Magnifica Humanitas, e magnifica responsabilità, la nostra.
Note in margine alla nuova Enciclica – di don Gabriele Mangiarotti
Ho appena finito di leggere la prima enciclica di Papa Leone e non posso che invitare tutti a conoscerla. Ne vale la pena. Certamente non bastano accenni o impressioni, si tratta del programma del suo Pontificato, e apre a un cammino di impegno e responsabilità.
La prospettiva aperta fa intravvedere ragioni di speranza, in un tempo, come questo, in cui nubi oscure si addensano all’orizzonte.
Vorrei solo riprendere, per questo inizio, la considerazione con cui il Papa ricorda che non di utopia si tratta, e neppure di un programma impossibile, perché, come già ricordava Paolo VI nel 1974: «La pace dipende anche da te».
Così ci dice Leone: “…Si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo. Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà: c’è chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’è chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione…
Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare»”.
E questo pensiero mi rimanda alla vita (romanzata, ma veritiera) di san Bernardo, che così racconta dei suoi genitori, dopo 25 anni di matrimonio: «Concludemmo che c’era un modo per cambiare tutto il mondo, ed era: cambiare noi stessi! Fissammo un principio fondamentale, e cioè che l’anima di ogni riforma è la riforma di ogni singola anima. Stabilimmo che Dio ci aveva posti in questo minuscolo punto dell’universo… con l’unico fine di rendere questo puntino bello ai suoi sguardi.»
E nel racconto della ricostruzione di Gerusalemme, nel libro di Nehemia, suggerito ancora dal Papa come icona del cammino del nostro tempo, si ritrovano queste parole: «Noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la casa di Giuda. Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con l’altra tenevano la loro arma».
C’è proprio un compito per ciascuno, e soprattutto qui a San Marino possiamo riprendere quelle parole che il Papa, lo stesso giorno della pubblicazione della Enciclica, ha rivolto ai Membri dell’Intergruppo del Parlamento Europeo sulla demografia: «Negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione Europea ha portato a un tempo di drastica sterilità, non solo perché troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché non si è riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro» e, subito dopo, ha ricordato «che la cooperazione dell’Intergruppo con la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (FAFCE)… rappresenta un esempio eccellente di come diverse entità — ognuna con il proprio ambito di competenza — possono lavorare insieme per assicurare un cambiamento effettivo che migliori la qualità di vita di tutti.»
Siamo da tempo membri effettivi, come San Marino» della FAFCE e abbiamo imparato la prospettiva suggerita da questo intervento pontificio, consapevoli dell’importanza del riscoprire le radici cristiane che per noi sono un fattore costitutivo. Abbiamo approvato la Risoluzione “La famiglia come fonte di speranza. Fari di speranza: le virtù cristiane come modo di vivere”:
«La Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa:
- Afferma che la famiglia è la principale fonte di pace e agisce come costruttore naturale di ponti all’interno e tra le società. Attraverso la vita quotidiana, essa fa crescere le persone affinché siano capaci di dialogo, solidarietà, riconciliazione e, inoltre, di perdono;
- Esorta i legislatori e gli operatori della comunicazione a promuovere attivamente la famiglia come pilastro fondamentale di qualsiasi società e li invita a combattere tutte le forme di discriminazione che colpiscono la famiglia o i suoi membri, in particolare i bambini;
- Invita i legislatori e gli operatori della comunicazione a promuovere la società civile e le associazioni familiari affinché sostengano la solidarietà tra famiglie, rafforzando la loro capacità di agire come creatori di pace in società divise, dando vita alla cosiddetta diplomazia familiare;
- Chiede di riconoscere il contributo delle famiglie al bene comune e invita a sostenere lo sviluppo delle associazioni familiari, poiché le famiglie sono più forti insieme e pertanto comunità più forti costruiscono società più forti;
- Ricorda che senza le famiglie non ci sono generazioni future e che senza solidarietà intergenerazionale non esiste sviluppo sostenibile. Senza figli, i sistemi di sicurezza sociale, l’assicurazione pensionistica, l’assicurazione sanitaria e l’assistenza a lungo termine non possono essere finanziati. Perciò le famiglie sono la speranza delle nostre società;
- Attira l’attenzione sul fatto che le famiglie sono essenziali per lo sviluppo emotivo, la resilienza e la salute mentale e quindi invita a riconoscere le famiglie come la fonte insostituibile e la garanzia di società resilienti;
- Evidenzia che, poiché famiglie forti e stabili sono il rimedio alla crescente ansia delle società attuali, devono essere garantite condizioni in cui i genitori possano essere presenti ai figli;
- Chiede di riconoscere il ruolo delle famiglie nel portare speranza concentrandosi sull’amicizia, la fiducia nell’altro, la compassione per i vulnerabili, l’attenzione alle esigenze del prossimo piuttosto che seguire le aspettative e pretese del crescente consumismo e individualismo;
- Ricorda che le reti familiari sono l’antidoto alla solitudine, che è la malattia dei tempi moderni;
- Ricorda il ruolo delle famiglie nel trasmettere la fede, evidenziando che come società possiamo trasmettere le virtù sociali cristiane alle generazioni future solo attraverso un atteggiamento positivo verso la famiglia;
- Chiede di riconoscere il ruolo delle associazioni familiari e della società civile, in particolare delle organizzazioni di ispirazione cattolica, nel contribuire alla trasmissione dei valori umani, nel promuovere la solidarietà e l’impegno caritatevole, virtù che sostengono la coesione sociale e il bene comune.
La famiglia è l’esempio di unità e dialogo e per i cristiani oltre la riconciliazione c’è anche il perdono. Le famiglie forti formano comunità forti e sono la risorsa migliore per garantire società resilienti che trovano soluzioni alle sfide future con speranza e fiducia, senso di responsabilità e spirito di servizio. Per i cristiani, non può esserci limite alla speranza. Radicate in questa speranza, le famiglie sono chiamate a costruire la pace, rafforzare la solidarietà e contribuire a un’Europa più umana e unita.»
don Gabriele Mangiarotti


