Arcangelo, ritorno a un tempo
Mostra promossa dalla Fondazione Mannajuolo in collaborazione con l’archivio dell’artista. Al Blu di Prussia
via Gaetano Filangieri, 42 – Napoli. Dal 26 marzo 2026 al17 luglio 2026
“Tutto il mio girare e scoprire, tra storia, odori e sapori, l’ho inserito nel mio lavoro, incentrato fortemente sul territorio a cui appartengo e alle tradizioni di famiglia, tra cui questi puntualissimi e rituali viaggi a Napoli, con l’intento di mio padre, credo, di offrirci la storia di una parte della nostra famiglia e la storia della città. Non è importante quello che ho visto, ma quello che ho sentito.
La vita poi mi ha portato a vivere a Milano, città scelta per il mio lavoro. Napoli, in seguito, l’ho frequentata saltuariamente e questo mio ritorno con una mostra personale, matura, è un desiderio sempre a me nascosto ed è come “Un ritorno a un tempo”.
Arcangelo , Milano, febbraio 2026
Questa mostra Al Blu di Prussia (…) è per Arcangelo l‘occasione di “ritornare con una maturità e consapevolezza di tutto il lavoro, fortemente incentrato sul territorio, come dimostrano diversi racconti artistici che risentono molto delle atmosfere vissute qui. In particolare, il fascino dell’archeologia, il sapore drammatico di alcuni scorci, l’estremo sentimento religioso che si legge ovunque, soprattutto nel centro storico, le contraddizioni tra sacro e profano”.
Maria Savarese, Conversazione con Arcangelo, Milano, febbraio, 2026
Il percorso espositivo in galleria si articola intorno a tre gruppi di opere su tela: quattro grandi quadri del 1993 dedicati a Pompei, una serie di piccoli dipinti raffiguranti Madonne Addolorate realizzate nel 2022, ed, infine, le Magnolie del 2025, presentate per la prima volta.
Nella prima metà degli anni novanta, Arcangelo si è dedicato al tema dell’antica Pompei, affascinato da sempre dalla storia della città campana distrutta dall’eruzione del Vesuvio, ricoperta di cenere – materiale, non a caso, utilizzato da sempre nella sua pratica artistica – e tornata a nuova vita grazie alle campagne di scavo.
Visitandola diverse volte, egli ha trasfigurato i suoi ricordi trasformandoli in una materia pittorica che, cromaticamente, ci restituisce il rosso dell’epoca nelle sue diverse tonalità, attraverso l’utilizzo di pigmenti puri e di materiali ricavati dai mattoni pompeiani, con l’inserimento, spesso ai margini della tela, di forme che ricordano le tende di antichi teatri con, al centro della scena, poche cose, un accenno di figure umane, tavoli con cibo e ciotole dai pigmenti neri e carboni.
E la memoria è, ancora una volta, il fil rouge che lega questi lavori del 1993, alla serie delle Madonne Addolorate del 2022, concepite come un omaggio alla Madonna Addolorata di Cervinara, paese irpino nativo dei suoi genitori, dove ogni anno ad agosto si celebra la processione per rinnovarne il culto: “Nella camera in cui lavoro, ho un altarino con le foto dei miei genitori, defunti diversi anni fa, insieme ad un’immaginina della Madonna Addolorata di Cervinara, alla quale sono molto devoto”.
Queste opere, piccole ed intime, sono state concepite come immagini devozionali a cui rivolgersi per le preghiere quotidiane. Dipinte di blu, celeste ed oro, colori scelti per rappresentare la luce sacra, esse rimandano alla dimensione religiosa della città, evidente, ad esempio, nella presenza dei tanti altarini religiosi o edicole votive, spesso abbellite da vasi e fiori in ricordo di eventi drammatici, o semplicemente, come richiesta di protezione.
Le grandi Magnolie del 2025, infine, sono il punto di arrivo della sua ricerca sul tema dei fiori iniziata molti anni prima con i Fiori di croco. Essi, radicati sulla antica via Appia, che collegava Maleventum, poi Benevento, a Roma, come antichi curatores, o custodi di quella strada, incarnano una forma di resistenza silenziosa, offrendosi al mondo come un gesto gentile.
Maria Savarese (estratto da Arcangelo, Un ritorno a un tempo)


