Politica

San Marino. Il Consiglio approva l’istituzione dell’Istituto di istruzione e formazione professionale. Dibattito acceso sul PST

Report dei lavori consiliari di lunedì 22 giugno. ASKANEWS

Seduta caratterizzata da due temi centrali quella del Consiglio Grande e Generale di lunedì 22 giugno. Da un lato l’approvazione all’unanimità del progetto di legge per l’attivazione dell’Istituto di istruzione e formazione professionale, accolto da tutte le forze politiche come un passaggio storico per il sistema scolastico sammarinese; dall’altro la prosecuzione dell’esame in seconda lettura della riforma sulla pianificazione territoriale strategica, terreno di un confronto acceso tra maggioranza e opposizione sul ruolo dei piani particolareggiati, della Commissione per le Politiche Territoriali e sulle nuove funzioni abitative previste dal provvedimento.

Il dibattito ha registrato un clima ampiamente condiviso. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha definito la riforma “una vera e propria rivoluzione virtuosa per l’ambito scolastico del nostro Paese”, sottolineando come il nuovo percorso consenta di superare definitivamente la percezione della formazione professionale come scuola di “serie B”, garantendo ai diplomati pieno accesso agli studi universitari. 

Tra gli interventi della maggioranza, Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha parlato di “data storica”, evidenziando il definitivo ingresso del Centro di Formazione Professionale nel sistema dell’istruzione superiore e richiamando la necessità di formare “persone capaci di affrontare le sfide, tutte le sfide, non solo quelle lavorative”. Matteo Ciacci, Segretario di Stato per il Territorio intervenuto sul comma, ha definito la riforma “una scelta coraggiosa ma assolutamente virtuosa”, collegandola alle esigenze del mercato del lavoro e alla carenza di professionalità tecniche nel Paese. Francesca Civerchia (Pdcs) ha parlato di “scelta strategica” capace di rispondere alle richieste delle imprese e valorizzare competenze tecniche e artigianali, mentre Giovanna Cecchetti (Indipendente di maggioranza) ha sottolineato l’evoluzione di un percorso iniziato oltre quarant’anni fa con la nascita del CFP. Maria Donatella Merlini (Psd) ha chiesto maggiori garanzie sul raccordo con gli altri percorsi scolastici e sul riconoscimento dei titoli, ribadendo che “la formazione professionale non deve essere un binario chiuso”.

Dai banchi dell’opposizione sono arrivati contributi di approvazione ma accompagnati da richieste di chiarimento. Carlotta Andruccioli (D-ML) ha definito il nuovo istituto “una scelta condivisibile e strategica”, chiedendo però particolare attenzione al riconoscimento internazionale delle qualifiche. Michela Pelliccioni (Indipendente di opposizione) ha parlato di “passaggio storico”, auspicando un’offerta formativa costruita sulle reali esigenze delle imprese e del territorio. Andrea Menicucci (Rf) ha invece evidenziato il metodo seguito dal Governo, definendo l’unanimità sulla procedura d’urgenza “la cartina di tornasole della bontà del lavoro svolto”.

Nel corso dell’esame dell’articolato, la consigliera Sara Conti (Rf) ha chiesto conferma della spendibilità del diploma quinquennale. Lonfernini ha ribadito che il titolo sarà equiparato agli altri diplomi di scuola superiore e consentirà “l’accesso a ogni tipo di percorso universitario”. Il provvedimento è stato quindi approvato all’unanimità.

Ben diverso il clima registrato durante la prosecuzione dell’esame del progetto di legge sulla pianificazione territoriale strategica. Il confronto si è concentrato soprattutto sui piani particolareggiati, sul ruolo della Commissione per le Politiche Territoriali e sulle nuove funzioni abitative introdotte dalla riforma. 

Dai banchi dell’opposizione Matteo Casali (Rf) ha contestato l’impianto generale del testo, accusando il Governo di aver rinunciato a una revisione organica del Piano Regolatore Generale. Secondo il consigliere di Repubblica Futura, il ricorso ai piani particolareggiati “a stralcio” continua a favorire una gestione frammentata del territorio e rischia di riprodurre dinamiche già viste in passato. Sulla stessa linea Emanuele Santi (Rete), che ha definito l’articolo sui piani particolareggiati “uno degli articoli più problematici di tutto il provvedimento”, sostenendo che il nuovo impianto normativo mantenga il predominio della CPT e non introduca una reale visione complessiva dello sviluppo territoriale. Anche Carlotta Andruccioli (D-ML) ha espresso perplessità sull’eccessivo ricorso a strumenti che, a suo giudizio, rischiano di alimentare discrezionalità e interventi caso per caso.

A difesa dell’impianto della riforma sono intervenuti sia il Segretario di Stato Matteo Ciacci sia esponenti della maggioranza. Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha respinto le accuse di gestione clientelare del territorio, sostenendo che la legge definisce “la mappa generale” sulla quale costruire gli interventi futuri. Ciacci ha rivendicato il superamento del vecchio impianto urbanistico del 1992 e la volontà di “arrobustire la nostra architettura” attraverso nuovi strumenti di pianificazione e tutela.

Uno dei principali terreni di scontro politico ha riguardato l’introduzione della nuova funzione abitativa collettiva, la cosiddetta funzione H, destinata a disciplinare studentati, cohousing e comunità abitative. Il Governo ha presentato la misura come una risposta alle esigenze sociali e alla crescente domanda di alloggi. “Si tratta di una novità assoluta per il nostro Paese”, ha sostenuto Ciacci, spiegando che la nuova funzione consentirà di promuovere progetti di cohousing, studentati e alloggi sociali senza consumare nuovo territorio agricolo.

L’opposizione ha invece contestato duramente l’impostazione della norma. Casali ha definito la funzione H “una presa in giro” e “un mostro normativo”, sostenendo che venga introdotta indiscriminatamente in numerose aree del territorio senza una preventiva pianificazione strategica. Santi ha parlato di un possibile “cavallo di Troia” urbanistico, chiedendo al Governo di chiarire il reale fabbisogno di studentati e cohousing. Mirko Dolcini (D-ML) ha messo in guardia dal rischio che, in futuro, gli strumenti introdotti possano favorire operazioni speculative.

Dal fronte della maggioranza sono intervenuti, tra gli altri, Aida Maria Adele Selva e Gian Carlo Venturini (Pdcs), che hanno sottolineato come la previsione degli alloggi per comunità abitative sia stata limitata alle aree pubbliche proprio per evitare possibili derive speculative. Lo stesso Ciacci ha respinto le accuse, sostenendo che “la speculazione l’ha fatta chi ci ha preceduto” e che la nuova normativa punta invece alla riqualificazione del costruito e alla risposta a bisogni abitativi concreti.

Nel corso del dibattito sono emersi anche alcuni punti di convergenza. Lo stesso Segretario di Stato ha riconosciuto il contributo dell’opposizione su alcune modifiche apportate in commissione, tra cui l’estensione da dieci a vent’anni del vincolo di mantenimento della destinazione d’uso per gli studentati e il rafforzamento del ruolo dei pareri tecnici nella formazione dei piani.

La seduta si è conclusa con l’approvazione a maggioranza dell’articolo 46.