San Marino. La saga del cartello di Torraccia: da “Aeroporto” torna a “Aviosuperficie”
Che sia ormai l’ultimo atto la lunga saga del cartello di Torraccia? La vicenda, che ha unito burocrazia e un pizzico di ironia, si è conclusa in questi giorni con un definitivo ritorno alla realtà dei fatti.
Per capire come si sia arrivati a questo punto, è necessario riavvolgere il nastro e ripercorrere le tappe principali della storia:
Il debutto istituzionale. Tutto è iniziato lo scorso agosto, in occasione della visita del Papa. Per accogliere il Pontefice, atterrato in elicottero proprio sulla pista sammarinese, era stato installato un cartello nuovo di zecca. L’insegna, completa di stemma ufficiale della Repubblica, recitava solennemente: “Aeroporto di San Marino”.
Il dietrofront (con telo). La scelta della parola “Aeroporto” ha subito sollevato ironia e qualche polemica. Molti hanno fatto notare che si trattava di una denominazione decisamente pretenziosa e non corrispondente alla reale natura della struttura. Come a dire: non basta cambiare il nome a una mela per farla diventare una pera. Risultato? Il cartello è stato frettolosamente coperto alla vista dei passanti.
Il finale (forse) definitivo. Nei giorni scorsi il cartello è stato finalmente scoperto, mostrando la sua nuova veste. Lo stemma ufficiale è rimasto, ma la dicitura è cambiata in un ben più realistico: “Aviosuperficie di Torraccia”.
Una correzione di rotta che, questa volta, fotografa perfettamente la realtà delle cose.


