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Il grande fiume in secca restituisce “l’Atlantide del Po”, il paese inghiottito oltre due secoli fa

Suardi. «Borgofranco è la nostra Atlantide in mezzo al Po, che merita un futuro degno del suo passato». La secca del grande fiume ha restituito numerosi resti dell’antico paese sommerso nel 1808 dalla furia delle acque e ora il Comune, nella persona di Carmelo Mastrandrea, consigliere con delega alla Cultura, sta pensando a un progetto di lungo respiro.

«Vorremmo coinvolgere – spiega Mastrandrea – università, storici, archeologi e istituzioni delle nostre zone per unire le forze e per dare vita a una realtà permanente: il museo dei borghi sommersi e della Lomellina storica. Sarebbe un polo culturale capace di raccogliere studi, tesi di laurea, mappature digitali e reperti offrendo al territorio un riscatto culturale e turistico senza precedenti. La Lomellina non è solo terra di risaie, ma un crocevia millenario di storie, dazi, battaglie e fiumi che cambiano il corso del tempo. Il fiume Po non restituisce solo pietre, ma frammenti della nostra identità. I recenti sopralluoghi che hanno riportato alla luce i resti dell’antico Borgofranco dimostrano che la nostra storia è viva, seppur sommersa. Non possiamo permettere che l’attenzione si spenga insieme alla secca del fiume: antichi villaggi fluviali come Borgofranco, Sparvara e Santa Maria di Suardi meritano di uscire dall’oblio».

All’epoca del feudalesimo, i conti palatini di Lomello costruirono il castello di Santa Maria fra Borgofranco e Gambarana, oltre alla chiesa di Santa Maria di Suardi. Dopo la piena del Po del 1808, gli abitanti si stabilirono lungo la strada che portava alla chiesetta campestre di Santa Maria delle Grazie dando vita a un nuovo abitato che, assumendo il nome della chiesa sommersa dalle acque, si chiamò Suardi. Ancora oggi in dialetto lomellino Suardi, nome ufficiale dell’abitato dal 1864, è chiamato “al Burg” in memoria dell’antico luogo analizzato a più riprese dallo stesso Mastrandrea. Sintomatico il fatto che nel gonfalone comunale di Suardi è riportata la scritta in latino “Burgus francus Laumellinorum”.

In questi giorni dalle sponde del fiume si possono intravvedere un grosso blocco di pietra consistente in un arco a volta, forse appartenuto a una chiesa o comunque a un antico palazzo, e un basamento in mattoni «che potrebbe essere quello del campanile della chiesa di San Bartolomeo, nell’antico Borgofranco sommerso nel 1808», precisa Mastrandrea. Quello fra il grande fiume e le popolazioni rivierasche lomelline e alessandrine è da secoli un rapporto di odio-amore. Addirittura, nel Medioevo una “Ixolaria lomellina”, termine contenuto nell’edizione dell’Enciclopedia Treccani del 1934, indicava una sorta di grande isola fra i fiumi Po, Sesia e Tanaro: gli ultimi due, ancora nel Duecento, si gettavano nel Po fra Pieve del Cairo e Mezzana Bigli. Nel corso dei secoli, le piene distrussero prima Sparvara e poi Borgofranco, senza dimenticare Alluvioni Cambiò, dal nome inequivocabile, sulla sponda alessandrina.

Fonte: laprovinciapavese.it