precisi dei miei, ma quelli che ho fatto mi portano a ritenere che Giancarlo Venturini, per alcuni mesi, sarebbe rimasto ancora entro il limite dei dieci anni e avrebbe quindi avuto pieno titolo per ricoprire quell’incarico. Sono poi intervenute valutazioni, relazioni e interpretazioni differenti e credo vada dato atto a Giancarlo Venturini del fatto che abbia scelto di dire: “Per senso dello Stato preferisco evitare che si creino polemiche sul mio ruolo, perché ciò che conta non è la mia persona, ma l’istituzione che rappresento”. Poiché l’istituzione è più importante della persona, ritengo che questo rappresenti una lezione significativa per tutti noi. Così come accade per la Reggenza, l’istituzione viene sempre prima delle persone che temporaneamente la ricoprono. Per questo credo che il senso dello Stato dimostrato da Giancarlo Venturini meriti di essere riconosciuto e apprezzato. Questo, naturalmente, non diminuisce in alcun modo la figura del Segretario di Stato in pectore Massimo Andrea Ugolini. Ritengo anzi che lo attenda un incarico particolarmente gravoso, perché è evidente che la sanità sammarinese attraversa una fase difficile: i costi sono cresciuti molto e il livello di soddisfazione degli utenti non è proporzionato all’enorme investimento economico che il Paese sostiene. Sarà quindi necessario mettere in campo politiche capaci di migliorare la qualità dell’offerta sanitaria e ridurre anche i tempi di risposta ai cittadini. Proprio ieri una collega, dopo essersi fatta male, aveva bisogno di un esame urgente e si è sentita rispondere che l’appuntamento disponibile era il 10 agosto. Mi auguro che per quella data sia già guarita. Episodi come questo dimostrano chiaramente che qualcosa non funziona. Lo sappiamo da tempo. Quando si discuteva dei referendum, ad esempio, pensavo subito al tema della libera professione intramoenia e della libera professione medica. Tutte le cliniche sorte attorno al nostro territorio dimostrano che esiste una domanda di servizi sanitari. Mi chiedo allora perché lo Stato non provi a intercettare questa domanda entrando esso stesso sul mercato. Se fossimo in grado di offrire maggiori prestazioni attraverso la sanità pubblica, magari anche a pagamento e rivolte non solo ai nostri cittadini ma anche a chi proviene dall’esterno, potremmo rendere più sostenibili gli investimenti nelle strutture e nelle tecnologie sanitarie, che oggi sono estremamente costosi per una popolazione di appena 33.000 abitanti. Se riuscissimo ad allargare il bacino di utenza, probabilmente anche la sostenibilità economica di queste strutture migliorerebbe. Non riesco infatti a comprendere perché un medico proveniente da Canicattì, dalla Norvegia o da qualsiasi altra parte del mondo possa venire a lavorare nel nostro ospedale anche dopo il pensionamento, mentre un medico sammarinese, che conosce i pazienti, il territorio e ha lavorato qui per tutta la vita, venga mandato a casa al raggiungimento dell’età pensionabile. A me questo sembra un autentico suicidio. Quando diciamo che non troviamo medici, forse dovremmo chiederci se siamo noi a non valorizzare quelli che già abbiamo. I professionisti che conoscono il territorio rappresentano un patrimonio prezioso. Certamente servono giovani preparati e tecnicamente aggiornati, ma all’esperienza bisogna riconoscere un valore aggiunto. Esistono professioni che non sono usuranti e nelle quali l’esperienza costituisce una risorsa fondamentale. Per questo credo che dovremmo fare di tutto per trattenere queste figure all’interno delle nostre strutture sanitarie. Lo stesso ragionamento vale anche per altri settori della pubblica amministrazione, dove spesso fatichiamo a reperire professionalità adeguate. Segretario, credo che con alcuni interventi normativi, perfettamente alla portata del Parlamento, si potrebbero ottenere risultati molto importanti per rafforzare questo settore. Mi sono riletto il programma di Governo e immagino che lo abbia fatto anche lei, visto che mi sorride. Ha sicuramente capito che c’è moltissimo lavoro da fare. Per questo le rivolgo ancora una volta il mio augurio di buon lavoro. Credo che anche da parte dell’opposizione, e raccolgo ancora lo spunto dell’intervento del consigliere Zeppa, vi sarà disponibilità all’ascolto, alla collaborazione e alla condivisione. Questo significa però che tutti, maggioranza e opposizione, dobbiamo essere più costruttivi e più sinceri anche nelle critiche. Concludo rinnovando gli auguri di buon lavoro al Segretario Ugolini e rivolgendo anche un pensiero affettuoso al consigliere Giancarlo Venturini, che non vedo più in Aula. Ritengo che il suo gesto possa rappresentare un esempio e credo anche che un Segretario di Stato un po’ più giovane del mio coetaneo Giancarlo Venturini possa rappresentare un valore aggiunto.
Fabio Righi (D-ML): Stiamo arrivando all’esito di questo dibattito e vorrei portare un contributo che non si limiti al tema della sostituzione della Segreteria di Stato. Anzi, dedicherò davvero poco tempo a questo argomento, perché, salvo alcune brevissime considerazioni, ritengo che oggi il focus non debba essere il modo in cui una forza politica individua un candidato piuttosto che un altro. L’unica precisazione che ritengo necessaria fare, perché altrimenti ancora una volta si racconta una storia diversa, è che le prese di posizione e quanto espresso anche dai colleghi della mia forza politica non riguardavano la scelta tra una persona o l’altra, tra il segretario del partito o l’allora consigliere Ugolini. Riguardavano invece il fatto che si stava tentando di percorrere una strada che non dipendeva dalla disponibilità dell’uno o dell’altro, ma dal rispetto della normativa, che è ciò che abbiamo sempre chiesto. E, permettetemi la battuta, alla fine, dopo un dibattito feroce che probabilmente era iniziato ancora prima della prematura scomparsa del Segretario Mularoni, avete fatto una cosa che per voi è sembrata quasi straordinaria, ma che per tutti gli altri è semplicemente normale: rispettare la legge. Detto questo, credo che il vero tema di oggi, nel momento in cui cambia la guida della sanità, sia proprio la sanità. La prima riflessione che faccio è di carattere generale. Non credo che oggi assisteremo a un cambio di impostazione, perché questa Segreteria di Stato è nelle mani della Democrazia Cristiana da circa diciassette degli ultimi trent’anni. Quando oggi sento parlare della necessità di cambiare la sanità, mi domando allora chi abbia creato i problemi della sanità stessa. Se per oltre metà degli ultimi trent’anni è stata gestita dallo stesso partito, è inevitabile porsi questa domanda. Anche gli ultimi anni di gestione hanno portato a un peggioramento della situazione e questo dovrebbe far riflettere sul modo in cui avete amministrato la Segreteria di Stato. Quando si dice che nelle corsie dell’ospedale c’è troppa politica, quando si sostiene che le decisioni vengono prese più per logiche di occupazione dei posti, avanzamenti di carriera o ricerca del consenso che per vere politiche sanitarie, si sta semplicemente descrivendo una realtà che tutti conoscono. Oggi la sanità peggiora giorno dopo giorno e non è ancora collassata soltanto perché ci sono professionisti che continuano a tenerla in piedi con il loro lavoro. Da quanto tempo il Paese non ha una vera politica sanitaria? Da quanto tempo la sanità rappresenta uno dei principali bacini elettorali della Democrazia Cristiana? E oggi cosa cambia? Nulla. Questa è la prima riflessione che mi farei. Vi siete mai chiesti se ci sia stata una cattiva gestione in questi anni oppure intendete proseguire sulla stessa strada? La struttura non è ancora accreditata, continuiamo a perdere professionisti di altissimo livello. L’ultimo è un giovane chirurgo considerato tra i migliori. Perché se n’è andato? Perché non vede prospettive nella nostra sanità. Chi svolge attività libero-professionale aspetta mesi, se non anni, prima di ricevere i compensi; non esiste ancora un pieno riconoscimento degli anni pensionistici e manca un sistema realmente aperto. Non si affronta con coraggio la necessità di costruire vere politiche sanitarie, aprendo il nostro istituto e creando una reale sinergia con il settore privato. C’è un principio sul quale siamo tutti d’accordo: la sanità per i cittadini deve restare gratuita e accessibile, perché rappresenta una grande conquista. Ma bisogna guardare in faccia la realtà. Quel modello è stato sostenibile finché i disavanzi dell’ISS venivano coperti dalle entrate, più o meno trasparenti, del sistema bancario sammarinese degli anni Novanta. Oggi quel contesto non esiste più e il bilancio dell’ISS continua a bruciare decine di milioni di euro. Di fronte a questo scenario, vi siete mai chiesti se non serva finalmente un vero controllo di gestione? Per noi è una priorità assoluta. E il controllo di gestione non significa nominare uomini di fiducia all’interno dell’amministrazione, ma introdurre strumenti seri di verifica. Perché spendiamo sempre di più mentre i servizi peggiorano? Perché, dopo tanti anni di discussioni sulla libera professione, non siamo ancora riusciti a realizzare una vera attività intramoenia, capace di portare équipe, professionalità e introiti al nostro ospedale? Delle due l’una: o si tagliano i servizi, cosa che non vorremmo mai vedere, oppure bisogna aumentare il numero degli utenti. Prendiamo un esempio concreto: il punto nascita, al quale tengo particolarmente. Rischia di non rispettare più i parametri di sicurezza internazionali per il numero troppo basso di parti. Allora bisogna scegliere: o si chiude oppure si amplia il bacino di utenza. Mi viene in mente il parto in acqua. Ricevevo continuamente richieste da persone fuori territorio che volevano venire a partorire a San Marino, perché il servizio era stato annunciato e valorizzato, ma poi non è mai stato realmente attivato. Tutte queste opportunità, che potrebbero aumentare il bacino di utenza e generare nuove entrate per sostenere la qualità e la gratuità della sanità sammarinese, come intendiamo affrontarle? Il tetto massimo agli stipendi dei medici ha ancora senso oppure è arrivato il momento di rivederlo per rendere la nostra sanità attrattiva verso le migliori professionalità? È arrivato il momento di immaginare un ospedale nuovo, o comunque profondamente rinnovato, non come un’operazione immobiliare ma come il risultato di una precisa visione della sanità. Prima bisogna decidere quale sanità vogliamo e poi costruire, magari per moduli, il nuovo assetto dell’ospedale, senza interrompere i servizi. E che male ci sarebbe nel dire che il nostro ospedale possa lavorare in sinergia con le cliniche esistenti e diventare esso stesso una struttura capace di offrire anche prestazioni private? Lo abbiamo sempre sostenuto. Esiste un’area dell’ospedale completamente inutilizzata che potrebbe essere destinata alla libera professione, sfruttando appieno anche la diagnostica e le apparecchiature oggi sottoutilizzate. Naturalmente andrebbero fissate regole precise per garantire sempre la priorità ai cittadini sammarinesi, ma perché tutto il resto non dovrebbe poter funzionare in questa direzione? Perché le sale operatorie inutilizzate o impiegate con tempi troppo lunghi non possono essere utilizzate anche per la libera professione, consentendo all’ospedale di generare nuove entrate? Questo è il vero dibattito che dovremmo affrontare. Se oggi cambiamo il timoniere ma la sanità resta quella in cui la politica continua a intervenire per far saltare le file, come da anni avviene, e si continua a dare al Comitato esecutivo il solo obiettivo di tagliare la spesa per fare bella figura nei bilanci, senza preoccuparsi della qualità dei servizi, allora non cambierà nulla. Si taglia perfino sulla prevenzione, come nel caso dello screening mammografico, un servizio che ci veniva invidiato. Avevamo fatto passi avanti riconosciuti da tutti e voi avete deciso di ridimensionarlo. Si sono create dinamiche che hanno finito per spingere le persone verso il privato e già allora si diceva che qualcuno si stesse preparando a colmare quel vuoto. I problemi li create voi, poi li risolvete e infine venite qui a raccontare quanto siete stati bravi a risolverli. Questa è la realtà. È quello che è accaduto anche nella sanità. Siamo passati da un sistema sanitario preso come esempio, con équipe che arrivavano da fuori e con un’elevata reputazione, a una sanità dalla quale oggi, appena possono permetterselo, molti cittadini scelgono di andare altrove.
Luca Lazzari (PSD): Eccellenze, onorevoli consiglieri, questa nomina arriva al termine di una vicenda che, secondo me, richiede qualche riflessione più ampia. In questi giorni abbiamo parlato molto della cosiddetta legge dei dieci anni, ci siamo interrogati sulla sua interpretazione e sulla sua applicazione, ma forse abbiamo lasciato sullo sfondo la domanda più importante: perché quella norma è stata introdotta? Le leggi non cadono dal cielo, raccontano sempre il tempo in cui sono state scritte e, se vogliamo capire una legge, dobbiamo prima capire quel tempo. Nel 2005 viene introdotto un limite alla permanenza nel Congresso di Stato, ma quella norma aveva una logica diversa da quella attuale. Parlava di dieci anni continuativi, cioè del principio secondo cui nessuno dovesse occupare il Governo senza interruzioni per un tempo indefinito. Era una norma che cercava un equilibrio. Nel 2011, invece, quella norma cambia natura. Non si parla più di dieci anni consecutivi, ma di dieci anni complessivi, anche se maturati in momenti diversi della propria vita politica, e soprattutto si introduce un ulteriore limite: dopo quei dieci anni bisogna fermarsi per altri dieci. Non si tratta di un semplice ritocco legislativo, ma di un vero cambio di impostazione. E quel cambio di impostazione ha una spiegazione. Erano anni particolari. La politica attraversava una profonda crisi di credibilità e si stava diffondendo l’idea che il problema fosse la politica stessa, che bastasse cambiare continuamente i politici per migliorare automaticamente il Paese. Era l’inizio della stagione dell’antipolitica. Nel 2012 sarebbero entrati in quest’Aula i movimenti, poi sarebbero arrivati gli anni delle grandi inchieste e, non so quanti di voi lo ricordino, ma in quello stesso periodo esisteva un comitato chiamato “Massimo 15”, che proponeva di introdurre un limite anche ai mandati dei consiglieri attraverso un referendum. Quella proposta fu poi dichiarata inammissibile dal Collegio dei Garanti, ma racconta perfettamente il clima di quegli anni. L’idea era sempre la stessa: meno politica. Io non dico che quella stagione fosse sbagliata, aveva le sue ragioni ed era la risposta a un preciso momento storico. Ma le stagioni cambiano e una classe dirigente deve avere la capacità di accorgersene. Oggi il problema di San Marino non è una politica troppo forte. Semmai è una politica troppo debole, a volte perfino incapace di difendere se stessa. Dentro questo quadro si colloca la disponibilità del segretario Giancarlo Venturini, maturata in un momento nel quale molti guardavano naturalmente alla sua figura per il ruolo che ricopre, per la sua esperienza e per il peso politico che rappresenta. Quando si è aperta quella possibilità, Venturini non si è sottratto. Ha dato la propria disponibilità e credo sia importante ricordare una cosa: dal punto di vista personale quella scelta comportava più costi che vantaggi. Avrebbe lasciato anzitempo la guida del principale partito del Paese, sarebbe entrato in un Governo già oltre la metà della legislatura, avrebbe assunto una delle deleghe più difficili e lo avrebbe fatto sapendo che quella decisione avrebbe di fatto chiuso la sua esperienza di Governo, sempre a causa della legge dei dieci anni. Restare dov’era sarebbe stato molto più semplice e molto più comodo. Per questo quella disponibilità non va letta come una scelta personale, ma come una disponibilità politica, la disponibilità a contribuire al rafforzamento del Governo. Successivamente sono emersi dubbi sull’interpretazione della norma, dubbi che hanno aperto un confronto giuridico non semplice. Improvvisamente quella che doveva essere una scelta politica è diventata anche una questione istituzionale. A quel punto Venturini si è trovato nella posizione più difficile, perché qualunque decisione avesse preso avrebbe avuto un costo personale. Andare avanti avrebbe significato esporre le istituzioni a uno scontro politico e giuridico destinato a protrarsi nel tempo; fermarsi avrebbe inevitabilmente alimentato altre interpretazioni politiche. Era una scelta nella quale, comunque fosse andata, qualcuno avrebbe sostenuto che aveva sbagliato. Eppure una decisione andava presa. Pur ritenendo che la norma non fosse chiara, Venturini ha scelto di non percorrere quella strada. Ha preferito eliminare ogni possibile motivo di discussione, assumendosi personalmente il costo politico di quella decisione. Credo che questa sia la parte più importante della vicenda, perché è facile difendere le istituzioni quando questo non comporta alcun sacrificio. È molto più difficile farlo quando il sacrificio riguarda se stessi. Giancarlo Venturini quel sacrificio lo ha compiuto. Lo dico con convinzione, non per spirito di coalizione né per quella cortesia un po’ vuota che spesso accompagna i rapporti politici, ma perché ritengo sia giusto riconoscerlo. È un gesto che gli fa onore. Oggi, però, il nostro compito è un altro: guardare avanti. E guardare avanti significa parlare dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Anch’io desidero rivolgere un pensiero sincero a Mariella Mularoni. Ha affrontato una prova personale durissima continuando fino all’ultimo a svolgere il proprio incarico con grande senso del dovere. Detto questo, dobbiamo anche riconoscere che l’ISS ha bisogno di un nuovo impulso. Ha bisogno di decisioni, di presenza, di una guida pienamente operativa. Ci sono problemi che attendono risposte, professionisti che aspettano scelte e cittadini che chiedono servizi migliori. L’ISS non può vivere di inerzia. È questo il mandato che oggi affidiamo al nuovo Segretario di Stato. Per queste ragioni il nostro voto sarà favorevole. A Massimo Andrea Ugolini rivolgiamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro. Troverà una responsabilità difficile e problemi complessi, ma troverà anche una maggioranza determinata ad accompagnarlo, perché abbiamo una convinzione precisa: l’ISS deve essere aggiornato, deve essere modernizzato, ma senza perdere ciò che lo rende diverso, cioè un sistema che cura tutti e non soltanto chi può permetterselo, un sistema universale, pubblico e solidaristico, un sistema che appartiene a tutti i sammarinesi. È questo il patrimonio che vogliamo consegnare alle nuove generazioni.
Michele Muratori (Libera): Quello che stiamo andando a concludere è un dibattito particolarmente difficile. Innanzitutto perché ci apprestiamo a sostituire il Segretario di Stato Mariella Mularoni e tutti noi portiamo ancora una ferita aperta per la sua prematura scomparsa. Credo sia difficile trovare le parole giuste per spiegare a quest’Aula e alla cittadinanza il sentimento con cui affrontiamo questa sostituzione. È però anche un dibattito che appassiona, come dimostra il numero degli interventi, perché riguarda un tema molto caro a tutti noi e che rappresenta un orgoglio della Repubblica: la sanità. Il confronto si è sviluppato su due binari. Da una parte quello relativo alla nomina e, su questo, non intendo soffermarmi sulla scelta compiuta dalla Democrazia Cristiana nell’individuare Massimo Andrea Ugolini, al quale anticipo fin d’ora tutto il nostro sostegno. Dall’altra parte, invece, il dibattito sulla sanità, nel quale sono stati affrontati numerosi temi che meritano certamente ulteriori approfondimenti e riflessioni all’interno di quest’Aula e nei confronti della cittadinanza. Il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale rappresenta un orgoglio sammarinese e credo vi sia la volontà condivisa di preservare questa nostra peculiarità. Come Libera abbiamo dedicato molto tempo e molte parole a criticare ciò che non funzionava, ma altrettante ne abbiamo spese per valorizzare e sottolineare gli aspetti positivi realizzati negli anni. Il Segretario Mariella Mularoni ha dato un’impronta assolutamente positiva e ha saputo interpretare al meglio gli indirizzi contenuti nel programma di Governo. Insieme alla governance dell’Istituto ha rappresentato con coerenza le linee guida che ci eravamo dati: investire sulla prevenzione, dedicare particolare attenzione alla terza età, favorire la deospedalizzazione e rafforzare il servizio territoriale e domiciliare rivolto ai cittadini sammarinesi. Alcune osservazioni emerse nel dibattito meritano però di essere ricondotte sul giusto piano. Si è infatti confuso il concetto di privatizzazione con quello di esternalizzazione. L’esternalizzazione non significa privatizzare, né spingere qualcuno fuori dalla sanità pubblica per trasferirlo nel privato. Significa, invece, razionalizzare le risorse del nostro ospedale. Senza fare riferimenti personali, basta pensare a reparti che San Marino non può permettersi. Prendo un esempio molto semplice: la terapia intensiva neonatale. Considerando il numero estremamente ridotto di nati prematuri, non sarebbe sostenibile mantenerla. Per questo ci appoggiamo a strutture esterne, come l’Ospedale Infermi di Rimini. Lo stesso vale per i grandi ustionati, che vengono inviati al Bufalini, oppure per specializzazioni come la nefrologia pediatrica, dove i casi annuali sono talmente pochi da rendere molto più razionale l’invio fuori territorio. Questo non significa privatizzare, perché chi viene curato fuori da San Marino continua a usufruire della sanità pubblica senza sostenere alcun costo. Il nostro ospedale serve una popolazione di circa 35.000 abitanti e, se mi permettete l’espressione senza fraintendimenti, è persino sovradimensionato rispetto a questa realtà. Nonostante questo, grazie a un notevole sforzo economico sostenuto dalle casse dello Stato e quindi da tutti i cittadini, cerchiamo di garantire il maggior numero possibile di servizi specialistici sostenibili, attirando anche professionisti provenienti dall’Italia e dai territori limitrofi per qualificare ulteriormente i nostri reparti. Non voglio utilizzare toni trionfalistici, ma nemmeno catastrofisti. Non voglio nemmeno paragonare continuamente la nostra realtà a quella italiana, anche se la tentazione potrebbe esserci. Se ci confrontassimo con altre strutture, probabilmente finiremmo per lamentarci del “brodo grasso”. Preferisco invece concentrarmi sulla realtà sammarinese, analizzandola, criticandola quando necessario e cercando soluzioni concrete. Credo che il percorso intrapreso per la nostra sanità sia quello corretto. Nessuno si aspettava la bacchetta magica né da un Segretario di Stato né da un componente del Comitato esecutivo. Ci aspettavamo però una programmazione e una visione, e questo obiettivo è stato perseguito. Una programmazione capace di razionalizzare la spesa, eliminare gli sprechi, che purtroppo esistono, e reinvestire le risorse nel modo migliore possibile a beneficio di tutti i cittadini sammarinesi. La nostra visione, però, non si limita ai cittadini sammarinesi. È quella di riuscire ad attrarre, come già avvenuto in passato in alcuni reparti, pazienti provenienti dall’esterno. Penso, ad esempio, all’ortopedia, che è stata una vera eccellenza e che ha richiamato a San Marino anche numerosi atleti. Dobbiamo concentrare i nostri investimenti su due, tre o quattro reparti nei quali possiamo realmente diventare un punto di riferimento e attrarre persone da fuori. Naturalmente dobbiamo fare il passo secondo la lunghezza della nostra gamba. In passato sono stati compiuti investimenti che continuo a ritenere non giustificabili. Uno fra tutti è il robot chirurgico, che ancora oggi grava sulle nostre spalle. Ritengo che, per una realtà come quella sammarinese, quella spesa non fosse sostenibile. Sono proprio queste le risorse che oggi dobbiamo ripensare e riallocare con maggiore attenzione. Ci saranno sicuramente altre occasioni per approfondire il tema della sanità, che resta uno degli argomenti più sentiti all’interno di quest’Aula. Mi auguro che, anche per rafforzare il mandato che tra pochi istanti assumerà l’amico, collega e capogruppo Massimo Andrea Ugolini, possa esserci il massimo sostegno. Concludo ribadendo che il gruppo che rappresento sostiene oggi il nuovo Segretario con il proprio voto favorevole e continuerà a sostenerlo nel corso di tutta la legislatura. Il Segretario saprà di trovare in Libera un aiuto, un sostegno e un contributo di idee rispetto alle politiche che intenderà portare avanti. Anche noi, dai banchi della maggioranza, sapremo offrire il nostro contributo con responsabilità.
Manuel Ciavatta (PDCS): Innanzitutto credo di dover ringraziare l’Aula per il pensiero rivolto, da parte di quasi tutti coloro che sono intervenuti, alla nostra cara collega, amica, compagna di partito e insegnante Mariella Mularoni, che ha ricoperto la carica di Segretario di Stato per la Sanità e che oggi, in questa seduta, ci prepariamo a sostituire. Anch’io mi unisco al suo ricordo, richiamando la sua persona e il lavoro che ha svolto sotto tutti i punti di vista, come abbiamo già fatto nei mesi scorsi, credo riservandole il massimo rispetto. Anche grazie alle scelte compiute dalle Loro Eccellenze, le sono stati tributati il massimo rispetto istituzionale e la massima vicinanza da parte di tutto il nostro Paese nelle circostanze della sua dipartita. Venendo al dibattito, è chiaro che, posto che il comma riguarda la sostituzione del Segretario di Stato per la Sanità, sarebbe stato auspicabile parlare e confrontarsi molto di più sulla sanità e sulle scelte politiche che dovranno essere attuate. In realtà, il dibattito è stato catalizzato sulle figure nominate per ricoprire il ruolo di Segretario di Stato. La Democrazia Cristiana ha fatto le proprie scelte con la piena contezza delle questioni in gioco. Cerco di spiegarmi. Quando la Direzione della DC ha scelto all’unanimità Giancarlo Venturini, che aveva dato la propria disponibilità, era consapevole che nulla ostasse alla sua nomina sulla base della legge vigente. Perché dico questo? Perché nessuno degli esponenti dell’opposizione intervenuti è riuscito a spiegarmi come sia possibile conciliare la legge del 2005 – e faccio riferimento alla Legge qualificata n. 184, successivamente modificata nel 2011, e alla Legge costituzionale n. 183 sulla nuova forma del Congresso di Stato – che nelle disposizioni transitorie prevede l’applicazione dalla legislatura successiva, cioè dalla ventiseiesima, con una norma che nel 2011 modifica retroattivamente quella disciplina fino a dieci anni prima. Il punto non riguarda l’entrata in vigore, ma l’applicazione della legge, che il legislatore aveva espressamente fatto decorrere dalla legislatura successiva. Nessuno ha posto realmente questa questione, a parte il Segretario Fabbri e il consigliere Berti, che hanno illustrato gli aspetti più tecnici. Abbiamo invece ascoltato molti interventi “a pappagallo” che riprendevano quello del consigliere Renzi, il quale è evidentemente il capo politico dell’opposizione e ha fornito una propria interpretazione del comunicato della DC. A lui, però, devo precisare almeno due aspetti. Nel comunicato della DC nessuno ha attaccato gli uffici pubblici e nessuno ha invitato la Reggenza a rimanere fuori dalla vicenda. Assolutamente. Al contrario, credo che il nostro lavoro di approfondimento sia stato svolto proprio per tutelare entrambi, sia la Reggenza sia gli uffici pubblici, e non aggiungo altro. Ho sempre ritenuto che la legge dei dieci anni – e lo preciso perché altrimenti sembra che qualcuno sia contrario alla norma – abbia rappresentato una svolta importante rispetto al passato, quando i Segretari di Stato potevano rimanere in carica praticamente a tempo indefinito. Per me, quindi, è stata una buona legge. Tuttavia, guardandola oggi e considerando gli approfondimenti svolti sulle norme costituzionali, sulle pronunce costituzionali italiane e sui pareri di autorevoli costituzionalisti, credo sia necessario ricordare che la legge del 2005, elaborata anche con il contributo di esperti costituzionalisti, prevedeva già dieci anni continuativi, e un periodo di sospensione di cinque anni. Uno degli elementi necessari affinché una norma sia costituzionalmente equilibrata è infatti la proporzionalità tra il periodo durante il quale si può ricoprire l’incarico e quello nel quale si deve rimanere fermi. Forse la legge approvata nel 2011, introducendo un rapporto di dieci anni contro dieci, non rispetta pienamente questa proporzionalità. Non dico questo perché la legge debba necessariamente essere cambiata, ma invito a riflettere, perché sono aspetti presi in considerazione anche dalla giurisprudenza costituzionale italiana. Anche quanto abbiamo scritto nei comunicati, dunque, non è stato scritto per cercare delle scuse. Ci siamo trovati davanti a una situazione che non abbiamo creato noi e che ci ha spinti a svolgere approfondimenti, cercare soluzioni e comprendere quale fosse realmente la questione. Quando abbiamo scritto che la Reggenza non avrebbe subito alcuna conseguenza, perché non partecipava al voto e quindi alla scelta del Segretario di Stato, lo abbiamo fatto perché la nostra prima preoccupazione era che, qualora si fosse proceduto, vi fosse la piena tutela delle istituzioni. Detto questo, devo rispondere anche a chi ha sostenuto che le scelte della DC siano state determinate da conflitti interni e dalla presenza di fazioni. È assolutamente falso e lo chiarisco: se la Democrazia Cristiana è riuscita prima a indicare all’unanimità Giancarlo Venturini e successivamente, sempre all’unanimità, Massimo Andrea Ugolini, significa che è unita nelle proprie scelte. Come in ogni partito democratico possono esistere opinioni differenti, ma se alla fine il voto è unanime significa che, nonostante le diverse vedute, la decisione viene condivisa da tutti. E questo non accade in tutti i partiti. Quando abbiamo scelto Giancarlo Venturini lo abbiamo fatto con convinzione e certamente non ha bisogno di essere difeso, perché è perfettamente in grado di farlo da solo, come ha dimostrato. Ha guidato la Democrazia Cristiana fino a oggi facendola crescere, favorendo il rinnovamento e il ricambio generazionale ma, soprattutto, spendendosi in prima persona per il partito e per il Paese. Quando è emerso il suo nome, la cittadinanza ha espresso apprezzamento perché gli riconosce tutto questo. Sono certo che continuerà il proprio lavoro con la stessa forza e intensità dimostrate fino a oggi. E poi, chissà, dopo dicembre, magari, potremo rivederlo al Governo nelle future legislature. Ce lo auguriamo. Per quanto riguarda Massimo Andrea Ugolini, il partito ha compiuto una scelta perché lo considera un uomo capace, già sperimentato al Governo e una persona equilibrata. Ha svolto un ottimo lavoro alla Giustizia, qualunque cosa ne dicano alcuni detrattori. È stato un lavoro che ha riformato il Tribunale ed è stato riconosciuto a livello internazionale. Potete provare a metterlo in discussione, ma ciò che viene riconosciuto sia all’interno sia all’esterno del Paese è ben diverso. A lui rivolgiamo quindi i nostri migliori auguri e assicuriamo tutto il nostro sostegno in un settore, quello della sanità, che è complicato e complesso e che ha bisogno di visione, capacità, equilibrio e soluzioni concrete. Concludo rivolgendomi a chi, all’inizio di questo dibattito, ha messo in discussione la capacità di Governo della Democrazia Cristiana. Ad alcuni piace sempre raccontare favole, ma credo che ciò che la gente ci riconosce sia il fatto che la DC, in questi anni, abbia lavorato e cambiato il Paese. Questo è incontestabile. Siamo certi che, come negli altri ambiti, anche nella sanità la Democrazia Cristiana darà il proprio contributo e contribuirà a imprimere una svolta alle problematiche del Paese.


