San Francesco nostro contemporaneo tra arte e spiritualità
SAN FRANCESCO NOSTRO CONTEMPORANEO
tra Arte e Spiritualità A cura di Costantino D’Orazio
18 aprile – 1° novembre 2026
Palazzo Baldeschi, Perugia
Orari:
Dal martedì al venerdì: 15:00-19:30
Sabato, domenica e festivi: 10:30-19:30
Info e prenotazioni:
Tel: 075 5734760
www.fondazioneperugia.it
Le celebrazioni dell’ottavo centenario non nascono da un omaggio rituale, ma dalla consapevolezza che Francesco continua a essere una figura culturalmente generativa, capace di toccare l’immaginario religioso e insieme quello civile, la riflessione etica e quella ecologica, il pensiero della pace e quello del limite, la contempla- zione e la responsabilità. (…)
La mostra di oggi [diversamente dalle celebrazioni del settimo centenario] compie invece un gesto opposto e più esposto: non ricapitola, interroga; non ordina una tradizione, la riattiva; non si limita a esibire la durata del culto, ma verifica la capacità di Francesco di sopravvivere ai propri apparati iconografici e di ricomparire là dove meno ce lo aspetteremmo, nei materiali feriti di Burri, nelle tensioni della materia di Kounellis, nelle cancellature di Isgrò, negli stracci di Pistoletto, nei corpi e nelle soglie di Abramović, nel pane di Penone, nelle figure vulnerabili di Kiki Smith, nell’ironia urticante di Cattelan. (…)
Francesco, in fondo, è contemporaneo proprio per questo. Perché non ci offre una risposta pacificante, ma una domanda radicale su come abitare il mondo. Come si vive senza trasformare tutto in proprietà. Come si guarda la natura senza ridurla a risorsa. Come si sta accanto agli ultimi senza trasformare la loro presenza in tema edificante. Come si riconosce il limite senza cedere alla paura. Come si fa del poco una ricchezza di senso. Come si restituisce alla materia la sua voce. Come si tiene insieme la gioia e la ferita. Come si canta senza dimenticare il dolore. Ogni artista di questa mostra risponde a modo suo, o forse semplicemente rilancia la domanda. Burri la scrive nella pelle bruciata delle cose; Congdon nell’orizzonte tormentato della visione; Paladino nell’ombra del simbolo; Kounellis nel peso dei materiali; Pistoletto nel cortocircuito fra bellezza e rifiuto; Isgrò nella disciplina della sottrazione; Galliani nella luce diffusa della superficie; Dottori nel paesaggio trasfigurato; Abramović nell’ascesi del corpo; Ceroli nella semplicità della sagoma; Penone nella fraternità organica del vivente; Samorì nella rovina dell’immagine; Serafini nella libertà dello stupore; Kiki Smith nella vulnerabilità condivisa; Ceccobelli nella concentrazione emblematica; Cattelan nello scandalo che smaschera; De Dominicis nel desiderio del volo; Uncini nel rigore della struttura; Leoncillo nel grido della materia; Mezzaqui nella pazienza del gesto; Favelli nella memoria degli scarti; Serse nella contemplazione del mondo. E così, tra un reliquiario antico e uno straccio contemporaneo, tra una cancellatura e una combustione, tra un albero e una figura ferita, tra l’oro e il cemento, tra il simbolo e il relitto, la mostra costruisce non una biografia per immagini, ma una nuova possibilità di ascolto.
Estratto da:
Le domande di Francesco, gli interrogativi dell’arte contemporanea
Costantino D’Orazio


