Economia e Lavoro

San Marino. Storico parere emesso dalla Corte Internazionale di Giustizia: il diritto di sciopero è tutelato dal diritto internazionale

La Corte Internazionale di Giustizia, organo giudiziario dell’ONU, nei giorni scorsi ha emesso uno storico parere sulla tutela del diritto di sciopero. Questo pronunciamento è stato sollecitato dal Consiglio di Amministrazione dell’OIL che – facendo propria la richiesta di un gruppo di lavoratori sostenuta da 36 governi – nel corso della sua 349a seduta del 10 novembre 2023, aveva deciso di sottoporre la questione alla Corte, ai sensi dell’art. 37, par. 1 della Costituzione della stessa OIL.

Il nodo centrale riguardava la Convenzione OIL n. 87 del 1948, sulla libertà sindacale e la protezione dei diritti sindacali. Il gruppo dei datori di lavoro all’interno della stessa OIL per anni ha sostenuto che tale Convenzione proteggesse la libertà di associazione, ma che non includesse l’esercizio del diritto di sciopero.

Tale diritto, secondo il gruppo dei datori di lavoro, doveva essere regolato unicamente dalle leggi nazionali e non dal diritto internazionale, contrariamento a quanto sempre sostenuto con forza dalle organizzazioni sindacali all’interno dell’OIL.

​​

La Corte Internazionale di Giustizia con questo parere ha fissato principi di portata storica:

– il diritto di sciopero è intrinsecamente legato alla libertà sindacale sancita dalla Convenzione n. 87. Limitando tale diritto, la libertà di associazione dei lavoratori rimarrebbe un guscio vuoto, privo del suo strumento di pressione fondamentale per sostenere le negoziazioni;

– lo sciopero non è una concessione dei singoli Stati, ma è parte integrante del diritto internazionale.

Il pronunciamento della Corte diventa quindi un punto di riferimento universale, tra le altre cose anche per interpretare i trattati commerciali globali che includono clausole sui diritti umani e dei lavoratori. Per il movimento sindacale internazionale è una delle vittorie politico-giuridiche più significative e importanti degli ultimi decenni

In precedenza, i governi autoritari potevano emanare leggi atte a impedire o limitare fortemente il diritto di sciopero, considerato in sostanza una pratica ordinaria ampiamente regolamentabile, e non un diritto umano di rango superiore.

Con questo parere della massima autorità giuridica mondiale, lo sciopero viene dunque blindato al pari dei diritti civili fondamentali; pertanto, leggi nazionali volte a svuotare, criminalizzare o ridimensionare in modo ingiustificato e arbitrario l’esercizio dello sciopero potranno essere impugnate davanti ai tribunali internazionali e nazionali, facendo riferimento a questo pronunciamento.

La CSdL esprime profonda soddisfazione per questo parere di portata epocale, che segna un passo avanti nella tutela del diritto di sciopero, in un’epoca in cui – anche nei paesi più evoluti – tale diritto è spesso messo sotto attacco dal potere economico-finanziario che tenta di ridurre e depotenziare il più possibile gli strumenti di lotta democratica e di contrattazione di cui dispongono i lavoratori e le organizzazioni sindacali.

Facciamo nostro il seguente commento, espresso dalla CGIL: “La possibilità di affrontare divergenze interpretative attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento internazionale conferma la forza delle Istituzioni multilaterali e della cooperazione tripartita tra governi, organizzazioni dei datori di lavoro e rappresentanze sindacali”.

Proprio ieri la CES aveva denunciato il fatto che, in Europa, le violazioni dei diritti dei lavoratori hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 10 anni, citando un rapporto del sindacato mondiale.

“Le violazioni dei diritti fondamentali sono aumentate in modo significativo dall’avvio della prima Commissione Von der Leyen nel 2019: il 73% dei Paesi ha violato il diritto di sciopero, rispetto al 68% del 2019, mentre il 56% dei Paesi ha violato il diritto alla contrattazione collettiva, rispetto al 50% del 2019.” Questo è uno stralcio del comunicato, il cui testo integrale è scaricabile sul sito della CES

CSdL