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San Marino, dall’Accordo Ue alla geopolitica: firma tra settembre e ottobre, nodo recepimenti e referendum. Beccari apre al confronto, scontro sui tempi e sulle nuove regole

Giovedì 10 settembre 2026

Il dibattito in Commissione Esteri, giovedì 10 settembre 2026, parte in comma “comunicazioni” dalla visita di Papa Leone a San Marino, ma si allarga rapidamente ai principali dossier di politica estera, alla situazione internazionale, ai rapporti con l’Italia Il segretario di Stato Luca Beccari apre ringraziando tutte le strutture coinvolte nell’organizzazione della visita del Pontefice, evidenziando come l’appuntamento abbia mostrato la capacità del Paese di sostenere eventi di questa portata. Sul fronte internazionale annuncia un rafforzamento dei rapporti con Singapore e anticipa gli appuntamenti dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove San Marino partecipa, tra l’altro, alla ministeriale dell’Alleanza globale per l’attuazione della soluzione dei due Stati e torna a esprimere la propria posizione sulla questione israelo-palestinese. Antonella Mularoni (RF) chiede chiarimenti sulla presenza del marchio BYD durante la visita. Matteo Zeppa (Rete) concentra invece il proprio intervento soprattutto sulla crisi palestinese e domanda aggiornamenti sull’accoglienza a San Marino di persone provenienti da Gaza, per poi spostarsi sul problema degli NCC sammarinesi che operano in Italia, chiedendo un intervento più deciso del Governo e sostenendo che si tratti di una questione capace di creare difficoltà anche nei rapporti con l’Italia. Lorenzo Bugli (PDCS) torna sulle parole del Pontefice e invita la politica a raccoglierne il messaggio sulla libertà e sulla “buona politica”. Per Bugli San Marino, proprio per la propria storia, può continuare a far sentire una voce autorevole nei contesti internazionali, ma deve applicare gli stessi principi anche al proprio interno: “Non facciamolo solo a livello internazionale, ma anche all’interno del nostro Paese”.  Sullo scenario internazionale insiste anche Nicola Renzi (RF), che chiede un investimento maggiore nella formazione geopolitica non soltanto dei diplomatici e dei funzionari, ma anche della classe politica. “Io sento un fortissimo bisogno di formazione”, afferma, descrivendo un mondo nel quale stanno saltando rapidamente vecchi equilibri, blocchi e modalità delle relazioni diplomatiche. Sul piano interno chiede inoltre aggiornamenti sulla copertura delle prestazioni sanitarie per i residenti elettivi e torna sulla necessità di regolamentare in maniera trasparente i rapporti tra forze politiche e comunità sammarinesi all’estero. Fabio Righi (D-ML) condivide la necessità di leggere meglio gli scenari internazionali, ma sposta l’accento sulla capacità dello Stato di prepararsi alle conseguenze dei cambiamenti globali: “Navigare a vista oggi è pericoloso”. Secondo Righi servono strutture interne capaci di elaborare dati, informazioni e scenari a sostegno delle decisioni strategiche. Il consigliere richiama inoltre sicurezza, energia e sviluppo economico come questioni ormai strettamente legate alla geopolitica e chiede chiarimenti sul futuro comando della Gendarmeria dopo l’uscita del generale Faraone, sulla presenza di BYD durante la visita papale e sull’arbitrato internazionale che coinvolge San Marino. 

“Le risorse che sono state impiegate per la visita del Papa sono risorse interamente pubbliche, statali, quindi noi non abbiamo avuto sponsorizzazioni di nessun genere” chiarisce il Segretario Beccari intervenendo sul tema BYD. La presenza dell’azienda cinese, spiega, rientra invece nelle sponsorizzazioni gestite autonomamente da San Marino RTV per sostenere i costi della produzione televisiva. Sui palestinesi riferisce che San Marino è pronto ad accogliere altri profughi e che si lavora in particolare sulla possibile partenza di “un paio di nuclei familiari”, mentre il vero ostacolo resta riuscire a farli uscire dai territori palestinesi. Sugli NCC sostiene che non vi sia una situazione di emergenza e che vadano valutati i singoli episodi, ricordando l’esistenza di regole concordate con le autorità italiane. Beccari accoglie poi la proposta di rafforzare la formazione geopolitica, ipotizzando momenti rivolti anche ai consiglieri e ai dirigenti pubblici con esperti portatori di differenti chiavi di lettura. Ampio infine il passaggio sulla sicurezza: il Governo comincia a lavorare alla successione di Faraone alla Gendarmeria e, secondo Beccari, il primo tentativo dovrebbe essere quello di individuare il nuovo comandante nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri, cercando però una figura con competenze adeguate alle nuove minacce, dalle infiltrazioni criminali al terrorismo e alla cooperazione internazionale. Con l’imminente ricambio anche ai vertici di Guardia di Rocca e Polizia Civile, Beccari apre inoltre alla possibilità di recuperare la figura del coordinatore delle forze di polizia o direttore del Dipartimento di Polizia. Quanto all’arbitrato legato all’accordo sulla protezione degli investimenti con la Bulgaria, precisa che San Marino non è ancora nella fase arbitrale e che sono in corso interlocuzioni tra legali in vista del previsto tentativo di composizione amichevole, ribadendo comunque la convinzione del Governo che la vicenda non presenti i presupposti per configurarsi come controversia arbitrale. 

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Il tema dell’accordo di associazione è al centro del comma numero 2. Il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari spiega che la finestra individuata resta quella compresa tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre, anche se considera più probabile la seconda ipotesi. “O firmiamo alla fine di settembre o nella prima metà di ottobre. Troveremo la data e sarà mia cura comunicarla”, afferma, precisando che non ci sono rallentamenti da parte di Andorra e smentendo le indiscrezioni su possibili rinvii. Una volta sottoscritto l’Accordo, il Governo deve riapprovarne formalmente il testo a seguito del passaggio dalla natura mista a quella esclusiva e si apre quindi il normale percorso di ratifica. L’obiettivo resta quello di arrivare rapidamente all’applicazione provvisoria, che tecnicamente potrebbe scattare già dal primo gennaio: “Volendo e riuscendo a fare tutto senza inciampi tecnici, si potrebbe avere l’entrata in vigore provvisoria anche il primo gennaio. Se non fosse, sarà il primo febbraio o comunque un mese dopo”. In ogni caso, sottolinea Beccari, “il 2027 sarà l’anno di produzione degli effetti dell’Accordo”. Dopo l’entrata in vigore vengono costituiti il Joint Committee, chiamato a seguire la gestione operativa, e il Comitato di associazione, con una funzione politica più ampia e competente anche sull’eventuale estensione del perimetro dell’intesa. A questi si aggiunge il Comitato parlamentare, che coinvolge direttamente il Consiglio Grande e Generale. Cambia così anche il lavoro della diplomazia sammarinese: “Noi fino adesso abbiamo negoziato un Accordo, mentre su questo tema il nostro negoziato non sarà più sul testo dell’Accordo, ma sull’implementazione”. Ai tavoli europei, accanto ai diplomatici, partecipano quindi anche tecnici ed esperti dei diversi settori dell’amministrazione. Beccari interviene inoltre sulle letture politiche circolate nelle ultime settimane, a partire dal referendum islandese, ricordando che l’Islanda resta nello Spazio economico europeo e dispone già di un’intesa per molti aspetti analoga a quella che San Marino si prepara a sottoscrivere. Smentisce soprattutto che Andorra voglia prendere tempo sulla firma: “Non c’è da parte di Andorra nessuna voglia o volontà di allungare il brodo o spostare in avanti la data della firma”. Parallelamente accelera il lavoro interno: da metà agosto sono in corso riunioni tecniche con Dipartimenti e uffici sui primi adempimenti normativi e, riferisce il Segretario, diversi testi di legge dovrebbero essere pronti nel giro di un mese o un mese e mezzo. È proprio il recepimento della normativa europea a diventare uno dei nodi politici della fase successiva. Beccari propone di individuare procedure specifiche che consentano di evitare l’iter ordinario per tutti quei provvedimenti che non presentano una particolare rilevanza politica, mantenendo invece il normale confronto consiliare sulle materie più delicate. Il Segretario riconosce che la prima fase sarà la più impegnativa, con una mole maggiore di recepimenti nei primi anni, destinata poi a ridursi progressivamente, e assicura che sulla definizione delle nuove procedure non intende procedere attraverso forzature: “Politicamente deve essere una cosa condivisa, quindi non è mia intenzione proporre forzature”. 

Antonella Mularoni (RF) è particolarmente critica sui tempi e sul metodo seguito dal Governo: sostiene che l’opposizione chieda da oltre un anno chiarimenti sulle modalità di recepimento e contesta l’ipotesi di intervenire ora sul regolamento consiliare. “Quanto ci vuole a fare un tavolo Governo, maggioranza e opposizione per stabilire insieme come vogliamo fare il recepimento dell’acquis comunitario e come poi inserirlo nelle nostre leggi?”, domanda, chiedendo che i testi vengano messi a disposizione delle forze politiche e dei corpi intermedi prima della loro approvazione. Mularoni avverte che una soluzione calata dall’alto incontrerebbe una forte opposizione, ma ribadisce la disponibilità a collaborare: “La mia unica preoccupazione è essere pronti nel modo migliore possibile come Paese”. Beccari replica chiarendo che la proposta non punta ad attribuire automaticamente al Governo la possibilità di procedere attraverso decreti delegati, ma a creare uno spazio normativo nel quale definire successivamente e in maniera condivisa procedure specifiche per il recepimento. “Vi posso dare la mia più totale disponibilità a fare un documento condiviso, dove siamo tutti d’accordo”, afferma, assicurando che non avrebbe senso costruire un sistema non condiviso anche dall’opposizione. Nicola Renzi (RF) insiste invece sulla necessità di avere prima di tutto un quadro completo delle norme da modificare, citando l’esperienza di Andorra e chiedendo una sorta di tabella di marcia con leggi, settori e scadenze. Per Renzi il confronto deve partire dai grandi temi – mercato del lavoro, residenze e altri settori coinvolti – e solo successivamente affrontare lo strumento tecnico con cui recepire le norme. Anche Matteo Zeppa (Rete) accoglie positivamente l’avvicinarsi della firma e condivide la distinzione fatta da Beccari rispetto al referendum islandese, ma boccia l’idea di legare le nuove procedure alla riforma del regolamento consiliare. Zeppa riconosce che per alcuni provvedimenti europei possano servire percorsi più rapidi, ma sostiene che questi debbano nascere da una condivisione preventiva. Sottolinea inoltre che l’Accordo produrrà cambiamenti reali nel Paese, compreso il mercato del lavoro. “Se ci fosse la volontà di integrare all’interno della normativa anche un articolo che preveda la possibilità di definire una delega, da esplicitarsi successivamente e in maniera condivisa, per le modalità di recepimento dell’acquis comunitario, non credo che rappresenti una lesa maestà nei confronti di nessuno” sostiene Manuel Ciavatta (PDCS) precisando che “non c’è la volontà di escludere nessuno”. Ciavatta richiama il carattere trasversale assunto finora dal percorso europeo e auspica che anche la fase di attuazione continui ad essere affrontata insieme.  “Si tratta di prevedere, come è stato fatto in altre circostanze, strumenti normativi che possano essere condivisi tutti assieme” precisa Ciavatta. Sulla stessa linea Maria Luisa Berti (AR), secondo la quale è materialmente difficile pensare di affrontare attraverso prima lettura, Commissione e seconda lettura ogni singolo intervento normativo richiesto dall’Accordo. Berti propone però di distinguere chiaramente le materie delegabili da quelle politicamente rilevanti, che devono restare sottoposte all’iter ordinario, e chiede che venga presentato alla Commissione un prospetto degli interventi normativi prioritari. Matteo Rossi (PSD) parla della firma come di un passaggio storico, ma richiama la mole di lavoro che attende il Paese: settore bancario e finanziario, fiscalità indiretta, Iva, T2 e recepimento dell’acquis. Per Rossi occorre trovare uno strumento “pratico, ragionevole ed equilibrato” che eviti di paralizzare per anni i lavori consiliari, respingendo l’idea che la maggioranza voglia tagliare fuori l’opposizione. Più critica la posizione di Fabio Righi (D-ML), che riporta al centro innanzitutto il referendum sull’Accordo, annunciando che la propria forza politica proporrà una legge per una consultazione di iniziativa consiliare dopo la firma. Righi esprime inoltre forti perplessità sull’entrata in vigore provvisoria e sulla preparazione del Paese alla fase di implementazione, sostenendo che il confronto sulle modifiche dell’ordinamento avrebbe dovuto iniziare molto prima. Contesta soprattutto l’idea che la mole di lavoro possa essere affrontata riducendo gli spazi del confronto parlamentare: “La soluzione a questo tipo di implementazione non è meno politica, è più politica”, afferma, arrivando a porre anche il tema di una possibile professionalizzazione del ruolo dei consiglieri. Dalibor Riccardi (Libera) invita invece a non esasperare lo scontro e riconosce a Beccari chiarezza e trasparenza nella gestione del negoziato. Pur ricordando le proprie perplessità sulla prima versione della riforma del regolamento consiliare, considera ragionevole cercare modalità diverse per il recepimento degli atti meno politicamente rilevanti e invita maggioranza e opposizione a trovare un punto d’incontro: “Questo percorso non è né della maggioranza né dell’opposizione, ma deve essere trasformato in un percorso per il Paese”. 

Nella replica finale Beccari assicura che i testi non saranno tenuti nascosti né portati in Consiglio all’ultimo momento e annuncia l’avvio di un coinvolgimento strutturato delle forze politiche. Sul referendum precisa che il compito del Governo, in questa fase, è arrivare alla firma, dopo la quale la questione passa al Consiglio. Beccari respinge inoltre l’idea che procedure differenziate equivalgano a svuotare il Parlamento: per gli atti puramente tecnici ritiene poco sensato percorrere sempre l’intero iter legislativo, mentre la scelta deve comunque restare nelle mani del Consiglio. “Mi faccio garante – afferma – affinché l’opposizione sia coinvolta nella predisposizione di questo eventuale provvedimento, di questa legge o comunque di questo strumento che potrebbe disciplinare le varie modalità di recepimento”. Chiarisce infine che l’Accordo, di per sé, non richiede una modifica della Carta dei Diritti e che il recepimento dovrà essere progressivo: non tutte le norme possono entrare in vigore contemporaneamente, ma il primo anno dovrà servire a mettere a terra una parte sostanziale dell’adeguamento attraverso una pianificazione delle priorità.

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La parte finale della Commissione Esteri si concentra soprattutto su carriera diplomatica, rete consolare e adesione a convenzioni internazionali. Sul fronte del corpo diplomatico, il segretario di Stato Luca Beccari riferisce l’avanzamento di grado di due funzionarie. La Commissione prende quindi atto dell’istituzione di un consolato onorario a Malindi con giurisdizione sul Kenya: Beccari sottolinea l’utilità di un punto di riferimento per i cittadini sammarinesi, anche alla luce del forte flusso turistico verso il Paese africano. Via libera anche alla nomina di Mirco Ciacci come console onorario di San Marino a Rimini, al posto di Benedetta Nicolini. Il confronto passa poi alla ratifica di tre convenzioni internazionali. La prima riguarda la sicurezza del personale delle Nazioni Unite e del personale associato, con norme sulla protezione degli operatori impegnati nelle missioni internazionali, sulla qualificazione dei reati, sull’estradizione e sulla cooperazione tra Stati. Gli ultimi due provvedimenti riguardano invece il registro navale sammarinese e l’adeguamento agli standard dell’Organizzazione marittima internazionale: la Convenzione BWM del 2004 mira a prevenire il trasferimento di organismi acquatici nocivi e agenti patogeni attraverso le acque di zavorra delle navi, mentre la Convenzione del 2001 sui sistemi antivegetativi punta a ridurre o eliminare l’uso di composti chimici pericolosi nelle vernici e nei trattamenti degli scafi, dannosi per l’ambiente marino e, indirettamente, per la salute umana. 

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Prima del passaggio della Commissione alla seduta segreta, il confronto si accende su un episodio denunciato pubblicamente da Matteo Zeppa (Rete), che riferisce di essere stato contattato privatamente in seguito alle posizioni assunte su alcune pratiche di residenza discusse in regime di riservatezza. Zeppa spiega di basare le proprie valutazioni soprattutto su due elementi, eventuali precedenti penali e debiti nei confronti dello Stato, e contesta duramente il fatto che il proprio numero di cellulare possa essere stato fornito a persone direttamente interessate dalle pratiche esaminate. “Non accetto di sentirmi prendere per la collottola da chi ha precedenti penali o debiti verso lo Stato”, afferma, precisando inoltre che il suo numero sarebbe stato girato dal segretario particolare di un Segretario di Stato, escludendo però quelli presenti in Commissione. Da qui la richiesta di Zeppa di valutare, per il futuro, il ritorno alla seduta pubblica per questo tipo di pratiche: “Perché io a questi giochi non ci sto”. Il presidente della Commissione Michele Muratori definisce l’accaduto “un fatto deplorevole” e ricorda che la scelta della seduta segreta nasce dall’esigenza di tutelare dati sensibili come redditi, patrimoni, informazioni bancarie e situazioni riguardanti anche minorenni. Sottolinea però che quanto discusso in regime di segretezza dovrebbe rimanere all’interno della Commissione e assicura che si cercherà di evitare il ripetersi di episodi simili. Solidarietà nei confronti di Zeppa viene manifestata anche dai colleghi Mularoni, Renzi e Righi.