San Marino. Il Mese Dantesco tra la “scossa” di Gobbi e le “Anime prave” di Fanfani
Il Mese Dantesco 2026 continua a stupire e a coinvolgere la cittadinanza sammarinese; giunto alla sua XIX edizione, ha vissuto mercoledì scorso uno dei suoi momenti più coinvolgenti. Presso la Sala Batoni del Museo di Stato, il Professor Maurizio Gobbi ha letteralmente stregato l’uditorio con la conferenza Così nel mio parlar vogl’esser aspro, un’immensa immersione senza sconti nella poesia comico-realistica dell’età di Dante, una vera e propria “scossa elettrica” culturale.
Abbandonata l’immagine di un Medioevo fatto solo di sospiri d’amore platonico, il pubblico è stato guidato in un viaggio senza filtri tra satira e goliardia. Con la sua nota maestria oratoria e l’eccezionale capacità di recitazione a memoria, il Prof. Gobbi ha tracciato un percorso filologico che ha lasciato il pubblico senza fiato. Partendo dalle radici più remote, ha evocato l’atmosfera dei Saturnalia romani, le feste invernali dove l’ordine sociale veniva sovvertito, spiegando come il loro colore rosso sia poi confluito nella simbologia del Natale cristiano. Il Professore ha mostrato come quella “libertà” pagana, bandita dai centri urbani, sia sopravvissuta nei pagi (da cui il termine pagano) per riaffiorare nei canti dei Clerici Vaganti, dove la gerarchia veniva derisa e i ruoli invertiti.
Qui il richiamo ai Carmina Burana è stato magistrale: Gobbi ha illustrato come la figura del “giullare di Dio” o dello studente ribelle abbia dato vita a una poesia goliardica dove il sacro e il profano si fondono in un inno alla taverna, al gioco e alla critica feroce contro la corruzione del clero.
Il viaggio è proseguito tra le asprezze della misoginia di Tertulliano e il vigore delle lingue neolatine, citando il celebre contrasto di Cielo d’Alcamo, le cui rime giunsero fino alla prima Università di Bologna grazie a Re Enzo, figlio di Federico II.
Gobbi ha saputo restituire la “carne” della letteratura, ha fatto rivivere, con la sua straordinaria maestria nella recitazione a memoria, l’energia viscerale di poeti come Cecco Angiolieri e Rustico di Filippo, il “barbuto” caposcuola della poesia giocosa, e della sua lingua tagliente che non risparmiava nulla e nessuno. Gobbi ha ricordato come anche i maestri del Dolce Stil Novo, da Guinizelli a Cavalcanti, non disdegnassero occasionali incursioni nel realismo più crudo.
È emersa anche la figura di Pieraccio Tedaldi, il poeta del disincanto e delle difficoltà quotidiane. Gobbi ha magistralmente tratteggiato questo autore, che con i suoi sonetti “materiali” e spesso amari, rappresenta l’altra faccia della medaglia rispetto all’idealismo stilnovista, portando in scena la povertà, il gioco d’azzardo e le contraddizioni di una borghesia comunale in ascesa.
Gobbi ha infine affrontato il tema di un Alighieri inedito, in cui il ricorso a un linguaggio aspro non è mai fine a se stesso, ma diventa arte suprema nel momento in cui deve farsi interprete della complessità umana. L’indagine critica proposta ha gettato una luce inedita sulla figura di Dante Alighieri, rivelando un autore capace di abbandonare le rarefatte atmosfere dello stilnovo per abbracciare l’asprezza come autentico strumento di verità. Emerge così un Dante “terreno” e battagliero, lontano dall’immagine puramente idealizzata, pronto a misurarsi con la realtà nei suoi aspetti più crudi e viscerali.
Questo percorso stilistico, capace di misurarsi con il realismo più crudo, trova le sue radici nelle celebri Rime Petrose, dove il suono si fa duro come la pietra, e si alimenta nella feroce “tenzone” con l’amico Forese Donati, un serrato scambio di invettive che testimonia la capacità del Poeta di padroneggiare il registro comico-realistico.
Questa forza espressiva, che attinge ai temi della taverna, del gioco e dell’invettiva, trova il suo culmine narrativo e morale nelle Malebolge infernali. Qui, Dante non esita a ricorrere a un linguaggio viscerale e marcatamente scatologico per rappresentare la degradazione delle anime. Emblematico è il XVIII Canto, in cui gli adulatori vengono ritratti immersi nello sterco: un’immagine potente che traduce plasticamente la sporcizia morale del loro peccato.
L’incontro tra il rigore dantesco e la poesia “volgare” dell’epoca ha dimostrato come la realtà, nella sua integrità anche brutale, possa essere dotata di una dignità letteraria superiore a qualsiasi finzione idealizzata. È una lezione di verità che ha saputo restituire al pubblico un Medioevo vivo e palpitante, riscuotendo un entusiasta consenso tra i presenti e confermando il valore della missione divulgativa dell’Associazione Dante Alighieri.
Sulla scia dell’entusiasmo suscitato dalla magistrale lezione del Professor Gobbi, il Mese Dantesco si prepara ora a un suggestivo passaggio di testimone: dalla forza evocativa della parola alla potenza espressiva dell’arte visiva. L’Associazione è lieta di invitare l’intera cittadinanza all’evento inaugurale della mostra pittorica ANIME PRAVE di Giuseppe Fanfani, che si terrà mercoledì 20 maggio presso la Sala Batoni del Museo di Stato, sostenuta dal contributo del Sacchificio Industriale Sammarinese.
Se le declamazioni di Gobbi hanno saputo far risuonare i suoni e le passioni del volgare dantesco, il Maestro Fanfani ne offrirà una traduzione visiva di drammatica intensità. L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 7 luglio, sarà presentata da Suor Maria Gloria Riva, figura di spicco della critica d’arte spirituale, che aiuterà a decifrare il tormento e la bellezza dei dannati dipinti da Fanfani.
La mostra rappresenta il coronamento di un ambizioso progetto artistico dedicato alle figure più emblematiche dell’Inferno: un ciclo pittorico capace di reinterpretare, con uno sguardo contemporaneo e partecipe, lo smarrimento, la sofferenza e la tragica dignità di coloro che sono condannati al fuoco eterno.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Sammarinese Dante Alighieri , si inserisce nel solco di una tradizione che dal 2006 anima il panorama culturale della Repubblica. Il progetto continua a vivere grazie all’Alto Patrocinio della Segreteria di Stato per la Cultura, dell’Ambasciata d’Italia e della Commissione Nazionale Sammarinese per l’UNESCO, oltre al costante sostegno economico della Società Unione Mutuo Soccorso.


