DAT e cure palliative, San Marino accelera: confronto acceso sul fine vita
La IV Commissione Consiliare Permanente torna a riunirsi nella mattina di giovedì 11 giugno 2026. All’ordine del giorno l’esame in sede referente di due progetti di legge inerenti la medesima tematica: il progetto di legge di iniziativa popolare “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita”, presentato dall’associazione Emma Rossi; il progetto di legge “Testamento biologico e dignità del fine vita”, presentato da Rete.
Patricia Busignani, a nome dei promotori dell’associazione Emma Rossi, ribadisce che il cuore della proposta è il riconoscimento del diritto delle persone a esprimere anticipatamente la propria volontà sui trattamenti sanitari futuri. Sostiene che “la sedazione palliativa profonda non è un trattamento che abbrevia la vita se applicata in modo appropriato e non può essere ritenuta un atto finalizzato alla morte”. “Il nostro presupposto di partenza – afferma – è che esistono purtroppo pazienti inguaribili ma non esistono pazienti incurabili. La cura è ciò che può fare la differenza nell’accompagnare il paziente nel progredire della malattia, garantendo sempre la dignità della persona, che per noi è un valore assolutamente prioritario”. Pur apprezzando diversi emendamenti, manifesta perplessità verso quelli che introducono riferimenti espliciti all’esclusione di eutanasia e suicidio assistito, giudicandoli il frutto di un “processo alle intenzioni”, e chiede garanzie sulla scelta di demandare a un decreto delegato il modulo delle DAT.
Emanuele Santi (Rete) rivendica il lungo lavoro svolto dal suo movimento sul tema e spiega che l’obiettivo è sempre stato quello di “dare una legge a questo Paese che possa offrire un quadro giuridico chiaro su questa materia”. Critica il mancato confronto preventivo sugli emendamenti della maggioranza e mette in guardia dal rischio che il testo venga snaturato. Ribadisce che né il progetto di Rete né quello dell’associazione affrontano eutanasia o suicidio assistito e definisce l’autodeterminazione un principio “non derogabile”. Santi insiste inoltre sull’importanza del fiduciario e delle cure palliative, che considera una delle parti più qualificanti della legge. L’auspicio “è che oggi venga portato a termine un percorso e che si riesca a dare una legge capace di normare realmente una materia delicata come quella del fine vita, un aspetto molto importante della vita delle persone che oggi non dispone di un quadro di regole certe”.
Durante il dibattito vengono affrontate varie tematiche: il rapporto tra autodeterminazione del paziente e responsabilità del personale sanitario, le garanzie da prevedere per minori e donne in gravidanza, oltre alla scelta della maggioranza di rinviare a un successivo decreto delegato la definizione del modulo operativo delle DAT. Un altro punto di confronto riguarda l’opportunità di inserire esplicitamente nella legge il divieto di interpretarla come una disciplina dell’eutanasia o del suicidio assistito: una precisazione ritenuta necessaria da parte della maggioranza per fugare ogni equivoco, ma considerata dai promotori e da parte dell’opposizione superflua perché tali pratiche sono già escluse dall’impianto normativo. Più ampia invece la convergenza sul rafforzamento delle cure palliative, sulla necessità di sviluppare un hospice e sul principio che ogni persona debba poter affrontare la fase finale della vita con dignità, senza accanimento terapeutico ma anche senza abbandono terapeutico.
Il Segretario di Stato Marco Gatti evidenzia come il Governo abbia scelto di non assumere una posizione ufficiale sul testo, lasciando il confronto ai partiti. Sottolinea però che la finalità del progetto è condivisibile perché punta a “dare dignità al fine vita” e ricorda che la maggioranza ha deciso di lavorare sul progetto di iniziativa popolare proprio per rispondere a una richiesta proveniente dalla cittadinanza.
Miriam Farinelli (Repubblica Futura) concentra il suo intervento soprattutto sul valore delle cure palliative e sull’urgenza di realizzare un hospice. Definisce il fine vita una delle questioni più delicate che una società democratica possa affrontare e sostiene che “la vita vale la pena di essere vissuta con dignità fino all’ultimo respiro”. Per Farinelli una legge di questo tipo deve rafforzare l’autodeterminazione della persona senza imporre una visione etica unica e deve garantire protezione ai soggetti più fragili, compresi minori e donne in gravidanza.
Gaetano Troina (Domani Motus Liberi) lamenta l’assenza di un vero confronto preventivo con la maggioranza e spiega che gli emendamenti del suo gruppo nascono dalla volontà di introdurre maggiori garanzie. Pur riconoscendo il diritto all’autodeterminazione, sostiene che una società giusta non possa limitarsi a registrare una scelta ma debba interrogarsi sulle condizioni in cui quella scelta viene compiuta. A suo giudizio “una persona è veramente libera quando conosce, quando è accompagnata e quando non è lasciata sola di fronte alla sofferenza”. Da qui la richiesta di verifiche aggiuntive nei casi più delicati e l’attenzione al rischio che una persona vulnerabile possa sentirsi un peso per la famiglia o per la società. “La posizione che abbiamo cercato di tradurre nei nostri emendamenti nasce da un principio fondamentale: la libertà della persona deve essere rispettata, ma una società giusta non può limitarsi a registrare una scelta; deve interrogarsi sulle condizioni nelle quali quella scelta viene compiuta” afferma Troina.
Guerrino Zanotti (Libera) difende con forza il principio dell’autodeterminazione e vede nella proposta uno strumento concreto per evitare che familiari e medici siano costretti a prendere decisioni drammatiche senza conoscere le reali volontà del paziente. Ritiene che il progetto colmi un vuoto normativo importante e invita ad avere fiducia nelle persone quando assumono decisioni che riguardano sé stesse. Pur condividendo gran parte degli emendamenti della maggioranza, esprime dubbi sulla necessità di specificare che la legge non riguarda eutanasia e suicidio assistito, osservando che tale esclusione emerge già chiaramente dal testo. Ricorda che quello ottenuto è un risultato “magari non pienamente soddisfacente per tutti, ma che riteniamo non snaturi la portata del progetto di legge e le volontà espresse dai promotori”.
Luca Lazzari (PSD) interpreta il progetto come il frutto di una maturazione del Paese su un tema che ormai riguarda direttamente molte famiglie. Afferma che gli emendamenti della maggioranza non modificano l’impostazione originaria ma cercano di renderla più solida sul piano politico, sanitario e giuridico. Per Lazzari il punto di equilibrio consiste nel mantenere al centro la libertà della persona, evitando però che essa venga lasciata sola. “La libertà della persona va quindi riconosciuta insieme alla responsabilità della cura”, afferma, spiegando che l’obiettivo è costruire una legge “chiara e una legge umana”. “La persona – sostiene Lazzari – deve poter essere informata, deve poter esprimere un consenso libero e consapevole, deve poter indicare anticipatamente le proprie volontà nel caso in cui un domani non sia più in grado di farlo. Allo stesso tempo nessuna persona fragile deve sentirsi sola, esposta, spinta o abbandonata”.
Andrea Ugolini (PDCS) evidenzia il lungo lavoro di confronto che ha permesso alla maggioranza di trovare una sintesi tra sensibilità inizialmente diverse sul tema del fine vita. Difende l’emendamento che esplicita l’esclusione di eutanasia e suicidio assistito, spiegando che nasce dall’esigenza di evitare equivoci nell’opinione pubblica: “Abbiamo ritenuto importante chiarire fin dall’inizio questo aspetto”. Sul tema delle DAT spiega che la scelta di demandare il modulo a un decreto delegato deriva dalla necessità di renderlo aggiornabile nel tempo e adattabile all’evoluzione della medicina. “Per questo – puntualizza – abbiamo ritenuto opportuno prevedere che tali moduli vengano disciplinati tramite decreto delegato, in modo da poterli mantenere aggiornati e adeguati all’evoluzione della medicina, corredandoli eventualmente di informazioni, opuscoli e strumenti utili ad aiutare i cittadini nelle loro scelte anticipate”. Apprezza inoltre l’introduzione della pianificazione condivisa delle cure, che consente a medico e paziente di costruire insieme il percorso assistenziale. Ribadisce l’impegno della Democrazia Cristiana a contrastare quella che definisce “la cultura dello scarto”, tutelando le persone più fragili.
Matteo Casali (Repubblica Futura) evidenzia invece le criticità ancora aperte. Da una parte denuncia il mancato confronto tra maggioranza e opposizione, dall’altra pone l’accento sul nodo della reale cogenza delle DAT. Secondo Casali non è ancora chiaro se le volontà espresse dal paziente saranno effettivamente vincolanti oppure soggette a valutazioni esterne. Critica inoltre la scelta di rinviare il modulo delle DAT a un decreto delegato e propone maggiori tutele per minori, persone incapaci e donne in gravidanza. Conclude auspicando che il lavoro della Commissione consenta di trovare una sintesi più ampia possibile su una materia che considera troppo importante per essere affrontata con logiche di schieramento.
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Dopo le repliche, i lavori proseguono con l’esame dell’articolato del progetto di legge di cui al punto a).
Il primo confronto riguarda il titolo del provvedimento. La maggioranza propone di sostituire il titolo originario con “Testamento biologico e dignità della persona nella fase finale della vita”, eliminando il riferimento alle malattie invalidanti, ritenuto troppo ampio e potenzialmente fuorviante. Andrea Ugolini (PDCS) spiega che il fulcro della legge è la dignità della persona nel fine vita, mentre Luca Lazzari (PSD) osserva che il testo non disciplina le malattie invalidanti in generale ma le DAT e il consenso informato. Dall’opposizione emergono posizioni diverse: Miriam Farinelli (RF) preferisce il titolo originario perché più aderente al contenuto, mentre Matteo Casali (RF) ed Emanuele Santi (Rete) propongono una mediazione con il riferimento esplicito alle “disposizioni anticipate di trattamento”. L’emendamento della maggioranza viene comunque approvato.
Si passa quindi all’articolo 1: finalità. L’articolo definisce i principi generali della legge. La maggioranza propone di inserire un chiarimento esplicito secondo cui il provvedimento non autorizza né disciplina eutanasia, suicidio assistito o pratiche finalizzate a provocare intenzionalmente la morte del paziente. Per PSD e PDCS si tratta di una precisazione necessaria per evitare equivoci interpretativi e delimitare chiaramente il campo di applicazione della norma. Domani Motus Liberi presenta un emendamento simile, aggiungendo tra le finalità anche il principio della tutela della vita umana e ribadendo che nessuna disposizione può essere utilizzata per legittimare eutanasia o suicidio medicalmente assistito. Repubblica Futura propone invece di aggiungere la frase: “Il tempo della comunicazione fra medico e paziente costituisce tempo di cura”, valorizzando il consenso informato e il dialogo tra medico e paziente. Le principali perplessità arrivano dai promotori e da Rete. Patricia Busignani ed Emanuele Santi ritengono superfluo specificare il divieto di eutanasia e suicidio assistito, poiché il testo non affronta queste materie. Santi osserva che “questo progetto di legge non prende minimamente in considerazione eutanasia o suicidio assistito”, mentre la maggioranza replica che si tratta di una precisazione di principio utile a evitare possibili interpretazioni errate. I lavori vengono sospesi alle 12.40 per tentare una mediazione tra i gruppi consiliari rispetto ai vari emendamenti dell’articolo 1. Riprenderanno alle 15.00


