Cultura ed Eventi

Arabo è donna: Davide Borowski in dialogo con sette poetesse contemporanee

Sette poetesse contemporanee (Amirah Al Wassif, Ahlam Bsharat, Dalila Hiaoui, Mona Kerem, Nadra Mabrouk, Imen Moussa) provenienti dal mondo arabo, dall’Egitto alla Palestina, Marocco al Kuwait e alla Tunisia. Davide Borowski le incontra, le intervista, traduce i loro versi e ne indaga l’opera poetica nella convinzione, speculare a quella che portò Alberto Arbasino a scrivere Parigi o cara, che solo le voci femminili esterne all’Occidente possano restituirci lo spirito letterario dei tempi. Abbiamo fatto qualche domanda allo scrittore.

Perché scegli deliberatamente di non proporre un “repertorio” delle poetesse, preferendo invece un “attraversamento” di incontri e frammenti biografici?

Perché un repertorio mette ordine, è più una cosa da critico letterario e io non lo sono. Io volevo raccontare le storie delle poetesse e delle loro poesie. Le crepe, le vite, il retroterra di ciascuna: far capire da dove e da cosa insorgono i versi. Un attraversamento accetta il frammento, si coniuga con un margine di incompletezza. Alcune esperienze sono raccontabili fino a un certo punto: quando scrivo dell’odissea di Mona Kareem per incontrare la sua famiglia a Tblisi, in Georgia, chiudo il sipario sul dialogo tra lei e suo fratello. Non parlo del suo ritorno negli USA né traggo conclusioni. Mi sarebbe parso indelicato. 

Come gestisci la tensione tra la complessità dei contesti politici, linguistici e affettivi delle poetesse e la necessità di rendere leggibile la loro opera per un pubblico occidentale?

Cerco di rendere fruibile ciò che viene scritto in un contesto culturale molto diverso, ma non lo addomestico. Spiego i contesti quando servono, ma non li traduco in categorie comode per noi: se serve raccontare retroscena complessi, intervistare soggetti terzi come sociologi o operatori culturali, o anche scovare testimoni dei fatti, non mi tiro indietro. Sovente, per raccontare un singolo episodio tocca narrare un contesto intero – ad esempio quando parlo di cosa il massacro di Sabra e Shatila abbia significato per il mondo arabo.

Accompagno il lettore fino al punto in cui quella complessità diventa un’esperienza raccontabile, e la gestisco come la trama di un racconto. Qualche approssimazione o semplificazione è inevitabile, ma faccio del mio meglio per contenerla.

Quali elementi comuni emergono dalle vite e dalle opere delle poetesse nonostante le loro diverse provenienze geografiche?

L’instabilità, su molti livelli: dei contesti politici ma pure linguistica, familiare, dei sentimenti. Ognuna viene da un contesto diverso, ma tutte scrivono da una frattura. Si aggrappano ai bordi per non sprofondarvi, o scrivono sedute sul bordo con i piedi pencolanti nel vuoto mentre guardano giù, senza sapere con certezza se sotto ci sia l’abisso o un’altra possibilità. Nei loro versi ritornano il corpo, la lingua, la casa, la memoria, il desiderio e l’appartenenza; e tornano sempre come questioni aperte, mai pacificate. A volte si ha la sensazione che preferirebbero pacificarle, che gli piacerebbe, ma la cosa non succede. Credo sia proprio questa loro condizione di equilibrio precario, e il continuo fallimento di ogni tentativo di pacificazione, a rendere le loro poesie così vive e potenti.

Qual è il ruolo della traduzione e della lingua in questo progetto, considerando che le poetesse scrivono in arabo mentre il libro è destinato a un pubblico italiano/occidentale?

Fermo restando che non tutte le poetesse scrivono in arabo, pur provenendo dalla cultura araba, ma alcune si sono adattate a lingue della diaspora – una di loro scrive in italiano, peraltro – la traduzione va intesa come una soglia. Porta queste voci verso il lettore italiano, ma lascia percepire che dietro c’è un’altra musica, e nel libro di questo si parla diffusamente. Il libro non cancella la distanza linguistica tra l’italiano e l’arabo, né quella tra la nostra cultura e quella araba, che è grande, ma prova a gettare un ponte sul quale il lettore possa anche passeggiare guardando cosa c’è sotto, e attorno.

DAVIDE BOROWSKI: è attivo nel circuito italiano dei poetry slam ed è stato finalista della sezione poesia del Premio Fabrizio De Andrè nel 2025; cura la regia e la produzione del podcast di letture di poesia Banda poetica.

Il suo sito, con un ampio approfondimento sui temi e le autrici protagoniste di questo volume, è: www.davideborowski.eu