Politica

L’incoerenza che rischia di rallentare il Paese

di Michela Pelliccioni.

Il momento che San Marino sta attraversando è particolarmente delicato e sarebbe inutile negarlo. La sospensione dell’iter dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, determinata dal veto della Bulgaria, sta producendo una serie di ripercussioni che incidono direttamente sulle prospettive di sviluppo del Paese.

Tra gli ambiti maggiormente interessati vi è quello finanziario, chiamato oggi a confrontarsi con sfide di particolare complessità. Da un lato, una banca di sistema è impegnata in un delicato percorso di acquisizione che avrebbe bisogno di poter contare sulla prospettiva concreta dell’avvio dell’Accordo di Associazione, elemento fondamentale per rafforzare la fiducia e le aspettative degli operatori. Dall’altro, l’intero comparto deve affrontare un percorso di rafforzamento patrimoniale e di adeguamento agli standard comunitari, condizioni indispensabili per consentire agli istituti di credito di sostenere efficacemente il tessuto imprenditoriale e accompagnare le imprese sammarinesi verso una maggiore competitività in uno scenario europeo e internazionale sempre più esigente.

Di fronte a questo quadro, le priorità appaiono evidenti: il Paese non può permettersi di rimanere fermo, né tantomeno di isolarsi in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti economici e geopolitici.

Questa esigenza sembra essere stata compresa anche da alcuni partner internazionali. È significativo, ad esempio, l’impegno dell’On. Stefano Cavedagna, esponente del gruppo ECR, che attraverso i canali diplomatici sta sostenendo la posizione di San Marino nella ricerca di una soluzione che consenta di superare lo stallo e rilanciare il percorso europeo del Paese.

Proprio in questo contesto, tuttavia, emerge una contraddizione politica che appare difficile da interpretare. Se da una parte ECR sostiene gli sforzi diplomatici per favorire il prosieguo dell’Accordo, dall’altra il suo alleato sammarinese, Domani Motus Liberi, continua a concentrare la propria iniziativa politica sulla proposta di introdurre un referendum relativo al percorso europeo.

Una scelta che solleva inevitabilmente interrogativi. Se davvero il movimento non è contrario all’Accordo di Associazione, come più volte dichiarato, ci si potrebbe attendere che le energie vengano indirizzate verso le attività oggi realmente prioritarie: l’adeguamento della Pubblica Amministrazione alle nuove sfide, la formazione del personale, il rafforzamento dei sistemi di controllo, la preparazione delle strutture amministrative, l’introduzione dell’IVA e tutti gli interventi necessari per consentire al Paese di arrivare preparato all’appuntamento con l’Europa.

Resta quindi difficile comprendere perché, dopo aver partecipato nella scorsa legislatura al Governo che ha portato a conclusione il negoziato sull’Accordo, oggi la priorità politica sembri diventare quella di rallentarne il percorso attraverso uno strumento referendario. Una posizione che rischia di apparire incoerente e che porta inevitabilmente a chiedersi quale sia la valutazione dello stesso gruppo ECR rispetto a un atteggiamento che, più che una strategia politica, sembra assumere i contorni di una contraddizione.

Un anno fa ho scelto di assumere una posizione coerente con quelle che ritenevo essere le reali necessità del Paese, anteponendo la responsabilità istituzionale alle convenienze politiche del momento. Una scelta della quale non mi sono mai pentita. Dispiace constatare che, ancora oggi, qualcuno continui a sostenere tutto e il contrario di tutto, evitando proprio ciò che il momento storico richiederebbe: responsabilità, coerenza e una visione condivisa per il futuro di San Marino.