Risposta all’avvocato Alvaro Selva sulle doppie o plurime cittadinanze
Ringraziamo l’avvocaro Alvaro Selva che con il suo commento (il diritto dei naturalizzati di conservare la cittadinanza d’origine) ha spinto il Comitato Civico per la cittadinanza a scrivere questa nota con la quale espone alla pubblica opinione le posizioni politiche che l’avvocato non condivide.
- Le osservazioni contrarie, che il Comitato Civico ha espresso contro l’abolizione dell’obbligo alla rinuncia per il naturalizzato della cittadinanza d’origine, previsto dalla legge n. 114 del 2000, obbligo che a sua volta era derivante da una millenaria consuetudine istituzionale (commento del giurista Luigi Lonfernini), non riguardano le evoluzioni giuridiche dell’istituto della cittadinanza sammarinese e delle doppie o plurime che un singolo cittadino possa possedere. (Ricordiamo che i temi giuridici sulla cittadinanza sono stati trattati dal prof. Paolo Pascucci e dal suo gruppo di esperti di diritto, nell’audizione del 25 maggio 2026 presso la Commissione n. 1).
Il Comitato Civico ha espresso ai rappresentati politici, presenti nella commissione n.1, la tesi che ribadisce anche in questa nota: ha considerato gli effetti che le norme giuridiche sulla cittadinanza hanno prodotto sui dati demografici in merito alla sola cittadinanza sammarinese e al contemporaneo possesso di doppia o plurima cittadinanza nel corso dei decenni (2000-2026) nella Repubblica di San Marino che, ricordiamolo, è un microstato, enclave della nazione italiana, con tutti gli squilibri che questa situazione geopolitica produce.
La nostra base di studio sono stati i dati demografici dei cittadini residenti, che oltre alla cittadinanza sammarinese hanno anche altre cittadinanze, ad esclusione di quella europea.
Dai dati AIRE, perché i nostri uffici non hanno aggregato i numeri sulle plurime cittadinanze, l’avv. Marinozzi ci ha fornito la cifra di 19.000 residenti con doppia cittadinanza italiana.
Questo dato demografico, rappresenta una situazione anomala che si è venuta a configurare nel tempo sul piano istituzionale: il popolo sammarinese è ora composto da cittadini che appartengono a due stati, San Marino e Italia.
L’anomalia è che il gruppo sociale degli italiani è maggioranza numerica nella Repubblica.
Questa realtà produce molte significative conseguenze sul piano della rappresentanza politica e istituzionale che si dovrebbero considerare.
Si possono fare 2 paragoni per capire il problema:
- se in Italia o in qualsiasi altro paese, uno dei tanti gruppi etnici diventasse maggioranza numerica di cittadini e di elettori, riteniamo che la situazione meriterebbe un serio ed approfondito dibattito politico.
- ) perché quasi tutti i piccoli Stati chiedono ai naturalizzati l’obbligo della rinuncia della cittadinanza d’origine? Taluni Stati hanno questo obbligo come vincolo costituzionale, come il Principato di Andorra.
- A San Marino tutto questo non avviene. Anzi a San Marino la maggior parte delle forze politiche di maggioranza e di opposizione si comportano nella maniera opposta. Dopo l’Istanza d’Arengo promossa dal Comites, la Segreteria agli Interni, ha preparato un progetto di legge per abolire l’obbligo per i naturalizzati di rinunciare alla loro cittadinanza d’origine. (ci risulta che anche l’avv. Selva, abbia collaborato al testo del progetto legislativo, poi approvato come legge n. 27 del 2026).
Questa decisione dell’attuale maggioranza ha reso irreversibile la tendenza allo Stato Ibrido: il popolo sammarinese che appartiene a due Stati, con il gruppo di maggioranza non autoctono, ma straniero!
- Di questi seri problemi istituzionali e politici Selva non ha fatto menzione nel suo commento. Noi invece Comitato Civico abbiamo analizzato questi dati demografici e di fronte alla chiusura dei partiti, che invece sono favorevoli alla legge n. 27/2026, abbiano prima ribadito la nostra contrarietà all’abolizione dell’obbligo alla rinuncia della cittadinanza d’origine per i naturalizzati, supportati nella nostra azione da valenti giuristi ed esperti giuridici.
Poi di fronte all’ approvazione della legge n.27 del 2026 con la quale la maggioranza ha abrogato il suddetto obbligo, abbiamo avanzato, anche in seno alla commissione n.1. due richieste politiche da sancire per legge: 1. limitare a 3 generazioni la potestà di trasmissione della cittadinanza sammarinese per i cittadini stabilmente residenti all’estero o soluzioni equivalenti, come il criterio della sospensione. 2. Per i cittadini con doppia cittadinanza sancire il principio che possono votare e candidarsi in un solo Stato (in analogia alle norme applicate per le elezioni europee del 2024).
Per concludere a noi pare che il pensiero dell’avv. Selva poggi su un criterio erroneo: che la cittadinanza sia un diritto, anzi la doppia o plurima cittadinanza siano diritti.
Per il Comitato Civico la cittadinanza è uno Status, una concessione decisa dallo Stato stesso, secondo le indicazioni della Convenzione Europea sulla Nazionalità del 1 marzo 2000. Questa tesi è stata confermata anche dal professore e giurista Bruno Nascimbene in Commissione n.1.
L’invito è alla condivisione per salvaguardare sia i fondamenti istituzionali dello Stato (popolo, territorio, sovranità), sia l’identità sammarinese che l’indipendenza della Repubblica (definita da Benjamin Constant la Libertà degli Antichi).
Ricordiamoci che la storia presenta sempre, prima o poi, il conto e il Comitato vorrebbe essere dalla parte giusta
Il Comitato Civico per la cittadinanza


