La signora della plastilina. Un ricordo di Fusako Yusaki, artista della “claymation”, scomparsa lo scorso 6 ottobre
di Paolo Pagliarani
Questa settimana mettiamo da parte i lungometraggi e ci dedichiamo al “corto”, alla dimensione breve, nobilissima arte cinematografica, presente sin dall’inizio della sua storia, dai primi film dei fratelli Lumière che duravano anche meno di un minuto, per ricordare un’animatrice straordinaria, Fusako Yusaki, scomparsa all’età di 89 anni il 6 ottobre scorso (curiosamente nello stesso giorno in cui abbiamo salutato Eva Marie Saint la star di “Fronte del Porto” e “Intrigo Internazionale”, dipartita alla veneranda età di 102 anni) a Corsico in provincia di Milano dove da anni si era stabilita.
Più volte ospite del Festival Cartoon Club di Rimini che nel 2017 le riconosce il Premio alla Carriera, Fusako Yusaki nasce a Moji in Giappone, si laurea in disegno creativo nel 1960 alla Facoltà di architettura d’interni dell’Università di Arte e Disegno di Tokyo e successivamente propende per la scultura. Il suo amore per l’Italia si concretizza con la vincita di una borsa di studio all’Accademia di Brera di Milano nel 1964, con il trasferimento stabile nel Belpaese per dar vita alle sue creazioni anche se si rende conto ben presto, essendo entrata in contatto con l’artista Luciano Minguzzi, suo relatore universitario, che la strada della scultura in Italia non è percorribile e sceglie altre direzioni artistiche.
La sua abilità nel manipolare la plastilina, la conoscenza dell’animatore Ro Marcenaro e le possibilità aperte dalla Rai con il celebre programma “Carosello” (un contenitore di messaggi pubblicitari che rappresenta una vera e propria miniera d’oro per la maggior parte degli animatori italiani, da Osvaldo Cavandoli a Bruno Bozzetto, tutti impegnati a creare personaggi indimenticabili, alla fine più famosi dei prodotti da pubblicizzare, vedi “La Linea” di Cavandoli creata per la campagna della Lagostina), le permettono di candidarsi per la realizzazione degli spot del Fernet Branca. Per dieci anni, dal 1968 al 1978, il pubblico italiano incrocia le forme e in personaggi in movimento sorrette dall’inconfondibile ed irresistibile jingle musicale di Franco Godi (che si intitolava “Relax”), per un totale di 56 episodi, dapprima in bianco e nero, poi a colori. La tecnica utilizzata è quella della claymation, ovvero forme di plastilina modellate riprese a “passo-uno” (scatto singolo) dando l’impressione di una continua metamorfosi, nella più squisita tradizione della magia del cinema d’animazione che permette di fornire movimento a materiali inanimati quali appunto plastilina, argilla, disegni, pupazzi, oggetti e quant’altro. Le forme astratte ma anche fiori, frutta, piante, animali ed umani trasformati rapidamente nei pochi minuti di messaggio pubblicitario, colpiscono nel segno lasciando a bocca aperta piccoli e grandi spettatori e la fama di Fusako si amplifica con premi e riconoscimenti per il suo lavoro, come il Bagatto d’Oro nel 1971 (premio per i migliori spot pubblicitari italiani) e il Leone di bronzo al Festival internazionale della pubblicità di Cannes nel 1972. Parallelamente all’attività pubblicitaria (realizzò anche spot per Marcolin e una volta terminato “Carosello” anche per Saiwa, Ferrero e Pubblicità e Progresso tra gli anni ’80 e ’90) inizia a realizzare cortometraggi, sempre con la tecnica della plastilina, come “Pentalogia del mondo perduto” (1972), “La ballata dell’omino stanco” (1973), “Ominide” (1974) e “Ama gli animali” del 1983. Nel 1985 realizza il suo unico lavoro a disegni animati su rodovetro, “L’incredibile Usil”.
Quando “Carosello” chiude i battenti nel 1977 (un momento drammatico per l’animazione italiana, visto che nessuno era propenso ad investire sui film d’animazione, corti o lunghi che fossero, e molti artisti si trovarono con pochi spazi operativi a disposizione, ingegnandosi in maniera indipendente per poter proporre le loro idee) per Fusako inizia un periodo di crisi. La sua “claymation” viene identificata con il liquore tante volte reclamizzato e nessuno la vuole più utilizzare. Ma l’artista giapponese non si perde d’animo e inforca nuove strade. Le forme astratte ed i personaggi occasionali lasciano spazio a caratteri fissi buffi e curiosi, adatti al pubblico infantile e nascono Toki Doki e Talpy, grandi successi sulla tv giapponese, soprattutto il secondo, in grado di sistemare qualsiasi cosa, protagonista di ben 60 episodi, e Peo, un cane blu beniamino dei bambini, trasmesso sulla tv svizzera. Sulla RAI i più piccoli la ritrovano dal 2001 all’interno del programma “L’albero azzurro” (per il quale realizza la sigla, come aveva già fatto per il programma sempre targato RAI “Glu Glu” del 1999) dove si presenta come “zia Fusako” mostrando la sua incredibile manualità e i suoi coloratissimi materiali (su RaiPlay trovate alcuni dei suoi lavori realizzati per il programma, ma anche YouTube propone cose sue e diverse interviste). L’affascinante ed irresistibile arte di Fusako, persona di grandissima simpatia ed artista unica nel suo genere (ogni giorno realizzava personalmente nel suo studio a Corsico quattro secondi di animazione con la plastilina, un lavoro certosino che metterebbe a dura prova quelli dotati di poca pazienza…), è l’essenza della creazione totale, la capacità di plasmare e modellare la materia, dandogli forma e vita, in un legame artistico affascinante tra creatore e creazione, con estrema capacità di sintesi nel tracciare in pochi minuti suggestioni visive astratte o storie divertenti ed educative.


